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Gay & Bisex

Afffittacamere 6, Carlo racconta C


di xsea3
17.08.2025    |    3.241    |    8 9.4
"Il corpo inizia a vibrare, proprio come ha detto lui, la schiena si inarca, grido, gli occhi si girano..."
Carlo si gode un po’ il nostro pompino e i nostri cazzi che si strusciano sulle sue gambe, poi ci fa cambiare posizione, ci fa salire con le gambe verso la testiera del letto, così i nostri culetti sono a portata delle sue mani, inizia ad accarezzarli, mentre continuiamo a leccarlo piano e riprende il racconto.
"Inutile dire che il rimming divenne presto una routine, ma naturalmente Marco aveva delle idee chiare di ciò che voleva. Già il giorno successivo, dopo i compiti, mentre ero disteso a pancia in giù sul letto che gli succhiavo il cazzone, iniziò ad accarezzarmi il sedere. Ci mise poco a sfilarmi il cazzo di bocca e a gettarsi tra le mie chiappe, iniziando uno di quei suoi lavori di lingua. Si assicurò di portarmi vicino all’estasi, poi smise di botto e tornò davanti alla mia faccia.
Il suo pisellone era tutto umido di precum così mi misi a lapparlo adeguatamente.
«Mmmm sei bravissimo, ma mi manca il tuo culetto!» mi mormorò iniziando ad accarezzarlo.
Io ero talmente preso dal suo cazzone sugoso che non ci feci neanche caso, finché non sentii un dito violarmi. Diedi un grido, staccandomi di botto: «Che cazzo fai!?» protestai.
Ma lui, con un sorriso sconcio, si portò il dito al viso e lo annusò teatralmente: «Così sento davvero il tuo odore! Dentro è ancora più buono! Non ti ho mica fatto male! È entrato senza problemi!»
Oggettivamente non avevo sentito dolore, ma la sensazione era stata strana. Lui, imperterrito mi spinse il cazzo in faccia: «Dai continua! Se ti fa male me lo dici!» mi incitò.
Ero confuso ma, forse per abitudine, non esitai ad aprire la bocca e a riprendere quel palo pulsante tra le labbra. E lui ridiscese con la mano sul mio culo, lo accarezzò, massaggiò piano il buco e poi rientrò col medio. Io mugolai delle proteste, ma lui questa volta non lo tolse."
Mentre racconta, Carlo accarezza le nostre roselline, ancora umide di saliva e poi infila il medio. Sento che incontra il vibratore e lo spinge più a fondo. Gemo e Sasha fa lo stesso. I nostri sguardi si incontrano. Vedo la sua faccia sconvolta, deve essere lo specchio della mia. Le dita di Carlo si muovono insieme al suo racconto.
"Marco voleva proprio sditalinarmi. Infilò il dito bene a fondo e lo tenne fermo un attimo, poi iniziò a muovere il bacino, visto che io mi ero fermato e a ridarmi il ritmo del pompino. Quando io diligentemente ripresi il mio lavoro, iniziò a muovere il dito, prima su e giù, lentamente: «Senti come lo risucchi! È come se avessi un'altra bocca! Una per il cazzo e una per il dito!»
Protestai, ma le mie lamentele sembravano buffe con quell’arnese che mi riempiva la bocca.
Piano piano iniziò a ruotare il dito, a cambiare il ritmo delle spinte. Io ero smarrito, la sensazione di fastidio stava passando e restava qualcosa di strano, nuovo, piacevole.
Lui mi sorprese ancora, lasciandosi cadere sul fianco, poi mi prese le gambe e se le mise sotto le ascelle. In quel modo aveva pieno accesso al mio culetto, essendo un poco più alto di me. Fu tutto veloce e non ebbi modo di reagire, il suo cazzo restava bello duro nella mia bocca e lui, in quella posizione, con la testa tra le mie gambe, con una mano mi divaricò le natiche e poi si fiondò con la bocca sul mio buchetto. Riprese uno dei suoi rimming da paura, col mio cazzo duro che gli sbatteva sulla gola, ma presto rimise il dito.
Io mugolavo, ma non smettevo di succhiarlo e lui capì che mi ero arreso e avviò uno strano movimento. Il suo dito iniziò a palparmi dall’interno, premendo verso il pisello, mentre la sua lingua frullava sul buchetto. Il mento appoggiato al perineo sembrava sincronizzato con quei movimenti, premendomi piano un punto sensibile.
Non capivo cosa stesse facendo finché non lo sentii sospirare. Al contempo una specie di scossa percorse il mio corpo. Aveva trovato un punto dentro di me che sembrava un interruttore elettrico.
Lo sentii premere gentilmente, massaggiare, ruotare il dito, e iniziai a dare di matto. Il suo cazzo in bocca mi impediva di gridare, ma ero fuori di me. Una sensazione intensa, all’inizio quasi dolorosa, che man mano che continuava quell’incessante massaggio si faceva più languida, più piacevole, più folle.
Presto mi ricomposi, il piacere che mi stava dando era nuovo e sconvolgente e decisi di ricambiarlo e iniziai ad usare la lingua con tutta la mia maestria, leccando il frenulo mentre sbavavo saliva in abbondanza, succhiandogli la cappella con forza, agitando la lingua sull’uretra come per invitare lo sperma ad uscire.
Lui mi sorprese, estraendo il dito, ma subito dopo lo rinfilò, ma questa volta erano due. Il mio sederino era ormai dilatato, umido della sua saliva e credo di mie secrezioni e accolse il secondo intruso senza troppa resistenza. E divenne una gara. Più lui premeva, massaggiava, solleticava la mia prostata, più io succhiavo, leccavo, stringevo con le mani.
Vinse lui. Ad un certo punto sentii una specie di calore espandersi nella pancia. Ebbi paura, cercai di scostarmi, sputai il suo cazzo. Lo implorai di fermarsi, ma Marco sapeva cosa stava facendo. Non solo continuò, ma aggiunse energia. Improvvisamente esplose qualcosa. Il mio buchetto iniziò a contrarsi attorno alle sue dita, il perineo, che lui continuava a stimolare col mento, prese a pulsare, il mio cazzo iniziò a grondare precum, ma soprattutto, con mio terrore, il corpo iniziò a vibrare. Il fatto che lui mi tenesse fermo in qualche modo ampliò le sensazioni. Mi inarcai in un grido muto, mentre lui, finalmente, estraeva le dita di botto e si complimentava: «Bravo Carlo! Così, fammi vedere come gode un vero uomo!»
Mi ci volle un momento per riprendermi, ero affannato. Lui mi lasciò, si distese su di me e mi baciò.
Io ero sciolto, non sapevo cosa fosse successo, era stato troppo intenso e quel bacio mi faceva perdere il controllo.
Lo abbracciai, affondai le dita nei suoi capelli, che si stava facendo crescere, premetti il mio corpo su di lui. Lasciai che mi si rovesciasse addosso e che facesse ciò che voleva.
Quando sentii qualcosa di duro sulla mia rosellina, pensai ad un nuovo dito. Quando qualcosa di veramente grosso spinse, violando senza resistenze il mio buchetto tremante, sgranai gli occhi.
Ma lui continuava a baciarmi con passione. Le sue mani correvano sul mio corpo, erano dovunque.
Quando la cappella superò l’anello diedi un gemito nella sua bocca. Quando il palo cominciò ad affondare, i nostri sguardi si incontrarono. Io ero allibito. Lui mi guardava con tenerezza e sorrideva. Il suo cazzo affondò dentro di me centimetro dopo centimetro, senza dolore, ero troppo dilatato, bagnato, eccitato. Si fermò quando arrivò a quello che credevo fosse il fondo del mio culo.
«Cosa stai facendo?» domandai col briciolo di razionalità che mi era rimasta.
Marco mi accarezzò il viso con una tenerezza che non credevo possibile: «Facciamo l’amore!» mi sussurrò. «Come due amici del cuore».
Volevo elaborare quelle parole, ma la sua lingua mi leccò le labbra. Io le schiusi e lui iniziò a muoversi piano, come per saggiare il mio culetto.
Spalancai di nuovo gli occhi. Il massaggio che mi aveva fatto, credo, aveva risvegliato la prostata. Il suo enorme glande le strusciava contro, quasi sapesse esattamente dove andare. Mi sorpresi a pensare che percepivo perfettamente la forma del suo pisellone, duro, rigido e ben piantato dentro di me. Era una cosa da froci, pensai, nonostante i suoi discorsi sui migliori amici.
Lui lasciò la mia bocca e affondò la testa oltre la mia spalla, vicino all’orecchio: «Ora provo a muovermi!» mi sussurrò.
«No, Marco!» gemetti spaventato. Ma come in tutto quel giorno, non mi diede retta. Il suo bacino iniziò a oscillare. Sentivo quel palo muoversi dentro di me, sfiorarmi la prostata, riempirmi. Ed era bello. I suoi movimenti erano lenti e gentili, come se anche lui se la stesse godendo.
«Oddio, Carlo, che bello! Sei così stretto e caldo! Mi fai impazzire!» lo sentii sussurrare, prima che mi iniziasse a succhiare il lobo dell’orecchio.
E io non capii più nulla. Mi aggrappai alla sua schiena muscolosa, iniziai a gemere al ritmo delle sue spinte e mi sorpresi a volere di più. La sensazione era strana, tra il fastidio e il piacere e decisi che era piacere.
«Ti piace così?» mi chiese lui, che aveva iniziato a ruotare piano il bacino, facendo uscire quasi del tutto quella verga per poi riaffondandola.
Annuii, incapace di dire qualcosa, mentre mi resi conto che stavo sollevando spontaneamente il culo per facilitare i suoi affondi.
Poi lui si alzò, mi afferrò le gambe, le divaricò e cominciò a muoversi un po’ più velocemente, osservando ammirato il suo pistone che mi penetrava: «Cazzo Carlo! Sei spettacolare! Mi risucchi e ti stai bagnando meglio di una figa!»
Le sue parole mi facevano vergognare e al contempo mi inorgoglivano. Meglio di una figa? Ma lui una figa ce l’aveva, la sua Maria, una delle più belle della scuola, chiaramente.
Mentre pensavo questo lui mi sorrise: «Allunga le braccia!» Obbedii, ormai quel cazzo che mi stantuffava mi stava facendo godere, non mi interessava di altro.
Lui mi prese per i polsi e mi tirò verso di sé. Non opposi resistenza, con un colpo di addominali gli andai incontro. E gridai. Mentre le mie braccia gli finivano attorno al collo, il mio peso mi costringeva ad impalarmi su quel bastone. Quello che avevo creduto il fondo del mio culo resistette per un attimo alla spinta, poi, insieme al mio grido, si rilassò lasciando passare quella cappella turgida e dura, che violò il mio secondo buco e mi affondò dentro finché non sentii tutto quel cazzone avvolto dal mio corpo. Tremai. Non lo feci apposta: il mio sedere e le mie gambe iniziarono a tremare. Avevo gli occhi lucidi. Non avevo sentito vero dolore, ma neanche piacere, qualcosa di strano, mentre il mio pancino di quindicenne si scioglieva attorno a quel cazzo enorme e duro. Il mio viso era sul suo collo.
Lui con un braccio mi cinse i fianchi e l’altra mano finì sulla mia testa. Mi accarezzò dolcemente mentre io, spaventato, contraevo tutti i miei muscoli.
«Non combattere, piccolo, stiamo facendo l’amore! Mi stai facendo godere da matti, lascia che ti faccia impazzire, fidati, abbandonati!» mi sussurrò all’orecchio, prima di leccarlo.
Non sapevo dove avesse preso tutta quella maestria. Pensai di non essere il primo ragazzino che si concupiva e mi sorpresi di un moto di gelosia. Poi lui iniziò a succhiarmi l’orecchio e a scendere sul collo, a lambirmi la giugulare, e persi ogni cognizione di causa.
Il suo cazzo entrave dentro di me in profondità facendomi gemere. Mi stringevo a lui. Il mio corpo in sua balia, le gambe si mossero da sole, attorcigliandosi al suo bacino.
«Bravo, così!» mi sussurrò spingendomi indietro, sempre aggrappato alle sue spalle forti. Il cazzo andò ancora più a fondo. Non so come facesse a muoversi in quella posizione. Non erano grandi affondi, era più come se io mi strusciassi sul suo pube. E quel movimento continuava a toccare quel punto che aveva risvegliato. Gettai la testa indietro, sconvolto, e lui, con le mani sulle mie chiappe, sfruttando l’elasticità del materasso, iniziò a farmi saltare.
Improvvisamente sentii di nuovo quel calore nella pancia. Spalancai gli cocchi spaventato.
«Si, ti sento! Stai per venire ancora di culo! Senti come stringi! Vai, vai! Non ti trattenere! Esplodi, esplodi per me, piccolo!» gridò. C’era del desiderio nella sua voce, della voglia intensa.
Io avevo paura, ma non potei farci nulla. Improvvisamente le forze mi abbandonarono.
Lasciai il suo collo, caddi sulla schiena. Il mio bacino si muoveva verso di lui, aiutato dalle sue manone che mi tiravano a sé.
Buttai indietro gli occhi, cercai di respirare affannosamente per calmare quella strana sensazione, poi persi il controllo. Di nuovo il mio sedere iniziò a contrarsi, la mia schiena si inarcò mentre mi tremava tutto il corpo e fui travolto dall’orgasmo.
Lui mi lasciò fare, limitandosi ad ondeggiare il bacino. Questa volta durò di più. Non so quanto. Quando finalmente il mio corpo si rilassò, lui uscì da me.
Ero sconvolto. Non capivo più nulla. Non reagii mentre mi prendeva una gamba e me la girava. Finii sul fianco.
Lui si distese dietro di me.
Quando il suo palo duro mi affondò di nuovo dentro gemetti.
La sua mano mi afferrò il cazzo moscio e gocciolante.
«Adesso, piccolo, veniamo insieme, come due veri amici del cuore!» mi sussurrò.
Io ero spaventato. Potevo venire, ancora, dopo tutto questo?
Ma non ebbi tempo di pensare. Il suo corpo bollente e sudato era contro la mia schiena, mi impugnò il cazzo.
Io mi voltai verso di lui, per implorarlo di fermarsi e la sua lingua mi finì in bocca.
Poi iniziò a muoversi. Non c’era più calma, attenzione. Il movimento andò in crescendo, lo sentivo dentro, nella mia pancia. Il mio cazzo, stretto nella sua morsa divenne d’acciaio.
Sentii l’orgasmo conosciuto montare, cominciai a gemere nella sua bocca. Poi sborrai. La sborrata più intensa provata fino ad ora, con lunghi, potenti, densi fiotti. Il mio ano iniziò a contrarsi per il piacere.
Lui continuava a martellarrni.
«Oddio Marco, basta ti prego!» gemetti. Una volta eiaculato non credevo di poter sopportare oltre quelle spinte.
Con un colpo di reni si rovesciò su di me, mettendomi prono. In quella posizione il suo cazzo affondava completamente nel mio corpo.
Gemetti forte, la sua bocca arrivò di nuovo all’orecchio: «Non posso fermarmi, mi stai facendo impazzire, sto per venire, sto per venirti dentro, piccolo, sto per farti mio!»
Se fossi stato lucido, immagino quelle parole mi avrebbero agitato, ma in quel momento, sapere che io lo stavo facendo godere mi annebbiò il cervello. Nonostante il fastidio alzai i fianchi, spinsi contro di lui, cercai di contrarre il culetto, per quanto sfondato: «Si, vieni! Vieni! Scopami!» gridai senza freni, sentendomi porco e libero.
E questo evidentemente funzionò, perché lui gemette, mi cadde addosso, mi strinse a sé, come poteva in quella posizione ed eruttò. Sentii del caldo nella pancia, sentii che ogni spinta così forte era uno schizzo, sentii che in quel momento eravamo uniti. Sentii l’orgoglio di avergli dato piacere come ne avevo avuto io. Accolsi quello sperma dentro di me con voglia e godimento.
Poi lui restò fermo, accasciato su di me, col cazzo dentro che si smollava fino a uscire da solo.
Io ero sconvolto.
Alla fine scese, mi prese per una spalla e mi voltò a guardarlo.
«Grazie» mi sussurrò.
Io non sapevo cosa dire e lui mi abbracciò, cullandomi: «Sei stato bravissimo Carlo, ed è stato bellissimo Adesso siamo davvero due amici del cuore.»
E io non seppi che dire, così mi limitai ad abbracciare il suo corpo sudato e a stare lì. In fondo era vero, eravamo due amici molto intimi."
Le mani di Carlo sottolineano questo passaggio affondando due dita nei nostri buchetti e facendoci gemere più forte.
«Piaciuta la storia?» chiede.
Io annuisco. In realtà mi è più che piaciuta. Mi ha raccontato di sé e capisco che con me non ha fatto altro che replicare quello che ha provato lui. Si, mi ha costretto a tutto questo per pagare l’affitto, ma come Marco con lui, sempre in modo carino, sempre per farmi godere, come aveva detto all’inizio, non per farmi del male. E ora sono qui a succhiargli il cazzo col mio coinquilino, e le sue dita affondate dentro di me, a farmi capire bene cos’è un massaggio prostatico.
Non posso più fingere che questa situazione dipenda solo da lui. È chiaro che piace anche a me. Che sto godendo. Mentre lo penso, lui si alza, mi afferra i fianchi, mi sputa sul buco e affonda il suo cazzo.
Grido, sorpreso. Ho ancora quella cosa che vibra dentro di me. Infatti lui non entra tutto, solo metà. Affonda due volete, poi si tira indietro e senza troppa grazia afferra la protuberanza del vibratore e tira. Grido di nuovo mentre esce. Osservo l’oggetto rosa vibrare sul materasso.
Sasha mi si para davanti e mi bacia, proprio mentre il mio padrone di casa riaffonda dentro di me.
Grido ancora, e godo. Ora non voglio più negarlo. Il mio corpo reagisce, spinge verso di lui.
Lui mi prende per i fianchi, mi tira a sé. Non mi ha mai scopato così. C’è forza nei suoi movimenti, intensità. Si stende su di me, mi schiaccia sul materasso. Sasha mi guarda sorpreso. La lingua dell’uomo mi percorre l’orecchio: «Godi troia?» mi chiede.
Ma io mi sono arreso: «Si! Godo! Spaccami! Inculami! Fammi godere!» grido, ormai privo di controllo.
E poi succede. Sento quel calore nella pancia di cui ha parlato. Il suo cazzo, che lui muove in modo diverso, spingendo volutamente verso il basso, colpisce la mia prostata già martoriata dal giochino vibrante.
Io mi spavento, cerco di scappare.
«Dove vai? Troietta! Adesso sei mio, godi, ti ho detto! Godi!» mi urla Carlo, anche lui fuori controllo.
E io godo. Il corpo inizia a vibrare, proprio come ha detto lui, la schiena si inarca, grido, gli occhi si girano. Una scossa mi parte dal culo e mi attraversa la spina dorsale. Vengo, senza una goccia di sperma, vengo da dentro.
Lui non si ferma, mi solleva. Non deve dire nulla.
Mentre mi tiene premuto su di sé, spingendo come un forsennato e costringendomi a baciarlo, ancora sconvolto, Sasha afferra il mio cazzo, lo fa tornare duro e lo succhia.
Carlo sborra. Lo sento distintamente quel calore diverso che mi invade il corpo. Mugola tra le mie labbra, mi pizzica i capezzoli.
Non riesco a venire, forse l’abbiamo tirata troppo a lungo, penso, Ma lui, anche se ha già eiaculato, non si ferma, mi penetra, mi sfonda, spinge.
E finalmente erutto.
Sasha diligentemente succhia e ingoia, aspira.
Io tremo.
Carlo mi lascia e si sfila.
Cado riverso sul materasso. Mi trema ancora tutto il corpo.
Una sola domanda mi attraversa, potrò mai rinunciare a tutto questo?
Poi crollo e perdo coscienza.
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