5 Ltdf - Condanna in terzo grado
Condanna in terzo grado
Amanda accese l’auto e iniziò la marcia verso la prossima meta.
“Ti sei divertita abbastanza con me, Amanda? Ho soddisfatto la tua sete di vendetta?” Chiese Perla, speranzosa di ricevere un secco “no” come risposta. Il ruolo di ubbidiente schiava sessuale al totale servizio della propria padrona la stava eccitando più di quanto avrebbe mai potuto immaginare. Il fatto di essere stata privata del potere decisionale e persuasa a vivere situazioni appositamente premeditate per lei, la metteva in una condizione di passiva accettazione verso se stessa, azzerando il vincolo etico.
Si sentiva deresponsabilizzata e quindi giustificata ad eseguire qualsiasi cosa verso la quale sarebbe stata indotta. Perla desiderava essere spinta oltre ogni limite, voleva ardentemente realizzare ogni perversa fantasia che Amanda potesse elaborare per lei.
“Ci stai prendendo gusto, Vero? Zoccola che non sei altro. Ammettilo!” Rispose, ridendo di gusto, Amanda.
“Oh, no… assolutamente no.” Rispose con tono ironico Perla. “Anzi, spero vivamente tu non abbia programmato la cosa in assoluto più umiliante per me: ritrovarmi su un letto, bendata e con quattro o, ancora peggio, sei mani addosso.”
“Non devi preoccuparti bambola, le umiliazioni non sono che all’inizio per te” Rispose con ghigno malefico Amanda, riportando per un attimo alla realtà Perla, che percepì quella frase con un pò di timore. Amanda si stava divertendo parecchio da quando le ragazze erano rimaste sole, senza trasmettere minimamente l’impressione di essere una persona con troppi scrupoli.
Ma Perla, influenzata dalla forte eccitazione accumulata, viveva con impazienza l’attesa della prossima punizione. Il pensiero di essere costretta ad assecondare la propria carnefice la arrapava sempre più.
“Qui c’è casa mia, benvenuta.” Disse Amanda, fermando l’auto. “Saliamo, devi renderti presentabile prima di proseguire i tuoi lavori forzati.”
“Quindi non succederanno cose interessanti in questa casa…peccato.” Pensò Perla, con pessimo intuito.
La porta d’ingresso sbatté rumorosamente alle spalle delle ragazze a rimarcare il ruolo autoritario e spietato della padrona di casa.
“Spogliati, puttana. Ti voglio completamente nuda.” Fu l’ordine perentorio.
Perla eseguì, lentamente, sentendosi completamente vulnerabile.
“Ora mettiti a quattro zampe e seguimi come una cagna.”
Amanda si diresse verso il divano, appoggiandovi sopra un ginocchio e dando le spalle al suo nuovo animale domestico.
“Sai cos’altro fanno le cagne? Adorano annusare il buco del culo delle altre cagne. E saprai che anche io sono una cagna.” Disse Amanda slacciandosi gli shorts e abbassando contemporaneamente pantaloncini e mutande, assumendo la posizione del doggy-style.
Perla restò pietrificata.
“Cosa stai aspettando, schifosa cagna? Infilami il naso nel culo e annusa.”
La cagna si avvicinò camminando a quattro zampe, tenendo fisso lo sguardo sul culetto dalle forme tanto dolci quanto la spietatezza di chi ne aveva la proprietà.
Appoggiò le mani sulla seduta del divano, esattamente come farebbe una vera cagnolina e spinse delicatamente il naso fra le natiche della sua padrona, inspirando profondamente dalle narici. Voleva appagare la figura autoritaria davanti a lei, seguendo scrupolosamente gli ordini ricevuti.
Se è vero che l’odore di figa aveva invaso lo studio visitato prima è anche vero che Amanda non poteva essere in condizioni tanto migliori. Ma quell’odore acidulo stava inebriando la sottomessa e l’ultima cosa che avrebbe voluto fare era staccarsi da lì. Continuò quindi ad annusare con respiri sempre più profondi quel buco del culo, inspirando dal naso, espirando dalla bocca.
“Sei proprio una brava cagna.” Disse Amanda, allargando una natica con la mano.
“Adesso: lecca.”
“Oh, si” disse Perla nell’istante subito prima di tirare fuori la lingua, che andò a spalmarsi sulle rughette, sentendone il sapore.
La lingua piatta, morbida, umida, calda iniziò a stimolare lo stretto ano con movimenti lenti che andavano dal basso verso l’alto poi, irrigidendosi, proseguiva l’azione contornando il foro, distendendo con minuziosa precisione ogni grinza. E ancora, di nuovo lingua piatta e leccate ampie ma con un pò di pressione in più per assaporarne meglio il gusto racchiuso. E infine, irrigidendo nuovamente la lingua per spingerla delicatamente dentro raccogliendo l’oleoso unguento.
Perla continuava ad usare ininterrottamente la propria lingua sul buco del culo di Amanda e si sentiva tremendamente umiliata. Ma tremendamente eccitata per questo, al punto che iniziò a gemere.
“Ti stai divertendo troppo.” Disse Amanda girandosi di scatto e afferrando per le guance la schiava. “Sei in condizioni indecenti. Alzati, devi fare una doccia.”
Perla seguì l’autoritaria padrona di casa, nonché la sua padrona, in bagno.
“Entra nella cabina.” Disse Amanda, seguendola subito dopo essersi, a sua volta, spogliata completamente.
Le ragazze si trovarono una di fronte all’altra, nude e a distanza molto ravvicinata a causa dello stretto box. Si guardavano negli occhi, serie, assorte.
Lo sguardo di Amanda era intenso, provocante. Volutamente accattivante, con l’unico obiettivo di demolire le ultime difese e certezze di Perla che infatti, persa negli occhi della sadica e bellissima ragazza, pensava: “Ma davvero sono così convinta di non essere lesbica? Posso iniziare a credere, almeno, di essere bisessuale?” La sottomessa desiderava avvinghiarsi a quel corpo, percepirne il calore sulla propria pelle umida e scopare per la prima volta con una donna. Incrociare le gambe e strusciare le fighe, mescolando i fluidi appiccicosi. “Impazzisco all’idea…”
Ma Amanda, purtroppo, non aveva mai avuto la capacità di lettura del pensiero. E, anche fosse stato così, i piani erano ben diversi. Nessuna dolce lesbicata.
Un ghigno malefico si disegnò sul volto di Amanda: “Ho il pallino di una cosa da quando hai mostrato le tue figurine…”
Perla non capiva dove Amanda volesse andare a parare.
“Abbassati.” Ordine perentorio che fece intuire qualcosa a Perla.
E, senza chiedere permesso, senza preavviso, Amanda sollevò un ginocchio. Lo spinse contro una piastrella del rivestimento alle spalle di Perla, puntò la figa contro l’inerme sottomessa, la allargò con le dita e iniziò a farle la doccia.
Ma non quella preannunciata: le stava facendo la golden shower.
Il tutto iniziò talmente rapidamente che Perla potè realizzare di essere nel pieno della successiva umiliazione solo quando la calda pipì di Amanda le stava già scorrendo sulle guance, sulle labbra serrate, sulle tette, fino a zampillare sulle cosce piegate.
Da qualche tempo Perla aveva sviluppato la perversione del pissing, ma nel ruolo attivo. Mentre l’ipotesi di ritrovarsi nella situazione in cui era in quel momento non l’aveva ancora presa in considerazione.
Non importava. Ogni decisione della propria carnefice era legge. E la legge appena entrata in vigore era che Amanda le doveva pisciare addosso. E a Perla andava bene così. Eccome se le andava bene.
Quando il getto finì, Perla si sollevò leggermente. Quel tanto che occorreva per piantare la lingua nella figa di Amanda.
Ma, giusto il tempo di dare due ampie leccate che, la spietata, l’afferrò con violenza per i capelli, orientandole la faccia verso l’alto. E, guardandola negli occhi: “Non ti è permesso prendere alcuna iniziativa.” Sputandole subito dopo in bocca. “Fatti una doccia rilassante adesso. Tra poco dobbiamo uscire.”
Perla seguì le indicazioni, rigenerandosi con calma. Godendo dell’acqua fresca che le scorreva su tutto il corpo.
Ripensava a quello che la sua amica le stava facendo vivere chiedendosi se il tutto era solo un gioco o se davvero ce l’aveva con lei. Realizzò che la stava trattando parecchio male. Le amiche non si comportano così.
“Ma tu non sei mia amica, Amanda. E, anzi, non voglio assolutamente una cosa del genere. Tu sei una stronza in grado di farmi eccitare, facendo emergere perversioni che non so neanche di avere. Quindi spero vivamente che continuerai a trattarmi male e sempre peggio.” Fu il pensiero conclusivo di Perla, realizzando quanto si stesse sentendo viva in quella giornata così lontano da ogni possibile previsione.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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