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trio

Più forte della prima


di CompliceDiscreto88
21.08.2026    |    518    |    0 8.7
"Io sentivo il suo corpo contrarsi intorno a me mentre cercava movimento e non lo otteneva..."
**Questo racconto continua da “Chiudi gli occhi”.**

Il messaggio di Andrea era ancora aperto sul telefono.

*Dopo che sei andato via, io e Chiara abbiamo parlato ancora per un po’.*

Subito sotto:

*Chiara vuole provare una cosa.*

E poi la frase che mi aveva fatto rileggere tutto.

*Vuole che la leghi.*

Continuai.

*Niente di estremo. Vuole capire se le piace davvero o se le piace soltanto immaginarlo.*

L’ultimo messaggio arrivò pochi secondi dopo.

*Ti andrebbe di scoprirlo con noi?*

Gli risposi il mattino seguente.

*Quando?*

Passarono alcuni giorni.

Questa volta niente locale e nessun ultimo bicchiere da usare come scusa. Andrea mi mandò direttamente l’indirizzo di un piccolo appartamento che avevano preso per la notte.

Fu lui ad aprirmi.

«Sei venuto davvero.»

«Dopo un messaggio del genere?»

Rise e mi fece entrare.

Chiara uscì dalla camera mentre mi toglievo la giacca. Vestito nero, corto, capelli sciolti, gambe nude.

«Professore.»

«Ancora?»

«Sempre.»

Mi abbracciò e rimase vicina qualche secondo più del necessario.

Andrea indicò i bicchieri. «Prima però due minuti seri.»

«Hai già rovinato tutto» disse Chiara.

In realtà bastò poco. Dopo la prima notte aveva continuato a pensare soprattutto alle pause, a quando Andrea le aveva ordinato di guardarlo, al fatto di non sapere quando l’avremmo toccata di nuovo.

«Poi gli ho detto che ogni tanto immagino cose un po’ più...» Si fermò.

«Rudi?»

Mi guardò. «Sì.»

Andrea si strinse nelle spalle. «Nessuno dei due sa quanto ci piaccia davvero.»

Chiara sorrise. «Per questo voglio scoprirlo.»

Avevano stabilito una sola cosa precisa: *rosso* avrebbe fermato tutto.

Andrea si alzò.

«Allora?»

Chiara posò il bicchiere. «Sei tu quello che si è divertito tanto a comandare.»

Lui le porse una mano.

Lei la prese.

Io rimasi qualche passo indietro. Questa volta volevo vedere da dove sarebbero partiti loro.

Andrea le spostò i capelli da un lato e le baciò il collo.

«Se cominci così non è molto diverso dall’altra volta.»

«Hai fretta?»

«Forse.»

Lui chiuse lentamente una mano tra i suoi capelli e tirò appena.

Il sorriso di Chiara scomparve. Le labbra si separarono e il respiro le rimase sospeso.

Andrea allentò la presa.

Lei aprì gli occhi. «Perché hai smesso?»

«Non sapevo se...»

«Non ho detto rosso.»

Andrea la fissò.

Poi le riprese i capelli, questa volta con più decisione.

Chiara inspirò profondamente.

«Meglio?»

«Molto.»

Andrea mi guardò.

«Vieni.»

Mi avvicinai alle sue spalle e posai le mani sui fianchi di Chiara. Lei si appoggiò appena contro di me.

La mano di Andrea scese lungo la schiena.

Poi sul sedere.

La prima sculacciata arrivò quasi senza preavviso.

Un colpo secco attraverso il vestito.

Chiara sobbalzò.

Andrea si fermò.

Lei rimase immobile un istante, poi tornò esattamente nella posizione di prima.

«Ancora.»

La seconda fu più decisa.

Chiara si tese contro di me.

«Ancora.»

La terza le strappò un gemito.

Questa volta Andrea non guardò me.

Guardò lei.

Stava imparando.

Le riprese i capelli e la fece voltare verso di sé. Chiara lo baciò con una foga completamente diversa, mentre io lasciavo salire una mano lungo la sua coscia.

Andrea alzò appena un dito.

Mi fermai.

Chiara lo sentì subito.

«Stai facendo di nuovo quella cosa.»

«Quale?»

«Mi fai aspettare.»

Andrea sorrise. «Pensavo ti piacesse.»

Mi fece riprendere.

Quando raggiunsi l’orlo del vestito disse: «Fermo.»

Chiara lo fulminò.

«Sei stronzo.»

La sculacciata successiva trasformò la protesta in un gemito.

Andrea indicò la camera.

«Vai.»

Chiara lo guardò. «È un ordine?»

«Sì.»

Sorrise.

E andò.

Sul letto c’era una piccola custodia nera.

«Le hai comprate davvero.»

«Me l’hai mandato tu il link.»

Andrea la aprì.

Chiara vide i polsini e guardò il proprio vestito.

«Prima questo.»

Lui abbassò lentamente la cerniera. Chiara liberò le braccia e lasciò scivolare il vestito fino a terra.

Rimase davanti a noi con addosso soltanto un piccolo tanga nero.

«Ecco di nuovo quella faccia.»

«Quale?» chiesi.

«Quella in cui improvvisamente dimenticate come si parla.»

Andrea rise.

Chiara si sedette sul letto e gli porse le mani.

«Mettili.»

Pochi istanti dopo i suoi polsi erano collegati.

Provò qualche movimento, tirò appena contro la cinghia e sorrise.

«Interessante.»

Si sdraiò e portò spontaneamente le mani sopra la testa.

Io le accarezzai una coscia.

Andrea mi fermò.

Chiara chiuse gli occhi.

«No.»

Li riaprì.

Aspettammo.

«Andrea...»

«Cosa vuoi?»

«Che mi tocchiate.»

«Dove?»

Lo guardò male.

Andrea non cedette.

Chiara si morse il labbro e guardò me.

«Tra le gambe.»

La mia mano risalì lungo l’interno della coscia fino al piccolo tanga.

Il suo respiro cambiò.

Andrea le prese i capelli.

«Guardalo.»

Continuai a sfiorarla attraverso il tessuto.

Chiara provò a raggiungermi, incontrò davvero per la prima volta il limite dei polsini e sorrise.

«È questo.»

Andrea inclinò la testa.

«Cosa?»

«Poterlo fare...ma non esattamente come avrei deciso io.»

Andrea non rispose.

Le tirò nuovamente i capelli.

Più forte.

Chiara gemette.

Io continuai.

Quando capimmo che era vicina, Andrea mi fece fermare.

Lei aprì immediatamente gli occhi.

«No.»

«Pensavo ti piacesse aspettare.»

«Non così tanto.»

Andrea sorrise.

Chiara guardò verso la custodia. Dentro c’era ancora il secondo paio di polsini.

«Quelli?»

«Caviglie.»

Li osservò qualche secondo.

Poi guardò Andrea.

«Prima togli il resto.»

Lui le fece scivolare lentamente il piccolo tanga nero lungo le gambe e lo sfilò dai piedi ancora liberi.

Chiara rimase nuda sul letto.

«Adesso mettili.»

Andrea collegò anche le caviglie.

Chiara provò qualche movimento, poi piegò le ginocchia e le aprì mantenendo i piedi vicini.

Sorrise.

«Meglio.»

«Pensavo volessi essere immobilizzata.»

Lei scosse la testa.

«Voglio potermi muovere...ma non esattamente come voglio.»

Andrea la osservò.

«Allora fallo» aggiunse lei.

Non la toccammo.

Passarono alcuni secondi.

«Andrea.»

Niente.

«Andrea...»

Guardò me.

«Tu almeno...»

Scossi la testa.

«Stronzi.»

Andrea le diede una sculacciata sulla coscia.

Chiara sobbalzò.

Poi di nuovo niente.

Ormai avevamo capito.

Non erano i polsini.

Era l’attesa.

Mi chinai su di lei e le baciai il collo mentre una mano percorreva il fianco. Andrea alternava carezze e sculacciate, lasciando ogni volta abbastanza tempo perché Chiara iniziasse a desiderare la successiva.

«Ancora.»

La parola tornò.

Scesi lentamente lungo il suo corpo. Quando raggiunsi il ventre, Chiara piegò le ginocchia e le aprì.

Mi sistemai tra loro.

Al primo contatto il suo bacino si sollevò dal letto.

Andrea le prese i capelli.

«Guardami.»

Chiara lo fece.

Continuai.

Il suo corpo reagiva a ogni variazione del ritmo e, più l’eccitazione cresceva, meno riusciva a nasconderlo.

«Ancora.»

Andrea le diede un’altra sculacciata sulla coscia.

Chiara gemette.

Io aumentai il ritmo.

Andrea le strinse i capelli.

«Non chiudere gli occhi.»

Lei cercò di obbedire.

Quando venne, tutto il suo corpo si tese. Il bacino si sollevò contro di me e il gemito le uscì lungo, senza più alcun tentativo di controllarlo.

Rallentai soltanto quando cominciò a rilassarsi.

Chiara rimase immobile qualche secondo.

Poi aprì gli occhi.

«Non toglierli.»

Andrea non disse niente.

Non ce n’era bisogno.

Chiara guardò me.

Poi più in basso.

«Adesso vieni qui.»

Mi spogliai.

Il suo sguardo rimase su di me mentre mi avvicinavo.

Chiara piegò le gambe e aprì le ginocchia.

Mi sistemai tra loro.

Prima di andare oltre incontrai il suo sguardo.

Lei annuì.

«Vieni.»

Entrai lentamente.

La sensazione mi tolse il respiro per un istante.

Era calda, già molto bagnata. Mi accolse quasi senza resistenza e poi si strinse intorno a me quando arrivai più a fondo.

Rimasi fermo.

Chiara inspirò profondamente.

Sentivo il calore avvolgermi e quelle piccole contrazioni involontarie che arrivavano ogni volta che Andrea tirava appena i suoi capelli.

«Piano» disse lui.

Cominciai a muovermi.

Chiara seguì il primo movimento con il bacino. Tutto diventò rapidamente fluido, ma continuava a stringermi abbastanza da costringermi a controllare il ritmo.

Andrea osservava lei.

Non me.

Come la prima notte.

Chiara cercò istintivamente di stringermi con le gambe, incontrò il limite delle caviglie e sorrise.

Andrea lo vide.

«È quello?»

«Sì.»

Ripresi.

Più lentamente.

Più a fondo.

Le mani di Chiara scesero verso le mie spalle e mi trascinarono contro il suo corpo.

La baciai.

Andrea aspettò che trovassimo un ritmo.

Poi:

«Fermo.»

Mi immobilizzai dentro di lei.

Chiara gemette.

Provò immediatamente a muovere il bacino sotto di me.

Andrea le tirò appena i capelli.

«No.»

Lei lo guardò.

Io sentivo il suo corpo contrarsi intorno a me mentre cercava movimento e non lo otteneva.

«Andrea...»

Lui aspettò ancora.

Poi mi guardò.

«Adesso.»

Ripresi.

Il primo movimento le strappò un gemito molto più forte.

Andrea le diede una sculacciata sulla coscia.

Sentii Chiara stringersi di colpo intorno a me.

Lo sentì anche lei.

Andrea lo vide.

Un’altra.

La stessa reazione.

«Ancora.»

Aumentai il ritmo.

Andrea obbedì.

«Più forte.»

Non capii nemmeno a quale dei due lo stesse chiedendo.

Probabilmente a entrambi.

Affondai con maggiore decisione.

Andrea le tirò i capelli.

Chiara inarcò la schiena.

Fu allora che Andrea lasciò la presa soltanto per un momento.

Si tolse la maglietta.

Poi i pantaloni.

Io non rallentai.

Chiara se ne accorse.

Lo seguì con gli occhi mentre si spogliava.

Quando Andrea tornò accanto al letto era nudo.

Lei abbassò lo sguardo.

Poi tornò lentamente al suo viso.

Andrea le raccolse nuovamente i capelli.

Non disse niente.

Si avvicinò.

Chiara sollevò appena la testa.

Fu lei a cercarlo.

Andrea rimase immobile mentre la sua bocca lo accolse.

Sentii Chiara stringersi intorno a me nello stesso istante.

Quella reazione mi costrinse quasi a rallentare.

Lei gemette, ma non si fermò.

Andrea teneva i suoi capelli raccolti in una mano senza spingerla, lasciandole scegliere il movimento.

Io continuavo dentro di lei.

Per la prima volta quella sera nessuno sembrava aspettare il proprio turno.

Eravamo davvero tutti e tre dentro la stessa cosa.

Chiara al centro.

Andrea davanti al suo sguardo.

Io tra le sue gambe.

Quando entravo più a fondo, sentivo il suo corpo reagire e il suo respiro cambiare contro Andrea.

Lui lo sentiva.

Io lo sentivo.

E lei sapeva perfettamente che ce ne stavamo accorgendo entrambi.

Andrea tirò appena i capelli.

Chiara sollevò gli occhi verso di lui.

«Guardami.»

Lei lo fece.

Aumentai il ritmo.

Sentii un’altra contrazione improvvisa.

Andrea trattenne il respiro.

Chiara si staccò soltanto abbastanza da prenderne uno anche lei.

«Non rallentare.»

La guardai.

«Con chi stai parlando?»

Sorrise.

«Con tutti e due.»

Andrea rise e la colpì sulla coscia.

La risata diventò un gemito.

«Ancora.»

Andrea obbedì.

Io anche.

Chiara tornò a cercarlo con la bocca.

Adesso ogni mio movimento interferiva con il suo e sembrava essere proprio questo a farle perdere progressivamente il controllo.

Andrea se ne accorse.

Si allontanò appena.

Chiara lo guardò contrariata.

Lui continuò a tenerle i capelli.

Aspettò.

«Andrea...»

Niente.

Lei provò a seguirlo.

«Stronzo.»

Lui sorrise.

Io continuavo.

Sentivo Chiara sempre più calda e stretta intorno a me.

«Ancora.»

«Ancora cosa?» chiese Andrea.

Lei lo fulminò.

«Vieni qui.»

Andrea aspettò un altro secondo.

Poi si avvicinò.

Chiara lo cercò immediatamente.

Il suo corpo si contrasse ancora intorno a me.

«Lo fai apposta» dissi.

Lei aprì gli occhi verso di me.

Sorrise.

E mi strinse di nuovo.

Dovetti fermarmi per un istante.

Andrea rise.

«Direi proprio di sì.»

«Stronza.»

Chiara si staccò da lui appena il tempo di rispondermi.

«Problema tuo.»

Poi tornò a cercarlo.

Era cambiato qualcosa.

All’inizio della sera erano stati Andrea e quei piccoli limiti a sorprenderla.

Adesso era Chiara ad avere capito come provocare noi.

Andrea le tirò i capelli con più decisione.

Il suo bacino reagì immediatamente contro il mio.

Aumentai il ritmo.

Una sculacciata.

Chiara gemette.

Un’altra.

Sentii il suo corpo stringersi ancora.

«Ancora.»

Andrea obbedì.

Io anche.

Poco dopo Chiara dovette lasciare Andrea e ricadere con la testa sul cuscino.

Respirava a bocca aperta.

Lui non le permise di nascondersi.

«Guardami.»

Lei riaprì gli occhi.

Continuai.

Le sue contrazioni stavano diventando sempre più frequenti.

Andrea lo capì guardandola.

«Non chiuderli.»

Chiara cercò di tenere lo sguardo su di lui.

Affondai più deciso.

Lei gemette.

«Ancora.»

Una sculacciata.

«Ancora.»

Un’altra.

Io aumentai il ritmo.

Chiara tirò contro i polsini e il suo corpo si tese.

Quando venne, la sentii stringersi forte intorno a me più volte. Il gemito le uscì lungo mentre Andrea continuava a tenerle lo sguardo.

Dovetti rallentare.

Rimasi fermo dentro di lei per qualche secondo.

Chiara respirava ancora forte.

Poi mi guardò.

«Perché ti sei fermato?»

«Perché quando vieni diventi impossibile.»

Sorrise.

«Problema tuo.»

«Cominci ad abusare di questa risposta.»

Andrea rise.

Chiara mosse lentamente il bacino sotto di me.

«Allora?»

Ripresi.

Bastarono pochi movimenti per capire che ormai ero troppo vicino.

Il calore del suo corpo, quanto era bagnata e le contrazioni che continuavano a stringermi rendevano sempre più difficile trattenermi.

Chiara se ne accorse.

«Ci sei quasi.»

Non era una domanda.

Annuii.

Andrea rimase vicino al suo viso, ancora nudo, una mano tra i capelli.

Chiara tornò a cercarlo.

Io aumentai il ritmo.

Sentii che non sarei riuscito a controllarmi ancora.

Mi sfilai.

Chiara aprì gli occhi.

Venni sul suo ventre.

Rimasi piegato sopra di lei, respirando forte.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Andrea continuava a tenerle i capelli, ma ormai senza alcuna forza.

Chiara abbassò gli occhi verso il proprio ventre.

Poi tornò a guardare me.

«Professore.»

«Che c’è?»

«Hai di nuovo quella faccia.»

«Quale?»

Andrea rispose al posto suo.

«Quella in cui hai dimenticato come si parla.»

Chiara rise.

Io anche.

Pensavo che fosse finita lì.

Mi sbagliavo.

Chiara girò il viso verso Andrea.

Lui era ancora accanto alla sua testa, eccitato.

Lei abbassò gli occhi.

Poi lo guardò.

Non disse nulla.

Lo cercò nuovamente con la bocca.

Andrea ebbe appena il tempo di raccoglierle i capelli.

Questa volta non c’erano ordini.

Non c’era attesa.

Chiara aveva deciso.

Continuò con un ritmo lento, guardandolo dal basso.

Andrea cercò di resistere più di quanto riuscì.

Il suo respiro cambiò.

Le dita si strinsero tra i capelli di lei.

Chiara non rallentò.

Poco dopo Andrea venne nella sua bocca.

Lei rimase ferma qualche secondo prima di lasciarlo andare.

Andrea si lasciò ricadere accanto alla sua testa.

Chiara guardò prima lui.

Poi me.

Per qualche secondo ci fu soltanto silenzio.

Poi sorrise.

«Adesso avete finito tutti e due di fare quelle facce?»

Andrea scoppiò a ridere.

Io scossi la testa.

«Parla quella che è ancora legata.»

Chiara sollevò appena i polsi.

«In effetti.»

Andrea glieli liberò.

Chiara separò immediatamente le mani, mosse le dita e prese quello che avevano lasciato sul comodino per pulirsi il ventre.

«Molto meglio.»

Andrea indicò le caviglie.

«Anche quelle?»

Lei le mosse appena.

«Adesso sì.»

Lui le liberò.

Chiara piegò subito una gamba lasciando l’altra distesa, quasi soltanto per il gusto di poterlo fare.

Sorrise.

«Strano.»

«Cosa?» chiese Andrea.

«Quanto velocemente ci si abitua.»

Solo allora si girò verso di lui e si rannicchiò contro il suo fianco.

Io rimasi dall’altro lato del letto.

Per qualche minuto nessuno disse niente.

Poi chiesi:

«Quindi?»

Andrea guardò Chiara.

«La famosa lista.»

Lei scoppiò a ridere.

«Bruciatela.»

«Perché?»

«Perché evidentemente non avevo abbastanza fantasia.»

Andrea le baciò la fronte.

«E pensare che volevi soltanto provare i polsini.»

Chiara rimase in silenzio qualche secondo.

Poi scosse la testa.

«Non erano i polsini.»

Andrea la guardò.

Lei avvicinò spontaneamente i propri polsi, come se fossero ancora collegati.

«Era sapere che potevo muovermi...ma non esattamente come volevo.»

Poi guardò lui.

«E soprattutto non sapere quando mi avresti fatto aspettare.»

Mi tornò immediatamente in mente la prima notte.

Il massaggio.

Le pause.

Una parola.

*Aspetta.*

Andrea sorrise.

Aveva capito anche lui.

Quando andai via era quasi mattina.

Chiara mi accompagnò alla porta con i capelli ancora spettinati.

«Professore.»

«Dimmi.»

«Buonanotte.»

«Buonanotte.»

Andrea, dietro di lei, alzò una mano.

«Alla prossima.»

«Alla prossima.»

Feci per uscire.

«Ah, professore.»

Mi voltai.

Chiara aveva di nuovo quel sorriso.

«La prossima volta i polsini non c’entrano.»

La guardai.

«E cosa c’entra?»

Scosse lentamente la testa.

«Quello te lo dico quando torni.»

La porta si chiuse.
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