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Lui & Lei

Spinta sul letto


di Membro VIP di Annunci69.it LucasFromParis
29.07.2025    |    706    |    0 6.0
"Sono fortunato ad averla nella mia vita: è leggerezza, allegria, coccole e sesso..."
"Ciao Lucas"

"Tutto bene??"

"Ti faccio un regalo"

"La Pantera vuole il tuo contatto"

Il messaggio arrivò senza preavviso. Ne fui sorpreso. A scrivermelo era un mio conoscente del mondo libertino: simpatico, vivace, lo avevo invitato anni prima a una delle feste nella tana del lupo. Una serata memorabile: Galatea e io avevamo selezionato solo coppie belle e giocose. Fu una notte di trasgressione, cominciata con il gioco della bottiglia e finita in una spettacolare orgia.

Il mio conoscente si presentò con un'amica che non avrei più dimenticato. Quando scesi ad accoglierli, sgranai gli occhi: un concentrato di erotismo. Sguardo magnetico, pelle setosa color cioccolato, corpo minuto e perfetto. Era la sua prima esperienza, incuriosita ma anche intimidita. Si sentiva troppo audace nel vestito che indossava; la rassicurai con un sorriso. Accanto a Galatea, il suo look era persino castigato.

Giselle, la Pantera, mi rimase impressa. Avevo giocato e mi ero divertito con tutte, ma lei mi era rimasta dentro. Galatea e io cercammo più volte di coinvolgerli in nuove situazioni: a lei piaceva lui quanto a me piaceva lei. Ma non combaciavano mai gli impegni. Poi, niente. Spariti. Mi rassegnai. Non si può sempre avere tutto.

Poi, all'improvviso, il regalo. Il contatto di Giselle. Non l'avevo chiesto, ma eccolo lì. Avevo solo una possibilità. Ma era abbastanza. Me la sarei giocata al meglio.

Iniziai a scriverle. Paradossalmente, conoscevo il suo corpo ma non lei. Avevo sentito la sua energia, ma volevo sapere chi fosse davvero. Non volevo solo scoparla. Volevo conoscerla. Capire se quella connessione fugace poteva diventare qualcosa di più.

Ma partì male. Mi disse che aveva chiesto il mio contatto per un'amica. Pensava che avesse bisogno di divertirsi e io potevo essere perfetto. Confuso, chiesi spiegazioni al suo amico, che mi rassicurò: "Con un po' di pazienza si scioglie". "È dolce, sensibile, di bei sentimenti". "Vedrai che vi troverete bene".

"Mah, sarà", pensai. Nessuna certezza.

Le schermaglie telefoniche continuarono per giorni. Riuscii a deviare i discorsi dalla sua misteriosa amica a lei. Avevo un indizio: se aveva pensato a me per qualcun'altra, forse aveva una buona opinione. Forse ero stato un buon amante. Lentamente, proposi un incontro. Giselle aveva un atteggiamento femminile che non incontravo da anni: il gioco del "sì, no, forse". Ormai frequento donne dirette, che sanno cosa vogliono. Questo era diverso: frasi non dette, silenzi da interpretare, segnali da cogliere. Ne sarei ancora stato capace?

Lei insisteva: non era interessata sessualmente. Mi voleva solo come amico. Io annuivo: "Certo, ti capisco benissimo". Ma dentro pensavo: "Ti metterei subito a novanta". Flirtavo appena, lei sorrideva, avanzava un passo e ne faceva due indietro. Era il vecchio gioco sociale: tutti e due sapevamo cosa volevamo, ma dovevamo fingere. Perché? Perché si fa così. Perché una donna che prende l'iniziativa ancora oggi si sente dire che vale meno. E l'uomo deve fingere indifferenza.

Ma Giselle giocava secondo quelle regole, e a me non restava che accettarle. Lo feci. Perché la volevo.

Il primo incontro saltò. Lo annullò il giorno prima, con una scusa qualsiasi. Rimasi calmo, ma dentro pensai: non la vedrò mai. Ogni uomo conosce questa trafila: annullamenti, silenzi, momenti complicati. E poi il nulla.

Invece no. Fissammo un nuovo incontro. Quando uscii di casa ero emozionato. Varcai la soglia del bar con il cuore in gola. Giselle era appena arrivata. Il suo sorriso caldo, il fascino dolce e carnale. Si era preparata, truccata, vestita sexy. Per me. Fu semplice riprendere il filo del discorso. Aveva ragione il mio amico: era facile entrare in sintonia con lei. La tensione erotica era nell'aria, come corrente viva. Ci baciammo. Dopo due anni, finalmente. Le sue labbra piene, gentili e avide. Baciava e mordicchiava. Dolce, ma con un lato selvaggio.

Lei insisteva nel suo copione dell'amicizia. Non voleva salire. Così la accompagnai verso la metro, ma sbagliai strada apposta. Finii sotto casa.

Esitò, protestò, disse ancora "non voglio fare nulla". Ma entrò. Baci, carezze. Eppure resisteva ancora. La guardai: capii. Non razionalmente, ma con certezza. Dovevo agire.

Eravamo sul bordo del letto. La spinsi. Gentile ma fermo. Cadde dove volevo. Non si rialzò. Lo sguardo cambiato: non più malizia, solo desiderio. Finalmente fuori dal gioco, eravamo due esseri umani nudi, autentici. Ancora oggi Giselle dice che non voleva fare sesso quella sera. Non le credo. E ci ridiamo su.

Ora non mi sarei più fermato. Le tolsi il vestito e la ammirai seminuda. Mi gettai su di lei come un lupo. Pelle contro pelle, gemiti, odori, piacere. Giselle ora era selvaggia e decisa. Mi prese in bocca con passione. Profonda, sicura, lasciava affondare tutto. La sua lingua rosa fra le labbra scure era uno spettacolo. Ma fu quando le entrai dentro che divampò.

Mi ero conquistato quel momento. Amo il sesso di gruppo, ma nulla batte il sesso in due. È lì che ti connetti davvero. Non rinuncerei mai a nessuno dei due: sono esperienze diverse, complementari.

Con lei era valsa la pena combattere. Quando mi salì sopra, fui spettatore della sua bellezza. Si muoveva con grazia, ondeggiava i fianchi. Giselle era 100% donna, energia pura e intensa. Nella mia tana si sentiva libera, fuori da giudizi. Sussurrava parole in portoghese: "delicia", "gostoso". L'accento esotico la rendeva ancora più erotica.

Tutto quello che avevo immaginato era vero: tra noi scorreva una corrente autentica. E oggi, conoscendola meglio, scopro che è ancora più bella dentro che fuori. Il suo cuore è grande quanto il suo corpo. Sono fortunato ad averla nella mia vita: è leggerezza, allegria, coccole e sesso. Trasgressione e complicità.

Andare con lei al club è un'esperienza unica.

Ma questa è un'altra storia.

Grazie di esserci, Giselle.
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