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Al “Pozzo”


di Membro VIP di Annunci69.it travperte
07.08.2026    |    1.152    |    4 9.8
"» Restai lì in ginocchio, fradicia da capo a piedi, il culo che pulsava e stillava, l’odore delle loro scoregge ancora forte nelle narici..."
Entrai al “Pozzo” alle due e un quarto di notte. Il locale era nascosto dietro una porta di ferro arrugginita in un cortile industriale di periferia, lontano dalle luci della città.

Scendevo le scale di cemento umido e sentivo già l’odore: sudore maschile, fumo di sigarette, birra stantia e quel sentore dolciastro di sesso che restava attaccato alle pareti. La luce era rossa e bassa, filtrata da lampadine sporche, e faceva sembrare tutto più sporco e più eccitante.

Ero vestita come sapevo che loro volevano.

Bustier di raso nero stretto che mi comprimava il petto e mi spingeva in su i capezzoli duri. Perizoma di pizzo nero così sottile e striminzito che il cazzo semi-duro faceva una protuberanza chiara.

Autoreggenti nere lucide e tacchi a spillo di quindici centimetri che battevano sul cemento a ogni passo, un suono secco e provocante.
I capelli neri lisci mi cadevano sulle spalle, il rossetto scuro mi rendeva le labbra già gonfie e pronte.

Camminavo lentamente, facendo dondolare leggermente i fianchi, sentendo lo sguardo degli uomini che si giravano.

Al bancone c’erano loro tre. Marco, cinquant’anni, pancia da birra, mani grosse e callose, sguardo da uomo che non chiede permesso. Luca, più giovane, magro, occhi da cane affamato, sempre con un mezzo sorriso sporco. Diego, il più grosso, quasi due metri, braccia tatuato, voce bassa e roca da camionista. Mi videro e si fermarono a guardarmi. Marco sputò per terra e rise.

«Guarda chi c’è. La puttana travestita. Vieni qua, cagna. Fatti vedere meglio.»

Mi avvicinai senza fretta. Mi fermai a un metro da loro, mi girai lentamente e piegai la schiena in avanti, appoggiando le mani sulle ginocchia. Con una mano tirai di lato il perizoma. Il mio cazzo uscì, già semi-duro e lucido di precome, e il buco del culo, rasato e liscio, rimase esposto sotto la luce rossa. Sentivo l’aria fredda sul buco e sapevo che stavano guardando.

Diego grugnì e mi accompagnò, assieme agli altri due, in una stanza per poter fare le nostre porcate in tranquillità…

«Brava troia. Adesso in ginocchio. Apri quella bocca di merda.»

Mi misi in ginocchio sul cemento umido. Marco si avvicinò per primo, aprì la cerniera e tirò fuori il cazzo. Era spesso, già duro, con le vene gonfie e un odore forte di sudore e piscio vecchio. Me lo sbatacchiò sulle labbra, lasciandomi una striscia di precome.

«Lecca, puttana. E non fare la principessa. Succhia come la cagna che sei.»

Aprii la bocca e gli presi la cappella. La lingua girò intorno, leccando via il sapore salato. Lui mi afferrò i capelli e spinse. Il cazzo entrò fino in gola, le palle mi battevano sul mento.

Tossii, la saliva che mi colava già dal mento e mi bagnava il bustier. Luca si mise di lato, tirò fuori il suo cazzo più lungo e sottile e me lo strofinò sulla guancia.

«Apri di più, troia. Voglio vedere se riesci a prendere due cazzi insieme.»

Aprii quanto potevo. Marco mi riempiva la gola, Luca entrava di lato. La saliva faceva schizzi a ogni spinta, mi colava sul collo e sul petto. Diego si mise dietro di me. Mi sollevò il culo con le mani grosse, mi aprì le chiappe e sputò direttamente sul buco. Un filo di saliva calda scese lungo la fessura.

«Guarda che buco... Pronto a prendere il cazzo, eh?»

Mi premette il pollice dentro, lo ruotò, lo spinse fino alla seconda falange. Poi si abbassò i pantaloni, mi mise il culo contro la faccia e scoreggiò. Un peto lungo, umido e rumoroso che mi arrivò dritto sul naso e sulla bocca aperta. L’odore forte di gas e merda mi riempì le narici.

«Annusa, cagna. Annusa le scoregge del tuo padrone. Apri la bocca.»
Ne fece un’altra, più forte, tenendomi il culo premuto sulla faccia. Il gas caldo mi entrò in bocca. Io leccai, come mi aveva detto, mentre lui scoreggiava di nuovo. Diego rise e mi diede uno schiaffo sul culo.

«Brava puttana. Ora ti scopo.»

Si allineò e spinse. Il cazzo grosso entrò a fatica, una spinta secca che mi strappò un gemito strozzato con la bocca ancora piena.

Iniziò a scoparmi a colpi lunghi e violenti, le palle che mi battevano contro. A ogni spinta sentivo il culo che si apriva di più. Marco e Luca continuavano a usarmi la bocca, saliva e precome che mi colavano ovunque.

Marco tirò fuori il cazzo dalla mia gola e mi pisciò in faccia. Il getto caldo e giallo mi colpì gli occhi, il naso, le labbra.

«Apri la bocca, cagna. Bevi tutta la mia pipì.»

Aprii e ne presi a litri. La bevvi mentre scendeva, il sapore amaro e caldo. Luca mi pisciò sul petto, il getto mi bagnò il bustier, i capezzoli, scese tra le cosce e sugli autoreggenti fino a terra. Ero già fradicia.

Diego accelerò le spinte, mi tirò i capelli all’indietro e sborrò. Getti densi e caldi che mi riempirono il retto. Quando tirò fuori, lo sperma mi colò a fiotti dal buco insieme a un mio peto umido.

«Guarda come ti esce la sborra... Sei una fogna, puttana.»

Marco mi afferrò la testa e mi sborrò in gola a volontà. Getti spessi che mi riempirono la bocca e mi scesero dalla gola. Ne ingoiai quanto potevo, il resto mi colò dal mento mescolato alla pipì. Luca mi sborrò in faccia, getti che mi coprirono gli occhi, le guance, le labbra. Me la leccai tutta, saliva e sborra insieme.

Non mi lasciarono riposare. Mi sollevarono e mi buttarono a pancia in giù sul tavolo di metallo vicino al muro. Diego mi tenne fermo il culo e mi riscopò, più forte di prima. Marco e Luca pisciarono di nuovo, uno sulla schiena e uno sui capelli. La pipì calda mi scorreva ovunque. Diego scoreggiò di nuovo mentre mi scopava…

«Continua a prendere, troia. Stasera ti riempiamo finché non cammini più.»

Mi usarono a turno. Luca mi scopò il culo mentre Marco mi faceva succhiare di nuovo. Diego mi teneva la testa e mi scoreggiava in faccia ogni tanto, tenendomi il culo premuto sul naso. L’odore era sempre più forte.

Sborrarono ancora, dentro e fuori, getti grossi che mi colavano dalle cosce e dal mento. La sborra si mescolava alla pipì e alla saliva, faceva pozze sotto di me.

Verso la fine mi misero di nuovo in ginocchio.

Ero tremante, il culo aperto e gocciolante, il viso un disastro di liquidi. Diego mi si mise davanti, mi premette il culo sulla faccia e scoreggiò a lungo, un peto dopo l’altro, umidi e rumorosi.

«Annusa tutto, cagna. Questa è la tua aria ora.»

L’odore di gas, merda, pipì e sborra mi riempì il naso e la bocca. Alla fine mi sborrarono ancora una volta, getti spessi che mi colarono sulle labbra già bagnate. Diego mi diede un ultimo peto lungo e umido dritto sulla bocca aperta.

«Ingoia pure questo, puttana. Hai finito per stasera.»

Restai lì in ginocchio, fradicia da capo a piedi, il culo che pulsava e stillava, l’odore delle loro scoregge ancora forte nelle narici.

Mi alzai lentamente sui tacchi, le gambe che tremavano, e sistemai alla meglio il perizoma. Sapevo già che sarei tornata. Il “Pozzo” non mi lasciava andare via così facilmente.
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