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Prime Esperienze

4 Ltdf - Condanna in secondo grado


di Ombralimite
27.07.2026    |    424    |    1 8.0
"Ethan specificò che effettivamente l’analisi diretta è molto più accurata ma non propone mai una cosa del genere per evitare di risultare invasivo..."
CAPITOLO IV

Condanna in secondo grado



Nel tragitto che conduceva all’auto di Amanda, le ragazze non proferirono alcuna parola.
Amanda, sicura di sé, ripassava mentalmente il programma per quella giornata, molto soddisfatta e motivata dall’atteggiamento collaborativo, o per meglio dire, passivo della sua bambola. Era decisamente intrigata all’idea di scovare i limiti di Perla, sempre che ne avesse.
“Sono proprio curiosa di scoprire quale sarà la prossima prova che dovrò affrontare per redimermi dai miei peccati.” Incalzò Perla, mentre Amanda guidava verso la meta non preannunciata. “Perché… non abbiamo già finito, vero Amanda?” Chiese Perla, lanciando una sfida velata, istigando consapevolmente la propria carnefice.
“Cara Perla… non puoi immaginare quanto spesso mi torna alla mente l’immagine di te, mentre vieni scopata con una doppia penetrazione. Quando al tuo posto dovevo esserci io. Non crederai di essertela cavata con del banale feticismo.”
“Vorrei dirti che sono pronta e disposta a tutto, cara Amanda. Ma in questo momento l’unica cosa di cui credo di avere bisogno è una doccia al volo, così da essere nelle condizioni giuste per tutto. Sono sudata oltre ogni limite di buon senso.” Propose Perla, confermando l’ossessione per la propria igiene personale.
“Oh Perla, si sente eccome che hai sudato! E chissà quale buona fragranza avrai creato mescolato i tuoi fluidi vaginali con il sudore.” Disse, fermando l’auto Amanda, con il preciso intento di fare sentire estremamente a disagio la propria sottomessa.
“Andiamo bambola, la prossima umiliazione ti sta aspettando.” Concluse Amanda, subito prima di scendere dalla vettura.
“Amanda… per favore. Cosa hai intenzione di farmi fare in queste condizioni indecenti?” Chiese Perla, con tono di supplica. Consapevole che stava, in realtà, solo alimentando il sadismo della propria carnefice. Allo stesso tempo, Perla cercava di orientarsi, capire dove fosse. Cosa ci potesse essere nei paraggi che avrebbe influenzato il prossimo futuro.
“Sei pronta ad abbassarti le mutande, lurida puttana?” Disse Amanda, con ghigno che preoccupò non poco Perla. “Entriamo qui.” Continuò, indicando uno studio di piercing e tatuaggi. “Hai un appuntamento; vuoi capire se farti il piercing alla figa!” Rivelò Amanda, divertita.
“Ma no Amanda, non posso farmi un piercing adesso. Soprattutto non lì. Non che non mi piaccia, ma non sono pronta. Nè fisicamente, né psicologicamente…davvero. Cerca di capirmi, per favore.”
“Oh, no, Perla… non hai colto quale sarà il mio divertimento. Non voglio farti uscire di lì con un nuovo piercing, ci mancherebbe. Il tuo appuntamento è solo di consulenza e capire se puoi, e se vuoi, farti il piercing alla passerina! Ti voglio vedere totalmente a disagio mentre sarai a gambe aperte, mostrando la tua figa aromatizzata al pesce ad un professionista che sta facendo il suo sporco lavoro, ma che qualcuno deve pur fare, giusto?”
“Mi vergogno troppo…” non fece in tempo a dire Perla, che Amanda stava già entrando: “Vieni puttanella, seguimi.”
“Gling-gling”: il jingle che accompagnava l’apertura e la chiusura della porta dello studio. Suono che rappresentò, per Perla, l’inizio di un incubo.
Un piccolo studio ma, apparentemente, ben organizzato.
Alla reception, lui: un ragazzo decisamente alto, decorato di tatuaggi in ogni angolo di pelle visibile. Il piercer.
“Ciao! La mia amica ha appuntamento per capire se riuscirà a decidersi finalmente a fare il piercing lì sotto. Convincila tu, Ethan, che sai essere molto persuasivo!” Disse Amanda, rivelando una certa confidenza tra i due. Senz’altro Ethan aveva penetrato, come minimo, alcuni aghi nella pelle di Amanda.
“Vi stavo aspettando, ragazze.” Disse il professionista, spostandosi verso la porta per chiudere a chiave, eliminando così ogni possibile interruzione. “Ti vedo agitata, ma non c’è da preoccuparsi. Oggi non trafiggerò la tua pelle. Un piercing del genere richiede consapevolezza, ma anche tempo, per prendere una decisione definitiva. Come ti chiami?”
“Sono Perla, piacere di conoscerti…” la frase si interruppe e continuò solo all’interno della mente della vittima di questo sadico gioco: “… e non sono preoccupata. Sei un gran figo e mi farei piantare aghi ovunque dalle tue mani tatuate. Purtroppo quella stronza di Amanda ha ben pensato di farmi aprire le gambe davanti alla tua faccia dopo avermi fatto sudare e bagnare. Mi scuso in anticipo. Vorrei seppellirmi.”
“Siediti Perla, facciamo due chiacchiere.” Disse cordialmente Ethan. “Hai già in mente il tipo di piercing che vorresti valutare?”
Un respiro e Perla si calò nella parte per reggere il gioco: “Non esattamente… il piercing alla vagina mi affascina da tempo fino a diventare quasi un pensiero fisso e vorrei capire se può fare al caso mio.”
“Ci sono diverse cose da tenere in considerazione e le possibilità sono alcune: principalmente, il piercing genitale femminile, si divide in due categorie, a seconda della zona. Può essere puramente estetico oppure funzionale. Se posso darti un consiglio eviterei di forare le piccole e le grandi labbra perché difficilmente guariscono correttamente. A meno che tu non abbia rapporti in via continuativa. Forse non ne vale la pena!”
Amanda scoppiò a ridere con l’intento di mettere a disagio Perla, riuscendo perfettamente nello scopo.
“Beh, si. Ho rapporti regolari e vorrei mantenerli. Sono fidanzata.” Rispose Perla, mantenendo un tono di imbarazzo.
Amanda scoppiò a ridere ancora più forte facendo intendere chissà cosa. Perla l’avrebbe voluta ammazzare. Che figura le stava facendo fare? E il peggio doveva ancora venire.
“Sei una bella ragazza, giovane, e giustamente hai rapporti. Ti spiego nel dettaglio cosa potrebbe fare al caso tuo: se ti interessa puramente l’estetica andiamo a forare il monte di venere. Questo si chiama Christina ed è il più semplice a livello di after-care. In alternativa puoi ragionare su un piercing funzionale che si chiama VCH. Se ti stessi chiedendo cosa significa funzionale te lo spiego molto semplicemente: in questo caso andiamo a forare il cappuccio del clitoride e, durante i rapporti, il gioiello va a stimolare le tue zone erogene, provocando piacere.” Perla si stava eccitando solo all’idea, affascinata oltretutto da quella spiegazione così accurata da parte del piercer indubbiamente molto competente.
“Per completezza aggiungo che di piercing funzionali ce ne sono due: il VCH (vertical-clitoral-hood) con gioiello, appunto, verticale. Oppure HCH (horizontal-clitoral-hood) con asticella posizionata in orizzontale, sempre nel cappuccio del clitoride.”
“Quale mi consigli per godere di più? Se volessi farli entrambi? O tutti e tre?” È ciò che avrebbe voluto chiedere Perla, ma si trattenne, mostrandosi invece pensierosa.
“Ti vedo perplessa Perla… ti ho spaventata?” Chiese Ethan.
“Assolutamente no, anzi. Sei molto preparato e il mio dubbio non è se fare o non fare, ma… quale fare.” Rispose Perla, immaginandosi già a gambe aperte, nelle grinfie del piercer che dava tutta l’impressione di sapere maneggiare bene le vagine.
“Risposta magnifica, Perla. Per darti tutti gli elementi di valutazione sarebbe però importante capire quale piercing è più adatto alla tua anatomia. Se te la senti, ti guardo e poi ti lascio libera di pensarci con tutta la calma necessaria.”
La risposta che avrebbe voluto dare Perla era molto diversa dalla timida risposta che invece diede. La prima: “Oh, si che me la sento, caro il mio piercer, di avere il tuo sguardo attento e professionale sulla figa, per stabilire come sarebbe più indicato inserire l’ago. E, per favore, per capire correttamente la mia anatomia toccami senza lasciare nulla al caso.”
La timida risposta che invece arrivò fu: “Vorrei uscire di qui senza alcun dubbio così da poter decidere la cosa giusta. Quindi… mi spoglio?”
“Si Perla, grazie. Dovresti togliere pantaloni e slip e poi accomodarti sul lettino.”
Il piercer si allontanò, molto professionalmente, per consentire a Perla di prepararsi senza il disagio di avere occhi sconosciuti addosso.
Perla eseguì le istruzioni ricevute sfilando i pantaloni e le mutandine trovando, queste ultime, estremamente bagnate. La figa le grondava e, nell’abbassare le brasiliane, vide un filo denso e cristallino allungarsi che, infrangendosi, andò ad appiccicarsi alla coscia.
Amanda osservava la scena con ghigno malefico mentre Perla non capiva se preferiva recuperare della carta per asciugarsi o mostrarsi per quello che era: eccitata.
Non ci fu il tempo per prendere una decisione in quanto Ethan stava già rientrando nella stanza, mentre indossava guanti sterili in nitrile nero.
“Quindi hai intenzione di toccarmi.” Pensò Perla, eccitandosi ancora di più all’idea.
“Non pensare male, Perla.” Intervenne Amanda. “Ethan è un professionista e sa fare bene il suo lavoro, anche se ti chiederà di metterti in posizioni ambigue.”
Perla era sul lettino nero, vulnerabile, con le gambe chiuse e distese. Ethan si posizionò sul proprio sgabello avvicinandosi lateralmente e spostandosi subito dopo alla base inferiore del lettino.
“Dovresti spostarti in giù, verso di me e… allargare le gambe. Scusa, non ho un modo più professionale per dirlo!”
Perla, a questo punto, tutto desiderava tranne che modi professionali ed eseguì l’ordine scrupolosamente, scivolando verso il basso e aprendo completamente le gambe, sentendo fluidi che colavano fuori, fino a scendere fra le natiche. Sperava di non essere così bagnata… o forse si. Oltretutto nell’aria iniziò, a questo punto, a sentirsi quel tipico aroma di passera da spogliatoio femminile delle palestre. Cosa che mise decisamente a disagio Perla. Ethan, invece, non si scompose nonostante non avesse potuto fare a meno di notare tutti questi dettagli e, in particolare, il liquido cristallino che stava bagnando il lettino nero in ecopelle.
“Bravissima Perla, ora ti indicherò quali movimenti fare con le dita in modo che possa rendermi conto della tua elasticità ed individuare quindi il punto migliore dove inserire il gioiello.”
“Ethan…” Intervenne Amanda. “Credo tu possa usare tranquillamente le tue dita, Perla non si scomporrà affatto.”
Perla annuì con il capo, timidamente. Ethan specificò che effettivamente l’analisi diretta è molto più accurata ma non propone mai una cosa del genere per evitare di risultare invasivo.
“Fai quello che devi, tranquillo.” Disse Perla, desiderando di provare un orgasmo provocato da quelle mani guantate.
Ethan apprese l’autorizzazione ricevuta. Appoggiò le mani sulle cosce di Perla allargandole delicatamente, avvicinandosi per osservare scrupolosamente la vagina. Da vicino. Talmente vicino da colpire con il respiro un punto, in quel momento, molto sensibile della potenziale cliente. Cosa che, al netto di ogni malizia, al netto della mascherina chirurgica che no fu indossata, poteva essere considerata poco professionale. Ma questo non fu il pensiero di Perla. Perla avrebbe considerato professionale anche un’analisi di lingua in questo momento e anzi, sarebbe stata molto lieta di scoprire che questa pratica era essenziale per stabilire con precisione il punto esatto da forare.
La figa di Perla non smetteva di produrre abbondante secreto cristallino e, il piercer, molto professionalmente, strappò un foglio di carta assorbente raccogliendo il liquido in eccesso, molto delicatamente. Cosa che fece sobbalzare Perla.
“Scusa…” Disse Ethan.
“Non ti preoccupare…” rispose Perla. Lasciandosi scappare un “continua..” con diverse possibilità interpretative.
Ethan riprese l’attenta analisi facendo scorrere le mani dall’interno delle cosce fino ai bordi laterali della vagina, modellandola delicatamente per osservarne l’elasticità. Massaggiò poi, sempre con delicatezza, l’area centrale del monte di Venere.
“Tutto bene?” Chiese il piercer. “Tutto benissimo.” Rispose Perla, chiedendosi se non stesse trasparendo troppo il fatto che in quel momento fosse molto vogliosa.
“Devo alzarti leggermente le gambe.” Preannunciò Ethan.
Questa volta non fu delicato come lo era invece stato fino a quel momento. Afferrò entrambe le cosce di Perla nella parte posteriore, le chiuse leggermente e fece pressione, sollevando così le natiche dal lettino.
“Ammetti spudoratamente che stai fissando il mio buco del culo e ti confesserò spudoratamente che adoro infilarci dentro le cose.” Fu il pensiero di Perla.
Ma Ethan era totalmente immerso nel proprio ruolo professionale e, se anche avesse potuto leggere nella mente della ragazza, non avrebbe perso la concentrazione. Forse.
In realtà stava attentamente nascondendo l’incontrollabile erezione che gli gonfiava i pantaloni perché, sì, stava spudoratamente fissando il buco del culo e la figa ad una spanna dalla sua lingua biforcuta, caratteristica anatomica che Perla ancora non aveva notato. Ad aggravare il tutto, vi era Ethan che non smetteva di inspirare profondamente dalle narici per inebriarsi dell’odore pungente di figa.
Il piercer abbassò nuovamente le gambe di Perla e il pollice della mano sinistra venne appoggiato sulle piccole labbra, scorrendo lentamente verso il basso, facendo una leggera pressione. Assolutamente un gesto autorizzato, necessario e professionale ma che rappresentava, inevitabilmente per Perla, un qualcosa di sessualmente piacevole. La cosa non le dispiaceva affatto. Perla stava impazzendo al cospetto di così tanta professionalità e voleva solo godere in quel momento, ma non poteva darlo a vedere. Non voleva e non poteva fare la figura della troia. Le indicazioni di Amanda non prevedevano questo scenario.
Ethan sollevò lo sguardo per cercare gli occhi di Perla, lasciando però il pollice sulle labbra viscose.
“Buone notizie, il piercing si può senz’altro fare. Hai una elasticità omogenea e, se curato bene, il rischio di rigetto è molto basso, qualunque sia il piercing che, eventualmente, sceglierai di fare. Hai un cappuccio clitorideo non abbondante e per questo motivo il piercing meno consigliato è l’HCH, ovvero l’asticella inserita in orizzontale. Se però ti interessa particolarmente valutare anche questa soluzione dobbiamo fare un’ultima prova.”
Perla ascoltava attentamente, ma la sua concentrazione fu deviata nel momento in cui, fissando le labbra dell’interlocutore, notò la lingua che scandiva le parole. Senza rendersene conto iniziò a muovere, quasi impercettibilmente, il bacino per farsi massaggiare dal dito appoggiato e, nonostante follemente affascinata dal movimento sinuoso dei due lembi della lingua, riuscì a rispondere: “Certo, come dicevo prima voglio uscire da qui con le idee precise su ciò che posso o non posso fare.” Affermazione vera, ma motivata soprattutto dal fatto che volesse continuare il più possibile a farsi analizzare da quelle esperte mani. E Amanda, non da meno, stava apprezzando con gusto il teatrino inscenato da quella furbetta troia di Perla.
“Perfetto allora.” Rispose Ethan. “Se non ti crea troppo disagio dovresti metterti a carponi.”
“A pecora?” Chiese Perla, totalmente disinibita.
“Eheh, si. Per intenderci bene ti devi mettere esattamente a pecora.” Rispose Ethan, faticando un pò a mantenere la dovuta professionalità.
Perla eseguì lasciandosi scappare un commento indubbiamente da troia: “Solitamente non mi sento a disagio in questa posizione.” Si sollevò mantenendo lo sguardo fisso negli occhi del piercer per metterlo volutamente in difficoltà, poi si girò appoggiandosi sui gomiti e, infine, inarcò la schiena sollevando così il sedere, come era solita fare per essere scopata in profondità.
“Goditi ancora un pò lo spettacolo! Adoro avere i tuoi occhi addosso.” pensò Perla.
“Perché questa posizione? Se posso sapere…” chiese Perla.
“Effettivamente ho dato per scontato che… beh, se questa è una posizione che ti capita di assumere è importante, per escludere possibili complicazioni, individuare eventuali tensioni o deformazioni del tessuto.” Rispose impacciato, Ethan.
“Beh, è una posizione che trovo particolarmente comoda questa. Si, mi capita.” Rispose con tono provocatorio Perla, strappando un sorrisetto ad Amanda.
Il piercer, cercando con sempre più difficoltà a restare professionalmente impassibile alle evidenti provocazioni, allargò leggermente, facendo pressione, le cosce davanti a lui e Perla inarcò ancora di più la schiena mettendo in mostra due buchi che richiedevano solo di essere penetrati.
“Bravissima.” Disse Ethan, con voce fottutamente intrigante.
“Mi ecciti se mi dici che sono brava.” Pensò Perla, trattenendosi a fatica dal dirlo veramente. Era estremamente arrapata e non aspettava altro che un piccolo e chiaro segnale per liberare la troia che stava prendendo il sopravvento da dentro lei.
Ma il piercer stava ligiamente facendo il proprio lavoro nella maniera più professionale possibile, anche se facilmente interpretabile diversamente. Come, ad esempio, quella mano che andò ad appoggiarsi nella parte interna della natica, quasi a sfiorare l’ano. E per “quasi” si intende che venne appoggiata talmente vicino da distendere, da un lato, le rughette che sigillavano l’apertura. Il pollice della stessa mano, invece, scivolò sulla sommità delle piccole labbra, percorrendone tutta la lunghezza. Modellando la vagina per notare, con attenta precisione, come si muovesse il cappuccio del clitoride alle sollecitazioni in questa posizione.
Pollice che, vista l’abbondante lubrificazione, scivolò leggermente dentro.
Era il gesto che Perla stava attendendo speranzosa? Perla non è famosa per essere una che si fa troppe domande e ciò che le venne spontaneo fu spingere indietro il sedere, sentendo finalmente quel dito entrare dentro di lei, lasciandosi sfuggire un silenzioso, ma percepibile, gemito soffocato.
Amanda era estremamente soddisfatta della sua bambola troia.
Ethan, incredibilmente impassibile, continuò l’osservazione da diverse angolazioni e senza sfilare il dito. Perla spinse più forte sentendo tutto il dito dentro, trovando resistenza in quanto il braccio del piercer rimase teso ed immobile.
“Perfetto Perla, abbiamo fatto anche il test più difficile!” Disse Ethan sorridendo, sfilando il dito dalla vagina gocciolante. “Ma, purtroppo, non l’hai superato. Nel senso che mi sento di sconsigliarti il piercing HCH in quanto l’asticella orizzontale, inserita in un cappuccio di dimensioni contenute come il tuo, potrebbe dare problemi in caso di rapporti in quest’ultima posizione, a cui sei palesemente affezionata.” Disse il piercer ridendo, ma senza trasmettere malizia.
“Nessun problema per gli altri due. Sia per quanto riguarda il Christina, quello estetico, sia per quanto riguarda il VHC che avrebbe, molto probabilmente, un ottimo effetto funzionale sul tuo clitoride. Pensaci con calma e fammi sapere!” Concluse, con un velo di malizia, Ethan.
Perla si rivestì, totalmente insoddisfatta. Il suo sguardo si esprimeva al posto suo.
In realtà molto soddisfatta relativamente a quanto appreso e, adesso, con una estrema voglia di avere un nuovo piercing. Ma delusa e decisamente frustrata, per non avere potuto mostrarsi doverosamente riconoscente nei confronti del piercer per l’attento servizio svolto.
La ragazza vogliosa sorrise e salutò ringraziando, anche se con la bocca avrebbe voluto ringraziare in ben altra maniera.
Uscite dallo studio, Amanda chiese, infierendo: “Glielo volevi succhiare il cazzo, eh? Troietta golosa!”
“Sei una stronza!” Rispose Perla.
“Ma non ti preoccupare, potrai recuperare il giorno in cui ti farà il piercing. Ti assicuro che gradisce!”
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