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Gay & Bisex

L’odore della Spagna


di Membro VIP di Annunci69.it chupar
25.10.2025    |    6.082    |    7 9.8
"Soddisfatto si alzò con il cazzo barzotto, dicendo che andava a pisciare, lasciandomi solo un momento per poi ricominciare e farmi godere..."
Mi riparai sotto la pensilina del tram, stringendomi nel cappotto. L’aria, tratteggiata dalla pioggia, sapeva di terra bagnata, di smog e benzina. Fu allora che lo vidi. Arrivò di corsa, con la camicia incollata alle spalle, il respiro che tremava per lo scatto contro la pioggia. Era poco più alto di me con un filo di barba e con i capelli scuri appiccicati alla fronte per l’acquazzone. La sua presenza era solida, le spalle larghe, leggermente incurvate sotto il peso dell’acqua, la schiena dritta e ferma. Tutto dava l’idea di qualcuno che si allenava e che sapeva dove andare. Non potevo sapere chi fosse, ma portava con sé l’odore della pioggia e del caffè appena bevuto.
Ci scambiammo uno sguardo breve, di quelli che durano un istante.
“Sembra non vuole smettere”, mi disse l’uomo con voce bassa, roca e con accento spagnolo.
“ Già”, risposi – “Sei spagnolo?”
- “Catalano. Tu de la città?”
- “No, in viaggio di lavoro!”
- “Ah… Io no parlo molto bene italiano, ma estoy aqui por el fútbol, per calcio come dite voi”.
- “Per chi tifi?”
- “Sono de los Culés!”
Risi piano, poi mi spiegò che era un soprannome, che significava effettivamente "i sederi", ma che faceva riferimento ai tifosi del Barcellona, a causa delle loro posizioni sugli spalti.
- “Me chiamano Bicho. Piacere!”
La nostra risatina si perse tra le gocce e il silenzio che seguì non fu scomodo. Le gocce battevano sulla pensilina e, tra un autobus di linea e un tuono, ci guardammo di nuovo.
Quando il temporale rallentò, cominciammo a camminare insieme. Non ci dicemmo dove andare, fu lui però a voltarsi verso un albergo ad angolo: “¿Quieres tomar algo?”
Lo fissai interrogativo e lui mi fece capire che voleva offrirmi da bere.
- “Sì, volentieri!”
- “Estoy aquí en la habitación”.
Seduti al tavolo, l’odore degli abiti bagnati si mescolò a quello del vino rosso. Parlammo di cose leggere, un po’ in italiano, un po’ in spagnolo, ma sotto ogni parola c’era un filo teso, invisibile.
Mi disse di essere un ex centrocampista, che con i suoi centottantasei centimetri per ottantacinque chili, sarebbe potuto diventare un bomber da area di rigore. Si era infortunato, ma gli amici continuavano a chiamarlo Bicho per la sua passata carriera.
Le mani lunghe e forti gesticolavano appena quando parlava e il profilo deciso del volto lascia intravedere un equilibrio tra virilità e delicatezza. Continuammo finché una sua mano si spostò appena, toccando la mia come per sbaglio. Nessuno dei due ritirò la propria.
In ascensore sentii la sua mano sul sedere. Era appena poggiata, però così mi fece capire distintamente il suo ruolo. Nel corridoio sentii di nuovo il suo sguardo addosso, mentre entravo nella sua stanza dalla luce soffusa.
Non servirono parole. Mi mise le mani sui fianchi, da dietro. Bloccatomi, premette il suo pene, già piuttosto eretto, contro il mio sedere. Non feci nulla per divincolarmi e lui iniziò a baciarmi sul collo. Continuando a strusciarsi e a baciarmi, scese verso i miei pantaloni, mentre io mi stavo sbottonando la camicia. Mi fece sedere sul letto e iniziai a sbottonare i suoi di pantaloni. Glielo tirai fuori dalle mutande e lui mi guardò con orgoglio: “¿Te gusta mi bicho?”
Mi misi in ginocchio e misi in bocca il suo bel pisellone bruno, durissimo, venoso, solo un po’ più lungo della media, ma piuttosto grosso. Lo succhiai avidamente, anche se non volevo che pensasse che fossi una puttana che si faceva scopare dai turisti dopo quindici minuti e un bicchiere di vino. Non mi ero mai creato problemi del genere, ma quella volta mi venne in mente.
Con calma mi fece alzare e togliere tutto. Lui si sfilò i pantaloni e le mutande a cazzo duro, mentre io mi sdraiavo sul letto.
Si mise di fianco a me e iniziò a baciarmi con la lingua, intanto che cominciavo a segarlo.
Mi fermò e si mise tra le mie gambe aperte. Si piegò su di me e iniziò a baciarmi l’ombelico. Le sollevò e scese con la lingua fin giù, fino al mio pisello e poi all’ano depilato. Iniziò a leccarmelo con forza, senza però scoparmi con le dita.
Si mise a cavalcioni del mio petto. Era bellissimo, davvero. Mi mise il pisello in bocca, dicendomi che ero davvero troppo bravo. Iniziò a scoparmi la gola, mentre glielo leccavo e godevo.
Si staccò e mi posizionò a novanta. Gli chiesi di mettere un condom, ma lui mi guardò perplesso: “¿De verdad lo dices en serio? No eres una mujer. ¿Qué peligro puede haber?”
“Sì…sono sicuro!”
Lo posizionò contro il mio buco inumidito e iniziò a spingere. Il suo pene mi stava penetrando piano. Ne sentii la cappella. Era dentro. Iniziai a provare piacere.
Spinse più forte fino a farmi sentire il suo bel cazzo tutto dentro. Cominciò a muoversi con movimenti lenti, ma con colpi sempre più profondi. La sua carne dura e grossa mi massaggiava la prostata, generando in me gridolini di piacere. Mi stavo avvicinando all’orgasmo, quando si fermò: “No me gusta hacerlo con preservativo”. Se lo tolse, mi prese la testa e l’accompagnò verso il suo uccello. Obbedii e ricominciai a succhiarlo e a segarlo. Ad un certo punto mi prese la testa con entrambe le mani e me la premette sul suo cazzo: “¡Venga, otra bebida por mi cuenta!”
Lo sentii esplodere nella mia bocca e feci del mio meglio per ingoiare quell’altra bevuta offerta da lui.
Soddisfatto si alzò con il cazzo barzotto, dicendo che andava a pisciare, lasciandomi solo un momento per poi ricominciare e farmi godere.
Non ero venuto ed ero eccitatissimo, decisi che volevo sentirlo esplodere dentro di me.
Lo raggiunsi in bagno e lo spinsi in doccia, portando il suo cazzo di nuovo contro la rosetta allargata. Sorrise eccitato e divertito: “¿Quieres mi esperma para embarazarte?”
Ricominciò a scoparmi stavolta quasi con violenza, mordicchiandomi il collo come un leone che monta la sua femmina. Con l’aumentare del ritmo aumentarono i mie sospiri. Dopo meno di due minuti sentii l’orgasmo esplodere e schizzai sulle mattonelle. Quando vide che stavo venendo, mi mise una mano intorno al collo e mi tenne contro il muro, continuando a spingere. Sentivo il suo cazzo che si irrigidiva sempre di più, che si gonfiava e spingeva dentro con violenza. Un fiotto di sborra caldissimo mi riempì, facendolo grugnire di piacere.
Quando ebbe fatto, uscì da me, guardando il mio retto grondante: “Eres mejor de lo que imaginaba”.
Anche lui era molto meglio di quanto potessi immaginare.
Squillò il telefono. Corse a rispondere. Era la sua donna. Lo guardai parlare, standosene a cosce aperte e a giocherellare con il cazzo e le palle scese sul letto dove avevamo appena scopato. La chiamava con mille vezzeggiativi che mi fecero ingelosire. Incazzato, ma senza alcun diritto, mi resi conto che era tardissimo e che non avevo neppure tempo di pulirmi.
Arrivai al mio bed and breakfast, dove mi aspettava il mio collega per andsre a cena.
Mi precipitai in bagno e notai la larga macchia di sperma sulle mie mutande.
Erano le tre di notte quando mi svegliai. Mi chiusi nel cesso e non resistetti a masturbarmi ripensando a quanto successo.
Al mattino, quando la luce filtrò tra le persiane, aprii gli occhi. Avrei voluto averlo accanto a me con il viso rilassato, invece del collega che mi avevano affibbiato nella doppia. La pioggia era cessata, fuori la città correva e mi resi conto di non sapere il suo vero nome.

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