lesbo
Poligoni bisessuali
16.03.2026 |
2.136 |
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"Marco, Franco e Fabio avevano tirato fuori i loro membri e si masturbavano guardandoci..."
Io sono Elena e Marco è mio marito.Tre anni fa, più o meno. Lo ricordo bene.
Era stata un'idea nata fra noi quattro, una di quelle sere con Anna ed Franco in cui la conversazione prendeva quella piega lì e nessuno faceva finta di niente. Volevamo provare qualcosa di nuovo. Una terza coppia, bisex come noi, per una serata a sei senza riserve.
Marco si era messo a cercare con quella sua metodicità silenziosa. Aveva sfogliato profili su un sito di incontri per coppie swinger, aveva selezionato, aveva proposto.
«Guardate questi, tutti e due bisessuali come noi.»
Giusy e Fabio. Lei alta, bionda, giunonica. Lui moro, barba, fisico asciutto, un'aria da chi arriva alle cose con curiosità genuina.
Anna li studiò con quegli occhi verdi vivacissimi che aveva quando stava già immaginando. «Mi piacciono.»
Franco sorrise con quella malizia silenziosa che aveva sempre. «Anche a me.»
Io annuii.
Marco chiamò Giusy il giorno dopo e parlarono a lungo.
Quando riattaccò aveva quella soddisfazione tranquilla di chi ha trovato quello che cercava.
«Sembrano a posto. Lei sembra sveglia, curiosa, sa quello che vuole. Lui pure. Ci ospitano sabato.»
Nei giorni che seguirono ci fantasticammo molto, noi quattro. Messaggi, telefonate, ipotesi. Anna era la più intraprendente, come sempre. Franco alimentava con quella sua ironia precisa. Marco e io ci addormentammo più di una sera con quei pensieri ancora in testa.
Il sabato sera ci trovammo al casello.
Anna scese dalla macchina con un vestitino nero che era tecnicamente un vestito. Io avevo optato per qualcosa di simile al limite per scampare una denuncia per oscenità :)
Ci guardammo e ridemmo.
«Formalmente presentabili» disse Anna.
«Formalmente» dissi io.
Salimmo tutti e quattro sulla macchina di Marco. Franco davanti, io e Anna dietro.
Non so esattamente quando iniziammo. So che a un certo punto le mie mani erano sotto il vestito troppo invitante di Anna e le sue erano sotto il mio che doveva apparire altrettanto invitante per lei, e i baci volavano nel sedile posteriore con quella naturalezza di chi si conosce bene e non ha bisogno di preavviso.
Franco si girò dal sedile davanti con quegli occhi neri accesi.
Marco aggiustò lo specchietto retrovisore per sbirciare ogni tanto mentre guidava nella notte.
Nessuno disse niente. La strada scorreva fuori, le luci dell'autostrada, Anna che rideva piano contro la mia bocca.
L'appartamento di Giusy e Fabio era modesto ma dignitoso.
Un salotto, una camera da letto, qualcosa di quotidiano da bere sul tavolo.
Loro ad aprire la porta.
E lì successe qualcosa di strano.
Giusy e Fabio dal vivo erano diversi. Non nella forma, ma nella sostanza. Quella vivacità percepita al telefono si era ritirata, lasciando due persone un po' naif di cui non traspariva nulla nella conversazione al telefono, altrimenti avremmo evitato questo incontro.
Ci guardammo, noi quattro, con quella telepatia che si costruisce negli anni.
Noi piacevamo a loro e lo manifestavano senza ritegno.
Noi, sinceramente, eravamo meno convinti.
Tutti e quattro volevamo andare via. Nessuno lo disse. Ognuno temeva di passare da guastafeste, di bloccare una serata che magari gli altri volevano davvero.
Una mancanza di comunicazione che ci saremmo rimproverati ridendo per molto tempo dopo.
Il ghiaccio si sciolse senza che nessuno decidesse di scioglierlo.
Non so dire come ci ritrovammo sul letto.
So che Giusy era già distesa quando Anna e io la raggiungemmo, e che i suoi occhi marroni avevano quella luce di chi sta per scoprire qualcosa che ha solo immaginato fino a quel momento.
Anna la baciò per prima. Con quella sua precisione morbida, felina, le mani nei capelli biondi, la bocca che prendeva possesso con una lentezza deliberata. Giusy rispose con una fame genuina che non aveva nulla di costruito.
La guardai un momento prima di avvicinarmi.
Mi spostai sul suo collo, le spalle, la curva del seno generoso che aveva una consistenza reale, morbida, diversa da tutto il resto. Lo presi fra le mani con una cura quasi reverenziale, i capezzoli che si indurirono subito sotto le dita. Iniziai a baciarli, a morderli piano, lasciando sul suo seno la traccia del mio rossetto scuro, segni leggeri che disegnavo con la bocca come su una tela.
Scesi lungo la curva inferiore con la lingua, lenta, e sentii Giusy tremare sotto di me.
Anna nel frattempo era scesa lungo il suo ventre, la lingua precisa e silenziosa. Con una mano aprì le gambe di Giusy e infilò due dita dentro di lei con una facilità che disse tutto su quanto fosse già bagnata. Giusy emise un suono basso, sorpreso, le anche che si sollevarono istintivamente verso quella mano.
Io salii su di lei, le mie ginocchia ai lati del suo viso, e lei mi prese con la bocca con una avidità che mi sorprese. Sentii le sue mani cercare i miei fianchi per tenermi ferma, la sua lingua che esplorava con una curiosità golosa.
Anna si spostò verso di me. Le sue dita uscirono da Giusy e cercarono il mio culo da dietro, lente e precise, mentre continuava a leccare Giusy con la bocca. Rimasi un momento immobile con quelle dita dentro di me e la bocca di Giusy sotto, il fiato che si accorciava.
Eravamo un groviglio di tre corpi femminili, le bocche e le mani che si cercavano e si trovavano, i capezzoli, le fighe, le lingue che non stavano mai ferme.
Anna faticava a venire. Lo conoscevo quel suo modo di trattenersi. Mi spostai fra le sue gambe, Giusy mi seguì curiosa, imitando con quella ingenuità luminosa di chi impara guardando.
Infilai due dita dentro Anna con delicatezza, Giusy fece lo stesso da dietro, e sentimmo Anna cedere finalmente con un respiro lungo e trattenuto.
Le nostre lingue si alternarono su di lei, ogni tanto si sfioravano, ogni tanto si cercavano direttamente, dimentiche di Anna per un momento.
Giusy era estasiata. Si vedeva da tutto, dagli occhi, dal respiro, dal modo in cui il suo corpo si muoveva verso ogni contatto come se volesse assorbire ogni sensazione prima che finisse.
Per lei era la prima volta con una donna. Forse con due.
Si capiva. Ed era bellissimo.
Dal salotto arrivavano i suoni degli uomini.
Marco, Franco e Fabio avevano tirato fuori i loro membri e si masturbavano guardandoci.
Poi Franco si inginocchiò e fece un pompino a Marco e Fabio contemporaneamente, accogliendoli contemporaneamente nella sua bocca esperta e senza complessi.
Marco mi raccontò a casa che poi si spostarono sul divano ampio. Un triangolo maschile disteso su un fianco, pompini a catena, lenti e reciproci.
Fabio mise Franco a pecorina sullo schienale del divano e lo scopò con quella sua dotazione generosa che aveva reso la cosa visivamente notevole. Marco offrì a Franco il suo di cazzo in bocca dalla parte opposta.
Godeva moltissimo, Franco. Come del resto noi.
Anche Marco avrebbe voluto sperimentare quella dotazione maxi dentro di lui dopo Franco ma ad un certo punto, con un tempismo eccezionale, li interrompemmo perchè le nostre passerine depilate volevano qualcosa di piu di una lingua e dita sapienti dentro, cosi noi tre donne reclamammo la nostra sacrosanta porzione di cazzo, chiamando gli uomini dall'altra stanza.
Gli uomini accorsero immediatamente!
Le geometrie che seguirono furono le più disparate a tratti caotiche, mani, lingue, cosce, culetti, tette di ogni misura, cazzi, fighe...
Ma in quel frangente, senza che nessuno lo dicesse, le due coppie primarie si cercarono più di quanto cercassero gli altri. Era naturale. Era la nostra storia dentro una storia più grande.
L'altra coppia era piacevole al gioco ma mai entrati davvero in gioco con noi, erano rimasti da subito come contorno a noi quattro.
Quando il gioco finì ci rivestimmo.
Giusy e Fabio ci chiedevano già di rivederci.
Presto, dicevano. Ci tenevano.
Glissамmo con grazia, li ringraziammo per l'ospitalità e uscimmo.
In macchina, appena chiuse le portiere, scoppiammo a ridere tutti e quattro.
«Quindi nessuno voleva giocare» disse Anna.
«Nessuno» confermò Franco.
«E abbiamo giocato lo stesso» dissi io.
Marco rise con quella sua malizia calda. «Dobbiamo inventarci un segnale.»
«Un segnale» ripeté Anna seria. «Come i sommozzatori.»
Rideмmo ancora, le mani che riprendevano da dove avevano lasciato, i vestiti che tornavano a cedere nel sedile posteriore mentre la strada ci riportava verso casa.
Quella notte, nel buio della nostra camera, Marco mi chiese della scena sul letto a tre donne.
Gli raccontai di Giusy, del suo seno grande fra le mie mani in cui affondavo il viso macchiando con il make-up, della sua meraviglia genuina davanti a cose mai vissute. Gli raccontai Anna fra le nostre gambe, il suo trattenersi, io e Giusy che cercavamo insieme di convincerla ad abbandonarsi. Senza riuscirci davvero.
Marco ascoltava con gli occhi nel buio, il respiro che cambiava.
Gli raccontai ogni dettaglio, ogni gesto, ogni suono.
Quando finii si mosse verso di me con quella familiarità assoluta di sempre, e facemmo l'amore con quella intensità che aveva il sapore di tutto quello che eravamo insieme.
Anni, abitudini, desideri, libertà scelta ogni giorno.
Certi matrimoni si reggono sulle certezze.
Il nostro si regge anche sulla curiosità.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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