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Prime Esperienze

Abbastanza da vedere


di CompliceDiscreto88
20.08.2026    |    1.119    |    5 9.8
"Rimase ferma qualche secondo prima di cominciare a muoversi, e io continuavo a guardare alternativamente lei e Laura..."
Eravamo arrivati al residence nel pomeriggio, dopo quasi quattro ore di macchina e una discussione inutile su quale uscita avremmo dovuto prendere. Era il nostro modo di viaggiare: io guidavo, Laura sosteneva di saper leggere meglio il navigatore e alla fine arrivavamo sempre nello stesso posto con dieci minuti di ritardo e qualcosa da rinfacciarci ridendo durante la cena.

Stavamo insieme da undici anni. Non eravamo in crisi, non cercavamo di ravvivare niente e quella settimana al lago non aveva secondi fini. Un piccolo appartamento in un residence con piscina, pochi programmi e la voglia di decidere ogni mattina cosa fare.

La seconda sera ero sulla terrazza con una birra mentre Laura si preparava per uscire. La porta finestra della camera era aperta e davanti c’era soltanto una tenda bianca che il vento continuava a spostare. Da dove ero seduto la vedevo davanti alla valigia, in biancheria e di spalle. Si tolse il reggiseno e rimase qualche secondo nuda dalla vita in su mentre cercava una maglietta.

Guardai istintivamente il palazzo di fronte. I balconi erano abbastanza vicini e diverse finestre erano già illuminate.

«Laura.»

Comparve sulla porta tenendosi una maglietta davanti al seno. «Che c’è?»

Indicai l’edificio. «Secondo me da lì si vede parecchio.»

Lei seguì il mio sguardo, capì e tirò immediatamente la tenda. «Cazzo.»

Rise e la cosa sembrò finire lì.

La sera successiva, però, la tenda rimase aperta di una trentina di centimetri. Laura passò davanti a quello spazio una volta, poi ancora. Alla terza rallentò abbastanza da farmi alzare lo sguardo.

Stava guardando me.

«Lo stai facendo apposta?»

Sorrise appena. «Non lo so.»

Poi si tolse il reggiseno.

Quella notte, mentre facevamo l’amore, le dissi che mi aveva eccitato. Laura mi chiese se davvero bastasse una tenda aperta.

«Non è la tenda. È che sapevi che era aperta.»

Non rispose, ma mi tirò più vicino.

La mattina seguente fu lei a tornare sull’argomento. Mi chiese se pensassi che qualcuno potesse averla vista e, quando le dissi che era possibile, rimase un momento a girare il cucchiaino nella tazza.

«E ti eccita?»

«Sì.»

Abbassò gli occhi. «Anche a me un po’.»

La sera tornammo quasi a mezzanotte. Questa volta Laura lasciò la tenda completamente aperta. Dalla terrazza la vidi togliersi il vestito e poi il reggiseno, fermandosi davanti alla finestra qualche secondo più del necessario.

La raggiunsi. «Adesso è decisamente apposta.»

«Quanto si vede?»

«Abbastanza.»

Rise. «Sempre questa parola.»

Ci baciammo davanti al vetro. Quando infilai una mano fra le sue gambe era già bagnata e Laura si voltò, appoggiando le mani al davanzale mentre continuavo ad accarezzarla. Dal residence arrivavano rumori lontani, finché distinguemmo chiaramente due voci, un uomo e una donna, probabilmente sul balcone laterale.

Ci fermammo.

«Chiudiamo?»

Laura guardò verso il buio, poi me.

«No.»

Mi prese il polso e riportò la mia mano fra le sue cosce.

Fu quello il momento in cui smise di essere un gioco nato per caso.

Facemmo sesso sul piccolo divano davanti alla porta finestra, abbastanza lontani da non sapere quanto fossimo realmente visibili e abbastanza vicini da continuare a pensarci. Quando Laura venne sopra di me cercò ancora una volta con gli occhi le finestre di fronte.

Più tardi, appoggiata al mio petto, mi chiese se secondo me qualcuno ci avesse visti.

«Non ne ho idea.»

Sorrise. «Meglio.»

La mattina dopo, dall’appartamento laterale uscì una coppia che avevamo già incrociato in piscina. Lui era alto, con i capelli corti leggermente brizzolati; lei aveva i capelli scuri raccolti e una camicia larga sopra il costume. Lui ci salutò normalmente. Lei salutò Laura, poi spostò per un istante lo sguardo sulla nostra porta finestra e tornò su di lei con un sorriso appena accennato.

Laura aspettò che si allontanassero. «Secondo me erano loro.»

Non sembrava preoccupata. Sembrava curiosa.

Li incontrammo in piscina nel pomeriggio. Si chiamavano Stefano e Marta, venivano da Bologna e nel giro di poco finimmo tutti e quattro al bar del residence. Nessuno nominò la sera precedente. Parlammo di viaggi, lavoro, ristoranti e stavo quasi convincendomi che avessimo interpretato male quel sorriso quando Marta guardò Laura.

«Comunque voi avete l’appartamento bello.»

Laura rise. «È identico al vostro.»

«No, voi avete più vista.»

Stefano abbassò gli occhi sul bicchiere e Laura se ne accorse.

«Solo il giardino?»

Marta sorrise. «Dipende da quanto lasciate aperte le tende.»

Laura arrossì e io guardai Stefano. Lui alzò le mani ridendo. «Io non ho detto niente.»

«Perché sei un codardo.» Marta tornò a guardare Laura.

«Quindi ci avete visti?»

Marta bevve un sorso.

«Abbastanza.»

Laura scoppiò a ridere e io con lei. Quella risata sciolse quasi subito l’imbarazzo.

«Quanto abbastanza?» domandò.

Marta rispose al posto del marito. «Abbastanza da capire che non stavate litigando.»

Laura si coprì il viso per un istante, ancora ridendo, poi la curiosità ebbe la meglio. «E voi avete guardato?»

Marta rimase in silenzio appena un secondo. «Un po’. Tutti e due.»

Stefano annuì. «All’inizio pensavamo che non sapeste di essere visibili. Poi abbiamo cambiato idea.»

Il tono era ormai diverso.

«Vi ha dato fastidio?» chiese Laura.

Marta scosse lentamente la testa. «È proprio quello il problema. Pensavamo di sì.»

Laura la fissò. «E invece?»

«Invece no.»

La sera cenammo insieme quasi senza deciderlo. Durante la cena scoprimmo che loro stavano insieme da quindici anni e che, esattamente come noi, non avevano mai fatto niente con altre persone. Qualche fantasia sì, forse, ma sempre detta abbastanza scherzando da poter essere ritirata subito.

«Io pensavo scherzassi tu.» disse Stefano a un certo punto.

Marta rise. «Io pensavo la stessa cosa di te.»

Laura appoggiò una mano sulla mia gamba sotto il tavolo.

Fu in quel momento che capii che non stavamo più parlando soltanto della sera precedente.

Quando tornammo al residence ci fermammo davanti alle scale. Era il punto in cui normalmente ci saremmo salutati.

Nessuno lo fece.

Marta guardò Laura. «Un ultimo bicchiere?»

Laura cercò il mio sguardo. Io guardai Stefano e riconobbi sul suo viso la mia stessa esitazione.

Salimmo da loro.

All’inizio parlammo davvero. Stefano versò da bere e ci sistemammo in soggiorno, ma lentamente le pause iniziarono a durare più delle frasi.

Fu Marta a rompere l’equilibrio. «Ieri, quando sapevi che potevamo vederti...ti piaceva?»

Laura cercò la mia mano. «All’inizio mi piaceva soprattutto sapere che piaceva a lui. Poi...mi piaceva anche essere vista.»

Marta si alzò e andò davanti alla porta finestra. Laura la raggiunse.

«Quindi da lì mi hai vista davvero nuda.»

Marta sorrise. «Sì.»

Laura la studiò per qualche secondo. «E ti è piaciuto?»

Questa volta nessuno rise.

«Sì.»

Il modo in cui lo disse cambiò completamente la stanza.

Marta le sfiorò il braccio. Laura inspirò e, quando lei ritirò subito la mano dicendo «Scusa», la fermò prendendole le dita.

«Non ho detto di smettere.»

La mano di Laura tremava appena. Non sembrava sicura, sembrava emozionata. Marta tornò a sfiorarle il braccio, questa volta più lentamente, salendo fino alla spalla, e Laura cercò il mio sguardo.

Io non lo evitai.

Marta la baciò.

Fu un contatto breve, quasi prudente. Quando si separarono entrambe guardarono istintivamente noi.

Stefano annuì piano.

Laura tornò da me e mi baciò lentamente. Sulle sue labbra sentii il vino e qualcosa di nuovo, il sapore appena lasciato da un’altra donna.

Quando si staccò mi guardò. «Tu?»

Non servivano spiegazioni.

«Sì.»

Marta venne verso di me. Avevo passato ore a parlare con quella donna e improvvisamente non seppi cosa fare con le mani.

Lei sorrise. «Sei nervoso anche tu.»

«Parecchio.»

«Meglio.»

Mi baciò. All’inizio fu quasi impacciato, poi la sua mano arrivò dietro la mia nuca e il bacio diventò più profondo. Aprii gli occhi e vidi Laura che ci osservava. Sul suo volto c’erano insieme eccitazione e qualcosa che assomigliava alla gelosia.

Quando Marta si staccò, Laura guardò Stefano.

«Vuoi provare?»

Lui si avvicinò e la baciò.

Sentii una fitta improvvisa nello stomaco.

Laura appoggiò una mano sul suo petto, poi aprì gli occhi e cercò me.

La fitta non sparì.

Divenne eccitazione.

Da quel momento le mani cominciarono a essere meno prudenti. Marta infilò una mano sotto la mia camicia, io le accarezzai la schiena mentre Laura apriva lentamente un bottone della camicia di Stefano. A un certo punto il vestito di Marta scivolò abbastanza da scoprirle un seno.

Rimasi a guardarlo qualche secondo. Una pelle diversa, una forma diversa, un corpo di cui non conoscevo niente.

Marta seguì il mio sguardo. «Puoi toccarmi.»

Le appoggiai il palmo sul seno. Era caldo e morbido e il capezzolo si indurì quasi subito sotto le dita.

Guardai Laura.

Stefano la stava baciando sul collo e lei continuava a osservare me. Senza distogliere lo sguardo, prese la mano di lui e se la portò sul seno.

Sentii il cazzo diventare completamente duro.

Laura sorrise.

Da lì la prudenza diminuì molto più velocemente. Marta mi baciava mentre la accarezzavo e, a pochi passi, sentivo Laura respirare più forte sotto le mani di Stefano. Ogni gesto degli altri entrava nel nostro.

Laura fu la prima a rimanere in slip. Per un istante cercò quasi di coprirsi, ma Marta la guardò. «Sei bellissima.»

Laura abbassò le mani e tornò verso di lei.

Questa volta il loro bacio non ebbe niente di prudente.

Le mani di Marta scesero lungo la sua schiena e sui fianchi mentre Laura le accarezzava il seno. Io e Stefano rimanemmo a guardarle.

«Pensavo mi avrebbe dato fastidio.» disse lui piano.

«Anch’io.»

«E invece?»

Guardai Laura mentre Marta le baciava il collo. «Mi sta facendo impazzire.»

Stefano sorrise. «Uguale.»

Laura ci sentì e rise. «Voi due avete intenzione di commentare tutta la sera?»

Poco dopo fu lei ad andare verso Stefano mentre Marta tornava da me. La sua mano scese nei miei pantaloni e si chiuse sul cazzo.

Laura si voltò.

Guardò la mano di Marta muoversi su di me.

Io guardai Stefano. Lui aveva una mano dentro gli slip di Laura.

Ci fissammo per un istante.

Era la prima volta che vedevo un altro uomo toccare mia moglie in quel modo e, nello stesso momento, lui stava vedendo sua moglie fare lo stesso con me.

Marta si inginocchiò davanti a me ma, prima di abbassare il viso, guardò Laura.

Mia moglie le sorrise.

Poi la sua bocca mi avvolse.

La sensazione era familiare e completamente nuova: un ritmo diverso, una lingua che non conosceva ancora le mie reazioni e proprio per questo sembrava volerle scoprire.

Quando riaprii gli occhi Laura era davanti a me. Stefano, dietro di lei, le aveva abbassato gli slip e la accarezzava fra le gambe.

Lei non guardava lui.

Guardava me.

Guardava Marta con il mio cazzo in bocca.

«Ti piace?» le chiesi.

Laura annuì senza nascondere niente.

Il gemito che le uscì quando Stefano infilò più profondamente le dita dentro di lei mi fece pulsare nella bocca di Marta.

Da lì smettemmo quasi di parlare.

Fu Laura a prendere Marta per mano e portarla sul divano. Le due donne si baciarono ancora, poi Marta cominciò a scendere lungo il suo corpo. Quando arrivò fra le sue cosce, Laura la fermò per un istante.

«Non l’ho mai fatto.»

Marta sollevò il viso. «Neanche io.»

Laura rise piano. «Allora siamo messe bene.»

Il primo contatto della lingua di Marta la fece inarcare.

Stefano respirò più forte accanto a me. Sua moglie aveva il viso fra le gambe della mia e nessuno dei due sapeva cosa dire.

Non ce n’era bisogno.

Mi inginocchiai accanto a Laura e le presi un seno mentre Stefano accarezzava l’altro. Marta continuava fra le sue cosce e ogni volta che Laura apriva gli occhi cercava uno di noi, come se avesse bisogno di vedere che fossimo ancora tutti lì.

Quando venne afferrò me con una mano e Stefano con l’altra. Il corpo le tremò sotto le nostre dita e, appena riuscì a riprendere fiato, guardò Marta.

«Cazzo.»

Marta sorrise. «Lo prendo come un complimento.»

Laura la attirò verso di sé e la baciò.

Quello tolse l’ultimo freno.

Da quel momento smettemmo di cercare di capire come dovessimo disporci. Ci cercavamo, tornavamo ai nostri partner e poi agli altri, ancora abbastanza impacciati da rendere tutto più reale.

A un certo punto Marta si ritrovò sopra di me. Sentii il suo sesso caldo sfiorare il mio cazzo e lei si fermò. Mi guardò, poi cercò Stefano con gli occhi.

Lui era accanto a Laura.

Nessuno disse nulla.

Marta tornò a guardarmi, mi prese il cazzo fra le dita e mi guidò dentro di lei.

Si abbassò lentamente.

La sensazione di quel corpo sconosciuto mi tolse il fiato. Rimase ferma qualche secondo prima di cominciare a muoversi, e io continuavo a guardare alternativamente lei e Laura.

Mia moglie mi osservava mentre scopavo un’altra donna.

Non abbassò gli occhi. Al contrario, prese la mano di Stefano e se la portò fra le cosce.

Marta sentì il mio corpo reagire e sorrise. «Hai visto qualcosa che ti piace?»

«Sì.»

Laura mi sorrise da pochi metri di distanza.

Quando Stefano entrò in lei, però, tutto cambiò di nuovo.

Vedere un altro uomo dentro mia moglie fu molto più forte di quanto avessi immaginato. Per qualche secondo smisi quasi di muovermi e una gelosia improvvisa mi attraversò lo stomaco.

Laura se ne accorse.

Stefano era dentro di lei, ma lei guardava me.

«Tutto bene?»

Non risposi subito.

Poi allungò una mano verso di me.

La presi.

«Sì.»

Marta riprese a muoversi sopra di me e Stefano cominciò lentamente con Laura. Continuammo a guardarci mentre i nostri corpi seguivano ritmi diversi e, per qualche minuto, io e mia moglie non smettemmo di tenerci la mano.

Fu probabilmente la cosa più intima che facemmo quella notte.

La gelosia non era sparita, ma non assomigliava più alla paura. Guardavo Laura lasciarsi andare con un altro uomo e, invece di sentirmela più lontana, la sentivo incredibilmente vicina.

Quando venne, chiuse gli occhi e strinse così forte la mia mano da farmi quasi male.

La sua espressione mi portò vicino al limite.

Marta lo sentì e rallentò ridendo. «Non ancora. Voglio vedere anche lui.»

Dopo quello smettemmo definitivamente di seguire qualsiasi ordine. Marta tornò da Stefano, Laura venne da me, poi ci mescolammo ancora finché i corpi degli altri smisero quasi di sembrare sconosciuti.

Quando alla fine persi il controllo, Laura era accanto a me e Marta mi stava accarezzando. Guardai mia moglie mentre seguiva la mano dell’altra donna sul mio corpo.

Fu Laura a dirle piano di continuare.

Pochi istanti dopo venni.

Restammo tutti e quattro sparsi fra divano e tappeto, nudi, stanchi e molto meno imbarazzati di quanto avremmo creduto possibile poche ore prima.

Stefano ruppe il silenzio. «Quindi...questa era la nostra prima volta.»

Marta gli tirò un cuscino. «Non dirlo così, sembra una riunione di condominio.»

Laura rise e mi guardò. «Anche la nostra.»

Le chiesi se fosse come l’aveva immaginata.

«No.»

«Peggio?»

Scosse la testa. «Più strano.»

«Strano brutto?»

Sorrise. «Strano nuovo.»

Quando tornammo nel nostro appartamento erano quasi le quattro. Laura entrò per prima e si fermò davanti alla porta finestra.

La tenda era ancora aperta.

Guardò il balcone di Stefano e Marta, ormai buio, poi si voltò verso di me.

«La chiudo?»

«Fai tu.»

Questa volta la chiuse completamente e venne verso di me.

«Stasera basta pubblico.»

La strinsi. «Gelosa?»

«Un po’.»

«Brutto?»

Scosse la testa. «No.»

Mi baciò e andammo a letto.

La mattina successiva incontrammo Stefano e Marta davanti al bar del residence. Ci fu qualche secondo di imbarazzo, poi Marta e Laura si guardarono e scoppiarono entrambe a ridere.

Ci sedemmo insieme e tornammo incredibilmente a parlare di spiagge e programmi per la giornata.

Prima di alzarci, Marta guardò verso il nostro appartamento. «Ho visto che stanotte avete chiuso la tenda.»

Laura bevve l’ultimo sorso di caffè. «Sì.»

«Pentita?»

Guardò prima me, poi Marta e infine Stefano.

Sorrise.

«No. Ma adesso so perché la apro.»
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