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Prime Esperienze

un lavoro ben fatto parte 2


di femboyinesperto
27.10.2025    |    5.032    |    7 9.9
"Entrai in bagno e mi guardai allo specchio, mi resi conto che non ero stato bravo per nulla! La mia faccia era ancora sporca del mio sperma, ma nonostante avessi a disposizione della carta igienica..."
Mi svegliai col suono della porta di casa che si richiudeva e la chiave che veniva girata.
Ci misi qualche secondo a comprendere, ma quando mi alzai e andai nella camera dello zio la trovai vuota e col letto rifatto.
Non che il fare ogni mattina il suo letto fosse qualcosa che morissi dalla voglia di fare, semplicemente era da quindici giorni che mi ero abituato a farlo e trovavo preoccupante il fatto che oggi, tra tutti i giorni proprio oggi, se lo fosse rifatto da solo.
Non sapevo che pensare e, soprattutto, non sapevo che fare: questa era l'ora in cui, appena uscito lo zio di casa, io mi ritrovavo con un'erezione marmorea e la voglia di masturbarmi.
Stamattina però non avevo voglia.
Pensai fosse dovuto al fatto che ieri notte mi ero masturbato a letto in un orario in cui di solito non mi masturbavo: ancora non avevo ancora capito quante volte in un giorno io potessi venire.

Quel giorno, come ogni giorno a mezzogiorno, la donna delle pulizie entrò, fece le sue pulizie e se ne andò salutandomi a malapena.
Fui felice di accorgermi di avere una leggera erezione, corsi in bagno, mi spogliai nudo e mi misi a masturbarmi davanti allo specchio.
Nonostante nel breve tempo per raggiungere il bagno mi fosse passata l'erezione, cominciai lo stesso a toccarmi, muovendo piano una mano sul pisello, l'altra sui testicoli. Mentre mi masturbavo mi guardavo nello specchio e apprezzavo la mia magrezza, la vita sottile, più sottile di quelle che di solito hanno i ragazzi della mia età, le braccia magre con pochi muscoli, il petto liscio senza neppure un pelo e mentre notavo e mi appuntavo queste cose, vedevo e sentivo l'erezione farsi via via sempre più solida, il pene fremente dall'osservazione del mio corpo così poco maschile.
Stavo per venire, ma mi fermai.
Era evidente che questo tipo di pensieri non poteva che portarmi a diventare una "femminuccia". Non potevo permettermelo. Ripensavo a quello che aveva detto mio zio sugli uomini effeminati, diceva che valevano meno degli uomini veri.

Pensai dunque che un uomo effeminato fosse praticamente un livello inferiore rispetto ad un uomo vero e mentre pensavo queste cose, pur senza toccarmi, venni: feci appena in tempo a prendere lo sperma nella mano per non farlo finire nello specchio appena pulito. Scelta saggia visto che non sapevo come si pulissero gli specchi: al momento sapevo solo cucinare e fare i letti, se avessi sporcato lo specchio sarebbe stato un bel problema. Fortunatamente invece ero riuscito ad eiacularmi sulla mano. Una parte di me, nel momento stesso dell'eiaculazione, mi gridava di mangiare il mio seme, perché una femminuccia doveva abituarsi!
Ma io non ero una femminuccia, quindi non avevo alcun bisogno di abituarmi. Sciacquai la mano con l'acqua e uscii dal bagno.
Quindi feci le mie cose in attesa che lo zio tornasse.

La mia intenzione era quella di trovare un modo per confrontarmi con lui riguardo al rifare i letti la mattina: era ancora un mio compito e se non lo era più: perchè?
Preparai la cena in modo che fosse pronta per quando lui fosse tornato, ma non rientrò alla solita ora. Neanche un'ora dopo. Quando sentii un tonfo alla porta e le chiavi girare nella toppa, era quasi mezzanotte, lo zio entrò vacillando, palesemente ubriaco. Gli dissi che se voleva gli avevo lasciato la cena pronta, ma lui bofonchiò qualcosa di incomprensibile e si diresse verso al letto. Lì si lanciò e, con ancora i vestiti e le scarpe addosso, crollò subito nel sonno.
Rimasi parecchio tempo indeciso sul da farsi. Mentre aspettavo di decidere cosa fare mangiai la mia parte di cena, conservando la sua in frigorifero. Quando ebbi finito di mangiare la mia porzione andai in bagno a lavarmi i denti. Il bagno si affacciava sulla stanza dello zio, così che mentre io mi lavavo i denti vedevo che era ancora completamente vestito, mi rendevo conto che essendo lui in questo momento impossibilitato a spogliarsi avrei dovuto essere io ad aiutarlo.

Così andai e come prima cosa gli slacciai le scarpe di cuoio e gliele sfilai: dormire con le scarpe ai piedi non mi sembrava una cosa sana.
Decisi poi che era il turno della cravatta: un laccio di seta intorno al collo non era sicuramente una buona idea per addormentarsi dopo una sbornia.
Mentre facevo questa operazione si girò mettendosi a pancia sotto, rendendomi ancora più facile togliergli la giacca.
Fu in questo momento che lo notai portare, anziché la solita cinghia, delle pratiche bretelle. Slacciargliele sarebbe stato molto semplice e gli avrebbe permesso di non dormire coi pantaloni addosso, dato che mi sembrava che togliergli i pantaloni fosse la cosa più sensata.
Ma non riuscivo a decidermi, da un lato mi sembrava un'invasione alla sua privacy, dall'altra mi pareva la cosa più sensata da fare...dall'altra ancora avevo un inspiegabilmente grosso desiderio di farlo.
Era un tipo di desiderio non tanto legato alla parte sessuale di vederlo in mutande, quanto più all'essere servile nei suoi confronti, di servirgli, di fargli un servizio. Così, mentre ero indeciso sul da farsi, lo zio senza aprire gli occhi e con qualche grugnito si girò nuovamente a pancia in sopra, sbottonandosi il primo bottone del pantalone.
Mi vergogno di scrivere che il colpo di pistola sparato alla partenza della gara di corsa, invoca nei corridori una reazione meno fulminea dello zio che mi dava il suo tacito consenso a sfilargli i pantaloni.
Subito mi misi a gattoni sul letto, facendogli scendere del tutto la zip e quindi gli sfilai i pantaloni lasciandolo unicamente in mutande e camicia.
Restava solo la camicia così mi misi a cavalcioni sopra il suo pacco e cominciai a sbottonargliela. Mentre lo sbottonavo rimanendo rapito dai peli che via via scoprivo sul suo petto, sentii la più strana delle sensazioni: il pene dello zio si stava indurendo contro le mie chiappette. Gli sfilai la camicia e rimasi a lungo fermo in quella posizione. Nel silenzio della notte a cavalcioni sul suo cazzo.
Per quanto fossimo entrambi con le mutande addosso sarebbe stato difficile giustificare la cosa come innocente. D'istinto cominciai a muovere le chiappette sul suo pene eretto, furono pochi movimenti, così pochi che a stento me ne accorsi. Ma oltre che sentire il suo pene strusciare tra le mie natiche, muovendomi su di lui stavo stimolando anche il mio perineo e i miei testicoli tanto che, in pochissimo tempo, raggiunsi un fortissimo orgasmo. Feci appena in tempo a togliermi dal letto per non venire sopra lo zio e mi lanciai per terra scosso dall'eiaculazione...venni con più schizzi. Il primo mi inondò le mutande, facendone scivolare fuori il mio pene, così che il secondo finì sul pavimento della camera dello zio quindi, cercando di trattenermi dall'ansimare, mi rannicchiai in posizione fetale tanto che il terzo mi arrivò dritto in faccia.
Dalla sorpresa e dalla vergogna cominciai silenziosamente a piangere.
Cosa stavo diventando?
"Lo sei sempre stata" mi rispose una vocina.
Piansi ancora di più e mi leccai le labbra, sapevano di sperma e sale. Con la mano mi tolsi lo sperma dal volto e me lo misi sommariamente in bocca, poi fu la volta dello schizzo sul pavimento. Mi misi a gattoni, col culo per aria e leccai lo schizzo della mia stessa sborra. Ormai stavo diventando bravo a cancellare le prove.
"Brava" mi corresse la vocina.

Entrai in bagno e mi guardai allo specchio, mi resi conto che non ero stato bravo per nulla! La mia faccia era ancora sporca del mio sperma, ma nonostante avessi a disposizione della carta igienica continuai a lavorare con le mani e ingoiare tutto.
Mentre procedevo in questa operazione mi guardavo allo specchio con disprezzo.
Non potevo non giudicare aberrante questa persona e proprio il mio disprezzo mi impediva di fare la cosa semplice e di lavarmi con l'acqua.
"Non te la meriti" mi dicevo.
Infatti non la usai, mi pulii la faccia come i gatti: con le mani e la lingua.
Quando finii di ripulirmi passai nuovamente dalla camera dello zio e, con mia grande sorpresa, notai che la mano dello zio si era mossa da lungo i fianchi e ora si trovava ben appoggiata sul suo pacco, non da sopra, ma da dentro la mutanda.
Questa visione mi lasciò un sorriso soddisfatto mentre aprivo la branda e, finalmente, mi mettevo a dormire.
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