Gay & Bisex
I due ciclisti toscani
chupar
04.11.2025 |
4.372 |
9
"Dici che approfitto?"
- "Muoviti, bischero!"
Il ragazzo infilò le mani sotto i miei pantaloncini, verificando che non indossavo mutande e saggiando la solidità delle mie natiche:..."
Il sole batteva alto e l’aria tremolava sopra il selciato di campagna. Arrivarono in silenzio con le loro biciclette scricchiolanti sotto il peso dei chilometri e della polvere. Uno sulla ventina e l’altro meno di cinquanta, avevano la stessa andatura sicura e un’evidente complicità. Si fermarono accanto a un campo essiccato dal caldo. Io me ne stavo lì vicino, seduto su un muretto ai margini del sentiero per una pausa dal mio trekking estivo.Li osservai mentre si toglievano i caschi, ridendo di qualche battuta detta a metà. Avevano l’aria di chi si è perso, ma anche di chi non aveva fretta. Ci scambiammo un saluto semplice. Il più maturo mi chiese se da lì si potesse arrivare al paese più vicino ed io risposi che era lunga e che forse valeva la pena fermarsi. Indicai un punto d’ombra poco più in là, dove un grande albero offriva riparo.
Sedemmo insieme. Io e quello più maturo parlammo di sentieri, di biciclette, di allenamento ma tra una pausa e l’altra aleggiava qualcosa di più sottile, un’intesa fatta di sguardi, di sorrisi accennati, di frasi che nessuno completava.
Li osservai con attenzione. Erano simili, eppure diversi, come variazioni sullo stesso tema. Il ciclismo li aveva evidentemente temprati. Le maglie aderenti e colorate lasciavano intravedere la solidità delle spalle, il respiro regolare di chi è abituato alla fatica. I pantaloncini sportivi, neri e lucidi, si adattavano al loro bacino come una seconda pelle. Le gambe, ancora tese per lo sforzo del pedale, conservavano in entrambi la tensione viva del movimento. Il più alto dei due, il padre a quanto mi era sembrato di capire, aveva un’abbronzatura disomogenea, con il segno degli occhiali intorno agli occhi chiari. Il ragazzone, più compatto, portava un sorriso più aperto. I capelli, arruffati dal casco, gli cadevano sulla fronte in ciocche umide di sudore. Percepii il loro odore intenso, tipico dello sforzo fisico, ma non sgradevole. Era un misto di salinità e calore che si era impregnato nel tessuto traspirante della tenuta sportiva.
Il papà si guardò intorno, analizzò la fede che portavo al dito e poi si sfiorò il pacco stretto nei pantaloncini. La visione del suo cazzo barzotto che premeva sul fianco sinistro, fece sorridere imbarazzato il figlio: “Sarà l’aria di meridionale che t’ha rimbambito un po’, eh?”
- “L’importante che non sia l’effetto del sellino tra le chiappe”, ironizzai.
L’uomo, coprendosi il pacco con la destra, replicò con il suo accento toscano: “Non c’è pericolo, di solito sono io che faccio da sellino!”
Sorrisi maliziosamente: “Eppure dicono che è uno sport che danneggia la prostata!”
“Vuoi controllare te, per caso?” mi chiese portandosi la borraccia alle labbra e scostando la mano per mostrarmi il cazzo ormai in piena erezione stretto dal tessuto elastico.
Il figlio reagì quasi innervosito: “Ma tu hai preso a guarda' più i maschi che le donne?”
Le braccia dell’uomo mi avvinghiarono in modo provocatorio, facendomi sentire l’odore maschio del suo corpo sudato. Per verificare la mia disponibilità finse di scherzare in modo virile: "Oh vien via, bel fiorellino! Che te faccio provare il toro toscano!"
Io non solo non mi opposi, ma gli afferrai il cazzone nei pantaloncini.
- "Oh, ma che ti piace davvero allora?"
Il figlio lo riprese: “Babbo, ma che cazzo stai facendo?”
- “Il vero omo sto facendo e non il ragazzino come te!
- "La mamma ha ragione. Tu sei malato...fissato proprio..."
- "Vero! E certe volte mi garba più apri' buchi col martello che mettere la chiave nella serratura..."
- “Oh senti, io non ne voglio sape'... Mi sono appena sposato e sono fedele, eh! Te lo sai...”
- “Maremma maiala, sempre codesta storia! Te tu sei solo un bischero che non coglie le occasioni! Pur'io, alla tua età ero già sposato… e non ne ho persa una!”
Stavo per farmi da parte ma, attirandomi di nuovo su di sé: “Dove vai? Vie' qua, che te lo dò io il pane a fette!”
Prima che riuscissi ad abbozzare una finta difesa, la lingua dell’uomo fiorettò con la mia e le mani mi strinsero le natiche, spingendomi a sentire il turgore della sua virilità imprigionata. Non feci il sostenuto e i miei fianchi cominciarono a muoversi, facendogli capire quanto apprezzassi la cosa.
Mi sfilai la maglietta e sollevai la sua, lasciando strusciare i miei capezzoli inturgiditi dal venticello sul suo petto largo e villoso.
Baciandomi sul collo, si rivolse al figlio: “A stare a guardà, non s’acchiappa mai nulla”.
- “Me ne vo...mi pare d’essere fuori posto…”
- “Non vorrai mica di’ che non l’hai mai fatto co' una buhaiòla con il cazzo, eh? Guarda che ci si è andati un po' tutti da ragazzi sul lung'Arno..."
- “Sì, pur'io...ma non con te che sei il mio babbo!”
- “Cosa ci vuole il porto d’armi per metterlo in un culo davanti a me? Oh non fa’ il bischero e fatti onore, dai. Non lo dico mica a la tu' moglie!”
- "Non so...dici che approfitto?"
- "Muoviti, bischero!"
Il ragazzo infilò le mani sotto i miei pantaloncini, verificando che non indossavo mutande e saggiando la solidità delle mie natiche: “Alle nostre mogli, che gli si racconta se arriviamo tardi?”
- “Ma te c’hai i pioppini nel capo per davvero. Si nega tutto e si dice che si è andati a gioca’ a briscola da qualche parte!”
- “Eh, ma l’altra volta che l'hai detto alla mamma non t’ha creduto nemmeno il gatto!”
- “Allora digli ciò che ti va!”
Esplorò con le dita il solco, attardandosi sullo sfintere. Inumidì i polpastrelli con la saliva e li spinse nell’ano raggrinzito fino a penetrarmi con tutta la falange: “Ummhh… che bella tanina aperta!”
Mentre il primo mi baciava con passione, mi divaricò le natiche, invitando il figliolo a non perdere tempo.
- “Non son venuto attrezzato, mi sa…”
Il padre mi chiese: “Non sarà mica un problema per te, eh? Siamo persone serie...”
- “No, no… Non è un problema...”
- “Bene! Tu hai pensato alla crema o hai scordato tutto come sempre?”
Il ragazzo mi lubrificò con la sua chamois cream. Abbassò i pantaloncini, tirò fuori un bell’arnese, ingrossato per l’eccitazione. Poggiò il glande. Con un colpetto penetrò in me, facendomi mancare il respiro. Si fermò.
- “Figliolo, allora?”
- “Maremma! Un bel nido caldo, pare ’na stufa!”
- "Che ti diceva il tuo babbo?"
Presi la mano dell’uomo e mi portai il suo indice alla bocca. Succhiai ripetutamente, con movimenti lenti. Percepivo l’accelerazione del suo battito cardiaco. Mi passò il pollice intorno alle labbra - “Bella maiala!” - e chiusi gli occhi. Sentivo il ragazzo ingrossarsi, mentre continuavo a girare la mia lingua intorno alle dita paterne. Intanto con la mente prendevo in bocca il cazzo che l’aveva generato.
Il mio corpo fremeva e l’uomo lo colse. Si scostò e mi spinse in basso. Lasciò libero il cazzone nodoso e depilato: “Puppami la fava!”
Girai intorno al glande con la lingua che aveva ancora il sapore della sua saliva. Lentamente cercai di farlo scendere in gola, fino a quando sentii i conati. A quel punto mi fermò la testa e mi spostò i capelli per vedere i miei occhi lucidi, mentre le mascelle cercavano di dare spazio al suo sesso.
Il ragazzo si sistemò con la schiena sul muretto. Mi misi a cavalcioni sopra il suo membro durissimo. Tirai la testa all’indietro e sussultai di piacere. Me lo infilai a fondo, spostandomi alla ricerca di sensazioni più forti. Mi mossi su e giù, quasi con violenza, finché le percezioni furono così forti che pensai di venire troppo in fretta. Mi fermai per guardarlo. Era molto bello e davvero la moglie doveva essere fortunata ad avere nel letto uno così giovane e prestante. Il padre non era da meno davanti a me, nudo, perfetto, con un cazzone duro e due coglioni da toro.
Mi venne da dietro. Sentii uno sputo sul buco del mio sedere e poi le sue dita leggermente accavallate che entravano, lubrificate dalla crema antifrizione, per esplorare il mio sfintere insieme al sesso del figlio.
- “Cosa stai facendo?”
- “Oggi ti si tratta da re: du’ bistecche di quelle serie, e patate belle grosse, co’ la salsa che ci si nuota dentro!”
- “No, no…”
- “Stai sereno! Vuoi insegnare a me come si cuoce la carne?”
- “No! Mi farò male!”
- “Ma ché dici? Non sarai mica vegetariano? Perché da noi l’erba si dà alle vacche!”
Il figlio ironizzò: “ Non vorrai mica fà la vacca, no?”
- “Bravo, figliolo… finalmente hai capito qualcosa!”
L’uomo mi prese per i capelli e m’infilò la lingua in gola delicatamente. Contemporaneamente con la punta del pene cercava di fare breccia. Spinse dentro di me, facendomi fare un balzo in avanti.
- "Cazzo! Brucia...ma mi piace!"
Lasciai che la carne mi faccesse male e godetti nel non distinguere tra piacere e dolore. Tenevo strette le spalle del figlio mentre anche il suo corpo sudato sbatteva contro il mio. Le forze mi tornarono velocemente al pensiero dei due peni che mi sfondavano. Afferrai il polso del padre, obbigandolo a entrare di più.
Non resse molto: Maremma maiala, impestata, lurida, arroventata…”.
Cedette e venne, inondando la mia cavità rettale e irrorando il cazzo del figliolo eccitato ma al contempo concentrato sul controllare l’orgasmo.
Il padre, ripulendosi il cazzo con una salvietta umidificata: “Oh ché, pensi di stare qui fino a stanotte? T’hanno dato la residenza?”
- “Ooooh, piano, un mi scaccio mica! Qui si sta beneeeh!”
- “Se t’appoggi troppo, t’aradicano! Ti vedo già domattina a fa’ colazione qui, mentre la tu’ moglie resta fedda nel letto!”
- “O ché dici?!”
Al che il ragazzo mi baciò le spalle, mi passò la lingua nell’esterno dell’orecchio e lo sentii venire -“‘Om’è bona!” - mentre io gli schizzavo sul petto depilato.
Quando ci rivestimmo ci fu un ultimo scambio di parole, breve e gentile. Poi risalirono in sella, e in pochi secondi tornarono a essere due figure in movimento, sempre più lontane lungo la strada bianca. Rimasi a guardarli finché non sparirono dietro una curva. Il silenzio tornò piano, insieme al pensiero di un incontro con due sconosciuti che, forse, non aveva bisogno che di un’occasione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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