Quando smisi di aspettare il mio turno
Era la seconda volta che ci vedevamo. La prima avevamo cenato fuori e parlato abbastanza a lungo da rendere inevitabile un altro incontro; quella sera invece eravamo a casa loro e, quando Sara si era alzata dicendo semplicemente «venite», l'avevamo seguita in camera senza bisogno di altre spiegazioni. Lei mi prese per la maglia e mi tirò verso di sé. La baciai e capii subito che non aveva più niente del bacio prudente della volta precedente: mi prese dietro la nuca, aprì la bocca contro la mia e rimase lì mentre Andrea le accarezzava lentamente la schiena.
Appoggiai una mano sulla coscia di Sara, ma quando Andrea si avvicinò la ritirai quasi automaticamente. Lui se ne accorse, mi prese il polso e per un istante pensai che volesse spostarmi; invece riportò la mia mano sulla coscia di sua moglie, un po' più in alto. «Non devi aspettare che mi sposti.» Sara abbassò gli occhi sulla mia mano e poi tornò a guardarmi. La lasciai dov'era.
Andrea le baciò il collo e sotto il mio palmo la coscia di Sara si tese. Risalii lentamente, lei inspirò più forte e tornò subito sulla mia bocca; quando la mano di suo marito passò sotto la maglia non mi fermai. Continuai a baciarla mentre le dita salivano lungo la gamba e Sara si spinse contro di me con il bacino, rimanendo lì abbastanza a lungo da sentire quanto mi stesse eccitando. «Adesso va meglio.» Le dissi che non avevo ancora fatto niente e Andrea rise: «Finalmente l'ha capito.» Sara gli lanciò un'occhiata. «Non esagerare», poi mi sfilò la maglia.
Fu lei ad accelerare. Mi baciava mentre Andrea le apriva la camicia e io le passavo le mani sui fianchi, accorgendomi ogni tanto di una tensione improvvisa, di un respiro più corto, di qualcosa che non avevo provocato io. Invece di distrarmi, cominciò a piacermi proprio quello. Sara se ne accorse e sorrise contro la mia bocca senza dire niente.
Quando rimanemmo in intimo, Sara si sedette sul letto e mi attirò verso di sé. Le passai le mani sulle cosce e lei le aprì senza aspettare altro; le baciai lentamente l'interno di una gamba, risalendo finché il suo respiro cambiò. Le sfilai le mutandine e mi abbassai tra le sue gambe senza smettere di guardarla.
Quando la mia bocca arrivò tra le sue gambe, inspirò di colpo. La sentivo bagnata sotto la lingua e a ogni movimento la vedevo sussultare appena. Tornai sul clitoride, scesi a esplorare la sua apertura e poi risalii, cercando il punto che la facesse reagire di più. Sara mi venne incontro con il bacino quasi subito.
Andrea le disse qualcosa vicino all'orecchio che non riuscii a sentire. Vidi soltanto le dita di Sara stringersi sul suo braccio e, nello stesso momento, la sentii spingersi più decisa contro la mia bocca. Ripetei lo stesso movimento e lei trattenne il fiato. Andrea le passò una mano sul seno e Sara reagì di nuovo, il bacino ancora più vicino alla mia lingua.
Continuai senza fermarmi. Passavo dal clitoride alla sua apertura ormai completamente bagnata e poi tornavo su, insistendo ogni volta dove il suo corpo mi diceva di restare. Una mano mi raggiunse sulla nuca e rimase lì: non mi guidava davvero, sembrava più il bisogno di impedirmi di allontanarmi. Quando Andrea le baciò il collo, Sara lasciò uscire un suono più forte e le sue cosce si tesero ai lati delle mie spalle.
Mi eccitava non riuscire più a separare con precisione le sue reazioni. Andrea faceva qualcosa e Sara me lo restituiva contro la bocca; io insistevo e subito dopo era suo marito a sentirla cambiare. Non avevo bisogno di guardarlo. Mi bastava lei.
Il suo respiro cominciò a spezzarsi. Sara chiuse per un attimo le gambe contro le mie spalle e poi le riaprì, cercando di nuovo la mia bocca. Non cambiai ritmo. Andrea la strinse contro di sé e lei mi venne incontro con tutto il bacino; pochi secondi dopo venne con un gemito spezzato, le dita strette sulla mia nuca e il corpo appoggiato a suo marito.
Rimasi lì ancora qualche secondo, più lentamente, finché le gambe non cominciarono a rilassarsi. Quando mi rialzai Sara aveva il viso acceso e respirava ancora male. Mi prese per il collo e mi baciò senza darmi il tempo di dire niente.
Mi sentivo già durissimo. Sara lo percepì appena mi tirò contro di sé, abbassò lo sguardo per un secondo e poi tornò nei miei occhi. «Tu invece sei ancora molto indietro.» Le risposi «Sto recuperando» e Andrea intervenne: «Non incoraggiarlo.» Sara sorrise. «Troppo tardi.»
Mi fece stendere e venne sopra di me. Avevo ancora l'intimo e lei cominciò a muoversi lentamente contro il mio cazzo, premendo abbastanza da farmi inspirare più forte. Se ne accorse e rallentò apposta. La presi sui fianchi mentre continuava a strusciarsi su di me, il sorriso che le compariva ogni volta che riusciva a strapparmi una reazione.
Chiusi gli occhi per un istante, mentre sentivo quel calore umido scorrere su e giù sopra ai miei boxer con il cazzo durissimo sotto. «Guardami.» Li riaprii e Sara non aveva smesso di muoversi. Mi fissava sapendo perfettamente cosa mi stava facendo e quella sicurezza mi tolse rapidamente l'ultima prudenza; la tirai verso di me e la baciai, lasciando che per qualche minuto tutto il resto sparisse.
Fu lei a rallentare. «Ti sei dimenticato di lui.»
Aprii gli occhi e vidi Andrea ancora accanto a noi. «Non volevo...» Sara mi interruppe con un mezzo sorriso: «Io no.» Prese la mano di suo marito e poi la mia, riportandole entrambe su di sé. Andrea la baciò e lei ricambiò senza lasciarmi andare.
Provai quasi per abitudine a spostarmi un poco e Sara mi afferrò subito per il fianco. «Dove vai?» Le dissi «Da nessuna parte.» «Bravo.» Andrea rise. «Sta imparando.» Sara tornò sulla mia bocca. «Lentamente.»
Andrea le strinse un seno e quella seconda sensazione le fece chiudere gli occhi per un istante. Subito dopo fu la sua mano a cercare me, entrando nell'intimo e chiudendosi sul mio cazzo.
Inspirai di colpo. Sara alzò gli occhi su di me e cominciò a muovere lentamente la mano lungo l'asta senza smettere di fissarmi. Andrea vide la mia faccia e sorrise. «Questo l'hai sentito.» «Direi di sì.» Sara continuò ancora un po', divertendosi a osservare quanto poco riuscissi ormai a nascondere.
Poi smise.
La guardai. «Perché?»
Sara sorrise soltanto.
Quando mi liberai dell'intimo, abbassò lo sguardo sul mio cazzo e mi passò ancora una volta la mano lungo l'asta. Nuda davanti a me, ancora vicina a suo marito, senza nessuna esitazione nel modo in cui mi guardava.
Mi attirò verso di sé e quando entrai in lei lo feci piano. Il suo respiro si fermò per un istante; poi sentii il suo corpo accogliermi, caldo e stretto, mentre affondavo lentamente dentro di lei. Mi ci volle tutta la concentrazione che avevo per non accelerare subito.
Sara se ne accorse. Il piccolo sorriso che le comparve mi fece capire che aveva sentito esattamente quanto mi aveva fatto effetto. Cominciammo a muoverci piano, lasciando che il ritmo crescesse da solo, il suo bacino che seguiva il mio e la sua bocca vicina alla mia.
Andrea le passò una mano lungo il fianco e Sara strinse improvvisamente intorno al mio cazzo. La sensazione mi attraversò come una scarica e mi fece perdere per un attimo il ritmo. Guardai Andrea quasi per riflesso; lui aveva capito.
Le baciò una spalla e Sara reagì di nuovo. Quella volta la sentii direttamente dentro di lei, il suo corpo che si chiudeva intorno a me mentre io ero ancora completamente immerso nel suo calore. Spinsi più forte e Sara lasciò uscire un gemito.
Il ritmo aumentò. Andrea continuava a toccarla e ogni volta che trovava qualcosa che le piaceva Sara cambiava sotto di me: a volte una contrazione improvvisa, altre un movimento più deciso del bacino, altre ancora un gemito che mi faceva accelerare. Più lei perdeva controllo, più diventava difficile per me mantenerlo.
Non avevo più bisogno di guardare Andrea per sapere che c'era.
Sara me lo faceva sentire.
Il suo respiro diventò sempre più corto e irregolare. Una mano cercava me, l'altra suo marito, poi tornava indietro mentre il bacino seguiva i miei colpi con sempre meno misura. Sentii la tensione crescermi nel ventre e capii che non sarei durato ancora molto.
Proprio allora Andrea si mosse e io rallentai quasi senza rendermene conto. «Lo stai facendo di nuovo.»
Mi bastò sentirglielo dire.
Lo guardai e sorrisi. «Hai ragione.»
Questa volta non aspettai. Ripresi subito su Sara e tornai al ritmo che avevo perso. Lei aveva seguito tutto e rise per mezzo secondo, ma la risata le morì in gola quando spinsi di nuovo più forte.
Andrea rimase vicino. Sara lo cercò con una mano senza interrompere il ritmo con me, poi si voltò verso di lui. Non disse niente: lo attirò semplicemente più vicino, prese la base del suo cazzo con una mano e iniziò ad avvolgerlo con la sua lingua.
La scena mi colpì molto più di quanto mi aspettassi. Continuavo a sentire Sara muoversi con me, ma adesso davanti ai miei occhi c'era anche suo marito che reagiva a quello che lei gli stava facendo. Ogni suo piccolo movimento cambiava qualcosa anche nel corpo di Sara e quelle variazioni arrivavano immediatamente fino a me.
Andrea le passò una mano tra i capelli. Sara aumentò per un momento l'intensità con lui e quasi nello stesso istante la sentii tendersi contro di me. Il mio ritmo diventò più deciso.
Non c'era più niente da aspettare.
Io continuavo con lei mentre Sara si gustava Andrea, e vedere il piacere passare da uno all'altro rendeva sempre più difficile mantenere il controllo. Quando suo marito reagiva, Sara sembrava eccitarsi ancora di più; quando lei cambiava contro di me, io acceleravo senza quasi rendermene conto.
A un certo punto Sara si fermò appena, abbastanza da prendere fiato. Andrea la guardò e lei sorrise, poi tornò subito a lui mentre il suo corpo continuava a seguire i miei movimenti.
Quella volta fui io a perdere il ritmo per primo.
Sara se ne accorse. Si staccò da Andrea soltanto per guardarmi. «Così?»
Annuii.
Non serviva altro.
Riprese con lui e contemporaneamente tornò a venirmi incontro con più decisione. Il respiro ormai era disordinato e le sue dita si strinsero prima su Andrea e poi su di me. Poco dopo cominciò a tremare.
La tenni più forte. Sara disse il nome di suo marito, poi il mio quasi nello stesso respiro.
Quello mi fece perdere definitivamente il controllo.
Sara venne stretta tra noi. Sentii il suo orgasmo direttamente attorno al mio cazzo, le contrazioni una dopo l'altra mentre continuavo ancora a muovermi, sempre meno preciso. Resistetti solo pochi secondi prima che anche il mio corpo cedesse in un orgasmo che mi scosse in tutto il corpo.
Rimanemmo fermi per un po', tutti e tre con il respiro ancora rotto. Sara mi tenne vicino mentre le ultime contrazioni diminuivano lentamente; Andrea le passò una mano sulla schiena e lei rimase con gli occhi chiusi, attraversata ancora da piccoli tremori. Nessuno disse niente. Io non ne sarei stato capace comunque.
Più tardi eravamo ancora tutti e tre sul letto quando Sara mi guardò. «All'inizio eri impossibile.» Le dissi che cercavo soltanto di essere educato. «Era quello il problema.» Andrea annuì con aria seria. «Confermo.» Lo guardai. «Grazie del supporto.» «Prego.» Sara rise e si appoggiò contro suo marito lasciando una gamba sopra la mia.
Quando mi alzai per rivestirmi, la mia maglia era dalla parte di Andrea. Lui la raccolse e me la passò. Per un secondo guardai la sua mano e mi tornò in mente quando, all'inizio, mi aveva preso il polso e aveva rimesso la mia mano sulla coscia di Sara.
«Non devi aspettare che mi sposti.»
Alla fine della serata non lo facevo più.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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