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Gay & Bisex

La pineta magrebina 2 - Il parcheggiatore


di Membro VIP di Annunci69.it chupar
19.02.2024    |    11.838    |    11 9.2
"Non l'avevo mai fatto se non nei miei desideri pornografici, ma mi rassicurò: "Sto pulito..."
Ci fermammo all’esterno del baretto del lido a goderci la brezza marina. Aspettavamo amici che tardavano a venire. Poggiato al bancone, riconobbi il parcheggiatore abusivo, forse, o forse regolare per metà. Poche parole, accento marcato. Gambe larghe, schiena dritta, sigaretta ferma tra le dita. Uno sguardo che pareva giudicare tutto, come se il mondo fosse un sottofondo fastidioso da sopportare. Ero rimasto spiazzato dal suo tono secco, senza un grammo di gentilezza. Eppure, qualcosa era scattato, forse per quella voce ruvida, per quel quel modo di farsi spazio.
Sollevò gli occhiali da sole, poggiandoli sull'ampia stempiatura e mi fissò con lo stesso sguardo della mattina: diffidente, sprezzante, virile fino all’eccesso. Per avvicinarmi, arrivati i miei amici, dissi di avere un’urgenza e che comunque toccava a me prendere il primo giro di birre. Accostatomi al bancone le ordinai e chiesi alla signora di portarle al tavolo.
Mentre la moglie eseguiva la mia richiesta, il marito mi fece: "Ti posso offrire io qualche cosa?"
Sorrisi, ma non era un'espressione davvero allegra: "E perché? Non mi conosci manco".
- "Appunto", rispose iniziando a farmi cenno con la lingua e con la mano per indicare evidentemente il pompino che avevo fatto ai tre - "E magari ci conosciamo..." - Mi disse con la mascella dura, gli occhi neri e zero tenerezza.
Fui preso dal panico.
- “Come stavi a godere oggi co' gli amici tuoi…”
Impallidii, ma cercai di reagire: “Non ti seguo...”
- "Se vere ca’ te ne intiende. Chi’o’ssape quante ne haie succhiati!? E poi...due insieme ind'o culo. Manco le peggio troie...È un complimento ovviamente.”
Cercai di riprendermi, ma mi sembrava troppo ben informato per continuare a fingere: “Vuoi soldi?”
Sputò a terra, come a dire che non gliene fregava niente. Mi carezzò la mano: "Quant sì fresk guaglio'..."
Mentre lo guardavo accendersi un’altra sigaretta, capii di essere perduto. C’era qualcosa in quell’uomo che non cercava di piacermi, una forza ruvida, quasi pericolosa, che mi attraeva.
La moglie tornò al banco e lui si scostò. Non appena quella ci diede le spalle, mi si accostò: “Jamme int'o cess a parla’...”
Annuii e lui, rivolgendosi alla moglie: "Oh, faccio un servizio al signore e vengo".
- "Raffae', che servizio?" - chiese quella.
- "Dice che sta intasato o' cess!"
Chiusa la porta del bagno si diresse al water: "Prima devo cambiare l’acqua."
Non potetti non guardarlo, mentre pisciava. Moro, carnagione scura, occhi vispi, il classico maschio napoletano e, in quel momento, la cosa che mi faceva impazzire di lui era il culo: quante seghe mi sono sempre fatto davanti al pc sui video di ragazze che leccano un culo come quello, pelosetto, alto e piccolo.
Girò la testa e vide che lo guardavo e d’istinto mi sorrise. Provai a spostare lo sguardo, ma lo guardai ancora. Raffaele, finito di pisciare, iniziò a scrollarselo. Continuò ad accarezzarlo con uno sguardo che era tutto un programma. Senza bisogno neppure che me lo chiedesse, mi ritrovai con in mano il suo uccello. Era bello, scuro e circondato da un fitto triangolo di pelo bruno. Gli piaceva essere pastrugnato, ma evidentemente non gli bastava.
Si tolse la maglietta. Gli ammirai il torace villoso. Il pelo nero scendeva fitto fino all'ombelico per poi allargarsi a coronargli il pacco e i coglioni.
Mi poggiò le mani sulla faccia e mi carezzò con inaspettata dolcezza: "Sei proprio bello! Liscio liscio, senza peli..."
Quindi, mi mise lentamente un pollice in bocca, che istintivamente ciucciai. “Amo'...Mo voglie fa fà pur'io nu bucchin!” - mi disse con un sorriso maschio.
- “Senti, ho la mia donna fuori. Io la amo...così mi metti nei casini...Facciamo domani mattina, dove vuoi tu!”
Divenne serio: "O’ sape quanto si zoccola?"
Capii il senso ricattatorio di quella domanda. Non potevo rischiare.
Con il costume tenuto dalle ginocchia divaricate, si tenne in mano il cazzo e ridiventó convincente: "Dai...Non fare storie...Vide pure ‘o pesce mio quant’è gruss?"
Non riuscii a staccare gli occhi dal suo manico e lui capì di avermi in pugno: "Jamme...O saccio ca t’ piace a suga'...Che staje aspettanno?"
Misi le mani sulle sue cosce ispide, accarezzandole, salendo fino a saggiare la consistenza dei suoi glutei pelosetti.
Sentivo quell’odore maschio riempire l'abitacolo del cesso, percepivo il suo desiderio bruto, essenziale.
Iniziò a sbattermelo in faccia, mentre con la sinistra gli carezzavo lo scroto.
- “Bravo, accussì me piaci...Comincia da ‘i palle!” – mi disse, sicuro.
Lo sollevai e avvicinai le labbra.
- “Ciucciale nu poco! Famme vede' quanto s'i professionista!"
Uscii la lingua e cominciai a leccare l'asta, avvolgendola. Lo baciai ancora sulla cappella, poi sul tronco. Mentre con una mano lo tenevo sollevato, ricoprii l’asta di baci, fino ad arrivare allo scroto. Lo titillai con la lingua e lo leccai avidamente, sentendo i testicoli sobbalzare alle profonde slinguate. Risalii fin sulla punta del glande, lo baciai ancora e finalmente lo presi in bocca. Sentii che il corpo dell'uomo fu percorso da un brivido, mentre io davo una prima profonda succhiata, gustando finalmente a pieno quel sapore di maschio nella gola.
- "Sì, siiih..."
Baciai, leccai e succhiai ancora quel cazzo ormai duro come il marmo, con le vene in rilievo e la cappella violacea a forma di fungo. Sentivo le vene di quel cazzo pulsarmi in bocca e aspettavo di sentire il suo sperma riempirmi la gola.
- “Succhia bucchina! Succhia bene! Metticce 'o 'mpegno!"
Ero eccitatissimo. Succhiavo, succhiavo, ci sputavo su e me lo rinfilavo tutto in bocca.
- “Te piace si te chiamm zoccole. E’ ‘o vere?”
“Mmmmm”, mugolai mentre mi strofinavo l’uccello nelle mutande.
Da lì in poi iniziai a pompare ininterrottamente. La mia testa si muoveva su e giù, mentre quello mi metteva una mano tra i capelli e m'accompagnava in quel movimento lento e sensuale. Il cesso si riempì dei suoi gemiti e io avevo una voglia assurda di toccarmelo. Divaricai le gambe, scostai le mutande e iniziai a sfiorarmi.
- "Famm scola' a me prima...”
Il desiderio di farmelo mettere nel culo c'era, ma temevo il dolore di una penetrazione dopo ciò che avevo provato quella mattina. Così continuai a lavorarlo di bocca, ancora per un po’. Gli diedi due o tre energiche succhiate, assaporandolo voluttuosamente, sperando volesse godere. Solo allora ebbi il coraggio di alzare gli occhi per guardarlo in viso.
- "Bucchina, ti piaccio?"
Annuii con la testa e lui: "E allora leccami pure o' culo".
Si posizionò leggermente chino sul cesso. Non l'avevo mai fatto se non nei miei desideri pornografici, ma mi rassicurò: "Sto pulito...".
Mi abbassai e quello si divaricò le chiappe. Era scuro, come la sua carnagione, e ricolmo di peli nerissimi. Ci infilai la lingua dentro e trovai eccitantissimo l'idea che stessi slinguazzando l'ano di un uomo.
Cominciò a masturbarsi, ma io non volevo perdere nulla di quell'occasione. Gli presi il cazzo da dietro, alternando lappate al culo, alle palle e al cazzo.
- "Amo'...Che troione che sei! Mamma mia!"
Si girò verso di me. Cominciai a segarmi lentamente e a succhiarlo con più forza per farlo eiaculare. Invece, Raffaele si staccò da me e m'ordinò di portarmi le dita tra le chiappe, di farle entrare e poi sentire il loro sapore: "Voglio vedere mentre godi. Voglio che ti inculi mentre ti guardo".
Presi e toccarmi, usando un solo dito insalivato, come se stessi aspettando il suo invito, che non tardò a giungere: "Ora due".
La verità? Avevo passato il pomeriggio con del giaccio sull'ano e mi ero cosparso di Luan per mitigare il dolore dell'inculata magrebina. Avrei voluto che mi penetrasse subito, ma non ebbi il coraggio di chiederglielo. Il porco, però, sembrò leggermi dentro. Prese la scatola di sapone liquido. Mi venne dietro e mi tirò una sonora sculacciata. Lasciò colare il sapone sulle pacche e sull'ano in gran quantità. Io, intanto, tenevo le mani sulle chiappe per tenermele larghe. Poggiò la capocchia. Diede una leggera spinta: "Vuo' ca t'e mette tutto dinto? Sì? Zoccola! E dimmelo!"
Spinse per far entrare un po’ di cazzo.
- "Apetta, aspetta...Mi fa male..."
- "T'si fatto sfonda' dai marocchini e mo' faje storie giusto cu me?"
Si tirò leggermente indietro. Strinsi i denti e lui spinse un altro paio di volte leggermente: "Stai sfondato! E quella là ancora non si accorge che zoccola tiene come uomo?"
Entrò. Spinse. Sentii i rumori liquidi del mio sedere, mentre il sapone schiumava, lubrificando il rapporto.
- "Ti piace? Stai a godere?"
- "Sì, cazzo...Ssììì...porca puttana! Ma sbrigati!"
Qualcuno bussò alla porta ed io per non guaire come una cagna, tossii. Era la mia fidanzata Francesca che mi chiedeva se andasse tutto bene.
Il parcheggiatore mi sussurrò all'orecchio: "E dillo che bella mazza c'hai tra le chiappe!"
Ripreso fiato, le risposi che forse mi aveva fatto male qualcosa che avevo mangiato in spiaggia quella mattina.
-“Amore, sarà stato il gelato!?”, chiese Francesca mentre quello ricominciava a stantuffare, divertito dalla situazione.
Francesca andò via, dicendomi che forse non era il caso di ordinare per me. Risposi che aveva ragione e che li avrei raggiunti appena fossi stato meglio.
Mi staccai dalla presa: "Devo andare, o ci mettiamo tutti e due nei casini!"
Mi tirò dal braccio: "Col cazzo! Mi vuoi lasciare a ferro? Mi devo svuotare i coglioni!”
Mi entrò in gola come una spada. Riaffondò. E poi ancora. Si fermò e riaffondò. E ogni volta perdevo un po' di più il controllo. Non cercai più di respingerlo, non volevo che smettesse. Con un sorriso strafottente lo estrasse, si piegò, si avvicinò e triò fuori la lingua. Mi leccò le labbra, bagnandomele. D’istinto le schiusi, ma ricevetti solo uno sputo e una leccata umida e lunga, prima che ricominciasse a scoparmi la bocca. Rantolò, mi levò dalla bocca l’uccello, quasi strappandomelo dalle labbra. Iniziò a menarselo velocemente. Dalla cappocchia violacea iniziarono a schizzare caldi fiotti che mi colpirono il viso e le guance. A bocca aperta cercai di raccogliere lo sperma e di passare la lingua sul glande che eruttava.
Mi strofinò l’uccello sul viso, carezzandomi le guance e le labbra, spalmandomi sulla pelle il suo sperma caldo e denso.
Appena smise, glielo afferrai e iniziai un'accurata pulizia, assaporando ogni stilla che raccoglievo, mentre sentivo sul viso e sul collo colare lentamente le gocce di liquido seminale.
Mi porse un rotolo di carta igienica e se lo rimise nel costume ancora bello duro: "Bravo! Sei una vera zoccola!".
Prima di uscire, mi sbatté la mano sulla fronte: “Latrina, esci tra poco, no subito! Ci vedemme domani o’ parcheggio!"
- "Non so se riesco...Domani dobbiamo partire".
- "E sì che riesci. Un'altra allargata te la meriti! Se farai o’ brave, richiamo pure gli amici tuoi. Ah, vuoi sapere quanto vali per loro che mi hanno detto il fatto? Tre biglietti di autobus per la città.”
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