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6 Ltdf - L'appello


di Ombralimite
27.07.2026    |    427    |    1 8.7
"Nonostante il ribrezzo, sbocchinare il vecchio stava eccitando pericolosamente Perla e, contro ogni aspettativa l’uccello diventò decisamente duro in poco tempo, grosso quasi al punto da..."
CAPITOLO VI

L’appello



“È una fortuna che portiamo la stessa taglia!” Disse Perla, percorrendo il vialetto che conduceva all’auto.
All’uscita dalla doccia, Amanda aveva fatto trovare a Perla un vestitino leggero, bianco con astratte fantasie azzurre, scarpe estive abbinate, alte, di tessuto e un perizoma rosso, di pizzo.
“Tranne che per il reggiseno. So benissimo quanto sei invidiosa delle mie tette.” Precisò Amanda, senza perdere occasione di infierire.
“Che intenzioni hai adesso per la tua bambola?” Chiese Perla impaziente. “Hai previsto di farmi diventare la tua schiava sessuale almeno? Sono seria… mi sto sentendo un pò in difficoltà ad eccitarmi così tanto senza però potermi sfogare in qualche modo. Per favore, a questo punto ho l’esigenza fisica di qualcosa… una lingua, un cazzetto… anche solo un dildo, qualsiasi cosa.” Continuò Perla, con tono di supplica.
E non stava scherzando. L’eccitazione accumulata e non liberata, le stava facendo provare disagevoli sensazioni fisiche.
“Non ti preoccupare bambola. Dal momento che hai specificato quel -qualsiasi cosa- di certo apprezzerai ciò che tra poco sarai costretta a fare.”
Perla non sapeva se sentirsi rassicurata o sentirsi preoccupata da queste parole.
Il rumore del freno a mano sancì l’arrivo alla nuova meta.
“Facciamo due passi in piazza.” Disse Amanda. “Sei così radiosa con quel vestitino… è giusto che ti faccia ammirare un pò dai passanti.”
Le ragazze si incamminarono, Perla si sentiva totalmente a proprio agio in quegli abiti. Camminava leggera, era fottutamente sexy. Le piaceva particolarmente questo compito di passeggiare, attirando le attenzioni di occhi indiscreti.
“Quindi…devo rimorchiare?” Chiese Perla, speranzosa.
“Esattamente, bambola.” Rispose, con tono confortevole, Amanda. “Le tue parole di poco fa mi hanno fatto riflettere e ho deciso di accontentarti. Dovrai rimorchiare. Ma a condizioni determinate.” Il tono di Amanda tornò all’istante sadico. “Passeggia spensierata, sculetta, richiama le attenzione su di te. Voglio che istighi apprezzamenti. E, chi rivelerà di essere il più depravato, riceverà un fantastico premio da parte tua. Ah, ultima cosa: dovrà essere sulla settantina, almeno.”
Perla non realizzava, o non voleva farlo. Amanda non poteva dire sul serio.
È vero, Perla alcune volte aveva fantasticato alcune sui vecchi, ma mai aveva pensato, neanche lontanamente, di mettere in pratica una perversione simile. Di rado le capitava di divertirsi cercando video porno dove uomini di una certa età ottenevano a disposizione il corpo di una giovane ragazza. Ma l’eccitazione in questo era data prevalentemente dall’ammirazione verso l’attrice che, con chissà quale coraggio e dimostrando una grande professionalità, riusciva a mostrarsi godere nelle grinfie di un simile amante così oggettivamente di cattivo gusto.
Ma come poteva, a questo punto, tirarsi indietro Perla? Stava solamente passeggiando con un semplice vestito a gonna larga sopra il ginocchio e scarpe alte casual. Fosse visto come provocatorio tutto ciò, non era di certo imputabile direttamente a lei.
Ma, si sa, due belle ragazze che camminano da sole attirano le attenzioni. È inevitabile.
Non tardarono infatti ad arrivare sguardi pressanti, incollati alle gambe di Perla che, ad ogni passo e con la complicità di una leggera brezza, mostrava qualche centimetro in più delle cosce.
Amanda dirottava abilmente la traiettoria della passeggiata ogni qualvolta che notava un vecchio solo e annoiato, seduto da qualche parte.
“Avessi qualche anno di meno…” fu l’avance non richiesta al passaggio delle due, davanti ad un elegante signore, indubbiamente ultrasettantenne.
“Hai fatto colpo!” Commentò divertita, Amanda.
“Chi ti dice che la frase era rivolta a me? Magari stava dicendo a te.” Rispose Perla, consapevole che si stava mettendo nei guai con le proprie mani.
“Non ti resta che scoprirlo!” Frase apparentemente innocua di Amanda, che rappresentava invece una condanna.
“Amanda, ti prego. È vecchio, ha i capelli bianchi e la pancia. Hai presente il deserto del Sahara? È esattamente ciò che potrò avere in mezzo alle gambe.”
“Questo sarà da vedere, Perla. Sei piena di sorprese e non lo sai! Poi, devo ricordarti perché siamo qui? Devo ricordarti quanto hai goduto indebitamente quella sera? Stronza egoista e opportunista. Adesso fai quello che ti dico senza fiatare.”
Perla iniziò adesso a realizzare molto concretamente le proprie preoccupazioni.
“Ora torni indietro. E quando sarai davanti al vecchio bavoso, farai cadere un fazzoletto chinandoti poi per raccoglierlo. Vediamo se è abbastanza depravato per i miei gusti.”
“Amanda…” Disse Perla, con tono di pesante sconforto.
“Non hai scelta, bambola.”
Perla si fece coraggio. E inconsapevole, in balia degli eventi, invertì il senso di marcia.
Il vecchio si trovava a poche decine di metri da lei e già si sentiva i suoi occhi addosso. Occhi che non voleva incrociare.
Appena fu alla sua altezza fece diligentemente cadere il fazzoletto aggiungendo, inoltre, uno sbuffo a sottolineare l’imprevisto. E come da indicazioni ricevute si chinò, mettendo in mostra ben più che mezza coscia, rialzandosi poi lentamente in un movimento che metteva in risalto le forme del suo sedere.
“Che panorama meraviglioso oggi! Ha bisogno di una mano, signorina?” Il vecchio non si lasciò sfuggire l’occasione per veicolare squallidamente su di lui le attenzioni della ragazza.
Perla lo fissò per un attimo negli occhi, mostrò un finto sorriso e, senza dire nulla, si diresse nuovamente in direzione di Amanda, la quale aveva assistito alla scena da lontano.
“È uno schifoso pervertito.” Furono le parole secche di Perla.
“Benissimo!” Rispose Amanda, divertita. “Cosa ti ha detto?”
Perla raccontò brevemente l’accaduto e la risposta di Amanda fu: “E’ esattamente il vecchio depravato che stavamo cercando!”
Perla non sapeva cosa pensare, era solo preoccupata per le intenzioni senza scrupoli della sua carnefice, anche se la cosa più realistica era che Amanda stesse semplicemente bluffando per incutere timore in Perla. Non poteva essere così spietata.
Quanto si dimostrò sbagliato questo pensiero…
“Cara la mia puttana, finalmente è arrivato il momento del tuo riscatto completo e, al superamento di questa prova, avrai scontato la tua pena. Forse.”
“Dimmi quello che devo fare e lo farò.” Disse Perla ormai rassegnata al proprio destino, consapevole che mostrare ostruzionismo avrebbe solamente dato modo ad Amanda di infierire maggiormente.
“Ti ho mai detto che sei davvero una brava bambola?” Rispose, con soddisfazione, Amanda. “È molto banale, in realtà, quello che ti chiedo: dovrai mostrare semplicemente te stessa! Una zoccola vogliosa…” Amanda si divertiva parecchio a giocare con le parole. Cosa che a Perla piaceva, anche se non voleva ammetterlo. L’abilità linguistica di Amanda risvegliava all’istante la troia celata in Perla e questo iniziò a farla sentire pronta per affrontare l’ultima prova. Disposta ad affrontare qualsiasi cosa, per quanto umiliante e ripugnante potesse essere.
“Quel vecchio schifoso non ha ancora smesso di tenerti gli occhi addosso, cara Perla. Adesso torneremo verso di lui e gli chiederai informazioni: ad esempio se per caso sa dov’è un bar e sarai gentile con lui, molto gentile. Dovrai portare avanti il discorso finché io non dirò -andiamo-.”
“Va bene.” Rispose Perla, cogliendo la parola in codice.
Le ragazze si incamminarono nuovamente in direzione della decrepita preda. Questa volta lo sguardo di Perla era fisso su di lui. Era entrata già nella parte.
“Mi scusi, signore, sa se nei paraggi c’è una pasticceria? Avrei voglia di qualcosa di dolce.”
Amanda rimase piacevolmente stupita e soddisfatta di questo approccio. La sua schiava sapeva destreggiarsi molto bene nelle situazioni in cui la metteva.
“Certamente bella signorina, c’è una buonissima pasticceria a pochi passi da qui… e a pochi passi da casa mia. Posso essere così gentile da accompagnarvi offrendovi tutto ciò che desiderate?” Rispose il vecchio marpione, alzandosi in piedi, con movimenti scoordinati.
“Lei è davvero gentile ma non vogliamo approfittare di questo. Io e la mia amica siamo molto, molto golose.”
“Insisto! E sappiate che non ho problemi di soldi, potrei comprarvi anche tutta la pasticceria!”
Perla scambiò un rapido sguardo con Amanda, la quale, con un impercettibile cenno del capo e ghigno sul volto, fece intendere: “Continua a giocarci, dagli corda.”
“Detto questo, come potremmo mai rifiutare un così cordiale invito? Accettiamo volentieri!”
L’improbabile trio si incamminò verso la pasticceria. Il vecchio si rivelò, a differenza di come si era presentato inizialmente, decisamente cordiale e chiacchierino. Cosa che mise a proprio agio Perla, facendole realizzare che avrebbe potuto farlo sognare un pochino senza provare troppo disgusto.
Sedute al tavolo, le ragazze ordinarono una brioche e un cappuccino. Il vecchio solamente un bicchiere d’acqua.
Amanda restava nel suo e assisteva al flirt dei due.
Perla rideva ad ogni battuta del signore, squallida o meno che fosse, mentre si spostava continuamente sulla sedia accavallando le gambe da un lato e poi dall’altro, richiamando così le attenzioni spudorate del vecchio che osservava, senza remore, la liscia pelle scoperta della ragazza.
L’attrice diede un sorso al cappuccino imbrattando volutamente le labbra, che pulì con una passata di lingua, fissando quella che ormai considerava ufficialmente la propria preda.
“Che sbadata, non ci siamo ancora presentati! Io mi chiamo Jennifer e lei è la mia amica Gertrude, piacere!” Disse Perla, attribuendo ad Amanda il più brutto nome che le fosse venuto in mente. Cosa che divertì la sua amica.
“Il piacere è immensamente tutto mio dolci signorine! Mi chiamo Euclide. Mangiate, vi prego.”
Perla non perse tempo, addentando la pasta in modo decisamente provocatorio e facendo colare il ripieno di crema ai bordi della bocca.
Questa volta, però, non fece in tempo a muovere la lingua per pulirsi che lo squallido vecchio si prese la libertà di avvicinarsi con un tovagliolo alla bocca di Perla, la quale stette al gioco per mostrarsi forte agli occhi di Amanda.
“Lei è così gentile, signore.”
“Posso essere molto gentile e generoso se voglio, signorina Jennifer.” Rispose, viscidamente, l’anziano signore.
Amanda colse la palla al balzo per alzare ulteriormente l’asticella.
“Sarebbe così gentile da ospitarci un attimo nella sua casa qui vicino? Dovrei andare in bagno e non ho dubbi che possa essere più accogliente dei servizi che offre questa pasticceria.”
Il vecchio non poteva credere a cosa avessero sentito le proprie orecchie confermando, ovviamente, che il suo bagno era molto bello e pulito a differenza di quello offerto dal locale.
Anche Perla non poteva e non voleva credere a cosa avesse appena detto Amanda. Ma cosa cazzo stava escogitando?
“Andiamo?” Disse Amanda guardando Perla negli occhi, con ghigno malefico. Un invito, una parola che si rivelò essere non la scappatoia, ma il momento in cui la carnefice riprendeva nuovamente le redini del gioco perverso. Estremamente perverso.
Il vecchio pagò come preannunciato, lasciando inoltre una sostanziosa mancia alla cameriera per sottolineare il proprio potere economico. Poi si incamminarono in direzione dell’abitazione.
Pochi passi e: “Questa e la mia casa, saliamo. Siete le benvenute!”
Amanda entrò dal portone d’ingresso del condominio e iniziò a salire le scale seguita da Perla, a sua volta braccata dal vecchio pervertito che non perse occasione per godersi lo spettacolo delle cosce della ragazza, che sforbiciavano ad ogni gradino.
L’appartamento era effettivamente ben curato e pulito. Un lungo corridoio d’ingresso sfociava nel salone principale, da cui si poteva accedere alla sala da pranzo e al reparto notte.
“Sarebbe così gentile da indicarci dove si trova il bagno?” Chiese Perla.
“Certamente, è l’ultima porta in fondo al corridoio del reparto notte.”
Le ragazze andarono insieme, come da prassi.
“Questa volta non ti piscio addosso.” Disse Amanda, mentre si accomodava sul water.
“Mi puoi spiegare cosa cazzo ci facciamo qui e che malate intenzioni hai?” Chiese Perla.
“Oh, io non ho alcuna intenzione, bambola. Ma il tuo nuovo paparino sembra proprio di si! E tu dovrai assecondarlo.”
Gli occhi sgranati di Perla fecero capire ad Amanda che, forse, stava esagerando che, inaspettatamente, disse: “Fai quello che ti senti, Perla. Mi rendo conto che mi sono fatta prendere un pò troppo la mano… ma sarebbe molto divertente!” Disse, mostrando un briciolo di umanità, la carnefice alla propria sottomessa.
“È gentile, si, ma anche molto vecchio… Non ti assicuro niente, ma cercherò di farti divertire un pochino, Amanda.” Fu l’imprevista risposta di Perla che incrementò, non di poco, l’ammirazione di Amanda nei suoi confronti per quanto fosse facile per lei demolire i propri limiti. E, di conseguenza, incrementò immediatamente anche l’aspettativa.
Perla non aveva idea di cosa potesse accadere ma iniziò a realizzare che poteva succedere di tutto, che sarebbe stata disposta a qualsiasi cosa pur di appagare la propria padrona. E, non da meno, iniziava a sentirsi anche un pò eccitata per questo.
Le ragazze tornarono nel salotto accuratamente arredato e in stile classico: quadri le cui cornici mostravano un certo valore, mobili di legno massello, due poltrone e, di fronte, oltre il tavolino di vetro, un ampio divano rivestito da tessuto beige.
“Accomodatevi signorine, facciamoci ancora un pò di compagnia.”
Rispose Amanda: “Si sta proprio bene al fresco di questa casa, ma non ci possiamo fermare molto.” Dando così la possibilità a Perla di poter decidere quando interrompere tutto.
Perla: “Euclide, lei è proprio molto gentile e non saprei davvero come sdebitarmi.” Piccola pausa e continuò: “Gertrude, accomodiamoci cinque minuti, avrei bisogno di bere un bicchiere d’acqua prima di andare.”
“Signorina Jennifer, la sua sola infinita bellezza merita ogni gentilezza da parte mia. Ma, purtroppo, mi rendo conto di essere ben lontano dall’essere il suo tipo ideale.”
Amanda si accomodò sulla poltrona, Perla sul divano, accavallando le gambe.
“Chi lo sa…” Disse Perla. “Il mio tipo ideale è un galantuomo e deve avere caratteristiche che si possono scoprire solo con il tempo.” Perla aveva deciso di alzare l’asticella delle sue provocazioni. Sentiva di avere la povera vittima in pugno. A questo punto lei stessa era curiosa di scoprire fino a dove la situazione sarebbe degenerata. Da parte del vecchio e, soprattutto, da parte sua.
Situazione che degenerò molto presto quanto il signore, dopo essersi allontanato, ritornò in salotto per porgere alla sua più grande ambizione il bicchiere d’acqua richiesto.
Ma era completamente nudo.
La scena destabilizzò Amanda, ma non Perla, ormai entrata completamente nella parte.
Euclide si avvicinò alla ragazza assetata con il bicchiere in mano, fino a ritrovarsi a distanza molto ravvicinata. Perla osservò con cura il fallo penzolante davanti al proprio viso, trattenendo faticosamente la risata che voleva esplodere.
La ragazza non aveva mai ipotizzato di ritrovarsi in una situazione così assurda, neanche nelle fantasie più squallide.
Ma quel signore, mostrando il coraggio che solo chi non ha nulla da perdere può tirare fuori, si era appena palesato davanti a lei, ponendo, con una nonchalance spiazzante, il proprio fallo raggrinzito davanti ai suoi occhi, scaturendo uno strano, improbabile, fascino.
Il gesto sfrontato innescò attrazione.
Perla iniziò a sentirsi arrapata e vogliosa.
“Grazie mille per l’acqua.” Rispose, senza scomporsi, Perla.
“Quanti soldi vuoi per togliere quel vestitino, Jennifer?” Chiese spudoratamente il vecchio perverso.
“Così mi offende, signor Euclide. Non sono quel tipo di ragazza.” Disse Perla alzandosi in piedi e allo stesso tempo abbassando entrambe le spalline del vestito.
“Se vuole vedere il mio corpo basta chiedere e la accontenterò molto volentieri.”
Amanda si godeva la scena, inquietata ed eccitata allo stesso tempo.
Il vecchio fece cenno con il capo, mettendosi comodo sul divano.
Perla, in un solo gesto fece cadere a terra il vestito mettendo in mostra il meraviglioso corpo che possedeva, interpretando il ruolo della ragazza imbarazzata, ma chiedendo anche: “Le mutandine le devo togliere?” Forse la vista delle tette sarebbe bastata al vecchio pervertito. Ma non bastava a Perla. Voleva farlo impazzire.
Infatti, senza attendere risposta, si girò verso Amanda fissandola negli occhi con aria di sfida, mostrando allo stesso tempo il culo al vecchio. Poi si abbassò facendo scorrere il perizoma rosso lungo le gambe. La gnocca prese forma, celata nell’ombra delle proprie natiche.
Perla si posizionò nuovamente seduta sul divano, gambe incrociate.
Era nuda, completamente nuda, affianco ad un vecchio anch’esso nudo. Senza provare il minimo imbarazzo.
Amanda iniziò a sentirsi a disagio e voleva andare via. Ma Perla no. Per la ragazza arrapata il divertimento stava per iniziare.
“Ha visto signor Euclide? A quanto pare, anche io sono una ragazza generosa…” Disse la ragazza con sguardo fottutamente provocante rivolto al vecchio. “Non mi dica che sta trattenendo altri desideri che non vuole dire…” Continuò Perla, aggiustando la propria posizione sul divano, scavallando le gambe per adagiarle chiuse, una affianco all’altra appoggiando poi sulle ginocchia le braccia tese e spostando in avanti il busto, facendo così oscillare le tettine sode.
“Signorina Jennifer, io gradirei immensamente leccare il suo fiore.” Disse, sconcertato dalla folle situazione, il vecchio.
“Cosa sta aspettando?” Rispose Perla allargando le cosce.
Il vecchio si fiondò all’istante, pervaso dalla propria eccitazione, iniziando a fare sesso orale.
Perla, ora ben distesa sul divano e con una lingua perdutamente golosa fra le gambe, fissava negli occhi Amanda per comunicarle: “puoi mettermi in difficoltà quanto vuoi con le tue umiliazioni, ma io troverò sempre il modo di godere.”
Concentrandosi sulle proprie sensazioni invece, il pensiero di Perla andò a quella viscida lingua che le stava voracemente leccando la figa. Le faceva ribrezzo, ma allo stesso tempo le stava dando piacere.
Una ruvida lingua ricoperta di biancastra bava che andava ad amalgamarsi con i suoi fluidi. Una lingua arzilla che veniva passata a ripetizione sul clitoride, poi fra le piccole labbra e infine spinta dentro con scattosi movimenti.
Perla realizzò di essere nuda e a gambe aperte sul divano di un vecchio. E il padrone di casa, anch’esso nudo, intento a leccarle con enfasi la figa.
Perla realizzò che il disgusto che stava provando faceva parte della sua eccitazione.
Perla realizzò che stava godendo.
Perla realizzò di essere puttana senza limiti.
Decise quindi di lasciarsi andare e, nelle grinfie del vecchio affamato, accogliere l’orgasmo che stava per arrivare.
Il respiro di Perla si fece profondo, intenso, alternato a gemiti. Il vecchio continuò inarrestabile con ancora più vigore e Perla, nel giro di pochi attimi, perse totalmente il controllo esplodendo in un orgasmo con conseguenti spasmi lungo tutto il corpo.
Il vecchio si alzò, visibilmente affaticato ma soddisfatto.
Perla si posizionò seduta e, ripresasi appena dall’orgasmo, notò con grande delusione il flaccido uccello che poco prima si era trovata davanti alla faccia. Aveva concesso la sua parte più intima alla bocca di quel vecchio depravato il quale non le aveva restituito in cambio neanche la soddisfazione di mostrare il proprio cazzo eretto?
Fu percepito dalla ragazza come un tremendo affronto. Non era tollerabile una cosa del genere, è questione di principio.
Motivata da questo pensiero ringraziò il signore anziano per la prestazione appena svolta, complimentandosi vivamente sulle capacità che aveva dimostrato ma, allo stesso tempo, iniziando ad accarezzagli l’uccello moscio, confidando in una qualche, anche minima, reazione.
Il vecchio iniziò a pavoneggiarsi specificando che era un esperto leccatore e che aveva degustato centinaia di passerine. Ma a Perla non interessava affatto. Perla aveva solo un obiettivo: non poteva accettare di essere risultata non abbastanza eccitante e, per orgoglio personale, era disposta a qualsiasi cosa.
Il vecchio, nel frattempo, continuava a godersi l’aggraziato massaggio donato dalla giovane mano e, nei tempi imposti dall’età, iniziò a manifestare una sorta di erezione.
Perla si sentì nuovamente pervasa dall’eccitazione per la soddisfazione di stare, piano piano, facendo diventare duro quel orripilante cazzo.
Orripilante, si. Ma non aveva la minima importanza. Ogni inibizione era offuscata e totalmente svanita dall’entrata in scena della versione troia della ragazza. Solo una cosa contava in questo momento e, nonostante l’impegno riposto, la troia realizzò che il risultato massimo che poteva ottenere con la mano era stato raggiunto.
Ritenuto, ovviamente, non abbastanza soddisfacente.
Perla si rivolse ad Amanda: “Non hai fretta, vero?” Trasmettendo tutta la propria insoddisfazione ma, ancora peggio, trasmettendo una forte motivazione.
Amanda, in risposta, non disse nulla. Semplicemente si slacciò gli shorts e, infilata dentro la mano, iniziò a toccarsi sopra le mutandine.
Perla si posizionò in ginocchio sul divano senza mai lasciare la presa dal cazzo turgido per non vanificare il lavoro fino a quel momento svolto. Mentre lo segava ne osservava i dettagli. Il cazzo più brutto che avesse mai visto: pelle raggrinzita, ambrata, macchiata e glande in diverse tonalità violacee. Ma la decisione era ormai stata presa e non si sarebbe fermata.
Perla inclinò il busto, sorretto dal braccio appoggiato sul divano, andando ad osservare ancora più da vicino il disgustoso spettacolo che stava realizzando. L’altra mano continuava a segare sempre più velocemente.
Questa pratica fece impazzire il vecchio che, in risposta, restituì un cazzo più duro.
Ma, a Perla, non bastava.
La troia che aveva preso il sopravvento definì una sequenza molto precisa, che la ragazza eseguì alla lettera:
Apri la bocca.
Leccati il labbro superiore e quello inferiore.
Vai giù con la testa.
Fai scorrere le labbra sulla cappella.
Tienila in bocca e leccala.
Vai più giù con la testa.
Adesso staccati e poi torna immediatamente su quel cazzo per spompinarlo con vigore, senza smettere di segarlo.
La troia succhiava con forte intensità, slinguazzava il cazzo in quello che era il pompino più impegnativo che avesse mai fatto. Il massimo impegno verso il cazzo peggiore che avesse mai avuto a disposizione. Era esattamente questo ciò che andava fatto.
Era esattamente questo ciò che una vera puttana doveva fare.
Nonostante il ribrezzo, sbocchinare il vecchio stava eccitando pericolosamente Perla e, contro ogni aspettativa l’uccello diventò decisamente duro in poco tempo, grosso quasi al punto da risultare difficile continuare a tenerlo in bocca.
Il vecchio, totalmente preda dei propri istinti bestiali assopiti da chissà quanto tempo, si sollevò. Afferrò di prepotenza la ragazza e spingendola sul divano a pancia in su, si addentrò fra le sue gambe, che teneva divaricate.
Cadde, con tutto il peso, su di lei.
In un colpo solo, il cazzo venne spinto completamente dentro la figa.
Perla, senza neanche avere il tempo di rendersene conto, si ritrovò sdraiata sul divano, schiacciata dal pesante corpo del vecchio schifoso.
Il cazzo continuava ad essere spinto con movimenti disconnessi, ma vigorosi, nella figa.
La ragazza succube restò inerme, sentendo di essere la peggiore delle puttane. Una puttana che stava godendo.
Subire il trattamento dell’essere orripilante, ormai totalmente fuori controllo, la arrapava tremendamente.
Desiderava farlo godere come non avesse mai goduto in tutta la sua vita.
Concedeva il proprio corpo e incitava il depravato a spingere sempre più forte. Un corpo provato dal tempo governato da una mente perversa. Il Fisico non resse la prestazione e il vecchio si ritrasse sul lato opposto del divano, appena in tempo per evitare il collasso.
Perla, però, non aveva la minima intenzione di lasciare a metà l’atto incompleto. Il vecchio dilaniato doveva godere grazie a lei e, attizzata dal fatto che il cazzo non avesse perso il minimo vigore, si posizionò sopra di lui a cavalcioni.
“Vediamo se sei in grado di fare qualcosa di speciale.” Disse Perla, afferrando la grossa minchia, appoggiandone la cappella gonfia sul proprio buco del culo.
Il vecchio era totalmente inerme e privo di forze ma con il cazzo che non dava alcun segno di voler cedere, in quella che era l’esperienza più coinvolgente e scoinvolgente che avrebbe indubbiamente vissuto fino alla fine dei suoi giorni.
Perla, in preda alle proprie voglie, iniziò a spingere verso il basso facendo penetrare lentamente la gonfia cappella e poi tutta l’asta nel suo buco del culo allargato, iniziando a godere selvaggiamente. Nel contempo iniziò anche a masturbarsi premendo le dita sul clitoride ancora abbondantemente ricoperto e lubrificato dalla miscela biancastra ottenuta dai propri fluidi e balla bava prodotta della bocca della bestia abbattuta, incrementando così il proprio disgusto e la propria eccitazione a dismisura.
La troia continuava a muoversi con sempre più violenza su quel cazzo che le allargava l’ano ogni volta che veniva spinto fino in fondo. Gemeva forte. Una strana sensazione, che non riconosceva, iniziò a pervaderla. Ma, nonostante questo, continuò con ancora più vigore quello che stava facendo, finché la strana sensazione si trasformò in una vampata di calore che si espandeva in tutto il suo corpo. L’orgasmo che scaturì fu estremamente potente al punto che la figa di Perla iniziò a schizzare getti di liquido. Ad ognuno degli otto violenti spasmi, abbondante squirt intermittente veniva riversato sul vecchio inerme. Il potente orgasmo privò completamente di energie Perla, con il corpo che continuava a tremare, sorretta dal grosso cazzo che la impalava.
Nonostante l’inaspettato esito, l’obiettivo di Perla, ormai stremata, non era ancora stato raggiunto e da brava zoccola testarda quale è, sfila il cazzo dal culo fiondandocisi nuovamente con la bocca. Ma, questa volta, per spompinarlo ancora più voracemente di prima. Questa volta l’obiettivo era diverso. La lingua percorreva tutta l’asta su e giù, girava intorno alla cappella e poi tutto in bocca fino in gola in un risucchio che risvegliava, ad ogni pompata, anche le sottostanti palle penzolanti.
Il vecchio iniziò a gemere in quelli che sembravano i rantoli di un animale ferito a morte dopo il feroce braccaggio dello spietato predatore.
Perla, fottutamente incentivata da tutto ciò, continuò a risucchiare ancora più forte finché non ottenne ciò che rappresentava il successo di tutte le attività svolte, decretando il titolo di brava puttana: l’abbondante liquido caldo, denso e dal sapore nauseabondo colmò la bocca di Perla con getti interminabili.
Il vecchio riversava copiosi fiotti di sborra nella bocca della ragazza che non smetteva di pompare e di segare, con l’egoistico intento di prosciugargli definitivamente i coglioni.
Amanda non riusciva a credere a quello che i suoi occhi le stavano proponendo ed era tremendamente disgustata.
Disgustata era anche Perla, ma ciò non le impedì di ingoiare fino all’ultima goccia con estrema voracità, saziando la sua sete di troia.
“Andiamo?” Chiese Perla all’amica sconvolta, citando ciò che la stessa avrebbe dovuto, e anche voluto, dire parecchi minuti prima.
Perla si rivestì in fretta lasciando però sul pavimento le mutande e si diresse alla porta, seguita da Amanda, senza proferire alcuna parola al vecchio sul divano, in condizioni pietose.
Scendendo le scale, Perla realizzò quanto era appena successo: aveva sbloccato una delle sue più profonde e proibite fantasie. Di quelle che non avrebbe mai potuto credere di mettere in pratica. Svanì così tutto il disgusto provato lasciando posto solo all’appagamento personale.
“Sei soddisfatta, padrona?” Chiese Perla, incamminandosi verso l’auto, percorrendo le strette vie del centro storico.
“Io… sono senza parole.” Rispose Amanda.
“Ho soddisfatto la mia padrona?!” Chiese nuovamente Perla afferrando per il collo Amanda e spingendola contro al muro. “Voglio sentirmelo dire.”
Lo sguardo di Perla intimorì Amanda, rendendosi conto all’istante di chi, in realtà, comandasse davvero.
“Hai soddisfatto oltre ogni aspettativa la tua padrona. Sei una puttana spettacolare.”
Perla continuò a fissare negli occhi Amanda, trattenendola forte per il collo.
Poi… Lo sguardo di Perla si fece molto profondo. Molto intenso.
La puttana spettacolare infilò la lingua in bocca alla carnefice.
Le ragazze limonarono senza pudore per un tempo indefinito.
Amanda potè così assaporare il rivoltante gusto di sborra avariata.
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