Gay & Bisex
Affittacamere 19, Ancora la storia di Carlo C
02.09.2025 |
1.117 |
3
"Gettò la testa , sulla sua spalla, prese a spingere con lui, cercando di arrivare fino alle palle e gemette: «Si papi! Scopami, dammi la sborra! Riempimi!»
«Brava zoccola!» ansimò quello..."
Non sono spaventato come con Carlo, mi rendo conto. Un po’ il cazzo di Sasha non è così enorme e la forma a siluro sembra fatta per affondare come una spada nella carne, un po’ ormai ho imparato come fare ad aiutare la penetrazione, rilassandomi e spingendo, un po’, infine, il mio amico non è mai stato violento.Sento la punta umida della cappella bussare sul mio buchino, spingo, mi rilasso e quella scivola dentro. Sento la consueta resistenza dell’anello cedere quasi subito, poi, complice la posizione e l’eccitazione, oltre che al lavoro di dita fatto finora, la verga scivola piano dentro di me.
Sasha è gentile, mi sorride mentre entra, poi chiude gli occhi, per godersi il mio corpo che si schiude, che lo accoglie, lo avvolge.
Mi scappa un gemito e lui si ferma e allora spingo verso di lui, non voglio parlare, solo godere. E lui inizia a muoversi. Piccole spinte delicate che mi aprono, mi fanno abituare all’intruso, mi coccolano. Le mie gambe finiscono attorno ai suoi fianchi e lui si china a baciarmi. Inevitabilmente apro la bocca, mi rilasso e il suo peso fa il resto, facendo scivolare il cazzo in profondità. Mugolo nella sua bocca, stringendomi a lui che inizia a oscillare dentro di me. Sono di nuovo movimenti brevi, ma in questo modo il suo cazzo resta affondato nelle mie parti più profonde. Oddio se sto godendo! Anche perché il mio cazzo duro è preso tra le nostre pance e dunque sollecitato a sua volta.
«Vuoi sapere il reto della storia?» il sussurro di Sasha accanto al mio orecchio mi fa sobbalzare. Apro gli occhi sorpreso. Lui sorride ed esce dal mio culo con un suono non proprio elegante.
«Che fai?» domando allibito.
«Mettiti sul fianco. Ti scopo come mio zio… Lui riusciva ad andare avanti per tutto un film! Voglio veder se ho imparato bene!»
Questo ragazzo è una continua sorpresa penso, mentre mi metto in posizione.
Lui mi sorprende, mi bacia la spalla, mi accarezza il fianco, la gamba, me la solleva e sento il cazzo strusciare tra le mie chiappe. Non resisto, allungo una mano, glielo impugno, fradicio dei miei umori, e lo dirigo al buchetto. Lui spinge, la rosellina ancora dilatata si schiude senza resistenza, affonda Un primo colpo per entrare, un secondo per andare in profondità. Gemo, mentre lui da qualche colpo ben assestato, come per aprirmi del tutto. Poi mi lascia la gamba, mi passa un braccio sotto la testa, si avvicina al mio orecchio e parte con un movimento lento, che sembra quasi cullarmi, mentre con l’altra mano mi accarezza lungo tutto il corpo, con una gentilezza che toglie il fiato, in confronto al suo paletto di carne che mi scivola su e giù nel retto senza sosta: «Allora, dove eravamo rimasti? Ah sì, a Carlo che con il sesto pennarello dentro ringrazia il signor Rossi per l’addestramento e si getta di nuovo sul suo cazzo… Dunque…»
«Papi, non riesco, scappano!» gemette ad un certo punto, sfilandosi il pisellone di bocca, mentre sentiva i pennarelli sgusciare pericolosamente verso il fuori, col piede del padre di Marco che continuava a premere il suo cazzo legato, al pavimento.
«E tu usa le mani no? Su zoccoletta, impegnati!» lo rimproverò quello.
Così Carlo si ritrovò a pompare quella verga bollente e saporita, mentre con una mano la serrava alla base, come per restare in equilibrio, e con l’altra si teneva i pennarelli nel sedere. Il suo aguzzino sorrideva, talvolta guardandolo negli occhi, altre ammirando lo spettacolo allo specchio. La resistenza non gli mancava, perché ad un certo punto Carlo cominciò a sentire la mandibola indolenzita per quel lavoro, incurante della saliva che ormai gli colava agli angoli della bocca e della sensazione del suo buchino esposto e pieno.
Nel mentre l’uomo non mancava di parlargli: «Brava troietta, si vede che ti piace il cazzo! Senti che risucchio! Avanti con quella linguetta, stimolami bene, così esce il sughetto e senti anche tu il sapore di un uomo! Bada ai pennarelli che voglio la fighetta pronta quando ti impalo! Ah, certo non avrai pensato di finirla con un pompino, no? Ti piace il mio cazzo?»
Allora Carlo lo toglieva di bocca: «Si papi!» rispondeva diligentemente, poi lo leccava e lo rimetteva tra le labbra
Ma naturalmente il signor Rossi amava il verbale e non gliela rendeva facile: «E perché ti piace?»
Nel panico, tenendosi la verga in punta di labbra, il ragazzino cercava ormai di compiacerlo: «Mi piace perché è grosso, e duro…» e via in bocca.
«E poi?»
Sospiro: «E caldo… e ha un buona sapore!»
«Di cosa sa?»
Smarrimento.
«Sa di cazzo di uomo?»
«Si papi, sa di cazzo di uomo, e ha un buon odore, di uomo!»
«Brava troietta! Impara questi odori e sapori che ti faranno sempre bagnare la fighetta! Hai la fighetta umida vero? Controlla!»
Carlo si passò la mano sul perineo, sorpreso lui stesso di avvertire un rivolo scendere dal suo buchetto. Pensò fosse a causa del lubrificante, ma naturalmente rispose quello che immaginava ci si aspettasse da lui: «Si papi, ho la fighetta tutta bagnata, per te!»
L’uomo lo sorprese con un sorriso gentile e una carezza: «Allora sfila piano piano i pennarelli, uno per volta, che voglio vederla bene nello specchio, ora che è aperta; e mostra quanto sei zoccola!»
Il ragazzo sospirò, e cercando di non rallentare il pompino, afferrò un pennarello e lo tirò. Quello scivolò abbastanza facilmente e lui lo posò accanto a sé.
Procedette piano con tutti, sentendo il buchetto svuotarsi, con una sensazione mista di sollievo e delusione che non sapeva decifrare, finché non si trovò libero, con la rosellina ancora aperta come una “o” che doveva fare il suo spettacolo.
Il padre di Marco gli prese gentilmente il viso, liberandolo dal suo cazzo e glielo voltò indietro: «Guarda che bella fighetta aperta!» ordinò.
Carlo arrossì, osservando le sue chiappe sode aperte e al centro quel cerchio perfetto che si andava chiudendo velocemente, tra una pulsazione e l’altra.
«Sditalinati!» L’uomo gli girò di nuovo la testa, spingendogli la verga fradicia in bocca e fissandolo.
Carlo passò la mano sul sedere e infilò piano un dito, senza trovare resistenza.
«Che fai? Quella fighetta di maschio è abituata a ben altro! Metti due dita! Frugati! Foglio vederle sparire!»
E il ragazzo obbedì, incapace di dire se lo imbarazzasse di più infilare due dita nel suo culetto esposto o i mugolii che con ogni spinta si procurava, grondando altra saliva sulla verga dura. In quel momento pensò davvero di essere una troia e smise di resistere.
«Mmm che troietta, si vede che ti piace proprio! Avevi solo bisogno di un papi che ti insegnasse. Fruga bene che il mio cazzo è grosso e tra poco te lo sbatto dentro fino alla radice. Voglio che te lo ricordi finché vivi!» disse l’uomo, premendo di nuovo la pianta del piede contro il pisello durissimo di Carlo, che istintivamente contrasse il culo e si lasciò scappare un altro gemito.
Poi finalmente l’uomo gli sfilò il cazzo di bocca. Il ragazzo osservò un lungo filamento di saliva seguirlo fino a spezzarsi e a colargli lungo il mento. Istintivamente si passò la lingua sulle labbra.
L’uomo si sedette sulla sedia, impugnando il cazzo svettante, turgido e grosso da far paura, lucido per la bava e il presperma che aveva inondato le papille gustative del ragazzo. Lo contemplò per un attimo, col viso stravolto, il cazzone imbrigliato che gli pendeva duro tra le gambe e le dita nel culo, poi sorrise libidinoso: «Adesso, zoccoletta, mi mostri davvero la tua devozione: vieni a sederti sul braccio del papi e impalati a dovere, da solo!»
Carlo avanzò incerto, sfilando le dita dal sedere e posando le mani sulle gambe possenti dell’uomo, scoprendosi quasi privo di forze e tremante, sia pe la posizione che per la situazione. Il cazzo di Marco era grosso, se prendeva quello, perché doveva spaventarlo quello del padre? Ma con Marco tutto era stato sempre contornato da quell’idea di amicizia. Questa era tutta una cosa nuova. Non si era mai preso l’amico a smorzacandela e aveva paura di sbagliare.
Tuttavia si arrampicò sulla sedia. L’uomo lo aiutò a posizionare i piedi accanto ai suoi fianchi e lasciò che gli cingesse le spalle. Sentiva il glande grosso e viola sfiorargli le chiappe e tentò per un paio di volte di centrarlo, sentendolo scivolare. L’uomo taceva e lo fissava. Al terzo tentativo sentì la cappella ben centrata, probabilmente diretta dal maschio che aveva sotto e senza pensare spinse, temendo di perderla di nuovo. Quella affondò senza problemi: effettivamente tra dita e pennarelli, per quanto elastico, il buchino era pronto.
Scese piano, sentendo la carne bollente invaderlo, poi risalì lentamente. Si mosse piano, per abituarsi e il padre di Marco mollò il proprio cazzo, duro come il marmo e bollente come un ferro caldo, per mettergli le mai sulle chiappe. Le toccò con voglia, massaggiandole, mentre Carlo cercava di compiacerlo con piccoli saltelli.
L’uomo sorrise e il ragazzo ricambiò, credendo di averlo soddisfatto: «Prendilo come di deve, troietta!» sentì.
Il sorriso divenne perverso, le mani lo spinsero con forza verso il basso e contemporaneamente avvertì le anche dell’uomo muoversi verso l’alto.
Il cazzo lo profanò affondando per intero. Sentì le palle sbattere sul culo, sentì qualcosa aprirsi dolorosamente dentro di sé, sentì quella verga spalancarlo completamente, arrivare oltre ogni punto mai violato.
Si strinse a lui, tremò, cercò di sottrarsi, ma la presa era ferrea e l’uomo lo teneva conficcato su di lui. Lentamente il dolore si riassorbì e cominciò ad accettare quella enormità. Lui dovette sentirlo, perché ghignò di nuovo: «Brava la mia zoccoletta!»
Con un colpo solo si spinse in piedi.
Carlo gridò di nuovo: in quella posizione era il suo stesso peso a farlo impalare, istintivamente strinse le gambe attorno ai fianchi del signor Rossi, ma quello, con un movimento evidentemente collaudato, gli passò prima un braccio e poi l’altro sotto le ginocchia, togliendogli ogni presa e iniziò a oscillare, facendolo letteralmente saltare sul suo cazzo, incapace di opporsi in ogni modo e costretto a stringersi al suo collo per non cadere.
Iniziò a gridare, gemere, fare smorfie e l’uomo lo incitava: «Si, godi zoccoletta, senti com’è un vero cazzo dentro la pancia! Papi ti scopa, ti sfonda, ti ingravida!»
Lui iniziò a non capire più nulla. Non era bello come con Marco, ma nemmeno più doloroso. Sentiva un fastidio strano dentro che però voleva continuasse, diventasse più intenso. Miagolava sul collo dell’uomo, incapace di articolare parole.
Finché quello mosse la testa, si insinuò contro la sua guancia: «Baciami troia, fammi capire che sei grata!» intimò.
Carlo, ormai in sua balia, spostò la testa e schiuse le labbra. La lingua dell’uomo lo invase e lui rispose con una passione che non aveva mai avuto. L’uomo si scostò: «Tira fuori la lingua!» ordinò.
I movimenti divennero più lenti e iniziò a leccargli la punta della lingua con la sua.
Carlo rispose, impazzì, gemette, e quando l’uomo si risedette piantandogli un colpo più forte di rinculo, gettò la testa all’indietro e spinse con lui.
Ora saltellava spontaneamente su quel cazzo, gorgogliando suoni inarticolati, a metà tra il piacere e il godimento.
L’uomo lo fermò: «Scendi e girati!»
Obbedì, le gambe che tremavano, il cazzo che bruciava, così legato, coperto di precum.
Dovette solo tirarlo verso di sé e lui si sedette di nuovo su quella verga scivolosa per i suoi stessi umori.
L’uomo lo tirò a sé, rimettendogli le gambe sui braccioli: «Godi, zoccoletta, vero? Ti piace il cazzo nel pancino! Guarda come sei troia!»
E Carlo alzò gli occhi allo specchio, vedendo un sé stravolto che stentava a riconoscere, la faccia contratta in smorfie che potevano essere di dolore, ma lui sapeva essere di godimento, le gambe spalancate su quei braccioli e il palo venoso e possente che affondava nel suo buco. Le palle tese e rosse per la legatura, la mano dell’uomo sulla pancia, che sembrava cercare il proprio cazzo che si muoveva dentro di lui, l’altra che gli tormentava il capezzolo ed esplose: «Si papi, godo, sono la tua troia, sono la tua troia!»
«La vuoi la sborra dentro? Vuoi che ti faccio mia? Che ti marchio? Che ti ingravido?»
Il ragazzo era ormi perso. Gettò la testa ,sulla sua spalla, prese a spingere con lui, cercando di arrivare fino alle palle e gemette: «Si papi! Scopami, dammi la sborra! Riempimi!»
«Brava zoccola!» ansimò quello armeggiando sul suo inguine. Una scossa lo attraversò, dolorosa, quando il nastro alla base dell’asta fu tolto. Gridò.
Quando il nastro che gli legava la radice dell’uccello fu sciolto e il sangue riprese a correre iniziò a tremare. Quando l’uomo sciolse quello delle palle e le iniziò a massaggiare con decisione, si dimenò, impalandosi ancora più forte, sentendo il cervello spegnersi.
Non capì nemmeno bene cosa stesse succedendo, quando l’uomo lo fece scendere dalla sedia e appoggiare allo specchio.
Obbedì meccanicamente quando gli urlò di aprire gli occhi e guardarsi, non riconoscendo l’adolescente che veniva scopato in piedi, con la faccia sconvolta e le mani dell’uomo che lo tiravano per i fianchi, abbastanza alto da costringerlo a stare sulle punte.
Il cazzo affondò, premette il punto.
Lui cercò di scappare, di sottrarsi, ma era ormai senza forze.
«Dove scappi troietta!? Adesso arriva il carico! Ti sborro dentro!» e mentre lo diceva, l’uomo gli prese il cazzo in mano. Non era più teso, ma non servì altro.
Il culo iniziò a contrarsi, sgranò gli occhi spaventato, si dimenò inutilmente, mentre i colpi forsennati dell’uomo divennero sconnessi.
Poi sentì la pancia farsi calda per lo sperma che eruttava e lo riempiva e stralunò gli occhi, iniziando a tremare e schizzare in modo incontrollato.
L’uomo rallentò e lo accompagnò a terra. Le gambe non lo reggevano e nemmeno le braccia.
Si accasciò davanti allo specchio.
Sentì l’uomo estrarre il cazzo e dei brividi incontrollati gli scossero le gambe.
Poi si trovò la cappella umida, intrisa di sborra e di umori anali davanti alla bocca, avvolta dal miscuglio di odori più osceno che avesse mai sentito.
«Pulisci!» fu l’unico ordine.
E lui diligentemente estrasse la lingua e iniziò a lappare. L’uomo lo guidò a succhiare e nel mentre gli accarezzò una chiappa e poi infilò due dita nel buco spanato facendolo gemere ancora.
Le dita gli finirono in bocca. Continuarono finché il cazzo non fu lindo, ma quella bestia non accennava a smollarsi. Lo sperma continuava a grondargli dal buchino.
Il padre di Marco sorrise, lo rovesciò prono e si mise dietro di lui: «Non penserai sia finita qui, vero zoccoletta?»
Il cazzo scivolò dentro facilmente, lubrificato dal suo stesso sperma.
Carlo non aveva più forze. Non si oppose, si lasciò andare.
I movimenti dell’uomo furono più lenti e gentili, all’inizio.
Poi lo tirò a pecora e spinse con più decisione, girandolo lentamente fino a metterlo davanti allo specchio.
Carlo alzò gli occhi, faticando nuovamente a riconoscersi, col viso stravolto e un po’ di bava che gli colava alla bocca e quei gemiti che continuavano ad uscirgli e non parevano neanche suoi: sembrava quasi stesse piangendo di piacere.
L’uomo lo tirò su, a sé: in quella posizione il cazzo scivolava meglio. Gli mise una mano sulla coscia per tenerlo fermo e iniziò a ruotare il bacino. La prostata martoriata iniziò ad essere colpita. L’altra mano arrivò al cazzo e Carlo lo sentì indurirsi nonostante la sborrata.
«Adesso puoi godere davvero!» gli sussurrò l’uomo.
Cercò la sua bocca e lui lo accolse. I movimenti crebbero, Carlo si prese a lui con un braccio, tirandolo a sé, baciandolo, sentendosi suo, quasi un unico corpo, e poi sentì il culo contrarsi freneticamente, le cosce tremare incontrollate, pur se bloccate in quella posa, e la sborra esplodere tra le mani dell’uomo.
Quello diede altri due colpi, poi si sfilò con un gemito, si alzò andandogli davanti alla faccia e sborrò.
No, eruttò. Carlo non aveva mai visto tanto sperma e capì perché non smettesse di colargli dal culo.
Uno, due, tre, quattro fiotti lunghi, densi, carichi, che gli coprirono tutto il viso e gli finirono in bocca, subito seguiti dal cazzo.
L’uomo lo guidò nel pompino, pulendogli il viso con le dita e infilandogliele in bocca. Quando fu soddisfatto si sfilò, si inginocchiò e, cogliendolo di sorpresa, lo baciò.
Lo strinse a sé, in modo dolce e tenero, paterno.
«Sei stato bravissimo!» gli sussurrò, forse tornando in sé e rendendosi conto di cosa aveva pianificato e realizzato.
«Se lo dico a qualcuno sei finito!» sospirò Carlo, debole e tremante in quell’abbraccio.
L’uomo si scostò, tradendo per la prima volta il dubbio: «Ma tu non lo dirai a nessuno! Non succederà più, sarà stato come un sogno!»
E Carlo sentì un sorriso diabolico spuntargli sulle labbra: «Succederà ancora, se non vuoi che lo dica a qualcuno, ma dovrai essere più gentile, papi…»
L’uomo restò basito per un momento, poi lo abbracciò: «Mi sa che sei proprio una troietta» sussurrò; lo aiutò ad alzarsi e lo scortò in bagno.
Vorrei fare delle domande, ma non posso. Il cazzo di Sasha sta continuando a premere dentro di me. Il racconto sarà durato dieci, quindici minuti di incessanti e regolari spintarelle. Non mi frega sapere cosa è successo a Carlo. Spingo contro di lui e cerco di contrarre il culo… e lui capisce.
Mi si rovescia sopra, si tende sulle braccia e inizia a scoparmi a dovere. Spingo il culo verso di lui, mi afferro il cazzo mezzo moscio, lo sego, lo sento tornare più duro.
Lui si accascia su di me, spinge più forte, più veloce: «Lory, godo!» geme, come se gli facesse male e io sollevo i fianchi per aiutarlo. Sento il suo sperma che pompa e dopo poco macchio il lenzuolo con la mia eiaculazione. Lui si accascia e mi da un bacio sulla spalla.
Cazzo, mi chiedo soddisfatto e appagato, ma che fine ha fatto il me che è arrivato in sto posto poche settimane fa?
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Affittacamere 19, Ancora la storia di Carlo C:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
