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Capelli sciolti


di Membro VIP di Annunci69.it travperte
08.08.2026    |    807    |    2 9.1
"Guardava e si toccava, pronto a rientrare non appena uno dei due avesse finito di nuovo..."
Capelli neri sciolti, top nero succinto che mi lascia il seno quasi scoperto, gonna a rete che lasciava intravedere un perizomino nero sottilissimo, tacchi a stiletto.

Pelle liscia, ultra profumata impeccabile.
Già bagnata solo a pensarci.

Il parcheggio era quasi deserto, solo qualche lampione lontano e il furgone di A. in fondo al lotto. Mi ha afferrato un polso e mi ha trascinato dietro il veicolo senza una parola. Mi ha spinto in ginocchio sull’asfalto freddo e si è sbottonato i jeans. Il cazzo gli è uscito già mezzo duro, pesante, venoso, le palle basse e lucide di sudore. L’odore di uomo era fortissimo: A. non si era lavato volutamente da giorni, e si sentiva tutto.
Sudore acido, pelle non lavata, un sentore pesante di maschio che mi ha colpito dritto al naso e mi ha fatto salivare.

«Apri la bocca, troia. Lecca tutto. Palle, cazzo, buco di culo. Come la cagna affamata che sei.»

Gli ho passato la lingua sulle palle salate e sudate da giorni, ho succhiato la pelle calda e umida, ho leccato ogni piega. Poi sono salita sul cazzo, dalla base alla punta, assaporando il sapore di pelle non lavata e di pre-sborra.

Sono scesa di nuovo, gli ho aperto le natiche con le mani e gli ho conficcato la lingua nel buco. Sapore forte, aspro, di maschio che non si lava da giorni, con un retrogusto chiarissimo che mi ha fatto chiudere gli occhi.

Lui mi teneva la testa premuta con una mano e spingeva il culo contro la mia faccia mentre io leccavo, succhiavo e respiravo tutto quell’odore di buco di culo e di sudore.

«Brava latrina. Continua.»

Dopo un po’ mi ha tirato indietro i capelli, mi ha aperto la bocca con due dita e ha iniziato a pisciarmi dentro.
Il getto è arrivato caldo, amaro, acido, abbondante. Mi ha riempito le guance in un secondo, mi è sceso in gola, ho ingoiato a fatica sentendo il liquido caldo scendermi nello stomaco e gonfiarmelo.
Gocce mi colavano dal mento, mi scorrevano sul collo e mi bagnavano il seno.

«Bevi, vacca. Tutto. Non perderne una goccia.»

Quando ha finito mi ha fatto leccare di nuovo il cazzo ancora bagnato di piscio, le palle, il buco. L’odore di giorni senza lavarsi era ancora più forte adesso, mescolato al piscio.

Poi mi ha sollevato di peso, mi ha piegato in avanti contro il cofano del furgone, mi ha tirato da parte il perizomino nero e mi ha aperto le natiche. Due sputi lunghi e densi, poi il cazzo dentro di botto, fino alle palle, dritto nella mia figaanale.

Ho gemuto forte. Lui ha iniziato a scoparmi duro, spinte pesanti e profonde che mi facevano battere le tette contro la lamiera fredda. Il sudore gli colava sulla schiena e mi gocciolava sul culo. Ogni botta faceva uno schiocco bagnato. L’odore di sesso, di sudore e di asfalto riempiva l’aria intorno a noi.

A un certo punto ha alzato la voce senza smettere di fottermi.

«Ehi, voi due. Avvicinatevi. Subito.»

Due negri che stavano guardando da una ventina di metri si sono avvicinati. Alti, scuri, spalle larghe, cazzi già duri e segnati nei pantaloni.

A. non si è tolto dalla mia figaanale. Ha solo detto, guardandoli:

«Usatela. Stanotte è una latrina pubblica. Bocca, culo, figaanale, tutto. Fatele quello che cazzo volete. Non si rifiuta.»

Il più grosso mi ha afferrato i capelli e mi ha conficcato il cazzo in bocca senza preavviso. Grosso, scuro, sapore di sudore e di pelle calda. L’altro si è messo dietro, ha aperto ancora di più le mie natiche e ha sputato sul buco già pieno del cazzo di A., aspettando il suo turno.

A. ha tirato fuori il cazzo di scatto, mi ha fatto girare la faccia e mi ha premuto il suo buco del culo dritto contro le labbra.

«Apri, troia. Accogli l’aria. Tutta.»

Ho aperto la bocca. Lui ha spinto e una scorreggia lunga, calda, umida mi è entrata dritta in gola. Aria calda, sapore forte, aspro, di culo e di merda, caricata dall’odore di giorni senza lavarsi.

L’ho sentita riempirmi la bocca, scendere, lasciarmi il retrogusto acido sulla lingua e in fondo alla gola. Ne ha fatta un’altra, più corta e più densa. L’ho presa tutta, a bocca spalancata.

I due negri si sono scambiati uno sguardo complice, un mezzo sorriso, mentre guardavano la scena.

Poi è iniziato il vero uso a tre.

Uno mi scopava la bocca, spingendo fino in gola, le palle che mi battevano sul mento, sapore di sudore e di pre-sborra che mi colava sulla lingua. L’altro mi è entrato nella figaanale insieme ad A., due cazzi che mi aprivano e mi riempivano, sputi continui per farli scivolare meglio.

Mi passavano da bocca a figaanale, da figaanale a bocca, senza pause. Uno mi pisciava in gola mentre l’altro mi scopava il culo a spinte lunghe.

Poi si scambiavano. Mi sputavano in faccia, sulle tette, sul culo aperto. Mi facevano leccare le palle sudate, i buchi, i cazzi ancora bagnati di piscio e di saliva.

A. mi teneva ferma per i fianchi e ordinava a voce bassa e roca:

«Apri di più, cagna. Prendi tutto. Sei una vacca da riempire. Una bella latrina.»

A un certo punto uno dei due negri ha tirato fuori il cazzo, mi ha premuto il proprio buco contro la bocca e ha ripetuto la scena. Una scorreggia calda, umida, dal sapore forte mi è entrata in gola. L’altro ha fatto lo stesso subito dopo, tenendomi la testa ferma.

Mentre lo facevano si sono detti a bassa voce, con un sorrisetto:

«Con questa puoi davvero fare di tutto… guarda come prende anche l’aria di culo.»

Uno dei due mi ha sborrato in bocca per primo, tanta sborra densa e calda che mi è colata dal mento e mi ha bagnato il seno.

L’altro mi ha sborrato nella figaanale, riempiendomi. A. ci ha rimesso subito il cazzo e ha sborrato anche lui, mescolando la sua sborra a quella degli altri.

Mi hanno fatto pisciare sulle loro palle, sui cazzi, sull’asfalto. Uno mi ha tenuto le natiche spalancate mentre gli altri due mi leccavano la figaanale piena di sborra e piscio, succhiando e assaporandone l’odore.

Poi mi hanno rifatto entrare i cazzi uno dopo l’altro, a turno, senza darmi respiro. Bocca, figaanale, di nuovo bocca. Sputi continui, sudore che mi colava addosso, odore forte di maschio nero mescolato a quello pesante di A.

Alla fine ero a carponi, la figaanale spalancata e gocciolante di sborra di tre uomini, la bocca piena del sapore di piscio, sborra, sudore di giorni, aria di culo e sputo.

A. mi ha dato uno schiaffo secco sul culo e ha detto ai due:

«Usatela ancora se vi gira. È una latrina. Non si rifiuta. Io intanto mi riattizzo.»

Si è messo a fianco e ha ricominciato a strofinarsi il cazzo, già di nuovo in erezione, mentre uno dei due mi conficcava di nuovo il cazzo in gola e l’altro mi rientrava nella figaanale. Hanno ripreso a scoparmi a ritmo, spinte profonde, mentre A. guardava e si toccava, pronto a rientrare non appena uno dei due avesse finito di nuovo.

Io restavo lì, impassibile e pronta a prendere ancora tutto quello che volevano versarmi addosso e dentro, senza un solo rifiuto.
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