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Sorelle di seduzione


di Membro VIP di Annunci69.it LucasFromParis
29.07.2025    |    1.048    |    1 8.7
"La complicità con Jasmine, così si chiamava la ragazza, l’aveva trasformata ai miei occhi e le due erano completamente allineate..."
Due figure, due seducenti figure femminili si stagliavano nella penombra di un familiare dedalo fatto di corridoi, stanze, gabbie, anfratti e scale.
Si muovevano con leggerezza fra i corpi, gemiti e odore di sesso in quell’atmosfera unica che solo lì si poteva creare. Fra di loro scorreva invisibile una complicità femminile e una energia che avvertivo distintamente. Le due ragazze erano a caccia; osservavano le coppie assiepate lungo i muri e si rivolgevano a loro con la sfacciataggine che solo alle donne viene concessa. Uno sguardo, un sorriso, un invito cortese ma diretto e inequivocabile: “Ciao ragazzi, vi va di giocare con noi?”. Si stavano visibilmente divertendo in quel gioco di seduzione, pervase dall’eccitazione. Il loro divertimento le faceva quasi brillare nel buio di un’aura ammaliante. Snelle, minute, diverse eppure simili, vibravano come sorelle di trasgressione.

Era nata una magia.

Le due si guardavano attorno, curiosavano, toccavano. Avevano un obiettivo preciso. Un obiettivo che sembrava improvvisamente sparito, una coppia di ragazzi giovani e allegri, belli e decisi. La coppia perfetta da inserire in questa situazione allargata che le ragazze cercavano. Dov’erano?

Li vidi io per primo. Si stavano apprestando a giocare su un letto al centro della stanza, già circondati da singoli in attesa e speranzosi di partecipare al banchetto. Dovevamo agire subito! Le due ragazze si mossero, sicure. Non udii le loro parole, ma la seduzione che emanavano era tale che nessuno avrebbe potuto resistervi. Le nostre "prede" si alzarono fra la delusione dei presenti e raggiunsero la nostra piccola comitiva.
“Piacere, Nicolas e Silvia”.

Ci mettemmo in cerca di una stanza in cui giocare tutti assieme. Si unirono a noi anche Dario e la sua compagna, sbucati come per magia. "Gabbie" disponibili non ce n’erano. La serata LMO del Club Milano conosceva un successo crescente e la voglia di giocare, spesso assente in questi tempi, sembrava improvvisamente rifiorita. Infine optammo per una grande stanza dotata di un unico letto oversize. Non si poteva impedirne l’accesso ma concordammo di far eventualmente accedere solamente altre coppie. No singoli.

Eravamo tutti pronti ad aprire le danze.
Pronti e caldi.

Quella serata per me rivestiva una importanza speciale. Negli ultimi giorni fra me e Galatea si era operato un improvviso ribaltamento di ruoli. In linea generale io ero quello più attivo, sostenuto dal quello che la mia compagna definisce appropriatamente “appetito robusto” mentre lei era per così dire più “morigerata”. Pur disponendo, come qualsiasi bella donna, di un numero pressoché infinito di pretendenti, di inviti e di possibilità lei approfittava meno di quanto facessi io della libertà che ci offre il nostro status di coppia Eticamente Non Monogama e l’opportunità che abbiamo di vivere esperienze anche separatamente.

Di colpo le cose erano cambiate. Da un lato, il suo periodo di ferie le dava molta più energia e voglia, mentre dall’altro io ero più limitato da impegni settimanali pressanti e da week end che stavo dedicando sempre a mia figlia. La mia compagna aveva quindi inanellato una serie di esperienze: aveva organizzato una festa a casa sua con altre amiche (e da cui i compagni ufficiali erano rigorosamente esclusi, a vantaggio di una selezionata schiera di giovani aitanti e vivaci), era stata al club con un suo caro amico e incontrato diversi altri esponenti di quello che lei chiama “entourage”.
Senza ritegno e senza limitarsi si stava dando alla pazza gioia.

Come si dice: via il gatto i topi ballano.
Galatea stava ballando parecchio in queste settimane…

Confesso di aver fatto fatica; la libertà è una medicina che qualche volta ha un gusto difficile. Quella medicina, all’improvviso, mi era stata impartita in dosi abbondanti. Non avevo assolutamente nulla da rimproverarle, sia chiaro. Galatea si muoveva nel solco dei nostri accordi.

Non mi lamentai né protestai così come lei non lo aveva mai fatto con me. La relazione aperta richiede, fra le molte altre cose, trasparenza e dialogo: costante, empatico e onesto. Non le nascosi la fatica che stavo avvertendo e le emozioni che mi stavano attraversando. Le espressi i miei dubbi, i miei timori, i miei fantasmi. Galatea pareva stupita dalla mia reazione, faceva fatica a comprendermi. Però mi ascoltò, mi accolse. Accettò le mie paure e le dissipò. Avevo solamente bisogno di essere rassicurato.

Una coppia come la nostra è contemporaneamente più forte e più fragile delle altre. E’ quella che permette a noi di vivere in pienezza la vita, ma come una pianta ha bisogno di amore e manutenzione, confronto e sincerità.

No, Galatea non preferiva altri complici di gioco.

Sì, era con me che provava le emozioni più intense.

Sì, il suo “prediletto” restavo sempre io.

Sì, la dimensione del gioco restava forte nel nostro equilibrio.

No, non ero diventato “solo” il compagno di vita.

Quella sera avremmo avuto l’occasione di vivere concretamente tutto questo. Avvertii di nuovo la mia energia centrata e presente. La volevo, volevo il suo corpo, volevo riaffermare il mio ruolo e la mia presenza. Volevo farla prima di tutto godere, farla godere per poi metterci in gioco come coppia al club come non capitava, per i miei gusti, da troppo tempo.

Quando Galatea varcò la mia porta lei fui addosso come un lupo. Non si aspettava nulla di diverso, da quello che accadde. La baciai furiosamente senza quasi darle il tempo di respirare. Fu un attimo scoprire i suoi seni, leccarli. Fu un attimo voltarla faccia al muro, alzarle la gonna per stringere e sculacciare. Fu un attimo avvertirla già umida per me. E fu un attimo penetrarla un centimetro alla volta.

Galatea è stretta, il passaggio nella sua figa si conquista gradualmente, in equilibrio fra la bramosia e l’attenzione a non farle male. Quando si sciolse iniziai a muovermi con foga dentro di lei, anzi con “ferocia” per usare le sue parole.

Prima in piedi contro il muro, poi sulla chaise longue, offerta a quattro zampe mentre gli ultimi brandelli di vestito si sparpagliavano disordinatamente ovunque. Poi le afferrai i capelli per portarla a letto.

“Mostrami come hai cavalcato i tuoi amici in questi giorni”, la provocai in un insieme di emozioni dense e contrastanti. Non se lo fece ripetere. Come sapeva fare lei, come aveva fatto con altri in mia assenza, salì sopra di me e lo prese dentro per iniziare la danza selvaggia di cui ha il segreto. Potevo ammirarla nei suoi movimenti secchi e decisi. Bastava voltarmi sulla mia destra per osservarla allo specchio. Le afferravo con forza il culo per poi infilare viziosamente le dita nel buco; avvertivo distintamente il suo piacere colare, ne ero fradicio e ne non ne avevo mai abbastanza. Non volevo però venire, non volevo esaurire la mia carica. Volevo vivere il secondo tempo della serata: il tempo della caccia il tempo dell’orgia e dello scambio.

Giungemmo presto nel locale e salutammo i gestori. Eravamo "di casa" lì. Ci conoscevano. Galatea non aveva mai partecipato alla serata LMO del lunedì mentre io, confesso, vi ero stato il alcune occasioni con altre complici. Mi rendo anche conto che come poteva essere talvolta duro per me, anche per lei lo era stato in passato. Galatea è solida e centrata di, ma certo non impermeabile alle emozioni dure che la libertà può suscitare.

Il locale era ancora semivuoto e fra i presenti non vedevamo possibili coppie "appetibili" ma restavo fiducioso. Il fatto stesso di essere uscito con la mia donna al club dopo tanto tempo era un privilegio Salutammo un po’ di conoscenti, fra cui Dario e la sua compagna Debora, chiacchierammo e ci baciammo. Brindammo aspettando l’energia alzarsi. Un cambio di musica annunciò il divertimento che iniziava. Alcune coppie iniziarono ballare, molte ragazze si muovevano sensuali accendendo gli animi con le loro movenze e i loro outfit provocanti. Il gilet nero di Galatea scopriva il suo ventre asciutto e tonico. Dopo poco lo aprì lasciando intravvedere il suo bellissimo reggiseno trasparente. Ci guardavamo certamente attorno come lupi in caccia, ma eravamo anche profondamente connessi l’uno nell’altro.

Improvvisamente li vedemmo, anzi li notammo: Silvia e Nicolas. Giovani e belli, allegri e sfacciati. Pieni di energia. Vedemmo Dario e Debora, che evidentemente li conoscevano, avvicinarsi a loro. Restammo in osservazione. Il mio desiderio era che Galatea prendesse l’iniziativa e il ritmo della conoscenza. Avevo fiducia in lei.
Non mi disse “non ti preoccupare, ci penso io” ma il suo sguardo esprimeva esattamente lo stesso concetto.

E’ sempre molto difficile per me spiegare il “modo” in cui si creano le coppie di gioco. Può nascere una prima conoscenza al bancone del bar, in pista o direttamente nelle stanze del gioco. Qualche volta si parla, qualche altra basta uno sguardo e un cenno. Adoro quei momenti: tutto può succedere, o anche nulla. Dipende da una miriade di impalpabili fattori, equilibri sottili e sì, anche dal caso e dalla fortuna. Come una pallina da tennis che danza sulla rete. Da quale parte del campo cadrà?

La mia attenzione fu poi catturato e avvinto da una ragazza magnetica e sensuale. Occhi grandi come il deserto, capelli scuri. Un culo perfetto! Il suo viso era chiaramente maghrebino come ne avevo incrociati molti durante i miei anni parigini. Quello che mi attraeva maggiormente era il suo muoversi a ritmo della musica. A tratti assieme al ragazzo con cui era entrata, a tratti da sola. Emanava una sensualità potente e libera. Magnetica. Irresistibile.

Poco a poco si instaurò un dialogo di corpi fra la sconosciuta e Galatea. Il loro modo di ballare era diverso e si completava in modo armonico. Io stavo un passo indietro. Non ero il protagonista di quel momento e avevo solamente il privilegio di ammirare. Le due ragazze si sorridevano e si guardavano, una corrente misteriosa si era instaurata fra loro. Ogni tanto le vedevo parlottare fra loro all’orecchio, per poi ricominciare quella seduzione reciproca e morbida, quella seduzione al femminile che solamente le donne sono capaci di creare. I loro corpi si facevano progressivamente più vicini.

Sempre più vicini.

Nella crescente eccitazione le vidi, strusciarsi l'un l'altra lascive e finalmente baciarsi. Non esisteva più nulla intorno a me. Non sentivo niente, non vedevo nulla. Tutto ciò che le mie sensazioni riuscivano a mettere a fuoco era quel bacio. Spontaneo, leggero, scherzoso e complice. Fatale e irresistibile come una pallottola mortale. Io e l’altro ragazzo ci avvicinammo, l’intreccio dei corpi sulla pista divenne più audace e intenso. Potevo ora respirare il profumo della ragazza e osai sfiorarle la pelle nuda, morbida e delicata.

Le protagoniste erano loro due e avevano voglia di coinvolgerci in un gioco più forte e audace.

Avevano entrambe notato prima coppia, di cui ho parlato sopra, Silvia e Nicolas. Iniziò così quella ricerca giocosa. Io ero rapito dalla situazione: quella volta, per una volta non dovevo fare nulla, non dovevo decidere nulla, non dovevo dire nulla. Più spesso ero io quello che propone, seduce. Quello che organizza. Un ruolo che sento mio e che ricopro spesso con piacere.

Ma qualche volta, quanto è riposante e bello seguire invece di guidare?

Non avevo mai visto in tanti anni Galatea assumere quel ruolo di guida in modo così spontaneo e naturale. La complicità con Jasmine, così si chiamava la ragazza, l’aveva trasformata ai miei occhi e le due erano completamente allineate. Presi coscienza del mio privilegio. Presi ancora una volta coscienza della mia fortuna nell’avere una compagna così.
Così giusta. Così giusta per me.

Avevo il batticuore quando Silvia e Nicolas si presentarono a noi, a me e all’amico di Jasmine. Silvia era magnifica, giovanissima. Avvertii un brivido quando le labbra della ragazza mi sfiorarono la guancia. I due avevano accettato il nostro invito, anzi l’invito di Galatea e Jasmine. Avrebbero partecipato alla nostra orgia. Dario e Debora sbucarono come per magia e completarono quella formazione peccaminosa.
Passando ancora una volta sul corridoio, Galatea accarezzò sfrontata il petto muscoloso di un ragazzo— “Sei da solo?” “Sì…” “Che peccato...”

I vestiti volarono via come ali bruciate. In pochi istanti eravamo nudi, impastati di pelle e respiro. Tutti in ginocchio, gli uni davanti agli altri, ci baciavamo e ci toccavamo in un intreccio di mani, lingue, fianchi e sguardi. L’eccitazione era liquida, viva, dentro e attorno a noi. Un piccolo pubblico ci osservava. Ma non c’era esibizionismo: c’era solo partecipazione.

Il materasso dove ci eravamo riuniti a celebrare il nostro rito pagano era assai ampio. Eppure, come in un tacito accordo, eravamo stretti gli uni sugli altri solamente in un angolo, quello più distante dalla piccola folla di osservatori, quasi a rivendicare uno spazio "nostro". Trovai emozionante questa ricerca di fusione di corpo in cui tutti erano in contatto con tutti.

Mi lascia invadere dall' atmosfera, assaporando il momento. Galatea era lì, vicinissima. Mi sorrideva felice. Mi baciava. Mi accarezzava tutto il corpo assieme ad altre mani femminili.

Un'orgia non deve diventare una gara di ego e di prestazioni, ne sono convinto. Non ci devono essere gelosie né blocchi ma solo fluidità. Non dovevo "impormi" su nessuno ma solo trovare il mio spazio.

Lo trovai.

Debora fu la prima a prendermi in bocca. Lo fece inginocchiata, guardandomi dal basso, senza dire una parola. Sapeva quello che faceva: la sua lingua lavorava precisa, lenta e circolare. Mi prese tutto, fino in fondo, senza mai distogliere lo sguardo. Era un invito. Uno schiaffo gentile alla mia razionalità.

La voltai e la presi da dietro, spingendola piano ma con decisione. Era stretta, calda, bagnata come un frutto al sole. Mi incoraggiava ansimando, mentre io la prendevo con forza, con ritmo. Le mie mani le afferravano i fianchi e il suo culo danzava contro il mio bacino. Mi chiese di essere sculacciata. Glielo concessi. Con gusto.

Jasmine mi si avvicinò da dietro, strusciando i suoi seni sulla mia schiena. Mi girai, la presi per i fianchi e la baciai. Il suo sapore era intenso, speziato. La sdraiai e le aprii le gambe, accarezzandola piano, con rispetto e desiderio insieme. Le infilai due dita dentro, lentamente. Era caldissima. La baciai mentre la penetravo. Si contorceva piano, mi stringeva le braccia attorno al collo. Il calore dei corpi nudi era intenso, stavamo sudando copiosamente e la pelle scivolava sulla pelle rendendo il tutto ancora più erotico.

Poi la presi. Le sue cosce mi avvolsero. I nostri corpi si incastrarono come due pezzi pensati l’uno per l’altro. Lei gemeva piano, con voce bassa e costante, come un mantra. MI perdevo nei suoi occhi così grandi, profondi ed espressivi
Raggiunsi Silvia la più giovane, la più curiosa. Forse la più porca. Ma no, le ragazze erano tutte porche, ciascuna a suo modo. Ciascuna libera e selvaggia. Mi prese la mano e la portò sul suo seno. Lo baciai, glielo succhiai con lentezza. Mi voltai verso Galatea che mi sorrise, annuendo. “Falla godere”, mi diceva solo con gli occhi. E lo feci.
Penetrai Silvia, affondando piano per sentire la sua risposta. Era fluida, rilassata, si lasciava andare completamente. Mi voltava la testa per baciarmi mentre la prendevo. Le accarezzai la schiena, poi le afferrai i capelli. Le diedi ritmo. Lei lo prendeva tutto, come se fosse una danza provata mille volte.

Mi sentivo parte di un organismo più grande, di un’onda calda fatta di respiri, carne, piacere, libertà. I gemiti si mescolavano alla musica, i profumi a sudore. Tutto era intensamente presente. Il corpo di Jasmine su di me. Le dita di Silvia che toccavano. La bocca di Galatea sulle labbra di Debora.
Il tempo si sciolse. Non c’era prima. Non c’era dopo.

In tutto questo la mia compagna assunse un ruolo più defilato. Un ruolo quasi di cuckqueen che in genere non le appartiene. In parte era appagata dal piacere vissuto assieme a me a casa. Dall' altro voleva stare nella morbidezza più che nel sesso. Baciava, accarezzava, toccava e leccava. Aveva imparato nel tempo ad apprezzare lo spettacolo del suo compagno che scopava altre donne, amava vedere i miei fianchi e il mio culo che si muoveva sensuale fr le cosce di quelle ragazze. Era accanto a me, la sua presenza mi dava forza e mi rendeva consapevole della nostra unione.

Stavo scopando altre donne, belle e desiderabili, ma lei era al mio fianco. Sempre. Le piaceva guardarmi in questi momenti. Non ero solo.

Mi sentivo pieno, svuotato e centrato allo stesso tempo. Avevo goduto, sì. Ma avevo anche imparato. Che c’è un tempo per cedere e uno per attendere. Che la libertà vera non sta nel fare tutto, ma nel sapere quando farlo. E con chi.
E mentre le luci si spegnevano piano, e il locale tornava a respirare nel suo battito lento del dopo, capii che quella notte non era solo sesso. Era stata un atto di fiducia. Un rito. Una dichiarazione di esistenza e di amore.
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