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trio

Chiudi gli occhi


di CompliceDiscreto88
19.08.2026    |    616    |    2 9.2
"» La scena aveva qualcosa che non avevo mai immaginato potesse eccitarmi così tanto..."
**Questo racconto continua da “Un ultimo bicchiere” **



L’ultimo bicchiere era finito da tempo. Chiara aveva gli occhi chiusi, Andrea la guardava e io aspettavo.

«Va bene.»

Per qualche secondo nessuno si mosse. Poi Andrea si abbassò davanti a lei. «Guardami.»

Chiara aprì gli occhi. «Ti piace?» le chiese.

«Sì.»

«Cosa?»

Lei esitò appena. «Non sapere chi dei due mi tocca. Quando vi fermate. Cosa succede dopo.»

Era quello. Non il massaggio.

L’attesa.

Andrea le sfiorò il mento. «Se qualcosa non ti piace me lo dici subito.»

«Subito.»

Poi guardò me. «Continuiamo?»

Annuii.

«Allora chiudi gli occhi.»

Chiara obbedì.

Appoggiai una mano sulla sua spalla e Andrea, dall’altro lato, fece lo stesso. Dopo pochi secondi stavo per cambiare movimento quando lui alzò una mano.

«Aspetta.»

Mi fermai. Poco prima gli stavo insegnando cosa fare. Adesso ero io ad aspettare un suo cenno.

Andrea osservò Chiara per qualche secondo. «Adesso.»

Ripresi e lei lasciò uscire lentamente il fiato.

Io conoscevo i movimenti. Andrea conosceva lei.

E aveva appena cominciato a capirlo anche lui.

Poco dopo le fece riaprire gli occhi. Chiara guardò prima le nostre mani, poi Andrea e infine me. Il suo sguardo scese ancora.

I pantaloni lasciavano ormai poco spazio all’immaginazione per entrambi.

Quando tornò ai nostri volti sorrideva. «Almeno vedo che l’esperimento interessa tutti.»

Andrea rise. «Molto discreta.»

«Non sono io quella che deve essere discreta.»

Poi tornò a guardare le nostre mani. «È questo che mi piace.»

«Cosa?» chiese Andrea.

Chiara ci osservò entrambi. «Non state facendo a gara.»

Andrea prese il mio polso e guidò lentamente la mia mano sul fianco di lei.

«Qui.»

Non lo lasciò subito.

Chiara seguì quel gesto con gli occhi. Poi mi guardò e si avvicinò. Il suo ginocchio passò contro l’interno della mia coscia.

Si fermò.

Aveva sentito perfettamente la mia erezione.

Abbassò gli occhi, poi tornò su di me con un piccolo sorriso. «Quello l’avevo già notato.»

«Difficile nasconderlo, ormai.»

«Non mi sembra un problema.»

Prima di avvicinarsi ancora guardò Andrea.

Lui sostenne il suo sguardo.

Chiara tornò verso di me.

E mi baciò.

All’inizio appena. Poi si allontanò di pochi centimetri, mi guardò e tornò sulle mie labbra. Questa volta il bacio durò. Sentii la sua mano dietro la nuca, il corpo avvicinarsi al mio e il seno premere contro il petto.

Quando le mie dita scesero istintivamente lungo il fianco, Andrea mi prese delicatamente il polso. Non sembrava contrariato. Spostò semplicemente la mia mano più lentamente.

«Piano.»

Ripresi.

Chiara sentì il cambiamento e guardò lui. «Ti piace comandare, adesso?»

Andrea sorrise. «A quanto pare a te piace che lo faccia.»

Lei lasciò scendere lo sguardo lungo il suo corpo fino al rigonfiamento evidente nei pantaloni. «Tu non sei messo molto meglio.»

«Colpa tua.»

Chiara guardò prima me, poi di nuovo lui.

«Vostra.»

Una sola parola, poi gli prese il viso tra le mani e lo baciò. Più a lungo di quanto avesse baciato me.

Li osservai senza sentirmi escluso. Al contrario, vedere quanto fossero ancora loro due il centro della situazione rendeva tutto più intenso. Andrea aprì gli occhi durante il bacio e incontrò i miei.

Nessuno distolse lo sguardo.

Quando Chiara tornò verso di me non c’era più prudenza. Mi attirò contro di sé e mi baciò mentre le mie mani le percorrevano i fianchi e quelle di Andrea risalivano lentamente la schiena.

Il vestito che per tutta la sera aveva lasciato immaginare il suo corpo cominciava a sembrarmi soltanto un ostacolo.

Andrea dovette pensare la stessa cosa. Raggiunse la chiusura sulla schiena e guardò Chiara. «Posso?»

Lei guardò prima lui, poi me.

«Sì.»

Andrea fece scivolare lentamente il vestito dalle sue spalle.

Chiara non portava davvero nulla sotto.

Per tutta la sera avevo cercato di non fissare ciò che il tessuto lasciava intuire. Adesso il suo seno era davanti a me e per qualche secondo rimasi semplicemente a guardarlo.

Lei se ne accorse. «Adesso avete smesso di parlare tutti e due.»

Andrea rise. «Ti sorprende?»

Chiara guardò me. Questa volta non provai nemmeno a nascondere dove fossero i miei occhi.

Mi prese una mano e se la portò sul seno.

Il calore della pelle sotto il palmo fu completamente diverso dal contatto sulle spalle di poco prima. La accarezzai lentamente, sentendo il capezzolo indurirsi sotto le dita mentre Andrea le baciava il collo.

Quando passai il pollice sul capezzolo il suo respiro si spezzò.

Andrea lo sentì. «Ancora.»

Lo feci.

Chiara girò il viso verso di lui. «Sei insopportabile.»

«Vuoi che smetta?»

Lei scosse la testa. «No.»

La mia mano continuò a muoversi sul suo seno mentre Andrea accarezzava l’altro. Chiara abbassò una mano sulla mia coscia e la fece lentamente scivolare verso l’interno.

Quando raggiunse l’erezione attraverso i pantaloni si fermò, mi guardò e strinse appena la mano.

Trattenni il respiro.

Andrea seguì il gesto senza dire nulla.

«Direi che non era soltanto il massaggio» disse Chiara.

«Direi di no.»

Andrea le prese il mento. «E io?»

Lei gli appoggiò l’altra mano tra le gambe. Anche la sua erezione era ormai completamente evidente.

Per qualche secondo rimase così, una mano su di me e una su Andrea, guardandoci entrambi.

«Molto meglio.»

Scoppiammo a ridere.

Durò poco.

Andrea la baciò e Chiara ricominciò a muovere lentamente la mano sui miei pantaloni. Io le baciai il collo, poi scesi fino al seno. Sentii la sua presa farsi più forte quando le mie labbra raggiunsero il capezzolo.

Andrea era ancora davanti a lei. «Occhi chiusi.»

Chiara sorrise, ma obbedì.

Presi il capezzolo tra le labbra e questa volta il gemito non riuscì a nasconderlo. Andrea le passò una mano tra i capelli.

«Ferma.»

Lei annuì senza aprire gli occhi. Continuai lentamente, sentendo il corpo di Chiara reagire contro di me a ogni cambio di ritmo.

Poi Andrea guardò la sua mano ancora tra le mie gambe. «Aprili.»

Chiara aprì gli occhi e lui indicò la mia cintura. «Mi sembra che tu abbia iniziato qualcosa.»

Lei guardò lui, poi me. «Posso?»

«Sì.»

Slacciò lentamente la cintura e aprì i pantaloni. Quando liberò la mia erezione rimase a guardarla per qualche secondo senza fare battute.

Poi la prese in mano.

Il primo contatto diretto mi fece chiudere gli occhi per un istante.

Chiara sorrise. «Sensibile?»

«Continua e lo scopri.»

Lei iniziò a muovere lentamente la mano senza staccare gli occhi dal mio viso. Poi guardò Andrea. «Geloso?»

Lui scosse la testa. «No.»

«Sicuro?»

Andrea si avvicinò, le prese la nuca e la baciò mentre lei continuava a masturbarmi.

Quella risposta fu più chiara di qualsiasi parola.

Guardarli baciarsi mentre la mano di Chiara scorreva sul mio cazzo mi tolse definitivamente ogni residuo di prudenza. Le accarezzai il seno, poi il ventre, scendendo lentamente fino alle cosce.

Lei separò appena le gambe.

Andrea lo vide. Mi guardò, poi tornò a lei. «Vuoi che continui?»

Chiara annuì.

«Dillo.»

«Sì.»

La mia mano risalì lungo l’interno della coscia. Quando raggiunsi la sua intimità attraverso il tessuto sottile sentii immediatamente quanto fosse eccitata.

Chiara inspirò bruscamente.

Mi bastò spostare appena il tessuto per sentire direttamente il calore umido tra le sue gambe. Lei strinse il mio cazzo nella mano.

«Piano...»

Questa volta fu lei a dirlo a me.

Rallentai.

La accarezzai con le dita mentre Andrea continuava a baciarle il collo. Il suo respiro diventò rapidamente irregolare e, quando trovai il ritmo giusto, Chiara spinse appena il bacino contro la mia mano.

Andrea se ne accorse subito. «Quello.»

Continuai.

Chiara aveva smesso di muovere la mano su di me. Tutta l’attenzione sembrava ormai concentrata sulle mie dita.

Andrea le prese il viso. «Guardami.»

Lei aprì gli occhi.

Continuai a muovere le dita mentre lui la osservava senza baciarla. Quando aumentai appena il ritmo Chiara provò a chiudere gli occhi.

«No.»

Li riaprì.

Quella parola ebbe su di lei un effetto evidente. Sul respiro, sul corpo, su tutto.

Quando venne, lo fece guardando Andrea. Mi strinse il polso con una mano e la gamba con l’altra, il corpo teso per qualche secondo prima di rilassarsi completamente contro il divano.

Rimanemmo fermi finché non riprese fiato.

Poi Chiara aprì gli occhi. «Siete due stronzi.»

Andrea sorrise. «Non sembravi dispiaciuta.»

Lei gli diede un colpetto sul petto, poi guardò me e la mia erezione ancora completamente dura.

«Tu invece hai un problema.»

«Posso sopravvivere.»

«Non ne sono sicura.»

Si sporse verso di me.

Questa volta non usò la mano.

Abbassò il viso e mi prese lentamente in bocca.

Il calore della sua lingua mi fece trattenere il fiato. Andrea era a pochi centimetri da lei e guardava Chiara mentre mi succhiava.

Di nuovo quello sguardo.

La propria compagna con un altro uomo.

E ancora una volta capii che era proprio quello a eccitarlo.

Chiara alzò gli occhi verso di lui senza smettere. Andrea le accarezzò i capelli. «Ti piace?»

Lei continuò a muovere la bocca sul mio cazzo.

Andrea rise piano. «Lo prendo per un sì.»

La scena aveva qualcosa che non avevo mai immaginato potesse eccitarmi così tanto. Non era soltanto la bocca di Chiara. Era Andrea accanto a lei, la sua mano tra i capelli, il fatto che nessuno dei due avesse bisogno di fingere che l’altro non esistesse.

Dopo qualche minuto Chiara si fermò prima che perdessi completamente il controllo.

«Non ancora.»

La guardai. «Decidi tu?»

Lei indicò Andrea con gli occhi. «A quanto pare adesso decide lui.»

Andrea sorrise. «Finalmente imparate.»

Chiara gli tirò addosso il primo cuscino che trovò.

La risata ci concesse pochi secondi di tregua.

Poi lei si alzò, lasciò cadere definitivamente il vestito sul pavimento e ci guardò.

«Venite.»

Ci spostammo in camera.

Fu lì che sentii davvero la stranezza di quello che stava accadendo. Il loro letto. La loro stanza.

E io lì.

Chiara si sedette sul bordo e mi attirò verso di sé. Andrea rimase accanto a lei. Questa volta fui io a guardarlo prima di andare oltre.

Lui capì.

«Vai.»

Baciai Chiara mentre lei mi aiutava a liberarmi dei vestiti rimasti. Andrea fece lo stesso dall’altro lato.

Quando ci trovammo tutti e tre praticamente nudi, Chiara ci guardò prima me, poi Andrea.

Lo stesso movimento che aveva fatto nel soggiorno.

Solo che adesso non c’era più niente da nascondere.

«Decisamente meglio.»

Andrea la fece sdraiare. «Occhi chiusi.»

Chiara obbedì.

Lui guardò me. «Continua tu.»

Mi sistemai tra le sue gambe e le accarezzai lentamente l’interno delle cosce. Questa volta non c’era più tessuto.

Solo pelle calda.

Quando la mia bocca raggiunse la sua intimità, Chiara inarcò immediatamente la schiena. Andrea le prese una mano.

Continuai.

Era completamente bagnata e il suo corpo reagiva a ogni movimento della lingua. Andrea non smise di guardarla nemmeno per un secondo e, quando trovai un ritmo che la fece gemere più forte, se ne accorse immediatamente.

«Non cambiare.»

Non cambiai.

Chiara strinse la sua mano. «Andrea...»

«Sono qui.»

La semplicità di quella risposta mi colpì.

Continuai finché il suo corpo si contrasse di nuovo. Chiara venne una seconda volta stringendo le gambe intorno alle mie spalle e la mano intorno a quella del compagno.

Quando mi rialzai aveva ancora il respiro affannato.

Andrea abbassò gli occhi sulla mia erezione. «Direi che adesso tocca anche a te.»

Chiara aprì gli occhi. «Finalmente.»

Mi attirò verso di lei e mi baciò. Sentii il sapore del suo corpo ancora sulle mie labbra.

Andrea le accarezzò una coscia mentre io mi sistemavo tra le sue gambe.

Prima di entrare mi fermai. «Va bene?»

Chiara annuì. «Sì.»

Entrai lentamente.

Il suo corpo mi accolse caldo e stretto. Chiara inspirò profondamente e mi afferrò dietro la nuca.

Rimasi fermo qualche secondo.

Andrea era accanto a lei.

Penetrare la sua compagna mentre lui era lì, a pochi centimetri, senza essere né escluso né spettatore, aveva qualcosa di completamente diverso da ciò che avevo immaginato.

Andrea mi guardò. «Piano.»

Sorrisi. «Ormai hai imparato una parola sola.»

Chiara rise, ma la risata si trasformò subito in un gemito quando iniziai a muovermi. Andrea le prese il viso e la baciò.

Vederli baciarsi mentre ero dentro di lei fu il momento in cui ogni residuo di distanza sparì.

Chiara teneva una mano sulla mia schiena e l’altra sul corpo di Andrea.

Nessuno aspettava il proprio turno.

Andrea lasciò le sue labbra e scese con la mano tra i nostri corpi. Quando le sue dita raggiunsero Chiara mentre continuavo a penetrarla, lei ebbe un sussulto.

«Così?» chiese.

«Sì.»

Andrea aumentò appena il ritmo.

Io lo seguii.

Per qualche minuto non esistette praticamente altro: il movimento del mio bacino, le dita di Andrea e il corpo di Chiara che reagiva a entrambi.

A un certo punto lui mi guardò.

«Più forte.»

Obbedii senza pensarci.

Chiara gemette e strinse le gambe intorno ai miei fianchi.

Andrea sorrise. «Hai visto?»

Avevo visto.

Io conoscevo i movimenti. Lui conosceva lei.

Ancora.

Quando Chiara venne di nuovo, lo sentii direttamente intorno al cazzo. Si contrasse e mi attirò verso di sé. Dovetti fermarmi per qualche secondo per non venire anch’io.

Andrea le baciò la fronte. «Tutto bene?»

Chiara riprese fiato e sorrise. «Molto.»

Poi guardò me. «Tu invece resisti ancora?»

«A fatica.»

Andrea rise. «Allora forse è il caso di non torturarlo troppo.»

Chiara mi spinse delicatamente indietro e si voltò verso Andrea.

«Adesso tu.»

Andrea prese il mio posto.

Vederlo entrare in lei subito dopo di me avrebbe potuto farmi sentire improvvisamente fuori dalla scena.

Accadde di nuovo il contrario.

Chiara allungò una mano verso di me.

La presi.

Andrea iniziò a muoversi dentro di lei mentre io rimanevo accanto al suo viso. Chiara abbassò gli occhi sul mio cazzo ancora duro.

«Vieni qui.»

Mi avvicinai.

La sua mano tornò a stringermi e poco dopo la sua bocca mi accolse di nuovo mentre Andrea continuava a scoparla.

Quella fu probabilmente l’immagine più esplicita di tutta la notte.

Chiara sotto di lui. Andrea dentro di lei. Io tra le sue labbra.

E Andrea che, invece di ignorarmi, continuava a guardare Chiara.

Non c’era competizione.

Era esattamente quello che lei aveva capito prima di noi.

Quando sentii che non avrei resistito ancora molto, le toccai una spalla. «Sto per venire.»

Chiara sollevò gli occhi verso di me e sorrise. «Finalmente.»

Pochi istanti dopo venni.

Mi appoggiai al letto cercando di riprendere fiato mentre Andrea mi guardava divertito. «Tutto bene, professore?»

Riuscii appena a ridere. «Stronzo.»

Chiara scoppiò a ridere con ancora il fiato corto.

Andrea continuò ancora per qualche minuto, poi anche il suo ritmo cambiò. Chiara lo conosceva abbastanza da accorgersene prima di me. Gli mise le gambe intorno ai fianchi e lo attirò contro di sé.

Lui venne poco dopo.

Rimasero abbracciati qualche secondo.

Io li guardai.

Loro.

Ancora loro.

Esattamente come all’inizio.

Solo che adesso ero dentro quella complicità invece di osservarla da un tavolo lontano.

Quando ci fermammo davvero, la stanza diventò improvvisamente silenziosa. Chiara si appoggiò contro Andrea con la testa sul suo petto, poi allungò una mano verso di me senza nemmeno guardare.

La presi.

Andrea abbassò gli occhi sulle nostre dita intrecciate. «Quindi?»

«Quindi cosa?»

«L’esperimento.»

Chiara gli diede un colpetto sul petto. «Se lo chiami ancora così ti lascio.»

«Non sembra.»

Lei rise.

Guardai l’ora. Fuori stava iniziando a cambiare la luce.

«Credo che il famoso ultimo bicchiere sia durato parecchio.»

Andrea guardò verso la finestra. «Te l’avevo detto che era buono.»

Chiara scosse la testa. «Non è stato il bicchiere.»

Poco dopo ci rivestimmo. Fu strano tornare improvvisamente tre persone che dovevano salutarsi davanti a una porta.

Andrea mi accompagnò nell’ingresso. «Quindi il tuo metodo di massaggio prevede sempre tutto questo?»

«Solo nel pacchetto premium.»

Rise, poi diventò serio. «Grazie.»

«Di cosa?»

Guardò Chiara, che ci stava raggiungendo. «Di non avermi fatto sentire quello di troppo.»

La risposta mi uscì prima che potessi pensarci.

«Non sarebbe stato interessante senza di te.»

Andrea rimase a guardarmi per un istante, poi sorrise.

Chiara mi abbracciò. «Buonanotte, professore.»

«Buonanotte.»

Uscii ancora sorridendo.

Durante il viaggio verso casa ripensai a Chiara. Era inevitabile. Al vestito che avevo notato nel locale, alle sue labbra, al suo corpo tra noi e al modo in cui aveva chiuso gli occhi quando Andrea glielo aveva chiesto.

Ma più ci pensavo, più mi rendevo conto che non era stata una singola cosa a rendere quella notte diversa.

Era stato il modo in cui eravamo arrivati fin lì.

Senza un programma. Senza sapere cosa avrebbero voluto loro. Senza sapere cosa avrei voluto io.

E soprattutto senza che nessuno, alla fine, fosse rimasto fuori.

Il telefono vibrò mentre stavo parcheggiando.

*Andrea.*

Aprii il messaggio.

Lessi.

Poi rilessi.

Rimasi immobile qualche secondo.

Infine sorrisi.

Non avrei mai pensato che sarebbero stati loro a propormi una cosa del genere.

*Continua nel prossimo racconto...*
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