Prime Esperienze
La prima volta di Emma
01.06.2026 |
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"Emma iniziò a togliere i vestiti al mio uomo, senza mai staccare la sua bocca da un lungo bacio che durava oramai da un minuto buono..."
Quella mattina in ufficio Emma sembrava tormentata da qualcosa di insolito. Le mille pause, i momenti in cui sfogliava imbambolata le carte sulla scrivania, quegli attimi in cui sembrava volermi dire qualcosa, salvo poi scuotere la testa e tornare a fissare lo schermo del suo computer.“Tutto a posto Emma?” Le chiesi.
“Si, perché?” Rispose troppo in fretta.
“Mi sembri un po’ strana oggi. C’è qualcosa che non va?”
Emma. La moglie perfetta: quarantacinque anni, sposata da una vita e fedele da una vita e mezzo all’unico uomo che ha amato. Emma. Una donna senza grilli per la testa, ma con la passione per il pettegolezzo, specialmente se lo scoop riguarda qualcuno a lei vicino. Emma. Che più di una volta ha sputato merda su Mara e sulla sottoscritta, sdegnata per dei non meglio specificati giri strani che le erano estranei.
Emma. Che quasi quasi riuscì a rovinare la notte della regina con la sua curiosità morbosa.
Ed eccola qua, rossa in volto, a tormentarsi le unghie e a togliersi e a rimettersi gli occhiali cento volte.
“Emma, sei sicura che va tutto bene?”
Posò gli occhiali sul tavolo e, senza parlare, andò a chiudere la porta del nostro ufficio. Si appoggiò al muro e mi guardò per qualche secondo, senza pronunciare un suono.
“Emma?” Dissi con sospetto.
“Fabiana, devo parlarti. Però non voglio che tu pensi male di me”
“Ti licenzi per caso?”
“Cosa? No! Il lavoro non c’entra niente” spostò dietro all’orecchio una ciocca di riccioli castani che le erano caduti sul volto.
“E quindi?”
La vidi respirare profondamente. I suoi occhi mi fissavano. Finalmente parlò.
“Sai Mara, insomma quello che si dice…?”
“Beh, so quello che si dice, ma non so cosa stai cercando di dirmi”
“Siccome lo dicono anche di te e di un’altra qua dentro…”
“Emma, cosa dicono? Chi?”
“Non è questo il punto Fabiana!”
“No scusa! Oggi sembri un fantasma. Sarai uscita dall’ufficio cento volte, mi guardi e non parli, e ora te ne esci con questo… se permetti lo decido io cosa è il punto e cosa non lo è!”
“Scusami, ho fatto un casino. Forse è meglio se lascio perdere” Riaprì la porta dell’ufficio e fece per tornare a sedere alla sua postazione.
Mi alzai seguendola con lo sguardo, poi mi avvicinai alla porta e la chiusi di nuovo.
“Emma? Per favore vuota il sacco perché altrimenti diventa tutto troppo difficile”
La donna mordicchiò una matita nervosamente, poi si voltò verso la grande vetrata alla sua sinistra.
“Fabiana, si dice che ci sia un giro di feste… strane, organizzate da Mara e che tu, Letizia e quella ragazza giovane che fece lo stage lo scorso anno ci andate coi vostri mariti”
“Chi lo dice?” La incalzai.
“Fabi dai… di Mara qui lo sanno tutti. È sempre stata un po’ sopra le righe. Dieci anni fa addirittura c’era chi giurava di averla vista in un…” abbassò la voce “…filmino… insomma hai capito”
No, effettivamente il film hard di Mara ancora mancava alla mia lista. Mi promisi di approfondire la cosa con lei in un altro momento.
“Emma, perché ti piace scavare così tanto nella vita di Mara? Come mai ti interessa sapere se io, Letizia o chiunque altro, passiamo le serate assieme a lei?”
“Perché…”
“Vuoi che ti racconti tutto? Così oggi pomeriggio puoi spifferare per filo e per segno a tutti i curiosoni di questa azienda. Che ne dici? Vuoi che chiami Mara? Almeno ti racconta tutto lei, che ne dici?”
“Vedi…”
“Anzi! Ora telefono a Letizia. Magari anche lei muore dalla voglia di raccontare le sue esperienze, che ne pensi?”
“Fabiana, per favore, calmati. Vorrei saperne di più perché… ecco, sarei interessata.”
“Interessata a cosa?” la incalzai.
“Non voglio sapere i dettagli. Voglio sapere come si può partecipare. Ecco. Ora te l’ho detto” si voltò dall’altra parte, rossa in faccia.
Tornai a sedermi davanti a lei. Le chiesi se stesse scherzando.
“No, macché! È una curiosità che è nata un po’ di tempo fa. A furia di sentir parlare di Mara e del suo gruppo di amici… alla fine la cosa è finita tra le mie lenzuola, per così dire. All’inizio con mio marito Marco ne parlavamo in intimità, ma finiva lì. Poi col tempo ho notato che questa curiosità rimaneva, anche dopo che… hai capito no?”
“Hai voglia se ho capito” dissi rivolgendo gli occhi al cielo.
“E l’altra sera mio marito, mentre facevamo l’amore mi disse che gli piacerebbe tanto provare a entrare in uno di quei festini e vedere quello che succede”
“E quindi chiedi a me di intercedere presso Mara? Non ho capito…”
Ma lei non mi stava ascoltando più.
“Marco mi ha detto che gli piacerebbe molto se io facessi quelle cose con altri. Lo ecciterebbe addirittura. Io non lo so, ma pensavo che il solo pensiero mi avrebbe fatto schifo. Invece è come un fuoco. Ogni volta che siamo a letto torniamo tutti e due a parlare di questo”
In quel momento provai pietà di Emma. Fossi stata più crudele, avrei alzato il telefono, chiamato Mara e sancito così il suo ingresso in un mondo di trasgressioni francamente troppo difficili da sostenere per Emma e Marco. Per quanto io stessa abbia vissuto con timore ogni piccolo passo verso il gioco, sentivo che Emma non meritava di essere spinta nel tritacarne di Mara. O meglio, se ci fosse finita, non sarebbe stato a causa mia.
“Perché non ci vediamo una di queste sere? Magari passiamo a bere una cosa a casa vostra, che ne dici?”
“Ma… i nostri figli dove li mettiamo? Io credo che…”
“Beh, puoi sempre farli dormire dai nonni. E poi scusa, cosa pensi che si finisca a fare?” La provocai.
“Scusami, devo andare un momento in bagno…” si alzò e uscì di corsa dall’ufficio.
Sorrisi e mi rimisi al lavoro.
Quella sera, raccontai a Marco l’accaduto mentre preparavamo la cena. Gli dissi del mio voler tenere Mara fuori dalla storia, spiegando i miei timori. Fui sollevata quando il mio uomo condivise le mie ragioni.
“E come siete rimaste?” Mi chiese.
“Bah. Quando è tornata dal bagno sembrava un’altra persona. Non ha detto più nulla”
“Dici che li ha fatto per provocarti? Per vedere se le raccontavi qualcosa?”
“No… non la faccio così furba. E poi secondo me era davvero sincera. Era troppo troppo imbarazzata, secondo me vuol davvero iniziare a esplorare quello che c’è fuori dalla sua vita di coppia”
“E noi glielo faremo esplorare” disse il mio Marco stringendomi a se.
Più tardi quella sera, Emma mi mandò un messaggio. “Ciao, i ragazzi domani sera sono via per un torneo di calcio. Verreste a bere qualcosa da noi dopo cena?”
Emma e Marco abitavano poco lontano da casa nostra, in un appartamento in condominio sui viali. Decidemmo di andare da loro a piedi. Passammo in mezzo al traffico di Ponte San Niccolò, lasciandoci alle spalle il lungarno, e raggiungemmo casa loro in meno di dieci minuti. La breve distanza mi fece azzardare un paio di scarpe col tacco alto, col senno di poi non avrei fatto quella scelta. Indossavo un vestito leggero, molto corto e altrettanto scollato. Mara non c’era, ma volevo dimostrare di aver appreso al meglio i suoi insegnamenti. Il mio Marco vestiva una camicia leggera e dei jeans neri.
Suonammo alla porta, la voce distorta di Emma al citofono ci disse di salire al quinto piano. Quando uscimmo sul pianerottolo dall’ascensore, trovammo i padroni di casa ad attenderci sulla porta. Notammo il loro imbarazzo non appena ci videro uscire dall’ascensore.
“Ah!” Disse Emma. “Wow” fece eco il marito.
Non erano certo ad attenderci in pigiama e vestaglia, ma neanche con un outfit da caccia grossa, come la sottoscritta. Il marito lanciò uno sguardo su di me dall’alto in basso, soffermandosi a lungo sulla scollatura.
“Possiamo entrare?” Chiesi.
I due si aprirono e ci lasciarono l’accesso al loro appartamento.
La loro casa era molto piccola ma graziosa. Il salotto confinava con la sala da pranzo ed aveva un bel divano a sei posti con una penisola e un tavolino basso sul quale erano stati posizionati quattro calici e due bottiglie di vino rosso. Alle pareti, fotografie della famiglia felice. Emma e Marco il giorno delle nozze, il primo giorno di scuola dei figli, Emma e Marco da giovani e così via.
“Emma mi ha detto che vi siete parlate e così… quando i ragazzi ci hanno ricordato del torneo abbiamo detto, invitiamoli da noi a bere qualcosa!” Ruppe il ghiaccio il marito, un uomo sulla cinquantina, non molto alto e non proprio atletico.
Ci sedemmo sul divano. Emma ed io al centro, i nostri uomini ai lati. Dopo un piccolo momento di silenzioso imbarazzo, Emma ci chiese se volevamo bere qualcosa.
La serata decollò molto lentamente, con numerosi momenti di stallo e passi indietro. La goffaggine dei due era palpabile e, per certi aspetti, anche tenera da osservare. Parlammo del più e del meno a lungo, giungendo a vedere il fondo di tutte e due le bottiglie di ottimo rosso, scelte dal marito di Emma che aveva l’hobby del buon bere.
Una volta che l’alcol ebbe sciolto le tensioni, ci trovammo a scherzare con complicità, iniziando a toccare marginalmente tematiche sempre più delicate. Al tempo stesso, il salotto mi sembrava diventasse sempre più caldo di minuto in minuto.
“Scusaci per la temperatura Fabiana” disse il marito “non abbiamo l’aria condizionata e questi muri buttano fuori tutto il caldo del giorno”
“E che sarà mai?” Rispose il mio Marco “male che vada rimaniamo tutti quanti in mutande!”
Emma diventò rossa e per poco non si strozzò con un sorso di vino.
“E dai! Che ti imbarazzi!” Le dissi “Non sarà mica la prima volta che rimani in mutande in questa stanza!”
Il marito rise e disse “a dire il vero in mutande qui non c’è mai stata… le ha lasciate sulla porta!”
Ridemmo tutti e quattro, Emma si aggiunse alla risata dopo un po’.
“E poi? Cosa è successo?” Chiese Marco.
I due si guardarono in faccia reciprocamente, il sorriso congelato sulla bocca.
“Capisco” tagliò corto il mio uomo.
“È successo…” riprese il marito di Emma “quello che succede quando scatta una certa scintilla. Voi dovreste saperlo bene, no?” Disse guardando nuovamente la mia scollatura.
Mi misi una mano sul petto per fargli distogliere lo sguardo e dissi “Lo sappiamo bene perché siamo tutti quanti adulti, intendi questo?”
“Oh, si certo…”
La temperatura nella stanza era quasi insopportabile. Complice il vino, intanto era apparsa una terza bottiglia, e il caldo del pomeriggio, sembrava destinata a salire ancora per molto. Mi girava un po’ la testa e non riuscivo a capire come potesse scattare qualcosa in questa situazione. Ad un tratto fu il marito di Emma a cambiare il passo.
“Facciamo un gioco? Amore portami le carte per favore. Sapete giocare a poker? Cinque carte, un giro di scarti, chi ha le carte migliori vince e decide una penalità per gli altri. Ci state?”
Emma annuì, io dissi di sì. Due minuti dopo, avevo cinque carte in mano. Cinque carte pessime. Ne scartai quattro. Altre carte pessime. Buttai giù una coppia di nove.
“Fabiana coppia di nove!” Disse Marco “tu Emma? Coppia di re! Wow! Tu invece… doppia coppia, come noi” rise “io invece ho una coppia d’assi. Marco, hai vinto tu! Scegli la penalità!”
Il gioco andò avanti per una mezz’ora buona, alternando penalità stupide ad altre più piccanti, tipo fissare il seno dell’altra donna per trenta secondi, toccare i piedi, bendarsi e riconoscere il proprio partner baciando sulle guance. Notai che Emma, molto silenziosa per tutto il tempo, stava pian piano mettendo un crescente impegno nelle penalità.
Quando finalmente vinsi una mano, calai la penalità definitiva: “ciascuno di voi deve confessare il suo desiderio più proibito”
Cominciò il mio Marco: “Vorrei trascorrere una notte con due donne” Brusio nella sala oramai bollente.
Fu il turno di Emma. “Una notte di fuoco con Brad Pitt” ridemmo tutti e quattro.
“Marco?” Dissi.
“Io? Beh… vorrei… vorrei che si realizzasse il motivo per cui vi abbiamo invitato qui”
Silenzio nella stanza.
“Vorrei che Marco scopasse con la mia Emma qui di fronte a me. Voglio vederla godere tra le braccia di un altro. E non voglio perdermi neanche un istante”
Emma si portò le mani alle tempie e fissò il pavimento. Si era tolta le scarpe nel frattempo e i suoi piedi si contorcevano nervosamente uno sull’altro.
“Beh, tu sei il padrone di casa…” il mio Marco si alzò in piedi “e chi sono io per non rispettare la tua volontà” si sedette accanto a Emma.
“Amore, lo facciamo veramente?” Disse la donna guardando il marito.
L’uomo, seduto sul bordo del divano le sorrise e disse “Ne abbiamo parlato talmente tanto che non possiamo certo tirarci indietro!”
Si alzò in piedi e spinse piano la penisola del divano verso il centro della stanza. Poi si sedette accanto a me.
“Posso?” Disse.
“Certo” risposi.
Emma e il mio Marco si alzarono, la donna fu presa per mano e accompagnata sulla penisola, dove iniziò lentamente a spogliarsi, sempre senza dire una parola.
La camicetta di Emma cadde al suolo, seguita dai pantaloni, dal reggiseno e dalle mutandine coordinate. Il marito sudava copiosamente mentre assisteva alla scena. Quando Emma fu completamente nuda, il mio uomo la avvicinò e iniziò a baciarla sulle labbra. All’inizio la donna fu piuttosto restia, prima girando la testa e poi limitandosi a baciare frettolosamente. Quando poi il mio Marco le afferrò i grossi seni con entrambe le mani, ebbe un piccolo gemito e accolse la bocca del mio uomo in un bacio appassionato.
“Madonna che spettacolo!” Disse l’uomo accanto a me, massaggiandosi il basso ventre con la mano. L’altra mano picchiettava nervosamente sulla gamba.
Emma iniziò a togliere i vestiti al mio uomo, senza mai staccare la sua bocca da un lungo bacio che durava oramai da un minuto buono. Ebbi un fremito quando il torace nudo del mio Marco toccò il seno abbondante della donna. Entrambi i corpi brillavano sudati sotto alla luce gialla del salotto. Sentivo i profumi della loro pelle che riempiva l’aria afosa della stanza.
“Che ne pensi?” Disse il marito, visibilmente eccitato.
“È uno spettacolo meraviglioso” risposi esagerando un po’.
“Vorresti buttarti nel mezzo anche tu?”
“Preferisco vedere fino a dove si spingeranno”
“Sei gelosa?”
“No. Sono fortunata ad avere un uomo che si concede ma che poi torna sempre da me”
“Tu non hai caldo?” Chiese bruscamente l’uomo, probabilmente non capendo minimamente quello che avevo detto.
“Molto. Vuoi che apra la finestra?”
“Ma che sei matta? Ci vedrebbero da fuori!”
“Al quinto piano?”
“Io se non ti da fastidio mi spoglio”
“Perché dovrebbe?”
In men che non si dica, l’altro Marco, il marito di Emma fu nudo accanto a me. Potevo sentire il suo profumo mescolarsi a quello della sua pelle accaldata. Con una mano copriva imbarazzato il suo membro, già ben eretto e bagnato.
“Sbaglio o qualcuno è contento di vedere la propria moglie sotto le grinfie di un altro?” Gli dissi indicandogli il cazzo.
Per tutta risposta, il marito di Emma si prese il pene alla base e tirò verso il basso scoprendo il glande arrossato. Rimase per un po’ in quella posizione, forse sperando in una mia mossa.
Nel frattempo, Emma giaceva sdraiata sulla penisola, il braccio riverso verso di noi, la bocca spalancata in un leggero vocalizzo, i seni ondeggiavano in ogni direzione, mentre il mio uomo tra le sue gambe la baciava con profonda passione.
“Marco è bellissimo” disse Emma, toccando con la mano la gamba del marito. Con l’altra teneva il mio uomo per la nuca.
“Ti piace amore?”
“Oddio!”
“E a te piace?” Chiesi all’uomo.
“Oh, da impazzire! Non pensavo potesse darmi questa sensazione!” Rispose accarezzandosi il glande con una mano.
“E ti piacerà anche tra poco, quando il mio uomo inizierà a scoparla?”
Vidi che la sua mano stava scendendo verso la base dell’asta, le sue dita si chiudevano a stringere.
“E quando lei chiederà di essere scopata più forte?”
La sua mano iniziò ad andare su e giù, scorrendo su quel cazzo durissimo e perdutamente bagnato dall’eccitazione.
“E se lei chiederà di farselo mettere dietro?” Sussurrai al suo orecchio.
“Oddio così vuoi farmi morire!”
La sua mano vorticava veloce, aumentando di ritmo a ogni mia parola. L’uomo era oramai completamente sudato e ansimava fortissimo.
Un lunghissimo gemito interruppe il mio gioco perverso. Il mio uomo era entrato in Emma e la stava penetrando con profondi movimenti del bacino. La donna, sempre sdraiata sulla penisola del divano, giaceva con le gambe spalancate, gli occhi chiusi e la bocca aperta in un continuo vocalizzo di piacere. Con il braccio cercava di stringere a se il mio uomo.
“Hai visto?” Chiesi al marito di Emma.
Rispose anche lui con un lungo gemito.
Gli toccai una spalla, ma mi pentii subito del gesto. Marco infatti era un lago di sudore. Quel minimo contatto tra di noi gli fece perdere ogni barlume di ragione.
“Perché non me lo succhi?” Mi chiese, offrendomi la sua erezione.
“Voglio vedere loro due” risposi indicando i corpi avvinghiati al centro della stanza.
“Accidenti… almeno godiamo un po’ anche noi!”
Ebbi un’idea. Mi sporsi un pochino verso quella cappella durissima, mantenendomi a una ventina di centimetri. Tolsi con gentilezza la sua mano che nel frattempo si era poggiata sulla mia nuca e feci uscire dalla mia bocca un lungo filo di saliva che andò a colpire la punta del suo cazzo, poi scivolò vischiosa verso il basso, sulla sua mano.
L’uomo tremò di piacere e mi chiese di rifarlo ancora. Lo accontentai e stetti un po’ ad ammirare la mia saliva che si mischiava al suo sudore e al suo corpo, mentre la sua mano continuava ad andare su e giù.
Marco ed Emma erano un unico corpo. Abbracciata stretta al collo del mio uomo, sbatteva con forza il suo bacino contro di lui mentre la teneva per le natiche, stando ora in piedi al centro della stanza. La loro pelle brillava sotto alla luce calda del lampadario.
Marco si spostò di nuovo verso la penisola e si sedette rivolto verso di noi. La schiena sudata di Emma era uno spettacolo fantastico. Sentivo il profumo della sua pelle a poca distanza da me, e godevo nel sentirlo mescolarsi con l’eccitazione del marito.
Marco sollevò Emma con delicatezza. Il suo membro torreggiò tra le sue gambe muscolose. Voltò la donna verso di noi, spalancandole le cosce. Lo spettacolo della sua vagina arrossata e pulsante, incorniciata da un folto pelo scuro e grondante di umori. La tentazione fu forte e non riuscii a controllarmi.
In un istante le mie labbra furono a contatto con quella fica caldissima, gustai il sapore salato di Emma e la baciai nel profondo vorticando la mia lingua dentro di lei, alla ricerca del suo nettare prezioso.
La sentii gridare di piacere, spingere la mia testa verso di lei, stringere le dita sui miei capelli. La baciai laggiù a lungo. Dietro di me, suo marito stava raggiungendo l’estasi.
Quando tornai a sedermi, fissai l’uomo leccandomi le labbra. Era viola in volto.
“Emma, diglielo!” Disse il mio uomo.
“Amore…” ansimò la donna, accovacciata sul mio Marco, le gambe ancora aperte, il seno andava su e giù seguendo il respiro affannato “amore… guarda dove me lo mette ora”
Sollevò il bacino quanto necessario per far apparire da dietro il cazzo del mio uomo. Marco puntò il glande sul buchetto del suo culo, spingendo con forza. Emma si allargò con una mano e, stringendo i denti rossa in volto, cercò di accoglierlo dentro di se. Provarono un paio di volte, senza successo, alla terza spinta, il cazzo di Marco si infilò nel culo di Emma che gridò di piacere.
Emma spingeva il bacino schiacciando il membro di Marco che spariva dentro di lei. Il mio uomo cercava di baciarla il quella posizione, vidi le lingue uscire di bocca e toccarsi con passione. Fui ipnotizzata dalla danza dei seni di Emma.
Ad un tratto, il marito non riuscì più a controllarsi. Si masturbava con forza sbuffando e gemendo.
Si rivolse verso di me dicendo “sto per venire!”
Mi avvicinai a lui e decisi di fargli un piccolo regalo. La mia mano raggiunse la sua, avvolgendosi attorno a quel bel cazzo turgido. Dieci secondi dopo, un fiotto di caldo seme fu espulso da quel glande paonazzo. Cadde sulla sua pancia, colando giù verso il pube, non prima però di essere raggiunto da altri due copiosi getti color madreperla. Lo lasciai ansimante a godersi l’orgasmo e lo spettacolo della moglie, e mi ritirai da una parte sul divano, concentrata sul mio Marco.
Quando fu il momento, il mio Marco liberò il piacere dentro Emma. Fu bellissimo vedere il suo corpo inarcarsi nel sentire il caldo fiotto scorrere in lei, ammirare il membro del mio uomo che, stanco usciva alla luce, avvolto da una lucida patina di piacere, osservare il fluido del piacere che piano scendeva verso il basso, mescolandosi ai nettari della donna.
Marco si abbandonò di schiena sulla penisola, il pene stanco ma ancora turgido. Emma si abbassò su di lui e lo succhiò con avidità. Dal culo della donna, continuava a gocciolare sul pavimento il caldo seme del mio uomo.
Emma continuò a succhiare il mio Marco, senza concedergli tregua. Lo vidi tornare duro e in un istante capii. Emma aveva varcato la soglia ed era finalmente pronta a percorrere la via che conduceva a Mara.
Inginocchiata sul mio uomo, le gambe imbrattate di sperma, si aiutava con la mano per far raggiungere nuovamente la vetta del piacere al mio uomo. Quando fu di nuovo il momento, lo accolse in bocca.
Si alzò in piedi, bocca chiusa ma sorridente, e si diresse verso il suo Marco, oramai distrutto dal piacere e sdraiato sul divano poco lontano da me.
L’uomo si tirò su a sedere, lei si inginocchiò tra le sue gambe fissando il suo membro stanco.
Aprì la bocca e fece colare piano il seme del mio uomo sul cazzo del marito. Sputò tutto lo sperma su di lui, poi si abbassò su quel cazzo tutto imbrattato e iniziò a leccarlo con avidità, prima il glande, poi le palle, poi a scorrere sull’asta. Il marito ululò di piacere quando Emma inghiottì il suo cazzo, imbrattandosi la faccia di quel mix di piacere maschile.
Raggiunsi il mio uomo e restammo per un po’ ad osservare i due che non sembravano aver esaurito le forze e l’eccitazione. Poi lo aiutai a rivestirsi e ce ne andammo, proprio mentre Marco stava per venire una seconda volta, stavolta sulla faccia sorridente della moglie.
Tornammo a casa a notte fonda, poche auto sui viali di Firenze. Parlammo poco, ma ci stringemmo in un abbraccio che sfociò in una bellissima scopata sul divano di casa nostra, non appena rientrati da questa folle e bollente notte di iniziazione per la timida Emma.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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