orge
La crociera - 4a parte
10.06.2026 |
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"Giulio sedutosi vicino a me iniziò a leccarmi la fica portando gli umori sul culetto che iniziava a rilassarsi..."
Il mattino seguente, il sole si affacciò timido sull’orizzonte, dipingendo di oro e rosa le onde tranquille. Ci svegliammo ancora avvolti dall’eco di ciò che avevamo vissuto, con i volti rilassati e i sorrisi complici, sentivo il calore del corpo di Giulio di fianco al mio ed eravamo preda di un senso di pigrizia che sembrava volerci trattenere ancora nel letto!Furono Marco e Luana, che bussando alla nostra cabina, ci sollecitarono ad alzarci per andare a fare colazione.
Ancora assonnata aprii la porta completamente nuda: «Ok arriviamo», dissi con un filo di voce, «il tempo di una doccia e siamo pronti!»
«Ma che doccia!», rispose Marco, «te la fai in piscina prima di entrare in acqua!»
«Ma sono ancora impiastricciata di umori e di sborra, poi odoro di sesso da far schifo!» ribadii.
«Casomai profumi come una troia!», ribatté Giulio ridendo, «dai copriti con un pareo e andiamo!»
Mi infilai il pareo in fretta, cercando di coprire quel senso di nudità che ancora mi avvolgeva come una seconda pelle e lungo il corridoio mi avvicinai a Luana, «Come stai, tutto bene?»
«Insomma», mi rispose tenendomi sottobraccio, «ho il culetto un po' disastrato, temo che per un paio di giorni avrò serie difficoltà ad usarlo!»
«Ma figurati!”, ribattei, «ho io la soluzione, andiamo un attimo in cabina e te lo rimetto in forma, ce l’hai il plug?»
«No, torno in cabina a prenderlo», rispose.
«Dai ti aspetto nella mia», e rivolgendomi agli altri: “voi andate avanti che vi raggiungiamo subito».
L’aspettai sulla porta e quando arrivò, entrammo nella cabina in silenzio, lasciai, volutamente, la porta aperta.
C’era qualcosa di sospeso in quell’aria: non imbarazzo, non esitazione, ma una strana intimità fatta di confidenza e comprensione.
Le porsi una bottiglietta d’acqua dal tavolino e lei bevve piano, poi si sedette sul bordo del letto lasciando uscire un lungo respiro, come se quello bastasse già a rimettere ordine nei pensieri.
«Forse ho solo bisogno di cinque minuti di calma», mormorò lei, con un sorriso appena accennato
Presi un tubetto di pomata dal comodino: «quest’unguento fa miracoli, lo uso quando con Giulio e gli altri esagero troppo e ti assicuro che è un tocca sana!»
La feci mettere, maliziosamente, sul letto a pecorina con il sedere rivolto verso la porta della cabina, poi le misi un po' di unguento sul suo ano che ancora non si era richiuso del tutto e iniziai a massaggiarlo.
Era la prima volta che le toccavo il buco e mi resi conto che si stava creando una profonda intimità tra di noi, temevo di scoprire un nuovo lato della mia personalità però al tempo stesso la cosa mi stava eccitando!
«Come va?» le chiesi.
È rinfrescante», sospirò Luana, «quasi piacevole!»
Misi altro unguento su quel culetto deflorato mentre con la coda dell’occhio mi accorsi che sulla porta si erano soffermati due ragazzi a gustarsi la scena.
Con fare indifferente infilai due dita nell’intimo varco posteriore e con mio stupore entrarono senza difficoltà!
«Mary, che faiii?», esclamò girando la testa verso di me, “e ci stanno guardandooo!»
«Tranquilla, non mi sembra che ti dispiaccia, anzi ti stai anche bagnando!»
A quel punto presi il suo plug ungendolo bene con l’unguento e lentamente, guardando in direzione dei due guardoni, lo spinsi quel poco che fu sufficiente a farlo risucchiare completamente!
«Ahhhh», sospirò Luana sdraiandosi a pancia sotto sul letto mentre io mi alzai, presi il mio plug dal comodino, guardando i due spettatori lo portai alla bocca simulando un pompino, poi mi piegai e lo inserii nel culo con la disinvoltura di una troia navigata!
Vedevo lo stupore nei loro sguardi e rivolgendomi a loro «ragazzi!», dissi, «lo spettacolo è finito, si va a fare colazione, ci si vede!»
«Va meglio?» le chiesi.
«Sì,» rispose dopo un momento, «più che altro mi sento stanca. Però è una stanchezza bella, di quelle che ti fanno pensare che ne sia valsa la pena.»
Sorrisi. «Allora prendiamoci altri cinque minuti. Tanto gli altri sapranno aspettare.»
Restammo lì ancora un po’ a chiacchierare sottovoce come si fa tra amiche quando non c’è bisogno di spiegare troppo.
Fuori, la nave continuava la navigazione, dal ponte arrivava il rumore ovattato dei passi, degli annunci lontani, del mare che si infrangeva contro la fiancata. Quando infine ci rialzammo, avevamo entrambe l’aria di chi si è concesso una breve tregua e ora è pronto a rientrare in quel mondo fatto di lussuria.
Raggiungemmo la sala colazioni con calma. Marco ci vide arrivare e allargò subito le braccia in un gesto teatrale. «Eccole! Le dive si sono degnate di raggiungerci.»
«Dovevamo mantenere un certo livello di mistero,» risposi sedendomi.
Giulio rise, spingendo verso di noi il cestino dei croissant: «Vi siete perse l’inizio dello spettacolo: Marco ha già litigato con la macchina del caffè.»
«Non ho litigato,» protestò lui. «Ho solo espresso in modo deciso il mio bisogno di caffeina.»
Luana rise davvero, stavolta senza sforzo, e quel suono limpido sembrò sciogliere del tutto la tensione residua del mattino.
Facemmo colazione con calma, tra osservazioni leggere sui passeggeri intorno a noi e i programmi della giornata.
Intanto, tra il tintinnio delle tazze e il brusio della sala, mi accorsi che più di uno sguardo si posava su di noi con un’insistenza difficile da ignorare, sembrava che attorno al nostro tavolo aleggiassero ancora i riflessi segreti della notte.
Ovviamente la cosa esaltava il mio spirito esibizionista, infatti mi resi conto che istintivamente avevo le gambe aperte mostrando chiaramente quanto interessasse agli astanti e inevitabilmente stavo iniziando ad eccitarmi!
Stavamo per alzarci quando una donna con un seno prosperoso e uno sguardo da gran troia si avvicinò al tavolo indicando la sedia vicino a Fabio: «vi dispiace se vi disturbo un attimo?» e così dicendo si sedette.
«Ieri ero sul ponte a fumare una sigaretta quando mi sono accorta che un gruppo di persone era intenta a osservare verso la vostra cabina ed alcuni si stavano addirittura masturbando!
Mi sono avvicinata incuriosita e le vostre performance mi hanno fatto rimanere incantata, e non solo, meglio di un film porno!»
«Beh», rispose Giulio sorridendo, «si fa quel che si può!»
«In ogni caso», incalzò Marco ridendo, «cerchiamo, comunque, sempre di fare il nostro meglio!»
«e me ne sono accorta, piacere sono Sofia», si presentò fissando Fabio, «volevo chiedervi se questa sera partecipate alla serata nel privé».
«Ne stavamo parlando per organizzarci, non abbiamo ben capito come si svolgerà la serata!»
«Per me e mio marito è la seconda volta che facciamo questa crociera e anche l’anno scorso è stata organizzata la serata anale» iniziò a spiegarci.
«E cosa succede in particolare?» chiesi incuriosita.
«Oltre le normali situazioni che si possono creare in un privé ci sarà l’elezione di “Miss Ano d’Oro”!»
«E come funziona? “domandai mentre cominciavo a sentire le farfalle che si agitavano nella fica!
«In pratica è una gara con tanto di giuria, si può partecipare iscrivendosi come giudici o come coppie per far parte della gara dove le concorrenti dovranno dimostrare la loro arte nella sodomia!»
Lo sguardo di Giulio era eloquente: bastò un attimo per intuire che aveva già in mente come sarebbe andata la serata.
«Ve lo dico subito!», esclamò Luana, «io non partecipo, ho ancora il culo devastato da ieri sera, al massimo posso far parte della giuria!»
Sofia poggiò la mano sulla gamba di Fabio guardandolo negli occhi: «Ti andrebbe di partecipare in coppia con me?»
«Ti piace vincere facile?», commentò subito Giulio, «ma non credo che avrai vita facile se partecipa anche lei, Mary con il culo riesce a fare vere e proprie evoluzioni!»
A quelle parole la mia fica mi aveva iscritto di diritto alla competizione e con tono da mignotta navigata sospirando dichiarai: «Ho capito, questa sera dovrò farmi rompere il culo per farvi felici!»
Forse dovevo aver usato un tono di voce un po' alto perche dai tavoli vicini si levò un applauso scrosciante, quasi un’ovazione.
Avevo la passera in subbuglio ma volevo restare carica per la serata per cui mi alzai e con un gesto di ringraziamento verso gli astanti invitai gli altri ad andare in piscina.
Arrivati sul ponte mi tolsi il pareo e mi diressi sotto le docce per rimuovere i resti della sera prima e i nuovi umori che facevano capolino tra le gambe al pensiero di quello che sarebbe successo dopo cena!
Passai l’intera giornata attraversata da un’inquietudine profonda, come una corrente invisibile che mi scorreva sottopelle, insinuandosi nei pensieri e lasciandomi addosso un tremore sottile e continuo, impossibile da placare.
Col passare delle ore, il pensiero della serata nel privé iniziò a prendere forma come una scena già scritta, pronta ad andare in atto: si infilava nei silenzi, rallentava le conversazioni, faceva indugiare gli sguardi più del dovuto.
Le parole di Sofia continuavano a riecheggiare come una voce fuori campo, alimentando immagini che si sovrapponevano alla realtà: luci soffuse, corpi in movimento, attese sospese.
Ogni dettaglio sembrava già vivo nella mente, come se la serata fosse iniziata molto prima del suo tempo.
Giulio, accanto a me, aveva cambiato modo di guardarmi, il suo sguardo era più fermo, più carico, quasi trattenuto.
Bastava incrociarlo per sentire qualcosa muoversi lentamente dentro, come un’onda che si alza senza fretta ma con forza inevitabile.
Luana, invece, cercava di rimanere ai margini, rifugiandosi in un’ironia leggera che smussava gli angoli della situazione.
Ma anche in quel distacco si percepiva una tensione sottile, come se la realtà fosse comunque troppo vicina per essere ignorata del tutto.
Tra noi, invece, tutto appariva più nitido, più rallentato, come se il tempo si fosse leggermente piegato.
E in quella sospensione, fatta di attese, sguardi e silenzi, la serata prendeva corpo, non più come possibilità, ma come qualcosa di già in movimento, inevitabile.
Ogni volta che incrociavo lo sguardo di qualche crocierista notavo i loro ammiccamenti, era evidente che si era sparsa la voce e che molti non vedevano l’ora di assistere a quello che ormai era diventato un vero e proprio duello!
Finalmente arrivò la sera, una cena veloce mentre dagli altri tavoli era evidente che le persone stessero parlando di me rivolgendo lo sguardo verso il nostro tavolo e i più sfacciati addirittura alzavano i bicchieri in segno di brindisi.
Per la prima volta mi sentivo protagonista di qualcosa che mi superava, mi spaventava, sì, ma nello stesso tempo c’era un’eccitazione nuova nel percepire attorno a me un’attesa viva, quasi palpabile.
Finita la cena ci dirigemmo verso il privé, indossavo un gilet lasciato volutamente sbottonato, una catena metallica a mo’ di cintura, un paio di sandali con tacco a spillo che slanciavano quello che sarebbe stato il protagonista della serata e il plug più grande che avrebbe preparato il culetto alla performance.
Arrivati davanti l’ingresso Sofia ci venne incontro con un’espressione giocosa: «Temevo non arrivasse più, andiamo a registrarci», e così dicendo prese Fabio per mano e infilò l’entrata con passo svelto.
Io sottobraccio a Giulio la seguivo sculettando e arrivati alla reception ci registrammo come coppia aperta.
Alla fine, come partecipanti alla gara eravamo solo in tre, mentre la sala era già piena di gente, per lo più di sesso maschile, e capii subito cosa avrei dovuto aspettarmi per la serata.
Vi erano dei grossi pouf circolari dove ci si poteva accomodare per divertirsi mentre intorno passavano ad osservare quelli che suppongo fossero i giudici o semplici curiosi.
Sofia fece sdraiare Fabio su uno di questi e iniziò a lavorarselo, io con il mio tipo andamento da mignotta mi diressi al banco guardaroba, lasciai il gilet e nel farlo mi accertai che gli sguardi che mi seguivano avessero notato bene i riflessi del plug illuminato dalle luci della sala.
Mi voltai, completamente nuda mi diressi sul pouf centrale e ci salii sopra inginocchiandomi alla pecorina mostrando la fichetta gonfia e bagnata e il plug che facevo pulsare con le contrazioni dell’ano quasi fosse un invito.
Giulio sedutosi vicino a me iniziò a leccarmi la fica portando gli umori sul culetto che iniziava a rilassarsi.
Iniziò a giocherellare con il plug mentre Marco mi teneva i glutei divaricati per favorire la visione agli astanti.
Lo sfilava quasi del tutto facendo dilatare lo sfintere e poi lo reinseriva fino in fondo provocandomi delle scosse che si ripercuotevano su tutta la mia spina dorsale.
Sentivo i mormorii e i commenti della sala e la cosa mi stava facendo eccitare come mai prima di allora, mi sentivo come una diva impegnata a offrire una esibizione hard, quasi al limite dell’osceno.
Giulio continuò con quel tormento aumentando ogni volta la frequenza, ogni volta che lo estraeva si sentiva un «ooooooooo» provenire dalla sala, e quando lo infilava a fondo con decisione si levavano gli olè.
Stavo letteralmente impazzendo, dalla fica continuavano ad uscire umori che colavano lungo le gambe, non resistevo avevo necessità di godere, fortunatamente Marco se ne accorse e iniziò a masturbarmi scopandomi con le dita e stuzzicando il clitoride fino a farmi esplodere in un orgasmo che si sciolse in un vero e proprio fiume di umori!
Mi ero appena ripresa che Giulio sfilò completamente il plug, mi allargò le natiche e invitò Marco a riempire quel vuoto!
Sentire quella cappella scivolare nel culo senza il minimo impedimento fu quasi esaltante, Marco alternava spinte poderose a momenti di esasperante lentezza, lo sfilava, strusciava un po’ il glande sulle labbra della fica per poi riprendere ad incularmi!
All’improvviso usci completamente lasciandomi un senso improvviso di vuoto, fu solo per un attimo, giusto il tempo di sentire una nuova cappella affacciarsi al buchetto pulsante, la riconobbi subito: «Amoreeee, sei tuuuu!», il suo cazzo era per me inconfondibile, lo conoscevo in ogni minimo particolare, lo avrei riconosciuto tra mille anche senza vederlo!
Fu un’inculata dolcissima, stavamo facendo l’amore davanti ad un pubblico di ammiratori!
Dopo un po' si scambio con Marco, capii subito che sarebbe durato poco dagli affondi quasi animaleschi con cui mi sbatteva tenendomi per i fianchi, poi all’improvviso si irrigidì, affondò fino alle palle, sentii il suo glande pulsare, un fiume di sperma mi inondò l’intestino facendomi urlare in preda ad un nuovo orgasmo mentre Giulio rivolto alla sala esclamò: «e UNO! “e si sdraiò sul pouf!
Non c’era bisogno di dire nulla, avevo capito benissimo cosa dovessi fare, lo scavalcai dandogli le spalle, senza bisogno neanche di guidalo lasciai che il suo delizioso cazzo scivolasse dentro l’intimo varco posteriore fino a farlo entrare completamente.
Giulio mi afferrò le gambe da sotto facendole allargare completamente in modo da fornire lo spettacolo della mia fica aperta e bagnata mentre il suo cazzo continuava a pomparmi nel culo provocando la fuoriuscita dello sperma di Marco.
Lo sentivo che stava per venire, iniziai a masturbarmi stuzzicandomi il clitoride fino a massacrarlo, mi sembrava di avere nel culo un vulcano che stava per eruttare e, infatti, una colata di sborra esplose nell’intestino portandomi all’ennesimo orgasmo facendomi squirtare come una fontana mentre il pubblico applaudendo commentava con un sonoro «e DUE!»
Restai sdraiata un po’ con le gambe divaricate in alto facendo colare rivoli di sperma che raccoglievo con le dita, poi guardando la platea le portavo alla bocca gustando quel nettare come una bimba golosa!
Pensavo di avere un attimo di tregua quando mi resi conto che avevano portato una sorta di glory hole con tre larghi buchi in grado di accogliere il culo con i fianchi e da cui spuntavano tre cazzi in piena erezione.
Fui presa per mano dai miei cavalieri e condotta sul posto mentre Giulio annunciava: «Ora signori questa vacca vi farà assistere alla mungitura anale!»
Ci fu una ovazione di applausi, grida di incoraggiamento mentre mi facevano girare e chinata indietreggiavo verso il primo cazzo!
Lo feci entrare subito senza problemi e iniziai a muovermi avanti e indietro facendolo scorrere nel culo come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Continuai sculettando finché si sentì chiaramente il grugnito dietro il pannello ad indicare l’ennesima colata di sborra nell’intestino mentre il conteggio saliva a: «e TRE!»!
Il secondo era decisamente più largo ma non fu un problema avendo ormai lo sfintere completamente dilatato e irrorato dagli umori e dallo sperma.
Con questo usai la tecnica dello sculettamento, facevo ruotare il bacino come se stessi facendo l’hula-hoop e devo dire che il metodo portò presto ai suoi frutti con il pubblico che urlava: «e QUATTRO!» e io ero prossima all’ennesimo orgasmo anale.
Mi portai al terzo, era un paletto di ebano dalle dimensioni impressionanti!
«Cazzo Giulio!», sospirai guardandolo quasi implorando, «non posso farcela, sono distrutta, non mi reggono le gambe!»
«Dai non puoi mollare proprio ora!», «Ti aiuto io, Tira fuori l’orgoglio della troia che è in te!», e rivolgendosi alla platea che si era formata alzando le braccia ad incitarla esclamò: «Forza, incoraggiatela, daiii!»
A quel punto iniziarono a battere le mani a ritmo gridando: «ANCORA, ANCORA, ANCORA…!»
Ebbi un sussulto di orgoglio, anche perché vedevo Sofia in seria difficoltà con il cazzone di Fabio, mi chinai in avanti con lo sfintere oscenamente dilatato e rivoli di sperma che continuavano a colarmi lungo le gambe, puntai quella specie di ogiva e indietreggiai di colpo!
Sentire quel paletto affondare nelle viscere mi dette una sferzata di energia, ero sostenuta da Giulio e mi poggiavo con le mani sui suoi fianchi.
Sentivo l’orgasmo crescere dentro di me così come sentivo crescere quella cappella che mi stava deflorando l’intestino:
Avevo perso la cognizione di me stessa, era come se stessi assistendo alla scena fuori dal mio corpo mentre continuavo a sbattermi furiosamente quell’enorme cazzo nel culo!
Stavo rischiando di cadere e finii con il viso a pochi centimetri dal cazzo di Giulio e senza accorgermene mi resi conto che lo stavo sbocchinando quando sentii il sapore della suo nettare sciogliersi nella mia bocca!
Ero al culmine, cominciavo a tremare, le gambe volevano cedere ma ero sostenuta da quel tronchetto piantato nel culo, sentii come una scossa elettrica partire da dentro il mio intestino e salirmi lungo la spina dorsale fino a raggiungere l’ennesimo devastante orgasmo!
«GODOOOOOOO!», urlai proprio quando una colata bollente di sborra stava eruttando nel mio intestino come un fiume in piena!
Caddi sfinita in ginocchio, tutto intorno a me girava come una trottola, vedevo i volti dei presenti che urlavano battendo le mani ma sentivo tutto ovattato.
Piano piano ripresi conoscenza e tutti battevano le mani esclamando CINQUEEE, BRAVA, FANTASTCA, TREMENDA……!
Giulio con un tenero gesto raccolse il plug e me lo inserì delicatamente nel culo devastato per arginare la fuoriuscita di quanto avevo ricevuto con le performance!
La giuria aveva votato, un organizzatore si avvicinò con una valletta seminuda che portava un cofanetto aperto.
L’organizzatore dichiarò al microfono che la vincitrice ero io elogiando la mia prestazione come la migliore delle ultime crociere e inginocchiatosi ai miei piedi mi mise una cavigliera dorata con tanti cazzetti pendenti alla caviglia destra.
MISS ANO D’ORO ero io!
Avrei indossato quella cavigliera per tutto il tempo della vacanza, e non solo!
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