La seconda volta non era più uno scambio
La seconda volta non ebbi paura di baciare Fabio.
Ebbi paura perché non vedevo l’ora.
Me ne accorsi mentre Alessandro parcheggiava davanti a casa loro.
«Hai già slacciato la cintura.»
Abbassai gli occhi. Era vero. «E quindi?»
«Niente. Hai quella faccia.»
Alessandro spense il motore. «Quale faccia?»
Lo guardai. «Quella da “questa informazione la terrò per sempre”.»
Rise. Anch’io, ma rimasi con una mano sulla portiera senza aprirla.
Tre settimane prima eravamo arrivati lì chiedendoci se saremmo riusciti persino a baciarli. Adesso io sapevo già come baciava Fabio. Sapevo che rallentava proprio quando cominciavo a lasciarmi andare. Che quando gli stringevo la nuca il suo respiro cambiava appena.
Da due giorni continuavo a pensarci.
Quella parte non l’avevo raccontata ad Alessandro.
Lui mi prese la mano. «Che c’è?»
«Se continuiamo così, Marta aveva ragione.»
«Su cosa?»
«Fai troppe domande.»
Scesi dalla macchina. Alessandro mi seguì ridendo, ma attraversando il vialetto non lasciò la mia mano.
Fabio aprì la porta. La prima cosa che notai fu la camicia. Era la stessa della volta precedente.
Lui guardò me, poi le mie scarpe. «Stavolta teniamo lontani i bicchieri.»
«Stavolta tieni lontane le mie scarpe dal tavolino.»
Ci baciammo sulle guance come quattro persone educate. Fu quasi ridicolo.
Marta abbracciò Alessandro e lasciò una mano sul suo braccio un istante più del necessario. Lo vidi. Vidi anche lui accorgersene.
Fabio prese la bottiglia che avevamo portato. «Questo è quello che ti piaceva, giusto?»
Era il rosso che avevo ordinato durante una delle nostre cene precedenti. «Te lo ricordi?»
«Ho qualche qualità.»
«Non esageriamo.»
Sorrise e andò verso la cucina. Lo seguii con gli occhi. Alessandro se ne accorse.
Non distolsi lo sguardo.
Marta mise della musica e ci sedemmo. Parlammo per un po’ di cose normali, ma ormai ogni gesto aveva un secondo significato. Fabio mi versò il vino senza chiedermi quale volessi.
Marta disse ad Alessandro: «Comunque quella camicia blu ti sta meglio.»
Lui la guardò. «Te la ricordi?»
«Certo.»
Abbassai gli occhi sul vino. Fabio ricordava cosa bevevo io. Marta ricordava come vestiva mio marito.
Mi venne da sorridere.
Alessandro mi vide. «Che c’è?»
«Niente.»
Marta guardò prima me e poi Fabio. «Secondo me loro due stanno già parlando senza di noi.»
«Non siamo così evoluti» disse lui.
«Parla per te.»
Marta si sporse verso Alessandro e lo baciò. Nessun conto alla rovescia. Un momento prima parlavano di una camicia, quello dopo lei gli teneva una mano dietro la nuca. Alessandro rispose subito.
Fabio non fece niente. Aspettò che fossi io a voltarmi verso di lui.
«Adesso puoi riprovare» dissi.
«Pensavo di aver superato il periodo di prova.»
«Non montarti la testa.»
Mi baciò.
La cosa che mi fece più effetto non fu la novità.
Fu riconoscerlo.
La barba contro il mento. La mano che cercava prima il fianco e poi la schiena. Quella pausa minuscola prima di tornare sulla mia bocca. La aspettai. Quando arrivò, gli strinsi la camicia.
Fabio sorrise contro le mie labbra. «Che c’è?»
Lo baciai di nuovo.
Dall’altra parte del divano Marta rise per qualcosa. Non cercai di capire cosa. Fabio mi fece girare verso di lui. Le mie ginocchia toccarono le sue, la sua mano scese lungo la schiena e rimase appena sopra il bordo del vestito.
Poi Marta disse:
«Ho un’idea.»
Nessuno si staccò subito.
«Ehi.»
Fabio si voltò.
Marta aveva ancora una mano sul petto di Alessandro. «La volta scorsa siamo rimasti tutti qui.»
Mio marito annuì.
«Stavolta potremmo non farlo.»
Il silenzio arrivò subito.
Fabio fu il primo a dirlo. «Separarci?»
«Per un po’.»
Guardai Alessandro. Lui fece lo stesso. Quella proposta mi mise addosso una tensione completamente diversa dalla prima volta. Fare sesso con Fabio mentre mio marito era a pochi metri significava ancora vivere una cosa insieme. Andarmene con Fabio significava non sapere più cosa stesse succedendo dall’altra parte.
Marta si spostò appena da Alessandro. «Se vi mette a disagio, lasciamo perdere.»
Lui abbassò gli occhi sulla mano che lei aveva ancora appoggiata alla sua gamba. Poi guardò me.
«No.»
Sentii il battito accelerare. «No cosa?» chiesi.
«Non voglio lasciar perdere solo perché mi fa strano.»
Guardò Marta subito dopo averlo detto. Non stava cercando di tranquillizzarmi.
La voleva.
La cosa mi fece voltare verso Fabio.
«Dov’è la stanza degli ospiti?»
Lui si alzò. «Di là.»
Mi tese la mano. La guardai per un istante, poi gliela presi. Sentii Marta e Alessandro muoversi dietro di noi mentre attraversavamo il corridoio. Fabio aprì la porta della stanza degli ospiti.
Appena entrai capii qual era la differenza.
Silenzio.
Non sentivo mio marito. Non vedevo Marta. Non avevo niente da controllare.
Fabio lasciò la porta accostata e rimase davanti a me. «Tutto bene?»
«È strano.»
«Possiamo tornare di là.»
Guardai il corridoio. Poi presi Fabio per la camicia.
«No.»
Lo baciai io.
Le sue mani mi trovarono subito i fianchi. Gli aprii i primi bottoni mentre la sua bocca scendeva sul collo. Una spallina del vestito mi scivolò dalla spalla e il suo palmo arrivò sulla pelle nuda della schiena. Chiusi gli occhi.
Per qualche minuto Alessandro sparì.
Fu quello a farmi fermare. Non la paura di ciò che lui potesse fare con Marta.
Il contrario.
Non avevo avuto bisogno di chiedermelo.
«Aspetta.»
Fabio si fermò subito. «Ti ho fatto male?»
«No.»
Rimasi con le mani ancora sulla sua camicia.
«Allora?»
Risi piano, ma non perché fosse divertente. «È che mi piace.»
Fabio mi guardò come se aspettasse il resto. «Questa parte dovrebbe essere positiva.»
«La prima volta pensavo continuamente ad Alessandro.»
Non disse niente.
«Adesso mi sono accorta che per qualche minuto non ci ho pensato proprio.»
Dirlo ad alta voce rese quella sensazione molto più concreta.
Fabio abbassò lo sguardo sulle mie mani. «Vuoi tornare da lui?»
«Sì.»
Non cercò di convincermi a restare.
Mi sistemai la spallina e tornammo in soggiorno. Era vuoto. Fabio andò a prendere dell’acqua mentre io mi sedevo sul divano. La porta della camera si aprì qualche minuto dopo.
Marta uscì per prima. Aveva i capelli spettinati e due bottoni della camicetta chiusi male. Alessandro arrivò dietro di lei. Quando mi vide si fermò.
Io guardai Marta. Poi lui.
«Tutto bene?» chiese.
Mi scappò una risata. «Questa domanda ci perseguita.»
Alessandro venne a sedersi accanto a me. «Ti sei fermata?»
«Sì.»
Abbassò la voce. «Per me?»
Gli presi la mano.
«No.»
Sentii le sue dita irrigidirsi appena.
«Mi sono fermata perché per qualche minuto mi sono dimenticata di te.»
Avrei voluto rendere la frase più delicata dopo averla detta. Era troppo tardi.
Fabio rimase vicino alla cucina. Marta guardò Alessandro. Mio marito si passò una mano sul viso. Poi rise piano.
«Che c’è?»
Scosse la testa. «Anch’io.»
Lo guardai.
«Anch’io a un certo punto non stavo pensando a cosa stessi facendo tu.»
Marta gli appoggiò una mano sulla gamba. Il gesto non sembrava una consolazione. Sembrava quasi dire: *quel momento c’è stato davvero.*
«E ti sei fermato?» chiesi.
Alessandro la guardò. Poi tornò su di me.
«No.»
Mi attraversò una scarica breve. Non dolore.
Vertigine.
Io mi ero spaventata abbastanza da interrompere tutto. Lui no. E una parte di me era contenta che non l’avesse fatto.
Fabio mi porse l’acqua. «Forse stavolta il problema è diverso.»
Presi il bicchiere. «Quale?»
«La prima sera non sapevamo cosa sarebbe successo.»
Marta guardò Alessandro.
Fabio continuò: «Adesso sappiamo anche con chi succede.»
Abbassai gli occhi sul vino rimasto nel mio bicchiere.
Non serviva dire altro.
Alessandro mi strinse la mano. «Vuoi andare a casa?»
Guardai Fabio.
La risposta arrivò prima del dubbio.
«No.»
Poi guardai mio marito. «Tu?»
I suoi occhi andarono verso Marta.
«No.»
Marta sorrise. «Allora magari possiamo smettere di trattarlo come se fosse una brutta notizia.»
Fabio alzò il bicchiere. «Ogni tanto dice cose intelligenti.»
Lei gli tirò un cuscino.
Ridemmo. Poco. Quanto bastava.
Poi guardai Fabio. Questa volta fui io ad alzarmi per prima.
«Vieni.»
Non cercai gli occhi di Alessandro.
Fabio mi seguì nel corridoio. Entrai nella stanza e chiusi io la porta. Questa volta non gli lasciai il tempo di avvicinarsi. Lo spinsi appena contro il legno e lo baciai.
Fabio fece un piccolo verso di sorpresa. Mi piacque averlo provocato io. Gli tolsi la camicia dalle spalle. Lui mi aprì il vestito e lo lasciò scivolare a terra.
Rimasi in biancheria.
Non aspettai il suo sguardo. Gli presi una mano e la portai sulla mia pelle.
«Prima ci siamo fermati qui.»
Fabio mi guardò.
«Stavolta no.»
La sua mano salì lungo il fianco. Mi baciò mentre io gli aprivo la cintura. Non c’era più la cautela della prima esperienza. E nemmeno il bisogno di dimostrare qualcosa.
Mi piaceva toccare proprio lui. Sentire il suo ventre irrigidirsi sotto le dita. Il modo in cui perdeva per un istante il ritmo del bacio quando la mia mano scendeva.
Fabio mi liberò della biancheria e mi fece sedere sul bordo del letto. Venne tra le mie gambe. Non si inginocchiò. Rimase in piedi davanti a me mentre mi baciava, una mano dietro la nuca, l’altra tra le cosce.
Il contrasto tra il suo corpo verticale e il mio seduto mi fece sentire esposta in un modo nuovo. Gli appoggiai una mano sul petto.
Fabio mi toccò più lentamente di quanto volessi. «Lo fai apposta.»
«Cosa?»
«Rallentare.»
Sorrise.
Gli strinsi il polso e aumentai io la pressione. «Adesso no.»
Il sorriso sparì. La sua bocca tornò sulla mia.
Sentii il piacere concentrarsi rapidamente, ma non volevo arrivare subito all’orgasmo.
Volevo lui.
Gli tirai giù i pantaloni e lo avvicinai. Per qualche secondo ci toccammo senza un ordine preciso: la mia mano su di lui, la sua tra le mie gambe, baci interrotti dal respiro, il bordo del letto contro la parte posteriore delle cosce.
Quando pronunciai il suo nome, Fabio si fermò appena. Non me n’ero accorta finché non lo sentii.
«Fabio.»
Quella volta lo dissi volontariamente.
Lui mi guardò.
Il fatto che fosse proprio il suo nome, e non soltanto il nome dell’uomo con cui stavo facendo sesso, mi fece sentire il calore salire fino al viso.
Fabio mi baciò più forte. Poco dopo prese il preservativo. Quando tornò davanti a me, gli misi una mano sul petto.
«Siediti.»
Lui sollevò un sopracciglio. «Adesso fai troppe domande anche tu.»
Rise e si sedette più indietro sul letto.
Lo seguii e mi misi sopra di lui. Per un momento restammo così, vicini, senza muoverci. Fabio mi prese i fianchi.
Fui io a guidarlo dentro di me.
La sensazione mi tolse il respiro per un istante. Non era più la scoperta della prima volta.
Il mio corpo riconobbe qualcosa.
Mi abbassai lentamente. Fabio inspirò forte. Gli appoggiai entrambe le mani sul petto.
«Non muoverti.»
«Questa è nuova.»
«Fabio.»
«Sto zitto.»
Cominciai a muovermi io. All’inizio piano, non perché fossi incerta. Volevo sentire ogni differenza: la pressione più profonda quando inclinavo il bacino, le sue dita che si stringevano sui fianchi, il modo in cui il suo respiro diventava irregolare quando aumentavo.
Non avevo Alessandro davanti agli occhi. Non avevo bisogno di averlo.
E questa volta non mi fermai.
Fabio cercò di accompagnare il mio ritmo. Gli appoggiai una mano sulla spalla.
«Lascia fare a me.»
Mi guardò. Poi obbedì.
Quella piccola resa mi eccitò più di quanto mi aspettassi.
Accelerai.
Il letto cominciò a muoversi appena sotto di noi. Fabio mi prese un seno con una mano e mi tirò più vicino con l’altra. Il mio respiro gli arrivava direttamente sulla bocca.
Sentivo il piacere crescere in modo diverso dalla prima volta: non qualcosa che lui mi stava dando, ma qualcosa che stavo cercando io sul suo corpo.
Quando trovai il ritmo giusto chiusi gli occhi.
«Così» disse Fabio.
Sorrisi senza fermarmi. «Adesso la recensione la fai tu?»
«Cinque stelle.»
Risi e il movimento mi fece perdere per un secondo il ritmo. Fabio rise con me, poi mi prese il viso e mi baciò. La risata sparì quasi subito.
Continuai a muovermi.
Più forte.
Le sue mani sui miei fianchi. Il calore sotto la pelle. Il respiro sempre più corto.
Quando il piacere iniziò a diventare troppo intenso, sentii l’istinto di rallentare.
Non lo feci.
Fabio mi guardava.
Non avevo nessuno da controllare.
Solo lui.
L’orgasmo arrivò mentre ero ancora sopra di lui. Mi piegai sul suo petto senza smettere subito di muovermi. Il corpo ebbe due o tre contrazioni così forti che dovetti stringergli le spalle.
Fabio pronunciò il mio nome.
Rimasi ferma per qualche secondo. Poi sentii le sue mani spostarmi appena.
«Aspetta.»
«No.»
Alzai la testa.
«Non hai finito.»
Il suo sguardo cambiò.
Mi sollevai appena e ripresi, più lentamente all’inizio. Fabio adesso si muoveva insieme a me. Il ritmo divenne meno preciso. Più fisico. Sentivo il suo bacino incontrare il mio, il respiro spezzarsi, le dita stringersi.
«Guardami.»
Lo dissi senza sapere perché.
Fabio aprì gli occhi.
Continuai finché sentii il suo corpo perdere coordinazione sotto di me. Il movimento diventò più corto.
Poi si fermò.
Rimase con le mani sui miei fianchi e il petto che si alzava velocemente. Io non mi spostai subito. Per qualche secondo restammo uno contro l’altra senza parlare.
Poi Fabio disse: «Questa volta il bicchiere è salvo.»
Scoppiai a ridere e gli appoggiai la fronte sulla spalla. «Sei incapace di stare zitto fino alla fine.»
«Coerenza.»
Gli diedi un piccolo colpo sul petto.
Quando mi alzai, sentii improvvisamente il silenzio della stanza.
Non era più minaccioso.
Mi rivestii lentamente. Fabio infilò la camicia senza abbottonarla.
Prima di aprire la porta mi guardò. «Adesso?»
«Adesso cosa?»
«Ti sei dimenticata di lui?»
La domanda mi fermò.
Ci pensai davvero.
«No.»
Fabio aspettò.
«Ma non avevo bisogno di ricordarmelo continuamente.»
Fu la risposta più vera che avevo.
Tornammo in soggiorno. Non c’era nessuno. Dal fondo del corridoio arrivò una risata.
Alessandro.
La riconobbi immediatamente.
La prima volta quella risata mi aveva fatto sentire in ritardo. All’inizio di quella sera mi aveva fatto chiedere cosa stesse succedendo senza di me.
Adesso sorrisi.
«Aspettiamo?» chiese Fabio.
«Sì.»
Ci sedemmo sul divano.
Qualche minuto dopo si aprì la porta della camera.
Marta uscì per prima.
Indossava una camicia blu.
La camicia di Alessandro.
Mi scappò una risata. Lei abbassò gli occhi su di sé e capì.
«Era più comoda.»
Dietro di lei comparve mio marito, a torso nudo.
«Bugia» disse.
Marta gli diede una spinta con il gomito.
Fabio scosse la testa. «La discrezione è morta.»
Alessandro venne verso di me. Per un istante ci guardammo senza sapere quale fosse il gesto giusto. Poi mi tese una mano. La presi. Mi tirò in piedi e mi baciò.
Il mio corpo lo riconobbe subito: il modo in cui mi teneva il viso, il suo odore, la pressione delle labbra.
Non cancellò ciò che era appena successo con Fabio.
E non ne avevo bisogno.
Quando ci staccammo rimase con la fronte contro la mia.
«Quindi?»
«Quindi cosa?»
«Prima eri tornata indietro.»
Annuii.
«Stavolta no.»
«No.»
Alessandro respirò lentamente. «E com’è stato?»
Guardai Fabio. Era seduto accanto a Marta. Lei indossava ancora la camicia di mio marito.
«Diverso.»
«Da me?»
La domanda mi fece sorridere. «Certo che è diverso da te.»
«Non intendevo quello.»
Lo sapevo. Gli sfiorai il collo.
«Stavolta non mi sembrava più di fare qualcosa con un altro uomo.»
Aspettò.
«Mi sembrava di farlo con Fabio.»
Gli occhi di Alessandro andarono verso di lui. Poi verso Marta. Quando tornò su di me avevano un’espressione che conoscevo meno.
«Capisco.»
«Davvero?»
Guardò ancora Marta. «Sì.»
Non chiesi altro.
Non lì.
Più tardi, in macchina, restammo in silenzio per diversi minuti. Alessandro guidava con una mano sul volante. Io guardavo le luci scorrere sul finestrino.
Avevo una domanda in testa.
Non riguardava più quello che aveva fatto con Marta. Quello ormai sapevo di poterlo sopportare.
La domanda era peggiore.
«Ale.»
«Dimmi.»
Mi voltai verso di lui.
*Se io non fossi stata parte di questa storia, avresti avuto comunque voglia di rivederla?*
Le parole arrivarono fino alla bocca.
Poi si fermarono.
«Niente.»
Alessandro mi guardò per un istante e tornò alla strada.
«Prima o poi me la farai.»
Abbassai gli occhi sulla sua mano. La presi.
«Sì.»
La prima volta avevamo scoperto di poter desiderare altri corpi.
La seconda avevamo scoperto che quei corpi avevano un nome.
E la domanda che mi faceva davvero paura era capire cosa sarebbe successo quando avessimo cominciato a desiderare anche le persone che c’erano dentro.
**La nostra storia continua.**
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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