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Una Cena… Particolare - 1 parte


di summeroflove
09.03.2026    |    1.991    |    4 9.7
"Come se non avesse preso parte anche lei al gioco delle foto, e chissà a cos’altro..."
Quella volta Mara decise di non recapitare il suo invito nel solito, imbarazzante modo. Forse i recenti trascorsi ci avevano fatto superare un certo periodo di prova, o forse semplicemente il buon senso aveva prevalso in lei. Sta di fatto che stavolta non fu una maliziosa lettera poggiata sulla mia scrivania ad aprire una nuova porta verso la perdizione, ma un semplice messaggio su Whatsapp.

“Ciao tesoro, non prendete impegni per sabato. Cena da noi… con sorprese!”

Addirittura le sorprese.

Ovviamente, un secondo dopo aver confermato la nostra presenza, Mara smise di rispondere. Tipico di Mara.

“Amore ti confesso che dopo tutto quello che abbiamo passato con quella donna… beh sarei un po’ deluso se si trattasse solo di una cena!”

“Stai pur tranquillo che non resterai deluso. Ogni volta l’asticella sale sempre di più con Mara”

“E non solo quella…”

“Stupido!”

Quel sabato sera, il cancello della villa di Mara e Claudio si aprì davanti alla nostra auto. Per alcuni istanti fu un piacevole deja vu, interrotto bruscamente dal numero di auto parcheggiate nel grande piazzale davanti alla villa.

“Ma quanta cazzo di gente c’è?” Disse Marco.

Un elegante uomo in nero si avvicinò al lato guida. Marco abbassò il finestrino.

“Buonasera signori. Se cortesemente mi lasciate le chiavi, andrei a parcheggiare la vostra auto. Queste sono per voi”

Ci consegnò due spillette rotonde, una blu con la lettera M e una bianca con una F.

“Se gentilmente le appuntate ai vostri abiti, saranno fondamentali per la serata”

“Ma… sono le nostre iniziali?” Chiesi incuriosita.

L’uomo fu preso alla sprovvista. Sorrise e mi disse che era solo una casualità.

Mara ci venne incontro con Claudio. Tutti e due elegantissimi in nero.

“Tesori, ben arrivati! Mancavate solo voi! Ah vi siete già messi le spillette, benissimo!”

Notai una A bianca sulla seta di Mara e una A blu sul taschino di Claudio.

“Lasciate pure borse e cappotti ai ragazzi e venite a prendere un flute, vi stavamo aspettando!”

La sala era gremita di persone. Almeno una quarantina di persone, tutte bellissime ed eleganti nel loro abito impeccabile, si scambiavano sorrisi e brindisi. Riconobbi Simona e Giovanni, che subito si fecero strada verso di noi per salutarci. Simona aveva una Z, Giovanni una H.

Marco mi allungò un calice e brindammo con le nostre vecchie conoscenze. Simona era ancora più attraente nel suo attillatissimo abito nero. I suoi riccioli biondi cascavano morbidi sulle spalle scoperte, diffondendo un profumo inebriante.

“Ci hanno messo queste spillette, forse Mara vuole giocare a Scarabeo!” Scherzò Simona.

Un campanello rintoccò. Si fece silenzio nella sala. Tutti si voltarono verso Mara e Claudio. Il salone era illuminato da calde luci soffuse ma mi parve di scorgere in mezzo ai volti quello della mia collega Letizia.

“Benvenuti a tutti!” Disse Claudio “È bellissimo avere così tanti amici, ed è bellissimo averli tutti insieme qui stasera. Tra poco saliremo a cena, il nostro staff ha preparato un menu che vi farà leccare i baffi… o altro, se non ce li avete” Mara lo spinse delicatamente. “Prima di salire però, lasciate che vi spieghi l’unica regola della serata”

Un brusio leggero si levò dal pubblico.

“Anzi, ve lo spiega mia moglie, sennò poi si innervosisce se vado troppo per le lunghe”

Mara prese la parola: “Quella di stasera è una cena tra amici… speciali. E gli amici speciali conoscono il valore della condivisione. L’unica regola della serata infatti è la condivisione. Avete tutti una spilletta con una lettera, vero? Bene. Prima di salire su per la cena vi chiedo di passare qui da me per dare inizio alla condivisione! Chi comincia?”

Pian piano le coppie si presentarono al cospetto dei padroni di casa, chiamando la lettera che portavano appuntata. Dal pubblico si alzarono mani, più o meno esitanti, e nuove coppie si formarono nel salone, brulicante di curiosità ed eccitazione.

Fu il nostro turno. Marco disse “Emme!” e una voce flautata rispose. La folla si aprì piano e lasciò strada libera a una giovane ragazza dai lunghi capelli neri. Indossava un abito verde scuro, con una lunga gonna con spacco che lasciava intravedere le sue splendide gambe e due sandali neri con tacchi vertiginosi. Avrà avuto si e no venticinque anni. Dette la mano a Marco sorridendogli. Quando si presentò notai che aveva un piercing alla lingua.

Marco, in vistoso imbarazzo, mi guardò per qualche istante, salvo poi sparire dalla mia vista, spinto da Mara che fremeva per portare avanti lo smistamento.

“Tesoro, tu invece sei?”

“Effe” dissi a bassa voce.

“Non ho capito, puoi ridirlo ad alta voce?”

“Effe!”

Il sorriso di un uomo sulla trentina nelle prime file incontrò il mio sguardo. Si alzò da un divanetto e si avvicinò. Mi salutò baciandomi sulla guancia, le sue mani sui miei fianchi in una stretta gentile ma vigorosa. La sua pelle color ebano sembrava un tutt’uno con il completo che indossava. I suoi occhi verdi mi lasciarono paralizzata accanto a Mara.

“Andiamo, io sono Mark”

Mi prese per mano e non potei far altro che seguirlo.

Il salone al piano di sopra era stato preparato per la cena con grande cura per i particolari. Una grande tavola ovale, stranamente simile a un palcoscenico, stava al centro della grande sala, proprio sotto a un enorme lampadario di cristallo. Una scaletta in legno scuro era posizionata presso una delle estremità dell’ovale.

Tutti i posti erano segnati con le lettere blu e bianche. Addirittura i tovaglioli erano ricamati con quelle piccanti iniziali. Mark mi fece accomodare al mio posto, poi si sedette accanto a me. Mi versò del vino bianco. Nell’angolo opposto, il mio uomo mi sorrise e alzò il calice verso di me. Risposi con un sorriso, mentre accanto a me si sedeva Giovanni con una signora non più giovanissima, ma piuttosto decisa a mettere in mostra le sue grazie, tra scollatura e minigonna.

Gli ultimi a sedersi furono Mara e Claudio. L’uomo chiese a tutti di alzare il calice e brindò alla serata.

I camerieri iniziarono a servire l’antipasto. Mentre Mark mi versava nuovamente da bere, notai che al centro del tavolo non c’era nulla se non che una tovaglia ovale di colore rosso, stretta e lunga.

Quando tutti furono serviti, Mara si alzò in piedi. La sala si ammutolì di colpo.

“Spero stiate passando una serata splendida e che gli antipasti siano di vostro gradimento. È giunto il momento di scoprire chi ci allieterà durante i primi piatti. Come vi dicevo poco fa, la condivisione è il tema della serata. Così come noi condividiamo questa cena con voi, alcuni di voi ci faranno dono del loro piacere.” Brusio nella sala “Claudio, per favore potresti sorteggiare un numero?”

Claudio frugò in un altro sacchetto di velluto e ne tirò fuori un foglietto che passò a Mara.

“Ok, vediamo un po’… il numero è il 4! Mamma mia, si parte col botto!”

Il brusio si alzò.

“E chi saranno questi quattro? Claudio, tesoro puoi sorteggiare due lettere per favore?”

Il marito di Mara mise sul tavolo il sacchetto con le lettere e rimestò con la mano. Fece un po’ di scena, poi passò due foglietti alla moglie.

“Dunque dunque… Zeta! E… Acca!”

Simona si guardò intorno, tra la sorpresa e l’emozione. Il suo compagno di giochi si alzò e le porse il braccio. Nel frattempo, la coppia H stava già salendo le scalette.

“Carissimi ospiti, mentre i nostri amici prendono posizione al centro del tavolo” disse Claudio “I nostri splendidi camerieri vi delizieranno il palato con un tris di primi che oserei definire divini. A qualcuno non piace il tartufo?”

Simona e il suo compagno si posizionarono davanti a me e Giovanni. Gli altri due si fermarono poco più in là, no lontano da Mara e Claudio. Giovanni e Simona si scambiarono sguardi carichi di intesa e piacere. Non erano dei novellini e si trovavano perfettamente a loro agio anche davanti a cento sguardi indiscreti. Mi resi conto solo in quel momento che il tessuto al centro del tavolo era cosparso di condom. Mi parve inequivocabile quello che sarebbe successo di lì a poco e non potei far a meno di rivolgere uno sguardo a Mark.

Mentre i camerieri iniziavano a servire il primo assaggio, le due coppie cominciarono a scambiarsi le prime timide effusioni sul tavolo. Non riuscivo a togliere gli occhi di dosso da Simona, che lentamente si abbandonava al tocco vellutato del suo compagno.

Fu durante il secondo assaggio che Simona, con fare felino, si spinse in avanti a quattro zampe, offrendosi al suo uomo che, senza esitare, iniziò a penetrarla sotto gli sguardi dei commensali. Un piccolo grido di approvazione si levò dal centro del tavolo. Giovanni gustava la sua cena senza staccare gli occhi dalla compagna, che soccombeva di piacere sotto i colpi decisi dell’uomo con la sua stessa lettera.

“È la prima volta che partecipi alle serate di Mara?” Mi chiese Mark.

“N-no… diciamo che ho un po’ di esperienza. Tu? Sei da solo?”

“Io? Io è la seconda volta. La mia fidanzata è laggiù” indicò una ragazza bionda, bellissima e dallo sguardo di ghiaccio. “Lei è un po’ più esperta di me in queste cose. Ci frequentiamo da un po’ ed è sempre stata molto aperta con me. Quando mi raccontò le sue esperienze ho scoperto che ero più eccitato che spaventato… ed eccomi qui!”

Era tutto così surreale. Stavo parlando con uno sconosciuto, col quale c’erano buone probabilità di finire a farci sesso su un tavolo davanti a un centinaio di spettatori. Stavo mangiando distrattamente un risotto, seppur divino, mentre davanti a me due coppie si stavano dando piacere. E il mio uomo era lontano da me, con una bella ragazza sconosciuta.

Simona accolse il caldo orgasmo dell’uomo, offrendogli il seno. Reclinò la testa all’indietro in un trionfo di riccioli biondi. La sua silhouette si stagliò davanti a me, il profilo del suo naso a cesellare una bellezza imperfetta. Il suo ansimare nel ricevere il caldo nettare dell’uomo, che non mancò di penetrare la sua bocca tenendola per la nuca mentre la sua eccitazione piano scemava.

Giovanni buttò un bacio alla sua compagna e avviò un applauso, seguito da tutto il tavolo.

Le due coppie uscirono di scena mano nella mano, accompagnate dallo scrosciante battere di mani.

Claudio si alzò e richiamò il silenzio. “Bellissimo. Grazie amici per il vostro dono. Prima di procedere con la nostra cena, vorrei prendere un momento per ricordarvi che qui tutto è consentito, ma nulla è dovuto. Pertanto, se qualcuno o qualcuna di voi non si sentisse a suo agio, questa è la prima occasione per cambiare posto.”

Si alzò un leggero brusio, ma Claudio continuò a parlare.

“Ebbene, potete sorteggiare un’altra lettera ma… solo una! Dopo i secondi piatti ci sarà l’ultima opportunità. Ci sono per caso degli scontenti?”

La ragazza mora, compagna di Marco, alzò la mano con sicurezza. Il mio uomo la guardò con sorpresa. Lei si voltò verso di lui e le fece un’espressione strana tipo “così è la vita”.

“Ok! La signorina… prego, venga qua e sorteggi la sua nuova lettera. Mescoli bene! Ecco fatto… cosa ha trovato?”

“La B”

“La lettera B! Benissimo! Adesso vada pure al posto della signora con la B, le doni la sua spilletta e si metta addosso la nuova lettera! Altri cambi?”

Una donna sulla cinquantina, stretta in un abito da sera che metteva in risalto le sue curve burrose, si alzò dal suo posto e donò la spilla con la B alla ragazza mora. Si diresse poi verso Marco con passo sensuale, ondeggiando i biondi capelli e carezzando con la punta delle dita le sedie che la separavano dalla sua nuova preda.

“Effe!”

La mia lettera pronunciata ad alta voce da Claudio. Qualcuno aveva fatto cambio ed eravamo usciti noi. Mi ero persa la scena perché stavo seguendo la nuova conoscenza di Marco.

Mark sorrise amaramente. “Che peccato!” Disse. Si alzò, mi carezzò le spalle e si incamminò verso Claudio. Pochi istanti dopo, un elegante signore sulla cinquantina si sedette accanto a me, la lettera F appuntata sulla camicia.

“Buonasera, piacere mio!” Disse. Non era una bellezza, ma al tempo stesso non era neanche brutto. Constatai con visibile delusione che il mio nuovo compagno non reggeva minimamente il confronto con Mark. Probabilmente intuì la mia sensazione e, sfoderando un bellissimo sorriso mi disse “In effetti non sono il migliore dei cambi”

Il modo in cui lo disse, senza piangersi addosso ma con ironia e una punta di orgoglio mi convinse a dargli una opportunità.

“Molto bene” disse Mara “Fuori i secondi! Non prima però di aver sorteggiato l’accompagnamento! Claudio? Numero!”

Di nuovo il brusio dei commensali. Un foglietto passa nelle mani di Mara, che sgranò gli occhi dalla sorpresa.

“Carissimi, qui la situazione diventa bollente. Il numero è il 5!”

La sala mormorò più forte del dovuto.

“Silenzio! Trattandosi di un numero dispari, dobbiamo sorteggiare anche il colore… mi dispiace ma qualcuno sta per rimanere a bocca asciutta!”

Claudio mise un terzo sacchetto sul tavolo ed estrasse cinque biglie.

“Blu! Blu! Blu! Rosa! E… Blu!”

Il brusio diventò un applauso. Mara faticò a riportare il silenzio.

“Molto bene, adesso ci divertiamo! Sorteggeremo adesso i tre maschietti e per ultima la coppia, che ne dite?”

Claudio chiese l’aiuto del pubblico. Volle che ogni sorteggio fosse accompagnato da un “oooh” dei soli uomini. Per primo fu estratto il C, un ragazzo rasato che credevo aver già visto da qualche parte. Poi fu la volta di R, un distinto signore non proprio giovanissimo. Per ultimo fu estratto Mark, adesso associato alla lettera T.

Claudio chiese poi alle ragazze di creare la suspence per il sorteggio della coppia. Un sommesso “oooh” crebbe pian piano di intensità. Il pezzo di carta fu estratto dal sacchetto. Mara lo aprì e lo alzò in alto.

“Effe!” Disse.

Quando mi alzai, sentii sulla mia pelle il peso degli sguardi dell’intera sala. Potevo distinguere la leggerezza dello sguardo di Marco, il pungere degli uomini, il distaccato interesse dei camerieri e quello rovente di Mara. Il mio nuovo partner mi prese per mano e mi accompagnò con delicatezza alle scale. Passai accanto a Letizia che mi fissava con gli occhi strabuzzati e la bocca spalancata, con la mano a coprirla. La squadrai dall’alto in basso e le dissi “Sì, sono io”.

Si sventolò il volto con una mano e con l’altra andò di riflesso a cercare uno smartphone che non c’era. Mara aveva messo sotto chiave tutti i nostri telefoni. Ok la passione, ma la prudenza non è mai troppa.

I tre uomini sfilarono sulla tavola, assieme a loro si era eccezionalmente aggiunta Mara. La padrona di casa dette alcune disposizioni ai tre uomini che annuirono all’unisono. Purtroppo non sentii niente, ma li vidi sdraiarsi sul tessuto del tavolo, uno dopo l’altro. In fondo, a chiudere la fila, c’era Mark. Mara li fece spogliare tutti e tre e ordinò loro di restare supini e nudi. Da una parte e dall’altra, i commensali guardavano, mangiavano, bevevano.

Il mio compagno fu chiamato da Mara per nome “Francesco!”

Si avvicinò a lei e i due parlottarono per un po’. Ai miei piedi, Marco mi fissava con quello sguardo. Uno sguardo tra l’eccitazione e lo spavento, ma che lasciava intravedere dietro al caos di sensazioni la sua forza, quasi a dire “qualsiasi cosa accada io sono qui”. Gli sorrisi mentre Francesco, tornato dall’incontro con Mara, iniziava a far correre le sue dita su di me. La cerniera sulla mia schiena si abbassò. Il mio abito cadde a terra, accompagnato dalle mani di Francesco. Il mio corpo fu accolto da un brusio reso melodioso da una consistente nota femminile. Notai Letizia che mi fissava con una strana luce negli occhi.

La bocca di Francesco iniziò a esplorare il mio seno, dandomi un brivido caldo che scese rapido verso il basso. Mi accorsi di essere irrigidita e con i pugni serrati. Mi sciolsi solo quando la sua bocca morse gentilmente il mio collo.

Francesco mi si fece davanti, intrecciando le sue dita con le mie. Mi fissò a lungo, poi con un impercettibile gesto delle mani, mi fece abbassare in ginocchio. Avevo colto il segnale.

Sbottonai i suoi pantaloni e con gesto sensuale ma meccanico le mie dita incontrarono la sua eccitazione. Quando tirai il suo cazzo fuori dai pantaloni, spinsi forte con la mano ben stretta verso le sue palle. Il suo glande torreggiava turgido a pochi centimetri dalla mia bocca. Lo nascosi segandolo verso l’altro, lentamente. Poi con fermezza spinsi nuovamente verso il basso, scoprendo la sua cappella paonazza. Ripetei il gesto ancora qualche volta, poi aprii la bocca e ne assaporai la consistenza.

Nel frattempo, Mara si era abbassata sul primo uomo, quello più anziano, e aveva iniziato a masturbarlo piano. Avevo già capito dove volesse andare a parare. Voleva che scopassi quei tre, uno per uno, un passo alla volta, fino ad arrivare davanti a lei per il gran finale.

Mi divertii un po’ a tormentare Francesco, che si divincolava sotto ai miei colpi di lingua. Quando Mara si alzò dall’anziano signore, dirigendosi verso il giovane rasato, presi Francesco per il cazzo e lo tirai verso la mia prossima meta.

L’uomo anziano mi fissava sdraiato sul tavolo. Attorno a lui il suono gentile delle posate e il brusio dei commensali. Marco mi guardava poco lontano, la mano della burrosa compagna a carezzare il suo interno coscia.

Spostai lo slip quanto bastava mentre mi abbassai sul primo uomo. Lo sentii scivolare dentro di me. Quando mi ripresi dalla scossa elettrica della penetrazione, iniziai a cavalcarlo lentamente, guidando Francesco davanti a me e continuando a inghiottire la sua erezione. L’uomo sbuffava di piacere sotto di me, lo sentivo pulsare dentro e pregavo durasse per tutto il tempo che Mara aveva deciso. Le sue mani cercarono il mio corpo, le sue dita stuzzicarono il mio clito, poi salirono alla disperata ricerca dei miei seni. Quando fu il momento mi alzai e, un cazzo per mano, mi diressi verso il giovane rasato.

Mara stava già lavorando la gigantesca mazza di Mark.

Mi posizionai a gambe divaricate sopra al cazzo eretto del ragazzo. Francesco e l’anziano mi stavano ai fianchi. Mi abbassai lentamente, non prima però di aver fatto colare un filo di saliva sulla punta del suo pene. Il ragazzo chiuse gli occhi e sospirò forte. Quando li riaprì, la mia figa bagnata aveva già avvolto la sua erezione e si muoveva in una lenta danza circolare.

Continuai a masturbare i due uomini mentre danzavo sinuosa sul ragazzo. Ogni tanto mi abbassavo verso uno dei due per dargli una succhiata o un morso gentile. Ad un tratto li tirai davanti a me, portando a contatto le due cappelle. Quando i due cazzi stettero per toccarsi, li sentii tirare indietro per sottrarsi al contatto. Ma ero la regina, e li avvicinai con forza. Li strofinai per un po’ tra di loro, poi li bagnai con la mia saliva. La loro tensione si sciolse un po’. Riuscii a succhiarli insieme, passando prima da uno e poi da un altro. La mia saliva gocciolava sul petto del ragazzo che assisteva in estasi al mio gioco.

Quando Mara tornò a sedersi, Mark mi aspettava con un’erezione pazzesca. Mi alzai e feci scivolare fuori il ragazzo. Poi, sempre tenendo Francesco per il cazzo, gli ordinai di fare altrettanto con l’anziano. Che capì e afferrò il giovane a sua volta.

A capo di questa insolita fila indiana, mi avvicinai verso Mark. I commensali assistevano in religioso silenzio. La compagna di Marco, nel frattempo, gli aveva sbottonato i pantaloni e la vedevo armeggiare con il suo cazzo.

Mark mi vide arrivare e si tirò su, poggiandosi sui gomiti. Mi sorrise e disse qualcosa ma decisi di non contraccambiare e di dettare io i ritmi del gioco. Lo spinsi giù con un tacco, lui mi assecondò. Lasciai Francesco e mi abbassai col bacino sulla faccia di Mark. Non gli detti neanche il tempo di prender fiato. In un batter d’occhio, la sua lingua saettò dentro di me, scavando tra le labbra bagnate. Vacillai per un istante, barcollando sui tacchi. Francesco corse in mio aiuto e potei poggiarmi su di lui.

Quando ne ebbi abbastanza del gioco orale di Mark, affrontai la sua erezione. La lasciai entrare piano dentro di me, centimetro dopo centimetro. Fu un movimento che non aveva fine. Mark si faceva strada dentro di me senza trovare sosta. Mi piegai verso di lui, cercando la sua bocca. Ci baciammo appassionatamente mentre il suo cazzo pompava forte facendomi tremare a ogni colpo. Mi strinse in un forte abbraccio e raddoppiò il ritmo. D’istinto, lo morsi sul collo e sentii che mi diceva “Guarda che se mi mordi a me piace!”

Continuai a morderlo, resistendo malamente ai suoi colpi fortissimi. Lo sentivo avanzare e sparire, poi avanzare di nuovo scivolando nella mia figa oramai fradicia. Ad un tratto, i colpi rallentarono fino a fermarsi del tutto. Qualcuno si appoggiò al buchetto del mio culo. Mi voltai e vidi il ragazzo che cercava di farsi strada dietro di me. Spinse forte, ma gridai di dolore.

Qualcuno dei commensali gli passò la boccetta dell’olio. Fossi stata a tavola con gli altri, probabilmente ne avrei riso. Adesso invece volevo solamente che quel ragazzo mi penetrasse assieme a Mark.

Gocce di olio caddero sul mio culo, le sue fredde dita lo spalmarono attorno al mio buchetto. Lo vidi spalmarsene anche un po’ sul cazzo. Quando poggiò la cappella contro il mio culo, in un istante ne fu risucchiato. Lo sentii entrare con forza, muoversi lentamente e pian piano trovare il ritmo con Mark. I loro cazzi strusciavano ritmicamente dentro di me in una danza coordinata e incessante che assecondai alzando la testa e cercando di assorbire i colpi.

La mia bocca fu presa d’assalto dal cazzo di Francesco. La sua mano dietro alla mia nuca a spingere giù fino alla gola la sua eccitazione. Annaspai cercando l’anziano. Le mie dita lo trovarono e sfogai su quel cazzo tutta la mia energia.

Mara mi guardava con un sorriso che le attraversava il volto da parte a parte. Claudio invece era immobile. Vedevo gli altri commensali ma non riuscivo a metterli a fuoco. Qualcuno si stava masturbando o si faceva aiutare dal partner, ma erano delle comparse sbiadite sullo sfondo del mio gioco.

Mark e il ragazzo continuavano a scoparmi davanti e dietro senza sosta. Mi abbandonai sul petto sudato di Mark e ne ascoltai il respiro fino a quando Francesco non mi prese per i capelli e mi ordinò di aprire la bocca. Obbedii senza opporre resistenza. Mi sputò in bocca e poi ci ficcò il suo cazzo prima che potessi oppormi. Inghiottii quella saliva amara, spinta dal suo turgido pene che cercava di scendermi in gola a ogni costo. Ripetè il gesto altre due volte. L’ultima volta mi sputò anche in faccia e dovette strofinarmi il cazzo sul volto per pulirmi. Fu in quel momento che raggiunsi l’orgasmo più caldo che avessi mai sperimentato. L’umiliazione di Francesco e l’essere sottomessa ai due vigorosi ragazzi mi accesero una scintilla che scoppiò nel silenzio della stanza e prese forma nel mio vocalizzo crescente.

Quando la fiamma del mio piacere si attenuò, Mark mi alzò di peso e sentii i due cazzi uscire da dentro. Mi adagiò dolcemente sulla schiena e stesi le gambe lungo il tavolo, come a risvegliarmi dopo un lungo sonno. I quattro uomini erano in ginocchio attorno a me e si stavano masturbando. Le loro bocche spalancate, i loro sguardi fissi su di me, quel gesto animale alla ricerca dell’ultimo gesto, il dono finale, un bollente fuoco d’artificio dopo la passione travolgente. L’anziano e Francesco vennero per primi. Il primo gocciolò il suo seme sul mio seno, l’altro esplose copioso su di me, colpendomi anche sul naso e su una guancia. Li vidi svuotarsi, appagati e sudati. Poi sparirono nudi, lasciandomi esposta ai cazzi di Mark e del ragazzo.

Provai a ripulirmi con la mano, ma il ragazzo puntò la mia faccia e in un istante scaricò il suo caldo seme sulla mia bocca, che non feci in tempo a chiudere. Il suo sapore salato permeò, esplodendo sulla mia lingua. Un copioso fiotto, un altro, un terzo. Seguirono altri getti, più deboli, poi mi poggiò il cazzo sulle labbra, ordinandomi di aprire la bocca. Esausta, accontentai la sua richiesta e lo accolsi. Giocherellò un po’ picchiettando il glande sulla mia lingua, poi si abbassò e mi baciò con passione. Mi lasciò senza fiato, con in bocca i suoi sapori.

Nel frattempo, Mark mi aveva divaricato le gambe e con lentezza spingeva il suo membro ancora durissimo dentro di me. Sobbalzai quando entrò di colpo. Diede due spinte leggere, poi riprese a scoparmi selvaggiamente. Il suo corpo nero come l’ebano e sudato risplendeva lucido sotto le luci del lampadario. Quando fu giunto al culmine del piacere, estrasse il pene con la mano e venne generosamente sul mio ventre. Con le mani cercai quel cazzo così vigoroso, per un’ultima carezza, poi lo vidi allontanarsi e restai con le mani in grembo, invischiate dal caldo orgasmo dell’uomo.

Si levò un applauso scrosciante dal tavolo che mi riportò sulla terra. Mi alzai in piedi, vestita solo del seme dei miei quattro partner e, barcollante sui tacchi, mi diressi verso le scalette. Quando passai accanto a Marco vidi che la giunonica compagna lo stava ancora masturbando.

Scesi dal tavolo e fui accolta da due camerieri che mi fecero indossare una vestaglia e presero i miei vestiti.

“La signora vuole seguirci per una doccia?”

“La cena non è ancora finita” risposi.

I due camerieri si guardarono con imbarazzo.

“Se non vi dispiace vorrei assistere al sorteggio finale… perché adesso c’è un sorteggio finale, vero?”

“Dulcis in fundo, signora!”

Claudio si alzò in piedi. “Amici e amiche! Dopo uno spettacolo del genere è difficile andare oltre… e no! Non sto parlando del filetto!”

Qualcuno rise.

“È giunto il momento del terzo e ultimo sorteggio. Quindi, senza perder tempo… numero!”

Si fece silenzio. Claudio chiuse gli occhi.

“Che stupido. Stavo quasi per dimenticare… qualcuno vuol cambiare?”

Mentre Claudio faceva il suo numero, notai che Letizia continuava a fissarmi con quello sguardo inebetito. Sembrava quasi non vedesse l’ora di raccontare tutto in azienda. Come se lei fosse presente alla cena solo per caso. Come se non avesse preso parte anche lei al gioco delle foto, e chissà a cos’altro. Notai che Marco la stava fissando con sguardo serio e anche che aveva alzato la mano, per il disappunto della burrosa signora.

“Ok” disse Claudio “Vediamo un po’ vieni a sorteggiare la tua nuova lettera…”

Marco si alzò e raggiunse Claudio e Mara senza staccare gli occhi da Letizia.

“Dunque… lettera… lettera… W!”

Letizia si guardò in grembo, poi guardò Marco, poi di nuovo in grembo. Il suo compagno si alzò e andò a consegnare la spilla a Marco.

Il mio uomo le fu accanto in un battito di ciglia. Sorrideva mentre si sistemava la nuova spilla.

“Adesso siamo pronti per il sorteggio finale! A voi il dessert, a dei fortunati il trombert!”

Nessuno rise. Mara si prese la scena.

“Numero… numero” silenzio “Due!”

Ci fu un leggero disappunto.

“Calma calma… non è il numero che fa grande lo spettacolo. Vediamo chi avrà la responsabilità di chiudere alla grande questa splendida serata…”

Il frusciare dei foglietti dentro alla sacca di Claudio. Un quadratino di carta portato alla luce.

Le mani di Mara che aprono il foglietto piano piano.

Lo sguardo di Mara che si vela di un sorriso impercettibile.

“Signore e signori, colpo di scena!”

Il foglio rivolto in alto verso la sala

“La lettera è W!”

Letizia con la stessa espressione stupita.
Marco serafico in volto.
Io che rido di gusto e che decido di sacrificare la meritata doccia per gustarmi il dessert.
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