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10 Lcdf - La resa dei conti


di Ombralimite
27.07.2026    |    289    |    1 8.0
"L’eccitazione generale, alimentata di volta in volta nelle varie fasi di quella serata, stava letteralmente per esplodere..."
CAPITOLO X

La resa dei conti




Le ragazze tardarono poco a raggiungere il salone. Un’area della stanza disponeva di un ampio divano orientato verso un grande schermo da 75 pollici. Luci soffuse, calde.
Dylan e Aaron le stavano aspettando indossando solamente pantaloncini corti, leggeri al punto da richiamare l’attenzione sul proprio pacco ad ogni movimento.
Perla e Amanda entrarono a piedi nudi, i teli bianchi avvolgevano il loro corpo dai capezzoli fin poco sopra le ginocchia.
“Accomodiamoci” non perse tempo Dylan, indicando il divano.
“Potete collegare il vostro telefono alla smart TV. Dobbiamo decretare una vincitrice.”
Aaron realizzò in un istante che stava per assistere all’esposizione di un set fotografico raffigurante la sua ragazza a distanza molto ravvicinata da chissà quanti membri maschili. La cosa lo turbò e lo eccitò nella stessa misura.
“Prima di iniziare voglio sapere se ritenete di essere riuscite a fare del vostro meglio e chi delle due crede di avere vinto.”
La risposta fu molto vaga e sintetica da parte di entrambe ma dalle loro espressioni era percepibile soddisfazione.
“Il pareggio non è un risultato possibile e, nel caso in cui la conta delle figurine dovesse portare a questo esito, la vincitrice verrà decretata in base a chi delle due avrà osato di più.”
Sia Perla che Amanda sghignazzarono silenziosamente in risposta alla regola appena esposta da Dylan. Il che prometteva bene. O male, a seconda del punto di vista.
“Ci avete dato il via libera ad utilizzare tutte le armi a nostra disposizione, spero non siate pentiti di questa scelta” volle precisare Amanda.
“Proietterete contemporaneamente sullo schermo una foto ciascuna e, una alla volta descriverete la trattativa resasi necessaria per ottenere lo scatto. La prima che non potrà affiancare la propria fotografia a quella della rivale avrà perso e l’altra, dopo accurata descrizione dell’immagine che l’avrà resa vincitrice, verrà bendata e accompagnata alla poltrona che si trova nella camera degli ospiti. Iniziamo.”
Sul divano le ragazze si trovavano al centro, con al fianco il proprio ragazzo. Entrambi i telefoni risultavano collegati ed iniziò la sequenza.
Lo schermo era tagliato in due e la prima foto di entrambe le ragazze apparve sul grande schermo davanti a loro.
La foto di destra, che come sottofondo mostrava la parte bassa di un dipinto dai colori vivaci, ritraeva Perla con sguardo penetrante, affiancata da un cazzo moscio di mediocri dimensioni e, a gusto (non espresso) di tutti i presenti in sala, contornato da eccessiva peluria. Non esattamente il tipo di membro che avrebbe attirato particolarmente le attenzioni della protagonista.
Perla prese la parola: “Questa è la prima e non sapevo esattamente come approcciare la cosa. Semplicemente mi sono avvicinata ad un ragazzo che ballava in modo scoordinato, ho attirato la sua attenzione e all’orecchio gli ho spiegato che era in corso una sfida contro una mia amica e che avevo bisogno del suo grosso favore. Che tanto grosso non si è rivelato. Mi è bastato chiedere e lui, senza domande, mi ha seguito e fatto tutto ciò che doveva. Non ho dovuto neanche slacciargli i pantaloni. Un soldatino!”
L’attenzione venne spostata sulla foto di sinistra e fu quindi il turno di Amanda, che iniziò a descrivere la dinamica. L’immagine era stata scattata affianco ad una cornice di legno dorato. “Anche io per il primo approccio mi sono addentrata nella pista da ballo e poi lanciata sul primo ragazzo che aveva iniziato a spogliarmi con gli occhi. Mi sono strusciata un pò su di lui e, subito dopo, diretta verso la galleria d’arte. Mi ha seguito fino alla porta dove gli ho rivelato che avrei voluto solo fare una foto con il suo membro e, dopo un sorriso di incredulità, mi ha seguito all’interno della stanza mettendo in mostra ciò che volevo.” La foto raffigurava il volto di Amanda leggermente divertita e un cazzettino eretto che si dovette accontentare di fare solo da comparsa. “All’uscita l’ho ringraziato con un bacio sulla guancia e lui ha ricambiato con una palpata al mio culo ma, almeno quella, se l’era meritata!”
Primo punto assegnato ad entrambe le concorrenti.
Sullo schermo apparve un’altra coppia di foto.
Prese la parola Perla: “per questa seconda foto ho dovuto accordare uno scambio.”
Nessuno faceva più caso ai quadri che si trovavano alle spalle dei soggetti impressi nelle fotografie.
“Ora voi state guardando la mia faccia affianco a questo uccello e… il proprietario di quell’uccello, probabilmente in questo momento, sta mostrando al suo gruppo di amici la foto della sua faccia affianco alle mie tette.”
Nello scatto, lo sguardo soddisfatto di Perla puntato da un bel cazzo duro e venoso. Probabilmente, viste le condizioni, la trattativa poco prima conclusa poteva prevedere condizioni ben più favorevoli per l’amico tanto soddisfatto. Ma ormai l’accordo era chiuso e l’amico soddisfatto dovette accontentarsi della sua foto… e Perla dovette accontentarsi di sentire solo l’odore di quel bel arnese… letteralmente. Infatti Perla, durante quello scatto, fece un profondo respiro con le narici pensando “almeno mi hai scopato il naso.”
“Anche io ho dovuto fare un accordo per ottenere questo scatto” proseguì Amanda. “Il ragazzo in questione sembrava promettere bene e, sulla fiducia generata evidentemente dal mio pessimo intuito, gli ho proposto di spalmargli in faccia le tette ma come potete vedere voi stessi il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.” La vista della foto suscitò una risata generale per il micro soggetto raffigurato o, più probabilmente, per l’espressione di delusione misto disgusto di Amanda.
Le ragazze decisero fosse più soddisfacente per il proprio ego mostrare una singola foto alla volta sullo schermo e nessuno obiettò questa presa di posizione.
La foto successiva venne descritta in poche parole. In poche volgari parole e Dylan sapeva bene cosa significasse l’utilizzo di tale linguaggio da parte di Perla.
“Sono andata incontro al primo stronzo che mi potesse un minimo arrapare e gli ho detto di avere pochissimo tempo, che mi serviva assolutamente la foto del suo cazzo, chiedendogli infine di dirmi cosa volesse in cambio. E questa è la foto di ciò che mi è stato chiesto.” Disse Perla, portando l’attenzione sullo scatto.
La foto ritraeva la preda di Perla stesa a terra, i pantaloni abbassati e il piede smaltato nero della protagonista che gli schiacciava le palle.
“Però non pensate troppo male di me… mi sono limitata ad un dolce massaggino.”
Fu un duro colpo per Amanda realizzare che la rivale ci sapeva fare sul serio. Subito rassicurata, però, dalla consapevolezza di avere rispettato appieno le poche regole impartite per questa sfida.
“Spero di non avere trasgredito alcuna regola nel realizzare il prossimo scatto” iniziò ironicamente Amanda.
La foto che apparve sul grande schermo destabilizzò ancora più drasticamente Aaron, già in preda di un feroce conflitto interiore tra gelosia ed eccitazione, sempre più difficile da tenere sotto controllo.
Amanda; non fu lei a scattare questa foto. La prospettiva seguiva una linea che dall’alto andava verso il basso ad inquadrare il viso della ragazza e, a distanza davvero ravvicinata, un cazzo tenuto stretto da ciascuna mano della lei.
“Questa vale due punti, vero?!” Chiese maliziosamente Amanda concentrandosi subito dopo sull’espressione simil sconvolta del proprio ragazzo. “Non ti preoccupare Honey, anche se in questa foto mostro la lingua, ciò non significa che ho spompinato doppio. Li ho solo segati un pò, in simultanea, e poi me ne sono andata… credo abbiano finito da soli perché non sono ritornati con me nella sala principale.”
Aaron a questo punto era visibilmente scosso. Ma anche visibilmente arrapato come un toro da monta.
“Tocca di nuovo a me” esordì Perla. “Ottenere questa foto è stato molto divertente” disse ridendo, mentre mostrava l’immagine successiva che ritraeva il suo viso affiancato da un membro nella media e particolarmente rosa, uniformemente rosa. Nessuna distinzione di tonalità tra asta e cappella.
“Ciò che ha voluto in cambio questo ragazzo decisamente giovane non posso mostrarvelo in quanto non mi ha dato il consenso per scattare una fotografia mentre… mentre prendeva in bocca il mio piede! Ovviamente gli ho dato lo stesso piede che aveva fatto divertire l’altro ragazzo poco prima. Per come l’ha leccato di gusto, deve essergli proprio piaciuto il sapore di palle!”
Le risate dei quattro confermarono quanto fosse stato divertente ottenere questo punto.
“Le regole vietavano di offrire soldi oppure offrire da bere” intervenne Amanda. “Accettare da bere invece era consentito immagino” continuò Amanda con espressione furba. “Caso vuole che, facendo un passaggio in bagno per rinfrescarmi, mi imbatto in un ragazzo che aveva sbagliato a decifrare il simbolino sulla porta che definiva che l’accesso era per sole donne. Ovviamente la sfida stava andando avanti e non potevo perdere nessuna occasione per fare punti. Senti, intruso, non faccio la spia solo se mi fai entrare con te e, mentre centri perfettamente l’interno della tazza senza mandare una singola goccia fuori, io mi faccio un selfie. Nulla di più, poi ti spiego. Il ragazzo, divertito, acconsentì senza battere ciglio al mio ricatto e senza chiedere spiegazioni. Ma davvero è così semplice farvi mettere il mostra il pisello a voi maschietti?” Chiese Amanda divertita.
La foto osava non poco, alzando di molto l’asticella della perversione. Raffigurava Amanda, a lato del WC, divisa in due dal getto paglierino che partiva dal membro e, con precisione, colpiva il bersaglio indicato dalla dittatrice senza, effettivamente, sporcare nulla. Amanda sa essere davvero autoritaria.
Incurante del rischio di venire bagnata, Amanda realizzò questo scatto passando il braccio con il proprio telefono al di sotto del getto, si mise in posa, scattò e ritrasse il braccio prima che il getto finisse. Amanda sa essere davvero abile.
“Potete stare tranquilli, la citazione di prima… accettare da bere… era solo una gag” concluse divertita Amanda.
Fu nuovamente il turno di Perla. “Io non sono abituata a vedere così tanti cazzi tutti in una sera” continuò utilizzando il linguaggio che tanto piaceva a Dylan.
La foto raffigurava il volto con espressione soddisfatta di Perla, perfettamente a proprio agio nell’avere una grossa minchia nera a pochi centimetri dalla bocca. La mano, perfettamente curata dal minuzioso lavoro dell’estetista di fiducia della ragazza, si trovava appoggiata all’inguine del ragazzo nero a contornare l’asta e le palle. Lo smalto rosso scuro si abbinava decisamente bene alla tonalità di quel grosso cazzo venoso.
“In questo caso ho voluto osare un pò di più. Ho flirtato sulla pista da ballo strusciandomi su questo ragazzo, sentendo distintamente fra le natiche il suo grosso membro. Pare brutto se dico che la cosa mi ha fatto salire un brivido lungo la schiena? L’ho preso per mano e ci siamo diretti nella stanza segreta che ormai era diventato un set fotografico decisamente movimentato e affollato, motivo per cui entrammo in una delle cabine della stanza secondaria.”
Intervenne Dylan: “nonostante la penombra, quella cappella sembra decisamente lucida… vuoi dirci altro, Perla?”
“Beh… si” continuò Perla. “Mi sono inginocchiata, la cabina era molto stretta. Il ragazzo nero mi fissava dall’alto. Io non potevo perdere tempo perché stava scorrendo davvero veloce, quindi gli ho sbottonato i pantaloni, che subito dopo ho bruscamente abbassato rendendomi conto, stupita, che il ragazzo non portava le mutande. Tutto questo ha fatto si che la sua pesante minchia mi cadesse dritta sulla faccia. Lo ammetto, mi sono sentita davvero molto puttana e…” piccola pausa “mi è venuto spontaneo dargli un bacino sulla punta… ero troppo curiosa di scoprire se sapesse di cioccolato!” Sdrammatizzò Perla in una lotta interiore tra imbarazzo ed eccitazione.
Dylan le lanciò un’occhiata, divertito e soddisfatto, pensando tra sé e sé che non sono le labbra l’organo dedicato al gusto.
Amanda realizzò in un istante che doveva osare di più, che poteva osare di più.
Apparve sullo schermo una foto che lasciava molto, troppo, spazio all’immaginazione: lo sguardo di Amanda rivolvo verso un grosso cazzo duro avvolto dalla sua mano, che veniva diretto verso la sua bocca aperta e con la lingua fuori a mettere in mostra il piercing che trafiggeva l’organo del gusto. Un dettaglio secondario furono le spalle nude della ragazza, che intervenne immediatamente per descrivere la sua opera: “Si, volevo un cazzo duro e, appena raggiunta la cabina, ho abbassato il vestito per mostrare le mie tette sperando in una rapida erezione di risposta. Il ragazzo in questione ha reagito esattamente come speravo. La bocca è rimasta aperta anche dopo avere scattato la foto…” alluse ad una ricompensa sicuramente gradita, Amanda.
La foto successiva di Perla era nuovamente ambientata all’interno di una cabina.
“Questo scatto è decisamente interessante perché non ho dovuto ricercare nulla. Il buttafuori che regolava gli accessi alla stanza segreta iniziò a sorridermi maliziosamente ad ogni mia entrata e uscita fino a chiedermi cosa stessi facendo. Cogliendo la palla al balzo gli ho risposto -ti faccio vedere, vieni!-”
Il buttafuori non se lo fece ripetere due volte, premette un tasto sull’auricolare, a cui seguì una frase concisa ed autoritaria “Qui uno. Quattro, faccio un controllo dentro. Copri l’ingresso.”
Quattro era l’identità di un altro buttafuori. In servizio si identificavano con numeri per incutere ancora più timore.
Perla si addentrò nuovamente nella stanza dei quadri, che percorse fino in fondo con passo elegante e sculettando autorevolmente, seguita dal buttafuori come fosse la sua guardia del corpo.
Appena raggiunta la cabina, Perla invitò con un gesto della mano il bisonte vestito di nero ad entrare, facendo a sua volta la stessa cosa e richiudendo l’anta.
“Qui dentro comando io” furono le parole taglienti di Perla. “Spogliati completamente e siediti sulla panca.”
Il buttafuori eseguì senza esitazione mettendo in mostra un corpo decisamente robusto e ricoperto di peli.
Perla, fortemente eccitata da questo ruolo autoritario, accentuato dall’avere demolito ogni difesa a colui che era simbolo di potere, portò le mani sotto il vestito. Afferrò le mutandine sfilandole poi in un gesto lento e sensuale, durante il quale, abbassandosi in avanti, si fece accarezzare il viso dai fitti peli del petto dell’ormai innocua guardia.
Perla gettò le mutandine bagnate sul cazzo grosso, tozzo e peloso che stava diventando sempre più duro e continuò la propria esibizione. Divaricò le gambe e sollevò la gonna del vestito mettendo in mostra la sua preziosa figa contornata da peli perfettamente curati e iniziò a masturbarsi, gemendo.
La guardia iniziò a fare la stessa cosa con il proprio cazzo ormai di pietra.
L’eccitazione di Perla crebbe al punto da renderle difficoltoso restare in piedi; si mise quindi seduta a cavalcioni sulla coscia muscolosa della propria preda, continuando a masturbarsi sempre più selvaggiamente, ma controllando l’orgasmo che voleva conservare.
L’eccitazione del buttafuori crebbe a dismisura sentendo scorrere i caldi fluidi corporei di Perla sulla propria gamba e, con versi molto rudi, esplose in un orgasmo che inondò di sborra le mutandine di Perla, la quale decise fosse il momento di scattare l’ambita fotografia.
Lo scatto sullo schermo mostrava appunto l’espressione soddisfatta di Perla, a breve distanza da un cazzo avvolto nelle sue mutandine nere ricoperte di nettare denso e bianco.
Perla si riappropriò delle mutandine appiccicose leccando via il residuo denso e, dando un’ultimo sguardo all’energumeno ormai senza forze se ne andò, lasciando la guardia rintronata all’interno della cabina.
Il racconto di Perla fece enormemente bagnare Amanda che iniziò, con sempre meno lucidità, ad esporre la successiva figurina.
La foto sullo schermo era anch’essa ambientata all’interno di una cabina. Ormai le ragazze ci avevano preso gusto. La prospettiva dall’alto mostrava il corpo completamente nudo di Amanda rannicchiato al di sotto di un grosso cazzo, tenuto da entrambe le sue mani, a nasconderle parzialmente il viso.
Amanda non fece in tempo ad iniziare a parlare che, per errore, venne proiettato sullo schermo un breve video della durata di una manciata di secondi, registrato per errore (?), dove il grosso cazzo veniva sfilato dalla bocca della troietta, portandosi dietro uno spesso filo bianco e denso che colava, immediatamente dopo, sul mento e su entrambe le tette sode della ragazza.
Il video era stato registrato da quel bastardo, a cui era stato solo chiesto cortesemente di fare una semplice cazzo di foto, nel momento in cui si svuotava nella bocca ad Amanda.
Totalmente imbarazzata, Amanda rimase in silenzio ma venne immediatamente, inaspettatamente, rassicurata dal proprio ragazzo che, (piacevolmente) sconvolto ruppe la tensione: “hai usato le armi pesanti vedo, ci tieni proprio a vincere questa sfida!”
Amanda provò un’indescrivibilmente sensazione di sollievo e di leggerezza sentendosi apprezzata per ciò che è, e che aveva tenuto nascosto fino a quel momento: una puttana esibizionista assuefatta di cazzo e golosa di sborra.
Ma la tensione di Amanda, distorta da quella piacevole sensazione di sollievo, tornò all’istante realizzando che, se Perla avesse avuto ulteriore materiale da mostrare non avrebbe potuto rispondere, perdendo così la sfida.
L’attenzione fu rivolta all’unisono verso Perla che sfogliava la propria galleria fotografica senza trasmettere nulla sullo schermo appeso alla parete.
Aveva… un’ultima foto. Che però non era una foto ma un video e soprattutto non era sicura di voler mostrare.
A mente fredda si chiese per quale perverso motivo avesse voluto registrare quel video, quando poteva limitarsi ad un “banale” scatto come quelli finora apprezzati da tutti i restanti presenti. Ma fermarsi adesso significava perdere la sfida. Quella troia di Amanda aveva mostrato lo stesso numero di foto fino a quel momento, ma in una di queste aveva osato includere addirittura due cazzi contemporaneamente. Era in svantaggio, non sapeva se Amanda avesse avuto altri assi nella manica e doveva tentare il tutto per tutto. Dopo una serata del genere sentiva il bisogno fisico di ricevere quel premio. Doveva entro breve -assolutamente- farsi scopare nella maniera più brutale possibile.
“Ho un ultima foto…” si fece coraggio Perla.
“Cazzo!” Esclamò Amanda preannunciando la propria sconfitta.
“È imbarazzante, ma a questo punto non posso fare altrimenti” continuò Perla creando estrema curiosità in Dylan e Aaron.
“Non c’è molto da spiegare. Non so come, ma mi era venuta una incontrollabile voglia di fare qualcosa di ancora più perverso…” Il video, in fermo immagine, apparve sullo schermo nell’imbarazzo di Perla e nell’eccitazione dei restanti presenti sul divano.
Raffigurava un pavimento bianco piastrellato: le docce dello spogliatoio.
Un corpo maschile completamente nudo si trovava sdraiato sul pavimento freddo, fra le gambe divaricate di Perla in posizione statuaria che, con una mano, teneva sollevata la gonna del vestito. La prospettiva era dall’alto. L’immagine era tecnicamente corretta in quanto era presente sia il volto di Perla che un cazzo moscio a livello del pavimento. Ma tutti, e forse a questo punto anche Perla, fremevano dal desiderio di mettere play.
Un lungo attimo di attesa silenziosa… e il video partì.
Due dita smaltate si avvicinarono alla figa e ne allargarono le labbra. Forse non tutti i presenti, o addirittura nessuno, intuì che questo gesto era atto a qualcosa di ben preciso.
Pochi istanti dopo, un getto dorato iniziò a fendere l’aria in un percorso che, da quella meravigliosa figa aperta, andava ad infrangersi sull’inerme corpo nudo sottostante, creando zampilli su quell’inutile cazzo per poi spostarsi in avanti sul petto e, ancora, oltre l’inquadratura tagliata, che nascondeva la faccia del malcapitato.
Perla non era sicura di sentirsi esattamente a proprio agio per avere mostrato questa sua sporca perversione, ma l’interesse nei suoi confronti da parte dei restanti tre era palpabile.
Con quest’ultima dimostrazione, Perla aveva indubbiamente consolidato la propria vittoria nella sfida che aveva affrontato.
Era stata furba, porca, perversa. Ancor più di Amanda, che accettò la sconfitta riconoscendo dentro di sé ammirazione verso la sua rivale, dalla quale avrebbe potuto sicuramente imparare molte cose.
L’eccitazione generale, alimentata di volta in volta nelle varie fasi di quella serata, stava letteralmente per esplodere. Ed era esattamente il momento giusto per questo.
Dylan si alzò e dopo un ultimo sguardo di intesa scambiato con Aaron e Amanda, si diresse alle spalle di Perla mettendole una benda sugli occhi.
“Amanda…” riprese l’autore dei giochi. “Sai cosa fare. Prendi Perla per mano e accompagnala.”
Amanda, eccitata, eseguì guidando la vincitrice sul trono che le spettava di diritto, che si trovava nella camera degli ospiti.
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