Gay & Bisex
Affittacamere, 16. Intermezzo
23.08.2025 |
3.544 |
8
"Stacco il bacino, struscio la cappella su quel solco: quando sono diventato così porco? Mi passa per la testa un’idea da manga giapponese, che lo sperma di Carlo mi abbia corrotto da dentro, ..."
Quando mi risveglio sono tra le braccia di Sasha. Mi cinge da dietro, a cucchiaio. Sento il suo corpo bollente, il rumore del respiro pesante di chi dorme, il suo pisello moscio e umido adagiato contro la mia chiappa. Immagino umido per i suoi umori e per i miei, sento il culo tutto impiastricciato e la pelle che tira dove lo sperma denso e abbondante di Carlo si è seccato colando fuori.Di Carlo non c’è traccia. Siamo soli nel suo lettone, con le lenzuola sfatte su cui abbiamo scopato come forsennati e sulle quali io ho lasciato, assieme al mio sperma, ogni falsa resistenza. La stanza è calda e sa di sesso, sudore, passione.
Mi sfioro il cazzo moscio, quante volte son venuto questo pomeriggio? Sento il culetto un po’ gonfio, d'altronde l’ultima volta Carlo mi ha sventrato, con quel suo arnese duro e grosso.
Sasha si muove: «Sei sveglio?» mi sussurra.
Io mi limito ad annuire. Sono ancora immerso nel torpore, mi pare che parlare sia troppo faticoso.
«Tutto bene?» mi chiede, accarezzandomi il fianco.
Mi volto piano verso di lui, incontrando quegli occhi celesti e gentili, quasi irriconoscibili se paragonati agli sguardi di fuoco che ci siamo scambiati durante questo pomeriggio.
La sua mano scivola tra le mie natiche e mi sfiorano il buchetto: «Ti ha fatto male?» chiede preoccupato.
Mi scopro a ridacchiare: «Mi ha sfondato… se è quello che chiedi, ma mi è piaciuto…»
La faccia preoccupata diventa un sorriso malizioso: «Ho visto.»
«Dov’è?» inutile specificare a chi mi riferisco.
«In salotto, ha detto che aveva del lavoro da fare e che potevamo riposare un po’ prima di andare.»
«Gentile…»
«Bhe io non so come fa. Dopo che è venuto avevo paura fossi svenuto. Ti sei praticamente addormentato di colpo, sfinito. E lui invece era bello arzillo e soddisfatto. Si è sfilato quel vibratore rosa dal culo che ancora ronzava, mi ha sorriso, mi ha fatto segno di non fare rumore, si è appoggiato alla testiera del letto, mi ha fatto stendere in mezzo alle sue gambe e ha iniziato ad accarezzarmi mentre smanettava col telefono. Ho cercato di protestare, ma lui mi ha risposto che l’equità è importante a letto e che non potevo restare l’unico senza venire. Di colpo il vibratore è partito al massimo, lui mi ha infilato due dita nel culo e ha iniziato a smanettarmi. Sono venuto in trenta secondi, tra l’altro cercando di non fare rumore per non svegliarti. Si è leccato la mano e poi mi ha detto di restare qui con te finché non ti svegliavi e che poi potevamo fare una doccia! E lui è andato tutto contento di là…»
«Sarà questione di allenamento, se ha iniziato a quindici anni a scopare, chissà poi…»
«Bhe, ne ha fatto un mestiere…»
Mi giro nel suo abbraccio: «In che senso?» chiedo ingenuo.
Sasha sorride della mia purezza: «Non hai ancora capito? Crederai mica che possa vivere scopandosi gli ospiti senza fargli pagare l’affitto? Il palazzo è tutto suo, i suoi erano… o sono, non so se sono vivi, comunque molto ricchi. I due appartamenti all’ultimo piano li affitta a studenti, come l’altro su questo piano. Ma al piano terra affitta le camere ad ore, con intrattenimento incluso.»
Sgrano gli occhi realizzando che vivo sopra un bordello: «Ma scusa, si prostituisce?»
Il mio amico sorride di nuovo, è evidente che conosce bene il padrone di casa: «Ha iniziato così. Non che ne avesse bisogno, ma il sesso gli piaceva e avere qualche soldo in più gli permetteva di concedersi degli sfizi senza rendere conto ai suoi, ma oggi ha diversi ragazzi che lavorano per lui. Studenti come noi che arrotondano.»
«Come sai tutte queste cose?»
Lui si alza: «Facciamo la doccia?» mi chiede.
Annuisco.
Mentre siamo sotto l’acqua riprende il discorso: «Carlo non è solo bravo a letto, io lo trovo una bella persona. Ricordi che ti ho detto che ci ho scopato un paio di volte? Alla seconda abbiamo parlato e mi ha raccontato un po’ di cose.»
«Quindi sai come è andata con Marco?»
Sasha sorride insaponandomi: «Non è stato tanto Marco, la questione…» dice evasivo.
Vorrei replicare, ma si gira offrendomi la schiena.
Passo il sapone su quella pelle chiara e tonica, indugio sul sedere tondo, accarezzo la rosellina morbida.
«Anche dentro, per favore», mugola.
Alzo gli occhi al cielo, mentre infilo il medio, con delicatezza. Effettivamente anche lui si è preso la sua dose di sborra. Cerco di insaponarlo bene.
Poi mi volto e mi offro a lui. Per fortuna è delicato, il mio buchino è stato ben martoriato da Carlo.
«Brucia?» mi chiede, sentendomi irrigidire.
«Mi da un po’ di fastidio», ammetto.
«Ti credo, l’ultimo giro Carlo non ha avuto pietà, era fuori di sé!»
«Già, però almeno ho provato l’orgasmo di culo, è una roba stranissima!»
«Vero? È una questione di tanti fattori, quanto è ben messo e resistente il partner, se sa colpirti la prostata, se sei bello eccitato… ma anche di allenamento.»
«Allenamento?» chiedo mentre ci sciacquiamo.
Ci stiamo asciugando mentre lui annuisce: «A me è successo la prima volta per sbaglio, sempre con mio zio, l’estate seguente quella che ti ho raccontato. Ho preso una paura quando ha iniziato a montarmi quella sensazione strana… Ma zio Nicolaj sapeva cosa stava succedendo e mi ha portato fino in fondo. E dopo i vari complimenti, mi ha spiegato che non è una cosa facile e che bisogna imparare a riconoscerla e alimentarla. Imparare a stimolare la prostata perché reagisca, imparare a lasciarsi andare, a indirizzare le spinte… Insomma è una figata, ma mica così scontata!»
Ci avviamo verso il salotto: «E tu ti sei allenato?»
Si stringe nelle spalle: «In realtà non proprio, diciamo che mio zio quando ha visto che potevo venire di culo ne ha fatto un po’ il suo obiettivo. Poi mi sono messo con la mia ragazza e per un paio di anni non ho più toccato un uomo né il mio buchetto: lei non era dell’idea che fosse luogo da considerare in un maschio.» Alza gli occhi al cielo mentre entriamo in salotto.
Carlo è seduto sul divano con il telefono in una mano e una penna nell’altra: una grossa agenda sulle gambe incrociate nasconde il suo cazzone moscio. È ancora tutto nudo. Un attore da cinema che prende appuntamenti. «No, mi spiace, Gianni e Paolo non possono a quell’ora, sono a lezione… Mmm, volevi per forza una cosa a tre? Ah ok… Guarda, che ne dici di Stefano? È un bel puledrino. Si, avrei anche qualche novità ma ci sto ancora lavorando… Ok, allora segno domani alle 11.00. Perfetto. Solita tariffa. Suoni all’appartamento B1 e poi lasci il quantum nel solito posto. Ok, Perfetto. Ciao!» L’uomo riattacca e ci guarda mentre stiamo recuperando i nostri vestiti ancora sparpagliati a terra, vicino all’ingresso. «Come stanno i miei micetti? Riposato bene? Volete una birra?»
Io e Sasha ci guardiamo e scuotiamo all’unisono il capo, adesso ho voglia di andare su e starmene un po’ tranquillo. Devo metabolizzare il pomeriggio e anche sta storia del bordello!
«Un bacio a papà prima di andare!» comanda l’uomo, scostando l’agenda, aprendo le braccia e offrendo lo spettacolo del suo corpo scuro e statuario.
Io e Sasha ci avviciniamo diligenti, lui fa per scoccagli un bacio sulle labbra, ma naturalmente il padrone di casa lo tiene per la nuca e guizza fuori la lingua. Nel mentre attira anche me in un bacio a tre. Quando ci separiamo scivola con la manona sul mio sedere e mi stringe una chiappa: «Sei stato molto bravo oggi! Ti regalo una settimana di affitto!» mi mormora.
Io sorrido, sentendomi un idiota per come il complimento mi gratifica.
Lui si fa serio: «Però, cucciolo, adesso bisognerà cominciare a fare sul serio. Ormai sei aperto, hai capito che ti piace, ti toccherà guadagnare la settimana lavorando per me.»
Io sgrano gli occhi, sento lo sguardo di Sasha preoccupato sul viso.
«Che vuoi dire?» balbetto.
«Possiamo scopare quando vuoi per il piacere, sei proprio il mio genere, però qui i ragazzi lavorano. Una scopata alla settimana per i miei clienti e ti paghi la stanza. Se poi vuoi arrotondare, non hai che da dirlo…»
Io sono sotto shock.
Come sempre Carlo lo capisce. Mi tira vicino a sé, mi accarezza una guancia e mi da un bacetto sulla punta del naso: «Pensaci con clama, cucciolo. Voglio che tu sappia le regole però. Questo non è un bordellaccio da troie! I miei clienti sono tutti ricchi, della buona società, con il vizietto per i maschietti che non deve essere assolutamente reso noto. La prima regola è la discrezione. In camera tutto è lecito, tranne la violenza, naturalmente, ma fuori di qui non vi siete mai visti. La casa prevede sesso senza guanto, pertanto i miei ragazzi fanno il test ogni settimana, pago io, ho un infermiera che mi scopo in cambio del servizio a domicilio. Stesso vale per i clienti. Super controllati e selezionati. Anche perché se uno fa il furbo lo rovino.»
Io ascolto tra e sue braccia quel discorso e ho il cervello in pappa: «Io non credo di poter…»
Lui sorride e mi tacita mettendomi un dito sulle labbra: «Non devi rispondere ora. Hai due settimane per pensarci. In linea generale, siccome l’obbiettivo per i clienti è di passare del tempo di qualità, tendenzialmente cerco di far coincidere i loro gusti con quelli delle mie troiette. Senza tirare troppo la corda, se uno proprio proprio non ti piace, non se ne fa niente. Ma sono più o meno tutti non male, in fondo sono persone ricche e curate, magari con qualche fantasia, ma a quello ci arriviamo.»
Io lo fisso come un cerbiatto davanti alla canna del fucile e lui scoppia ridere e mi scompiglia i capelli: «Ti ricordi di Gianni? Quello che abbiamo incontrato quella sera al bar?»
Annuisco arrossendo al ricordo di quella stravagante uscita, con un plug nel culo, costretto a smanettare Carlo sotto il tavolo. E ricordo quel suo amico.
«Bene, lui è da quella sera che mi tormenta! Gli sei piaciuto un sacco. E sì che non ti ha neanche visto quel bel culetto di burro! Se decidi di continuare a pagare l’affitto così, lui sarà il tuo primo cliente. Per svezzarti facciamo una cosa a tre, così ti istruisco…» Mi scocca un bacetto sulla bocca, poi mi spinge via e mi da una gentile pacca sul culo: «Sasha, vedi di prenderti cura del mio micetto! Lo voglio in forma e disponibile!» grida mentre io praticamente fuggo dall’appartamento.
Sto rimestando una farfalla al pomodoro nel piatto quando Sasha da un sospiro e chiede: «Ne vuoi parlare?»
Alzo gli occhi dal piatto e incontro i suoi, dall’altra parte del piccolo tavolo della cucina: «E cosa c’è da dire? Mi ha chiesto di diventare una puttana!»
«Trovi sia molto diverso da ora?» chiede.
Alzo lo sguardo incazzato come una biscia: come può dire una cosa simile? Una cosa così… vera. Di fatto sto già facendo la puttana.
Lui allunga una mano sul tavolo e sfiora la mia, che scosto in malo modo: «Dai Lory, non fare così, sai che io non ti giudico. Alla fine se col lavoro di babysitter ingrani, non hai bisogno di pagare in natura la stanza…»
Alzo gli occhi al cielo: «Dovrei lavorare tutte le sere o i pomeriggi per pagare la stanza e mantenermi!» Mi è passata la fame.
Lui, che ha divorato la sua pasta mentre io mi gingillavo in silenzio con la mia, si alza e si viene a sedere vicino a me, mi prende per le spalle e mi tira a sé: «Dai Lorenzo, non fare così! Intanto, come ha detto Carlo, hai due settimane per pensarci, poi hai sentito cosa ti ha detto dei clienti.»
Mi viene da piangere. Affondo il viso nella sua spalla e lui mi accarezza. Mi consolo in quell’abbraccio e mi chiedo se sto diventando completamente frocio.
«Ascolta, Gianni e Paolo lavorano per Carlo da prima che io arrivassi qui. Puoi chiedere a loro consiglio.»
Sollevo la testa di scatto. Gianni e Paolo, i nostri coinquilini sempre in giro a fare festa. Era di loro che Carlo parlava al telefono. Sono allibito. «Scusa, tu lo sapevi e non mi hai detto nulla!?»
«Cosa c’era da dire? Sono una coppia, stanno insieme dal liceo. Sai che non sono mai in casa, ci ho parlato un po’ appena arrivato. Scopano tra di loro e poi, ho scoperto, per Carlo. Loro sono entusiasti, dicono che i clienti sono tutti decenti e che pagano bene. Il che deve essere vero, vedi che vita fanno!»
«Se ti piace tanto la loro baldoria, potresti dar via il culo anche tu!» gli rispondo stizzito.
Lui si stringe nelle spalle serio: «Ci ho fatto un pensierino, un paio di volte, ma alla fine io sto bene in casa, non sono festaiolo, lo hai visto. Con quello che mi danno i miei combino senza problemi!»
Mi alzo, si lo so che lui è ricco e io un poveraccio, e dunque?
Mi avvio verso la mia stanza sconsolato e lui mi raggiunge in corridoio, mi prende per un polso e mi costringe a guardarlo: «Non fare così, io ti voglio bene, non sono il tuo nemico, sto cercando di aiutarti e sostenerti!»
Sento le lacrime salirmi agli occhi e lui mi abbraccia.
Sono io a cercare la sua bocca. Ho bisogno di un sostegno che le parole non possono darmi.
Ci baciamo lì nel corridoio. Mentre le mie mani si aggrappano alla sua schiena, me lo chiedo di nuovo: sono gay? Mi sono innamorato del mio amico oltre che del cazzo?
Ma la risposta è no. Non lo amo. Non in quel senso. Ma gli voglio bene e lascio che mi prenda per mano e mi porti in camera sua.
Non ci sono mai stato. È ordinata e pulita. Gemella della mia.
Lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia di nuovo, piano. Poi afferra il bordo della mia felpa e la tira in su.
Lo fermo: «Sasha, sono stanco!» protesto.
Lui sorride, sfilandomi la maglia e poi procedendo con la maglietta: «Lo so. Non dobbiamo fare nulla, il pomeriggio è stato intenso. Adesso ti spoglio, poi ti distendi sul letto e ti faccio un massaggio e poi, se vuoi, ci facciamo due coccole, dormiamo un po’ e lasciamo questi pensieri a domani.»
Mi sembra di essere tornato bambino, mentre lui mi cala pantaloni e mutande, mi aiuta a sfilarmi e poi mi libera anche dei calzini. Poi gentilmente mi spinge verso il suo letto. Mi stendo a pancia in giù. Lo sento armeggiare, e tengo la testa girata verso il muro mentre riconosco il suo odore sulle lenzuola.
Dopo poco sento qualcosa di scivoloso sulla schiena, subito seguito dalle sue mani, forse un po’ fresche, che iniziano ad accarezzarmi. La sua gamba nuda sfiora la mia. Immagino si sia tolto tutto anche lui.
Giro la testa mentre lui inizia a massaggiarmi la nuca e mi trovo il suo pisello moscio davanti, che spunta dai peli del pube, poco più scuri dei suoi capelli.
Mi scopro ad ispirare, quasi volessi sentire l’odore. Ma la stanza è permeata dall’aroma fruttato dell’olio che sta usando su di me.
Lui si sposta, sale su di me a cavalcioni e inizia a massaggiarmi la schiena. E io mi sciolgo. A tratti mi addormento. Non so quanto vada avanti. Scende sul sedere, lo massaggia anche nel solco, sfiorando la rosellina e dandomi dei leggeri brividi. Arriva alle gambe, ai polpacci, ai piedi: ma dove avrà imparato?
Poi mi aiuta a girarmi, sale di nuovo a cavalcioni. Il mio cazzo moscio tra le sue chiappe, il suo adagiato sul mio ombelico, mentre si cura dei miei pettorali, dei miei capezzoli e giù, sulla pancia, inguine, gambe.
Di nuovo mi addormento a tratti, sono diventato come burro fuso. Quando le sue mani mi sfiorano il cazzo, ungendo anche quello, non ho reazioni.
Infine si ferma.
Io sospiro.
«Meglio?» chiede.
Io annuisco, non posso fare altro.
Si distende accanto a me e tira su una coperta. Spero di non ungergliela, ma credo che la mia pelle, dopo tutti quei massaggi, abbia assorbito ogni traccia dell’olio. Profumo come un cesto di frutta, sono tutto caldo e morbido.
Sasha capisce che non sono in grado di proferire parola. Si gira sul fianco, dandomi la schiena: «Dormi un po’», mi sussurra.
Sorrido e mi rendo conto del mio egoismo.
Rotolo sul fianco, lo abbraccio da dietro, gli scocco un bacio sulla nuca: «Grazie», sussurro.
Lui mugola aggiustandosi nel mio abbraccio. Infilo il braccio sotto il cuscino su cui poggiamo la testa e mi addormento con il naso tra i suoi capelli.
Non so quanto ho dormito, ma deve essere tanto, perché la luce è spenta e il silenzio regna sovrano. Volto la testa in cerca di una sveglia e la trovo sul comodino, di quelle digitali e illuminate che spara la luce azzurrina dei numeri tutto attorno: le 4.37.
Mi rigiro, il mio amico si agita, i miei movimenti lo devono aver infastidito. Si muove sul fianco per trovare la posizione, spingendo quelle chiappe sode contro il mio pisello.
La reazione è talmente immediata da lasciare sorpreso anche me.
Mi ritrovo col cazzo duro nel suo solco sudato. Siamo in due sotto questa coperta, i nostri corpi sono umidi e la mia pelle si appiccica a quella della sua schiena.
Non so cosa fare, col cazzo d’acciaio. Il mio bacino si muove da solo, con piccoli movimenti. Lo abbraccio, è come se lo cullassi, mentre struscio il mio pisello rigido su di lui.
Non resisto, allungo una mano, sfioro il suo membro e lo trovo barzotto.
Lui mormora qualcosa in russo, credo di riconoscere il nome dello zio. Mi sento un verme, perché al ricordo di quel racconto il cazzo mi si indurisce, se possibile, ancora di più. L’immagine di Sasha, steso sul fianco, con lo zio che lo istruisce sul sesso mi brucia di eccitazione. Sono io al posto dello zio ora!
Non so cosa fare, mentre il pisello del mio amico prende consistenza tra le mie dita. Stacco il bacino, struscio la cappella su quel solco: quando sono diventato così porco? Mi passa per la testa un’idea da manga giapponese, che lo sperma di Carlo mi abbia corrotto da dentro, rendendomi porcello come lui.
Mi metto tre dita in bocca e mi bagno la cappella, spargendo gocce di presperma su di essa e lubrificandomi l’asta, poi punto il pisello tra le cosce del mio amico. Mi sento un mostro. Ma la saliva e il sudore fanno il loro lavoro. Sento la pelle bollente delle cosce aprirsi al mio passaggio e la punta del mio pisello sfiorare il perineo.
Improvvisamente mi rendo conto che potrei venire in pochi colpi, tanto sono eccitato. Magari lui non si accorge di nulla.
Poi torno in me, se sborro in quella posizione gli lavo tutto il davanti. Cosa dirà domani, quando capirà cos’è successo?
E poi lo sto praticamente violentando. Lui è stato così carino e io gioco col suo corpo senza il suo consenso.
Lui si muove nel sonno, stringe le gambe, spinge il bacino contro il mio, oscilla piano portando il suo cazzo, nella mia mano, alla durezza della vera eccitazione.
Basta comportarsi da stronzo, mi dico, mentre il cervello mi sembra annebbiato dalla voglia di affondare dentro di lui. Respiro per calmarmi, mollo il suo pisello.
Lui mugola di nuovo e si sistema, muovendo le gambe e sfregando il mio uccello in mezzo a loro.
Oddio, impazzisco, penso. E non resisto. Affondo la faccia nel collo del ragazzo, facendomi largo tra i suoi capelli biondi e sudati, ispirando l’odore salato della pelle umida, lo bacio sulla giugulare, e poi apro e labbra Mi sento un vampiro. Lo stringo a me mentre gli faccio un succhiotto. Lui si sveglia confuso: «Ma cosa…?»
Arrivo al suo orecchio, mentre con una mano continuo a stringergli l’uccello e con quella che era sotto il cuscino scivolo a fatica fino ad arrivare ad un capezzolo che pizzico dolcemente: «Sasha!» ansimo.
Lui si sveglia sorpreso, forse anche seccato che ho interrotto il suo sonno: «Cosa ti prende?» chiede.
Non riesco a interpretare il suo tono, si è mosso così che il mio braccio sotto di lui possa arrivare al capezzolo senza essere tutti e due scomodi.
«Sasha, scusami io… ti voglio. Ho voglia di scoparti! Ora!» di nuovo mi chiedo se sono posseduto da Carlo.
Lui mugola: «Sei un porco!»
Arrossisco, gli lascio il cazzo, mi scosto vergognandomi di me.
E la sua mano mi afferra il cazzo con decisione, strappandomi un gemito: «Allargami il culo con le dita, maialino» sussurra.
Credo di impazzire, mi infilo due dita in bocca, cerco la sua rosellina: la trovo umida di sudore, rilassata. La accarezzo e infilo l’indice. Sasha geme nel cuscino e al contempo mi stringe il cazzo. Infilo il secondo dito senza esitare. Li muovo come posso in quella posizione scomoda.
Lui si volta, liberandosi. La sua lingua mi invade la bocca, mi tira su di sè. I nostri cazzi duri si strusciano, lo voglio scopare fino a farlo implorare pietà, mi sorprendo a pensare.
«Dammelo in bocca», ansima, eccitato quanto me.
Mi arrampico verso la testiera del letto a cavalcioni su di lui, la lingua guizza attorno alla cappella, ma siamo scomodi. Mi metto di lato e lui gira la testa e, mentre con una mano mi sega, con la bocca mi ingoia il cazzo. Sono così eccitato e duro che mi fa quasi male. Nella luce azzurrina della sveglia osservo il suo corpo supino, con la pelle che ora ha il colore dei puffi, a causa di quanto riflette, col suo biancore, la luce della sveglia. Il cazzo è teso sulla pancia, le gambe muscolose sono sollevate, perché la troietta ha una mano infilata in mezzo, oltre le palle, che si tocca il buco.
Mi protendo, gliela sposto in malo modo. Lui mugola una protesta e poi geme, trovandosi due delle mie dita al posto delle sue.
Andiamo avanti per poco, io non mentivo: lo voglio scopare come non ho mai desiderato nulla!
Gli sfilo il cazzo di bocca, torno sul fianco, lo spingo a rotolare nella stessa posizione: «Adesso sei mio!» gli sussurro puntando la cappella tra le sue mele.
Lo sento rabbrividire, con la mano mi prende il cazzo e lo indirizza al forellino: «Fai… fai piano Lory.» sussurra, deve essersi accorto di quanto sono infoiato.
Voglio essere gentile, è il mio amico, gli voglio bene. Ma quando sento il buchino umido baciare il glande e dilatarsi, probabilmente perché lui lo sta spingendo in fuori, non riesco a resistere.
Spingo. L’anello cede. Sasha non è un verginello. Il cazzo affonda. Sento le pareti del suo retto, squagliarsi.
«Piano… Oh Cazoooooooo!» grida nel cuscino ma non credo di dolore, quanto di sorpresa. Si è aperto senza problemi.
Lo capisco perché non scappa, ma preme il culo contro di me.
Arrivo in fondo, sospiro, e inizio a muovermi. Cerco di fare piano, anche perché la posizione non permette troppi movimenti. Gli afferro una gamba tornita e la sollevo, per entrare meglio.
Lui ha la testa sulla mia spalla ora, mi afferra una mano e se la porta alla bocca perché gliela tappi.
Obbedisco e, finalmente libero, lui inizia a gemere e io a stantuffare. Sento l’ano aprirsi, bagnarsi, rilassarsi. A breve oltre al rumore del mio pube che sbatte sul suo sedere, la stanza è pervasa dai suoi mugolii soffocati, dal mio respiro affannoso e dal rumore sciacquante del mio cazzo che va e viene nel suo buchetto accogliente.
Ad un certo punto lo mollo. Un colpo di reni e lo rovescio a pancia in sotto.
Sono sopra di lui, il mio cazzo affonda ancora di più. Lui grida nel cuscino. Io ho la testa accanto alla sua: «Cazzo Sasha, sei splendido, amo il tuo culo! Amo il tuo culo!» rantolo incontrollato.
Poi lo abbraccio, voglio sentirlo tutto, voglio arrivargli col cazzo fino al cuore, voglio la sua schiena premuta contro la mia pancia, le sue spalle sul mio petto.
Lui si volta, si torce, riusciamo a baciarci.
Inizia a contrarre il culo, non so come faccia.
Il cazzo mi esplode.
Lo tiro su a pecora, do due colpi. Non vorrei finire di già ma sono troppo eccitato, so che presto esploderò.
Scendo sui talloni tirandolo con me, lo abbraccio da dietro facendolo sollevare, siamo inginocchiati sul letto uno dentro l’atro. Così riesco a baciarlo meglio e soprattutto a prendergli il cazzo.
Lo trovo moscio, ma imbrattato di precum.
Glielo sego, lui riprende quelle contrazioni. Mi riporta una mano alla bocca e io lo accontento.
Lui geme e poi esplode. Schizza potente nella mia mano, contrae lo sfintere, trema di piacere.
E finalmente esplodo anche io inondandogli la pancia del mio seme. Ancora qualche colpo gentile, poi gli mollo il cazzo.
Lui si lascia cadere sul letto e io lo seguo, ancora dentro di lui, disteso su di lui.
«Scusa», mormoro.
Lui oscilla il bacino e il mio pisello sguscia lentamente fuori: «Per cosa?»
«Averti svegliato, non aver fatto piano… io non so cosa mi abbia preso.»
Lui si volta, finiamo sul fianco uno davanti all’altro: «A me è piaciuto!» sussurra.
E ci baciamo. Poi lui si volta, si accuchiaia a me, mi prende un braccio, tirandoselo davanti, per essere abbracciato e sussurra: «Notte notte.»
Io sorrido, affondo il viso nel suo collo sudato, godo del contatto umido del mio uccello e del suo buchetto ancora rovente.
Che cosa sono diventato? Mi chiedo mentre scivolo nel sonno soddisfatto e appagato.
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