COSTRETTO DAL CORSETTO
BLACKRELAX
La mistress gli afferrò la mano destra abbassandola al punto di legatura previsto dalla struttura e la bloccò saldamente impedendo così al suo nuovo sottomesso il movimento anche dell’ultimo arto ancora autonomo.
Completamente immobilizzato lo schiavetto compariva con indossate solo le mutandine a protezione dell’orgoglio, il suo corpo era stato saldamente vincolato a quella singolare grossa panca in legno massiccio appositamente ideata per il sesso.
Le polsiere obbligavano le sue braccia in avanti rispetto al tronco, inclinate verso il basso in una diagonale perfetta di quarantacinque gradi. Grosse corde ancorate al soffice pianale stringevano il torace di Francesco.
La struttura stessa della panca ne sollevava il bacino, imponendo al suo sedere una posizione rialzata che lo esponeva inerme e in bella vista rispetto al resto del corpo. A completare il bloccaggio, importanti cavigliere gli fissavano le gambe.
Quel giorno contrariamente a quanto si immaginava, non si sarebbe trattato della classica scopata con una padrona sprovveduta, completamente allo sbaraglio e dotata di un’accozzaglia di giocattoli erotici raccattati qua e là come nella maggior parte delle esperienze che aveva precedentemente sperimentato.
Alina non era una dominatrice qualsiasi: lei dominava, quasi per diritto di natura, persino la materia. Il suo sguardo intimoriva, i suoi silenzi intenzionali paralizzavano e la postura che assumeva soggiogava all’istante chiunque le stesse di fronte. Lei era l’autorità. Dal canto suo Francesco, con la tipica superficialità del veterano che la sa lunga, commise l’errore di sottovalutarla, senza minimamente accorgersi della differenza sostanziale rispetto alle altre in cui si era imbattuto.
Seminudo di fronte a lei, sebbene si trovasse in una posizione scomoda, ingannava il tempo ridacchiando con sfrontatezza, in attesa di quella che sarebbe stata, per modo di dire, la sua prima lezione.
Curiosi e vestiti in modo impeccabile, come se dovessero assistere a un'opera lirica, seduti su alcune sedie a pochi metri da lui c’erano Luca, Lucrezia e Samanta, rispettivamente il ragazzo di lei e le due migliori amiche di quella che si professava la padrona del sesso.
Alina abbasso a Francesco le mutandine davanti ai presenti, quel tanto che bastava a lasciargli i glutei in esposizione poi si mise dietro di lui e prese la frusta. Uno scenario già visto, lei gli avrebbe dato qualche frustatina e si sarebbe ostentata domina, questo pensiero balenava nella mente del suo schiavo. La prima scudisciata che gli arrivò in effetti fu dimostrativa, non troppo tremenda, Francesco sempre più sardonico ridacchiò come se la questione fosse cosa da poco conto.
Appagate da quella visione, invece le due amiche della mistress che mai avevano avuto l’onore ancora di assistere a uno spettacolino del genere erano euforiche e la implorarono con gli occhi di dargliene ancora a quello schiavetto impertinente, ma stavolta mettendoci più dedizione.
La seconda frustata che si infranse su Francesco fu micidiale: gli centrò le natiche in pieno con un’energia inaudita, facendolo contorcere in una smorfia. Francesco provò a fare forza con gli arti, ma i vincoli meccanici che si era volutamente fatto mettere ne annullavano ogni tentativo di movimento. Era un uomo completamente vulnerabile.
«AHH, MALEDETTA PUTTANA!» esclamò, ancora indomito. «SCOMMETTO CHE NON SEI STRETTA DI CULO!» proseguì di getto, con sfacciata impertinenza. L’uomo dal temperamento spavaldo aveva dimenticato che a una padrona si deve sempre deferenza e obbedienza assoluta, a maggior ragione se non si ha con lei una certa confidenza.
A quella palese dimostrazione d'irriverenza, Alina si sentì provocata e andò su tutte le furie. Decise di punirlo e addomesticarlo con dieci rigorose nerbate di fila. Quando la sequenza di frustate giunse al termine, Francesco rimase inerte sulla panca, ora molto più incline all’ubbidienza assoluta, piegato al volere della sua padrona.
Lucrezia e Samanta erano raggianti dopo quella dimostrazione di forza inflitta al sottomesso. Alina si avvicinò a Francesco e gli domandò con fare ironico se lui, a differenza sua, avesse il culo bello stretto. Ormai l’uomo aveva appreso che quella nuova domina era di un'altra pasta e iniziava a rispettarla sul serio.
«SÌ, MIA SIGNORA, SONO STRETTO MA SONO A SUA DISPOSIZIONE», rispose lui sommessamente.
«BENE, COSÌ TI SCOPERO MEGLIO!», replicò lei, ostentando un moto di autocompiacimento. Seppur ora risultasse addolcito, l'affronto di prima era stato comunque troppo.
Francesco non poteva cavarsela con così poco, se lo sarebbe inculato duramente davanti ai presenti. Alina, che indossava un corsetto nero in similpelle dotato di vistose fibbie, si fissò il dildo in vita. Un grosso cazzo di gomma, indossato dalla domina, si trovava ora a pochi centimetri dal sedere dello schiavetto.
Lucrezia e Samanta non stavano più nella pelle, non avevano mai visto una donna cavalcare e scoparsi attivamente un uomo. La domina per compassione lubrificò abbondantemente la punta di quel fallo artificiale, ma di certo non ci sarebbe andata leggera: lo doveva correggere ancora.
Con un perfetto movimento di bacino e una maestria fuori dal comune, si inserì con quell’affare dentro di lui, controllandolo a ogni penetrazione e facendolo gemere.
«SEI LA MIA TROIETTA!», lo redarguì lei, ricordandogli ad alta voce che da quel giorno l'avrebbe dominato come, dove e quando le fosse stato gradito. Piegato nel fisico e nello spirito, Francesco, preso da un piacere perverso, le promise assoluta riverenza e mai più negligenza.
Quando lo vide completamente asservito, decise di dargli qualche ultima spinta dentro per divertire ancora un poco le sue amiche; poi, ottenuto il suo rispetto, la domina terminò la sodomia.
«SUCCHIA IL CAZZO AL MIO RAGAZZO!» gli ordinò lei con tono imperturbabile, dopo averlo liberato dalla struttura.
Francesco, nudo e ormai ridotto a una totale sottomissione, si precipitò tra le cosce del fidanzato che già si era abbassato la zip dei pantaloni e iniziò a fargli servilmente un pompino fino a farlo venire.
Prostrato ai piedi del letto, dovette sottostare anche a quello che fu l’ultimo ordine di quel giorno: ora che aveva finito di succhiare il cazzo al tipo della padrona, avrebbe dovuto aspettare accovacciato lì in basso fino alla fine dei giochi, mentre gli altri finivano di farsi i loro porci comodi.
Luca, invece, si alzò dalla sedia con il membro ancora gocciolante sperma, si diresse verso la sua fidanzata Alina e, sfilatole il corsetto, le diede con la mano una poderosa sculacciata. Lui poteva. La spinse sopra il materasso del lettone e iniziò a scoparsela selvaggiamente. Francesco, dal pavimento, non riusciva a vederli, ma percepiva dal cigolio e dai gemiti di lei come Luca se la stesse prendendo di gusto.
Allo schiavo non era concesso guardare in alto: poteva solamente limitarsi a trastullarsi il pipino, ma sempre fissando il pavimento. Nonostante la testa bassa, con la coda dell’occhio Francesco riuscì a osservare poco distanti Lucrezia e Samanta che ci stavano dando dentro a loro volta, baciandosi in bocca.
Nel frattempo, sopra il letto c’era il caos più totale: il fidanzato di Alina in quel momento se la stava probabilmente anche inculando, a giudicare dalle urla sempre più forti di lei.
Un altro forte gemito appagato riecheggiò nella stanza. Era la domina: a gambe divaricate e completamente soddisfatta, si apprestava a ricevere un'altra dose di cazzo dal suo fidanzato, l’unico uomo a cui era concesso prendersela in quel modo così sfrontato.
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