Dalle otto alle otto per ventiquattr'ore - Capitolo 9 - dalle 16 alle 17
Una volta che sei totalmente invasa dalla mia virilità, le mie mani vanno a impastare i tuoi seni, e le tue a stringere la pelle e i peli del mio torace. Sento le tue pareti bollenti aderire al mio membro, stritolarlo, contrarsi e rilassarsi quasi come a volerlo risucchiare ancor più dentro di te. Ma sei già piena, e i tuoi sospiri, i tuoi gemiti quasi lamentosi ne sono un'eccitante conferma.
Passa qualche secondo, poi fai leva sul materasso per sollevarti appena, per far sgusciare via da te una buona metà del mio sesso. Solo per un istante, prima di lasciarti cadere ancora su di esso e penetrarti nuovamente e completamente. Le mie mani, nel frattempo, non smettono di esplorare lo splendido corpo nudo che si muove sul mio. Dai seni al collo, per raggiungere la schiena e ridiscendere a stringere i tuoi glutei morbidi e tesi. Terminando infine la loro corsa sulle tue cosce piene. Le afferro saldamente, rivolgendoti un ghigno. Mi guardi interdetta, non rendendoti subito conto di cosa voglia significare quell'espressione. Te ne accorgi solo alcuni istanti più tardi, quando la mia presa ti impedisce di ripetere la tua manovra. Di sollevarti e impalarti per l'ennesima volta.
«Ma... cosa...», mi dici quasi annaspando.
«Riprovaci», ribatto.
Non riesci a sollevarti, ma muovi il bacino all'indietro per tentare di liberarti. Così facendo, il mio membro quasi scava dentro di te, allargandoti ulteriormente e strappandoti un lieve grido di piacere.
Serro più forte la presa sulle tue gambe, muovendo in alto il bacino per aderire a te. Ti mordi le labbra e rotei gli occhi a seguito di quella mossa, poi stringi la trapunta fra i pugni e li punti sul materasso ai lati del mio volto, acconsentendo tacitamente a quanto ti ho imposto. Non tenti più di sollevarti, ma lasci che resti tutto dentro di te. Inizi, però, a muovere convulsamente i fianchi, un po' in circolo, un po' avanti e indietro. Non posso fare a meno di tornare a stringere le tue meravigliose forme, il tuo sedere, il tuo seno, mentre continui a strisciare furiosamente sulla mia asta per riempirti, allargarti il più possibile.
«Basta così», ti dico interrompendo i tuoi versi rochi e i tuoi movimenti quasi rabbiosi. Ti cingo la vita con le mani, sollevandoti di peso e lasciandoti ricadere supina sul letto.
«Ancora... ancora... ti prego, ci sono quasi...», ripeti in debito d'ossigeno.
Mi volto verso di te. Premo con l'indice sulle tue labbra carnose, poi, col dorso della mano, prendo a scendere lungo il collo e lo sterno, disegnando idealmente dei cerchi attorno ai tuoi seni e continuando fino a incontrare la tua peluria scura. A gambe larghe non ti opponi al mio tocco, lasciando che le mie dita si impregnino dei tuoi succhi mentre ti massaggiano labbra e clitoride.
«Dovresti proprio prepararti per uscire», dico sforzandomi di imprimere un tono di normalità alla frase, un tono del tutto avulso dal contesto nel quale ci troviamo.
«Dovresti... proprio... andartene a fanculo...», biascichi alternando profondi sospiri alle tue parole.
Rido, senza smettere di accarezzarti. «Ne varrà la pena», ti rassicuro con aria sincera.
«Lo spero per te», rispondi secca prima di scostare la mia mano con un gesto stizzito e sederti sul bordo del letto a due piazze.
«Vedrai», replico ricevendo di rimando un'occhiata tagliente.
Frughi per un po' nella valigia, estraendo infine la maglia nera e il pantalone bianco che ti avevo chiesto di portare a seguito delle svariate foto che mi mandasti con indosso i capi più intriganti del tuo guardaroba.
«Questa dovrò indossarla prima di truccarmi», mi dici sollevando in aria la casacca.
Aspetti un mio cenno d'assenso prima di infilarla, celando in parte ai miei occhi le linee del tuo seno, sebbene, alla luce, la trasparenza di un tessuto così sottile renda ben visibili la forma delle coppe e i capezzoli ancora turgidi. Poi ti volti per muovere verso il bagno, regalandomi la vista del tuo sedere nudo mentre ancheggi nel corridoio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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