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Lui & Lei

Una sola regola. Sembrava facile. Non lo fu.


di CompliceDiscreto88
11.09.2026    |    698    |    1 9.3
"Quando Matteo si ferma e si stacca da me, mi fa voltare e mi tira per qualche secondo sulle sue gambe..."
La mano di Enrico è già sotto il mio vestito quando la sua faccia arriva troppo vicina alla mia. Per un istante penso che abbia dimenticato l’unica regola della serata. O forse sono io che spero l’abbia dimenticata. Rimango ferma, sento il suo respiro sulle labbra e non mi sposto. Lui invece devia all’ultimo momento e scende sul collo. La barba mi graffia appena la pelle. Dall’altra parte di me Matteo, mio marito, mi stringe il ginocchio.

Niente baci. Era stata l’unica cosa che aveva chiesto quando avevamo deciso di invitare Enrico a casa. «Il resto vediamo dove ci porta, ma i baci li terrei per noi.» Mi era sembrato quasi tenero e soprattutto facile da rispettare. Con Enrico ci eravamo già visti una volta, un aperitivo abbastanza lungo da capire che ci piaceva e che nessuno dei tre aveva voglia di perdere tempo. Quella sera non era successo niente. Stasera siamo sul divano da meno di venti minuti e la conversazione vera è durata forse cinque.

La mano sotto il vestito ce l’ho portata io, pochi minuti prima. Mi ero seduta fra loro e avevo preso la mano di Enrico, appoggiandomela sulla coscia, sotto l’orlo del vestito. Le sue dita erano rimaste lì, alte sulla gamba, mentre lui si avvicinava al mio viso e scendeva con la bocca sul collo. Ora lo sento risalire lentamente con le labbra fino a tornare a pochi centimetri dalle mie, fermandosi esattamente dove deve. Non aspetto. Mi giro verso mio marito e lo bacio. Matteo mi prende la nuca e risponde con una fame che fino a pochi minuti prima nascondeva bene. Mentre lo bacio, cerco il polso di Enrico e accompagno finalmente la sua mano più in alto, sotto l’elastico delle mutandine.

Le sue dita trovano subito quanto sono già bagnata. Si fermano un secondo, poi riprendono più lentamente. Il mio respiro cambia contro Matteo e lui se ne accorge dal modo in cui gli stringo la camicia. «Così?» chiede Enrico piano. «Sì.» Non so nemmeno a quale dei due sto rispondendo. Spingo appena il bacino contro la sua mano e Matteo mi stringe la nuca un po’ più forte. Il contrasto mi colpisce subito: la bocca che conosco da anni, le dita di un uomo di cui non so ancora prevedere il gesto successivo.

Enrico mi sfila il vestito dalle spalle e Matteo lo libera dai fianchi. Rimango in reggiseno e mutandine fra loro. Enrico non fa molto per nascondere dove sta guardando. «Non guardarmi così.» «Come?» «Come se stessi aspettando questo da tutta la sera.» Matteo ride. «Non credo sia venuto qui per parlare di politica.» Gli do una gomitata, ma intanto sento le dita di mio marito sul gancio del reggiseno. Quando il seno si libera, la battuta muore da sola.

Enrico mi sfiora troppo piano. Gli prendo le mani e me le porto meglio addosso. «Puoi fare meglio.» Sorride, stringe un po’ di più e questa volta il respiro mi si spezza. «Così.» Matteo mi arriva alle spalle, il petto contro la schiena, la bocca sotto l’orecchio. Enrico stringe un capezzolo mentre mio marito prende l’altro. Per qualche secondo le mani quasi si sovrappongono e Enrico, cercando di spostarsi, mi urta il mento con la spalla. «Scusa.» Mi viene da ridere. «Molto coordinati.» Matteo ride contro il mio collo. «Prima serata.»

Quella piccola goffaggine mi rilassa più di qualsiasi discorso. Non deve essere una scena perfetta. Voglio solo sentirli. Matteo scende con una mano sul ventre mentre Enrico torna fra le mie gambe. Quando prova un movimento che non mi piace gli prendo le dita. «No, aspetta.» Le sposto appena. «Più su. Così.» Lui corregge e la seconda volta il mio corpo gli risponde subito. Matteo smette di scherzare. La presa sul mio fianco diventa più salda mentre Enrico ripete il movimento.

È strano spiegare a un altro uomo come toccarmi con mio marito attaccato alla schiena. Più strano ancora è scoprire quanto mi piaccia. Mi volto e cerco Matteo. Un gemito mi scappa contro la sua bocca mentre Enrico continua. Mio marito si stacca appena. «Fa strano.» Per un istante mi irrigidisco. «Male?» «No.» La mano sul fianco stringe ancora. «Fa strano quanto mi ecciti.» Non gli serve aggiungere altro. Gli porto una mano sul seno e torno a muovermi contro le dita dell’altro.

Poco dopo le mutandine finiscono a terra. Rimango nuda senza pensare di coprirmi. Enrico si abbassa davanti a me e mi apre le cosce. Si ferma un secondo di troppo. «Se continui a fissarmi così ti prendo a calci.» «Sto cercando di capire da dove partire.» «Parti.» Sento Matteo sorridere accanto a me. La bocca di Enrico comincia dall’interno di una coscia, cambia lato, risale lentamente. Quando finalmente arriva dove lo sto aspettando, il gemito esce prima che riesca a trattenerlo.

Non mi conosce e lo sento. Prova un ritmo, cambia pressione, rallenta. Quando trova il punto giusto gli stringo i capelli. «Lì. Non cambiare.» Matteo è accanto a me, una mano sulla coscia aperta e l’altra sul seno. Non parla. Quando il piacere aumenta, le sue dita mi stringono appena e quella pressione familiare si mescola alla lingua nuova fra le mie gambe. Il bacino si solleva senza che lo decida. Enrico insiste e io gli afferro i capelli più forte.

Cerco Matteo con una mano. Lui mi prende la nuca e mi porta verso di sé. Vengo con la bocca di mio marito sulla mia e Enrico ancora fra le cosce, il respiro spezzato e le gambe che non riesco più a tenere ferme. Quando il corpo rallenta resto qualche secondo appoggiata allo schienale. Poi mi alzo dal divano e mi inginocchio davanti a loro.

Da quella posizione la scena cambia completamente: mio marito e l’uomo che abbiamo invitato sono seduti vicini, entrambi duri, entrambi lì per me. Matteo mi passa una mano fra i capelli mentre libero prima lui, poi apro i pantaloni di Enrico e li abbasso insieme ai boxer quanto basta per liberarlo. Prendo Enrico in mano e sento subito la sua reazione. Con lui devo ancora scoprire tutto; con Matteo so già ogni risposta prima ancora di provocarla.

Comincio da mio marito, poi passo lentamente a Enrico. Quando lo prendo in bocca il suo fiato si spezza e quella reazione mi dà una scarica di soddisfazione quasi vanitosa. Continuo a toccare Matteo con una mano. Sento le sue dita scorrermi fra i capelli, il suo corpo vicino al mio viso, e per un momento mi colpisce la scena più di quello che sto facendo: ho un altro uomo in bocca e mio marito mi sta accarezzando come se fosse esattamente dove vuole che io sia. «Ti piace?» mi chiede. Alzo gli occhi. «Sì.» Dirglielo così mi eccita ancora di più. «Si vede.»

Passo dall’uno all’altro senza fretta, godendomi le differenze. Matteo reagisce in modi che conosco a memoria; Enrico mi sorprende. Quando provo a fare troppe cose insieme il piede si piega male sotto di me e devo fermarmi. «Aspettate, cazzo.» Matteo scuote la testa. «Eleganza assoluta.» «Taci.» Enrico ride anche lui. Cambio posizione e riprendo, più comoda, lasciando che il momento torni sporco e reale invece che perfetto.

Quando mi rialzo ho le ginocchia indolenzite e il fiato corto. Matteo mi prende per i fianchi e mi gira verso lo schienale del divano. Appoggio le mani. Enrico rimane davanti, i pantaloni ancora abbassati. Matteo mi prende da dietro e, dopo i primi movimenti, ritrova subito il ritmo che conosco. Per un istante chiudo gli occhi. Poi li riapro perché Enrico è lì, eccitato, abbastanza vicino da poterlo toccare mentre mio marito mi tiene per i fianchi.

Adesso non devo immaginare niente. Uno dietro, uno davanti. Matteo sente ogni volta che il mio corpo reagisce; Enrico lo vede. Gli passo una mano sul petto, poi più in basso, lo riprendo fra le dita e sento il suo respiro cambiare mentre mio marito aumenta il ritmo. La combinazione mi confonde in modo bellissimo. Il corpo riconosce Matteo senza sforzo, ma gli occhi continuano a tornare all’altro. E più Enrico mi guarda reagire a mio marito, più mi piace farmi vedere.

Si avvicina. Mi prende il mento e il suo viso arriva vicino al mio. Questa è la seconda volta e non è più curiosità. Lo voglio. Mi sollevo appena verso di lui mentre Matteo continua dietro. Sento il respiro di Enrico sulle labbra. Basterebbe pochissimo. Lui invece gira la testa e mi bacia sotto l’orecchio. «Cazzo.» Mi scappa piano. Matteo rallenta. «Era per me?» «No.» Rispondo troppo in fretta. Enrico ride contro il mio collo. Matteo no. Le sue mani diventano più ferme e il ritmo riprende.

Da quel momento non riesco più a dimenticare la regola. Non voglio un bacio romantico. Voglio sapere com’è quella bocca che continua ad arrivare a un centimetro dalla mia. Voglio sapere cosa succede se, per una volta, Enrico smette di fermarsi. Più rispetta Matteo, più mi viene voglia che non debba farlo. Quando Matteo si ferma e si stacca da me, mi fa voltare e mi tira per qualche secondo sulle sue gambe. «Ti dà fastidio?» «Cosa?» «Che si fermi.» «Non lo so.» Mi stringe appena il fianco. «Bugia.» «Non rompere.» Questa volta ride.

Poi mi fa scivolare dal suo grembo sul cuscino accanto, lasciandomi fra loro. Enrico si alza e si sfila del tutto pantaloni e boxer. Matteo apre il cassetto del mobile e prende un preservativo. Glielo porge. Resto a fissare le loro mani più del necessario. Mio marito sta mettendo nelle mani di un altro uomo ciò che gli serve per stare con me. Matteo mi sfiora una coscia. «Sicura?» Potrei annuire. Non voglio. «Sì.» Mi fermo un istante. «Lo voglio.» La sua mano si ferma per mezzo secondo, poi riprende ad accarezzarmi.

Enrico mette il preservativo. Matteo mi fa sdraiare più comoda sul divano e rimane al mio fianco, abbastanza vicino perché la sua gamba tocchi la mia. Enrico mi prende per i fianchi e mi porta verso di sé. Al primo movimento il corpo si tende. È diverso. La pressione, l’angolo, il modo in cui mi tiene. Il peso di un uomo che il mio corpo non conosce ancora. Enrico rallenta subito. «Va bene?» Prendo fiato e muovo il bacino verso di lui. «Sì.» Aspetto un altro movimento. «Non fermarti.»

Quella frase basta. Le mani sui fianchi diventano più sicure e il ritmo cresce. Smette di chiedersi continuamente se può osare e comincia finalmente a mostrarmi quanto mi desidera. Ogni spinta mi fa sentire la differenza senza doverla pensare. Matteo rimane accanto e lo cerco con una mano, non per rassicurarmi ma per sentirlo lì. Lui mi accarezza il seno, poi scende più in basso. Quando le sue dita trovano il clitoride mentre Enrico continua, mi esce un gemito molto più forte.

Stringo il polso di Matteo e le gambe attorno a Enrico. «Così.» L’altro aumenta appena il ritmo. «Più forte.» Questa volta non esita. Il piacere sale e il mio corpo smette di adattarsi: comincia a cercarlo. Sollevo il bacino incontro ai suoi movimenti, gli afferro le spalle, sento il sudore sulla pelle. Matteo cambia pressione esattamente quando sa che ne ho bisogno e il fatto che conosca il mio corpo così bene mentre un altro uomo lo sta imparando mi fa perdere lucidità.

Enrico si china. Il suo viso arriva vicino. Questa volta non ho nessun dubbio. Lo voglio. Le nostre labbra restano a un soffio e lui si ferma ancora, per una frazione di secondo cerca Matteo. Mi scappa un «no» quasi senza voce. Mio marito lo sente. La sua mano cambia ritmo, l’altra mi prende il mento. Giro il viso verso di lui ansimando. Matteo mi bacia una volta, breve, poi continua a tenermi il viso e lo gira lentamente verso Enrico.

Sento lo stomaco contrarsi. «Matteo…» La sua mano torna fra le mie gambe. «Bacialo.» Resto immobile un secondo. «Davvero?» Le dita continuano. «Bacialo.» Enrico non prende neanche l’ultimo centimetro. Aspetta me. Gli afferro la nuca e lo tiro giù. Il primo contatto mi attraversa come una scarica, non per il bacio in sé ma per tutte le volte in cui non è successo, per ogni volta che lui si è fermato, per il suo corpo ancora contro il mio e per Matteo accanto.

Torno subito sulla sua bocca. Questa volta Enrico risponde senza trattenersi e lo sento in tutto il resto: nel modo in cui mi stringe, nel ritmo che aumenta, nella tensione del corpo. Matteo continua a toccarmi esattamente dove sa che non resisterò ancora a lungo. Mi esce un gemito contro le labbra di Enrico. Apro gli occhi e trovo Matteo lì, vicinissimo. La mano sulla mia coscia stringe quando capisce che l’ho visto. Non c’è niente da chiedergli. Gli piace.

Gli piace che io abbia smesso di trattenermi. Gli piace vedermi desiderare davvero l’uomo che abbiamo scelto insieme. Quella certezza mi arriva addosso nel momento peggiore possibile. O migliore. Continuo a baciare Enrico, le gambe strette intorno a lui, mentre Matteo non smette di toccarmi. Il piacere sale in una botta sola e non riesco più a separare niente: la bocca nuova, il corpo contro il mio, la mano che conosco da anni, mio marito accanto.

Vengo così, senza riuscire a trattenere la voce, aggrappata a Enrico e con le dita chiuse sul polso di Matteo. Per qualche secondo nessuno parla. Ho la fronte appoggiata a quella di Enrico e Matteo mi accarezza lentamente una coscia. Quando riesco a respirare di nuovo mi volto verso mio marito. «Che c’è?» Scuote la testa. «Niente.» «Dillo.» Il sorriso gli arriva piano. «Non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto.» Non gli chiedo cosa. Non serve.

Dopo quella frase la serata smette di avere regole da ricordare. Non serve costruire un altro momento perfetto: resta soltanto il piacere di poterci muovere senza più quel centimetro da evitare. Enrico non rallenta più ogni volta che arriva vicino al mio viso, Matteo non controlla più la propria reazione e io smetto di pensare a chi dovrei cercare per primo. A un certo punto il divano diventa troppo piccolo, Enrico quasi scivola dal bordo e Matteo lo afferra per un braccio. «Non ammazzarti proprio adesso.» «Sto facendo il possibile.» Scoppio a ridere.

Quando alla fine restiamo stesi ho una gamba incastrata sotto Enrico e i capelli completamente fuori controllo. «Aspetta, me la stai schiacciando.» Lui si sposta subito. Matteo ci guarda e scuote la testa, ancora senza fiato. Scoppio a ridere. È successo. Ci è piaciuto. Siamo ancora noi.

Quando Enrico se ne va è molto più tardi di quanto avessi immaginato. Alla porta esita appena, quasi per abitudine. Stavolta sono io ad avvicinarmi e gli do un bacio breve. Poi chiudo la porta. Matteo è dietro di me. «Quindi proprio i baci?» gli chiedo. Scuote la testa. «Sembrava una buona idea.» «Sembrava.» Mi prende per un fianco. «La prossima volta scelgo meglio le regole.» Mi volto. «La prossima volta?» Matteo sorride. E stavolta sono io a baciarlo.
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