Pensavo fosse finita. Poi mio marito lo fermò
Fabio si alzò per accompagnarlo alla porta. Io rimasi vicino al divano, con il bicchiere ancora in mano, e guardai mio marito invece di Riccardo. Per tutta la sera avevo fatto così. Avevo controllato il suo tono, quanto rideva, quanto spesso guardava me e quanto guardava lui. All’aperitivo della settimana precedente Fabio era sembrato persino più curioso di me; a casa, invece, era rimasto cordiale, rilassato, ma non aveva fatto niente perché la situazione cambiasse davvero. Avevo concluso che tra fantasticare e trovarsi un altro uomo seduto sul nostro divano ci fosse, per lui, una distanza più grande del previsto.
Riccardo aprì la porta. Fabio gli era accanto. Io stavo già pensando che almeno non avevamo rovinato nulla, che potevamo parlarne con calma dopo, che forse era stato meglio così. Poi Fabio disse: «Aspetta.» Riccardo si fermò con una mano ancora sulla maniglia e si voltò. Mio marito sembrò quasi sorpreso dalla propria voce, abbassò gli occhi per un istante e poi tornò a guardarlo. «Non andare ancora.»
Ci fu un silenzio talmente assurdo che per poco non sorrisi. Riccardo aveva ancora la giacca mezza infilata, Fabio era davanti alla porta e io continuavo a stringere un bicchiere vuoto come se avessi bisogno di qualcosa da fare con le mani. «Ma tu volevi che restasse?» chiesi. Fabio si girò verso di me. «Pensavo lo volessi tu.» Lo fissai. «Io pensavo stessi aspettando me.» La sua espressione cambiò. «Aspettando te per cosa?» «Fabio…per fare qualsiasi cosa.» Riccardo abbassò la testa e rise piano. «Quindi io me ne sto andando perché tutti e due stavate aspettando l’altro?» Fabio si passò una mano sul viso. «A quanto pare.»
Mi scappò da ridere, ma insieme al sollievo tornò qualcosa di molto più fisico. La tensione che avevo passato tutta la sera a contenere si riaccese tutta insieme, prima nello stomaco e poi più in basso, come un calore improvviso. Riccardo era ancora davanti alla porta e non era più l’uomo che avevamo appena salutato. Era di nuovo quello che avevo guardato per ore cercando di non fargli capire troppo chiaramente quanto mi piacesse.
Mi avvicinai e gli presi la giacca dalle mani prima ancora di decidere cosa avrei detto. Riccardo mi lasciò fare, seguendomi con gli occhi. La appoggiai sullo schienale della sedia accanto all’ingresso. «Adesso puoi restare.» Lui guardò me, poi Fabio. Per mezzo secondo vidi ricomparire sul suo viso la stessa prudenza che lo aveva accompagnato per tutta la sera. Era quasi buffo: dopo aver appena scoperto che ci eravamo capiti tutti male, continuavamo ancora a cercare conferme. Così smisi di aspettarle anch’io.
Gli appoggiai una mano sul petto e lo baciai. Il primo contatto fu molto più delicato di quanto avessi immaginato nei giorni precedenti. Riccardo rimase quasi fermo per un istante, poi le sue labbra si mossero sulle mie. Aveva una barba corta che mi graffiava appena il mento e un odore diverso da quello a cui ero abituata, qualcosa di pulito e leggermente speziato che avevo notato già quando si era seduto accanto a me. Sotto il palmo sentii il cuore battergli più veloce di quanto mostrasse e quella cosa, sapere che era teso quanto me, mi fece rilassare.
Mi staccai di pochi centimetri. Lui mi guardò come per chiedermi se fosse davvero quello che volevo. Non gli lasciai il tempo di formularlo. Tornai a baciarlo, questa volta più a fondo, tirandolo verso di me per la camicia. Sentii la sua prudenza cedere: una mano si posò sulla mia vita, l’altra salì lentamente lungo la schiena. Era una bocca sconosciuta e proprio per questo mi accorsi di tutto, del calore delle labbra, della lingua, della barba che mi pizzicava la pelle, della pressione delle dita contro il fianco.
Aprii gli occhi e vidi Fabio a pochi passi da noi. Fino a quel momento avevo trascorso la serata a cercare continuamente segnali sul suo viso. Adesso non vidi esitazione. Mi guardava con le labbra appena socchiuse e uno sguardo così apertamente eccitato che sentii un’altra ondata di calore scendere lungo il ventre. Non mi stava concedendo nulla. Mi voleva così.
Fabio si avvicinò mentre io stavo ancora baciando Riccardo. Non mi separò da lui. Mi appoggiò invece una mano sul fianco, proprio sopra quella di Riccardo, e portò la bocca sul mio collo. Sentii le labbra di mio marito sotto l’orecchio mentre la lingua di Riccardo incontrava ancora la mia. La pelle mi si coprì di brividi. Portai una mano dietro la nuca di Fabio senza smettere di baciare l’altro; per la prima volta avevo due corpi davvero contro il mio nello stesso istante.
La differenza fra loro era quasi più eccitante delle singole carezze. Fabio sapeva già dove baciarmi per farmi inclinare la testa, quanto stringermi il fianco, con quale pressione passare le dita sulla schiena. Riccardo invece mi esplorava. A volte esitava mezzo secondo, la mano saliva e si fermava, cercando una risposta nel mio corpo. Quella piccola incertezza mi teneva continuamente all’erta. Ogni contatto nuovo sembrava più caldo solo perché non sapevo ancora dove sarebbe arrivato quello successivo.
Riccardo abbassò lo sguardo verso la mia camicetta. «Posso?» Dopo tutto quello che era appena successo, la domanda mi fece sorridere. «Adesso sì.» Aprì il primo bottone e Fabio, dietro di me, il secondo. Dopo pochi secondi finirono quasi per intralciarsi. «Così ci mettiamo mezz’ora», dissi. «Abbiamo aspettato tutta la sera», rispose Fabio contro il mio collo. «Cinque minuti in più li reggiamo.»
La frase mi fece stringere involontariamente le cosce. Per ore avevo interpretato la sua calma come prudenza; adesso capivo che lui aveva passato la serata a trattenersi esattamente come me. La camicetta finì sulla sedia insieme alla giacca di Riccardo. Fabio aprì il reggiseno da dietro e quando scivolò via vidi Riccardo abbassare gli occhi sul mio seno senza provare a nascondere quanto gli piacesse ciò che vedeva. Quello sguardo mi fece sentire nuda molto più del reggiseno appena caduto.
Riccardo mi prese un seno con la mano ma strinse un po’ troppo. Gli afferrai il polso e allentai la sua presa. «Più piano.» Lui cambiò immediatamente pressione. «Così?» Il pollice sfiorò il capezzolo lentamente e sentii la pelle indurirsi sotto le dita. Inspirai. «Così.» Fabio fece una piccola risata contro la mia spalla. «Impara in fretta.» Gli diedi una gomitata senza voltarmi. «Tu non fare il professore.»
Nonostante la battuta, la differenza era proprio lì. Con Fabio il mio corpo non aveva quasi bisogno di parlare. Con Riccardo sì. Quando la sua mano arrivava dove non mi piaceva abbastanza gliela spostavo; quando trovava qualcosa che funzionava, glielo facevo capire avvicinandomi. Invece di spezzare l’eccitazione, quel piccolo processo di scoperta la aumentava. Stavo insegnando il mio corpo a un uomo nuovo mentre quello che lo conosceva da anni era dietro di me a sentire ogni reazione.
Fabio infilò una mano sotto la cintura dei pantaloni e le dita scesero sotto gli slip. La sensazione della sua mano calda sulla pelle già umida mi fece aprire le gambe quasi senza accorgermene. Mi appoggiai contro di lui e lasciai uscire un respiro più profondo. Riccardo se ne accorse. Si staccò dalla mia bocca e rimase a guardarmi per un paio di secondi, come se la reazione che Fabio mi stava provocando lo eccitasse quanto toccarmi lui stesso. Quello sguardo fece aumentare ancora il calore.
Ci spostammo verso il divano senza deciderlo davvero. Scarpe, pantaloni e camicie finirono dove capitava. A un certo punto Riccardo rimase con una scarpa sola e io scoppiai a ridere. «Non dirlo», disse. «Non ho ancora detto niente.» «Lo stavi pensando.» Fabio indicò il pavimento. «La dignità è lì vicino alla scarpa.» Ridere tutti e tre, seminudi nel soggiorno, sciolse definitivamente qualcosa. Quando tornai a guardare Riccardo, non mi sembrò più un ospite a casa nostra. Era semplicemente un uomo che volevo.
Mi sedetti sul bordo del divano e Riccardo rimase davanti a me. Mi baciò ancora, poi scese sul collo, sul seno, sul ventre. Fabio si mise accanto e mi prese il viso per baciarmi proprio mentre Riccardo continuava a scendere. Sentii prima il suo respiro caldo sull’interno coscia, poi la bocca fra le gambe. Il primo contatto mi fece tendere tutto il corpo: non per paura, ma perché quella sensazione nuova arrivava mentre mio marito era così vicino che potevo sentirne il respiro sulle labbra. Riccardo cominciò con troppa cautela, quasi temesse di sbagliare. Gli infilai una mano fra i capelli e mossi appena il bacino per indicargli dove lo volevo. Capì e cambiò pressione. «Sì…lì.» La voce mi uscì già diversa, più bassa. Fabio mi accarezzò un seno e io cercai la sua bocca; sentivo contemporaneamente la lingua di Riccardo su di me, il calore della mano di Fabio sul petto e il suo corpo vicino al mio. Quando Riccardo accelerò troppo gli tirai leggermente i capelli. «No…più piano.» Rallentò subito e il piacere cambiò completamente, meno nervoso, più profondo.
Lo sentivo accumularsi nel basso ventre, prima come un calore diffuso e poi come una tensione sempre più precisa. Ogni movimento della bocca di Riccardo mi faceva contrarre leggermente le cosce e Fabio se ne accorgeva perché aveva una mano appoggiata sul mio ventre. Quando mi irrigidivo mi baciava più forte; quando lui mi sfiorava un capezzolo nel modo che conosceva da anni, la reazione cambiava anche contro la bocca dell’altro. Non erano più due piaceri separati. Cominciavano a sommarsi. Aprii di più le gambe e lasciai andare la testa contro lo schienale, sentendo la pelle diventare progressivamente più sensibile, quasi calda al tatto.
Fu allora che mi accorsi di aver smesso di guardare Fabio per capire se andasse tutto bene. Continuavo a cercarlo, a baciarlo, a stringergli la mano, ma non lo usavo più come un semaforo. Lo sentivo eccitato contro la coscia, vedevo il modo in cui guardava Riccardo fra le mie gambe e sentivo la sua mano diventare più decisa ogni volta che mi usciva un gemito. Lo voleva. Non stava sopportando quella scena: lo eccitava. Quella certezza mi fece lasciare andare anche la voce e Riccardo continuò fino a portarmi molto vicina, tanto che il piacere ormai pulsava e ogni passaggio mi faceva stringere le cosce. Poi si fermò. Aprii gli occhi di colpo. «Perché?» Sollevò il viso e sorrise. «Perché se continuo così finisce troppo presto.» «Non vedo il problema.» Fabio rise. «Io sì.» Mi voltai verso di lui. «Traditore.»
Riccardo risalì lungo il mio corpo e mi baciò. Sentii sulla sua bocca il sapore di me stessa e quella sensazione mi provocò una fitta immediata fra le gambe. Gli chiusi le cosce attorno ai fianchi e lo tirai più vicino; con una mano cercai Fabio e gli afferrai il braccio. Per la prima volta fui io a tenere entrambi contro di me senza pensare a chi stessi concedendo cosa. Riccardo prese un preservativo e io mi girai, mettendomi sulle ginocchia sul divano e inclinandomi in avanti. Fabio rimase davanti a me, una mano sul viso, mentre dietro sentivo Riccardo avvicinarsi: il calore del suo corpo sulla parte posteriore delle cosce, le mani che tornavano sui miei fianchi, il respiro più vicino.
Quando entrò lo fece lentamente. Il mio corpo si tese tutto insieme. La sensazione era piena, nuova, diversa da quella che conoscevo: non soltanto per la pressione, ma per il modo in cui mi teneva, l’angolo, il ritmo ancora incerto. Per un attimo percepii ogni centimetro del movimento come se il corpo stesse cercando di memorizzarlo. Riccardo si fermò subito. «Tutto bene?» Annuii, respirando lentamente. «Sì. Piano.» Riprese. La seconda spinta entrò più facilmente; alla terza sentii il bacino rilassarsi e quel calore trasformarsi in piacere. Fabio mi guardava da pochi centimetri. Gli appoggiai le mani sul petto e lui mi baciò mentre dietro Riccardo cominciava a trovare il ritmo. Ogni movimento mi portava in avanti contro mio marito e poi di nuovo indietro verso l’altro uomo.
La prima volta che Riccardo entrò più a fondo mi sfuggì un gemito forte. Sentii Fabio irrigidirsi davanti a me: la mano che aveva sul mio seno si chiuse appena, il respiro gli cambiò e per un istante lo sentii premersi contro la mia coscia, duro, quasi come se quella mia reazione gli fosse arrivata direttamente addosso. Abbassò gli occhi verso il movimento dei nostri corpi e quando tornò a guardarmi aveva un’espressione che non gli avevo mai visto. Quella fu la cosa che mi fece perdere un altro pezzo di controllo: mio marito era eccitato perché un altro uomo era dentro di me. Non nonostante quello. Proprio per quello. «Ti piace?» mi chiese. Annuii contro la sua bocca. Riccardo spinse ancora e il piacere mi salì lungo il ventre; sentii le dita di Fabio stringersi di nuovo sulla pelle, quasi involontariamente. Gli presi la mano e la tenni sul seno. «Non guardare soltanto.» Mi baciò più forte.
Riccardo aumentò gradualmente il ritmo. Sentivo le sue mani calde sui fianchi, le dita che affondavano appena nella pelle ogni volta che mi riportava verso di sé. Quando rallentavo, rallentava anche lui; quando cominciai spontaneamente a spingermi indietro capì che poteva lasciarsi andare di più. Il suono dei nostri corpi diventò più evidente nella stanza, insieme al suo respiro dietro di me che diventava corto e sempre più vicino alla nuca. Davanti, Fabio mi baciava, mi accarezzava e ogni tanto abbassava gli occhi per guardare. La pelle era diventata così sensibile che persino una mano che scivolava sulla schiena sembrava amplificata. Per qualche minuto persi la percezione precisa di quali mani mi stessero toccando: una saliva lungo la schiena, un’altra scendeva sul ventre, una stringeva il seno, un’altra mi teneva il fianco. In certi momenti sentivo Fabio, in altri Riccardo, in altri soltanto il mio corpo in mezzo a loro. Era quello che avevo desiderato senza riuscire davvero a immaginarlo: non due uomini che si alternavano, ma due uomini dentro lo stesso piacere.
Quando Riccardo rallentò, mi voltai appena verso di lui. Aveva il respiro corto e la fronte umida. Lo baciai da quella posizione, sentendo ancora il suo corpo contro il mio, poi tornai verso Fabio. Non volevo che uno dei due diventasse quello che aspettava. Presi mio marito per la nuca. «Vieni.» Riccardo uscì lentamente e quel vuoto improvviso mi fece sentire quanto fossi ancora eccitata. Fabio prese un altro preservativo e io rimasi sul divano, il corpo caldo, bagnato, con le gambe già più molli. Quando entrò in me lo riconobbi immediatamente. Il corpo sapeva già come riceverlo: non ci fu quell’istante di adattamento avuto con Riccardo, i muscoli sembrarono anticipare il suo movimento. Sapevo già come sarebbe cambiata la pressione quando avrebbe inclinato il bacino, quando sarebbe entrato più a fondo, quando avrebbe rallentato. Eppure non era affatto sesso come quello che facevamo normalmente. Riccardo era ancora lì.
Mi baciò il seno mentre Fabio cominciava a muoversi. Una sua mano scese lentamente sul ventre e quando arrivò fra le mie gambe la fermai. Riccardo mi guardò. Gli presi le dita e le portai io esattamente dove volevo sentirle. Quel gesto mi provocò quasi una vertigine: poche ore prima avevo evitato perfino di lasciare troppo a lungo il ginocchio contro il suo perché temevo che Fabio potesse leggere quanto lo desiderassi; adesso guidavo la mano di Riccardo sul mio corpo mentre mio marito si muoveva dentro di me. «Qui», gli dissi. Le dita si mossero troppo velocemente. «Più piano.» Rallentò. «Ancora un po’…sì. Così.»
Fabio continuava con un ritmo costante. Ogni volta che Riccardo trovava il punto esatto, il mio corpo si contraeva attorno a mio marito e sentivo Fabio reagire a sua volta: il respiro diventava più profondo, la presa sui fianchi più forte. Il piacere cominciò a chiudermi lo stomaco. Non era più soltanto eccitazione: era pressione, calore e una tensione quasi elettrica che partiva dal punto in cui Riccardo mi toccava e si propagava dentro, amplificata da ogni movimento di Fabio. «Così?» chiese Riccardo. «Non cambiare.» Mi aggrappai con una mano alla nuca di Fabio e con l’altra all’avambraccio di Riccardo. Avevo bisogno di tenere qualcosa perché le gambe cominciavano a tremare. Fabio dentro di me aveva un ritmo che il mio corpo conosceva e anticipava; Riccardo stava finalmente seguendo quello che gli avevo mostrato. Uno sapeva già tutto, l’altro lo stava imparando in quel momento, e io li sentivo entrambi.
Il respiro diventò corto, quasi inutile. Provai ancora a seguire Fabio col bacino ma il corpo cominciò a muoversi senza precisione. Riccardo mantenne esattamente la stessa pressione e Fabio mi strinse più forte. «Ci sei», mormorò. Non era una domanda. Scossi appena la testa per riflesso, ma subito dopo mi uscì un gemito che cancellò qualsiasi tentativo di negarlo. «Non fermatevi.» Fabio non accelerò, e fu proprio quello a farmi perdere il controllo: continuò con la stessa profondità, senza lasciarmi tregua, mentre Riccardo mantenne le dita esattamente dove gliele avevo guidate. La tensione diventò talmente forte che per qualche secondo sembrò quasi troppo. Sentivo caldo ovunque, sul viso, sul petto, fra le gambe, dentro. La pelle percepiva qualsiasi cosa: il respiro di Fabio sul collo, le dita di Riccardo, il sudore fra i nostri corpi, la pressione delle mani sui fianchi.
Poi arrivò la prima contrazione, profonda, tanto forte da farmi stringere Fabio dentro di me e farlo fermare per una frazione di secondo. La seconda fu più intensa. Le gambe cominciarono a tremarmi e le dita si chiusero sull’avambraccio di Riccardo. Poi il piacere ruppe tutto insieme. Gemetti forte e mi piegai contro Fabio; lui mi prese e mi tenne stretta mentre continuava a muoversi. Riccardo non cambiò pressione. Ogni volta che pensavo che l’ondata stesse diminuendo, il suo tocco ne faceva partire un’altra e sentivo il corpo contrarsi di nuovo attorno a mio marito. Non riuscivo più a tenere un ritmo né quasi a respirare. Sentivo soltanto pezzi di loro: la bocca di Fabio sul collo, il fiato di Riccardo vicino all’orecchio, una mano sul seno, un’altra sul fianco, le dita ancora fra le gambe, Fabio dentro di me. Il piacere smise di avere un’origine precisa. Per qualche secondo fu semplicemente ovunque.
Quando finalmente cominciò a scendere avevo le gambe quasi inutili. Riccardo tolse lentamente la mano e sentii subito la mancanza di quella pressione. Fabio rimase fermo dentro di me per qualche istante, lasciandomi sentire le ultime contrazioni involontarie, poi mi baciò la fronte. Riccardo mi sfiorò una spalla con la bocca. «Tutto bene?» Lo guardai e riuscii soltanto ad annuire. Fabio sorrise. «Traduzione: ancora non parla.» Gli diedi una spinta debole sul petto. «Stronzo.» Riccardo rise, ma il modo in cui mi guardò subito dopo era tutt’altro che divertito. Era ancora eccitato. Molto. E mi accorsi che lo ero anch’io, nonostante il corpo avesse appena ceduto.
La tensione non sparì con il mio orgasmo. Rimase fra noi, più lenta e pesante. Fabio ricominciò a muoversi dentro di me, questa volta con un ritmo più chiaramente suo, meno concentrato su quello che provavo io e più preso dal proprio piacere. Lo sentivo attraverso ogni spinta, nel modo in cui il respiro gli cambiava contro la pelle, nella presa sempre più salda sui fianchi. Io lo lasciai fare, ancora attraversata da piccoli brividi, e presi Riccardo per la nuca per baciarlo mentre mio marito accelerava. Sentire la bocca dell’altro uomo sulla mia mentre Fabio perdeva progressivamente il controllo dentro di me mi fece tornare un’eccitazione diversa, meno acuta ma profondissima.
Fabio venne poco dopo. Lo sentii irrigidirsi, le mani stringermi forte sui fianchi e il respiro spezzarsi contro il collo. Rimase immobile qualche secondo, ancora stretto a me, mentre il mio corpo reagiva con altre piccole contrazioni.
Riccardo era accanto a noi, ancora eccitato. Lo vedevo nel modo in cui respirava, nel corpo ancora teso, nello sguardo che continuava a scendere su di me anche adesso che Fabio era rimasto fermo e senza fiato. Per tutta la sera era stato quello prudente, quello che aveva aspettato, chiesto, rallentato. Non volevo che proprio alla fine tornasse a sentirsi quello che doveva aspettare. Gli passai una mano sul ventre e scesi lentamente più in basso. Sentii il suo corpo reagire ancora prima di stringerlo davvero: il respiro cambiò, gli addominali si tesero e quando cominciai a muovere la mano chiuse gli occhi per un istante.
Lo attirai verso di me e lo baciai. Questa volta non c'era più nulla di prudente. Riccardo mi prese il viso con entrambe le mani e mi baciò con una fame che non gli avevo ancora sentito addosso, mentre io continuavo a muovere la mano su di lui. Sentivo il calore del suo corpo, la tensione che aumentava sotto le dita, il modo in cui il bacino cominciava involontariamente a seguire il mio ritmo. Fabio era ancora accanto a noi, una mano sulla mia schiena, e quella presenza rendeva tutto ancora più intenso: non stavamo chiudendo una scena a due, eravamo ancora tutti e tre dentro la stessa cosa.
Riccardo si staccò dalla mia bocca per respirare. Aveva gli occhi socchiusi e il petto che si alzava sempre più velocemente. Accelerai appena. Lui mi afferrò il fianco e mi tirò contro di sé, poi lasciò uscire un gemito basso quando la mia mano tornò sul punto che lo aveva fatto irrigidire. «Così?» gli chiesi. Annuì senza riuscire a rispondere subito. Continuai con lo stesso ritmo e sentii il suo corpo diventare progressivamente più duro e teso sotto le mie dita.
A un certo punto smise quasi di baciarmi. Rimase con la fronte contro la mia, respirando corto, il bacino che seguiva ogni movimento della mia mano. Gli passai il pollice lentamente dove sentivo che reagiva di più e fu quello a spezzargli definitivamente il controllo. Le dita mi si strinsero sul fianco, il respiro gli si bloccò e poi tornò fuori tutto insieme. Sentii il suo corpo contrarsi più volte, il bacino spingersi istintivamente contro la mia mano e poi fermarsi mentre l'orgasmo lo attraversava. Rimasi a muovermi più lentamente finché non lo sentii rilassarsi poco a poco.
Quando riaprì gli occhi aveva ancora il fiato corto. Mi baciò una volta, lentamente, quasi in contrasto con la fame di pochi secondi prima. Fabio continuava ad accarezzarmi la schiena e io rimasi stretta fra loro due, sudata e ancora calda, con Riccardo che finalmente aveva perso anche l'ultima traccia della prudenza con cui era entrato in casa. Quando ci lasciammo andare tutti e tre contro il divano, avevamo le gambe sovrapposte e nessuna idea precisa di chi occupasse quale spazio.
Rimanemmo così a lungo. La cosa che mi colpì fu proprio quella calma. Avevo immaginato molte volte la parte sessuale, ma non avevo mai immaginato il dopo: Riccardo seduto accanto a noi, Fabio con una mano sulla mia coscia, io appoggiata contro entrambi mentre i respiri tornavano lentamente normali e le mani continuavano ogni tanto a muoversi sui corpi senza voler ottenere niente.
A un certo punto Riccardo guardò verso l’ingresso. La sua giacca era ancora sulla sedia dove l’avevo lasciata. «Quasi dimenticavo che poco fa me ne stavo andando.» Fabio alzò un sopracciglio. «Poco fa?» Guardai l’orologio e scoppiai a ridere. Era passata molto più di un’ora.
Quando Riccardo si rivestì davvero, fui io a prendere la giacca dalla sedia e a porgergliela. Stavolta nessuno lo fermò. Ci salutammo senza promesse solenni e senza fingere che fosse stata una serata qualsiasi.
Dopo che la porta si fu chiusa, Fabio rimase a guardarmi. «Tu pensavi davvero che non volessi?» Gli restituii lo sguardo. «Tu pensavi davvero che non volessi io?» Restammo in silenzio un secondo, poi cominciammo a ridere.
Per ore avevamo fatto attenzione a non spingere l’altro verso qualcosa che desideravamo entrambi. Riccardo aveva fatto esattamente lo stesso con noi.
Se Fabio avesse aspettato cinque secondi in più, quella porta si sarebbe chiusa.
E nessuno dei tre voleva davvero che succedesse.
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Se siete arrivati fin qui, vuol dire che per qualche minuto siete entrati anche voi nella loro serata.
Se vi va, ditemi cosa vi ha acceso di più. E se c’è una situazione, una fantasia o una dinamica che vi piacerebbe leggere in uno dei prossimi racconti, lasciatemela nei commenti!
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