Gay & Bisex
Libero
Nobilis69
16.10.2025 |
6.669 |
9
"Succhiò il cazzo a Juri, gli leccò il culo, i capezzoli e tutto il leccabile, compresi i piedi..."
"Anche oggi tutto uguale" pensava Libero mentre andava al lavoro. Si era alzato presto come al solito, aveva fatto colazione come al solito, si era fatto la barba e la doccia come al solito, aveva salutato sua moglie come al solito, aveva portato fuori il cane come al solito e poi aveva preso la macchina per andare in ufficio. Come al solito.
Ad onta del suo nome lui non si sentiva affatto libero. Anzi si sentiva piuttosto prigioniero in una vita che da troppo tempo si stava trascinando stancamente. Con questi pensieri si era ritrovato a quasi 60 anni con qualche rimorso di troppo.
Eppure, ad analizzare tutto, non aveva di che lamentarsi: una bella moglie, due figli grandi ed in gamba, una bella casa ed un ottimo lavoro. Ma c'era qualcosa che lo rodeva da dentro. Un tarlo che da tempo girava dentro nel suo cervello e che non voleva saperne di andarsene. Aveva desiderio di fare sesso con un maschio.
Intendiamoci, nonostante gli anni era un bel pezzo d'uomo, piacente, bel fisico e con un discreto modo di fare che raccoglieva molte estimatrici, ma erano donne e lui cominciava ad averne abbastanza.
Ecco che si rifugiava nel porno a guardare quei ragazzi che scopavano in tutti i modi possibili e quindi seghe a non finire come neanche quando era adolescente.
Con questi pensieri che ormai lo accompagnavano quotidianamente arrivò in ufficio, parcheggiò la macchina nel posto a lui riservato ed entrò. I soliti convenevoli con i suoi collaboratori, come al solito, le solite chiacchiere di calcio mentre accendeva il suo PC.
Stava per cominciare quando si accorse che aveva dimenticato a casa le sigarette.
"Ma porca puttana!" disse.
"Ragazzi io esco un attimo. Vado al baretto all'angolo a comprare le sigarette. Ci vediamo tra poco."
Uscì in strada e arrivò al baretto in due minuti.
"Buongiorno Mauro. Ho scordato le sigarette a casa. Un pacchetto ed un accendino, grazie!"
"Buongiorno a lei! Oggi le offro anche il caffè! Le presento il nuovo barista che mi aiuterà! Sa, io inizio ad invecchiare!"
E gli presentò Juri.
Cazzo! 20 anni, 180 cm, biondino, fisico minuto ma perfetto, occhietti vispi perennemente in movimento, viso sorridente con un angolo della bocca sempre all'insù che dava al volto stesso una piacevole asimmetria. Era vestito nella divisa del bar con maglietta nera a manica corta e jeans nero dal quale si apprezzava un culo perfetto.
Libero restò incantato. Un twink a tutti gli effetti. Prese il caffè e le sigarette, ringraziò ed uscì.
Arrivato in ufficio non si toglieva dalla testa Juri.
"Che figo!" pensava. "Chissà se gli piacciono le donne... boia, me lo farei subito. Ma dai, con un vecchio come te non ci verrebbe mai."
Con questi pensieri arrivò l'ora di pranzo. Tornò al bar e prese il suo solito primo. Lo servì Juri.
Libero buttò lì qualche domanda "esplorativa" e ne ricavò che era single e che viveva da solo molto vicino a casa sua.
Passarono i giorni. Gli faceva veramente simpatia quel giovane per cui prese a frequentare il bar con maggiore assiduità rispetto al passato.
Libero continuava a fantasticare su Juri, ma, prigioniero dei suoi pensieri e dei suoi tabù, non trovava mai il coraggio di dire o fare qualcosa, se non una masturbazione frenetica.
Dal canto suo Juri si dimostrava un buon conversatore, discretamente erudito, ottimo conoscitore della clientela fissa della quale aveva imparato le esigenze.
In poche parole tutti lo cercavano, in particolare le ragazze e le signore con le quali faceva spesso il cascamorto.
La voce della gente poi faceva il resto: Juri se le scopava tutte, grandi e piccine.
Intanto Libero continuava ad osservarlo. Guardava come si muoveva dietro al bancone, il gesto studiato per fare il caffè, la postura di quando usava lo shaker.
Un giorno Libero entrò nel bar e non vide nessuno, ma sentì distintamente una serie infinita di improperi che venivano da dietro il bancone. Si sporse e vide il ragazzo in ginocchio, senza maglietta che asciugava una grossa perdita d'acqua. Ma quello che mandò in confusione Libero fu la vista dello spacco delle natiche a causa dei pantaloni a vita bassa che erano fatalmente calati.
"Libero! Ciao! Oggi niente caffè! Questa maledetta macchina si è rotta."
"Non importa Juri. Dammi una birra. Grazie."
Una sera intorno alle 23 Libero stava tornando a casa a piedi dopo una pallosissima conferenza quando si accorse che sul vano di un portone c'era una persona a terra.
Con circospezione si avvicinò e si accorse che era Juri! Aveva un occhio nero e i vestiti strappati.
"Juri! Come stai? Che cosa è successo?"
"Mi hanno picchiato. Sono sempre i soliti. Di solito si limitano a prendermi in giro, ma questa volta no."
"Chiamo un'ambulanza e la Polizia" disse Libero.
"No! Ti prego no. Aiutami solo a salire in casa. Questo è il mio portone."
Così Libero lo aiutò. Salirono le scale e Juri, che si era ben ripreso, aprì la porta.
Libero si fermò sulla soglia. Stava per salutare quando Juri disse: "Che fai lì. Entra che ti offro da bere!"
E Libero entrò.
L'appartamento era piccolo, soggiorno con angolo cottura, camera e bagno. Alle pareti si vedevano riproduzioni di bei quadri. Una scrivania era messa in un angolo vicino alla finestra per poter prendere la luce. La libreria era zeppa di libri: romanzi in prevalenza gialli, ma anche alcuni interessanti saggi e molti libri di viaggi. Il piano cottura ed il lavello erano lucidati a specchio e le stoviglie sporche in lavastoviglie.
Regnava un bell'ordine come forse Libero non si sarebbe aspettato da un ventenne.
Sentì scorrere l'acqua nella doccia e poco dopo comparve Juri con solo un asciugamano in vita e due bicchieri di whisky e ghiaccio.
Libero era incantato. Nudo era ancora più bello.
"Come mai ti hanno picchiato?" chiese Libero.
"Perché i froci vanno picchiati" disse Juri. "Era tanto che me le promettevano e stasera, alla fine, me le hanno date."
"Ma perché... tu sei f... gay?" farfugliò Libero.
"In realtà sono bisex. Il mio problema è che prima di trovare un lavoro per mantenermi beh... mi prostituivo. E quei bastardi lo sanno."
Libero era senza parole. Il bel twink era stato un marchettaro! Lentamente sorseggiò il whisky.
"Beh, mi dispiace se ti ho sconvolto" disse Juri, "ma la mia vita non è stata come la tua. In qualche modo dovevo campare. Di tornare dai miei al paese neanche a parlarne."
Libero alzò la testa e finalmente parlò.
"Io sono Libero di nome, ma non di fatto. Sono prigioniero di tutto. Ora come ora solo una cosa ha potuto rompere questa monotonia. Tu Juri."
Il ragazzo non rispose. Si avvicinò, prese la testa di Libero tra le sue mani e lo baciò delicatamente sulla bocca.
"Mio Dio!" disse. "Perché non me l'hai detto prima? Mi sei sempre piaciuto fin da quando ci hanno presentati. Un bel daddy."
"A te piaccio?" chiese Libero imbarazzatissimo.
"Certo! E molto."
Juri si avvicinò e prese nuovamente a baciare Libero.
L'asciugamano cadde a terra liberando finalmente un corpo stupendo.
Juri cominciò a spogliare Libero con gesti lenti fino a che si ritrovarono nudi sul letto.
"Wow daddy! Che bel cazzone!" disse Juri un attimo prima di accoglierlo tutto in bocca. Libero era frastornato, incasinato perso dietro i suoi freni inibitori finché si lasciò andare. Si voleva godere quel pompino, sentiva di averne quasi il diritto.
Juri pompava, mentre Libero lo accarezzava. Non sapeva cosa fare. Juri allora gli prese la mano e se la portò al pisello invitando così Libero a segarlo.
Libero si stava cominciando a scatenare. Succhiò il cazzo a Juri, gli leccò il culo, i capezzoli e tutto il leccabile, compresi i piedi. Juri godeva e lo incitava finché: "scopami daddy. Voglio il tuo cazzone nel culo!"
Libero non si fece pregare. Lo mise alla missionaria e cominciò piano piano a penetrarlo.
Juri non andò tanto per le spicce: mise le mani sulle mele di Libero e se lo spinse tutto dentro.
"Scopami duro daddy! Scopami scopami scopami... dai così, dammelo così... ohhh!"
Libero era in trance. Ad un certo punto Juri salì sopra di lui a smorzacandela pompando come un forsennato. Cazzo, che si era perso in tutti quegli anni di seghe...
La scopata giunse poi al termine. Con tutto il cazzo di Libero saldamente dentro il culo, Juri venne di prepotenza schizzando seme caldo ovunque. Contemporaneamente Libero scaricò tutte le sue aspettative nel retto del giovane.
Ansimando si guardarono.
"Grazie daddy" disse Juri, "mi hai aiutato in un momento brutto."
"Sono io che ti devo ringraziare" disse Libero. "Stanotte mi hai messo finalmente in sintonia col mio nome. Mi hai liberato!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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