Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > lo zio non ama gli sprechi
incesto

lo zio non ama gli sprechi


di femboyinesperto
21.07.2026    |    188    |    0 8.7
"» Mi mossi velocemente, voracemente, cercando di venire prima che il disgusto prendesse definitivamente il sopravvento..."
Era una di quelle serate estive in cui l'aria è appiccicosa come una coperta umida. Ero solo in casa con mio zio, un uomo parecchio più grande di me che avevo ormai imparato a chiamare semplicemente per nome, ma che nella mia testa occupava uno spazio diverso: un misto di rispetto, desiderio e quella strana voglia di sottomissione che non riuscivo a confessare a nessuno, nemmeno a me stesso.

«Hai caldo» disse, e non era una domanda. Mi guardava con quella sua aria composta che nascondeva chissà cosa. «Perché non ti togli quella maglietta?»

Mi sentii arrossire. Non era la prima volta che eravamo soli, ma c'era qualcosa nell'aria quella sera, una tensione elettrica che faceva vibrare le pareti. Obbedii lentamente, afferrando il bordo della maglietta e tirandola sopra la testa. Il tessuto umido si staccò dalla pelle con un suono appiccicoso.

«Girati» disse, con voce bassa ma ferma. «Voglio vederti la schiena.»

Mi girai, sentendo il suo sguardo scivolarmi lungo la spina dorsale, fermarsi sulla curva dei lombi. Ero già eccitato, lo sentivo nel battito accelerato, nel modo in cui il respiro mi si era fatto superficiale.

«Ora i pantaloni» continuò, e quando mi voltai a guardarlo vidi che si era appoggiato allo schienale, le gambe divaricate in una posa che era pura dominazione maschile. «Ma piano. Voglio vedere ogni centimetro.»

Mi slacciai la cintura con mani che tremavano leggermente. Il metallo tintinnò quando cadde sul pavimento. Abbassai la zip, il suono sembrò amplificato nel silenzio della stanza. Poi feci scivolare i pantaloni lungo le gambe fino a calpestare l'orlo e liberarmene. Rimasi in boxer, il cazzo già duro che premeva contro il tessuto, imbarazzante nella sua evidente eccitazione.

«Bella vista» mormorò lui, e per la prima volta mi accorsi che anche lui si era mosso. Si era alzato dalla poltrona e si stava avvicinando, ma manteneva le mani dietro la schiena, come per dimostrare che non mi avrebbe toccato. «Ora girati di nuovo. Mostrami come sei fatto.»

Obbedii, sentendomi oggetto del suo desiderio ma nello stesso tempo partner di un gioco che avevamo entrambi scelto di giocare. Mi girai, feci una pausa, poi mi voltai di profilo, alzando leggermente le braccia per mostrare le ascelle, la pancia piatta, l'inguine dove il tessuto del boxer si tendeva sul mio arnese.

Lui aveva smesso di respirare, o almeno così sembrava. I suoi occhi erano fissi su di me, neri e intensi, e vedevo il suo petto alzarsi e abbassarsi con un ritmo che tradiva la sua eccitazione. «Sei bellissimo così» disse, e la sua voce era roca. «Ma ora tocca a me.»

Si tolse la maglietta con un gesto rapido, e il suo torso si rivelò: petto ampio coperto di pelo brizzolato, pelle che cedeva leggermente sui fianchi e braccia forti ma segnate dal tempo. Era la carne di un uomo che aveva vissuto cinquant'anni, con tutto il peso e la storia che comportava.

Eppure, guardandolo, sentii il cazzo pulsare ancora più forte contro il mio boxer. Era quella la parte che mi faceva sentire colpevole: non avrei dovuto eccitarmi così, non per il suo corpo che tradiva l'età, non per quella pancia che si muoveva quando respirava o per la pelle meno tesa del ventre. Ma proprio quella vulnerabilità, quella evidente maturità maschile, mi faceva desiderare di cadere in ginocchio con una intensità che mi spaventava. Mi sentii arrossire, come se qualcuno potesse leggere nei miei pensieri indegni, mentre i miei occhi bruciavano sulle sue spalle larghe, sui bicipiti ancora potenti sotto la pelle che cedeva, su quella mascolinità consapevole che non aveva bisogno di muscoli da palestra per dominare la stanza. Mi fece venire l'acquolina in bocca, quella vista. Poi si slacciò i pantaloni, li abbassò. Rimase in boxer nero, un modello attillato che esaltava la sua virilità. Era già duro, lo vedevo perfettamente, e la cosa mi fece impazzire.

«Vieni qui» disse, sedendosi sul bordo del divano. Mi avvicinai, il cuore che mi martellava nelle tempie. «Vorrei che fossi tu a togliermi le mutande.»

Esitai. Mi sentii arrossire violentemente, un misto di vergogna e desiderio che mi paralizzava. «Zio... » balbettai, facendo un passo indietro.

Lui non si mosse, non mi costrinse. Rimase lì, con il suo cazzo che premeva contro il tessuto, guardandomi con pazienza. Mi sentii sciogliere, quella reticenza che mi aveva paralizzato si trasformò in un'urgente necessità di compiacere, di dargli piacere, di essere quello che lo faceva sentire desiderato. Mi inginocchiai lentamente davanti a lui, a terra, sul tappeto. La posizione mi umiliava e mi eccitava allo stesso tempo: in basso, lui in alto, troneggiante sopra di me.

Alzai le mani tremanti verso il suo elastico. Lo afferrai tra le dita e tirai giù, lentamente, rivelando prima i suoi peli pubici, poi la base del cazzo, infine l'intera lunghezza che balzò fuori, dura e pulsante, quasi toccandomi la guancia. Gli abbassai il boxer fino alle caviglie, liberando anche le sue palle, pesanti e piene.

«Bello» sussurrò lui, guardandomi in ginocchio tra le sue gambe. «Sei perfetto così.»

Mi sentii fiero di questa mia presunta perfezione nello stare in ginocchio in attesa del cazzo. La mia bocca aveva sete di lui, ma lui alzò una mano, fermandomi.

«Prima» disse, la voce roca per la tensione. «Prima voglio sentire che lo vuoi. Che lo agogni, che lo adori.»

Mi avvicinai alle sue palle sentendo il profumo della sua intimità riempirmi le narici. Appoggiai le labbra sulla pelle morbida, calda, elettrica. Baciavo con reverenza, con desiderio, con quella voglia di sottomissione che mi faceva sentire vivo. Passai la lingua lungo la linea centrale, succhiavo leggermente, poggiando le mani sui suoi quadricipiti tesi mentre sentivo le sue mani affondare nei miei capelli non per forzarmi, ma per sentirmi, per ancorarsi a me.

«Ragazzo!» gemette, e la sua voce tremava. «La tua bocca... sei incredibile.»

Continuai a lavorare con la lingua, leccando, baciando, adorando quella parte di lui che mi era stata affidata. Poi sentii le sue mani spingermi delicatamente verso l'alto, verso il suo cazzo. «Ora» disse, quasi supplichevole. «Ora puoi succhiarmi il cazzo. Ma devi farmi venire: succhia fino alla fine e non sprecare niente.»

Presi il suo cazzo in mano, sentendolo pulsare sotto le dita. Lo guidai verso la bocca, aprendo le labbra, accogliendolo sulla mia lingua. Iniziai a succhiare con ritmo, con passione, sentendo il piacere di dare, di essere io a farlo impazzire, io a controllare il suo piacere pur essendo in ginocchio.

Lui si lasciò andare, le mani sulle mie spalle, i muscoli delle braccia, quei bicipiti tesi sotto la pelle cadente «Sto per venire» ansimò. «Non fermarti, per favore, non fermarti...»

Accelerai il ritmo, facendo scivolare la lingua lungo la vena pulsante sul lato inferiore del suo cazzo, quella linea dura che sentivo battere sotto la punta umida della mia lingua. Le mie labbra si stringevano attorno al glande, formando un anello umido e caldo che succhiava con forza ogni volta che risalivo, lasciando che la saliva colasse lungo l'asta per lubrificare il mio pompaggio. La mia lingua girava attorno al frenulo, accarezzandolo con movimenti circolari mentre le mie guance si riempivano del suo sapore salato, quel pre-sperma che sgorgava a ogni pressione delle mie labbra. Sentivo il cazzo gonfiarsi ancora di più nella mia boca, diventare più caldo, la pelle tesa come una membrana che voleva scoppiare, e io lo accoglievo, fino a sentire il glande premer contro il mio palato, la mia saliva che scendeva copiosa lungo il bastone per bagnargli le palle, mentre le mie labbra sfioravano la base e poi risalivano, stringendo, succhiando, leccando ogni millimetro di pelle che incontravano.Quando esplose, fu con un gemito roco che sembrava uscire dalle viscere. Mi riempì la bocca, e io ingoiai avidamente, continuando a succhiare, a massaggiare, a dargli ogni goccia di piacere che potevo strappargli.

Quando finì, rimase lì, afflosciato, il respiro affannoso, le mani ancora sulle mie spalle. Mi guardò con occhi lucidi, e vidi in quello sguardo non il dominatore o il possessore, ma un uomo che aveva condiviso con me un momento di intimità profonda.

«Vieni qui» disse, tirandomi su. Mi fece sedere sulle sue ginocchia, ancora nudo, ancora duro io stesso. «Toccati» mormorò. «Voglio vederti mentre ti masturbi.»

Obbedii, afferrando il mio cazzo con mano tremante. Iniziai a muovermi su e giù, lentamente, sentendo il suo sguardo assaporarmi il corpo mentre mi masturbavo davanti a lui, seduto sulle sue gambe. «Sei bellissimo» disse, le sue mani che accarezzavano le mie cosce. «Così bello...»

Aumentai il ritmo, il respiro affannoso, gli occhi chiusi per concentrarmi sulla sensazione. Fu allora che la sua voce, bassa e ferma, mi raggiunse: «Quando verrai, lo raccoglierai sulla tua mano. E lo berrai. Tutto. Non lasceremo che una goccia venga sprecata.»

Mi fermai di colpo, la mano immobile sul cazzo. Lo guardai, gli occhi spalancati, sentendo il desiderio crollare all'istante sotto il peso di quella prospettiva. «Non... non credo di riuscirci, zio» balbettai, sentendo il rossore salirmi alle guance. «Dopo che vengo non ne ho più voglia...»

Lui annuì, comprensivo, ma senza cedere. «Lo so» disse dolcemente, accarezzandomi la guancia con il dorso della mano. «Lo so che adesso ti sembra impossibile. Ma io non amo vedere lo sperma sprecato. Quindi abbiamo due opzioni.» Fece una pausa, i suoi occhi che scavavano nei miei. «O lo mangi tu, oppure lo mangio io.»

Il cuore mi si fermò. Lui, ingoiare il mio sperma? Quell'uomo che avevo adorato, che avevo servito in ginocchio, ridursi a leccare la mia sborra dal mio palmo perché io non ne avevo il coraggio? L'immagine mi fece impazzire: non potevo sopportare di vederlo umiliarsi così per colpa mia, per il mio rifiuto. Non potevo permetterlo.

«No» dissi rapidamente, riprendendo a masturbarmi con un'urgenza frenetica. «Lo faccio io.»

Mi mossi velocemente, voracemente, cercando di venire prima che il disgusto prendesse definitivamente il sopravvento. Lui mi guardava, le mani che mi accarezzavano la schiena, la testa, i capelli, incoraggiandomi con tocchi leggeri. «Bravo ragazzo» mormorò. «Così. Vieni per me.»

Quando l'orgasmo mi travolse, fu violento. Venni sulla mia mano, un fiotto caldo e denso che mi riempì il palmo. E poi, come sempre, il desiderio svanì all'istante, lasciando solo quel senso di ripugnanza crescente. Mi fermai, guardando la pozza bianca con disgusto, la mano che tremava.

«Ora» disse lui, la voce dolce ma implacabile. «Mangia.»

Chiusi gli occhi e portai la mano alla bocca, leccando velocemente, voracemente, cercando di finire prima di poter pensare. Il sapore era salato, amarognolo, viscoso. Non mi piaceva, anzi, lo detestavo in quel momento, ma continuai a leccare il palmo, a succhiarmi le dita, a ingoiare tutto ciò che avevo prodotto, mentre sentivo la sua mano sulla mia testa, accarezzarmi con una tenerezza che mi spezzava il cuore.

«Così, bravo» mormorò, le dita che scendevano a carezzarmi la guancia. «Hai fatto proprio bene.»

Non ero contento di quello che avevo appena fatto. Il sapore si arrampicava lungo la gola e sulla lingua, l'atto mi aveva umiliato in maniera definitiva, eppure, mentre ingoiavo l'ultima goccia e lui mi accarezzava con quella gratitudine silenziosa negli occhi, sentii una scossa di orgoglio. Ero riuscito a sopportare il disgusto per compiacere il suo desiderio, a essere quello che si degradava per evitare che lo facesse lui.
Mi sentivo sporco, in colpa e sbagliato: non ero contento ma, paradossalmente, ero felice.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per lo zio non ama gli sprechi:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni