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Racconto 3 Capitolo 12 Il Primo Lesbo
19.04.2026 |
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"Sara venne dopo poco, gemendo più forte di quanto volesse, le gambe che le tremavano..."
Non riuscivo più a stare lontana dalla palestra. Quella prima volta in sauna e nel bagno turco aveva acceso qualcosa dentro di me che non si spegneva più. Il ricordo degli sguardi famelici, degli asciugamani che si gonfiavano, dei cazzi duri che pulsavano davanti ai miei occhi… mi bagnavo solo a pensarci. Ero diventata dipendente dal rischio, dal sentirmi desiderata, dal brivido di essere una troia vogliosa in un posto pubblico.Tornavo ogni giorno, sempre alla stessa ora, quella in cui la palestra si riempiva di uomini. Indossavo gli stessi leggings neri ultra-aderenti che mi segnavano perfettamente la figa e il culo, e un top corto che lasciava scoperta la pancia e la parte inferiore delle tette. Niente reggiseno, niente mutandine. Già mentre facevo stretching sentivo la figa gonfia e umida sfregare contro il tessuto sottile.
Quel pomeriggio era particolarmente caldo. Mentre facevo squat con il bilanciere, mi chinavo bene in avanti, culo alto e gambe aperte. Sapevo che i leggings, bagnati di sudore, aderivano completamente alle mie labbra. Sentivo gli sguardi. Un ragazzo alto, sui venticinque anni, si fermò a fissarmi senza ritegno, il rigonfiamento nei suoi pantaloni da palestra crebbe rapidamente, evidente e pesante. Un altro uomo più maturo mi guardava con occhi stretti, il cazzo che gli tendeva la stoffa mentre fingeva di sistemare i pesi.
Aprii un po’ di più le gambe durante gli affondi, lasciando che il tessuto si infilasse tra le labbra. Il clitoride pulsava forte. Una mano scese “casualmente” tra le mie cosce e premetti due dita contro la figa attraverso i leggings, godendo della pressione. Un gemito basso mi sfuggì.
L’istruttore si avvicinò, come al solito.
«Postura da correggere» mormorò, mettendosi dietro di me. La sua mano grande mi afferrò il fianco, poi scese apertamente sul culo, premendo due dita proprio dove il tessuto era più bagnato. Sentii chiaramente il suo cazzo duro contro la mia coscia per qualche secondo. Il mio respiro si fece corto.
«Così va meglio?» chiese con voce roca.
«Molto meglio…» risposi piano, guardandolo negli occhi. «Mi stai facendo bagnare tantissimo.»
Lui arrossì, ma il rigonfiamento nei pantaloni divenne ancora più evidente prima che si allontanasse velocemente.
Dopo l’allenamento, sudata e con le gambe molli per l’eccitazione, andai negli spogliatoi misti e docce comuni.
Mi spogliai lentamente. Le tette uscirono pesanti, capezzoli durissimi per via del sudore e dell’eccitazione. La figa era gonfia, lucida, le labbra leggermente aperte. Presi l’asciugamano e andai verso le docce aperte.
Sotto uno dei getti d’acqua calda c’era lei.
Alta, corpo da modella, tette enormi e sode con capezzoli rosa chiaro già eretti, vita stretta, culo alto e rotondo, figa rasata con labbra carnose. Capelli neri bagnati che le aderivano alla schiena. Si chiamava Sara, l’avevo già vista qualche volta.
I nostri sguardi si incrociarono. Lei sorrise, un sorriso lento e curioso.
«Ciao… sei Giulia, vero? Ti vedo sempre qui.»
«Sì… e tu sei Sara» risposi, sentendo un calore diverso dal solito.
Entrai sotto il getto accanto al suo. L’acqua calda scorreva sui nostri corpi. Lei non si spostò. Anzi, si avvicinò leggermente.
«Hai un corpo incredibile» disse piano, gli occhi che scendevano sulle mie tette. «Le tue tette sono… wow.»
Arrossii, ma la voglia fu più forte della timidezza.
«Anche le tue» mormorai. «Sono perfette… mi stanno facendo bagnare solo a guardarle.»
Sara sorrise, mordendosi il labbro. Si avvicinò ancora di più. I nostri corpi si sfiorarono sotto l’acqua. Le sue mani, insaponate, salirono lentamente sulle mie tette, le strinsero con delicatezza, poi più forte. I pollici passarono sui capezzoli, facendomi sospirare.
«Ti piace?» sussurrò.
«Cazzo… sì» gemetti piano.
Si chinò e prese un capezzolo in bocca, succhiandolo lentamente mentre l’acqua calda ci scorreva addosso. La lingua ruotava intorno, calda e bagnata. Sentii una scarica di piacere dritta alla figa. La sua mano scese tra le mie gambe, dita che scivolarono tra le labbra gonfie.
Ero fradicia.
Aprii le gambe. Due dita entrarono facilmente dentro di me, muovendosi piano mentre il pollice mi massaggiava il clitoride. Appoggiai la schiena alle piastrelle, gemendo piano sotto l’acqua.
Sara si inginocchiò e mi leccò con voglia, lingua larga che saliva e scendeva tra le labbra, succhiando il clitoride con ritmo perfetto. Venni intensamente, tremando, stringendole i capelli bagnati mentre cercavo di non fare troppo rumore.
Poi ci scambiammo di posizione. La feci appoggiare al muro e mi inginocchiai io. Aveva una figa bellissima, gonfia e dolce. La leccai con passione, infilando due dita dentro mentre succhiavo il clitoride. Sara venne dopo poco, gemendo più forte di quanto volesse, le gambe che le tremavano.
Restammo qualche minuto sotto l’acqua, ansimanti, corpi che si sfioravano.
«È stata la mia prima volta con una ragazza…» confessai con un sorriso imbarazzato.
Sara mi guardò con occhi brillanti. «Allora spero non sia l’ultima. La tua figa ha un sapore buonissimo.»
Uscii dalla doccia con le gambe molli, la figa ancora pulsante e sensibile, un sorriso soddisfatto sulle labbra.
Questa palestra stava diventando il mio posto preferito al mondo. E sapevo che sarei tornata ancora, ogni giorno, cercando di spingermi un po’ più in là.
La fame non si fermava. Anzi, diventava sempre più grande.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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