La truffa delle figurine (completo)
Dylan
INDICE
Capitolo I - L’accusa
Capitolo II - La sentenza
Capitolo III - Condanna in primo grado
Capitolo IV - Condanna in secondo grado
Capitolo V - Condanna in terzo grado
Capitolo VI - L’appello
Capitolo VII - La confessione
Capitolo VIII - L’esecuzione
Capitolo IX - L’assoluzione
La presente opera è da intendersi quale sequel de “La challenge delle figurine” dello stesso Autore, la cui preventiva lettura è altamente raccomandata, sotto ogni punto di vista.
CAPITOLO I
L’accusa
“Quello che è successo è estremamente grave e sono incazzata nera con tutti voi, compresa me stessa. Vi odio.” E poi, silenzio.
Queste taglienti parole arrivarono in un momento totalmente inaspettato e arrivarono da Amanda rivolte ai restanti tre, facenti parte del gruppo Telegram: il luogo sicuro.
Dylan e Perla rimasero perplessi fino all’arrivo del messaggio successivo, il cui mittente questa volta era Aaron. “Non so cosa sia successo ragazzi. Amanda è, da ieri sera, completamente fuori di sé. Non è uno scherzo e non so cosa fare.”
Indubbiamente Amanda ha un carattere molto peperino, sotto ogni punto di vista. Se qualcosa la fa arrabbiare diventa davvero difficile gestire la situazione. Aaron lo sapeva, Dylan e Perla non potevano neanche immaginarlo.
Amanda non stava affatto scherzando e per comprendere appieno la situazione è doveroso contestualizzare, ritornando indietro di qualche settimana.
Gli eventi denominati “La challenge delle figurine” risalivano infatti a tre settimane prima e, da allora, le coppie non si erano perse. Erano, anzi, rimaste in contatto, seppur senza l’affiatamento che si era creato nel pre-incontro. Il gruppo Telegram era rimasto vivo grazie a discorsi leggeri ma senza riferimenti alla nottata, non convenzionale, passata insieme. Messaggi quasi quotidiani per restare in contatto, lasciando però il doveroso spazio per consentire il proseguimento delle loro vite normali, delle loro vite di coppie.
L’argomento riferito a quella notte non fu mai affrontato neanche all’interno delle coppie. Dylan e Perla non ne parlarono tra di loro e Aaron e Amanda neanche. Era semplicemente successo. Una esperienza vissuta, come tante. Per quanto estrema.
Un’esperienza che aveva dirottato il concetto di limite con alto potenziale distruttivo, che i quattro avevano deciso di vivere senza rinunciare a nulla, sfruttando al massimo il coinvolgimento mentale del momento, che aveva fatto fare all-in a tutti i partecipanti. Avevano puntato tutto su una singola serata: gli affetti, il passato, il futuro delle loro relazioni stabili e consolidate nel tempo.
Nessuno accennò mai all’argomento per paura di aprire il vaso di Pandora. Quello che era successo ormai era successo; la cosa più saggia pareva essere proseguire con la solita routine, come se niente fosse.
Questo: il pensiero razionale.
Ma, parallelamente, vi era un pensiero ben diverso che spesso pervadeva all’unanimità le quattro menti.
Anche se mai dichiarato, il pensiero ritornava spesso a quella serata fottutamente eccitante. Anzi, il pensiero letteralmente fotteva le menti di tutti loro.
Se da un lato vi era la preoccupazione che affrontare certi discorsi potesse rovinare l’equilibrio ritrovato delle coppie, dall’altro un fatto oggettivo prendeva spazio consolidato: l’esperienza vissuta li aveva cambiati nel profondo, aveva modellato le loro menti espandendo significativamente i loro orizzonti in ambito sessuale, godendo di sensazioni fisiche e mentali estremamente intense, senza mai subire quell’inutile, nonché distruttivo, sentimento chiamato “gelosia”. L’intreccio a più vie dei quattro corpi non fu mai percepito come tradimento da nessuno per il fatto che il coinvolgimento era stato inclusivo e uniforme consentendo di provare godimento dal godimento altrui.
Comprensibile, però, la preoccupazione di affrontare l’argomento. D’altronde entrambe le coppie avevano sempre vissuto all’insegna dei “sani princìpi”, dell’etica di coppia avvelenata, non di rado, dalla gelosia. Sani principi? Davvero?
Beh, si. La società in cui viviamo giustifica eticamente sfuriate e distruzioni di coppie a causa della gelosia, quella malsana. “Lui” ha fatto questo, “lei" ha fatto quello e quindi la cosa giusta era assolutamente mandare a puttane una relazione durata anni. Quando sarebbe invece opportuno, quantomeno, chiedersi quali siano le motivazioni dietro a “lui ha fatto questo”, “lei ha fatto quello”: senso di oppressione, frustrazioni causate dal timore di comunicare, impossibilità di mettere in mostra se stessi senza ricevere pronte accuse.
Tutto comprensibile e, difatti, l’argomento non fu mai affrontato.
L’esperienza più libera e reale delle loro vite era stata convertita in tabù.
È vero, nelle fantasie ci si diverte senza confini e senza conseguenze. Ma, quando le fantasie diventano realtà, può essere complicato gestire il post. E quella sera, la realtà, aveva superato di gran lunga la fantasia.
Esibizionismo con cazzi di gomma, Perla e Amanda provocanti e libere all’interno di un locale alla ricerca spasmodica di membri maschili che hanno toccato, assaporato. Poi, il finale con orgia e tanti, tanti orgasmi e fluidi corporei amalgamati.
Oltretutto, se consideriamo che questa esperienza così intensa fu la prima messa in pratica dalle due coppie si, è giustificato e comprensibile il buon senso che ricordava costantemente loro:“Naaaah, non farne cenno”.
La realtà concreta dei fatti era però un’altra. L’esperienza vissuta così tanto intensamente aveva, inaspettatamente, rafforzato entrambe le coppie. In particolare in ambito sessuale.
Le scopate di Dylan e Perla delle ultime tre settimane si erano fatte molto più frequenti, molto più improvvise, molto più appaganti.
L’avere mostrato reciprocamente cosa potevano essere in grado di fare rappresentava una forte motivazione innescando desiderio di dare piena soddisfazione.
Frasi che si erano sempre detti, come: “sei la mia troia” o “scopa la tua puttana” avevano assunto un valore diverso, ora più significativo.
Non da meno, anche la vita sessuale di Aaron e Amanda aveva ripreso più forte di prima.
Lato sessuale e non solo. A beneficiarne fu anche la relazione di coppia in quanto vi era maggiore e più forte connessione in ogni aspetto della vita.
Poi, quando tutto stava proseguendo nel migliore dei modi, la tempesta.
Amanda inferocita e in procinto di sganciare la bomba.
Passò qualche ora dall’ultimo messaggio di Amanda, quando si fece sentire nuovamente.
Era fredda, cinica.
“Volete continuare a fare finta di niente? Se per voi quella notte è stata deludente al punto da volerla dimenticare non mi interessa proseguire questa cosa.”
Frase affilata che riportò tutti al pensiero vivido di quella nottata, risvegliando il forte desiderio represso in ognuno di loro.
“No Amanda, per quanto mi riguarda non ho provato delusione nei vostri e nei miei confronti, anzi, considero il nostro incontro una delle esperienze più belle vissute.” Rispose Dylan, cauto, cercando di capire cosa stesse succedendo.
Anche Perla e Aaron cercarono di rassicurare Amanda con frasi simili.
“Per un certo periodo ho pensato esattamente la stessa cosa: che esperienza. Wow.” Continuò Amanda. “Poi ho riflettuto attentamente: sono schifata dalla truffa che tutti voi avete messo in atto. Sapevate fin dall’inizio come sarebbe andata a finire la sfida, è evidente: Aaron non desiderava altro che farsi Perla, Dylan ha ideato e gestito il tutto con il solo obiettivo di fare godere la propria puttana e… Perla, tu sei la stronza opportunista.”
“Amanda, cosa sta succedendo? Spiegati bene, non posso accettare simili accuse.” Rispose Dylan, ammettendo fra sé e sé che forse Amanda non aveva fatto ipotesi del tutto sbagliate.
Amanda è una ragazza molto sveglia e anche molto schietta. La propria rabbia nasceva da due motivi: il fatto che nessuno avesse accennato qualcosa sull’esperienza passata insieme. Esperienza dove, chi ne aveva beneficiato meno era stata proprio lei, considerando ingiusto, per lo meno, non avere ipotizzato qualcos’altro di simile dove avrebbe potuto riscattarsi. Ma, ancora di più questo:
“Il risultato della sfida è stato truccato. Perla non si è guadagnata la vittoria. Vi siete scopati Perla quando non lo meritava assolutamente. E tu, Perla, ne hai approfittato spudoratamente senza porti il minimo problema. Dovevo esserci io al tuo posto. Mi hai privato di una cosa molto importante. Ti odio.”
La preoccupazione dei tre si fece ancora più cupa. Amanda era seriamente, estremamente, arrabbiata. Ma cosa era andato storto?
“Amanda, è stata una serata molto impegnativa per tutti sotto diversi punti di vista ma, se qualcosa non è andato come doveva, credo si possa trovare il modo per sistemare. Ho solo bisogno di capire.” Insistette Dylan, desideroso di riprendere le redini.
“Bene.” Rispose Amanda. “Incontriamoci. Vi spiegherò quello che, forse, state facendo finta di non capire, guardandovi negli occhi.”
L’appuntamento venne fissato, qualche giorno dopo, in un locale all’aperto.
CAPITOLO II
La sentenza
Le due coppie si presentarono all’appuntamento. La tensione era percepibile nell’aria.
Perla: sorridente, ma visibilmente preoccupata. Aaron: ansioso e con aria rassegnata. Dylan: teso, ma consapevole delle proprie abilità nello svincolarsi dalle situazioni difficili (non tutti sanno che a Dylan, addirittura, piace ritrovarsi in situazioni intricate). E Amanda: incazzata e con sguardo agguerrito.
“Ordiniamo qualcosa?” Ruppe il ghiaccio Dylan.
“Certo, prendete quello che volete. Offro io.” Rispose Amanda, con tono di sfida.
Non si erano ancora seduti, che Dylan si stava già arrapando. L’incazzoso modo di fare di Amanda lo eccitava e, a differenza di tutti gli altri, iniziò a pensare che ci sarebbe stato parecchio da divertirsi.
I ragazzi si sedettero al tavolo e poco dopo la cameriera portò quanto ordinato, allontanandosi con passo svelto e sculettante che richiamava le attenzioni sul bel culetto sodo coperto, a stento, da pantaloncini corti di jeans che lasciavano in mostra una porzione delle natiche.
Davvero un bel culo a parere di Dylan, che seguì con gli occhi senza cercare minimamente di nascondere il gesto ai restanti presenti al tavolo.
Lo sguardo venne quindi dirottato in direzione dei tre. Dylan stava studiando la situazione, sondando gli umori.
Perla, restando composta ma infastidita, pensava gelosamente “ma cosa guardi?! Ti sembra il modo e soprattutto il momento?”
Aaron che cercava, con occhi sgranati, di trasmettere telepaticamente a Dylan “non è il caso” a cui Dylan avrebbe risposto “fidati Aaron, è il caso. Oggi sarà una giornata intensa.”
E Amanda, la principale cavia di questo esperimento, che cercò di restare indifferente quando, in realtà, traspariva palesemente che il proprio pensiero era molto simile a: “sbagliato Dylan, le tue attenzioni devono essere solo su di me. Mi spettano di diritto.”
Provocazione perfettamente riuscita e intuizione di Dylan confermata.
“Non c’è bisogno di tirarla per le lunghe.” Prese la parola Amanda.
“Sapete il motivo per cui siamo qui.” Proseguì, schiettamente, Amanda.
“Queste sono le mie figurine.” Disse, appoggiando il proprio smartphone sul tavolo. “Conta, Aaron. Scorri le foto e dicci quanti uccelli vedi.”
“Sono…sette in totale. Sei foto, ma in una di queste hai due…peni in mano.”
“Cazzi Aaron, si chiamano CAZZI quelli che tenevo in mano.” Fu la precisazione tagliente di Amanda. “Avanti Perla, vogliamo adesso contare le tue?”
“Ehm, si. Va bene.” Rispose con un pò di disagio e preoccupazione, Perla.
“Dai Aaron, sei tu il contabile ufficiale. Fai il tuo lavoro.” Ordinò, Amanda.
“Sono sette foto e sette… avete capito cosa.” Rispose intimorito, Aaron.
“Sempre CAZZI Aaron, anche in questo caso sono indubbiamente CAZZI.”
“Quindi io ho perso la sfida. È corretto così.” Continuò Amanda. “Giustamente sei foto sono meno di sette, indipendentemente dal numero di uccelli. E qui non discuto. Ma, davvero non ci siete ancora arrivati o state facendo finta di non capire?” Insistette la ragazza, innervosita. “Aaron, approfittatore che non sei altro, scorri nuovamente le figurine di Perla.”
Solo Dylan a questo punto riuscì a capire il madornale errore nella conta effettuata quella sera e si preparò, sempre più eccitato, alla sentenza finale di Amanda, inviperita per l’ingiustizia subita, a cui non aveva alcuna intenzione di passare sopra.
“Fermati su questa.” Ordinò Amanda, con tono di voce più alto. “In questo stupendo scatto potete ammirare il bel piedino di Perla affossato nelle palle del malcapitato di turno.” Proseguì, incurante di eventuali ascoltatori ai tavoli vicino.
“Non manca niente? In questa foto io non vedo il viso di Perla, voi lo vedete? Questo punto non è valido. La regola era precisa: viso-cazzo. Cazzi con il viso di Amanda: sette, cazzi con il viso di Perla: sei.”
Gelo.
Perla non potè controbattere, Aaron optò per la tecnica del “non dire nulla”, sollevato dal fatto che non avesse responsabilità dirette nella scomoda situazione.
“Hai perfettamente ragione, Amanda.” Intervenne Dylan. “Abbiamo commesso tutti un errore imperdonabile, che ti ha privato del premio che ti spettava. A questo punto non possiamo fare altro che tentare di rimediare. Ormai è andata così. Hai carta bianca, immagino tu abbia già in mente qualcosa. Ti ascoltiamo.”
Un ghigno di soddisfazione si disegnò sul volto di Amanda.
“Perla deve pagare. Oggi mi ubbidirà e verrà umiliata come peggio riterrò opportuno.”
“Spiegati meglio, così potremo valutare.” Continuò Dylan.
“Con te i conti li facciamo dopo Dylan. Sarai introverso, ma anche molto abile nel parlare quando è totalmente inutile. Non devo spiegarti niente. Perla oggi sarà la mia bambola sessuale e mi farà divertire in ogni modo che mi verrà in mente. Tu e Aaron, nel frattempo, fate quello che vi pare. Succhiatevi il cazzo se volete, ma questa sera, ti avviso già, sarai tu al mio servizio.”
Dylan fece un cenno con il capo e un mezzo sorriso trattenuto per quanto possibile, consapevole che non vi era il minimo spiraglio per possibili trattative. “Mi sa che non hai alternative, Perla. Accetta il tuo destino” disse, trasmettendo a Perla il messaggio “divertiti”. Messaggio che la ragazza colse nitidamente, sentendosi totalmente autorizzata ad assecondare Amanda e le sue perversioni.
“A quanto pare, ho un urgente e importante compito per recuperare al danno arrecato.” Intervenne Perla. “E, nel caso le richieste di Amanda necessitassero di abbondante lubrificazione, vi immaginerò a sessantanove!”
“A più tardi, cari ragazzi!” Salutò Amanda, con aria decisamente maliziosa mentre si allontanava con Perla, dopo averle preso la mano.
CAPITOLO III
Condanna in primo grado
“È davvero una bella e calda giornata, vero Perla? Una passeggiata nel parco qui vicino ci farà proprio bene!”
Perla seguiva Amanda mentre la curiosità iniziava a tediarla pesantemente. Cercava di fare ipotesi, ma non riusciva ad interpretare minimamente lo sguardo, all’apparenza dolce, di Amanda. Troppo dolce e spensierato al punto da poter essere definito “sadico”. Interpretazione che non dispiaceva a Perla. L’idea di essere nelle grinfie di Amanda iniziava ad eccitarla non poco.
“Mi stai facendo sudare, Amanda!”
“Hai colto perfettamente nel segno, Perla” disse Amanda, accelerando il passo. “Fra poco ci stendiamo all’ombra per fare due chiacchiere.”
Perla, sempre estremamente attenta alla propria igiene personale, nel sentirsi fradicia di sudore iniziò a pensare che, forse, la punizione che aveva escogitato Amanda era proprio questa. Farla sentire sporca! Sorrise fra sé e sé, ad un’idea tanto assurda.
Che, però, assurda non era. Anche se ancora non poteva immaginarlo.
“Fermiamoci qui. Ho bisogno di riposare i piedi.” Ordinò velatamente Amanda.
Perla si sedette all’ombra di un grande albero e Amanda si distese vicino, sfilando le scarpe da ginnastica e, subito dopo, i calzini.
“Ti piace il colore delle mie unghie?” Chiese maliziosa, Amanda.“Sembra vada così tanto di moda il 36 smalto bianco.”
Perla non fece in tempo a mostrare il proprio apprezzamento per la tonalità dello smalto, che si ritrovò addosso i piedi di Amanda, appoggiati sulla propria coscia.
“Massaggiali.” Fu l’ordine perentorio. “Devono essere in forma per questa sera; ho intenzione di usarli per giocare con il bel cazzo del tuo fidanzato.”
Perla si sentì decisamente infastidita dalla provocazione. Ma, allo stesso modo, eccitata al punto da pensare: “Oh si, Amanda. Trattami male e non potrò fare a meno di esaudire tutti i tuoi desideri.”
“Sei proprio brava con quelle mani.” Disse Amanda. “Ma, mi risulta che sei brava anche con la bocca. Quindi: leccali.”
L’ordine destabilizzò Perla. Come poteva fare una cosa del genere in un parco pubblico? E poi, che schifo! Pensò.
“Voglio che mi lecchi i piedi. Adesso, Perla. Voglio sentire la lingua che ha tanto gustato le palle del mio ragazzo infilarsi tra le mie dita.”
Perla si guardò intorno, con la speranza di scorgere passanti e rimandare quanto impartito, ma il parco era deserto.
Non c’erano scuse.
Iniziò ad avvicinare la bocca al primo di quei viscidi piedi sudati. Vicino al punto da sentirne l’odore, che però non percepì fastidioso.
“Lecca, puttana.”
Non potevano uscire dalla bocca di Amanda parole più giuste per avere definitivamente Perla ai propri piedi, letteralmente. Che, entrando totalmente nella modalità richiesta e ormai incurante di eventuali passanti, iniziò ad usare la lingua assaporando prima il mignolo, percorrendo, poi, lentamente, il contorno di tutte le dita, fino ad arrivare all’alluce, su cui si dedicò maggiormente, succhiandolo come fosse un piccolo cazzo. Succhiandolo con molto più gusto di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
Senza che Amanda dovesse specificare altro, Perla afferrò il secondo piede. Lo baciò prima sul dorso, poi nella pianta, proseguendo infilando la lingua nell’incavo di ogni dito e, osando ancora di più, succhiando i due alluci contemporaneamente.
“Wow, Perla. Mi stai facendo bagnare! Non credevo potesse essere così eccitante!”
Perla, asciugatosi il contorno della bocca: “Devo scontare diligentemente la mia pena, no? E, sappi che… anche io in questo momento ho le mutandine bagnate.”
“Molto bene bambola. A questo punto possiamo andare.” Disse Amanda, rientrando nel proprio ruolo autoritario.
CAPITOLO IV
Condanna in secondo grado
Nel tragitto che conduceva all’auto di Amanda, le ragazze non proferirono alcuna parola.
Amanda, sicura di sé, ripassava mentalmente il programma per quella giornata, molto soddisfatta e motivata dall’atteggiamento collaborativo, o per meglio dire, passivo della sua bambola. Era decisamente intrigata all’idea di scovare i limiti di Perla, sempre che ne avesse.
“Sono proprio curiosa di scoprire quale sarà la prossima prova che dovrò affrontare per redimermi dai miei peccati.” Incalzò Perla, mentre Amanda guidava verso la meta non preannunciata. “Perché… non abbiamo già finito, vero Amanda?” Chiese Perla, lanciando una sfida velata, istigando consapevolmente la propria carnefice.
“Cara Perla… non puoi immaginare quanto spesso mi torna alla mente l’immagine di te, mentre vieni scopata con una doppia penetrazione. Quando al tuo posto dovevo esserci io. Non crederai di essertela cavata con del banale feticismo.”
“Vorrei dirti che sono pronta e disposta a tutto, cara Amanda. Ma in questo momento l’unica cosa di cui credo di avere bisogno è una doccia al volo, così da essere nelle condizioni giuste per tutto. Sono sudata oltre ogni limite di buon senso.” Propose Perla, confermando l’ossessione per la propria igiene personale.
“Oh Perla, si sente eccome che hai sudato! E chissà quale buona fragranza avrai creato mescolato i tuoi fluidi vaginali con il sudore.” Disse, fermando l’auto Amanda, con il preciso intento di fare sentire estremamente a disagio la propria sottomessa.
“Andiamo bambola, la prossima umiliazione ti sta aspettando.” Concluse Amanda, subito prima di scendere dalla vettura.
“Amanda… per favore. Cosa hai intenzione di farmi fare in queste condizioni indecenti?” Chiese Perla, con tono di supplica. Consapevole che stava, in realtà, solo alimentando il sadismo della propria carnefice. Allo stesso tempo, Perla cercava di orientarsi, capire dove fosse. Cosa ci potesse essere nei paraggi che avrebbe influenzato il prossimo futuro.
“Sei pronta ad abbassarti le mutande, lurida puttana?” Disse Amanda, con ghigno che preoccupò non poco Perla. “Entriamo qui.” Continuò, indicando uno studio di piercing e tatuaggi. “Hai un appuntamento; vuoi capire se farti il piercing alla figa!” Rivelò Amanda, divertita.
“Ma no Amanda, non posso farmi un piercing adesso. Soprattutto non lì. Non che non mi piaccia, ma non sono pronta. Nè fisicamente, né psicologicamente…davvero. Cerca di capirmi, per favore.”
“Oh, no, Perla… non hai colto quale sarà il mio divertimento. Non voglio farti uscire di lì con un nuovo piercing, ci mancherebbe. Il tuo appuntamento è solo di consulenza e capire se puoi, e se vuoi, farti il piercing alla passerina! Ti voglio vedere totalmente a disagio mentre sarai a gambe aperte, mostrando la tua figa aromatizzata al pesce ad un professionista che sta facendo il suo sporco lavoro, ma che qualcuno deve pur fare, giusto?”
“Mi vergogno troppo…” non fece in tempo a dire Perla, che Amanda stava già entrando: “Vieni puttanella, seguimi.”
“Gling-gling”: il jingle che accompagnava l’apertura e la chiusura della porta dello studio. Suono che rappresentò, per Perla, l’inizio di un incubo.
Un piccolo studio ma, apparentemente, ben organizzato.
Alla reception, lui: un ragazzo decisamente alto, decorato di tatuaggi in ogni angolo di pelle visibile. Il piercer.
“Ciao! La mia amica ha appuntamento per capire se riuscirà a decidersi finalmente a fare il piercing lì sotto. Convincila tu, Ethan, che sai essere molto persuasivo!” Disse Amanda, rivelando una certa confidenza tra i due. Senz’altro Ethan aveva penetrato, come minimo, alcuni aghi nella pelle di Amanda.
“Vi stavo aspettando, ragazze.” Disse il professionista, spostandosi verso la porta per chiudere a chiave, eliminando così ogni possibile interruzione. “Ti vedo agitata, ma non c’è da preoccuparsi. Oggi non trafiggerò la tua pelle. Un piercing del genere richiede consapevolezza, ma anche tempo, per prendere una decisione definitiva. Come ti chiami?”
“Sono Perla, piacere di conoscerti…” la frase si interruppe e continuò solo all’interno della mente della vittima di questo sadico gioco: “… e non sono preoccupata. Sei un gran figo e mi farei piantare aghi ovunque dalle tue mani tatuate. Purtroppo quella stronza di Amanda ha ben pensato di farmi aprire le gambe davanti alla tua faccia dopo avermi fatto sudare e bagnare. Mi scuso in anticipo. Vorrei seppellirmi.”
“Siediti Perla, facciamo due chiacchiere.” Disse cordialmente Ethan. “Hai già in mente il tipo di piercing che vorresti valutare?”
Un respiro e Perla si calò nella parte per reggere il gioco: “Non esattamente… il piercing alla vagina mi affascina da tempo fino a diventare quasi un pensiero fisso e vorrei capire se può fare al caso mio.”
“Ci sono diverse cose da tenere in considerazione e le possibilità sono alcune: principalmente, il piercing genitale femminile, si divide in due categorie, a seconda della zona. Può essere puramente estetico oppure funzionale. Se posso darti un consiglio eviterei di forare le piccole e le grandi labbra perché difficilmente guariscono correttamente. A meno che tu non abbia rapporti in via continuativa. Forse non ne vale la pena!”
Amanda scoppiò a ridere con l’intento di mettere a disagio Perla, riuscendo perfettamente nello scopo.
“Beh, si. Ho rapporti regolari e vorrei mantenerli. Sono fidanzata.” Rispose Perla, mantenendo un tono di imbarazzo.
Amanda scoppiò a ridere ancora più forte facendo intendere chissà cosa. Perla l’avrebbe voluta ammazzare. Che figura le stava facendo fare? E il peggio doveva ancora venire.
“Sei una bella ragazza, giovane, e giustamente hai rapporti. Ti spiego nel dettaglio cosa potrebbe fare al caso tuo: se ti interessa puramente l’estetica andiamo a forare il monte di venere. Questo si chiama Christina ed è il più semplice a livello di after-care. In alternativa puoi ragionare su un piercing funzionale che si chiama VCH. Se ti stessi chiedendo cosa significa funzionale te lo spiego molto semplicemente: in questo caso andiamo a forare il cappuccio del clitoride e, durante i rapporti, il gioiello va a stimolare le tue zone erogene, provocando piacere.” Perla si stava eccitando solo all’idea, affascinata oltretutto da quella spiegazione così accurata da parte del piercer indubbiamente molto competente.
“Per completezza aggiungo che di piercing funzionali ce ne sono due: il VCH (vertical-clitoral-hood) con gioiello, appunto, verticale. Oppure HCH (horizontal-clitoral-hood) con asticella posizionata in orizzontale, sempre nel cappuccio del clitoride.”
“Quale mi consigli per godere di più? Se volessi farli entrambi? O tutti e tre?” È ciò che avrebbe voluto chiedere Perla, ma si trattenne, mostrandosi invece pensierosa.
“Ti vedo perplessa Perla… ti ho spaventata?” Chiese Ethan.
“Assolutamente no, anzi. Sei molto preparato e il mio dubbio non è se fare o non fare, ma… quale fare.” Rispose Perla, immaginandosi già a gambe aperte, nelle grinfie del piercer che dava tutta l’impressione di sapere maneggiare bene le vagine.
“Risposta magnifica, Perla. Per darti tutti gli elementi di valutazione sarebbe però importante capire quale piercing è più adatto alla tua anatomia. Se te la senti, ti guardo e poi ti lascio libera di pensarci con tutta la calma necessaria.”
La risposta che avrebbe voluto dare Perla era molto diversa dalla timida risposta che invece diede. La prima: “Oh, si che me la sento, caro il mio piercer, di avere il tuo sguardo attento e professionale sulla figa, per stabilire come sarebbe più indicato inserire l’ago. E, per favore, per capire correttamente la mia anatomia toccami senza lasciare nulla al caso.”
La timida risposta che invece arrivò fu: “Vorrei uscire di qui senza alcun dubbio così da poter decidere la cosa giusta. Quindi… mi spoglio?”
“Si Perla, grazie. Dovresti togliere pantaloni e slip e poi accomodarti sul lettino.”
Il piercer si allontanò, molto professionalmente, per consentire a Perla di prepararsi senza il disagio di avere occhi sconosciuti addosso.
Perla eseguì le istruzioni ricevute sfilando i pantaloni e le mutandine trovando, queste ultime, estremamente bagnate. La figa le grondava e, nell’abbassare le brasiliane, vide un filo denso e cristallino allungarsi che, infrangendosi, andò ad appiccicarsi alla coscia.
Amanda osservava la scena con ghigno malefico mentre Perla non capiva se preferiva recuperare della carta per asciugarsi o mostrarsi per quello che era: eccitata.
Non ci fu il tempo per prendere una decisione in quanto Ethan stava già rientrando nella stanza, mentre indossava guanti sterili in nitrile nero.
“Quindi hai intenzione di toccarmi.” Pensò Perla, eccitandosi ancora di più all’idea.
“Non pensare male, Perla.” Intervenne Amanda. “Ethan è un professionista e sa fare bene il suo lavoro, anche se ti chiederà di metterti in posizioni ambigue.”
Perla era sul lettino nero, vulnerabile, con le gambe chiuse e distese. Ethan si posizionò sul proprio sgabello avvicinandosi lateralmente e spostandosi subito dopo alla base inferiore del lettino.
“Dovresti spostarti in giù, verso di me e… allargare le gambe. Scusa, non ho un modo più professionale per dirlo!”
Perla, a questo punto, tutto desiderava tranne che modi professionali ed eseguì l’ordine scrupolosamente, scivolando verso il basso e aprendo completamente le gambe, sentendo fluidi che colavano fuori, fino a scendere fra le natiche. Sperava di non essere così bagnata… o forse si. Oltretutto nell’aria iniziò, a questo punto, a sentirsi quel tipico aroma di passera da spogliatoio femminile delle palestre. Cosa che mise decisamente a disagio Perla. Ethan, invece, non si scompose nonostante non avesse potuto fare a meno di notare tutti questi dettagli e, in particolare, il liquido cristallino che stava bagnando il lettino nero in ecopelle.
“Bravissima Perla, ora ti indicherò quali movimenti fare con le dita in modo che possa rendermi conto della tua elasticità ed individuare quindi il punto migliore dove inserire il gioiello.”
“Ethan…” Intervenne Amanda. “Credo tu possa usare tranquillamente le tue dita, Perla non si scomporrà affatto.”
Perla annuì con il capo, timidamente. Ethan specificò che effettivamente l’analisi diretta è molto più accurata ma non propone mai una cosa del genere per evitare di risultare invasivo.
“Fai quello che devi, tranquillo.” Disse Perla, desiderando di provare un orgasmo provocato da quelle mani guantate.
Ethan apprese l’autorizzazione ricevuta. Appoggiò le mani sulle cosce di Perla allargandole delicatamente, avvicinandosi per osservare scrupolosamente la vagina. Da vicino. Talmente vicino da colpire con il respiro un punto, in quel momento, molto sensibile della potenziale cliente. Cosa che, al netto di ogni malizia, al netto della mascherina chirurgica che no fu indossata, poteva essere considerata poco professionale. Ma questo non fu il pensiero di Perla. Perla avrebbe considerato professionale anche un’analisi di lingua in questo momento e anzi, sarebbe stata molto lieta di scoprire che questa pratica era essenziale per stabilire con precisione il punto esatto da forare.
La figa di Perla non smetteva di produrre abbondante secreto cristallino e, il piercer, molto professionalmente, strappò un foglio di carta assorbente raccogliendo il liquido in eccesso, molto delicatamente. Cosa che fece sobbalzare Perla.
“Scusa…” Disse Ethan.
“Non ti preoccupare…” rispose Perla. Lasciandosi scappare un “continua..” con diverse possibilità interpretative.
Ethan riprese l’attenta analisi facendo scorrere le mani dall’interno delle cosce fino ai bordi laterali della vagina, modellandola delicatamente per osservarne l’elasticità. Massaggiò poi, sempre con delicatezza, l’area centrale del monte di Venere.
“Tutto bene?” Chiese il piercer. “Tutto benissimo.” Rispose Perla, chiedendosi se non stesse trasparendo troppo il fatto che in quel momento fosse molto vogliosa.
“Devo alzarti leggermente le gambe.” Preannunciò Ethan.
Questa volta non fu delicato come lo era invece stato fino a quel momento. Afferrò entrambe le cosce di Perla nella parte posteriore, le chiuse leggermente e fece pressione, sollevando così le natiche dal lettino.
“Ammetti spudoratamente che stai fissando il mio buco del culo e ti confesserò spudoratamente che adoro infilarci dentro le cose.” Fu il pensiero di Perla.
Ma Ethan era totalmente immerso nel proprio ruolo professionale e, se anche avesse potuto leggere nella mente della ragazza, non avrebbe perso la concentrazione. Forse.
In realtà stava attentamente nascondendo l’incontrollabile erezione che gli gonfiava i pantaloni perché, sì, stava spudoratamente fissando il buco del culo e la figa ad una spanna dalla sua lingua biforcuta, caratteristica anatomica che Perla ancora non aveva notato. Ad aggravare il tutto, vi era Ethan che non smetteva di inspirare profondamente dalle narici per inebriarsi dell’odore pungente di figa.
Il piercer abbassò nuovamente le gambe di Perla e il pollice della mano sinistra venne appoggiato sulle piccole labbra, scorrendo lentamente verso il basso, facendo una leggera pressione. Assolutamente un gesto autorizzato, necessario e professionale ma che rappresentava, inevitabilmente per Perla, un qualcosa di sessualmente piacevole. La cosa non le dispiaceva affatto. Perla stava impazzendo al cospetto di così tanta professionalità e voleva solo godere in quel momento, ma non poteva darlo a vedere. Non voleva e non poteva fare la figura della troia. Le indicazioni di Amanda non prevedevano questo scenario.
Ethan sollevò lo sguardo per cercare gli occhi di Perla, lasciando però il pollice sulle labbra viscose.
“Buone notizie, il piercing si può senz’altro fare. Hai una elasticità omogenea e, se curato bene, il rischio di rigetto è molto basso, qualunque sia il piercing che, eventualmente, sceglierai di fare. Hai un cappuccio clitorideo non abbondante e per questo motivo il piercing meno consigliato è l’HCH, ovvero l’asticella inserita in orizzontale. Se però ti interessa particolarmente valutare anche questa soluzione dobbiamo fare un’ultima prova.”
Perla ascoltava attentamente, ma la sua concentrazione fu deviata nel momento in cui, fissando le labbra dell’interlocutore, notò la lingua che scandiva le parole. Senza rendersene conto iniziò a muovere, quasi impercettibilmente, il bacino per farsi massaggiare dal dito appoggiato e, nonostante follemente affascinata dal movimento sinuoso dei due lembi della lingua, riuscì a rispondere: “Certo, come dicevo prima voglio uscire da qui con le idee precise su ciò che posso o non posso fare.” Affermazione vera, ma motivata soprattutto dal fatto che volesse continuare il più possibile a farsi analizzare da quelle esperte mani. E Amanda, non da meno, stava apprezzando con gusto il teatrino inscenato da quella furbetta troia di Perla.
“Perfetto allora.” Rispose Ethan. “Se non ti crea troppo disagio dovresti metterti a carponi.”
“A pecora?” Chiese Perla, totalmente disinibita.
“Eheh, si. Per intenderci bene ti devi mettere esattamente a pecora.” Rispose Ethan, faticando un pò a mantenere la dovuta professionalità.
Perla eseguì lasciandosi scappare un commento indubbiamente da troia: “Solitamente non mi sento a disagio in questa posizione.” Si sollevò mantenendo lo sguardo fisso negli occhi del piercer per metterlo volutamente in difficoltà, poi si girò appoggiandosi sui gomiti e, infine, inarcò la schiena sollevando così il sedere, come era solita fare per essere scopata in profondità.
“Goditi ancora un pò lo spettacolo! Adoro avere i tuoi occhi addosso.” pensò Perla.
“Perché questa posizione? Se posso sapere…” chiese Perla.
“Effettivamente ho dato per scontato che… beh, se questa è una posizione che ti capita di assumere è importante, per escludere possibili complicazioni, individuare eventuali tensioni o deformazioni del tessuto.” Rispose impacciato, Ethan.
“Beh, è una posizione che trovo particolarmente comoda questa. Si, mi capita.” Rispose con tono provocatorio Perla, strappando un sorrisetto ad Amanda.
Il piercer, cercando con sempre più difficoltà a restare professionalmente impassibile alle evidenti provocazioni, allargò leggermente, facendo pressione, le cosce davanti a lui e Perla inarcò ancora di più la schiena mettendo in mostra due buchi che richiedevano solo di essere penetrati.
“Bravissima.” Disse Ethan, con voce fottutamente intrigante.
“Mi ecciti se mi dici che sono brava.” Pensò Perla, trattenendosi a fatica dal dirlo veramente. Era estremamente arrapata e non aspettava altro che un piccolo e chiaro segnale per liberare la troia che stava prendendo il sopravvento da dentro lei.
Ma il piercer stava ligiamente facendo il proprio lavoro nella maniera più professionale possibile, anche se facilmente interpretabile diversamente. Come, ad esempio, quella mano che andò ad appoggiarsi nella parte interna della natica, quasi a sfiorare l’ano. E per “quasi” si intende che venne appoggiata talmente vicino da distendere, da un lato, le rughette che sigillavano l’apertura. Il pollice della stessa mano, invece, scivolò sulla sommità delle piccole labbra, percorrendone tutta la lunghezza. Modellando la vagina per notare, con attenta precisione, come si muovesse il cappuccio del clitoride alle sollecitazioni in questa posizione.
Pollice che, vista l’abbondante lubrificazione, scivolò leggermente dentro.
Era il gesto che Perla stava attendendo speranzosa? Perla non è famosa per essere una che si fa troppe domande e ciò che le venne spontaneo fu spingere indietro il sedere, sentendo finalmente quel dito entrare dentro di lei, lasciandosi sfuggire un silenzioso, ma percepibile, gemito soffocato.
Amanda era estremamente soddisfatta della sua bambola troia.
Ethan, incredibilmente impassibile, continuò l’osservazione da diverse angolazioni e senza sfilare il dito. Perla spinse più forte sentendo tutto il dito dentro, trovando resistenza in quanto il braccio del piercer rimase teso ed immobile.
“Perfetto Perla, abbiamo fatto anche il test più difficile!” Disse Ethan sorridendo, sfilando il dito dalla vagina gocciolante. “Ma, purtroppo, non l’hai superato. Nel senso che mi sento di sconsigliarti il piercing HCH in quanto l’asticella orizzontale, inserita in un cappuccio di dimensioni contenute come il tuo, potrebbe dare problemi in caso di rapporti in quest’ultima posizione, a cui sei palesemente affezionata.” Disse il piercer ridendo, ma senza trasmettere malizia.
“Nessun problema per gli altri due. Sia per quanto riguarda il Christina, quello estetico, sia per quanto riguarda il VHC che avrebbe, molto probabilmente, un ottimo effetto funzionale sul tuo clitoride. Pensaci con calma e fammi sapere!” Concluse, con un velo di malizia, Ethan.
Perla si rivestì, totalmente insoddisfatta. Il suo sguardo si esprimeva al posto suo.
In realtà molto soddisfatta relativamente a quanto appreso e, adesso, con una estrema voglia di avere un nuovo piercing. Ma delusa e decisamente frustrata, per non avere potuto mostrarsi doverosamente riconoscente nei confronti del piercer per l’attento servizio svolto.
La ragazza vogliosa sorrise e salutò ringraziando, anche se con la bocca avrebbe voluto ringraziare in ben altra maniera.
Uscite dallo studio, Amanda chiese, infierendo: “Glielo volevi succhiare il cazzo, eh? Troietta golosa!”
“Sei una stronza!” Rispose Perla.
“Ma non ti preoccupare, potrai recuperare il giorno in cui ti farà il piercing. Ti assicuro che gradisce!”
CAPITOLO V
Condanna in terzo grado
Amanda accese l’auto e iniziò la marcia verso la prossima meta.
“Ti sei divertita abbastanza con me, Amanda? Ho soddisfatto la tua sete di vendetta?” Chiese Perla, speranzosa di ricevere un secco “no” come risposta. Il ruolo di ubbidiente schiava sessuale al totale servizio della propria padrona la stava eccitando più di quanto avrebbe mai potuto immaginare. Il fatto di essere stata privata del potere decisionale e persuasa a vivere situazioni appositamente premeditate per lei, la metteva in una condizione di passiva accettazione verso se stessa, azzerando il vincolo etico.
Si sentiva deresponsabilizzata e quindi giustificata ad eseguire qualsiasi cosa verso la quale sarebbe stata indotta. Perla desiderava essere spinta oltre ogni limite, voleva ardentemente realizzare ogni perversa fantasia che Amanda potesse elaborare per lei.
“Ci stai prendendo gusto, Vero? Zoccola che non sei altro. Ammettilo!” Rispose, ridendo di gusto, Amanda.
“Oh, no… assolutamente no.” Rispose con tono ironico Perla. “Anzi, spero vivamente tu non abbia programmato la cosa in assoluto più umiliante per me: ritrovarmi su un letto, bendata e con quattro o, ancora peggio, sei mani addosso.”
“Non devi preoccuparti bambola, le umiliazioni non sono che all’inizio per te” Rispose con ghigno malefico Amanda, riportando per un attimo alla realtà Perla, che percepì quella frase con un pò di timore. Amanda si stava divertendo parecchio da quando le ragazze erano rimaste sole, senza trasmettere minimamente l’impressione di essere una persona con troppi scrupoli.
Ma Perla, influenzata dalla forte eccitazione accumulata, viveva con impazienza l’attesa della prossima punizione. Il pensiero di essere costretta ad assecondare la propria carnefice la arrapava sempre più.
“Qui c’è casa mia, benvenuta.” Disse Amanda, fermando l’auto. “Saliamo, devi renderti presentabile prima di proseguire i tuoi lavori forzati.”
“Quindi non succederanno cose interessanti in questa casa…peccato.” Pensò Perla, con pessimo intuito.
La porta d’ingresso sbatté rumorosamente alle spalle delle ragazze a rimarcare il ruolo autoritario e spietato della padrona di casa.
“Spogliati, puttana. Ti voglio completamente nuda.” Fu l’ordine perentorio.
Perla eseguì, lentamente, sentendosi completamente vulnerabile.
“Ora mettiti a quattro zampe e seguimi come una cagna.”
Amanda si diresse verso il divano, appoggiandovi sopra un ginocchio e dando le spalle al suo nuovo animale domestico.
“Sai cos’altro fanno le cagne? Adorano annusare il buco del culo delle altre cagne. E saprai che anche io sono una cagna.” Disse Amanda slacciandosi gli shorts e abbassando contemporaneamente pantaloncini e mutande, assumendo la posizione del doggy-style.
Perla restò pietrificata.
“Cosa stai aspettando, schifosa cagna? Infilami il naso nel culo e annusa.”
La cagna si avvicinò camminando a quattro zampe, tenendo fisso lo sguardo sul culetto dalle forme tanto dolci quanto la spietatezza di chi ne aveva la proprietà.
Appoggiò le mani sulla seduta del divano, esattamente come farebbe una vera cagnolina e spinse delicatamente il naso fra le natiche della sua padrona, inspirando profondamente dalle narici. Voleva appagare la figura autoritaria davanti a lei, seguendo scrupolosamente gli ordini ricevuti.
Se è vero che l’odore di figa aveva invaso lo studio visitato prima è anche vero che Amanda non poteva essere in condizioni tanto migliori. Ma quell’odore acidulo stava inebriando la sottomessa e l’ultima cosa che avrebbe voluto fare era staccarsi da lì. Continuò quindi ad annusare con respiri sempre più profondi quel buco del culo, inspirando dal naso, espirando dalla bocca.
“Sei proprio una brava cagna.” Disse Amanda, allargando una natica con la mano.
“Adesso: lecca.”
“Oh, si” disse Perla nell’istante subito prima di tirare fuori la lingua, che andò a spalmarsi sulle rughette, sentendone il sapore.
La lingua piatta, morbida, umida, calda iniziò a stimolare lo stretto ano con movimenti lenti che andavano dal basso verso l’alto poi, irrigidendosi, proseguiva l’azione contornando il foro, distendendo con minuziosa precisione ogni grinza. E ancora, di nuovo lingua piatta e leccate ampie ma con un pò di pressione in più per assaporarne meglio il gusto racchiuso. E infine, irrigidendo nuovamente la lingua per spingerla delicatamente dentro raccogliendo l’oleoso unguento.
Perla continuava ad usare ininterrottamente la propria lingua sul buco del culo di Amanda e si sentiva tremendamente umiliata. Ma tremendamente eccitata per questo, al punto che iniziò a gemere.
“Ti stai divertendo troppo.” Disse Amanda girandosi di scatto e afferrando per le guance la schiava. “Sei in condizioni indecenti. Alzati, devi fare una doccia.”
Perla seguì l’autoritaria padrona di casa, nonché la sua padrona, in bagno.
“Entra nella cabina.” Disse Amanda, seguendola subito dopo essersi, a sua volta, spogliata completamente.
Le ragazze si trovarono una di fronte all’altra, nude e a distanza molto ravvicinata a causa dello stretto box. Si guardavano negli occhi, serie, assorte.
Lo sguardo di Amanda era intenso, provocante. Volutamente accattivante, con l’unico obiettivo di demolire le ultime difese e certezze di Perla che infatti, persa negli occhi della sadica e bellissima ragazza, pensava: “Ma davvero sono così convinta di non essere lesbica? Posso iniziare a credere, almeno, di essere bisessuale?” La sottomessa desiderava avvinghiarsi a quel corpo, percepirne il calore sulla propria pelle umida e scopare per la prima volta con una donna. Incrociare le gambe e strusciare le fighe, mescolando i fluidi appiccicosi. “Impazzisco all’idea…”
Ma Amanda, purtroppo, non aveva mai avuto la capacità di lettura del pensiero. E, anche fosse stato così, i piani erano ben diversi. Nessuna dolce lesbicata.
Un ghigno malefico si disegnò sul volto di Amanda: “Ho il pallino di una cosa da quando hai mostrato le tue figurine…”
Perla non capiva dove Amanda volesse andare a parare.
“Abbassati.” Ordine perentorio che fece intuire qualcosa a Perla.
E, senza chiedere permesso, senza preavviso, Amanda sollevò un ginocchio. Lo spinse contro una piastrella del rivestimento alle spalle di Perla, puntò la figa contro l’inerme sottomessa, la allargò con le dita e iniziò a farle la doccia.
Ma non quella preannunciata: le stava facendo la golden shower.
Il tutto iniziò talmente rapidamente che Perla potè realizzare di essere nel pieno della successiva umiliazione solo quando la calda pipì di Amanda le stava già scorrendo sulle guance, sulle labbra serrate, sulle tette, fino a zampillare sulle cosce piegate.
Da qualche tempo Perla aveva sviluppato la perversione del pissing, ma nel ruolo attivo. Mentre l’ipotesi di ritrovarsi nella situazione in cui era in quel momento non l’aveva ancora presa in considerazione.
Non importava. Ogni decisione della propria carnefice era legge. E la legge appena entrata in vigore era che Amanda le doveva pisciare addosso. E a Perla andava bene così. Eccome se le andava bene.
Quando il getto finì, Perla si sollevò leggermente. Quel tanto che occorreva per piantare la lingua nella figa di Amanda.
Ma, giusto il tempo di dare due ampie leccate che, la spietata, l’afferrò con violenza per i capelli, orientandole la faccia verso l’alto. E, guardandola negli occhi: “Non ti è permesso prendere alcuna iniziativa.” Sputandole subito dopo in bocca. “Fatti una doccia rilassante adesso. Tra poco dobbiamo uscire.”
Perla seguì le indicazioni, rigenerandosi con calma. Godendo dell’acqua fresca che le scorreva su tutto il corpo.
Ripensava a quello che la sua amica le stava facendo vivere chiedendosi se il tutto era solo un gioco o se davvero ce l’aveva con lei. Realizzò che la stava trattando parecchio male. Le amiche non si comportano così.
“Ma tu non sei mia amica, Amanda. E, anzi, non voglio assolutamente una cosa del genere. Tu sei una stronza in grado di farmi eccitare, facendo emergere perversioni che non so neanche di avere. Quindi spero vivamente che continuerai a trattarmi male e sempre peggio.” Fu il pensiero conclusivo di Perla, realizzando quanto si stesse sentendo viva in quella giornata così lontano da ogni possibile previsione.
CAPITOLO VI
L’appello
“È una fortuna che portiamo la stessa taglia!” Disse Perla, percorrendo il vialetto che conduceva all’auto.
All’uscita dalla doccia, Amanda aveva fatto trovare a Perla un vestitino leggero, bianco con astratte fantasie azzurre, scarpe estive abbinate, alte, di tessuto e un perizoma rosso, di pizzo.
“Tranne che per il reggiseno. So benissimo quanto sei invidiosa delle mie tette.” Precisò Amanda, senza perdere occasione di infierire.
“Che intenzioni hai adesso per la tua bambola?” Chiese Perla impaziente. “Hai previsto di farmi diventare la tua schiava sessuale almeno? Sono seria… mi sto sentendo un pò in difficoltà ad eccitarmi così tanto senza però potermi sfogare in qualche modo. Per favore, a questo punto ho l’esigenza fisica di qualcosa… una lingua, un cazzetto… anche solo un dildo, qualsiasi cosa.” Continuò Perla, con tono di supplica.
E non stava scherzando. L’eccitazione accumulata e non liberata, le stava facendo provare disagevoli sensazioni fisiche.
“Non ti preoccupare bambola. Dal momento che hai specificato quel -qualsiasi cosa- di certo apprezzerai ciò che tra poco sarai costretta a fare.”
Perla non sapeva se sentirsi rassicurata o sentirsi preoccupata da queste parole.
Il rumore del freno a mano sancì l’arrivo alla nuova meta.
“Facciamo due passi in piazza.” Disse Amanda. “Sei così radiosa con quel vestitino… è giusto che ti faccia ammirare un pò dai passanti.”
Le ragazze si incamminarono, Perla si sentiva totalmente a proprio agio in quegli abiti. Camminava leggera, era fottutamente sexy. Le piaceva particolarmente questo compito di passeggiare, attirando le attenzioni di occhi indiscreti.
“Quindi…devo rimorchiare?” Chiese Perla, speranzosa.
“Esattamente, bambola.” Rispose, con tono confortevole, Amanda. “Le tue parole di poco fa mi hanno fatto riflettere e ho deciso di accontentarti. Dovrai rimorchiare. Ma a condizioni determinate.” Il tono di Amanda tornò all’istante sadico. “Passeggia spensierata, sculetta, richiama le attenzione su di te. Voglio che istighi apprezzamenti. E, chi rivelerà di essere il più depravato, riceverà un fantastico premio da parte tua. Ah, ultima cosa: dovrà essere sulla settantina, almeno.”
Perla non realizzava, o non voleva farlo. Amanda non poteva dire sul serio.
È vero, Perla alcune volte aveva fantasticato alcune sui vecchi, ma mai aveva pensato, neanche lontanamente, di mettere in pratica una perversione simile. Di rado le capitava di divertirsi cercando video porno dove uomini di una certa età ottenevano a disposizione il corpo di una giovane ragazza. Ma l’eccitazione in questo era data prevalentemente dall’ammirazione verso l’attrice che, con chissà quale coraggio e dimostrando una grande professionalità, riusciva a mostrarsi godere nelle grinfie di un simile amante così oggettivamente di cattivo gusto.
Ma come poteva, a questo punto, tirarsi indietro Perla? Stava solamente passeggiando con un semplice vestito a gonna larga sopra il ginocchio e scarpe alte casual. Fosse visto come provocatorio tutto ciò, non era di certo imputabile direttamente a lei.
Ma, si sa, due belle ragazze che camminano da sole attirano le attenzioni. È inevitabile.
Non tardarono infatti ad arrivare sguardi pressanti, incollati alle gambe di Perla che, ad ogni passo e con la complicità di una leggera brezza, mostrava qualche centimetro in più delle cosce.
Amanda dirottava abilmente la traiettoria della passeggiata ogni qualvolta che notava un vecchio solo e annoiato, seduto da qualche parte.
“Avessi qualche anno di meno…” fu l’avance non richiesta al passaggio delle due, davanti ad un elegante signore, indubbiamente ultrasettantenne.
“Hai fatto colpo!” Commentò divertita, Amanda.
“Chi ti dice che la frase era rivolta a me? Magari stava dicendo a te.” Rispose Perla, consapevole che si stava mettendo nei guai con le proprie mani.
“Non ti resta che scoprirlo!” Frase apparentemente innocua di Amanda, che rappresentava invece una condanna.
“Amanda, ti prego. È vecchio, ha i capelli bianchi e la pancia. Hai presente il deserto del Sahara? È esattamente ciò che potrò avere in mezzo alle gambe.”
“Questo sarà da vedere, Perla. Sei piena di sorprese e non lo sai! Poi, devo ricordarti perché siamo qui? Devo ricordarti quanto hai goduto indebitamente quella sera? Stronza egoista e opportunista. Adesso fai quello che ti dico senza fiatare.”
Perla iniziò adesso a realizzare molto concretamente le proprie preoccupazioni.
“Ora torni indietro. E quando sarai davanti al vecchio bavoso, farai cadere un fazzoletto chinandoti poi per raccoglierlo. Vediamo se è abbastanza depravato per i miei gusti.”
“Amanda…” Disse Perla, con tono di pesante sconforto.
“Non hai scelta, bambola.”
Perla si fece coraggio. E inconsapevole, in balia degli eventi, invertì il senso di marcia.
Il vecchio si trovava a poche decine di metri da lei e già si sentiva i suoi occhi addosso. Occhi che non voleva incrociare.
Appena fu alla sua altezza fece diligentemente cadere il fazzoletto aggiungendo, inoltre, uno sbuffo a sottolineare l’imprevisto. E come da indicazioni ricevute si chinò, mettendo in mostra ben più che mezza coscia, rialzandosi poi lentamente in un movimento che metteva in risalto le forme del suo sedere.
“Che panorama meraviglioso oggi! Ha bisogno di una mano, signorina?” Il vecchio non si lasciò sfuggire l’occasione per veicolare squallidamente su di lui le attenzioni della ragazza.
Perla lo fissò per un attimo negli occhi, mostrò un finto sorriso e, senza dire nulla, si diresse nuovamente in direzione di Amanda, la quale aveva assistito alla scena da lontano.
“È uno schifoso pervertito.” Furono le parole secche di Perla.
“Benissimo!” Rispose Amanda, divertita. “Cosa ti ha detto?”
Perla raccontò brevemente l’accaduto e la risposta di Amanda fu: “E’ esattamente il vecchio depravato che stavamo cercando!”
Perla non sapeva cosa pensare, era solo preoccupata per le intenzioni senza scrupoli della sua carnefice, anche se la cosa più realistica era che Amanda stesse semplicemente bluffando per incutere timore in Perla. Non poteva essere così spietata.
Quanto si dimostrò sbagliato questo pensiero…
“Cara la mia puttana, finalmente è arrivato il momento del tuo riscatto completo e, al superamento di questa prova, avrai scontato la tua pena. Forse.”
“Dimmi quello che devo fare e lo farò.” Disse Perla ormai rassegnata al proprio destino, consapevole che mostrare ostruzionismo avrebbe solamente dato modo ad Amanda di infierire maggiormente.
“Ti ho mai detto che sei davvero una brava bambola?” Rispose, con soddisfazione, Amanda. “È molto banale, in realtà, quello che ti chiedo: dovrai mostrare semplicemente te stessa! Una zoccola vogliosa…” Amanda si divertiva parecchio a giocare con le parole. Cosa che a Perla piaceva, anche se non voleva ammetterlo. L’abilità linguistica di Amanda risvegliava all’istante la troia celata in Perla e questo iniziò a farla sentire pronta per affrontare l’ultima prova. Disposta ad affrontare qualsiasi cosa, per quanto umiliante e ripugnante potesse essere.
“Quel vecchio schifoso non ha ancora smesso di tenerti gli occhi addosso, cara Perla. Adesso torneremo verso di lui e gli chiederai informazioni: ad esempio se per caso sa dov’è un bar e sarai gentile con lui, molto gentile. Dovrai portare avanti il discorso finché io non dirò -andiamo-.”
“Va bene.” Rispose Perla, cogliendo la parola in codice.
Le ragazze si incamminarono nuovamente in direzione della decrepita preda. Questa volta lo sguardo di Perla era fisso su di lui. Era entrata già nella parte.
“Mi scusi, signore, sa se nei paraggi c’è una pasticceria? Avrei voglia di qualcosa di dolce.”
Amanda rimase piacevolmente stupita e soddisfatta di questo approccio. La sua schiava sapeva destreggiarsi molto bene nelle situazioni in cui la metteva.
“Certamente bella signorina, c’è una buonissima pasticceria a pochi passi da qui… e a pochi passi da casa mia. Posso essere così gentile da accompagnarvi offrendovi tutto ciò che desiderate?” Rispose il vecchio marpione, alzandosi in piedi, con movimenti scoordinati.
“Lei è davvero gentile ma non vogliamo approfittare di questo. Io e la mia amica siamo molto, molto golose.”
“Insisto! E sappiate che non ho problemi di soldi, potrei comprarvi anche tutta la pasticceria!”
Perla scambiò un rapido sguardo con Amanda, la quale, con un impercettibile cenno del capo e ghigno sul volto, fece intendere: “Continua a giocarci, dagli corda.”
“Detto questo, come potremmo mai rifiutare un così cordiale invito? Accettiamo volentieri!”
L’improbabile trio si incamminò verso la pasticceria. Il vecchio si rivelò, a differenza di come si era presentato inizialmente, decisamente cordiale e chiacchierino. Cosa che mise a proprio agio Perla, facendole realizzare che avrebbe potuto farlo sognare un pochino senza provare troppo disgusto.
Sedute al tavolo, le ragazze ordinarono una brioche e un cappuccino. Il vecchio solamente un bicchiere d’acqua.
Amanda restava nel suo e assisteva al flirt dei due.
Perla rideva ad ogni battuta del signore, squallida o meno che fosse, mentre si spostava continuamente sulla sedia accavallando le gambe da un lato e poi dall’altro, richiamando così le attenzioni spudorate del vecchio che osservava, senza remore, la liscia pelle scoperta della ragazza.
L’attrice diede un sorso al cappuccino imbrattando volutamente le labbra, che pulì con una passata di lingua, fissando quella che ormai considerava ufficialmente la propria preda.
“Che sbadata, non ci siamo ancora presentati! Io mi chiamo Jennifer e lei è la mia amica Gertrude, piacere!” Disse Perla, attribuendo ad Amanda il più brutto nome che le fosse venuto in mente. Cosa che divertì la sua amica.
“Il piacere è immensamente tutto mio dolci signorine! Mi chiamo Euclide. Mangiate, vi prego.”
Perla non perse tempo, addentando la pasta in modo decisamente provocatorio e facendo colare il ripieno di crema ai bordi della bocca.
Questa volta, però, non fece in tempo a muovere la lingua per pulirsi che lo squallido vecchio si prese la libertà di avvicinarsi con un tovagliolo alla bocca di Perla, la quale stette al gioco per mostrarsi forte agli occhi di Amanda.
“Lei è così gentile, signore.”
“Posso essere molto gentile e generoso se voglio, signorina Jennifer.” Rispose, viscidamente, l’anziano signore.
Amanda colse la palla al balzo per alzare ulteriormente l’asticella.
“Sarebbe così gentile da ospitarci un attimo nella sua casa qui vicino? Dovrei andare in bagno e non ho dubbi che possa essere più accogliente dei servizi che offre questa pasticceria.”
Il vecchio non poteva credere a cosa avessero sentito le proprie orecchie confermando, ovviamente, che il suo bagno era molto bello e pulito a differenza di quello offerto dal locale.
Anche Perla non poteva e non voleva credere a cosa avesse appena detto Amanda. Ma cosa cazzo stava escogitando?
“Andiamo?” Disse Amanda guardando Perla negli occhi, con ghigno malefico. Un invito, una parola che si rivelò essere non la scappatoia, ma il momento in cui la carnefice riprendeva nuovamente le redini del gioco perverso. Estremamente perverso.
Il vecchio pagò come preannunciato, lasciando inoltre una sostanziosa mancia alla cameriera per sottolineare il proprio potere economico. Poi si incamminarono in direzione dell’abitazione.
Pochi passi e: “Questa e la mia casa, saliamo. Siete le benvenute!”
Amanda entrò dal portone d’ingresso del condominio e iniziò a salire le scale seguita da Perla, a sua volta braccata dal vecchio pervertito che non perse occasione per godersi lo spettacolo delle cosce della ragazza, che sforbiciavano ad ogni gradino.
L’appartamento era effettivamente ben curato e pulito. Un lungo corridoio d’ingresso sfociava nel salone principale, da cui si poteva accedere alla sala da pranzo e al reparto notte.
“Sarebbe così gentile da indicarci dove si trova il bagno?” Chiese Perla.
“Certamente, è l’ultima porta in fondo al corridoio del reparto notte.”
Le ragazze andarono insieme, come da prassi.
“Questa volta non ti piscio addosso.” Disse Amanda, mentre si accomodava sul water.
“Mi puoi spiegare cosa cazzo ci facciamo qui e che malate intenzioni hai?” Chiese Perla.
“Oh, io non ho alcuna intenzione, bambola. Ma il tuo nuovo paparino sembra proprio di si! E tu dovrai assecondarlo.”
Gli occhi sgranati di Perla fecero capire ad Amanda che, forse, stava esagerando che, inaspettatamente, disse: “Fai quello che ti senti, Perla. Mi rendo conto che mi sono fatta prendere un pò troppo la mano… ma sarebbe molto divertente!” Disse, mostrando un briciolo di umanità, la carnefice alla propria sottomessa.
“È gentile, si, ma anche molto vecchio… Non ti assicuro niente, ma cercherò di farti divertire un pochino, Amanda.” Fu l’imprevista risposta di Perla che incrementò, non di poco, l’ammirazione di Amanda nei suoi confronti per quanto fosse facile per lei demolire i propri limiti. E, di conseguenza, incrementò immediatamente anche l’aspettativa.
Perla non aveva idea di cosa potesse accadere ma iniziò a realizzare che poteva succedere di tutto, che sarebbe stata disposta a qualsiasi cosa pur di appagare la propria padrona. E, non da meno, iniziava a sentirsi anche un pò eccitata per questo.
Le ragazze tornarono nel salotto accuratamente arredato e in stile classico: quadri le cui cornici mostravano un certo valore, mobili di legno massello, due poltrone e, di fronte, oltre il tavolino di vetro, un ampio divano rivestito da tessuto beige.
“Accomodatevi signorine, facciamoci ancora un pò di compagnia.”
Rispose Amanda: “Si sta proprio bene al fresco di questa casa, ma non ci possiamo fermare molto.” Dando così la possibilità a Perla di poter decidere quando interrompere tutto.
Perla: “Euclide, lei è proprio molto gentile e non saprei davvero come sdebitarmi.” Piccola pausa e continuò: “Gertrude, accomodiamoci cinque minuti, avrei bisogno di bere un bicchiere d’acqua prima di andare.”
“Signorina Jennifer, la sua sola infinita bellezza merita ogni gentilezza da parte mia. Ma, purtroppo, mi rendo conto di essere ben lontano dall’essere il suo tipo ideale.”
Amanda si accomodò sulla poltrona, Perla sul divano, accavallando le gambe.
“Chi lo sa…” Disse Perla. “Il mio tipo ideale è un galantuomo e deve avere caratteristiche che si possono scoprire solo con il tempo.” Perla aveva deciso di alzare l’asticella delle sue provocazioni. Sentiva di avere la povera vittima in pugno. A questo punto lei stessa era curiosa di scoprire fino a dove la situazione sarebbe degenerata. Da parte del vecchio e, soprattutto, da parte sua.
Situazione che degenerò molto presto quanto il signore, dopo essersi allontanato, ritornò in salotto per porgere alla sua più grande ambizione il bicchiere d’acqua richiesto.
Ma era completamente nudo.
La scena destabilizzò Amanda, ma non Perla, ormai entrata completamente nella parte.
Euclide si avvicinò alla ragazza assetata con il bicchiere in mano, fino a ritrovarsi a distanza molto ravvicinata. Perla osservò con cura il fallo penzolante davanti al proprio viso, trattenendo faticosamente la risata che voleva esplodere.
La ragazza non aveva mai ipotizzato di ritrovarsi in una situazione così assurda, neanche nelle fantasie più squallide.
Ma quel signore, mostrando il coraggio che solo chi non ha nulla da perdere può tirare fuori, si era appena palesato davanti a lei, ponendo, con una nonchalance spiazzante, il proprio fallo raggrinzito davanti ai suoi occhi, scaturendo uno strano, improbabile, fascino.
Il gesto sfrontato innescò attrazione.
Perla iniziò a sentirsi arrapata e vogliosa.
“Grazie mille per l’acqua.” Rispose, senza scomporsi, Perla.
“Quanti soldi vuoi per togliere quel vestitino, Jennifer?” Chiese spudoratamente il vecchio perverso.
“Così mi offende, signor Euclide. Non sono quel tipo di ragazza.” Disse Perla alzandosi in piedi e allo stesso tempo abbassando entrambe le spalline del vestito.
“Se vuole vedere il mio corpo basta chiedere e la accontenterò molto volentieri.”
Amanda si godeva la scena, inquietata ed eccitata allo stesso tempo.
Il vecchio fece cenno con il capo, mettendosi comodo sul divano.
Perla, in un solo gesto fece cadere a terra il vestito mettendo in mostra il meraviglioso corpo che possedeva, interpretando il ruolo della ragazza imbarazzata, ma chiedendo anche: “Le mutandine le devo togliere?” Forse la vista delle tette sarebbe bastata al vecchio pervertito. Ma non bastava a Perla. Voleva farlo impazzire.
Infatti, senza attendere risposta, si girò verso Amanda fissandola negli occhi con aria di sfida, mostrando allo stesso tempo il culo al vecchio. Poi si abbassò facendo scorrere il perizoma rosso lungo le gambe. La gnocca prese forma, celata nell’ombra delle proprie natiche.
Perla si posizionò nuovamente seduta sul divano, gambe incrociate.
Era nuda, completamente nuda, affianco ad un vecchio anch’esso nudo. Senza provare il minimo imbarazzo.
Amanda iniziò a sentirsi a disagio e voleva andare via. Ma Perla no. Per la ragazza arrapata il divertimento stava per iniziare.
“Ha visto signor Euclide? A quanto pare, anche io sono una ragazza generosa…” Disse la ragazza con sguardo fottutamente provocante rivolto al vecchio. “Non mi dica che sta trattenendo altri desideri che non vuole dire…” Continuò Perla, aggiustando la propria posizione sul divano, scavallando le gambe per adagiarle chiuse, una affianco all’altra appoggiando poi sulle ginocchia le braccia tese e spostando in avanti il busto, facendo così oscillare le tettine sode.
“Signorina Jennifer, io gradirei immensamente leccare il suo fiore.” Disse, sconcertato dalla folle situazione, il vecchio.
“Cosa sta aspettando?” Rispose Perla allargando le cosce.
Il vecchio si fiondò all’istante, pervaso dalla propria eccitazione, iniziando a fare sesso orale.
Perla, ora ben distesa sul divano e con una lingua perdutamente golosa fra le gambe, fissava negli occhi Amanda per comunicarle: “puoi mettermi in difficoltà quanto vuoi con le tue umiliazioni, ma io troverò sempre il modo di godere.”
Concentrandosi sulle proprie sensazioni invece, il pensiero di Perla andò a quella viscida lingua che le stava voracemente leccando la figa. Le faceva ribrezzo, ma allo stesso tempo le stava dando piacere.
Una ruvida lingua ricoperta di biancastra bava che andava ad amalgamarsi con i suoi fluidi. Una lingua arzilla che veniva passata a ripetizione sul clitoride, poi fra le piccole labbra e infine spinta dentro con scattosi movimenti.
Perla realizzò di essere nuda e a gambe aperte sul divano di un vecchio. E il padrone di casa, anch’esso nudo, intento a leccarle con enfasi la figa.
Perla realizzò che il disgusto che stava provando faceva parte della sua eccitazione.
Perla realizzò che stava godendo.
Perla realizzò di essere puttana senza limiti.
Decise quindi di lasciarsi andare e, nelle grinfie del vecchio affamato, accogliere l’orgasmo che stava per arrivare.
Il respiro di Perla si fece profondo, intenso, alternato a gemiti. Il vecchio continuò inarrestabile con ancora più vigore e Perla, nel giro di pochi attimi, perse totalmente il controllo esplodendo in un orgasmo con conseguenti spasmi lungo tutto il corpo.
Il vecchio si alzò, visibilmente affaticato ma soddisfatto.
Perla si posizionò seduta e, ripresasi appena dall’orgasmo, notò con grande delusione il flaccido uccello che poco prima si era trovata davanti alla faccia. Aveva concesso la sua parte più intima alla bocca di quel vecchio depravato il quale non le aveva restituito in cambio neanche la soddisfazione di mostrare il proprio cazzo eretto?
Fu percepito dalla ragazza come un tremendo affronto. Non era tollerabile una cosa del genere, è questione di principio.
Motivata da questo pensiero ringraziò il signore anziano per la prestazione appena svolta, complimentandosi vivamente sulle capacità che aveva dimostrato ma, allo stesso tempo, iniziando ad accarezzagli l’uccello moscio, confidando in una qualche, anche minima, reazione.
Il vecchio iniziò a pavoneggiarsi specificando che era un esperto leccatore e che aveva degustato centinaia di passerine. Ma a Perla non interessava affatto. Perla aveva solo un obiettivo: non poteva accettare di essere risultata non abbastanza eccitante e, per orgoglio personale, era disposta a qualsiasi cosa.
Il vecchio, nel frattempo, continuava a godersi l’aggraziato massaggio donato dalla giovane mano e, nei tempi imposti dall’età, iniziò a manifestare una sorta di erezione.
Perla si sentì nuovamente pervasa dall’eccitazione per la soddisfazione di stare, piano piano, facendo diventare duro quel orripilante cazzo.
Orripilante, si. Ma non aveva la minima importanza. Ogni inibizione era offuscata e totalmente svanita dall’entrata in scena della versione troia della ragazza. Solo una cosa contava in questo momento e, nonostante l’impegno riposto, la troia realizzò che il risultato massimo che poteva ottenere con la mano era stato raggiunto.
Ritenuto, ovviamente, non abbastanza soddisfacente.
Perla si rivolse ad Amanda: “Non hai fretta, vero?” Trasmettendo tutta la propria insoddisfazione ma, ancora peggio, trasmettendo una forte motivazione.
Amanda, in risposta, non disse nulla. Semplicemente si slacciò gli shorts e, infilata dentro la mano, iniziò a toccarsi sopra le mutandine.
Perla si posizionò in ginocchio sul divano senza mai lasciare la presa dal cazzo turgido per non vanificare il lavoro fino a quel momento svolto. Mentre lo segava ne osservava i dettagli. Il cazzo più brutto che avesse mai visto: pelle raggrinzita, ambrata, macchiata e glande in diverse tonalità violacee. Ma la decisione era ormai stata presa e non si sarebbe fermata.
Perla inclinò il busto, sorretto dal braccio appoggiato sul divano, andando ad osservare ancora più da vicino il disgustoso spettacolo che stava realizzando. L’altra mano continuava a segare sempre più velocemente.
Questa pratica fece impazzire il vecchio che, in risposta, restituì un cazzo più duro.
Ma, a Perla, non bastava.
La troia che aveva preso il sopravvento definì una sequenza molto precisa, che la ragazza eseguì alla lettera:
Apri la bocca.
Leccati il labbro superiore e quello inferiore.
Vai giù con la testa.
Fai scorrere le labbra sulla cappella.
Tienila in bocca e leccala.
Vai più giù con la testa.
Adesso staccati e poi torna immediatamente su quel cazzo per spompinarlo con vigore, senza smettere di segarlo.
La troia succhiava con forte intensità, slinguazzava il cazzo in quello che era il pompino più impegnativo che avesse mai fatto. Il massimo impegno verso il cazzo peggiore che avesse mai avuto a disposizione. Era esattamente questo ciò che andava fatto.
Era esattamente questo ciò che una vera puttana doveva fare.
Nonostante il ribrezzo, sbocchinare il vecchio stava eccitando pericolosamente Perla e, contro ogni aspettativa l’uccello diventò decisamente duro in poco tempo, grosso quasi al punto da risultare difficile continuare a tenerlo in bocca.
Il vecchio, totalmente preda dei propri istinti bestiali assopiti da chissà quanto tempo, si sollevò. Afferrò di prepotenza la ragazza e spingendola sul divano a pancia in su, si addentrò fra le sue gambe, che teneva divaricate.
Cadde, con tutto il peso, su di lei.
In un colpo solo, il cazzo venne spinto completamente dentro la figa.
Perla, senza neanche avere il tempo di rendersene conto, si ritrovò sdraiata sul divano, schiacciata dal pesante corpo del vecchio schifoso.
Il cazzo continuava ad essere spinto con movimenti disconnessi, ma vigorosi, nella figa.
La ragazza succube restò inerme, sentendo di essere la peggiore delle puttane. Una puttana che stava godendo.
Subire il trattamento dell’essere orripilante, ormai totalmente fuori controllo, la arrapava tremendamente.
Desiderava farlo godere come non avesse mai goduto in tutta la sua vita.
Concedeva il proprio corpo e incitava il depravato a spingere sempre più forte. Un corpo provato dal tempo governato da una mente perversa. Il Fisico non resse la prestazione e il vecchio si ritrasse sul lato opposto del divano, appena in tempo per evitare il collasso.
Perla, però, non aveva la minima intenzione di lasciare a metà l’atto incompleto. Il vecchio dilaniato doveva godere grazie a lei e, attizzata dal fatto che il cazzo non avesse perso il minimo vigore, si posizionò sopra di lui a cavalcioni.
“Vediamo se sei in grado di fare qualcosa di speciale.” Disse Perla, afferrando la grossa minchia, appoggiandone la cappella gonfia sul proprio buco del culo.
Il vecchio era totalmente inerme e privo di forze ma con il cazzo che non dava alcun segno di voler cedere, in quella che era l’esperienza più coinvolgente e scoinvolgente che avrebbe indubbiamente vissuto fino alla fine dei suoi giorni.
Perla, in preda alle proprie voglie, iniziò a spingere verso il basso facendo penetrare lentamente la gonfia cappella e poi tutta l’asta nel suo buco del culo allargato, iniziando a godere selvaggiamente. Nel contempo iniziò anche a masturbarsi premendo le dita sul clitoride ancora abbondantemente ricoperto e lubrificato dalla miscela biancastra ottenuta dai propri fluidi e balla bava prodotta della bocca della bestia abbattuta, incrementando così il proprio disgusto e la propria eccitazione a dismisura.
La troia continuava a muoversi con sempre più violenza su quel cazzo che le allargava l’ano ogni volta che veniva spinto fino in fondo. Gemeva forte. Una strana sensazione, che non riconosceva, iniziò a pervaderla. Ma, nonostante questo, continuò con ancora più vigore quello che stava facendo, finché la strana sensazione si trasformò in una vampata di calore che si espandeva in tutto il suo corpo. L’orgasmo che scaturì fu estremamente potente al punto che la figa di Perla iniziò a schizzare getti di liquido. Ad ognuno degli otto violenti spasmi, abbondante squirt intermittente veniva riversato sul vecchio inerme. Il potente orgasmo privò completamente di energie Perla, con il corpo che continuava a tremare, sorretta dal grosso cazzo che la impalava.
Nonostante l’inaspettato esito, l’obiettivo di Perla, ormai stremata, non era ancora stato raggiunto e da brava zoccola testarda quale è, sfila il cazzo dal culo fiondandocisi nuovamente con la bocca. Ma, questa volta, per spompinarlo ancora più voracemente di prima. Questa volta l’obiettivo era diverso. La lingua percorreva tutta l’asta su e giù, girava intorno alla cappella e poi tutto in bocca fino in gola in un risucchio che risvegliava, ad ogni pompata, anche le sottostanti palle penzolanti.
Il vecchio iniziò a gemere in quelli che sembravano i rantoli di un animale ferito a morte dopo il feroce braccaggio dello spietato predatore.
Perla, fottutamente incentivata da tutto ciò, continuò a risucchiare ancora più forte finché non ottenne ciò che rappresentava il successo di tutte le attività svolte, decretando il titolo di brava puttana: l’abbondante liquido caldo, denso e dal sapore nauseabondo colmò la bocca di Perla con getti interminabili.
Il vecchio riversava copiosi fiotti di sborra nella bocca della ragazza che non smetteva di pompare e di segare, con l’egoistico intento di prosciugargli definitivamente i coglioni.
Amanda non riusciva a credere a quello che i suoi occhi le stavano proponendo ed era tremendamente disgustata.
Disgustata era anche Perla, ma ciò non le impedì di ingoiare fino all’ultima goccia con estrema voracità, saziando la sua sete di troia.
“Andiamo?” Chiese Perla all’amica sconvolta, citando ciò che la stessa avrebbe dovuto, e anche voluto, dire parecchi minuti prima.
Perla si rivestì in fretta lasciando però sul pavimento le mutande e si diresse alla porta, seguita da Amanda, senza proferire alcuna parola al vecchio sul divano, in condizioni pietose.
Scendendo le scale, Perla realizzò quanto era appena successo: aveva sbloccato una delle sue più profonde e proibite fantasie. Di quelle che non avrebbe mai potuto credere di mettere in pratica. Svanì così tutto il disgusto provato lasciando posto solo all’appagamento personale.
“Sei soddisfatta, padrona?” Chiese Perla, incamminandosi verso l’auto, percorrendo le strette vie del centro storico.
“Io… sono senza parole.” Rispose Amanda.
“Ho soddisfatto la mia padrona?!” Chiese nuovamente Perla afferrando per il collo Amanda e spingendola contro al muro. “Voglio sentirmelo dire.”
Lo sguardo di Perla intimorì Amanda, rendendosi conto all’istante di chi, in realtà, comandasse davvero.
“Hai soddisfatto oltre ogni aspettativa la tua padrona. Sei una puttana spettacolare.”
Perla continuò a fissare negli occhi Amanda, trattenendola forte per il collo.
Poi… Lo sguardo di Perla si fece molto profondo. Molto intenso.
La puttana spettacolare infilò la lingua in bocca alla carnefice.
Le ragazze limonarono senza pudore per un tempo indefinito.
Amanda potè così assaporare il rivoltante gusto di sborra avariata.
CAPITOLO VII
La confessione
“Sei stata molto brava Perla, hai ripagato i tuoi crimini.” Sentenziò Amanda, tornata alla guida della propria auto.
“Mi fa piacere Amanda. Quindi adesso siamo di nuovo amiche?”
“Assolutamente si, noi siamo proprio due amiche del cazzo!” Rispose ridendo, Amanda.
“Che intenzioni hai adesso? Io sono stremata, ho bisogno di rilassarmi un pò.” Disse Perla.
“Ho detto che tu hai ripagato i tuoi crimini. Ma i colpevoli di quella serata sono alcuni. Ho intenzione di fare qualcosa io adesso, se non ti dispiace.” Rispose Amanda.
“Perché dovrebbe dispiacermi? Anzi, adesso avrei davvero voglia di guardare scopare te e godermi lo spettacolo con uno spritz. Hai già in mente qualcosa? Farai una threesome con Dylan e Aaron?” Chiese Perla incuriosita trattenendo, non seppe neanche lei come, la gelosia nei confronti del proprio fidanzato.
“Assolutamente no. Non ho intenzione di fare un regalo a quel bastardo di Aaron dopo che quella sera non mi ha tutelato, divertendosi spudoratamente. Ma Dylan… Dylan mi eccita molto.” Accennò timidamente Amanda, preoccupata di un possibile rifiuto.
“Mica scema, ragazza. Lo so molto bene quanto è eccitante Dylan. Mi stai chiedendo il permesso?” Continuò Perla.
“In un certo senso…si. Forse, per il tipo di rapporto che abbiamo noi quattro, non dovrei sentirmi a disagio. Ma non mi è mai capitato di confessare una cosa del genere ad un’amica.”
“Cara Amanda, ti assicuro che Dylan sarà molto ben disposto a farti godere. E io sarò felice di questo. Non ho mai visto Dylan alle prese con un’altra donna e il solo pensiero mi uccide. Ma stiamo parlando di te e, in un certo modo, il tuo piacere è diventato anche il mio piacere. Come il piacere di Dylan è il mio piacere.
Io, per oggi, il mio l’ho fatto e desidero ardentemente osservarvi fare qualsiasi cosa.”
Amanda si sentì sollevata e allo stesso tempo eccitata. Aveva silenziosamente e insistentemente desiderato questo da quando si erano salutate dopo la prima volta.
“Spero solo che i ragazzi, prima, non ti abbiano preso alla lettera.” Disse Perla, ridendo.
“Oh porca troia! È vero. Ma io scherzavo e, soprattutto, avevo detto quella cosa perché ero arrabbiata. Non penserei mai che… Perla, mi stai facendo venire il dubbio. Quel coglione di Aaron è certo come la morte che si farebbe coinvolgere in qualsiasi situazione da quel manipolatore di Dylan. Ma… Dylan fa quelle cose?” Chiese preoccupata Amanda.
“Che sappia io, mai successo.” Rispose Perla. “Ma ho anche imparato, nel tempo, che Dylan è in grado di tirare fuori assi dalla manica quando meno te lo aspetti.”
“Ne parli come se non ti dispiacesse come cosa.” Disse perplessa, Amanda.
“Dovrebbe dispiacermi se Dylan volesse fare un pompino? L’unica cosa che mi dispiacerebbe sarebbe se non mi chiedesse di succhiarlo insieme o, come minimo, se non mi chiedesse di insegnargli come si fa! Sono troppo perversa?” Rispose Perla, sorridendo.
Amanda restò un attimo in silenzio a riflettete. “Ma mi spieghi come fai? Riesci sempre a demolire le mie certezze, a rendere ridicoli i miei tabù. In questo momento sto immaginando i nostri ragazzi a sessantanove e mi sto eccitando. Io ti adoro per questo.”
Continuò Amanda, con tono preoccupato e divertito: “E se poi gli piace troppo? Chi ci scopa a noi?!”
Perla rispose con tono serio: “Dylan è una persona dal carattere particolare e quando gli girano i coglioni è, a livello mentale, totalmente distruttivo. Spietato. Ma su una cosa sono certa: adora incondizionatamente fare sesso con me e non è una cosa a cui può rinunciare perché è lì che trova il suo massimo equilibrio. Io, forse indirettamente, lo tengo incatenato così, facendo la sua troia e la cosa non mio dispiace affatto, anzi. A dirla tutta ciò che ho appena detto di Dylan vale anche per me. Forse ti sembrerà strano ma, io, prima di conoscerlo, ero una brava ragazza casa e chiesa con tutti i pregiudizi del caso e le classiche chiusure mentali. Che poi… tutto questo ha il nome di insicurezze. Dylan, con tutti i suoi difetti… o meglio: la mia relazione con Dylan, nonostante tutte le difficoltà, mi ha messo nelle condizioni di poter vivere la mia sessualità appieno, donandomi un luogo dove potermi esprimere senza limiti ed ogni volta che parliamo di questo argomento emergono praticamente sempre nuove idee fottutamente intriganti.
Vuoi sapere una cosa che sembra un paradosso? Quando tra noi le cose non stanno funzionando troppo bene, e mi riferisco alla relazione, non al sesso. L’unica cosa che desidero è fare l’amore con lui, ma nella maniera più dolce possibile. Sai invece cosa mi succede quando siamo nel nostro equilibrio? Ho i peggio desideri da puttana vogliosa di cazzi. Una, tra le varie fantasie spinte che non abbiamo mai messo in pratica, è quella dove mi ritrovo in mezzo a tre maschi neri, muscolosi e dal cazzo davvero grosso che mi scopano contemporaneamente tutti e tre i buchi fino a ricoprirmi completamente di sborra con Dylan lì, che guarda, che dirige tutto con le parole. Ma è una cosa che desidero solo quando le cose vanno perfettamente bene. Sembra un controsenso e forse lo è, ma credo si spieghi per il fatto che se sento che siamo solidi, nulla può scalfire il nostro rapporto. Mentre se le cose vanno un pò così così, non tollero neanche se esce per i fatti suoi. Entro proprio in crisi da psicopatica!
È Dylan che mi rende troia e io voglio essere esattamente questo, ma solo se alla base c’è lui. Altrimenti non funziona, non può essere divertente. Brutto da dire, spero tu non ci rimanga male, ma oggi ha funzionato anche se Dylan non c’era. C’eri tu. E tu, ai miei occhi, sei un prodotto di Dylan. Non prenderla come un’offesa. Semplicemente credo che il mio ragazzo sia talmente metodico che è possibile, anzi, probabile che abbia volutamente fare andare le cose, quella sera, come sono andate con l’idea che tu, a mente fredda, avresti potuto accorgerti del torto subito, incazzandoti come hai fatto e mettendo in atto la vendetta. Non ti sto dicendo che sia andata così, ma che non mi stupirebbe minimamente scoprire che Dylan possa avere architettato tutto questo.”
Amanda, con queste parole, capì che probabilmente aveva visto solo la punta dell’iceberg e che aveva di fronte una coppia che viveva il sesso in maniera profonda, intensa, prima di ogni cosa a livello mentale. I corpi erano solo il mezzo con cui appagare le proprie perversioni e fantasie.
Rimase molto colpita da questa conversazione e iniziò ad entrare in un’ottica diversa. Un punto di vista laterale che le stava facendo pensare che da quel momento, forse, il cazzo non sarebbe più stato ciò che l’avrebbe fatta eccitare, ma ciò che esso rappresentava.
Dopo una lunga riflessione Amanda diede la sua risposta: “No, non mi sento offesa dalle tue parole. A dire la verità, riflettendoci, mi sentirei estremamente onorata se davvero fossi un prodotto di Dylan. E mi sento onorata anche già dal fatto che tu possa pensarlo. In altri contesti si, mi sarei incazzata a sentire parole del genere. Ma, da come hai spiegato, tu stessa sei un prodotto di Dylan e io ho molta stima di te. Quindi seguire il tuo esempio so che potrebbe solo farmi sentire bene.”
Riprese la parola Perla: “Recuperiamo i ragazzi, andiamo a casa mia così potrai usare e concederti completamente a Dylan. Io e Aaron guarderemo, magari mentre gli faccio una sega. Così potrà divertirsi un pò anche lui, poverino. E poi… mi piace molto il cazzo del tuo ragazzo, glielo tengo in mano volentieri, se non ti dispiace.”
“Puoi fare ad Aaron tutto quello che ritieni opportuno!” Disse Amanda, divertita. “Anche perché, da quando ha fatto quella cosa con voi due, mi ha scopato come mai avesse fatto prima. Mi sono posta tanto da vittima, ma i miei benefici li ho comunque avuti.” Rispose Amanda, divertita e maliziosa.
“Ti do solo un consiglio estremamente importante.” Riprese Perla. “Dylan ha un grandissimo difetto in ambito sessuale: si preoccupa. Quindi se vuoi che ti scopi senza remore, dovrai istigarlo pesantemente. Solo così si sentirà libero di esprimere il suo potenziale. E tu, troietta, non desideri altro che scoprire il suo potenziale…”
Amanda fremeva dalla voglia. Le aspettative si erano alzate paurosamente e iniziò a pensare di non essere all’altezza.
CAPITOLO VIII
L’esecuzione
Le ragazze scesero dall’auto e si incamminarono su per la collinetta dietro il locale dove si erano incontrati, dove i ragazzi, nel frattempo, erano andati a distendersi per godere del calore del sole di quel pomeriggio.
Alla vista di Dylan, a petto nudo, ad Amanda salì una voglia quasi incontrollabile; avrebbe voluto saltargli addosso, lì.
Non era ancora il momento, ma soprattutto non era il luogo giusto per ciò che aveva in mente.
“Amanda appare molto soddisfatta e Perla molto provata.” Commentò Dylan, mentre le ragazze si avvicinavano, sorridenti, per sedersi accanto a loro.
“Non puoi neanche minimamente immaginare quanto sia perversa Amanda!” Rispose divertita Perla, ripercorrendo nella propria mente quanto fosse accaduto quel pomeriggio.
“Non sono così sicuro di volerlo scoprire.” Continuò Dylan, con sorriso forzato.
“Oh, si che lo vuoi sapere! Ma non è il momento, ci sono ancora importanti cose da fare prima di andare a cena.” Rispose Perla.
Le coppie, riunite, raggiunte le rispettive auto, iniziarono la marcia in direzione di casa di Perla.
All’arrivo, la proprietaria fece gli onori offrendo qualcosa di fresco da bere e i ragazzi si accomodarono in giardino.
Quell’estate, Perla e Dylan, avevano deciso di arredare l’area esterna con comodissimi divanetti gonfiabili e un materassino per passare le nottate sotto le stelle e godersi la piacevole brezza estiva.
Dylan e Aaron non avevano idea dei piani per quel tardo pomeriggio e, questa volta, ci pensò Perla a dirigere i giochi.
“Purtroppo per te, Aaron, oggi la tua pena da scontare sarà accontentarti. Non ti aspettare nulla di ché.” Disse Perla, facendo cadere il vestito leggero che indossava, restando completamente nuda.
“Questo sarebbe accontentarsi?” Chiese Aaron, ammirando dalla testa ai piedi quel corpo stupendo.
“Si, purtroppo oggi non ti sarà concesso avere questo corpo. Ma, se la smetti di fare il timido e ti spogli, mi è stata data l’autorizzazione ad appoggiarti la mano sul tuo bel cazzone.”
Aaron non se lo fece ripetere due volte iniziando all’istante a spogliarsi fino a restare anch’esso nudo, di fronte a lei. La vista del membro, già in parziale erezione, provocò a Perla l’azione involontaria di passare la propria lingua sulle labbra poi, meno involontariamente, mordendo quello inferiore.
Il membro di Aaron continuava a crescere, ad assumere la forma eretta a vista d’occhio. Il corpo sinuoso, fottutamente arrapante della ragazza che appariva totalmente a proprio agio anche senza abiti, faceva letteralmente impazzire Aaron.
Perla si avvicinò ad Aaron fissandolo negli occhi. La mano della ragazza percorse il contorno dei pettorali definiti, scendendo poi lungo il ventre, fino alla coscia.
La mano si spostò verso il centro, poi sollevata delicatamente per adagiarci sopra le sode e rotondeggianti palle di Aaron.
La mano si chiuse avvolgendo con delicatezza, ma con decisione i caldi coglioni trascinando, come fosse un cagnolino al guinzaglio, il ragazzo sul divanetto, seduto affianco a lei.
Perla non dava il minimo segno di voler rinunciare a quelle succose palle, che continuò infatti ad accarezzare e massaggiare, al di sotto del cazzo che ormai era diventato di marmo e spasmodico.
“Il vostro posto invece è sul materassino.” Disse assertiva, Perla rivolgendosi a Dylan e Amanda.
Dylan iniziò a capire che la cosa sarebbe stata estremamente intrigante e si tolse la maglietta fissando negli occhi Perla, che restituiva uno sguardo molto provocante mentre, nel contempo, afferrava il grosso cazzo di Aaron, iniziando a muovere lentamente la mano su e giù.
Amanda si tolse le scarpe, slacciò gli shorts e sfilò la canottiera bianca richiamando a sé le attenzioni di Dylan.
Quando ebbe gli occhi della propria preda a divorarla, abbassò anche i pantaloncini. Sfilò poi i calzini strappando un sorrisetto a Perla, che continuava a manovrare il grosso arnese.
Anche Aaron era molto preso dalla scena ma ne approfittò comunque per ricambiare la cortesia ricevuta da Perla, mettendogli una mano fra le gambe, trovando una figa già abbondantemente lubrificata.
Le abilità di mano non sono di certo il punto forte di Aaron. Ma a Perla ricevere quelle attenzioni piaceva comunque e, per sopperire, andò ad appoggiare la mano libera su quella di Aaron, facendo così da guida.
Amanda era estremamente sexy nonostante l’intimo molto semplice: un reggiseno nero e mutandine brasiliane di stesso colore. Leggere, di quelle senza cuciture, che comunque non celavano a sufficienza la sagoma del piercing sottostante.
Amanda si posizionò alle spalle di Dylan avvolgendolo con le braccia per accarezzargli il petto, aderire alla sua schiena e poi addentare la pelle tra spalla e collo, cercando, nel contempo, lo sguardo di Aaron e Perla. Gesto in segno di sfida e a voler dire: “siete pronti a godervi lo spettacolo?”
Le mani di Amanda scesero sul ventre di Dylan e gli slacciarono i jeans.
“Sdraiati.” Impose Amanda, con sguardo famelico.
Dylan eseguì, trepidante di scoprire cosa lo attendesse, finalizzando la propria posizione appoggiandosi all’indietro, sui gomiti.
Amanda si spostò davanti a lui e, dando le spalle al pubblico, si chinò per avanzare sul corpo che le spettava, gattonando fino a ritrovarsi faccia a faccia con Dylan, a distanza molto ravvicinata.
La lingua, resa fottutamente arrapante dal piercing che la trafiggeva, fu estratta.
Il sorriso malizioso di Amanda, dopo avere ritratto l’organo del gusto, sembrava voler dire: “Quanto mi desideri?” Ma senza richiedere risposta.
La ragazza sollevò il busto, sedendosi su Dylan. Le natiche, coperte dal sottile velo di cotone, contornavano perfettamente il membro ormai decisamente duro di Dylan e, ottenuto l’incastro erotico, iniziò ad ondeggiare lentamente il bacino mentre, tenendo sempre fisso lo sguardo negli occhi di Dylan, portò le mani dietro la schiena per slacciare il ferretto del reggiseno.
Il braccio destro venne riportato davanti a sorreggere l’indumento indebolito mentre la mano sinistra abbassava una spallina. Poi, invertendo il ruolo degli arti, venne abbassata anche la seconda spallina.
“Adesso vediamo se riesci a mantenere il contatto visivo…” Sfidò Amanda, gettando il reggiseno sul prato.
Dylan adora questo genere di sfide. Non fece il minimo cenno di cedere, neanche per un istante.
Sguardo fisso negli occhi.
Ma anche Amanda adora questo genere di sfide.
Rincarò la dose incrementando l’intensità del petting e palpandosi le tette, giocando anche con i capezzoli.
“Sei bravo, Dylan… hai un grande autocontrollo.” Disse Amanda, con voce rotta dall’eccitazione.
“Adesso però, scopriamo il tuo di autocontrollo.” Rispose Dylan afferrando per i fianchi Amanda, tirandola a sé.”
Amanda cadde sulle braccia mettendo in mostra, verso gli spettatori, l’unico triangolo di tessuto che la vestiva, impregnato di abbondante liquido cristallino.
Dall’altro lato, invece, in mostra vennero messe le tette ondeggianti che si ritrovarono in corrispondenza della faccia di Dylan.
Entrò in gioco la lingua, quella senza piercing, con una lenta passata al turgido capezzolo destro. E poi un’altra lenta, e ampia, leccata sul capezzolo sinistro, anch’esso turgido.
Il respiro di Amanda aumentò facendosi profondo. Dylan aveva intenzione di prendersela con molta calma.
Le mani coordinate di Dylan iniziarono ad accarezzare delicatamente il culetto sodo di Amanda mentre le labbra continuavano a giocare alternativamente con i due capezzoli. Le carezze a sfioro diventarono palpeggi, le labbra che succhiavano vennero sostituite da denti e morsi.
Amanda gemeva. Perla, come fosse in simbiosi con lei, provava forte eccitazione consapevole delle sensazioni che stesse provando la ragazza nelle grinfie del suo uomo.
L’eccitazione di Amanda aveva raggiunto il primo culmine. Quel trattamento non le bastava, adesso aveva bisogno di altro. Bloccò l’azione di Dylan con una sensuale carezza sulle sue labbra. Poi scese lungo il suo corpo sfilandogli pantaloni e boxer contemporaneamente.
Il duro membro di Dylan scattò appena liberato dagli indumenti e questa scena fece pentire Perla di avere concesso l’uso del suo maschio, senza esserne coinvolta. Sopperì indirizzando le dita di Aaron, due per l’esattezza, sull’apertura della propria figa viscosa, facendole penetrare con un movimento del bacino.
Amanda si alzò in piedi e si girò per dare le spalle a Dylan. L’attenzione, inutile dire, non era sulle spalle. La ragazza abbassò le mutandine innalzando così la voglia di chi stava osservando, da sotto, la scena. Si girò nuovamente verso Dylan. Iniziò ad accarezzargli la gamba con il piedino, arrivando fino al bacino mentre lui non perse occasione per divorare con gli occhi il corpo nudo, autoritario, che lo sormontava.
Amanda fece un passo laterale. Dylan si ritrovò, così, sdraiato sotto di lei. Il peso della ragazza deformava il materassino all’altezza delle spalle, ora affianco alle sue caviglie.
Lo sguardo di Amanda tornò sugli spettatori, mostrando il proprio ghigno.
Si abbassò carponi.
Dylan poteva, in questo momento, godere di una vista a lui molto gradita. La figa di Amanda a distanza molto ravvicinata dalla propria faccia.
Una densa, filamentosa, goccia di liquido cristallino gli colò sulle labbra. La raccolse immediatamente con la lingua, ma assaporandone con calma il gusto prima di ingoiare.
Quest’ultima scena rimase nascosta alla vista di Perla, ma vedere le labbra carnose di Amanda (fottutamente sexy, pensò) a distanza pericolosamente ravvicinata alla grossa cappella del proprio fidanzato fu ben più che sufficiente per farla fremere di gelosia. Gelosia che cercò di tenere a bada iniziando a scoparsi le dita che aveva dentro, con movimenti ampi del bacino. Sempre stringendo in mano il grosso cazzo, mantenendolo pronto per entrare in azione non appena avesse deciso di concedergli il permesso.
Amanda, però, non fece quello che era più prevedibile. Il suo intento era logorare Perla, lentamente. Poterla guardare davanti a lei morire dalla voglia, la eccitava da impazzire.
Iniziò a muoversi a carponi percorrendo il corpo di Dylan e, nel movimento, un altro filamento cristallino colò, finendo sul petto del ragazzo che, purtroppo per lui, questa volta non potè assaporare. Amanda si sedette di lato. Fissava Perla, in evidente difficoltà e iniziò a toccare il cazzo di Dylan con i piedi, in un sinuoso footjob reso perfetto alla vista da quel 36 smalto bianco.
La scena mise in difficoltà anche Aaron, il quale optò per rallentare bruscamente l’azione della mano di Perla, per evitare di avvicinarsi pericolante al punto di non ritorno.
“Ti piace, Dylan? Sono abbastanza brava?” Chiese, con pesante dose di malizia, Amanda. “Scommetto che la tua fidanzatina non sa neanche cosa sia il footjob.”
Perla lanciò un’occhiataccia nei confronti della provocatrice, iniziando a pensare ad ogni possibile modo in cui avrebbe potuto fare godere Aaron.
Non occorreva che Dylan desse risposta, le contorsioni del suo corpo comunicavano già a sufficienza per lui, dichiarando quanto Amanda ci sapesse fare con quei piedini.
“Non ti lasciare troppo andare, Dylan. In questo momento sei solo il mezzo per fare impazzire Perla.” Disse sadicamente Amanda, mentre si posizionava nuovamente carponi. Percorse lateralmente il corpo di Dylan partendo dai piedi, mettendosi poi a busto sollevato, dopo avere posizionato le cosce ai lati della sua testa, imprigionandola al proprio servizio.
“Hai voglia di farmi provare piacere, Dylan?” Chiese Amanda nella versione più da gatta morta che potesse interpretare. “Io avrei davvero tanta voglia di scoprire quanto è abile la tua lingua.” Aggiunse, fissando negli occhi Perla, con sorriso perfido.
“Goditi quella lingua. Ma sappi che quando non l’avrai a disposizione, te la vivrai come una maledizione.” Rispose con cattiveria Perla, mentre si alzava dal divanetto.
Amanda, nello stesso tempo, allargava le cosce abbassando così il bacino, fino a spalmare la viscosa figa in faccia a Dylan, che iniziò a leccare con gusto e molto sapientemente.
Al contatto della lingua di Dylan, Amanda ebbe un attimo di smarrimento. Ma, ripreso l’equilibrio, iniziò a giocare, ansimando, con i propri capezzoli mentre osservava Perla che andava a sedersi su Aaron.
“Cosa stai facendo, bambola? Per oggi tu ne hai già avuto abbastanza. Ritorna al tuo posto.” Disse Amanda, con voce tremolante dal piacere.
“Vuoi fare a gara a chi è più troia, Amanda?” Chiese Perla posizionando la grossa cappella di Aaron sull’apertura della figa gocciolante.
“Non ti azzardare, schifosa puttana.”
“Di fare cosa? Questo?” Chiede Perla con finta aria ingenua, spostando tutto il proprio peso sopra il cazzo di Aaron, che le farcì la figa fino a sentire la cappella contro la cervice.
“Ti vieto di scopare il mio ragazzo. Troia!!” Disse Amanda, con voce spezzata dagli spasmi provocati dalla lingua immersa tra le sue gambe. Lingua inarrestabile che continuava a leccare tremendamente bene, incitata oltretutto dalla discussione delle due, che rivelava un pomeriggio estremamente conflittuale.
“Quindi non posso fare così?” Continuò sadicamente Perla, iniziando a muoversi su e giù con il grosso cazzo dentro di lei, mostrando a tratti l’asta lucida perché abbondantemente lubrificata dai propri fluidi.
Amanda stava recitando la sua parte. La verità era che guardare Perla mentre concedeva il proprio corpo la arrapava da impazzire. Istigarla, come aveva fatto per tutto il pomeriggio, la eccitava in maniera spropositata.
Amanda, mantenendo saldamente la figa in bocca a Dylan, gli si buttò sopra afferrando il cazzo e iniziando a leccarlo, assaporandone ogni porzione. In particolare giocando con la lingua sulla scanalatura della cappella dove andava ad unirsi all’asta.
“Dovrai impegnarti assai se vuoi fare godere il cazzo di mia proprietà. Dylan è estremamente esigente da questo punto di vista.” Sfidò Perla.
“Non ti preoccupare! Il cazzo di tua proprietà è in buone mani…e non solo! Piuttosto, preoccupati di scoparti bene il cazzo di MIA proprietà perché Aaron si sta annoiando.” Rispose a tono, Amanda.
Le ragazze si stavano istigando a vicenda a fare le peggio troie e la cosa piaceva ad entrambe, come non avrebbero mai potuto immaginare.
Perla, per avere maggiore controllo del proprio corpo, appoggiò un piede sulla seduta del divanetto continuando a volteggiare sul grosso cazzo di Aaron, aggiungendo un sinuoso movimento del bacino.
Il ragazzo non si stava affatto annoiando.
“Voglio che mi palpi il culo.” Disse assertiva Perla al suo sottomesso, il quale eseguì stringendo entrambe le natiche con le possenti mani.
Dylan, in tutto questo, aveva deciso di allentare l’intensità di lingua per dedicarsi a massaggiare con le dita l’ano di Amanda e capirne la reazione. Movimento delle dita reso confortevole spalmando, con la lingua, un velo di saliva sull’apertura proibita.
Amanda non era mai stata troppo propensa all’anale. Non che il suo culo fosse intonso, ma l’imponente minchia di Aaron era stata, negli ultimi anni, decisamente un deterrente nella ricerca di sensazioni date dal lato B.
Seppure un pò restia e leggermente a disagio, non volle interrompere l’esplorazione di Dylan. Anche perché stava effettuando un semplice massaggio, senza mostrare intenzioni penetrative, continuando minuziosamente a mantenere la corretta lubrificazione con opportune passate di lingua.
In realtà ad Amanda eccitava molto questa pratica. Ad accentuare il tabù degli ultimi anni vi era anche scarsa, anzi, quasi nessuna attenzione da parte di Aaron relativamente ai preliminari. Aaron è un toro da monta, per lui il sesso è martellare con vigore e poco altro. E Amanda adora stare a gambe aperte mentre il suo uomo si sfoga penetrandole la figa. Ma è questo il motivo per cui solo un culo esperto e che tollera bene scopate violente, può essere concesso ad Aaron.
Pratica piacevole, ma lontana da un possibile orgasmo che consentì quindi ad Amanda di fare ciò che adorava: prendere il cazzo in gola. E il cazzo a sua disposizione non era uno qualunque, era il cazzo di Dylan. La sua ossessione delle ultime settimane.
Ripensò alle parole di Perla: “Sei un suo prodotto.” La cosa la arrapò e la motivò a spompinare tanto per il suo gusto quanto per provocare piacere estremo.
Avvolse la gonfia cappella con le labbra spingendola in bocca, leccando il frenulo sfruttando anche l’arma segreta a sua disposizione: la piccola sfera metallica sulla lingua.
Dylan non poté rimanere indifferente alla nuova sensazione ed ebbe un sussulto. Amanda stava mostrando tutte le sue doti di lingua.
L’esperta pompinara, particolarmente concentrata sulle reazioni di Dylan, pensò soddisfatta: “Amanda 1 - Perla 0.”
Con movimenti oscillatori della testa iniziò a scendere e salire, spingendo il membro pulsante sempre più in profondità e mantenendo sempre in azione la lingua che andava a creare pressioni lungo il rafe.
Dylan, sopraffatto dall’estremo piacere provocato dall’intensa pratica, tornò con la lingua sul clitoride alternando delicatezza e voracità come solo lui sa fare. E ne era consapevole.
Amanda, colta alla sprovvista, si sentì impossibilitata a continuare il raffinato pompino e fu in grado solamente di spingere giù la testa, a fondo. Voleva godersi il minuzioso lavoro di lingua che stava ricevendo e voleva farlo soffocandosi con il cazzo dell’artefice dei propri piaceri.
L’allenata gola di Amanda è molto profonda e tutto il cazzo di Dylan ne fu risucchiato. Il tutto supportato anche dalla mano ferma che manteneva in posizione la troietta affamata.
Amanda si dimenava dal piacere e spingeva, con forza, la figa sulla faccia dell’esperto leccatore.
La mano di Dylan continuava a trattenere inesorabilmente la testa di Amanda, in apnea già da un pò e le dita dell’altra iniziarono a fare più pressione sull’areola inviolabile.
Forse, inviolabile. Amanda iniziò a provare un desidero ben preciso.
Contro ogni suo consolidato punto fermo, ora desiderava ardentemente essere penetrata dietro.
Amanda sollevò di prepotenza la testa. Doveva riprendere fiato e lo fece con respiri violenti, rumorosi, mentre goccioloni di lacrime le percorrevano le guance, che andavano ad unirsi ai fiotti densi di bava che le colavano dalla bocca.
Dylan, senza sbagliare, intuì che poteva andare oltre.
Spinse, senza concedere il tempo per riprendersi, la ragazza sul proprio cazzo che lo accolse nuovamente in gola, fino in fondo.
Questa volta, oltre a forzare la posizione della testa della troietta, iniziò a scoparle la bocca con secchi movimenti del bacino.
Perla, fottutamente eccitata da quanto fosse porco il suo uomo e sentendosi sempre più zoccola per questo, continuava a scoparsi Aaron succhiandogli anche le dita al gusto della sua fregna.
Amanda, nonostante l’estasi per il violento deepthroat, non ignorò la maggiore pressione sul proprio buco del culo.
Dylan aveva deciso che fosse arrivato il momento.
Il pollice iniziò a farsi strada, fermandosi dopo la prima falange, a massaggiare il bordo interno dell’areola che la ragazza distintamente percepiva dilatarsi.
“Non sono sicura di volerlo…” Pensò Amanda continuando a sbavare e ad emettere suoni gotturali ad ogni profonda penetrazione in gola.
Dylan immobilizzò il proprio bacino dopo l’ultima spinta in profondità, facendo forte pressione sulla testa di Amanda e, allo stesso tempo, penetrandole il culo con tutto il dito.
“Voglio fottutamente questo!” Pensò adesso Amanda, chiedendosi come facesse Dylan a leggere i suoi pensieri più nascosti. Il tutto in preda a spasmi che le attraversavano il corpo, dalla testa ai piedi.
Dopo avere delicatamente sfilato il dito e mollato la presa sulla testa, Amanda fu liberata dalle grinfie del proprio carnefice. La ragazza era estremamente provata, estremamente eccitata, estremamente bisognosa di godere.
“Scopami, per favore. Ho bisogno di questo adesso…” Fu la supplica di Amanda, rivolta a Dylan.
Perla osservava con soddisfazione la scena, consapevole che lo sguardo serio e impassibile di Dylan aveva un significato ben preciso: non avrebbe accontentato Amanda. Aveva ottenuto il pieno controllo del suo piacere e avrebbe continuato a tenerla in bilico tra questo, estremo, e necessità fisica di godere, finché la propria vena sadica non sarebbe stata completamente soddisfatta.
La sensazione gustosa di Perla era data dal fatto che conosceva bene lo stato d’animo che stava provando Amanda. Il ruolo di osservatrice dall’esterno risvegliava anche la propria vena sadica, mentre continuava a beneficiare del grosso cazzo che le allargava la figa, senza smettere di muoversi ma, adesso, più lentamente.
Dylan si sollevò restando sulle ginocchia. Amanda, di fronte a lui, venne avvolta dalle braccia del ragazzo che adesso la sosteneva, trasmettendole protezione. I due si guardavano negli occhi. Nessuna parola. Lo sguardo di Amanda richiedeva nitidamente di potersi lasciare andare ad un orgasmo.
Lo sguardo di Dylan trasmetteva sicurezza, premura.
Niente di più sbagliato.
Perla, in estasi nel vedere all’opera il sadismo celato del proprio ragazzo non rivolto nei propri confronti, era pronta a godersi l’ultimo atto dello spettacolo.
Dylan adagiò delicatamente il corpo di Amanda, che nel frattempo si era rifugiata tra le sue braccia facendosi coccolare, sdraiandola a pancia in su comodamente sul materassino. La testa in direzione degli spettatori i quali ammiravano, nel verso contrario, il corpo nudo, percorso da brividi e privo di forze, della ragazza inerme.
Perla voleva vedere da molto vicino la sofferenza di Amanda; ancora di più, voleva infierire. Ma decise di attendere che la rivale si rendesse conto da sola che l’agonia non era ancora finita.
Dylan iniziò ad accarezzare dolcemente le gambe elettrizzate di Amanda. Si portò fra di esse. Con il proprio membro massaggiò delicatamente le grandi labbra della vagina di Amanda, iniziando poi la penetrazione. Lenta, profonda.
Dylan si muoveva sinuosamente dentro Amanda, la quale non desiderava altro che dolce sesso fino ad essere portata al culmine per sfogare in un orgasmo tutto il piacere represso fino a quel momento.
“Come riesci a leggermi nel pensiero e darmi esattamente ciò che desidero?” Chiese Amanda con voce soffocata, senza rendersi conto se lo stesse dicendo davvero o lo stesse solo pensando. Due lacrime di emozione percorsero i lati del suo viso mentre continuava ad accogliere la premurosa penetrazione, che stimolava così bene le terminazioni nervose del tunnel vaginale.
Le mani di Dylan accarezzavano il corpo di Amanda innescando spasmi elettrizzanti.
Carezze sul viso, sulle labbra, sul collo, sui seni. Capezzoli sfiorati. Amanda non aveva più la percezione della realtà, era in estasi completa.
Una mano di Dylan venne appoggiata sul fianco di Amanda trasmettendole presenza. Le dita dell’altra percorsero delicatamente il ventre fino a raggiungere il clitoride.
Amanda era pronta a godere con tutta se stessa e stava accogliendo il meraviglioso momento ad occhi chiusi.
Dylan continuava a muoversi sinuosamente a ritmo costante dentro di lei, cullando il suo piacere, ora accentuato dalle dita che stimolavano con delicata cura il clitoride.
I respiri di Amanda si fecero intensi, sempre più intensi, alternati da gemiti soffocati crescenti in base all’intensità della stimolazione del clitoride e dal senso di pienezza che le trasmetteva il membro, ad ogni penetrazione.
Amanda stava per provare un orgasmo intenso. Era ad un passo dal punto di non ritorno. Il suo intero corpo venne pervaso dalla sensazione di calore che precede l’esplosione del piacere.
Dylan spostò la mano sul ventre di Amanda.
Il membro restò dentro di lei, ma fermo.
Amanda aprì gli occhi spaesata.
Trovò un impassibile Dylan che fissava il suo corpo in defibrillazione.
Perla decise fosse arrivato il momento tanto atteso per infierire.
Si staccò da Aaron e, mettendosi a quattro zampe, si posizionò con il viso sopra quello di Amanda, accarezzandole la guancia.
“Questo si chiama orgasm denied, privazione dell’orgasmo. Dylan si diverte molto in questo modo.”
Perla diede un dolce bacio sulle labbra di Amanda. “Devi solo sperare che si stanchi il prima possibile… O forse no. Ma non ti preoccupare. Io resterò qui, vicino a te.”
“Maschione…” Perla, rivolgendosi ad Aaron. “Scopami.”
Dylan, con accennato sorriso sadico, riprese la lenta penetrazione, stimolando ancora, con estrema delicatezza, il clitoride.
Aaron, eseguendo gli ordini. Scopava con vigore Perla a pecora, la quale gemeva forte ad ogni colpo, trasmettendo il calore del proprio respiro sul viso di Amanda.
Amanda in poco tempo sentì nuovamente l’intenso calore che preannunciava un ancora più potente orgasmo e, un attimo prima del culmine, di nuovo, Dylan arrestò il processo.
Amanda trasmetteva intensi spasmi vaginali al membro dentro di lei; respirava con affanno.
Perla inclinò delicatamente il viso della rivale: “Tranquilla, tra poco sarà tutto finito.” Infilandole poi la lingua in bocca. Limone che Amanda ricambiò, sperando potesse essere sufficiente per liberarsi del peso devastante dell’orgasmo disinnescato.
Aaron, che nel frattempo si era fermato per consentire il gioco sadico di Perla, che divertiva estremamente anche lui, venne riportato all’ordine: “Maschio.” Perla appoggiò una mano sulla natica. “Adesso mi fai godere. E devi farlo scopandomi molto forte il culo.”
Aaron non poteva credere alle proprie orecchie. Sfogare i propri istinti sessuali facendo sesso anale non era un privilegio che gli era concesso. Puntò la cappella sul buco del culo e iniziò a penetrare ciò che Perla gli aveva concesso, tenendola saldamente per i fianchi.
Dylan riprese a penetrare Amanda, questa volta senza intervenire sul clitoride.
Il ritmo aumentava e, di conseguenza, anche i gemiti di Amanda intervallati da incitazioni spudorate verso Dylan: “Oh, si” “scopami forte” “così” “non ti fermare”.
L’eccitazione di Perla salì sentendo il proprio buco del culo dilatato come non mai. Ma il grosso cazzo la stava penetrando troppo delicatamente per i suoi gusti. Non era abbastanza soddisfacente.
Perla gode quando si sente una schifosa puttana usata.
Perla si sente una schifosa puttana usata quando viene scopata violentemente.
“Maschione, voglio che mi scopi con tutta l’irruenza che hai. Voglio che mi sfondi il culo.”
Aaron prese quindi coraggio e si lasciò andare ai suoi istinti più selvaggi spingendo con brutalità il cazzo tutto nel culo di Perla, a ripetizione, la quale lo accoglieva gemendo sempre più forte.
Amanda, in preda all’eccitazione estremamente intensa, iniziò a squirtare con getti a ritmo della penetrazione rendendo, da quel momento, insensibile la propria vagina.
Dylan non aspettava altro. E forse anche Amanda.
Il membro gocciolante sguillò fuori dalla figa, provocando un ultimo getto di squirt.
La cappella pulsante andò a posizionarsi sul diffidente ano di Amanda.
“È - arrivato - il - momento, cucciola. - Lasciati - andare - al - piacere.” Perla rassicurò l’amica, a fatica, con frase scandita dai violenti colpi di Aaron, che continuava ad aprirle il culo come un forsennato.
Il cazzo di Dylan iniziò a penetrare il culo di Amanda, lentamente, fino ad arrivare in profondità. Le delicate dita erano nuovamente sul clitoride dando il giusto supporto alla dilatazione anale, che restituiva alla ragazza intense sensazioni.
Perla iniziò a godere pesantemente, appoggiando la guancia sulla spalla di Amanda.
Amanda sentì ancora una volta il calore che le si espandeva dentro, ma questa volta Dylan non dava alcun segno di volersi fermare.
Amanda iniziò a spingere con forza il bacino contro Dylan intensificando la penetrazione anale, adorando letteralmente sentire quel cazzo dentro al culo.
Amanda iniziò a gemere. A respirare rumorosamente. Iniziò ad urlare di piacere, a godere intensamente quanto un orgasmo devastante le attraversò tutto il corpo, facendola prima tremare violentemente e poi contorcere al punto di abbracciare Perla per contenere i potenti spasmi incontrollabili.
Perla, sentendosi braccata sia dietro che davanti fu travolta da un potente orgasmo che le fece cedere le gambe, cadendo con il busto sul materasso, affianco ad Amanda. Aaron, stimolato dagli intensi spasmi muscolari dell’ano di Perla e ritrovandosi, non per sua volontà, con il cazzo espulso in seguito alla caduta di Perla, non potè più resistere e riversò lunghi fiotti di sborra sulla schiena di Perla. Cosa che venne considerata dalla ragazza la giusta coccola a coronare l’atto appena compiuto.
Amanda, ripresasi dall’orgasmo più devastante che avesse mai provato invitò, con sguardo di profonda ammirazione, Dylan a posizionarsi a cavalcioni sopra di lei. Era arrivato il suo turno. Ma soprattutto, Amanda voleva sentirsi marcata.
La ragazza portò una mano sul membro di Dylan iniziando a masturbarlo delicatamente, l’altra la usò per massaggiarsi un seno.
Dylan iniziò a provare piacere sotto gli occhi fissi di Amanda, che lo osservavano come se non esistesse altro al mondo.
Amanda continuò con ritmo crescente. Dylan era pronto per venire.
“Non ti preoccupare, non sono sadica quanto te. Lasciati andare, voglio tutto il tuo piacere addosso.”
Amanda palpò il proprio seno con ancora più intensità. Allo stesso tempo segava il membro di Dylan con estrema premura.
Dylan sentì salire il proprio piacere, Amanda continuava a manovrare quel membro come se lo conoscesse da sempre.
Dylan accolse il proprio orgasmo. Il suo cazzo eiaculava abbondanti fiotti di sborra calda, indirizzata sapientemente dalla mano di Amanda sul proprio viso e sulle tette.
La mano diede un ultima carezza al membro, raccogliendo egoisticamente le ultime gocce andando poi ad unirsi all’altra per spalmare sul proprio corpo il bianco nettare ricevuto, come fosse una preziosa lozione.
CAPITOLO IX
L’assoluzione
I quattro ragazzi restarono sul materasso per un tempo indefinito, uno addosso all’altro, così come erano crollati. Sudore misto a tutti gli altri fluidi. Andarono poi a fare una doccia rigenerativa, dove le coppie si coccolarono a vicenda. Dylan lavò accuratamente il corpo di Perla, ancora ignaro di cosa avesse subìto quel pomeriggio, la quale ricambiò. E lo stesso fecero Aaron e Amanda.
Rivestiti, ordinarono una pizza che mangiarono in giardino, al chiarore del tramonto chiacchierando e scherzando, come se nulla fosse successo. Come se il sadomasochismo a più vie espresso poco prima non fosse mai avvenuto. Il tutto era relegato, blindato ermeticamente, nelle attività svolte. Il gioco dove era lecito esprimere ogni più profonda e perversa fantasia, senza scalfire minimamente il resto. Gioco a cui, tutti e quattro, desideravano continuare a partecipare.
L’evasione necessaria da vite classiche.
Si fece tardi e la stanchezza iniziò a farsi sentire.
“Voi avete segreti che non pensereste mai di confessare?” Chiese Amanda all’improvviso.
Perla: “Beh, dipende. Sono una persona riservata e mi apro solo con chi è in grado di gestire questo privilegio. Non so se questo si può definire avere segreti.”
“Non con te…” rispose, senza rispondere, Aaron.
Dylan: “Tutti hanno segreti Amanda. Ed è una cosa importante. Fondamentale. Rappresentano uno degli strumenti che ci tutela. Le informazioni altrui possono tramutarsi in un’arma letale.”
“Invece sarebbe bello se fra di noi non ci fossero segreti oscuri. Abbiamo instaurato un rapporto che credo possa consentire questo.” Continuò Amanda.
“Non voglio sapere i tuoi segreti e non ti dirò i miei.” Rispose assertivo, Dylan.
Perla: “Pensa che avevo proposto di fare il gioco della bottiglia con obbligo o verità e mi ha categoricamente bocciato l’idea! Però, caro Dylan, sembra che tu sia in minoranza adesso. Che ne dite se facciamo un qualcosa di ibrido?”
“Che idea hai, Perla?” Chiese incuriosito, Aaron.
“Scriviamo in forma anonima un segreto ciascuno, mettiamo i quattro foglietti in una scatola e, dopo avere mescolato accuratamente leggeremo a turno i segreti degli altri. Sapremo qualcosa in più di noi, senza sapere a chi attribuire le vicende. Potremo solo intuirlo.”
“Mi piace la tua idea!” Disse Amanda, entusiasta.
“Va bene, si può fare” rispose, rassegnato, Dylan.
Perla ritornò poco dopo con un tablet e una piccola stampante portatile.
“Chi comincia?” Invitò Perla ad iniziare il gioco.
I quattro, a turno, si presero qualche minuto per imprimere il proprio segreto, tra quelli più nascosti, su carta, che venne poi piegata e inserita nella fatidica scatola.
Perla: “Ora, tutti noi, leggeremo a turno e in silenzio i quattro fogli. Sarà divertente vedere le vostre espressioni! Siete Pronti?”
Segreto numero uno: il mio corpo era diventato l’ossessione per una persona decisamente facoltosa e con tre volte la mia età. Per un periodo della mia vita ho fatto sesso in cambio di soldi, tanti soldi.
Segreto numero due: ho fatto una vacanza con l’unico intento di avere rapporti sessuali. Ho concesso il mio corpo a chiunque ne abbia avuta l’occasione. Cinque giorni, diciotto corpi. Potessi tornare indietro non lo rifarei.
Segreto numero tre: ho inviato foto intime alla persona sbagliata e ho subìto un ricatto sessuale durato settimane in cui mi si imponeva di praticare sesso orale. Non solo alla figura ricattante.
Segreto numero quattro: in un importante colloquio di lavoro ho ricevuto squallide avance e, anziché diventare vittima di un comportamento così deplorevole, ho reagito mostrando il mio corpo nudo, aggiungendo poi un’esibizione di autoerotismo con tanto di orgasmo.
Finite le letture, i ragazzi non commentarono. Si salutarono con un abbraccio e basta.
Avrebbero elaborato quanto appena appreso. Fatto ipotesi su cosa associare a chi ma, per sempre, senza mai fare domande, nel pieno rispetto reciproco.
Sul vialetto, subito prima di aprire la portiera dell’auto, Amanda si volto, in cerca di uno sguardo ben preciso.
Un volto che si mostrava beffardo e con un mezzo sorriso stampato sopra, ricambiò quello sguardo.
"Dylan... Dimmi una cosa: era tutto architettato?"
Il sorriso accennato da un solo lato della bocca restò impassibile. Lo sguardo comunicava più della risposta che non sarebbe mai arrivata.
Amanda si sentì sua.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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