Mia moglie l'aveva già fatto. Io no.
Laura, quella sera, era la più nervosa dei due. Continuava a sistemare cose già sistemate: prima i bicchieri sul tavolo, poi i cuscini sul divano, poi di nuovo i bicchieri. Andò in bagno due volte in dieci minuti. Alla terza volta che la vidi controllare il telefono le dissi: «Quella che l'ha già fatto sei tu.» Si fermò e mi guardò. «Appunto.» «Appunto cosa?» Tornò a sistemare un bicchiere che non aveva bisogno di essere sistemato. «È diverso.» «Perché?» Esitò. «Perché stavolta ci sei tu.» Avrei voluto chiederle cosa intendesse, ma il citofono suonò proprio in quel momento.
Enrico aveva trentanove anni e una caratteristica che avevo notato già al primo aperitivo: quando era in imbarazzo parlava troppo. Nei primi quindici minuti riuscì a raccontarci del traffico, del parcheggio trovato dall'altra parte della strada, di un collega che aveva lasciato il lavoro e perfino del vino che aveva portato. Poi si fermò da solo e rise. «Sto parlando da dieci minuti, vero?» Laura scoppiò a ridere. «Almeno non dobbiamo riempire noi i silenzi.» Quella battuta sciolse qualcosa. Non tutto, ma abbastanza perché smettessimo di comportarci come tre persone che per caso erano finite nello stesso soggiorno.
Con Enrico mi trovavo bene. Non faceva il maschio alfa, non cercava di impressionarmi e, cosa che apprezzavo, non fingeva di non guardare Laura. La guardava eccome. Quando lei si alzò per prendere il vino, gli occhi gli scesero lungo le gambe e poi tornarono subito sul viso quando lei si girò. Laura se ne accorse. Io pure. Incrociammo lo sguardo per mezzo secondo e lei sorrise appena. Quella piccola conferma mi fece più effetto di quanto mi aspettassi.
La prima vera svolta arrivò senza che nessuno la organizzasse. Laura si sedette fra noi due sul divano, inizialmente con abbastanza spazio da sembrare una posizione casuale. Poi Enrico le disse qualcosa che non ricordo e lei si girò verso di lui ridendo. Le loro ginocchia si toccarono. Lui smise di parlare. Laura pure. Mi accorsi che improvvisamente era diventata molto silenziosa, e quello sì che lo conoscevo: quando era davvero eccitata non diventava più provocante, diventava più attenta a tutto.
Enrico le sfiorò una guancia con le dita, lasciandole tutto il tempo per allontanarsi. Laura non lo fece. Lo guardò ancora per qualche secondo e poi fu lei a chiudere la distanza. Li vidi baciarsi a mezzo metro da me. La scena che avevo immaginato per anni era finalmente davanti ai miei occhi e la prima cosa che provai non fu gelosia. Fu sorpresa. Laura baciava un uomo diverso da me e, contemporaneamente, sembrava esattamente Laura. Poi si staccò da Enrico, si girò verso di me e mi baciò. Quando tornò verso di lui mi si accese in testa quella vecchia frase: non sapevo più verso chi girarmi.
Negli anni Laura non mi aveva mai raccontato molto dei due uomini. Ricordava soprattutto sensazioni, momenti confusi, la stranezza di sentire due presenze contemporaneamente. Forse per questo, quando la vidi voltarsi di nuovo verso di me e poi ancora verso Enrico, ebbi per la prima volta la sensazione di capire davvero cosa avesse cercato di descrivermi tanti anni prima. La seconda volta che si voltò da me le presi il viso e la baciai più a lungo, sentendo Enrico accarezzarle una coscia. Laura lasciò che la sua mano salisse mentre teneva la bocca sulla mia. Poi si girò di nuovo verso di lui.
Mi misi dietro di lei, quasi di traverso sul divano, e le scostai i capelli dal collo. Enrico continuava a baciarla mentre io le aprivo lentamente la camicetta, un bottone alla volta. Laura aveva una mano sulla coscia di lui e l'altra dietro la mia nuca. La sentivo tirarmi più vicino ogni volta che la mia bocca passava dal collo alla spalla, mentre davanti a lei Enrico le teneva il viso fra le mani e la baciava con sempre meno prudenza.
La camicetta scivolò a terra. Le abbassai una spallina del reggiseno, poi l'altra, lasciandola per qualche secondo ancora coperta davanti a lui. Sentii il suo respiro cambiare proprio quando Enrico abbassò gli occhi sul suo seno. Laura se ne accorse e sorrise appena. Fui io ad aprirle il reggiseno da dietro. Quando le coppe scesero, lui rimase a guardarla senza nascondere niente della propria eccitazione. Laura gli prese una mano e se la portò sul seno.
Enrico strinse troppo forte quasi subito. Lei gli fermò le dita, le fece allentare e gli guidò il palmo più lentamente sulla pelle. Non disse una parola. Lui la guardò negli occhi, capì e riprese. Questa volta il pollice le passò sul capezzolo con molta meno forza. Laura inspirò profondamente e inclinò la testa all'indietro contro la mia spalla. Quello era un respiro che conoscevo.
Le baciai il collo mentre le infilavo una mano sotto la cintura. Le dita scesero lentamente sotto gli slip e la trovai già bagnata. Laura ebbe un piccolo sussulto e aprì appena le gambe. Enrico non poteva vedere cosa stessi facendo, ma vide la sua espressione cambiare. Si staccò dalla sua bocca per guardarla. «Che fai?» gli chiese Laura, quasi ridendo. «Ti guardo.» «L'avevo capito.» La baciò di nuovo.
Io continuai a muovere le dita nel modo che conoscevo. Laura cercò istintivamente di seguirmi col bacino, ma Enrico le accarezzava contemporaneamente un seno e il ventre e ogni tanto perdeva il ritmo. Quella combinazione cominciò a confonderla. La sentivo contro di me, conoscevo esattamente cosa stesse facendo il suo corpo, ma davanti aveva qualcuno che continuava a sorprenderla.
Quando le togliemmo il resto dei vestiti, nessuno di noi era più particolarmente elegante. Io avevo ancora la camicia aperta, Enrico una scarpa sì e una no e Laura quasi inciampò nei pantaloni rimasti attorno a una caviglia. «Molto sexy», dissi. «Stai zitto.» Mi diede una spinta col piede e scoppiammo a ridere tutti e tre. Durò pochi secondi, ma quando Laura tornò verso Enrico sembrava essersi tolta di dosso anche l'ultimo pezzo di imbarazzo.
Lo baciò più apertamente. Questa volta fu lei a infilargli una mano sotto la camicia, poi a tirargliela fuori dai pantaloni. Enrico si lasciò spogliare, mentre io rimanevo dietro di lei con le mani sui fianchi nudi. Quando Laura gli aprì la cintura, lo vidi smettere di sorridere. Lei se ne accorse. «Adesso parli meno.» Enrico abbassò gli occhi sulla sua mano. «Ho trovato un buon motivo.» Laura rise piano e continuò.
Fu poco dopo che mi tornò di nuovo in mente il passato. Laura era in ginocchio sul divano fra noi, Enrico davanti e io dietro. Lei gli accarezzava il petto, poi scendeva con le dita più in basso, mentre io le percorrevo la schiena e le natiche con entrambe le mani. Si voltò verso di me per cercare un bacio, ma a metà del movimento Enrico la richiamò sfiorandole la bocca con un dito. Laura rimase sospesa per un attimo, indecisa, poi tornò verso di lui. Mi attraversò quella vecchia frase: non sapevo più verso chi girarmi.
Per un momento ebbi quella sensazione stupida di essere arrivato tardi a qualcosa che apparteneva già a lei. Non ero geloso di Enrico. Non pensavo che fosse migliore di me. Era peggio: mi chiesi quanta parte di quella sensazione Laura conoscesse già.
La domanda mi uscì durante una breve pausa. Lei era appoggiata contro di me, col fiato ancora corto, Enrico davanti a noi. Le passai una mano sul ventre. «Te lo ricordavi così?» Si voltò. «Cosa?» «Quella volta.» Sembrò davvero sorpresa. «No.» «Per niente?» Laura mi guardò un secondo più a lungo, poi scosse la testa. «Prima non c'eri tu.»
Fu tutto. Eppure quella frase mi tolse dalla testa una quantità incredibile di rumore. Fino a quel momento avevo continuato a confrontare quello che vedevo con una storia ascoltata anni prima: questo l'aveva già provato? Aveva reagito così anche allora? Quel gesto le ricordava qualcosa? Improvvisamente mi sembrarono domande idiote. Io non potevo essere una variazione di quella vecchia scena perché nella vecchia scena non esistevo.
Le presi i fianchi e la attirai contro di me. Laura si mise sulle ginocchia, inclinata in avanti verso Enrico. Mi sistemai dietro di lei, indossai il preservativo e le passai una mano fra le gambe prima di entrare. Era calda, bagnata, già morbida contro le mie dita. Quando la penetrai lentamente sentii il suo corpo irrigidirsi per il primo istante e poi aprirsi attorno a me. Laura espirò con un gemito basso.
Enrico era davanti a lei, abbastanza vicino perché potesse continuare a baciarlo. Lei gli mise una mano sul petto, poi scese lentamente lungo il ventre fino a stringergli l'erezione. Io iniziai a muovermi dietro di lei. Le prime spinte furono lente. Sentivo perfettamente il suo bacino adeguarsi al mio ritmo, quel piccolo movimento indietro che conoscevo da anni. Ma contemporaneamente la vedevo accarezzare Enrico e poi abbassare la bocca su di lui.
Quella fu una delle immagini che mi colpì di più: Laura sulle ginocchia, il mio corpo contro il suo da dietro, la bocca su un altro uomo. Ogni volta che entravo più a fondo la vedevo interrompersi per un istante, respirare contro di lui e poi riprendere. Enrico le teneva i capelli con una mano senza forzarla, mentre l'altra scendeva sul seno e poi ancora più in basso.
Quando le sue dita arrivarono fra le gambe, Laura sollevò bruscamente la testa. «Aspetta...» Ci fermammo entrambi. Lei prese la mano di Enrico e la spostò di poco. «Più qui.» Lui provò. Laura chiuse gli occhi. «Sì.» Ripresi a muovermi dietro di lei ed Enrico continuò con le dita esattamente dove lei gli aveva mostrato. Bastarono poche spinte perché sentissi il corpo di Laura cambiare. Cominciò a spingere più forte contro di me, il respiro sempre più corto.
La sua mano cercò la coscia di Enrico e la strinse. Io accelerai appena. Laura gemette più forte. Era molto vicina. Lo sentivo dalle contrazioni attorno a me, dal modo in cui le gambe cominciavano a tremare. Avrei potuto continuare e farla venire così, fra noi due. Invece rallentai.
Laura girò la testa verso di me con un'espressione quasi indignata. «Perché ti fermi?» «Perché voglio vederti.» «Mi stavi vedendo.» «Non abbastanza.» Scese dal divano ridendo, ancora col fiato corto, e mi baciò. La sua bocca era calda e sapeva ancora di Enrico. Sentii una fitta di eccitazione molto più forte di quanto mi aspettassi.
Fu Laura a prendere il preservativo dal tavolino. Non lo diede a me. Lo porse a Enrico. Lui la guardò per un istante, poi lo prese senza dire niente. Quando fu pronto si sedette sul divano e Laura gli salì sopra a cavalcioni. Rimase qualche secondo sollevata sopra di lui, una mano sulla sua spalla e l'altra appoggiata alla mia gamba. Poi abbassò lentamente il bacino.
La vidi prenderlo poco alla volta. La bocca di Laura si aprì appena. Enrico chiuse gli occhi per un istante e le strinse i fianchi. Lei rimase immobile sopra di lui, lasciando che il corpo si abituasse, poi cominciò a muoversi con piccoli movimenti del bacino. Io ero così vicino da poterle sfiorare la schiena.
Enrico provò subito a guidarla con entrambe le mani. Laura gliene tolse una. «Lasciami.» Lui sorrise. «Va bene.» Quella risposta sembrò eccitarla. Laura aumentò il movimento. Non più semplicemente su e giù: inclinava il bacino in avanti, poi tornava indietro, cercando il punto in cui il corpo di Enrico la riempiva nel modo che voleva. Ogni tanto si fermava quasi completamente e faceva solo piccoli movimenti circolari.
Io vedevo tutto di profilo: le cosce tese ai lati di lui, il seno che si muoveva a ogni spinta, il modo in cui il ventre si contraeva quando scendeva più a fondo. Per un paio di minuti rimasi a osservarli e fu allora che capii cosa mi aveva sempre raccontato male la mia fantasia. Nella mia testa avevo immaginato Laura che riceveva l'attenzione di due uomini. Davanti a me, invece, c'era Laura che voleva un altro uomo. Era una differenza enorme.
Enrico le prese un capezzolo fra le labbra e lei gettò la testa indietro. Il ritmo del suo bacino accelerò. Aveva gli occhi chiusi, le labbra socchiuse. Poi li riaprì. Guardò Enrico, poi guardò me.
Per una frazione di secondo ebbi davanti esattamente la scena che mi ero costruito in testa per anni: Laura fra due uomini, senza sapere verso chi voltarsi. Pensai: eccola. Ma lei non esitò. Allungò la mano verso di me, mi afferrò il polso e mi tirò più vicino. «Vieni qua.»
Mi inginocchiai accanto a loro. Laura continuava a muoversi sopra Enrico e mi prese il viso con entrambe le mani. Mi baciò con una fame che fino a quel momento aveva trattenuto. Sentivo il corpo di Enrico muoversi sotto di lei mentre la sua bocca era sulla mia. La mia mano scese lungo il seno, il ventre e infine fra le sue gambe.
Laura sussultò appena la toccai. Conoscevo quel punto, conoscevo quella pressione. Cominciai lentamente. Lei si staccò dalla mia bocca con un gemito. «Non fermarti.» Enrico la teneva per i fianchi e la seguiva mentre lei aumentava ancora il movimento. Io continuavo con le dita. Laura aveva una mano dietro la mia nuca e l'altra sul petto di lui, come se avesse bisogno di sentire entrambi per non perdere l'equilibrio.
Il suo respiro diventò sempre più breve. «Così...» mormorò. Aumentai appena la pressione. Enrico spinse dal basso nello stesso momento. Laura gemette forte, il corpo si irrigidì e per un secondo smise completamente di muoversi. Poi l'orgasmo la attraversò.
Le cosce cominciarono a tremare ai lati di Enrico. Si piegò in avanti e afferrò la mia spalla mentre continuavo a toccarla. Enrico rallentò sotto di lei, lasciandole il tempo di sentire ogni contrazione. Laura cercò la mia bocca e la baciai. La sentii gemere dentro il bacio mentre il piacere continuava a scuoterla. Ogni volta che sembrava diminuire, le mie dita trovavano di nuovo il ritmo e il suo corpo reagiva con un'altra contrazione.
Quando finalmente si lasciò andare sul petto di Enrico, respirava come se avesse corso. Io le accarezzai lentamente la schiena. Enrico rimase fermo qualche secondo, poi Laura sollevò appena il bacino e lui ricominciò a muoversi sotto di lei. Questa volta erano spinte più brevi e più veloci. Lei partecipava appena, ancora molle dopo l'orgasmo, ma lo lasciava continuare.
Il respiro di Enrico cambiò rapidamente. Le mani si strinsero sui suoi fianchi. Laura sollevò appena il viso per guardarlo. Lui fece ancora poche spinte, poi il corpo si irrigidì sotto di lei. Rimase immobile, stringendola contro di sé, e lasciò uscire lentamente il fiato. Laura restò distesa sul suo petto ancora qualche secondo, poi girò la testa verso di me e mi tese la mano.
La presi.
Più tardi, quando Enrico si fu rivestito, tornò improvvisamente quello dell'inizio. Parlò troppo mentre cercava le scarpe, ci raccontò che probabilmente avrebbe trovato traffico anche al ritorno e poi si fermò da solo. «Sto ricominciando, vero?» Laura rise. «Sì.» Gli diede un bacio prima che uscisse. Io gli strinsi la mano e poi lo tirai verso di me per una pacca sulla spalla. Non c'era bisogno di dire molto altro.
Quando la porta si chiuse, Laura rimase qualche secondo con la schiena appoggiata al muro del corridoio. Aveva addosso soltanto una mia maglietta e i capelli completamente fuori posto. «Allora?» mi chiese. «Allora cosa?» «Sei sopravvissuto.» «A fatica.» Rise e mi venne vicino.
La abbracciai. Restammo così per qualche secondo e poi, quasi senza pensarci, dissi: «Quindi adesso siamo pari.» Laura si staccò abbastanza da guardarmi in faccia. «Pari su cosa?» «Adesso l'abbiamo fatto tutti e due.» Mi guardò con quell'espressione che usava quando avevo appena detto qualcosa che secondo lei non aveva alcun senso.
«No.»
«No?»
Scosse la testa e mi mise le braccia intorno al collo. «Quella volta l'avevo fatto io.» Aspettò un secondo. «Questo l'abbiamo fatto noi.»
Non risposi subito. Avevo passato anni a pensare di doverla raggiungere in qualcosa che conosceva già. Solo allora capii che non c'era niente da raggiungere.
Quella sera, per entrambi, era stata la prima volta.
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