Più piano. A lei piace così
Quella non gliel'avevo spiegata.
Due ore prima eravamo davanti allo chalet con due borsoni, una bottiglia di vino e la strana sensazione di aver organizzato qualcosa di molto preciso senza sapere cosa sarebbe realmente successo. Marta guardò la piccola casa di legno circondata dal bosco. «Carino.» Le chiesi se parlasse dello chalet o dell'idea di passare la notte con due persone che tre settimane prima erano soltanto nomi e fotografie su uno schermo. Mi diede una gomitata ridendo. Lo faceva sempre più del necessario quando era nervosa.
Matteo e Serena arrivarono poco dopo. Li avevamo conosciuti sul sito, poi erano arrivati i messaggi di gruppo, qualche fotografia e una lunga videochiamata. Serena aveva proposto lo chalet proprio per evitare la classica cena in cui due coppie trascorrono ore a chiedersi se dopo succederà qualcosa. C'erano due camere matrimoniali: potevamo stare insieme, dormire lì e tornare a casa il mattino seguente anche senza esserci mai sfiorati.
Dal vivo Serena era ancora più spontanea che in video e ci abbracciò come se ci conoscessimo già. Matteo era diverso da come me l'ero immaginato: quarantasei anni, fisico asciutto, capelli corti leggermente brizzolati, nessun bisogno apparente di dimostrare qualcosa. Notai soprattutto come guardava chi aveva davanti. Quando salutò Marta con due baci sulle guance, lei sorrise mezzo secondo più del necessario. Una cosa insignificante per chiunque altro.
Non per suo marito.
La cena durò poco più di un'ora. Parlammo delle solite cose e per buona parte del tempo avremmo potuto davvero essere quattro amici in montagna, se non fosse stato per piccoli dettagli che ormai notavo continuamente: Marta che rideva alle battute di Matteo, lui che le riempiva il bicchiere, le loro dita che si sfioravano prendendo il pane. Fu Serena a rompere la finzione. «Tre settimane che parliamo anche di sesso e dal vivo sembriamo quattro colleghi a una cena aziendale.»
Da lì finimmo finalmente a parlare del motivo per cui eravamo lì. Quando Serena chiese come fossimo arrivati a desiderare un incontro del genere, Marta rispose: «Curiosità.» Poi ci pensò meglio. «Paura e curiosità.» Le chiesi cosa intendesse. «La paura di vedere qualcosa che vuoi vedere da tanto e poi scoprire che, una volta visto, non puoi più far finta di niente.»
Fu Matteo, poco dopo, a dire che stare insieme per molti anni significava finire per conoscere il manuale d'istruzioni del proprio partner. Serena gli lanciò uno sguardo divertito. «Questa me la segno.» Marta raccontò che quando ero nervoso facevo battute. Serena confermò che ne avevo già fatte almeno venti. Io dissi che Matteo invece sembrava il tipo che diventava silenzioso. «Esatto», rispose Serena. «Vedete? State già imparando.»
Mezz'ora dopo eravamo davanti al camino. Serena si sedette vicino a me, Marta accanto a Matteo. Nessuno aveva concordato quella disposizione e nessuno la modificò. Serena tornò sul famoso manuale. «Facciamo una prova. Per cinque minuti nessuno può toccare il proprio compagno. Può soltanto dire a qualcun altro cosa fare.» Specificò subito che chiunque poteva interrompere il gioco in qualunque momento.
Marta guardò me. «Tu?»
Appoggiai il bicchiere. «Va bene.»
All'inizio sembrò quasi innocente. Matteo mi disse di mettere una mano sulla spalla di Serena, poi di spostarla verso la nuca. Quando arrivò il mio turno, lui aspettò davanti a Marta con la mano sollevata. «Non partire dalle mani», gli dissi.
«Da dove?»
Indicai il collo. «Sotto i capelli.»
Le sfiorò la nuca e Marta inspirò più profondamente. Gli spiegai di non accarezzarla in modo continuo, di fermarsi ogni tanto e lasciarle aspettare il contatto successivo. Matteo eseguiva senza fretta. Contemporaneamente suo marito mi insegnava Serena: mi disse che preferiva sentire una mano ferma sulla pelle invece di una carezza continua. Provai e lei chiuse gli occhi.
Fu in quel momento che capii quanto fosse intimo quel gioco. Non stavamo semplicemente permettendo a qualcuno di toccare il nostro partner. Stavamo consegnando anni di conoscenze: il punto del collo che cambia un respiro, una pausa che aumenta il desiderio, il modo in cui un corpo chiede qualcosa prima ancora della bocca. Marta ascoltava me raccontarla a un altro uomo e sembrava eccitata quasi quanto dal suo contatto.
Quando Matteo si avvicinò al suo viso, nessuno rideva più. Gli dissi di fermarsi abbastanza vicino da poter sentire il suo respiro. Lui guardò me. La cosa mi provocò contemporaneamente sicurezza e fastidio. Guardai mia moglie e vidi i suoi occhi abbassarsi per una frazione di secondo sulla bocca di lui.
«Quando fa così...» dissi.
Non terminai la frase.
Matteo capì. La baciò.
Il primo bacio fu breve e prudente. Marta mi guardò immediatamente dopo, come se la fantasia avesse appena attraversato per la prima volta il confine della realtà. Non le diedi il cenno rassicurante che avevo sempre immaginato di darle. Rimasi semplicemente fermo. Lei sostenne il mio sguardo per qualche secondo, poi tornò verso Matteo e questa volta fu lei a baciarlo.
Serena mi prese il viso tra le mani e fece la stessa cosa con me.
Quando tornai a guardare Marta, Matteo aveva una mano sotto il bordo della sua maglia. «Più piano», gli dissi. Lui rallentò. «A lei piace così.»
Poi si fermò.
Non gliel'avevo detto.
Rimase immobile abbastanza da farle desiderare che riprendesse, quindi tornò esattamente nello stesso punto. Marta chiuse gli occhi e gli andò leggermente incontro con il fianco. Matteo osservò la reazione, aspettò ancora e ripeté il gesto.
Sentii una stretta nello stomaco.
Fino a quel momento ero stato io a insegnargli Marta.
Adesso stava imparando da lei.
Matteo si fermò comunque e mi guardò ancora. Marta aprì gli occhi e fece altrettanto. Continuare a impartire istruzioni avrebbe significato impedirmi proprio quello che, a quel punto, desideravo vedere.
«Adesso non chiedermelo più», dissi. Matteo rimase fermo. Feci un piccolo cenno verso Marta. «Guarda lei.»
Questa volta, quando la baciò, non cercò più i miei occhi.
Il gioco delle istruzioni si sciolse senza che nessuno lo dichiarasse. Serena mi tolse la maglia mentre Marta infilava le dita sotto quella di Matteo. Una camicia cadde sulla poltrona, una sul tappeto. Serena rise quando un bottone rimase incastrato e per qualche secondo quell'imperfezione rese tutto ancora più vero. Non eravamo quattro personaggi di una fantasia perfetta. Eravamo quattro persone che avevano davvero deciso di provare.
Marta rimase in reggiseno davanti a Matteo e, quasi istintivamente, portò un braccio davanti al seno. Lui si fermò. Non cercò di spostarlo. Mia moglie lo guardò per qualche secondo, quindi abbassò da sola il braccio e gli prese entrambe le mani, portandosele sui fianchi.
La vidi scegliere.
Quella fu la prima cosa che mi eccitò davvero più della semplice nudità.
Matteo le passò le dita sulla schiena e raggiunse la chiusura del reggiseno. Marta si girò appena e gliela offrì. Quando il tessuto cadde, vidi lui fermarsi a guardarla. Non cercò di nascondere il desiderio. Marta se ne accorse e il modo in cui sollevò appena il petto mi disse che le piaceva.
Sentii Serena avvicinarsi al mio collo. «Stai ancora controllando loro», sussurrò.
«Un po'.»
«E me?»
Mi voltai verso di lei.
«Sto imparando.»
La baciai e questa volta lasciai Marta fuori dal mio campo visivo per qualche minuto. Serena aveva un modo più diretto di cercare il contatto, meno esitante. Mi portò una mano sul seno e, quando cercai di ricordare ciò che Matteo mi aveva spiegato poco prima, mi fermò sorridendo. «Adesso puoi anche scoprirlo da solo.»
La frase mi colpì.
Era esattamente ciò che stava accadendo dall'altra parte.
Serena scese lentamente davanti a me, lasciando le mani sui miei fianchi mentre mi apriva i pantaloni. La guardai abbassarsi e subito dopo alzai gli occhi verso Marta. Anche lei era davanti a Matteo. Per un attimo incrociammo lo sguardo da pochi metri di distanza: mia moglie con un altro uomo tra le mani, io con sua moglie davanti a me.
Marta sorrise.
Fu un sorriso breve, sporco di complicità.
Poi guardò di nuovo Matteo.
Serena mi liberò completamente e cominciò a esplorarmi con la bocca senza quella timidezza che aveva accompagnato i primi contatti. Sentii il piacere salire e, nello stesso momento, vidi Marta fare qualcosa che conoscevo molto bene. Quando desiderava provocarmi, teneva gli occhi su di me. Quella volta invece guardava Matteo.
Non lo stava facendo per eccitare suo marito.
Lo stava facendo perché voleva lui.
Quella consapevolezza mi arrivò addosso insieme al piacere che Serena mi stava dando.
Matteo prese Marta per i capelli con delicatezza, più per guidarla che per trattenerla. Lei reagì subito. Non perché glielo avessi detto io. Lo aveva capito lui.
Un'altra piccola fitta.
Poi le coppie si mescolarono di nuovo. Marta mi raggiunse e mi baciò con il sapore dell'altro ancora sulla bocca, Serena passò accanto al marito lasciandogli una carezza sul viso e tornò da me. Nessuno sembrava voler formare due coppie nuove e separate. Continuavamo a cercarci tutti e quattro, a tornare per un istante dal nostro partner prima di allontanarci di nuovo.
Matteo si sedette sul divano e Marta gli rimase davanti completamente nuda. La osservava senza toccarla. Lei sostenne quello sguardo qualche secondo, quindi gli si avvicinò fino a mettere le ginocchia ai lati delle sue gambe. Gli passò le mani sulle spalle e lo baciò.
Mi accorsi che non mi aveva guardato prima di farlo.
La gelosia arrivò netta.
E insieme ad essa arrivò l'eccitazione ancora più forte.
Serena se ne accorse e mi prese per mano. «Ti piace.»
Non era una domanda.
Guardai Marta avvinghiata a suo marito. «Sì.»
«Anche se ti dà fastidio.»
La guardai. «Soprattutto perché mi dà fastidio.»
Serena sorrise e mi attirò verso di sé.
Quando poco dopo Marta si sdraiò sul divano e Matteo si mise tra le sue gambe, rimasi abbastanza vicino da poter vedere ogni cambiamento sul volto di mia moglie. All'inizio lo osservava, quasi curiosa di scoprire come sarebbe stato. Matteo la baciò sul ventre e poi più in basso. Marta inspirò bruscamente quando la sua bocca arrivò su di lei.
Conoscevo quel suono.
Matteo no.
Almeno non ancora.
Lo vidi provare, cambiare pressione, osservare ogni risposta. Marta gli appoggiò una mano sulla testa ma non lo guidò subito. Lo lasciò cercare. Quando lui trovò il modo giusto, il suo bacino gli andò incontro quasi involontariamente.
Io avrei saputo riconoscerlo a occhi chiusi.
Matteo lo imparò in pochi minuti.
Fu la cosa più eccitante e irritante della serata.
Serena si inginocchiò accanto a Marta, la baciò sulla bocca e per qualche istante le due donne rimasero così mentre Matteo continuava tra le gambe di mia moglie. Mi avvicinai. Marta mi tese una mano e la presi. Il suo respiro era già cambiato; sentivo le dita stringersi intorno alle mie ogni volta che il piacere saliva.
«Sta imparando in fretta», le sussurrai.
Aprì gli occhi.
«Sei geloso?»
«Sì.»
Mi guardò qualche secondo. «Vuoi che smetta?»
Guardai Matteo tra le sue cosce, poi di nuovo lei.
«No.»
Marta sorrise e richiuse gli occhi.
Poco dopo venne con la mano ancora stretta alla mia. Sentii il suo corpo irrigidirsi, il respiro spezzarsi e le dita serrarsi fino a farmi quasi male. Per qualche secondo Matteo continuò a seguirla senza cambiare nulla, come se avesse già imparato che in quel momento non doveva fare altro.
Quando Marta si rilassò sul divano mi guardò.
«Questo glielo avevi detto?»
Scossi la testa.
Rise ancora senza fiato.
«Allora è bravo.»
Quella frase avrebbe dovuto infastidirmi.
Invece mi eccitò.
Matteo salì verso di lei e la baciò. Marta gli mise entrambe le mani sul viso e ricambiò senza fretta. Io ero abbastanza vicino da sentire il loro respiro. Non c'era più niente di sperimentale in quel bacio.
Serena mi attirò verso il tappeto. Ci spogliammo del resto senza più alcuna esitazione. Quando presi il preservativo, vidi Matteo fare lo stesso. Quel dettaglio pratico e quasi banale rese improvvisamente chiaro che stavamo davvero arrivando fino in fondo.
Marta lo osservò mentre lo indossava.
Poi guardò me.
Non vidi una richiesta di permesso nel suo sguardo.
Soltanto una domanda diversa: ci sei ancora?
Annuii appena.
Lei tornò su Matteo e gli aprì spazio tra le gambe.
Al primo contatto la vidi irrigidirsi leggermente. Matteo si fermò immediatamente. Marta espirò, gli passò una mano dietro la nuca e fu lei a portargli il bacino incontro. Quando entrò completamente, il viso di mia moglie cambiò.
Conoscevo quel respiro.
Conoscevo la tensione delle cosce e il modo in cui abbassava il mento quando il corpo si adattava alla penetrazione.
Solo che quella sera ero a pochi centimetri da lei e non ero io a provocare nessuna di quelle reazioni.
Sentii Serena mettersi sopra di me. Mi guidò dentro di sé lentamente e per alcuni secondi mi concentrai soltanto sulla sensazione del suo corpo. Quando riaprii gli occhi vidi Marta e Matteo muoversi davanti a noi.
Per la prima volta nessuno guardava il proprio marito o la propria moglie.
Io scopavo Serena.
Marta scopava Matteo.
E tutti e quattro stavamo davvero godendo di qualcun altro.
La consapevolezza mi fece accelerare. Serena mi mise una mano sul petto. «Non avere fretta.» Era quasi la stessa indicazione che Matteo mi aveva dato all'inizio, ma ormai non ne avevo bisogno. Sentivo quando lei voleva più pressione e quando preferiva rallentare. Anche io stavo imparando.
Dall'altra parte Marta aveva trovato il proprio ritmo. All'inizio cercava ancora saltuariamente i miei occhi. Poi sempre meno. Matteo la teneva per i fianchi e lei gli andava incontro con movimenti più spontanei, senza aspettare niente da me.
A un certo punto cercarono entrambi di baciarsi e quasi si diedero una testata. Marta scoppiò a ridere.
Quella risata mi fece più male di un gemito.
Perché era naturale.
Per qualche secondo non vidi mia moglie che realizzava una fantasia insieme a me. Vidi semplicemente una donna divertirsi a letto con un uomo che le piaceva.
Serena seguì il mio sguardo e mi riportò verso di sé con una mano sul viso. «Adesso guarda me.» Lo disse sorridendo, ma obbedii. Per la prima volta da quando il gioco era iniziato smisi davvero di cercare Marta con la coda dell'occhio.
Serena mi attirò più vicino e cominciò a muoversi seguendo un ritmo che non aveva più niente a che fare con le indicazioni di Matteo. Ormai avevo imparato anch'io a riconoscere i suoi segnali: quando rallentare, quando lasciarla guidare, quando invece avvicinarla di più.
A un certo punto chiusi gli occhi.
Marta sparì.
Non perché non mi importasse più dove fosse, ma perché Serena riuscì finalmente a occupare tutto lo spazio che fino a quel momento avevo lasciato a mia moglie nella testa. Sentii il piacere crescere troppo velocemente per continuare a controllarlo e Serena se ne accorse. Mi tenne vicino mentre arrivavo all'orgasmo, senza smettere di guardarmi.
Quando riaprii gli occhi, la prima cosa che vidi fu Marta.
E dal suo sorriso capii che aveva visto tutto.
Non provai imbarazzo. Al contrario. Per la prima volta quella sera mi resi conto che non ero più soltanto quello che osservava sua moglie lasciarsi andare. Anche Marta aveva appena visto me perdere il controllo con un'altra donna.
E, stranamente, la cosa sembrava piacerle.
Serena rimase qualche secondo contro di me, con il respiro ancora corto. Mi accarezzò il viso e sorrise come se sapesse qualcosa che non aveva bisogno di spiegarmi. In quel momento capii che anche dall'altra parte il famoso manuale aveva cominciato a riscriversi. Matteo stava imparando Marta, ma Serena aveva appena imparato qualcosa di me.
Quando tornai a guardare mia moglie, lei aveva completamente smesso di controllare la mia reazione.
Chiuse gli occhi.
Affondò il viso nel collo di Matteo.
La sua mano, che fino a quel momento cercava ogni tanto la mia, rimase stretta alla sua schiena.
Per alcuni secondi non esistetti.
Quella fu la vera fitta.
Ebbi l'impulso di chiamarla per nome soltanto per costringerla a guardarmi. Non lo feci. Rimasi vicino a Serena, osservando mia moglie abbandonarsi a Matteo.
Ero geloso.
Finalmente non avevo più bisogno di trovare una parola diversa.
E non volevo che passasse.
Quando il piacere arrivò di nuovo sul volto di Marta, lo riconobbi prima ancora che lei cominciasse a tremare. Matteo accelerò, poi si accorse della sua reazione e rallentò proprio nel momento giusto.
Non gliel'avevo insegnato.
Marta venne contro di lui con gli occhi chiusi.
Non mi guardò.
La vidi stringergli le spalle e perdere completamente il ritmo per qualche secondo, il corpo attraversato da piccoli tremori mentre Matteo la teneva contro di sé.
Poi, ancora con gli occhi chiusi, allungò una mano verso di me.
Mi spostai abbastanza da raggiungerla e intrecciai le dita alle sue.
Non mi stava chiedendo di fermare niente.
Non mi stava chiedendo il permesso.
Voleva soltanto sentire che ero ancora lì.
Fu quello a cambiare tutto.
Mi chinai verso di lei e Marta mi attirò per la nuca. Mi baciò mentre Matteo era ancora dentro di lei e Serena mi accarezzava da dietro. Per qualche secondo non esistevano più due coppie né due uomini con due donne. C'eravamo soltanto noi quattro, nello stesso spazio, nello stesso piacere.
Quando ci separammo, Marta rimase vicina al mio viso.
«Tutto bene?»
Sorrisi.
«Non lo so.»
Lei rise piano.
«Perfetto.»
Più tardi eravamo tutti e quattro sul tappeto davanti al camino, sotto una coperta recuperata da Serena. C'erano vestiti ovunque e nessuno sembrava avere abbastanza energia per affrontare subito il significato di ciò che era successo. Matteo andò in cucina a prendere dell'acqua. Marta si sedette accanto a me e appoggiò la testa sulla mia spalla.
Guardai le scale che portavano al piano superiore e pensai alle due camere matrimoniali che ci avevano rassicurati quando avevamo prenotato. Una stanza per coppia: la garanzia implicita che, qualsiasi cosa fosse successa, alla fine ognuno sarebbe tornato dalla propria parte.
Marta mi prese la mano e cominciò a passare lentamente il pollice sul mio indice. Lo faceva da anni senza neppure rendersene conto.
Sorrisi.
Matteo aveva imparato parecchie cose di mia moglie quella sera. Eppure non avevo la sensazione che me ne fosse stata portata via nemmeno una.
Poi guardai Serena dall'altra parte del tappeto. Stava bevendo e, quando incrociò il mio sguardo, sorrise appena. Pensai a come mi aveva fermato quando acceleravo, a come aveva capito il momento esatto in cui avevo smesso di controllarmi, a quel «Adesso guarda me» detto proprio quando ne avevo bisogno.
Anche lei aveva imparato qualcosa di me.
E io qualcosa di lei.
«A cosa pensi?» chiese Marta.
«Al tuo famoso manuale d'istruzioni.»
«E?»
«Mi sa che non era aggiornato.»
Mi diede una piccola spinta con la spalla e tornò ad appoggiarsi a me. Rimase in silenzio per qualche secondo.
«Nemmeno il tuo.»
Questa volta guardai Serena prima di rispondere.
«No», dissi. «Direi proprio di no.»
Fu allora che capii che la parte più pericolosa della serata non era stata permettere a un altro uomo di conoscere qualcosa di mia moglie.
Era scoprire che c'erano ancora cose di lei che potevo conoscere anch'io.
E che, per una sera, avevamo entrambi permesso a qualcun altro di scoprirne qualcuna prima di noi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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