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Scambio di Coppia

La challenge delle figurine (completo)


di Ombralimite
27.07.2026    |    802    |    1 8.7
"“Caso vuole che, facendo un passaggio in bagno per rinfrescarmi, mi imbatto in un ragazzo che aveva sbagliato a decifrare il simbolino sulla porta che definiva che l’accesso era per sole donne..."
LA CHALLENGE DELLE FIGURINE

Dylan



Dylan è una persona riservata. Parla solo se deve, solo con chi deve. Un osservatore metodico di carattere introverso, l’ordine e la precisione sono ciò che lo mettono a proprio agio. Non ritiene la competitività una strategia efficace; per vincere pianifica quanti più dettagli possibili per abbattere i punti deboli dell’avversario.
È anche perverso.


Perla è una persona ottimista e sa cogliere le occasioni che la vita le propone; socievole e di buona compagnia. Odia i problemi, considera l’eleganza un valore fondamentale e non dice parolacce.
Tranne quando entra in modalità tro*a.


Aaron è perseverante e la sua vita ruota attorno al mantenimento della propria estetica fisica. Non controbatte mai, ha fiducia nel genere umano. Sempre alla ricerca della massima prestazione fisica.
Ha un c*zzo davvero grosso.


Amanda è competitiva e odia sentirsi anche solo mezzo passo indietro rispetto a chi la circonda. Adora la bella vita e non disdegna gli eccessi.
Istigare la eccita.



INDICE

- Capitolo I - Dylan e Perla
- Capitolo II - Aaron e Amanda
- Capitolo III - L’incontro
- Capitolo IV - In intimo
- Capitolo V - La collezione di Perla
- Capitolo VI - La scatola
- Capitolo VII - Luxury
- Capitolo VIII - Accesso consentito solo al personale autorizzato
- Capitolo IX - L’idromassaggio e la doccia
- Capitolo X - La resa dei conti
- Capitolo XI - L’incoronazione
- Capitolo XII - Epilogo: è solo l’inizio




CAPITOLO I

Dylan e Perla


Un lui e una lei, coppia nella vita che tra impegni lavorativi intervallati da dolci momenti insieme, conduce una vita regolare.
Dylan e Perla, coppia poco più che trentenne, lui qualche anno in più di lei. A dire la verità non sono esattamente una coppia modello. Hanno avuto tanti attriti, anche insormontabili, ma su una cosa si sono sempre trovati in una perfetta sintonia che, nonostante tutto, non veniva mai scalfita ma anzi restando sempre in crescita costante. Non serve tirarla tanto per le lunghe, ovviamente questa cosa è il sesso e senza girarci troppo intorno si può dire che Dylan e Perla scopano davvero molto bene, cosa rivelatasi a tratti una condanna per ammissione di entrambi. Esiste condanna migliore?
Il loro punto di forza è, ancora più degli atti fisici indubbiamente privi di monotonia, la capacità di stuzzicarsi ed innalzare il livello di eccitazione reciproco ad alti livelli, sempre più intensi. Capacità probabilmente sviluppata anche dal fatto che Dylan e Perla non convivono ritrovandosi quindi a vivere la propria sessualità non solo in un comodo letto, ma anche a distanza, ottenendo risultati neanche lontanamente immaginabili.
Una fantasia tira l’altra e iniziano così a svilupparsi nella coppia nuove curiosità, nuove potenziali perversioni, cosa che li porta ad entrare nell’ambiente esclusivo del club privé con occhi di esplorazione.
Forse non troppo a proprio agio in un ambiente del genere un pò eccessivo ma forse per continuare ad alimentare le proprie fantasie, decidono di mostrarsi solo virtualmente entrando a fare parte della community di un sito a tema.
Stabilite poche e chiare regole, prima fra tutte: non avrebbero incontrato nessuno nella vita reale, Dylan e Perla iniziano ad interagire con altri utenti della piattaforma dapprima in tono serioso, poi più scherzoso e, a volte, anche in maniera più esplicita ma senza mai sfociare in volgarità banali.
Le proposte che invadono la casella di posta della coppia sono le più disparate che tendenzialmente divertono Dylan e Perla, altre più interessanti. Alle volte può essere divertente istigare qualcuno particolarmente focoso, altre volte risulta molto coinvolgente immergersi in lunghi e interessanti discorsi a tema sesso e perversioni e altre ancora in conversazioni semplicemente piacevoli. Una fra queste è quella con Aaron e Amanda, una coppia poco più giovane di loro, anch’essi leggermente spaesati da questo nuovo ambiente.



CAPITOLO II

Aaron e Amanda


Quasi inconsapevolmente, i quattro si trovano spesso a chattare tra loro nel gruppo Telegram che hanno creato, diventando un piccolo rifugio per raccontare le varie vicende della giornata, senza mai sfociare in maniera esplicita su temi erotici. Ovvio, qualche frecciatina ogni tanto manteneva più viva l’attenzione ma la cosa più piacevole restava la percezione di un bel rapporto di confidenza reciproco. E, in poco tempo infatti, non di rado, nelle serate le coppie si salutavano con fasi del tipo “noi vi salutiamo perché dobbiamo andare a (dis)fare il letto”, a cui poteva seguire una classica risposta come “in un letto fatto si dorme bene ma in un letto disfatto ancora meglio, ci avete dato un’ottima idea!”
Nel tempo le ragazze iniziarono, una volta disfatto il letto, a mandare semplicemente una emoticon nel gruppo a voler dire “noi siamo pronti per dormire, buonanotte”.
Questa piccola cosa, apparentemente innocente, fece si che le due coppie si dedicassero alle proprie attività sessuali nello stesso tempo; vi era il segnale di inizio e quello della fine. Aspetto che creò una ancora maggiore connessione tra i quattro. Un legame profondo, intimo, dato dal sapere quando gli altri stessero facendo le proprie attività private.
Inutile dire che, le frecciatine a tema sesso, diventarono in poco tempo sempre più frequenti, con anche interessanti conversazioni a tema, senza mai sfociare nel volgare.
Entrambe le coppie avevano inizialmente concordato il mantenimento di una certa riservatezza, cosa apprezzata reciprocamente. Ma, parallelamente alla confidenza, cresceva l’enorme curiosità da parte di tutti di poter dare una figura alle persone misteriose dietro tutte quelle parole digitate su di uno schermo. Con un leggero brividino di preoccupazione verso possibili delusioni, i ragazzi si convinsero che fosse arrivato il momento di scambiare qualche foto per mostrarsi a vicenda, dare un volto e una fisicità a quelle entità virtuali.
Dylan e Perla optarono per un paio di foto in cui erano insieme, ritenendo corretto inserire fra queste una al mare, cioè in costume, ovvero mostrando, oltre ai loro bei visini, anche i propri corpi coperti da un pantaloncino e un elegante costume da bagno a due pezzi nero.
Non tardarono i complimenti sulla bellezza di entrambi da parte di Aaron e Amanda, che ricambiarono quasi all’istante con una foto insieme all’aria aperta che trasmetteva coerenza con l’impressione di coppia sincera data fino a quel momento, seguita da altre due più provocanti, scelte senza dubbio per restare allineati e al passo.
Amanda, una ragazza dal viso fine quanto il costume da bagno che definiva un corpo minuto e ben proporzionato in ogni sua parte, ma non costruito ossessivamente, e un seno indubbiamente sodo e Aaron non da meno, in una foto a parte rivelava un ragazzo dal corpo ben curato e definito.
Chi osò di più in questo scambio fu proprio Aaron che, a differenza degli altri, decise di mostrarsi non in costume, ma in intimo. Azzardo decisamente andato a buon fine, soprattutto agli occhi di Perla che non poté fare a meno di rimanere piacevolmente colpita da alcuni dettagli per lei particolarmente interessanti. In ordine casuale, o forse di importanza: pettorali ben definiti senza dubbio da un allenamento rigoroso e costante, corpo liscio, probabilmente accuratamente depilato e due piercing ad asticella, uno nel capezzolo destro e uno nel capezzolo sinistro. Ultimo dettaglio: un membro indubbiamente importante, sagomato senza volgarità da boxer bianchi attillati.
Seguirono cortesi ricambiati complimenti dove Perla non potè trattenersi dal mostrare il proprio apprezzamento verso i piercing di Aaron, fortemente tentata dal rivelare il proprio nipple piercing, fermata però da un pò di timidezza.
Sciolse la leggera tensione creatasi Amanda esclamando: “anche io ne ho!”, inviando subito dopo la foto del suo viso mentre faceva una simpatica linguaccia a mostrare il proprio gioiello.
Seguirono giornate di conversazioni tranquille, divertenti, spensierate, piacevolmente piccantine a volte, in un clima sempre più leggero, dato anche dall’abbattimento del muro dell’incognita sull’aspetto fisico, quell’ignoto che presto tutti e quattro si resero conto quanto fosse diventato pesante, ma non parlarono mai di ciò, proseguirono semplicemente la propria conoscenza nel loro rifugio sicuro.
Con il passare delle settimane arrivò la bella stagione e un pensiero comune iniziò a pervadere le menti dei quattro ragazzi: vediamoci e passiamo una serata insieme. Pensiero comune ma che nessuno aveva il coraggio di esprimere per paura del potenziale rifiuto.
La proposta vera e propria arrivò da Dylan, il più silenzioso del gruppo, ma anche il più attento ad ogni dettaglio, per quanto sfuggente, che ipotizzo appunto che probabilmente qualcuno, o forse tutti, stavano soffrendo un pò all’idea di lanciare un invito, continuando con un tagliente “che si fa sabato prossimo?”
Domanda tanto banale quanto essenziale per sbloccare finalmente quella forte tensione celata.
Domanda banale quanto la risposta che segui poco dopo: “di certo ci vediamo! (finalmente). Poi si vedrà!”
Tutto banale, si. Ma adesso son cazzi! E più i giorni passavano più l’ansia saliva.
“Restiamo sulla linea del banale e andiamo a cena da qualche parte?” Disse Dylan con nonchalance e ansia bel celata dietro lo schermo.
“Benissimo! Se poi ci va proseguiamo la serata andando a bere qualcosa” rispose Aaron con entusiasmo e disagio, che tutti gli altri sapevano esserci.
“Ma si dai, passiamo una serata tranquilla. Se proprio va male ognuno si metterà in un angolino e stiamo tutto il tempo a messaggiare” rassicurò scherzosamente Perla.
“Sento l’ansia di tutti, ragazzi! Ma non vi preoccupate, non lo dirò a nessuno, sarà il nostro piccolo segreto. Sono certa che potrà andare solo bene una serata tra noi, abbiamo una connessione non scontata” confortò tutti Amanda.
Il sabato seguente le coppie si presentano all’appuntamento tanto atteso, in un elegante ristorante dalle parti di Perla.



CAPITOLO III

L’incontro


I ragazzi, ben vestiti, trasmettevano un’eleganza non ostentata al pari delle ragazze, che avevano entrambe optato per un abito elegante ma non formale, estivo e leggero. Il tutto senza mettersi d’accordo prima.
La cena proseguì splendidamente confermando la bella chimica tra i quattro e allentando sempre più l’inevitabile tensione iniziale dove fu chiaro a tutti, senza che nessuno dovesse precisarlo, che la sintonia creatasi virtualmente era molto reale e con forte potenziale.
Il cibo fu molto apprezzato e nei vari discorsi leggeri affrontati al tavolo non mancarono frecciatine piccanti, che sfociarono in ammiccamenti incrociati a più vie, sempre indubbiamente apprezzati, andando a consolidare la bella sintonia che si stava definendo.
“Davvero un buon ristorante, ottima scelta” disse Amanda usciti dal locale. Proseguendo con un timido “se vi va, a noi farebbe piacere continuare la serata, magari bevendo qualcosa(?)”
L’imbarazzo di questa domanda esprimeva ancora una volta la preoccupazione del potenziale rifiuto. Imbarazzo che venne all’istante annullato dalla proposta di Dylan: “vi portiamo dove preparano i migliori cocktail della zona.”
Perla osserva perplessa.
“A casa di Perla!” conclude Dylan.
Perla, giusto un pò spiazzata, colse la palla al balzo confermando che avrebbero avuto piacere a proseguire la serata nel giardino di casa sua.
“Molto volentieri! Che ne dici, Amanda? Così Perla potrà mostrarti la sua collezione di dildi realistici.” Confermò Aaron, prima rivolto a Perla e Dylan, poi voltandosi verso Amanda.
Si, Perla ha un’ampia collezione di falli di gomma realistici, tutti regalati da Dylan e si, ne avevano tranquillamente parlato.
La serata si spostò quindi nell’abitazione di Perla, una bella casa in un contesto molto tranquillo. Giusto il tempo di rinfrescarsi un attimo e Dylan aveva già preparato quattro, anzi, cinque cocktail diversi: un mojito, una caipirinha, un cuba libre, un gin tonic e uno spritz come jolly (ma, spoiler, no non subentrerà un quinto personaggio all’improvviso. Il cocktail numero cinque non è un indizio, non siamo mica in un giallo qui. Era davvero un bonus extra, Dylan è molto ben organizzato e previdente in tutto ciò che fa).
“Scusate ma mentre preparavo i cocktail mi sono reso conto che, al contrario di altro, non conosco minimamente i vostri gusti da questo punto di vista e, per non sbagliare, ho preparato varie cose.”
Fortunatamente i cocktail vennero spartiti senza problemi e, a dir la verità, dopo i primi sorsi, lo scenario fu che i cinque bicchieri erano in condivisione tra i quattro, cosa ritenuta decisamente erotica dalle quattro menti, ma non apertamente dichiarato.
Avevano spesso pensieri condivisi inconfessati, cosa che alimentava costantemente e inconsapevolmente la forte sintonia creatasi.
Dopo qualche altro sorso, Amanda, guardando la piscina del giardino che con i riflessi dava atmosfera alla serata oltre alla musica leggera di sottofondo, sbuffò per non aver pensato di portare con sé il costume da bagno. Lei, che ogni volta che si spostava a più di cinquecento metri da casa portava con sé il mini trolley con tutto ciò che potesse servire, ad esclusione solamente di un attacco nucleare.
Aaron fece notare alla propria compagna che l’intimo che aveva scelto prima di uscire non era tanto diverso dai mini costumi che indossava al mare.
Amo uno lanciato, amo due lanciato.



CAPITOLO IV

In intimo


“Perla…?” disse Dylan. “Che intimo hai scelto per questa serata? …non ci ho fatto caso mentre ti vestivi.” Mentendo.
Perla rispose con leggero, volutamente accentuato, tono di imbarazzo specificando “un intimo molto carino… nero con il pizzo e un pò trasparente” mentre abbassava la spallina del vestito per mostrare un angolo del reggiseno a rafforzativo di quanto stava illustrando.
“Posso vedere meglio?” Continuò Dylan spostandosi dietro Perla e iniziando delicatamente ad abbassare anche l’altra spallina.
L’ampio disegno del gioco erotico stava prendendo forma concretamente. Tutti all’istante si resero conto che l’asticella stava per essere spostata ancora più in alto. L’eccitazione dei nuovi amici si faceva sempre più vivida.
Dylan proseguì, con il consenso silenzioso di Perla, ad abbassare la parte superiore del vestito mettendo in mostra tutto il reggiseno che si rivelò perfettamente coerente con la descrizione di poco prima. Un elegante ed accattivante reggiseno nero decorato con pizzo, trasparente solo nei punti giusti per non essere considerato sfrontato, ma che lasciava il necessario grado di immaginazione agli spettatori che osservavano la scena con forte interesse.
La più espressiva del gruppo era senza dubbio Amanda, che rimase in silenzio mentre assisteva alla scena, ma il suo ghigno non aveva bisogno di parole per confermare quanto la stesse intrigando la situazione che si stava creando.
La soddisfazione di Dylan per ciò che stava facendo fu chiara a tutti i presenti quando notarono il rigonfiamento all’interno dei suoi pantaloni.
La protagonista in questo gioco di soft-esibizione viveva un contrasto di sensazioni dove da un lato vi era un forte imbarazzo nell’essere puntata da così tanti occhi sul seno, in un effetto di vedo non vedo dato dall’accattivante reggiseno che lei stessa aveva scelto poche ore prima, con la consapevolezza o meno che da lì a breve avrebbe dato spettacolo, e dall’altro il fermento che saliva, che le faceva desiderare che Dylan non si fermasse finché non fosse stata completamente nuda per sentirsi ammirata in ogni sua forma e desiderata ardentemente dai membri di quel gruppo di persone così equilibrate, trasformati in un istante in un pubblico desideroso di continuare ad essere spettatori dello spettacolo dato dal suo corpo.
Intervenne Aaron, indubbiamente interessato alla scena, affermando “sono sicuro tu abbia abbinato delle mutandine perfettamente in linea al reggiseno.”
“Chi ti dice che abbia messo le mutandine?” rispose istintivamente Perla, chiedendosi all’istante se non stesse entrando un pò troppo in modalità troietta e allo stesso tempo notando una leggera sensazione di bagnato in mezzo alle gambe.
Il pensiero che pervase la mente di Dylan fu invitare la propria compagna ad alzarsi dalla poltroncina, farla girare in modo da posizionarsi inginocchiata sulla seduta, ripiegata in avanti con le mani sullo schienale, e proseguire alzandole il vestito facendolo scorrere sulle gambe, scoprendo sempre più pelle, fino a mostrare spudoratamente il gran bel culo di Perla coperto da un sottile perizoma e decisamente più trasparente rispetto al reggiseno. Nella fervida immaginazione di Dylan seguiva una carezza a disegnare le curve di quelle natiche, con palpata finale atta a mostrare il filo che scorreva lì in mezzo e ciò che questo sottile filo andava faticosamente a nascondere. Ma tutto ciò restò confinato all’interno delle fantasie perverse di Dylan, che si limitò con sguardo malizioso a chiedere a Perla se non volesse togliersi completamente il vestito.
Perla di base è una ragazza timida, difficilmente prende l’iniziativa e questo vale anche in ambito sessuale, ma ha una caratteristica ben precisa: è molto brava a cogliere al volo le occasioni che le si presentano e, dopo avere ricambiato lo sguardo malizioso di Dylan, rivolto poi anche verso i nuovi amici per cogliere velocemente assenso da parte loro, si alza e, forte del fatto che si trovasse nella zona piscina del suo giardino, dove per lei è normale stare mezza nuda, proseguì ciò che Dylan aveva iniziato poco prima abbassando ulteriormente il vestito fino a mostrare il piercing all’ombelico e infine sfilando prima una gamba e poi l’altra.
Aaron invitò Amanda a fare la stessa cosa motivando con un banale “non ti è venuto caldo? Potresti seguire l’esempio di Perla” e Amanda, desiderosa di dirottare le attenzioni rivolte a Perla anche su di sé, non se lo fece ripetere due volte e sollevò la gonna del proprio vestito mettendo in mostra prima le gambe che seguivano la forma della poltroncina su cui era seduta, mostrando poi le curve del suo bel culetto sodo e infine sfilando completamente il vestito dall’alto mettendo in mostra il suo intimo, anch’esso nero e molto simile a quello di Perla. Completini intimi non da tutti i giorni ma che si mettono indubbiamente per le occasioni speciali.
Forse per l’imbarazzo dato da tutti gli occhi puntati contro, Amanda ora in intimo, proseguì con un sorso al cocktail che fino a quel momento era stato il meno ambito, il cuba libre, e nel gesto di portare il bicchiere alla bocca un abbondante rivolo di condensa si staccò dal vetro e per forza di gravità andò a schizzarle le tette rese ancora più magnetiche dal reggiseno a balconcino che le sorreggevano. Dettaglio, inutile dire, che Dylan non si lasciò sfuggire e che, come prima, mantenne per lui tutte le intenzioni che questa scena avevano scatenato nella sua mente perversa.
Per allentare la tensione e il possibile imbarazzo di Amanda, Perla decise di prendere un altro bicchiere dal tavolino, invitando Amanda ad alzarsi: “vieni, ti faccio vedere la piscina.”
Come accennato prima, Perla ha dei tratti ingenui che spesso vengono fraintesi dalle menti perverse dei maschietti e questo ne è l’esempio perfetto. Lei davvero, genuinamente, voleva sciogliere la tensione di Amanda sottraendola dalle grinfie di quegli sguardi intensi dei maschietti. Il risultato di questo fu però portare l’attenzione su quei due bei culetti che si allontanavano verso la piscina e che, ad ogni passo, muovendosi sincronizzati, innescavano pensieri vogliosi nelle menti dei ragazzi.
Dylan, che conosce Perla, precisò ad Aaron le buone intenzioni della propria compagna aggiungendo però “ma noi godiamoci la scena!”
Seguì un momento in cui le coppie rimasero separate e, per la prima volta, i dialoghi furono spezzati tra maschi e femmine.
Dylan e Aaron restarono al tavolino a sorseggiare i cocktail rimasti, commentando con interesse la piacevole serata che stavano passando e osservando nella penombra i corpi delle dee a quel punto coricatesi sul bordo della piscina, disegnati dalle luci soffuse che contornavano la vasca.
Ciò di cui parlarono le ragazze non fu mai dichiarato ai maschietti, che però poterono intuire a posteriori sulla base di ciò che sarebbe successo di lì a poco.
Le ragazze, senza dire nulla, si allontanarono entrando in casa. A quanto pare diventava sempre più naturale che l’interesse di una coincidesse con l’interesse dell’altra.
Dopo un tempo indefinito (ma non breve) i ragazzi poterono vedere avvicinarsi nuovamente le ragazze in una camminata sinuosa, ancora in intimo, scena molto gradita ai maschietti che non poterono fare a meno di notare lo sguardo di complicità tra Perla e Amanda.
Al ricongiungimento in giardino dei quattro la domanda-frecciatina da parte di Dylan fu inevitabile: “Perla ti ha mostrato la sua collezione di completini sexy?”



CAPITOLO V

La collezione di Perla


“Sempre a pensare male… Dylan. Siamo andate in bagno” rispose Perla con sguardo provocante rivolto ad entrambi i maschietti.
“Oh si!” rispose invece maliziosamente Amanda. “Mi ha mostrato anche un’altra collezione che ho trovato ancora più interessante.”
Aaron non capì esattamente di cosa si stesse parlando, anche se forse poteva intuirlo. Ma Dylan lo sapeva molto bene e la cosa aumentò la sua eccitazione. Non si trattava della collezione delle Barbie.
A questo punto era molto chiaro per Dylan che i discorsi affrontati dalle ragazze nella privacy del bordo piscina fossero ricaduti nella scoperta di passioni in comune fra le ragazze.
“Ho la sensazione che andiate proprio d’accordo su certe cose” disse Dylan. “Aaron, non sei curioso di scoprire quali interessi in comune hanno le nostre ragazze?” Aaron confermò con un cenno del capo che racchiudeva tutta la propria malizia e curiosità.
La prima ad intervenire fu Amanda che, grazie alle premure di Perla, era ormai entrata in uno stato di agio consolidato. “Senz’altro entrambe abbiamo una discreta collezione di completini sexy. Ammetto che mentre guardavamo l’armadio, io e Perla, abbiamo fantasticato sul realizzare qualche set fotografico insieme.”
Perla leggermente in imbarazzo per la dichiarazione di Amanda non volle contraddirla. A dire il vero l’idea di posare eroticamente insieme ad Amanda la intrigava parecchio. Soprattutto conoscendo i gusti perversi di Dylan, che avrebbe dato senza dubbio indicazioni molto interessanti sulle pose da fare.
“E l’altra collezione?” Chiese Aaron logorato dalla curiosità.
“Aaron, patatino mio” disse Amanda. “Dovresti essere ben consapevole della mia passione per il membro maschile. Ecco, a quanto pare, anche questo è un interesse che io e Perla condividiamo” concluse Amanda sdoganando ogni inibizione verbale.
Perla, arrossata e imbarazzata precisò “ho un pò di dildi. Due cassetti pieni a dir la verità.”
Affermazione che rese fiero Dylan e ancora più malizioso Aaron, che già sapeva di questa collezione, ma che non credeva sarebbe stato un argomento cardine di quella serata.
Dylan, sfruttando la disinibizione di Amanda volle rincarare la dose chiedendo se avesse trovato altri interessi i comune con Perla.
“Dylan…” rispose Amanda. “Voi siete ragazzi molto fortunati. Avete due ragazze che venerano il vostro arnese e gemono anche solo nel succhiarvelo.”
Perla voleva nascondersi dall’imbarazzo causato dalla furia perversa e spudorata di Amanda oppure, più probabilmente, avrebbe voluto slacciare i pantaloni di Dylan per iniziare a fargli un pompino.
Dylan, che trovava terreno fertile alle proprie perversioni ad ogni frase che si aggiungeva, lanciò una proposta ad Aaron.
“Non saresti curioso di osservare nella maniera più imparziale possibile le nostre ragazze mentre usano la bocca?”
Aaron annuì ma senza capire esattamente dove Dylan volesse andare a parare.
“Perla…” disse Dylan. “Cosa ne dici di andare a recuperare due falli di gomma?”
Prima che Perla potesse rispondere intervenne Amanda: “andiamo, ti aiuto a sceglierli!”. E subito dopo i ragazzi poterono ammirare nuovamente quei due bei culetti allontanarsi a passo svelto verso la portafinestra della casa.
Ciò di cui parlarono in quel frangente Dylan e Aaron fu qualcosa di decisamente perverso e che avrebbero proposto alle ragazze poco dopo, al momento giusto: quando il “no” non sarebbe stata considerata un’opzione da nessuna delle due.
Dopo un tempo infinito le due ragazze fecero ritorno in giardino. Perla ora aveva due trecce, probabilmente realizzate dalle sapienti mani di Amanda e portava con se una scatola. Amanda la seguiva al fianco, con aria maliziosa e perversa.
“Quindi cosa possiamo fare per voi, maialini?” Chiese Perla.
Aaron sorrise maliziosamente lasciando dirigere i giochi a Dylan, riconoscendo quanto fosse sapiente e bravo nel ruolo.
“Potete mettervi comode su quel divanetto, tanto per iniziare” intervenne Dylan con tono calmo, trasmettendo sicurezza e fermezza.
Le ragazze seguirono le indicazioni. Amanda si sedette nella parte sinistra, gambe unite, rannicchiate e sostenute con una mano.
Perla, ormai entrata in modalità troietta e sentendosi a proprio agio guidata dalle sapienti parole di chi era in grado di farla bagnare anche solo con l’utilizzo di esse, si mise nella parte destra del divanetto, rivolta leggermente verso Amanda, con una gamba piegata e appoggiata sul cuscino, l’altra sollevata con il piede sulla seduta. Forse Perla azzardò questa posizione a gambe aperte, con la figa nascosta solamente da quel sottile perizoma semitrasparente, forte del fatto che mise la scatola che teneva in mano appoggiata alla coscia atta a bloccare sguardi affamati.



CAPITOLO VI

La scatola


Questo gesto significava una cosa ben precisa e il messaggio arrivò molto chiaro a Dylan, il quale non aveva bisogno di parole per capire le richieste, le esigenze della propria porcellina.
Dylan guardò Perla con sorriso accennato da un solo lato della bocca e Perla capì da questo che il suo ragazzo perverso aveva colto perfettamente le sue intenzioni: voleva mettere in mostra il suo lato provocatorio, voleva essere osservata, desiderata, mangiata con gli occhi dai presenti, ma soprattutto da quel ragazzo con i piercing ai capezzoli e la sagoma di un membro che aveva lasciato tanto spazio all’immaginazione, ma che sicuramente prometteva bene.
Tutto questo comportò bagnare ulteriormente le mutandine di Perla, che già non erano troppo asciutte, oltre a farle pensare “quanto mi piace fare la troietta, quanto mi eccita essere la troietta guidata dalle perversioni di Dylan”.
“Amanda… apri la scatola che Perla tiene tra le gambe” indicò Dylan.
Amanda si sporse verso Perla, guardando negli occhi Dylan, mostrando volutamente o meno il suo seno provocante sostenuto del balconcino. Si ritrasse lentamente e con sorriso malizioso, ormai consapevole che Dylan era fortemente attratto da quelle tette.
“Ora prendete entrambe un dildo” disse Dylan.
Amanda scelse il cazzo di gomma scuro, realistico e decisamente grosso. A Perla restò l’altro, un cazzo color carne fornito di dettagli ultra realistici, leggermente meno grosso, ma più lungo di quello scelto da Amanda.
Senza bisogno di ulteriori indicazioni, Amanda fece scorrere la cappella del dildo sulla coscia, poi sul ventre fino ad arrivare fra le tette. Solo in questo momento il suo sguardo si spostò dalla cappella del dildo agli occhi di Dylan, per rimarcare la perversione che da un pò di tempo le rigirava in testa.
Il passaggio successivo di Amanda fu portare il dildo davanti alla faccia e, dopo pochi attimi di osservazione, passò la lingua a contornare la cappella scura, che spinse subito dopo delicatamente dentro la bocca.
“Perla, ora tocca a te. E togli quella scatola che non serve più”.
Perla, da brava troietta, ubbidì senza alcuna esitazione, sempre più eccitata da ciò che stava facendo. Da ciò che Dylan le stava facendo fare.
Iniziò ad usare la lingua su quella cappella iper realistica e su tutta l’asta. Contemporaneamente a questo spostò la scatola che fino a quel momento aveva avuto il ruolo di nascondere la sua figa coperta appena da un piccolo lembo di tessuto, sempre più bagnato, sentendo finalmente il peso dello sguardo famelico di Aaron fra le sue gambe aperte che mettevano in mostra mutandine talmente bagnate da brillare al riflesso delle luci notturne del giardino.
Perla notò con soddisfazione il grosso rigonfiamento nei pantaloni di Aaron, che desiderava, che stava attendendo da un pò e che avrebbe voluto ardentemente verificare di persona, se solo Dylan le avesse dato l’ordine, verifica che invece fece direttamente Aaron, passando la mano sul membro che, sempre più, diventava complicato tenere all’interno dei pantaloni.
Le perversioni di Perla si facevano sempre più nitide nella propria mente e, inconsciamente, aggiustò la propria posizione sul divanetto esponendo maggiormente la figa in direzione di Aaron, che non aveva ancora staccato gli occhi, cercando di cogliere sempre più dettagli di quella specifica parte del corpo di Perla, ancora nascosta da un ormai molto fastidioso pizzo vedo non vedo.
Dylan si godeva la scena, anche lui sempre più eccitato dalle provocazioni ricevute da Amanda e dalle provocazioni della sua troietta nei confronti del loro nuovo amico dal cazzo pulsante.
“Mostrate cosa sapete fare, spingete quei cazzi giù per la gola” fu l’ordine perentorio di Dylan.
Parole che non lasciavano spazio alle interpretazioni, parole che penetravano in tutte le menti perverse all’ascolto allo stesso modo. Parole colte da attrici e spettatori e che avevano ottenuto, in ogni soggetto, l’effetto di aumentare ancora una volta l’eccitazione che li accomunava, in cui tutti erano coinvolti in un ruolo diverso, via via sempre più definito.
Quello di Perla in cui avrebbe dovuto mostrarsi in ciò che sapeva essere brava: una troietta esibizionista. Quello di Amanda, allieva di Perla con ottime doti e voglia di applicare il detto “l’allievo che supera il maestro”. Quello di Aaron, toro da monta da istigare sempre di più, in attesa di farlo scatenare contro le prede e quello di Dylan, abile regista in grado di addentrarsi nelle menti perverse di chi minuziosamente ascoltava le sue parole, oppure facendo entrare gli altri nella sua di mente perversa, dalla quale, forse, non avrebbero potuto più fare ritorno e questo Perla lo sapeva bene perché lo viveva costantemente sulla propria pelle.
Il primo, timido, tentativo di eseguire l'ordine impartito fu di Amanda. Il grosso dildo che simulava il grosso cazzo di un negro penetrò fra le sue labbra carnose per metà della lunghezza richiamando all'istante le attenzioni di tutti i restanti partecipanti al gioco perverso.
Fu quindi il turno di Perla, che dopo un’ultima lenta passata di lingua, aprì la bocca e con fare esperto iniziò a spingere dentro il cazzo di gomma, lentamente, senza che le labbra entrassero in contatto con la superficie venosa del dildo utilizzato. Anche lei fino a metà della lunghezza dell’asta. Continuò sfilando lentamente il dildo dalla bocca, questa volta facendo scorrere le labbra e, probabilmente, anche la lingua, fino a farlo uscire completamente.
Un’occhiata in direzione del cazzo di Dylan, un’occhiata in direzione del cazzo di Aaron e Perla, dopo avere sollevato leggermente il mento spinse nuovamente il dildo in bocca, questa volta meno lentamente, fino ad arrivare ancora più in profondità mentre Dylan intervenne categorico: “sòffocati” e Perla continuò a spingere ancora più in profondità, fino ad avere un conato.
Lo sguardo di entrambi i ragazzi si spostò simultaneamente verso Amanda, la quale sapeva già cosa avrebbe dovuto fare.
Guardò il cazzo di gomma davanti alla sua faccia, aprì la bocca e lo spinse con fatica tutto dentro, fino in fondo, rivelando a Dylan e Perla un’interessante qualità, che Aaron conosceva molto bene.
Anche Amanda concluse la propria esibizione di deepthroat con un conato, ancora più forte di quello di Perla a cui seguì un filo di densa bava che colando dalla bocca andava a spalmarsi, inutile dirlo, fra le tette.
L’eccitazione delle due esibizioniste salì a tal punto da sentire l’esigenza fisica di essere prese all’istante e scopate selvaggiamente. E Dylan questo lo sapeva, ma non ne aveva ancora abbastanza.
Era perfettamente consapevole dell’estremo bisogno di cazzo che Perla aveva in quel momento, glielo leggeva negli occhi, lo percepiva dal respiro. E lo sguardo di Amanda non faceva intendere nulla di diverso.
Solo che Amanda, a differenza di Perla, non era consapevole di quanto Dylan potesse essere sadico da questo punto di vista.
Perla invece realizzò con rassegnazione che avrebbe dovuto attendere prima di poter colmare il proprio bisogno, quando sul volto di Dylan si disegnò il ghigno malefico che conosceva bene. Ma, per quanto perversa la mente di Perla, non poteva immaginare cosa la mente perversa del suo ragazzo avesse progettato per il futuro che sarebbe diventato presente da lì a poco.
“Perla…” disse Dylan “c’è qualcosa che non va? Posso fare qualcosa per te?”
“Dylan… lo sai molto bene di cosa ho bisogno in questo momento” disse Perla con tono di chi sa che non verrà volutamente accontentata.
“Dillo ad alta voce, Perla” insistette Dylan.
“Ho bisogno di cazzo” confermò Perla. Frase che fece bagnare ancora di più Amanda.
Dylan si rivolse poi ad Amanda: “tu come stai?”
“Caro Dylan, hai davanti due tipe quasi nude, bagnate, che necessitano di essere scopate. E te sei uno stronzo bastardo.” Quest’ultima frase confermava che il sadismo celato in Dylan fosse venuto allo scoperto e, adesso, finalmente limpido anche agli occhi di Amanda.
“Questa sera…” iniziò a spiegare Dylan, “una di voi verrà scopata brutalmente. Mentre eravate impegnate a fare le trecce io e Aaron ci siamo confrontati e abbiamo deciso di mettervi alla prova. Il premio in palio nella sfida che inizierà a breve saranno entrambi i nostri cazzi. Ma la vincitrice sarà una soltanto.”



CAPITOLO VII

Luxury


Perla iniziò a toccarsi delicatamente sopra le mutandine, senza quasi rendersene conto, mentre ascoltava Dylan. Curiosa di scoprire cosa avesse in serbo per lei e per Amanda e soprattutto ansiosa di scoprire le regole che sarebbero state imposte.
“La challenge delle figurine” continuò Dylan. “Io e Aaron abbiamo voglia di bere qualcos’altro e abbiamo deciso di andare in un locale a pochi minuti da qui. Quello che dovrete fare voi invece sarà girare da sole nel locale in cerca di cazzi disposti a diventare una vostra figurina da collezione. La figurina non è altro che una foto dove i soggetti dovranno essere il vostro volto e il fortunato cazzo di qualcuno. Chi, allo scadere dell’ora di tempo a disposizione, avrà collezionato più fotografie vincerà il premio. Le regole sono poche e molto chiare: non potete offrire soldi, non potete offrire da bere. Al netto di questo, è consentito utilizzare ogni arma a vostra disposizione.”
Le ragazze impiegarono qualche attimo per realizzare cosa Dylan e Aaron avessero escogitato per loro. D’altra parte l’intensa eccitazione stava annebbiando il pensiero razionale e il bisogno di orgasmo di entrambe le stava mettendo ancora più in difficoltà al punto da mostrarsi ben intenzionate per il proseguimento della serata così come illustrato. Perla si alzò dal divanetto e con sguardo malizioso invitò Amanda a seguirla “cosa dici, Amanda, ci vogliamo andare a preparare? Anche se sei mia rivale ti presto volentieri un vestitino molto adatto allo scopo.” Le ragazze si diressero quindi in casa, non prima che Perla lanciasse un’ultima provocazione piegandosi a novanta per raccogliere il vestito tolto prima, mettendo in mostra un culo che richiedeva, silenziosamente e senza possibili interpretazioni diverse, di essere penetrato e schiaffeggiato.
Il Luxury è un locale apparentemente come tanti. Può contenere fino a seicento ospiti e, come di consueto, quella serata aveva fatto il pieno. L’ingresso esterno è filtrato da due buttafuori che squadrano ogni cliente dalla testa ai piedi con aria incazzosa, pagati dai gestori anche per fare scena e dare un tono di maggiore esclusività al locale.
Appena dentro occorre percorrere un lungo corridoio dalle pareti nere ornate da decori dorati e, una volta pagato il biglietto decisamente più alto della media e in linea con il nome del locale, si può accedere oltrepassando una spessa tenda nera, aperta da un buttafuori alto quasi due metri, alla sala principale del Luxury.
L’area dispone di una grande pista da ballo, contornata da divenenti rossi dove riuscire a sedersi è letteralmente un lusso; sulla sinistra è possibile ammirare, dietro al bancone, le acrobazie di sei barman costantemente in azione e dal lato opposto una ostentata console per il DJ di turno.
Nelle vicinanze del bar si trovano i bagni opportunamente attrezzati per le più ampie esigenze dei clienti e poco più avanti, nella rientranza di un sette formato dalla conformazione non lineare della parete, una anonima porta nera perfettamente mimetizzata se non fosse per il cartello che specifica che l’accesso è consentito solo al personale autorizzato, oltre alla presenza di un ulteriore buttafuori, con stesso addestramento dei precedenti, che presidia il passaggio dando inevitabilmente l’apparenza di una certa importanza e soprattutto di mistero.
Vi è poi un ampio soppalco che copre un terzo del locale il cui accesso è riservato solo a clienti selezionati. È questa l’area che più rispecchia il nome del locale dove gli spazi sono ampi, non vi è caos e il servizio bar è rigorosamente servito al tavolo da avvenenti cameriere consapevoli di ciò che a loro è richiesto a fronte della paga ricevuta. Una grande vetrata affaccia sulla pista sottostante creando il giusto distacco tra i clienti di rilievo e la massa che, inconsapevolmente, diventa il sottofondo a creare atmosfera al privé.
Questo ambiente, così in linea con la personalità di Dylan, diventa ovviamente la base delle due coppie, o almeno per i pochi minuti prima che le cagne vengano sguinzagliate per la caccia agli uccelli.
Nessuno dei quattro prima d’ora era stato all’interno del Luxury.
A dire la verità Aaron e Amanda non ne conoscevano l’esistenza e Perla ne aveva sentito parlare, ma senza sapere il segreto che quel nome celava.
Dylan invece conosceva da tempo il proprietario del locale: un suo importante cliente. Uno di quei clienti che diventano tali solo se alla base del rapporto professionale vi è fiducia ed è esattamente ciò su cui Dylan aveva basato la propria carriera. Diverso tempo prima infatti aveva capito che un cliente a proprio agio desidera raccontare i propri più oscuri segreti, e i segreti altrui danno un potere maggiore del denaro.
Le coppie, pochi istanti dopo essersi accomodate al tavolino con affaccio sulla pista da ballo, vengono raggiunti da quattro calici e una bottiglia di Don Pérignon offerta dalla casa, a dimostrazione di quanto affermato poche righe sopra.
Il tutto servito da una cameriera vestita con un body dalla scollatura marcata, una minigonna semitrasparente e decisamente corta atta a dare ampio spazio alle fantasie, facendo si che i clienti non potessero fare troppo caso alla cifra che ad ogni strisciata della carta veniva risucchiata.
Scena che, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, risulta difficilmente ignorabile ma l’attenzione dei presenti a quel tavolino, in quel momento, era tutta rivolta verso il silenzioso Dylan impegnato a gustare il pregiato champagne e che molto presto avrebbe delineato chiaramente le condizioni della challenge che avrebbe messo in competizione le due ragazze, in cerca di ottenere l’ambito premio messo in palio.



CAPITOLO VIII

Accesso consentito solo al personale autorizzato


“Lasciate qui la borsa e il portafoglio. Nessuna regola, nessuna limitazione. Solo voi e la vostra capacità di persuasione per ottenere ciò che vi farà guadagnare punti.”
Dylan appoggiò sul tavolo due piccoli oggetti tondi.
“Queste spille vi daranno libero accesso all’ambiente celato dalla porta di servizio in penombra, presidiata dal grosso energumeno vestito di scuro con auricolare all’orecchio. Un’ora di tempo, la sfida inizia in questo momento.”
Non c’era più tempo per realizzare cosa stava per succedere e come far si che succedesse; la sfida era già in corso. Poche chiare regole e nessun’altra indicazione se non che quelle spille avrebbero probabilmente influito, in qualche modo, nel fare sbottonare quanti più pantaloni possibili.
Lo sguardo di Dylan non lasciava spazio ad ulteriori spiegazioni o domande ed entrambe le ragazze ne furono immediatamente consapevoli, anche senza confrontarsi tra loro. Decisero quindi di non perdere neanche un minuto del prezioso tempo concesso dal regista di questo gioco perverso e, all’apparenza in vesti di prede, iniziarono a scendere la scalinata che la avrebbe riportate in mezzo alla massa. Ma predatrici, spietate predatrici da lì a poco.
Non avevano ancora appoggiato il tacco sull’ultimo gradino che iniziarono a sentirsi gli occhi addosso, provenienti da ogni direzione.
D’altra parte attirare l’attenzione era esattamente la prima arma silenziosa adottata da Perla e, anche da Amanda per gentile concessione da parte della rivale di un corto vestitino nero semitrasparente che metteva parzialmente in mostra l’intimo ricamato.
Il vestito di Perla, nero anch’esso e lungo, non aveva come punto di forza la trasparenza ma uno spacco sulla coscia e una scollatura talmente ampia da mettere in mostra il piercing all’ombelico.
Le ragazze decisero di utilizzare i primi minuti ad armi pari, perlustrando insieme il locale e scambiando nel frattempo sguardi casuali che ovviamente venivano ricambiati comunicando, con linguaggio non verbale, intenzioni sessuali rassicurando le concorrenti. Ma il confine tra prede e predatrici è molto più sottile di quanto tutti gli ignari ragazzi che avrebbero partecipato a questa challenge potessero immaginare.
Appena alle rivali fu chiaro come muoversi nella pista da ballo, nei bagni e nell’area bar, decisero fosse arrivato il momento di scoprire cosa quella porta di servizio celasse al proprio interno.
Non con poco timore Perla ed Amanda si recarono in direzione del buttafuori solitario il quale, alla vista delle spille e senza proferire alcuna parola, procedette ad aprire la porta semi nascosta per consentirne l’attraversamento, richiudendo immediatamente dopo. Gesto che nei successivi cinquanta minuti avrebbe dovuto ripetere altre dodici volte.
L’ambiente si presentava particolarmente cupo. Una lunga e stretta stanza in penombra, il tutto accentuato dal soffitto nero e da un pavimento di un indefinito colore scuro. Ma la caratteristica principale di questo luogo era la presenza di infinite mezze pareti in cartongesso, rigorosamente nere, ove vi erano appesi quadri e dipinti. Il motivo ovvio delle tante mezze pareti era una maggiore superficie dove esporre le decine di opere d’arte. Il motivo vero invece era creare una sorta di labirinto pieno di brevi cunicoli dove all’interno, e con la penombra di supporto, poteva accadere quasi qualsiasi cosa.
Il “quasi” è dovuto al fatto che il Luxury non è, e non vuole essere, uno squallido club libertino, ma punta piuttosto a restare sul filo del rasoio fra ciò che è consentito e ciò che non lo è, mantenendo alto il fascino del proibito rispetto ad una ridicola, ostentata trasgressione ed è proprio questa la caratteristica che il proprietario rivelava ai clienti di un certo tipo, o persone di fiducia come nel caso di Dylan.
Violare le regole non scritte di questa lunga e articolata stanza esclusiva del Luxury significava ottenere l’esilio a vita oltre, probabilmente, a dover tentare ridicolmente di convincere due buttafuori, all’interno di una piccola stanza di cemento grezzo illuminata a luce fredda, sulla propria buona fede.
Ma il Luxury è un locale notturno e difficilmente l’alcool che si assume in contesti del genere può risultare utile nell’ottenere credibilità sulla propria buona fede.
Il proprietario del locale, sadicamente divertito, raccontava spesso a Dylan quanti ospiti del suo locale fossero stati rieducati (poco) gentilmente dai suoi cari buttafuori pagati a dovere. Dylan ascoltava divertito, come suo solito senza mostrare giudizi.
Per dovere di cronaca è corretto specificare che Dylan era arrivato ad essere dove era arrivato anche grazie ad una morale ed etica di larghe vedute.
Le ragazze percorsero la stanza misteriosa per tutta la sua lunghezza, notando di tanto in tanto persone singole o coppie, per lo più con abiti ricercati, intente ad ammirare ciò che era esposto sulle pareti. Arrivate sul lato opposto rispetto all’ingresso notarono un corridoio sulla destra che portava ad un ulteriore ambiente, ancora più cupo, a tratti inquietante.
Le ragazze percorsero il lungo e stretto corridoio di pareti nere con un certo timore ma allo stesso tempo sentendo il brivido del proibito percorrere le loro schiene.
Ciò che videro fece pensare loro che il locale potesse essere stato convertito da una ex palestra in quanto davanti ai loro occhi apparvero docce comuni e spogliatoi, le classiche cabine con ante per garantire privacy ma totalmente aperte nella parte bassa.
A rendere questo ambiente ancora più inquietante, oltre alle pareti nere, agli arredi di stessa tonalità spezzata solo da piastrelle bianco lucido nella zona delle doccia era, a differenza di ogni altro ambiente del Luxury, l’assenza di musica. Scelta voluta per uno scopo ben preciso: percepire tutti i suoni che dalle cabine nere uscivano. Le cabine occupate infatti mostravano nella parte bassa aperta, gambe coperte da pantaloni dietro a gambe scoperte o gambe coperte da calze. In certi casi le gambe coperte da calze erano rannicchiate a terra e i gemiti che provenienti da quella cabina non davano spazio a troppe interpretazioni. In certi casi l’apertura bassa della cabina rivelava che all’interno della stessa fosse rimasto davvero poco spazio.
Finita la perlustrazione e oltrepassata nuovamente la porta presidiata dal buttafuori, Perla e Amanda, prima di dividersi si scambiarono un ultimo sguardo di intesa.
“Che vinca la migliore”
“Che vinca la più troia”
“In bocca al lupo”
“Ancora meglio se qualcos’altro!”
I minuti scorrevano. Dylan e Aaron continuarono a sorseggiare la bottiglia offerta pianificando minuziosamente il prosieguo della serata e, ignari di chi avrebbe raccolto più figurine, scambiarono tutte le informazioni in ambito sessuale delle proprie compagne in modo da poter attuare il meglio per ognuna, scoprendo che, in fatto di perversioni, Perla e Amanda sembravano estremamente simili, seppur con alcune differenze.
Perla è molto più disinibita in certe cose e Amanda su altre. Il punto fermo che emerse senza alcun dubbio è che entrambe le ragazze sanno godere, sanno come farlo e difficilmente dicono di no. Anzi, mai.
Tra un discorso e l’altro l’occhio attento dei ragazzi attraversava la vetrata scorgendo un certo movimento e notando spesso il buttafuori sporgersi verso la pista per verificare eventuali occhiate indiscrete in direzione dell’area da lui protetta. Non era stato però possibile scorgere nitidamente chi si avvicinava con più frequenza a quella porta di “servizio”.
Il tempo prestabilito era terminato da oltre quindici minuti quando entrambe le ragazze raggiunsero i propri compagni.
“Avete sforato il tempo a vostra disposizione. Però siete tornate insieme non potremo dare alcuna penalità a nessuna delle due. Siete furbe.” Disse Dylan.
Difatti le ragazze, pur in competizione tra loro, concordarono preventivamente di ritrovarsi alla base della scalinata che riconduceva al soppalco per poi salire insieme proprio per impedire a Dylan e Aaron di attuare eventuali penalità che avrebbero influenzato il risultato.
Le ragazze apparvero entrambe provate dalla sfida, ma gli occhi trasmettevano un desiderio intenso che da lì a poco sarebbe stato saziato. Per una delle due.
Non seguirono commenti da parte di Dylan e Aaron ma si poteva scorgere bene il ghigno di soddisfazione sul viso di entrambi.
Oltrepassato il cancello della villa di Perla l’aria iniziò a farsi più tesa. D’altra parte la situazione creatasi, e soprattutto ciò che prometteva, rappresentava un’esperienza nuova per i quattro.



CAPITOLO IX

L’idromassaggio e la doccia


Esperienza che da una parte metteva in dubbio il proprio essere ma dall’altro stava mettendo luce su un lato di loro stessi da sempre conservato nascosto, confinato nelle proprie fantasie, che stavano sperimentando concretamente per la prima volta. Ma questo lato che stava emergendo andando a mescolare nella maniera più oscena fantasia e realtà, piaceva ad Amanda, piaceva ad Aaron, piaceva e Perla e piaceva a Dylan.
Forse l’esperienza più reale mai vissuta dove tutti stavano esprimendo il proprio essere più profondo quasi senza rendersene conto. Semplicemente naturale, senza influenze morali, senza sforzi. Stavano vivendo il privilegio del banale mostrare se stessi. Agli altri, ma soprattutto a se stessi.
Per sciogliere la tensione, le coppie decisero di spezzarsi nuovamente, forse per prepararsi mentalmente a ciò che sarebbe iniziato da lì a poco.
Perla diede un telo bianco ad Amanda e insieme si diressero verso la piscina di acqua salata in giardino dove passarono la successiva mezz’ora nel relax più totale.
Forse, inconsciamente, non passò per la testa a nessuna delle due il pensiero etico “costume” e, raggiunti i lettini a bordo vasca, iniziarono naturalmente a spogliarsi. Spettacolo che Dylan e Aaron si persero, purtroppo per loro. Ma giusto così.
I teli bianchi furono delicatamente stesi sui lettini in una scena al rallentatore.
Le scarpe tacco dodici furono il primo indumento che entrambe le ragazze tolsero trovando il piacevole sollievo dell’erba fresca che iniziava ad accarezzare le piante dei loro piedi.
Mantenendo la sincronizzazione, proseguirono liberandosi dei leggeri vestiti che fino a quel momento avevano nascosto le forme che tanto avevano alimentato le fantasie di sconosciuti. Forme che, forse anche per questo motivo, appena messe in mostra provocarono una timida attrazione reciproca che sfociò nel gesto di slacciarsi a vicenda il reggiseno. L’attrazione iniziò a mutare in eccitazione, ma sempre timida. Quattro tette meravigliose che avrebbero voluto abbandonarsi a dolci momenti saffici ma che restarono solo oggetto di celate fantasie reciproche.
Amanda si chinò in avanti e verso il basso facendo scorrere il sottile perizoma lungo le gambe, sfilando infine prima un piede e poi l’altro: “Sai, Perla… adoro il tuo piercing al capezzolo. Non ho mai avuto il coraggio di farlo.”
Perla ascoltava queste parole mentre, con lo stesso movimento, si liberava del proprio perizoma e, rialzandosi con sguardo rivolto in avanti, potè ammirare il corpo di Amanda dai piedi alla testa, completamente nudo. La cosa che attirò maggiormente la sua attenzione fu il piercing che attraversava il cappuccio del clitoride, senza però esprimere commenti.
Lo sguardo scambiato dalle due fu decisamente complice ed iniziarono ad avvicinarsi… al bordo della vasca, bagnando prima i piedi, poi le gambe ed infine immergendosi fino al collo, godendo subito dopo di un rilassante idromassaggio.
Dylan e Aaron nel frattempo optarono per una doccia rinfrescante atta anche a lavare via il pregiato champagne su collo e braccia che la cameriera aveva accidentalmente, o meno, versato su di loro.
Il bagno degli ospiti di casa di Perla è molto spazioso e dispone di una doccia arredo doppia. Fu naturale per i ragazzi spogliarsi e contemporaneamente oltrepassare il vetro, ognuno raggiungendo il proprio getto d’acqua. L’ipotesi di utilizzare due bagni diversi non fu presa in considerazione dai ragazzi e questo accordo muto aveva uno scopo ben preciso: guardare finalmente il cazzo dell’altro.
Chi dei due, durante la doccia, fu più esibizionista è Aaron che manovrò sicuramente più del dovuto il proprio membro e Dylan, nonostante la propria eterosessualità, non poté fare a meno di ammirare quell’imponente uccello ricoperto di schiuma.
Le provocazioni più o meno sottili di Aaron proseguirono anche durante l’asciugatura dove il membro, sempre rivolto in direzione di Dylan, mutò leggermente forma in una parziale erezione.
Molto probabilmente avrebbe voluto un pompino. Molto probabilmente a Dylan non sarebbe dispiaciuto. Ma i piani erano ben diversi ed entrambi lo sapevano.



CAPITOLO X

La resa dei conti


Le ragazze tardarono poco a raggiungere il salone. Un’area della stanza disponeva di un ampio divano orientato verso un grande schermo da 75 pollici. Luci soffuse, calde.
Dylan e Aaron le stavano aspettando indossando solamente pantaloncini corti, leggeri al punto da richiamare l’attenzione sul proprio pacco ad ogni movimento.
Perla e Amanda entrarono a piedi nudi, i teli bianchi avvolgevano il loro corpo dai capezzoli fin poco sopra le ginocchia.
“Accomodiamoci” non perse tempo Dylan, indicando il divano.
“Potete collegare il vostro telefono alla smart TV. Dobbiamo decretare una vincitrice.”
Aaron realizzò in un istante che stava per assistere all’esposizione di un set fotografico raffigurante la sua ragazza a distanza molto ravvicinata da chissà quanti membri maschili. La cosa lo turbò e lo eccitò nella stessa misura.
“Prima di iniziare voglio sapere se ritenete di essere riuscite a fare del vostro meglio e chi delle due crede di avere vinto.”
La risposta fu molto vaga e sintetica da parte di entrambe ma dalle loro espressioni era percepibile soddisfazione.
“Il pareggio non è un risultato possibile e, nel caso in cui la conta delle figurine dovesse portare a questo esito, la vincitrice verrà decretata in base a chi delle due avrà osato di più.”
Sia Perla che Amanda sghignazzarono silenziosamente in risposta alla regola appena esposta da Dylan. Il che prometteva bene. O male, a seconda del punto di vista.
“Ci avete dato il via libera ad utilizzare tutte le armi a nostra disposizione, spero non siate pentiti di questa scelta” volle precisare Amanda.
“Proietterete contemporaneamente sullo schermo una foto ciascuna e, una alla volta descriverete la trattativa resasi necessaria per ottenere lo scatto. La prima che non potrà affiancare la propria fotografia a quella della rivale avrà perso e l’altra, dopo accurata descrizione dell’immagine che l’avrà resa vincitrice, verrà bendata e accompagnata alla poltrona che si trova nella camera degli ospiti. Iniziamo.”
Sul divano le ragazze si trovavano al centro, con al fianco il proprio ragazzo. Entrambi i telefoni risultavano collegati ed iniziò la sequenza.
Lo schermo era tagliato in due e la prima foto di entrambe le ragazze apparve sul grande schermo davanti a loro.
La foto di destra, che come sottofondo mostrava la parte bassa di un dipinto dai colori vivaci, ritraeva Perla con sguardo penetrante, affiancata da un cazzo moscio di mediocri dimensioni e, a gusto (non espresso) di tutti i presenti in sala, contornato da eccessiva peluria. Non esattamente il tipo di membro che avrebbe attirato particolarmente le attenzioni della protagonista.
Perla prese la parola: “Questa è la prima e non sapevo esattamente come approcciare la cosa. Semplicemente mi sono avvicinata ad un ragazzo che ballava in modo scoordinato, ho attirato la sua attenzione e all’orecchio gli ho spiegato che era in corso una sfida contro una mia amica e che avevo bisogno del suo grosso favore. Che tanto grosso non si è rivelato. Mi è bastato chiedere e lui, senza domande, mi ha seguito e fatto tutto ciò che doveva. Non ho dovuto neanche slacciargli i pantaloni. Un soldatino!”
L’attenzione venne spostata sulla foto di sinistra e fu quindi il turno di Amanda, che iniziò a descrivere la dinamica. L’immagine era stata scattata affianco ad una cornice di legno dorato. “Anche io per il primo approccio mi sono addentrata nella pista da ballo e poi lanciata sul primo ragazzo che aveva iniziato a spogliarmi con gli occhi. Mi sono strusciata un pò su di lui e, subito dopo, diretta verso la galleria d’arte. Mi ha seguito fino alla porta dove gli ho rivelato che avrei voluto solo fare una foto con il suo membro e, dopo un sorriso di incredulità, mi ha seguito all’interno della stanza mettendo in mostra ciò che volevo.” La foto raffigurava il volto di Amanda leggermente divertita e un cazzettino eretto che si dovette accontentare di fare solo da comparsa. “All’uscita l’ho ringraziato con un bacio sulla guancia e lui ha ricambiato con una palpata al mio culo ma, almeno quella, se l’era meritata!”
Primo punto assegnato ad entrambe le concorrenti.
Sullo schermo apparve un’altra coppia di foto.
Prese la parola Perla: “per questa seconda foto ho dovuto accordare uno scambio.”
Nessuno faceva più caso ai quadri che si trovavano alle spalle dei soggetti impressi nelle fotografie.
“Ora voi state guardando la mia faccia affianco a questo uccello e… il proprietario di quell’uccello, probabilmente in questo momento, sta mostrando al suo gruppo di amici la foto della sua faccia affianco alle mie tette.”
Nello scatto, lo sguardo soddisfatto di Perla puntato da un bel cazzo duro e venoso. Probabilmente, viste le condizioni, la trattativa poco prima conclusa poteva prevedere condizioni ben più favorevoli per l’amico tanto soddisfatto. Ma ormai l’accordo era chiuso e l’amico soddisfatto dovette accontentarsi della sua foto… e Perla dovette accontentarsi di sentire solo l’odore di quel bel arnese… letteralmente. Infatti Perla, durante quello scatto, fece un profondo respiro con le narici pensando “almeno mi hai scopato il naso.”
“Anche io ho dovuto fare un accordo per ottenere questo scatto” proseguì Amanda. “Il ragazzo in questione sembrava promettere bene e, sulla fiducia generata evidentemente dal mio pessimo intuito, gli ho proposto di spalmargli in faccia le tette ma come potete vedere voi stessi il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.” La vista della foto suscitò una risata generale per il micro soggetto raffigurato o, più probabilmente, per l’espressione di delusione misto disgusto di Amanda.
Le ragazze decisero fosse più soddisfacente per il proprio ego mostrare una singola foto alla volta sullo schermo e nessuno obiettò questa presa di posizione.
La foto successiva venne descritta in poche parole. In poche volgari parole e Dylan sapeva bene cosa significasse l’utilizzo di tale linguaggio da parte di Perla.
“Sono andata incontro al primo stronzo che mi potesse un minimo arrapare e gli ho detto di avere pochissimo tempo, che mi serviva assolutamente la foto del suo cazzo, chiedendogli infine di dirmi cosa volesse in cambio. E questa è la foto di ciò che mi è stato chiesto.” Disse Perla, portando l’attenzione sullo scatto.
La foto ritraeva la preda di Perla stesa a terra, i pantaloni abbassati e il piede smaltato nero della protagonista che gli schiacciava le palle.
“Però non pensate troppo male di me… mi sono limitata ad un dolce massaggino.”
Fu un duro colpo per Amanda realizzare che la rivale ci sapeva fare sul serio. Subito rassicurata, però, dalla consapevolezza di avere rispettato appieno le poche regole impartite per questa sfida.
“Spero di non avere trasgredito alcuna regola nel realizzare il prossimo scatto” iniziò ironicamente Amanda.
La foto che apparve sul grande schermo destabilizzò ancora più drasticamente Aaron, già in preda di un feroce conflitto interiore tra gelosia ed eccitazione, sempre più difficile da tenere sotto controllo.
Amanda; non fu lei a scattare questa foto. La prospettiva seguiva una linea che dall’alto andava verso il basso ad inquadrare il viso della ragazza e, a distanza davvero ravvicinata, un cazzo tenuto stretto da ciascuna mano della lei.
“Questa vale due punti, vero?!” Chiese maliziosamente Amanda concentrandosi subito dopo sull’espressione simil sconvolta del proprio ragazzo. “Non ti preoccupare Honey, anche se in questa foto mostro la lingua, ciò non significa che ho spompinato doppio. Li ho solo segati un pò, in simultanea, e poi me ne sono andata… credo abbiano finito da soli perché non sono ritornati con me nella sala principale.”
Aaron a questo punto era visibilmente scosso. Ma anche visibilmente arrapato come un toro da monta.
“Tocca di nuovo a me” esordì Perla. “Ottenere questa foto è stato molto divertente” disse ridendo, mentre mostrava l’immagine successiva che ritraeva il suo viso affiancato da un membro nella media e particolarmente rosa, uniformemente rosa. Nessuna distinzione di tonalità tra asta e cappella.
“Ciò che ha voluto in cambio questo ragazzo decisamente giovane non posso mostrarvelo in quanto non mi ha dato il consenso per scattare una fotografia mentre… mentre prendeva in bocca il mio piede! Ovviamente gli ho dato lo stesso piede che aveva fatto divertire l’altro ragazzo poco prima. Per come l’ha leccato di gusto, deve essergli proprio piaciuto il sapore di palle!”
Le risate dei quattro confermarono quanto fosse stato divertente ottenere questo punto.
“Le regole vietavano di offrire soldi oppure offrire da bere” intervenne Amanda. “Accettare da bere invece era consentito immagino” continuò Amanda con espressione furba. “Caso vuole che, facendo un passaggio in bagno per rinfrescarmi, mi imbatto in un ragazzo che aveva sbagliato a decifrare il simbolino sulla porta che definiva che l’accesso era per sole donne. Ovviamente la sfida stava andando avanti e non potevo perdere nessuna occasione per fare punti. Senti, intruso, non faccio la spia solo se mi fai entrare con te e, mentre centri perfettamente l’interno della tazza senza mandare una singola goccia fuori, io mi faccio un selfie. Nulla di più, poi ti spiego. Il ragazzo, divertito, acconsentì senza battere ciglio al mio ricatto e senza chiedere spiegazioni. Ma davvero è così semplice farvi mettere il mostra il pisello a voi maschietti?” Chiese Amanda divertita.
La foto osava non poco, alzando di molto l’asticella della perversione. Raffigurava Amanda, a lato del WC, divisa in due dal getto paglierino che partiva dal membro e, con precisione, colpiva il bersaglio indicato dalla dittatrice senza, effettivamente, sporcare nulla. Amanda sa essere davvero autoritaria.
Incurante del rischio di venire bagnata, Amanda realizzò questo scatto passando il braccio con il proprio telefono al di sotto del getto, si mise in posa, scattò e ritrasse il braccio prima che il getto finisse. Amanda sa essere davvero abile.
“Potete stare tranquilli, la citazione di prima… accettare da bere… era solo una gag” concluse divertita Amanda.
Fu nuovamente il turno di Perla. “Io non sono abituata a vedere così tanti cazzi tutti in una sera” continuò utilizzando il linguaggio che tanto piaceva a Dylan.
La foto raffigurava il volto con espressione soddisfatta di Perla, perfettamente a proprio agio nell’avere una grossa minchia nera a pochi centimetri dalla bocca. La mano, perfettamente curata dal minuzioso lavoro dell’estetista di fiducia della ragazza, si trovava appoggiata all’inguine del ragazzo nero a contornare l’asta e le palle. Lo smalto rosso scuro si abbinava decisamente bene alla tonalità di quel grosso cazzo venoso.
“In questo caso ho voluto osare un pò di più. Ho flirtato sulla pista da ballo strusciandomi su questo ragazzo, sentendo distintamente fra le natiche il suo grosso membro. Pare brutto se dico che la cosa mi ha fatto salire un brivido lungo la schiena? L’ho preso per mano e ci siamo diretti nella stanza segreta che ormai era diventato un set fotografico decisamente movimentato e affollato, motivo per cui entrammo in una delle cabine della stanza secondaria.”
Intervenne Dylan: “nonostante la penombra, quella cappella sembra decisamente lucida… vuoi dirci altro, Perla?”
“Beh… si” continuò Perla. “Mi sono inginocchiata, la cabina era molto stretta. Il ragazzo nero mi fissava dall’alto. Io non potevo perdere tempo perché stava scorrendo davvero veloce, quindi gli ho sbottonato i pantaloni, che subito dopo ho bruscamente abbassato rendendomi conto, stupita, che il ragazzo non portava le mutande. Tutto questo ha fatto si che la sua pesante minchia mi cadesse dritta sulla faccia. Lo ammetto, mi sono sentita davvero molto puttana e…” piccola pausa “mi è venuto spontaneo dargli un bacino sulla punta… ero troppo curiosa di scoprire se sapesse di cioccolato!” Sdrammatizzò Perla in una lotta interiore tra imbarazzo ed eccitazione.
Dylan le lanciò un’occhiata, divertito e soddisfatto, pensando tra sé e sé che non sono le labbra l’organo dedicato al gusto.
Amanda realizzò in un istante che doveva osare di più, che poteva osare di più.
Apparve sullo schermo una foto che lasciava molto, troppo, spazio all’immaginazione: lo sguardo di Amanda rivolvo verso un grosso cazzo duro avvolto dalla sua mano, che veniva diretto verso la sua bocca aperta e con la lingua fuori a mettere in mostra il piercing che trafiggeva l’organo del gusto. Un dettaglio secondario furono le spalle nude della ragazza, che intervenne immediatamente per descrivere la sua opera: “Si, volevo un cazzo duro e, appena raggiunta la cabina, ho abbassato il vestito per mostrare le mie tette sperando in una rapida erezione di risposta. Il ragazzo in questione ha reagito esattamente come speravo. La bocca è rimasta aperta anche dopo avere scattato la foto…” alluse ad una ricompensa sicuramente gradita, Amanda.
La foto successiva di Perla era nuovamente ambientata all’interno di una cabina.
“Questo scatto è decisamente interessante perché non ho dovuto ricercare nulla. Il buttafuori che regolava gli accessi alla stanza segreta iniziò a sorridermi maliziosamente ad ogni mia entrata e uscita fino a chiedermi cosa stessi facendo. Cogliendo la palla al balzo gli ho risposto -ti faccio vedere, vieni!-”
Il buttafuori non se lo fece ripetere due volte, premette un tasto sull’auricolare, a cui seguì una frase concisa ed autoritaria “Qui uno. Quattro, faccio un controllo dentro. Copri l’ingresso.”
Quattro era l’identità di un altro buttafuori. In servizio si identificavano con numeri per incutere ancora più timore.
Perla si addentrò nuovamente nella stanza dei quadri, che percorse fino in fondo con passo elegante e sculettando autorevolmente, seguita dal buttafuori come fosse la sua guardia del corpo.
Appena raggiunta la cabina, Perla invitò con un gesto della mano il bisonte vestito di nero ad entrare, facendo a sua volta la stessa cosa e richiudendo l’anta.
“Qui dentro comando io” furono le parole taglienti di Perla. “Spogliati completamente e siediti sulla panca.”
Il buttafuori eseguì senza esitazione mettendo in mostra un corpo decisamente robusto e ricoperto di peli.
Perla, fortemente eccitata da questo ruolo autoritario, accentuato dall’avere demolito ogni difesa a colui che era simbolo di potere, portò le mani sotto il vestito. Afferrò le mutandine sfilandole poi in un gesto lento e sensuale, durante il quale, abbassandosi in avanti, si fece accarezzare il viso dai fitti peli del petto dell’ormai innocua guardia.
Perla gettò le mutandine bagnate sul cazzo grosso, tozzo e peloso che stava diventando sempre più duro e continuò la propria esibizione. Divaricò le gambe e sollevò la gonna del vestito mettendo in mostra la sua preziosa figa contornata da peli perfettamente curati e iniziò a masturbarsi, gemendo.
La guardia iniziò a fare la stessa cosa con il proprio cazzo ormai di pietra.
L’eccitazione di Perla crebbe al punto da renderle difficoltoso restare in piedi; si mise quindi seduta a cavalcioni sulla coscia muscolosa della propria preda, continuando a masturbarsi sempre più selvaggiamente, ma controllando l’orgasmo che voleva conservare.
L’eccitazione del buttafuori crebbe a dismisura sentendo scorrere i caldi fluidi corporei di Perla sulla propria gamba e, con versi molto rudi, esplose in un orgasmo che inondò di sborra le mutandine di Perla, la quale decise fosse il momento di scattare l’ambita fotografia.
Lo scatto sullo schermo mostrava appunto l’espressione soddisfatta di Perla, a breve distanza da un cazzo avvolto nelle sue mutandine nere ricoperte di nettare denso e bianco.
Perla si riappropriò delle mutandine appiccicose leccando via il residuo denso e, dando un’ultimo sguardo all’energumeno ormai senza forze se ne andò, lasciando la guardia rintronata all’interno della cabina.
Il racconto di Perla fece enormemente bagnare Amanda che iniziò, con sempre meno lucidità, ad esporre la successiva figurina.
La foto sullo schermo era anch’essa ambientata all’interno di una cabina. Ormai le ragazze ci avevano preso gusto. La prospettiva dall’alto mostrava il corpo completamente nudo di Amanda rannicchiato al di sotto di un grosso cazzo, tenuto da entrambe le sue mani, a nasconderle parzialmente il viso.
Amanda non fece in tempo ad iniziare a parlare che, per errore, venne proiettato sullo schermo un breve video della durata di una manciata di secondi, registrato per errore (?), dove il grosso cazzo veniva sfilato dalla bocca della troietta, portandosi dietro uno spesso filo bianco e denso che colava, immediatamente dopo, sul mento e su entrambe le tette sode della ragazza.
Il video era stato registrato da quel bastardo, a cui era stato solo chiesto cortesemente di fare una semplice cazzo di foto, nel momento in cui si svuotava nella bocca ad Amanda.
Totalmente imbarazzata, Amanda rimase in silenzio ma venne immediatamente, inaspettatamente, rassicurata dal proprio ragazzo che, (piacevolmente) sconvolto ruppe la tensione: “hai usato le armi pesanti vedo, ci tieni proprio a vincere questa sfida!”
Amanda provò un’indescrivibilmente sensazione di sollievo e di leggerezza sentendosi apprezzata per ciò che è, e che aveva tenuto nascosto fino a quel momento: una puttana esibizionista assuefatta di cazzo e golosa di sborra.
Ma la tensione di Amanda, distorta da quella piacevole sensazione di sollievo, tornò all’istante realizzando che, se Perla avesse avuto ulteriore materiale da mostrare non avrebbe potuto rispondere, perdendo così la sfida.
L’attenzione fu rivolta all’unisono verso Perla che sfogliava la propria galleria fotografica senza trasmettere nulla sullo schermo appeso alla parete.
Aveva… un’ultima foto. Che però non era una foto ma un video e soprattutto non era sicura di voler mostrare.
A mente fredda si chiese per quale perverso motivo avesse voluto registrare quel video, quando poteva limitarsi ad un “banale” scatto come quelli finora apprezzati da tutti i restanti presenti. Ma fermarsi adesso significava perdere la sfida. Quella troia di Amanda aveva mostrato lo stesso numero di foto fino a quel momento, ma in una di queste aveva osato includere addirittura due cazzi contemporaneamente. Era in svantaggio, non sapeva se Amanda avesse avuto altri assi nella manica e doveva tentare il tutto per tutto. Dopo una serata del genere sentiva il bisogno fisico di ricevere quel premio. Doveva entro breve -assolutamente- farsi scopare nella maniera più brutale possibile.
“Ho un ultima foto…” si fece coraggio Perla.
“Cazzo!” Esclamò Amanda preannunciando la propria sconfitta.
“È imbarazzante, ma a questo punto non posso fare altrimenti” continuò Perla creando estrema curiosità in Dylan e Aaron.
“Non c’è molto da spiegare. Non so come, ma mi era venuta una incontrollabile voglia di fare qualcosa di ancora più perverso…” Il video, in fermo immagine, apparve sullo schermo nell’imbarazzo di Perla e nell’eccitazione dei restanti presenti sul divano.
Raffigurava un pavimento bianco piastrellato: le docce dello spogliatoio.
Un corpo maschile completamente nudo si trovava sdraiato sul pavimento freddo, fra le gambe divaricate di Perla in posizione statuaria che, con una mano, teneva sollevata la gonna del vestito. La prospettiva era dall’alto. L’immagine era tecnicamente corretta in quanto era presente sia il volto di Perla che un cazzo moscio a livello del pavimento. Ma tutti, e forse a questo punto anche Perla, fremevano dal desiderio di mettere play.
Un lungo attimo di attesa silenziosa… e il video partì.
Due dita smaltate si avvicinarono alla figa e ne allargarono le labbra. Forse non tutti i presenti, o addirittura nessuno, intuì che questo gesto era atto a qualcosa di ben preciso.
Pochi istanti dopo, un getto dorato iniziò a fendere l’aria in un percorso che, da quella meravigliosa figa aperta, andava ad infrangersi sull’inerme corpo nudo sottostante, creando zampilli su quell’inutile cazzo per poi spostarsi in avanti sul petto e, ancora, oltre l’inquadratura tagliata, che nascondeva la faccia del malcapitato.
Perla non era sicura di sentirsi esattamente a proprio agio per avere mostrato questa sua sporca perversione, ma l’interesse nei suoi confronti da parte dei restanti tre era palpabile.
Con quest’ultima dimostrazione, Perla aveva indubbiamente consolidato la propria vittoria nella sfida che aveva affrontato.
Era stata furba, porca, perversa. Ancor più di Amanda, che accettò la sconfitta riconoscendo dentro di sé ammirazione verso la sua rivale, dalla quale avrebbe potuto sicuramente imparare molte cose.
L’eccitazione generale, alimentata di volta in volta nelle varie fasi di quella serata, stava letteralmente per esplodere. Ed era esattamente il momento giusto per questo.
Dylan si alzò e dopo un ultimo sguardo di intesa scambiato con Aaron e Amanda, si diresse alle spalle di Perla mettendole una benda sugli occhi.
“Amanda…” riprese l’autore dei giochi. “Sai cosa fare. Prendi Perla per mano e accompagnala.”
Amanda, eccitata, eseguì guidando la vincitrice sul trono che le spettava di diritto, che si trovava nella camera degli ospiti.



CAPITOLO XI

L’incoronazione


La grande casa di Perla si sviluppa su tre piani e normalmente agli ospiti non viene mai chiesto di fare le scale.
Il piano terra si compone di un ampio ingresso che dà accesso alla lavanderia e ad un ampio salone diviso in due settori: da un lato l’area ristoro con grande tavolo a dodici coperti e cucina minimalista e dall’altro lato l’area living con ampio divano e maxischermo, il tutto affiancato dalla portafinestra scorrevole per accedere ad un giardino perfettamente curato, dove è anche presente la piscina.
Vi è inoltre il reparto notte con studio, bagno e due camere (ufficialmente) per gli ospiti.
Nella pratica, le stanze erano nel tempo state arredate per realizzare set fotografici e riprese video. Una divertente attività che Dylan e Perla facevano da un pò di tempo, dando sfogo alle loro fantasie erotiche.
La camera designata al proseguimento delle attività delle due coppie è arredata in stile moderno, minimalista e con un sofisticato impianto luci in grado di conferire la giusta atmosfera per ogni occasione e per ogni possibile utilizzo del letto posto al centro della stanza.
Tra gli arredi spicca inoltre una poltrona con struttura in legno verniciato di nero, rivestita con tessuto animalier leopardato.
Le ragazze, con il corpo ancora avvolto dal telo bianco e mano nella mano, iniziarono a dirigersi verso il corridoio che porta al reparto notte, guidate da Amanda.
I ragazzi attesero in silenzio fino a non sentire più il rumore dei passi dei piedini scalzi che percorrevano il fresco pavimento di marmo bianco del corridoio.
Arrivò il momento giusto ed iniziarono a percorrere lo stesso tragitto. Passi lenti, passi decisi.
Ad attenderli, Amanda sedeva sul letto a gambe incrociate come fosse in prima fila pronta a godersi lo spettacolo e, di fronte a lei Perla seduta sul proprio trono, ancora bendata, ancora con il telo addosso e in attesa di qualcosa il cui pensiero le provocava brividi in tutto il corpo.
Nonostante non potesse contare sul proprio senso della vista percepì che ora, in quella stanza, vi erano due presenze in più. Nonostante l’assoluto silenzio, si rese nitidamente conto che due figure imponenti si trovavano ora ai suoi lati. Il respiro si fece profondo, il battito cardiaco iniziò ad accelerare al punto di essere quasi fastidioso.
Qualche istante di attesa e Perla senti di essere pronta.
Pronta a concedersi totalmente.
Pronta a mettere il proprio corpo a disposizione di due maschi arrapati.
Pronta a godere.
Pronta a ricevere due cazzi.
Pronta ad esprimere al massimo il suo potenziale perverso.
Pronta a diventare la troia che viveva nelle sue fantasie più nascoste.
Pronta ad essere usata come una schifosa puttana dal suo ragazzo insieme ad un altro.
Pronta a dimostrare a Dylan di avere tutte le caratteristiche per essere la sua degna, zoccola, fidanzata.
Pronta a tutto.
Alzò prima un braccio e poi l’altro alla scoperta dell’ambiente circostante iniziando a percorrere con le dita i pettorali facenti parte del premio, scendendo poi lungo il ventre, fino all’elastico dei pantaloncini.
Da un lato: il maggiore esperto dei suoi desideri, delle sue perversioni, dei suoi orgasmi. Dall’altro: l’emblema delle sue fantasie di quella serata.
I ragazzi procedettero, perfettamente coordinati, abbassando i pantaloncini, l’unico indumento che stavano indossando.
Il lieve rumore del tessuto che scorreva sulla gambe fece fare un sussulto a Perla. Il suo sesto senso le suggeriva che due membri erano pronti per essere usati contro di lei.
Entrambe le mani di Perla continuarono a scendere fino ad accarezzare da un lato il cazzo di Dylan e dall’altro il cazzo di Aaron.
Le dita percorrevano il disegno delle aste e delle cappelle. Il respiro di Perla iniziò a farsi ancora più intenso e ancora di più quando afferrò, con avidità, i due cazzi iniziando a segarli, facendoli diventare di marmo mentre desiderava ardentemente di poterli prendere brutalmente ovunque.
L’eccitazione era talmente alta da essere solo questa sufficiente a fare gemere la protagonista, che iniziò a dirigere la bocca in direzione di quello che credeva essere il cazzo di Dylan; aveva estremo bisogno di prenderglielo in bocca.
Riconobbe la mano di Dylan sulla testa che confermò il suo intuito e che allo stesso tempo le impediva di arrivare a gustarsi il suo bel cazzo. Venne invece accompagnata da due mani diverse ad alzarsi e restare in piedi percependo che i due stalloni si stavano allontanando. Si avvicinò Amanda e le tolse delicatamente la benda.
La scena che si trovò davanti Perla fu un letto coperto da lenzuola rosse di raso su cui le soffuse luci colorate dell’ambiente andavano a realizzare diverse sfumature cromatiche. Ai bordi del letto, in piedi, il suo premio, il suo desiderio: Dylan da un lato, Aaron dall’altro. Completamente nudi e con il cazzo eretto.
La stavano aspettando.
Perla guardò maliziosamente Amanda e fece un passo in avanti facendo, nel contempo, cadere il telo che la copriva.
Non era più necessario.
Rimase un attimo ferma così, facendo ammirare a Dylan un corpo che conosceva molto bene e ad Aaron il corpo che avrebbe conosciuto molto presto.
Perla continuò ad avvicinarsi lentamente, sinuosa. Il suo sguardo cercò gli occhi di Dylan poi si spostò sul lato opposto, su quelli di Aaron. Lo sguardo cambiò nuovamente direzione finendo però sul cazzo di Dylan e, infine, sul cazzo di Aaron.
Arrivata al bordo del letto iniziò a salirci sopra come una felina, a quattro zampe, fino a portarsi al centro di quel palco per poi girarsi, posizionandosi seduta. Le braccia andavano ad appoggiarsi all’indietro in modo da inclinare la leggermente la schiena esponendo maggiormente le sue tette. Un ultimo sguardo a destra poi a sinistra sui due grossi cazzi e: “sono vostra.”
Dylan e Aaron, muovendosi simultaneamente salirono in piedi sul letto posizionandosi alla destra e alla sinistra di Perla, che osservava vogliosa due grossi cazzi avvicinarsi finché non furono a pochi centimetri sopra la sua faccia rivolta ora totalmente verso l’alto.
Dylan e Aaron si avvicinarono talmente tanto da incrociare le spade e ora, Perla, poteva ammirare quattro palle a distanza molto ravvicinata. Talmente ravvicinata da sentirne l’odore. Odore che rappresentò la goccia che fece traboccare il vaso: Perla si sollevò colmando la breve distanza che occorreva per affondare la faccia in mezzo a quelle quattro palle gonfie, sentendone tutto il peso e il calore sul viso.
Perla ha una certa perversione verso le palle e averne quattro in faccia la mandò totalmente in estasi. Iniziò prima a sfregarsele su tutto il viso tirando poi fuori la lingua per leccarle voracemente, disegnando simboli dell’infinito, passando da una sacca scortale all’altra fino a perdere la cognizione ma era esattamente ciò che voleva: leccare quelle palle senza rendersi più conto se fossero quelle che conosceva molto bene o quelle del nuovo amico. Iniziò anche a prenderne in bocca una alla volta, fino a succhiarle tutte. Si sentiva estremamente troia e il bisogno di cazzo la stava davvero mettendo in difficoltà.
Venne immediatamente rassicurata quando i ragazzi sopra di lei iniziarono ad allontanarsi facendo scorrere sul suo viso i due grossi e pulsanti membri. Perla non potè contenersi; afferrò il grosso cazzo di Aaron e si fiondò con la bocca sul cazzo di Dylan, che questa volta non la fermò. Anzi, glielo spinse profondamente in gola una, due, tre volte, finché un rivolo di saliva iniziò a colarle dalla bocca.
Pensò ancora una volta a quanto fosse troia realizzando che era arrivato il momento che aspettava da tutta la sera: si girò dal lato opposto trovandosi di fronte al maestoso cazzo di Aaron. Cercò di coglierne i dettagli ma la sua voglia era letteralmente fuori controllo e prese in bocca la grossa cappella, sentendone finalmente il sapore, continuando con un pompino passionale che all’istante iniziò a fare gemere Aaron.
Da brava troia golosa continuò a gustarsi prima un cazzo e poi l’altro in un loop che avrebbe voluto mantenere per ore. Perla adora succhiare il cazzo e, in quell’occasione, scoprì che succhiarne due è ancora meglio. Prima che potesse rendersene conto si ritrovò Amanda insinuata tra le gambe, che iniziò a degustare la sua figa gocciolante, in una leccata molto sapiente.
Perla andò completamente in tilt: aveva sei mani addosso, una lingua esperta che le leccava la figa mentre sempre più a fatica continuava a spostare la bocca da un cazzo all’altro.
L’esplosione del piacere fu inevitabile e il suo corpo venne travolto da violenti spasmi dati da un orgasmo.
Neanche il tempo per potersi riprendere che Dylan l’afferrò per le gambe iniziando, non gentilmente, a penetrarle la figa con il proprio grosso cazzo, scopandola selvaggiamente.
Amanda avvicinò la faccia a quella di Perla e Aaron iniziò a scopare la bocca di entrambe. Prima spingendo il suo grosso cazzo giù per la gola di Amanda e, subito dopo, penetrando la bocca di Perla, sempre più in profondità.
Non soddisfatto, Aaron, spostò la testa di Perla sul bordo del letto ma senza interrompere la scopata in atto di Dylan. Scese dal letto e iniziò a scopare profondamente la gola di Perla che in questo momento veniva quindi penetrata da due grosse minchie: quella di Dylan che le riempiva la figa fradicia e quella di Aaron giù per la gola, facendole ricoprire la faccia sempre più di bava.
Perla adorò la sensazione di essere farcita di cazzi e questo alimentava enormemente la troiaggine che è in lei, facendole desiderare qualcosa di ben preciso. Consapevole che Dylan aveva premeditato anche ciò a cui stava pensando.
Aaron si sdraiò sul letto con la schiena rialzata dalla testata, Dylan estrasse il suo bel cazzo dalla figa goduriosa di Perla e le tese una mano per invitarla a salire a cavalcioni sugli addominali di Aaron, rivolgendogli le spalle.
Il cazzo di Aaron, appoggiato alla figa di Perla, venne risucchiato dalla bocca di Amanda e Perla si trovò il cazzo di Dylan a scoparle la gola mentre Aaron la afferrava per i fianchi, sollevandola.
Amanda diede ancora una leccata alla figa di Perla portando, subito dopo, la grossa cappella di Aaron sul buco del culo della regina incoronata.
Perla iniziò a spingere verso il basso fino a sentire quella grossa cappella penetrargli il culo, facendola sentire molto zoccola e vogliosa di cazzi grossi.
Il grosso membro entrò lentamente, fino in fondo, trasmettendo una immensa sensazione di pienezza.
Aaron iniziò a scopare con forza il culo di Perla che gemeva ad ogni colpo. Dylan continuava a spingerle il cazzo dentro e fuori dalla bocca e la lingua di Amanda iniziò a giocare con i turgidi capezzoli della protagonista di quest’orgia.
A tutto questo si aggiunsero le dita di Dylan sulla figa di Perla, la quale non potè resistere esplodendo in un ulteriore violento orgasmo.
Ma Perla non ne aveva ancora abbastanza. La troia che è in lei è estremamente affamata e, sfilatosi il cazzo dal culo ci si fiondò con la bocca sbocchinandolo energicamente.
Nello stesso momento Amanda ne approfittò per togliersi finalmente lo sfizio di gustarsi il cazzo di Dylan, che slinguazzò con molta soddisfazione, facendolo scorrere in mezzo alle tette sode e giocando con la grossa cappella sui capezzoli estremamente turgidi. Dylan si trattenne a fatica dall’inondare Amanda con la propria sborra, dettaglio che non sfuggì ad Amanda, che volle mettere ancora più in difficoltà Dylan guardandolo negli occhi mentre si spingeva il suo cazzo tutto in gola e restando così per un tempo indefinito, muovendo la testa a destra e a sinistra, fissando negli occhi Dylan a comunicargli la sua enorme sete.
Amanda si staccò dal cazzo di Dylan facendo un profondo e rumoroso respiro. Cosa che fece impazzire Dylan che voleva a questo punto solo ribaltarla sul letto e scoparla a pecora. Ma questo non rientrava nei piani.
Ormai Perla, mossa dall’istinto animale, salì nuovamente a cavalcioni su Aaron, questa volta guardandolo dritto in faccia. Aveva bisogno di sentire quel grosso cazzo dentro alla figa e, dopo essercisi strusciata sopra per lubrificarlo a dovere, se lo spinse tutto dentro senza chiedere permesso, godendo come una troia.
Dylan si diresse dietro Perla e, anche lui senza chiedere permesso, afferrando le trecce e tirandole la testa all’indietro, le spinse il cazzo tutto su per il culo. Amanda, che per un attimo aveva sperato di poter ricevere quel cazzo, guardò Dylan con aria di sfida, che la afferrò per il collo schiacciandola sul fondo schiena di Perla in modo che potesse osservare da vicino quel tanto desiderato cazzo penetrare il culo della vincitrice.
La troia riusciva a percepire ogni dettaglio dei due cazzi che le penetravano nello stesso momento la figa e il culo, muovendosi avanti e indietro; Perla non si era mai sentita così schifosamente puttana e dopo qualche colpo sempre più violento arrivò il terzo orgasmo. Il più potente, che quasi la tramortì facendole tremare tutto il corpo.
I ripetuti spasmi muscolari dell’ano e della vagina misero molto in difficoltà la resistenza dei due tori che stavano montando quel corpo messo a loro completa disposizione.
Dylan sfilò il proprio cazzo e Aaron, in preda dei suoi istinti animali, ribaltò di forza Perla buttandola sul letto a pancia in su, riprendendo a scoparle selvaggiamente la figa mentre Dylan, afferrando Perla per il collo, riprese a scoparle la gola.
Perla era stremata e in balia di due cazzi che non smettevano di scoparle ogni buco a ripetizione, facendola sentire sempre di più una schifosa puttana usata e assetata di sborra.
Il cazzo di Dylan iniziò a pulsare fino ad inondare di liquido denso la bocca di Perla con una abbondante eiaculazione che finì per ricoprirle anche la faccia ai lati della bocca e, mentre ancora il suo corpo sobbalzava dai colpi inflitti dal grosso cazzo di Aaron, ingoiò avidamente la sborra ricevuta.
Aaron cercò lo sguardo di consenso di Dylan e, afferrando in mano la propria belva, si diresse anche lui verso la faccia di Perla che, da brava puttana, spalancò la bocca con tanto di lingua fuori.
I densi fiotti di sperma del secondo cazzo iniziarono a colpire tutto il viso di Perla ricoprendo anche la lingua che, ricevuto l’abbondante carico, venne riportata all’interno della bocca per gustasi altra calda sborra, ingoiando ancora.
Durante questa scena ad alto carico pornografico, Amanda, ormai in grave crisi di astinenza, iniziò a toccarsi senza ritegno gemendo forte, finendo per squirtare con getti che bagnarono il cazzo di Dylan e le tette di Perla. La ragazza in astinenza si avvicinò carponi a Perla e, senza permesso, iniziò a leccarle la faccia ingoiando a sua volta quel cocktail di sborra.
Raccolte le ultime gocce, sempre senza preoccuparsi di chiedere permesso, Amanda infilò la lingua in bocca a Perla che non oppose la minima resistenza a questo bacio al gusto di sborra.
Amanda era in forte fermento, bisognosa di godere e Perla, con lucidità ancora offuscata dagli orgasmi provati, rigirò Amanda sul letto, sotto di sé e, strusciandosi, iniziò a scendere lungo il suo corpo.
Perla, che era sempre stata decisamente convinta della propria eterosessualità, si trovava ora ad osservare a distanza ravvicinata una figa perfettamente liscia, oggettivamente bella, verso la quale iniziò a sentire un’incontrollabile attrazione.
Si prese qualche attimo per osservarne ogni dettaglio. La pelle liscia e rigonfia dall’eccitazione, le sottili labbra sporgenti che chiamavano il suo nome e il clitoride decorato con gioiello argentato.
Ne percepì il dolce odore e questo fece perdere ogni inibizione a Perla che iniziò a muovere delicatamente la lingua sul contorno di quella stupenda vagina. Ne poteva quindi, adesso, sentire anche il sapore che risultò coerente con il profumo che pochi istanti prima le aveva fatto perdere la testa.
Si prese tutto il tempo per esplorare, lentamente, ogni dettaglio di quella figa vogliosa concentrando poi i propri giochi di lingua sul clitoride, girando attorno al gioiello che lo ornava.
Amanda stava godendo. Inarcò la schiena gemendo, spingendo la figa sempre più forte verso quella lingua così delicata e sapiente.
A Perla venne naturale avvicinare la mano, infilando subito due dita dentro a stimolare il punto G.
Il respiro di Amanda si fece sempre più intenso e, tra le grinfie di Perla, esplose in uno spasmodico orgasmo estremamente potente che diede sfogo a tutto il piacere represso fino a quel momento.



CAPITOLO XII

Epilogo: è solo l’inizio


Le due coppie rimasero per un tempo indefinito stese sul letto, tutti appiccicati l’uno all’altro sudati, stremati, appagati, soddisfatti.
I timidi colori dell’alba iniziarono a dipingere la pelle lucida di Dylan e quella della coppia con cui aveva appena trascorso la notte.
Perla ritornò in camera indossando una vestaglia bordeaux ricamata con pizzo nero. “Ho preparato la colazione a bordo piscina. Venite?”
Appena il tempo di realizzare, che i tre dormiglioni si tirano su dal letto per tuffarsi direttamente in piscina, mettendo a repentaglio la composizione di biscotti accuratamente preparata da Perla.
Le due coppie trascorsero la mattinata in totale relax tra piscina e lettini prendendo il sole, sempre completamente nudi, parlando del più e del meno o godendosi il silenzio, senza mai fare cenno alla nottata appena trascorsa.
Quando giunse il momento di salutarsi, gli ormoni furono nuovamente solleticati.
Effettivamente Dylan, nell’ultima mezz’ora, era stato più taciturno del solito. Visibilmente immerso nei suoi pensieri.

“Sto progettando una serata dark room.”





CLAUSOLA DI NON RESPONSABILITA’


Ogni eventuale riferimento alla Lettrice è da considerarsi puramente casuale e non voluto.
Tutti le ambientazioni, i personaggi e le dinamiche sono frutto della fervida immaginazione dell’Autore, il quale si dissocia dall’intero contenuto (forse).



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