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Scambio di Coppia

Il primo scambio che rischiò di finire subito


di CompliceDiscreto88
28.08.2026    |    774    |    1 8.0
"Era come se fino a quel momento una parte del mio desiderio avesse avuto il freno tirato..."
Il primo bacio con Fabio fu così brutto che per cinque secondi pensai che il nostro primo scambio fosse già finito.

Non brutto perché lui non sapesse baciare. Brutto proprio nel senso più stupido possibile.

Io girai la testa a destra nello stesso momento in cui lui fece lo stesso. Ci fermammo. Provammo dall’altra parte e lo facemmo entrambi di nuovo. La terza volta ci urtammo con il naso.

Fabio si staccò.

Io rimasi con una mano appoggiata sulla sua spalla e un pensiero solo in testa.

Perfetto.

Tre settimane a parlare di quella serata. Due incontri per conoscerci. Ore passate con Alessandro a chiederci cosa ci avrebbe fatto stare bene e quanto sarebbe stato strano vedere l’altro con qualcuno.

Ed ero riuscita a rovinare tutto al primo bacio.

Poi Fabio scoppiò a ridere. Non forte. Quasi trattenendosi.

Fu peggio.

«Scusa» dissi.

Lui si passò una mano sulla bocca. «No, aspetta. È colpa mia. Direi che come prima impressione potevo fare meglio.»

Quella frase mi fece ridere. Prima piano. Poi davvero.

Alle nostre spalle sentii ridere anche Marta.

Mi voltai. Era seduta sul divano accanto a mio marito. Alessandro aveva una mano sulla sua coscia, ma entrambi ci stavano guardando.

«Tutto bene?» chiese lui.

«Benissimo. Siamo molto eleganti.»

Fabio alzò una mano. «Io soprattutto.»

Marta sorrise. «Vi prego, non diventate improvvisamente seri. Sarebbe inquietante.»

Fu la prima volta quella sera che sentii le spalle abbassarsi. Non del tutto. Abbastanza.

Eravamo a casa loro, in un soggiorno grande, con luci basse, musica che nessuno stava più ascoltando e quattro bicchieri sul tavolino.

Avevamo finito di cenare da quasi un’ora parlando come quattro persone normali che stavano facendo qualunque cosa tranne aspettare il momento in cui qualcuno avrebbe toccato qualcun altro.

Poi Marta aveva appoggiato una mano sulla gamba di Alessandro. Io avevo visto il gesto. Fabio aveva visto me vederlo.

E da lì eravamo arrivati a quel bacio disastroso.

Fabio mi guardò di nuovo. «Possiamo anche fare finta che quello non sia successo.»

«Impossibile.»

«Allora posso riprovare?»

Stavolta non guardai Alessandro.

«Sì.»

Fabio si avvicinò più lentamente.

Il secondo bacio fu semplice. Le sue labbra toccarono le mie e, dopo un istante, aprii leggermente la bocca.

La sua mano arrivò al mio fianco e sentii il pollice muoversi sopra il tessuto del vestito. Niente di straordinario, eppure il mio corpo reagì subito. Gli misi una mano dietro il collo.

Fabio capì. Il bacio cambiò.

Questa volta non ridemmo. Quando ci separammo avevo il respiro più corto.

«Meglio» dissi.

«Grazie per la recensione.»

Poi sentii Marta parlare.

«Alessandro.»

Mi voltai. Lei gli aveva preso la mano.

«Se continui a chiedermi con gli occhi se va bene, finisce che mi passa la voglia.»

Marta sorrideva, ma aveva ragione. Conoscevo perfettamente quella faccia di Alessandro.

Solo che quella sera la stava usando con lei e contemporaneamente controllava me.

«Non sto chiedendo niente» disse.

Marta inclinò la testa. «Lo stai facendo adesso.»

Alessandro cercò subito il mio sguardo.

Per un istante sentii l’impulso di rassicurarlo. Poi mi fermai.

«Ha ragione.»

Lui sollevò un sopracciglio. «Anche tu?»

«Anche io.»

Marta si avvicinò al suo orecchio. «Vedi? Siamo già due contro uno.»

Alessandro rise.

E qualcosa cambiò.

Smise di cercare una risposta sul mio viso e si voltò verso Marta.

Lei gli mise una mano dietro la nuca e lo baciò.

Il loro bacio partì meglio del nostro. Molto meglio.

Marta era più sicura. Alessandro all’inizio rimase un po’ rigido, poi le mise una mano sulla schiena e la seconda sul fianco.

Sentii qualcosa chiudersi nello stomaco.

Fabio mi sfiorò il polso. «Tutto bene?»

Guardai ancora loro due. «Non lo so ancora.»

Fabio annuì e rimase accanto a me.

Marta stava dicendo qualcosa contro la bocca di Alessandro. Lui rise.

Era la stessa risata che conoscevo da anni. Solo che non ero stata io a provocarla.

Fabio mi sfiorò il fianco.

«Vuoi che mi fermi?»

«No.»

«Sicura?»

«Baciami prima che cambi idea.»

Quello fu il bacio in cui smisi di pensare al primo.

La sua mano scivolò dalla vita alla schiena e io gli aprii appena la camicia sul collo. Quando mi baciò sotto l’orecchio chiusi gli occhi.

Il mio corpo ebbe una risposta molto più netta di quella che mi aspettavo.

Dall’altra parte del soggiorno sentii Marta ridere.

Aprii gli occhi.

Lei era quasi sdraiata, Alessandro sopra di lei. Mio marito le stava baciando il collo.

E sembrava a suo agio.

Più di me.

Quel pensiero mi rovinò il momento.

Improvvisamente iniziai a chiedermi se stessi andando troppo piano. Se Alessandro e Marta fossero già molto più avanti. Se il problema fossi io.

Fabio provò a baciarmi di nuovo. Io risposi, ma male.

Lui se ne accorse e si fermò.

«Ehi.»

«Che c’è?»

Mi guardò per qualche secondo. Poi indicò appena con il mento il divano.

«Non dobbiamo recuperare niente.»

La frase mi colpì.

«Cosa?»

«Li stai guardando come se foste in ritardo.»

Sentii il viso scaldarsi. «Non è vero.»

Fabio sorrise appena.

Mi lasciai sfuggire un respiro. «Sono ridicola.»

«No.»

«È che loro sembrano…»

«Loro.»

Poi indicò me e lui.

«Noi siamo qui.»

Abbassai lo sguardo. La sua mano era ancora sul mio fianco.

Non mi stava trattenendo. Era semplicemente lì.

«Non dobbiamo recuperare niente» ripeté.

Quella volta gli credetti.

Gli presi il viso e lo baciai io. Più forte.

Fabio fece un piccolo verso contro la mia bocca. Mi piacque.

Le sue mani scesero lungo la schiena e mi tirarono più vicina.

Marta disse qualcosa ad Alessandro. Non capii cosa.

E per la prima volta non cercai di capirlo.

Fabio mi fece sedere sul bordo della poltrona e si inginocchiò davanti a me. Mi baciò un ginocchio, poi l’interno della coscia, sopra il vestito.

Mi accorsi che avevo ancora le scarpe.

«Ho ancora le scarpe.»

Lui guardò in basso. «Molto raffinato.»

«È la nostra serata elegante.»

Fabio me ne tolse una. La seconda gli sfuggì di mano e colpì la gamba del tavolino.

Uno dei bicchieri si inclinò.

Fabio lo afferrò per un soffio.

Dal divano arrivò la voce di Alessandro. «Tutto sotto controllo?»

Fabio alzò il bicchiere. «Assolutamente.»

Scoppiammo tutti a ridere.

Quella risata cambiò definitivamente la serata.

Forse fino a quel momento stavamo ancora cercando di trasformare una fantasia in qualcosa di perfetto. Dopo quel bicchiere quasi rovesciato smettemmo.

Fabio si alzò e io lo tirai di nuovo verso di me.

Questa volta quando mi baciò non pensai a come apparivo, a quanto tempo fosse passato o se Alessandro ci stesse guardando.

Le mani di Fabio salirono sotto il mio vestito.

Quando arrivarono più in alto gli presi il polso. Lui si fermò immediatamente.

Per un istante pensò che volessi allontanarlo.

Invece guidai la sua mano.

Più vicino.

Fabio capì.

Il primo contatto attraverso la biancheria mi fece inspirare troppo forte. Io mossi appena il bacino verso la sua mano.

Quel piccolo movimento mi imbarazzò e allo stesso tempo mi eccitò ancora di più.

Sentii Alessandro pronunciare il nome di Marta.

Mi voltai.

Lei aveva la camicetta aperta. Mio marito le stava baciando il seno e Marta aveva una mano nei suoi capelli.

Fabio seguì il mio sguardo. «Vuoi guardare?»

«Sì.»

Continuò a toccarmi mentre io guardavo mio marito.

Per qualche secondo fu quasi troppo.

Le dita di Fabio. Il respiro di Marta. La bocca di Alessandro sulla sua pelle.

Il pensiero che entrambe quelle cose stessero succedendo davvero.

Fabio mi baciò il collo. «Sei bagnata.»

Sentii il viso incendiarsi. «Lo so.»

«Bene.»

«Non montarti la testa.»

«Troppo tardi.»

Lo baciai per farlo stare zitto.

Da lì in poi nessuno dei quattro sembrò più interessato a fare le cose nel modo giusto.

Marta si alzò dal divano, con la camicetta ormai aperta, e andò a prendere dell’acqua.

Alessandro la seguì con gli occhi.

Lei se ne accorse.

«Adesso non guardarla.»

Il tono era leggero.

Ma la frase cadde nella stanza.

Alessandro guardò me per riflesso.

Io avevo Fabio tra le gambe, ancora inginocchiato davanti alla poltrona.

Per un istante ci trovammo.

Avrei potuto rassicurarlo.

Invece dissi:

«Ha ragione.»

Marta tornò verso di lui. «Hai sentito tua moglie.»

Alessandro sorrise. «Siete terribili.»

«Smettila di controllare.»

Marta gli prese la mano e lo riportò verso il divano.

Questa volta mio marito non guardò indietro. Lo vidi chinarsi su di lei, baciarla e continuare.

Qualcosa dentro di me cedette.

Era come se fino a quel momento una parte del mio desiderio avesse avuto il freno tirato.

Fabio mi guardava dal basso. «Cosa è successo?»

Gli infilai le dita nei capelli.

«Vieni qui.»

Mi alzai dalla poltrona.

Gli tolsi la camicia. Lui mi sfilò il vestito sopra la testa.

Rimasi in biancheria davanti a lui.

Per la prima volta quella sera non sentii il bisogno di coprirmi.

Fabio mi guardò. Prima il viso. Poi il seno. Poi più in basso.

Quello sguardo mi fece sentire desiderata in un modo diverso da quello di Alessandro.

Non migliore.

Diverso.

E finalmente smisi di confrontarli.

Gli aprii la cintura. Le mie dita tremavano appena.

Fabio lo notò.

«Non dirlo.»

«Cosa?»

«Che sono agitata.»

«Stavo per dire che anche io lo sono.»

Lo guardai. «Davvero?»

«Certo.»

Quella risposta mi piacque quasi quanto tutto il resto.

Gli abbassai i pantaloni. Lui fece lo stesso con la mia biancheria.

Quando rimasi nuda davanti a lui, sentii un brivido lungo la schiena.

Fabio mi baciò e mi prese per i fianchi, facendomi scendere sul tappeto davanti alla poltrona.

Mi baciò il collo, il seno, poi più in basso.

Quando la sua bocca arrivò tra le mie gambe chiusi gli occhi.

La prima sensazione fu il calore. Poi la lingua. Poi il fatto che non avevo più nessuna intenzione di essere discreta.

Mi uscì un gemito.

Fabio rallentò.

Io gli misi una mano sulla testa.

«Non rallentare.»

Riprese.

Dall’altra parte della stanza sentii Marta ansimare.

Aprii gli occhi.

Alessandro era sul divano con lei. Marta gli stava sfilando la maglia.

Poi gli disse qualcosa all’orecchio.

Lui rise.

Quella risata che poco prima mi aveva messo in difficoltà adesso mi attraversò in un altro modo.

Fabio aumentò appena la pressione. Il piacere arrivò più veloce.

Mi accorsi che stavo guardando mio marito mentre un altro uomo mi faceva godere.

E non sentivo di stare facendo qualcosa contro di lui.

Lo stavo facendo accanto a lui.

Fabio cambiò ritmo.

«Così.»

La parola uscì da sola.

Lui continuò.

Poi vidi Alessandro alzarsi dal divano.

Marta era davanti a lui. Si baciarono. Lei gli aprì i pantaloni.

Volevo vedere cosa sarebbe successo e contemporaneamente non volevo che Fabio smettesse.

Le due cose si incastrarono.

Marta scese davanti a mio marito.

La scena mi colpì così forte che strinsi le gambe attorno alle spalle di Fabio.

L’orgasmo arrivò quasi subito dopo.

Non elegante. Non silenzioso.

Mi piegai contro il tappeto cercando di riprendere fiato.

Quando riaprii gli occhi Fabio mi stava guardando.

«Tutto bene?»

Risi. «Adesso sì.»

Si chinò e mi baciò.

Gli presi il viso.

«Adesso tocca a me.»

Fabio sorrise. «Questa frase mi piace.»

«Non rovinare il momento.»

Mi alzai sulle ginocchia, lo baciai sul petto e scivolai più in basso.

Sentii il suo respiro cambiare quando lo presi in bocca.

Fu strano.

Non perché non avessi mai fatto quel gesto.

Ma perché non era Alessandro.

Un corpo diverso. Un odore diverso. Un modo diverso di reagire.

Fabio mi mise una mano tra i capelli, senza spingere.

Quando sollevai gli occhi, vidi che mi stava guardando.

Non distolsi lo sguardo.

Dietro di lui Marta si era alzata.

Adesso era Alessandro a toccarla.

Non riuscii a vedere tutto.

E per la prima volta non ne ebbi bisogno.

Fabio mi sfiorò la guancia.

«Aspetta.»

Prese un preservativo e, pochi istanti dopo, tornò sopra di me.

Quando lo sentii entrare trattenni il respiro.

Non per dolore.

Per la consapevolezza.

Un altro uomo.

Il pensiero durò forse un secondo. Poi diventò una sensazione.

Pressione. Calore. Movimento.

Fabio entrò lentamente e si fermò.

«Va bene?»

Gli misi una mano dietro la nuca. «Sì.»

Si mosse di nuovo.

Il mio corpo iniziò ad adattarsi al suo ritmo.

Era diverso da Alessandro.

Fabio si muoveva lentamente all’inizio, quasi aspettando la mia risposta.

Io gliela diedi con il bacino.

Lui capì e aumentò.

Gli strinsi le spalle.

«Così.»

Dall’altra parte della stanza Marta gemette.

Fabio si fermò appena.

Io lo tirai verso di me.

«Non fermarti.»

Riprese, più deciso.

Il rumore dei nostri corpi si mescolò a quello del divano.

Poi Fabio cambiò angolazione e dovetti chiudere gli occhi.

Il piacere diventò più pieno.

Quando riaprii gli occhi vidi mio marito.

Era con Marta sul divano. Lei sopra di lui. Alessandro aveva le mani sui suoi fianchi.

Non mi stava guardando.

La cosa mi eccitò molto più di quanto avessi immaginato.

Perché finalmente non stava facendo qualcosa per me.

E io non stavo facendo qualcosa per lui.

Fabio affondò di nuovo.

Mi uscì un gemito.

«Più forte?» chiese.

«Sì.»

Aumentò il ritmo.

La stanza smise di avere ordine.

Fabio sopra di me sul tappeto. Marta sopra Alessandro sul divano.

Respiri. Pelle. Voci.

Nessuno sincronizzato con nessuno.

E proprio per questo tutto sembrava vero.

Sentii l’orgasmo risalire.

Io guardai ancora mio marito.

Marta gli aveva preso il viso tra le mani. Lo baciava mentre si muoveva su di lui.

Alessandro la stringeva.

Non c’era prudenza.

Non più.

Quel pensiero mi fece cedere.

Venni stringendo Fabio contro di me.

Quando il corpo si rilassò, lui continuò lentamente.

Poi il suo ritmo cambiò. Più corto. Meno preciso.

Pochi movimenti dopo si fermò.

Rimase sopra di me, respirando forte, poi aprì gli occhi.

«Come prima esperienza elegante…»

Scoppiai a ridere.

«Non dirlo.»

«…direi che abbiamo recuperato.»

Gli diedi una piccola spinta sul petto.

«Non dovevamo recuperare niente.»

Fabio sorrise. «Giusto.»

Si spostò accanto a me.

Dopo un po’ sentii il divano smettere di muoversi.

Marta e Alessandro erano rimasti abbracciati.

Per qualche secondo nessuno disse niente.

Poi Marta guardò verso di noi.

«Tutto bene?»

Fabio rispose: «Abbiamo quasi rovesciato un bicchiere.»

«Quello l’avevo visto.»

«Il resto meglio.»

Ridemmo tutti.

La stessa risata dell’inizio.

Solo che adesso eravamo nudi.

Più tardi ci rivestimmo lentamente.

Fabio ritrovò la mia scarpa sotto il tavolino.

«Pensavo di tenerla come trofeo.»

«Dopo quel primo bacio non meriti trofei.»

Marta rise.

Alessandro mi guardò.

Aveva ancora quella faccia un po’ incredula che probabilmente avevo anch’io.

In macchina restammo in silenzio per quasi cinque minuti.

Poi lui mise una mano sulla mia coscia.

«Quando Fabio ti ha baciata la prima volta pensavo che avremmo chiamato un taxi dopo tre minuti.»

Lo guardai. «Anch’io.»

Rise.

«Poi però…»

«Poi però cosa?»

Alessandro rimase qualche secondo senza rispondere.

«Poi ti ho vista smettere di provarci.»

«Provare cosa?»

«A fare tutto bene.»

Guardai fuori dal finestrino.

Le luci della strada scorrevano sul vetro.

«Anche tu.»

«Sì.»

Gli presi la mano.

Pensavo che la parte difficile fosse stata iniziare.

Pensavo che, dopo quella sera, avessimo finalmente capito come funzionava.

Mi sbagliavo.

Quella era stata soltanto la nostra prima volta.

E la seconda ci avrebbe messo molto più in difficoltà.

La nostra storia continua.
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