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Lui & Lei

Iena 10: Anche Cesare entra a nella "Stanza"


di boschettomagico
21.01.2026    |    118    |    1 9.0
"Ho capito che dovevo metterla davanti al fatto compiuto inserendola con intelligenza nella mia nuova storia..."
C a p i t o l o 1 0
Anche Cesare entra nella “Stanza dei giochi”

Nella settimana seguente Lina ha voluto comprarsi un’automobile, visitavamo due o tre concessionarie al giorno e non avevamo un momento libero. Al venerdì sera aveva deciso che voleva una macchina uguale alla mia; con quella aveva imparato e solo guidando quella si sentiva sicura. Durante la settimana non avevamo mai avuto rapporti, quella questione l’aveva presa troppo facendole dimenticare il piacere di fare sesso; io invece cominciavo a desiderarla, sapevo che quando Cesare sarebbe poi tornato a casa lei non avrebbe più voluto uscire e sentivo il bisogno di scoparla. Al mattino del sabato gliel’ho confessato ma lei voleva assolutamente acquistare l’auto prima dell’arrivo del figlio, per cui mi ha risposto che l’avremmo fatto nel pomeriggio prima di andare a cena. L’acquisto si è però protratto fino al pomeriggio inoltrato in quanto per bruciare le tappe ha voluto acquistarne una in pronta consegna per essere il più in fretta possibile motorizzata; poi dovevamo ancora andare dalla pettinatrice, per cui abbiamo dovuto rinviare la nostra scopata. La cosa mi aveva fatta imbestialire, a casa mia dopo essere rientrate dalla pettinatrice il solo vederla infilarsi i collant in quelle splendide gambe affusolate mi aveva fatto fremere la patacca e ho cerato di palparla; lei mi ha chiesto scusa ma mi ha fatto notare che era troppo tardi per scopare ed in effetti non aveva torto; ciò non toglie però che io ero ora letteralmente infuriata. Prima di uscire ho preso un plug e l’ho costretta a infilarselo in figa, lei ha inizialmente rifiutato ma io l’ho fulminata con lo sguardo, così che Lina ha ceduto e seppur malvolentieri, s’è allargata le mutande e s’è infilata l’aggeggino che io ho collaudato con il telecomando; sentendoselo vibrare dentro è impallidita. -Non vorrai mica che al ristorante con mio figlio presente… -Taci!!! Ho la figa in ebollizione solo per colpa tua!!! Stasera paghi pegno!!! Da Mario non c’era tanta gente e ci siamo accomodate in un tavolino appartato molto tranquillo; mentre stavamo studiando il menù il cellulare di Lina è suonato, nel silenzio della stanzetta sentivo tutto anch’io. -Mamma ti chiedo scusa ma sono bloccato in autostrada per un incidente, sono solo a trenta chilometri da voi ma non so quando ci daranno il via… cominciate ad ordinare spero di arrivare presto. Lina si è adirata, il contrattempo del figliolo l’ha resa nervosa… quella telefonata aveva interrotto il nostro momento magico, mi è sorta dentro una vampata di gelosia, non volevo essere messa in secondo piano e ho voluto castigare il suo affronto: ho preso in mano il telecomando e ho cominciato a fargli frullare il plug dentro la passera, dapprima lentamente ma poi con un lento ma progressivo aumento costante di ritmo. Lina si è guardata attorno spaventata ma nella saletta eravamo sole, il suo viso è avvampato e mi ha sussurrato preoccupata “Smettila, non farmi fare brutta figura con il cameriere…” Ho ignorato la sua supplica e ho portato il gingillo a due terzi della sua potenza, ora la mia amica era rossa paonazza, cercava di fingere indifferenza ma le forti vibrazioni la stavano coinvolgendo e le sue unghie stavano graffiando la tovaglia linda ed inamidata. Il cameriere è arrivato all’improvviso e io ho abbassato il livello, lui però ha gentilmente rivolto verso Lina la sua preoccupazione” Signora sta bene…la vedo piuttosto agitata…” -Non è nulla, abbiamo preso un aperitivo prima di venire e non sono abituata a bere… Abbiamo ordinato due tris di antipasti e come il cameriere è partito verso la cucina Lina mi ha aggredita -Brutto verme…guarda che figura mi hai fatto fare…bell’amica che sei… -Taci porcona che se non rallentavo la velocità avresti riempito le mutande fino a bagnare perfino la sedia… Lina era nervosa, continuava a guardare l’orologio, avrebbe sicuramente voluto chiamare il figlio ma non osava, il cameriere intanto ci guardava incerto per cui per farlo sparire abbiamo ordinato due spaghetti alle acciughe; proprio mentre ce li stavano portando è entrato di corsa Cesare. Si è avvicinato a passo veloce scusandosi in continuazione e dopo aver abbracciato la madre mi ha rivolto un sorriso sincero dicendomi -Finalmente posso conoscere l’amica che ha saputo liberare mia madre dai suoi complessi di inferiorità. E’ andato a lavarsi in bagno e tornando ha annusato gli spaghetti dicendo -Complimenti… piatto azzeccatissimo… Lina si è rivolta al cameriere dimostrando anche in questo frangente di essere ormai una donna di polso -La prego porti un altro piatto e ci divida le due razioni per tre. Così abbiamo fatto, abbiamo condiviso il primo, poi ordinato tre secondi diversi e mentre li stavamo consumando per la seconda volta sono stata travolta da una ondata di gelosia; prima dell’arrivo di Cesare c’erano state delle occhiate maliziose tra me e Lina, ora dopo l’arrivo di suo figlio non aveva occhi che per lui, lo guardava con adorazione e sorrideva incantata ad ogni sua parola. La cosa mi indispettiva, io, Annamaria, la Iena, non potevo essere messa in un cantuccio a vedere quegli sguardi sdolcinati della mia amica verso il figlio; non capivo se la mia rabbia derivava però dalla mia autorità che veniva ignorata o dal fatto che io ero innamorata di quella donna ed ero tremendamente gelosa. Ho preso così di nuovo il telecomando in mano e ho ricominciato a farlo frullare dentro la figa di quell’ingrata incestuosa; come ha sentito l’aggeggino tremare Lina si è bloccata di nuovo, mi ha guardata con occhi di brace ma ha poi abbassato lo sguardo fissando la tovaglia. Vedevo il suo colorito aumentare a vista d’occhio e il suo mento tremare sempre più vistosamente, Cesare che non si è accorto di nulla stava parlando ma ormai lei non lo ascoltava più e le sue mani stavano stringendo con tutta la sua forza la forchetta. Acceleravo il livello della vibrazione e ad ogni aumento di ritmo mi beavo delle smorfie di “Porpora” che ormai si era isolata dalla discussione del tavolo ed era concentrata esclusivamente sui piaceri che il plug le stava dispensando. Solo quando ha emesso un forte gemito che coronava il raggiunto orgasmo Cesare si è accorto delle condizioni della madre; l’ha guardata sconvolto e vedendola rossa cianotica e madida di sudore ha interpretato le sue condizioni per un abuso alcoolico, ha preso il suo bicchiere e glielo ha allontanato -Mamma ma guarda in che condizioni ti sei ridotta, lo sai che non sopporti il vino, ora bevi solo acqua fino alla fine della cena!!! Lina che nel frattempo stava realizzando quanto era accaduto è pian piano rinsavita e ha appoggiato il malinteso espresso dal figlio. -Hai ragione scusa… è talmente raro che si ceni in compagnia che mi sono lasciata andare… Poi si è alzata e con passo barcollante si è diretta verso il bagno aggiungendo -Vado a darmi una rinfrescata. Guardando la madre allontanarsi con una camminata incerta è stata la volta di Cesare ad arrossire -Annamaria le chiedo scusa, non avevo mai visto mia madre così ubriaca. - Non c’è nulla di vergognarsi…è una sera importante per tua madre, lascia che se la goda. Rimasti soli Cesare ha cominciato a ricoprirmi di complimenti e lanciarmi occhiate particolarmente intense, era un gran bel ragazzo, molto elegante, perfettamente muscoloso da tipo palestrato, con capelli corti e uno sguardo magnetico che pian piano mi stavano mettendo in imbarazzo; fortunatamente Lina è tornata dal bagno e ha impedito che anche la sottoscritta arrossisse vergognosamente. Si è seduta lentamente e da sotto il tavolo con la mano ha raggiunto la mia e mi ha messo nel palmo il plug; prima di ritirarlo nella borsa l’ho guardato, non l’aveva lavato ed era viscido di abbondanti umori. Abbiamo chiuso con il dolce, una torta ordinata da Lina che aveva come decorazione una automobilina di marzapane, sulla quale Cesare ha permesso alla mamma di bere un paio di prosecchi con un sorriso forzato contornato da una battuta “Tanto guido io per tornare a casa…” Quando ci siamo separati Lina si è fatta sorreggere dal figlio fino alla macchina, secondo me recitava…aveva bevuto poco e approfittava del fatto che Cesare la credesse ubriaca. Tornando a casa in auto sentivo la rabbia invadere il mio corpo, per calmarmi sentivo la necessità di possedere qualcuno, nonostante fosse già mezzanotte ho chiamato sia Severino che non rispondeva che Salvatore che aveva il cellulare sconnesso, così che ho dovuto rincasare adirata come non mai. La notte è stata molto agitata, ho dormito poco e a strappi, alle sette ero già in piedi, la smania di possesso non mi aveva abbandonato, avrei voluto provare a chiamare sia Salvatore che Severino, in fin dei conti era domenica, ma aprendo la borsetta per cercare una sigaretta mi è venuto in mano il plug resomi la sera prima da Lina; era chiazzato dagli umori ormai rinsecchiti e guardandolo ho preso una decisione: non ero mai andata da Lina quando Cesare era a casa sua…ebbene le regole potevano essere cambiate. Ho messo il mio strap nella borsa e sono partita decisa; per la strada mi chiedevo come avrebbe reagito Lina nel vedermi, ma mai mi ha sfiorato l’idea di tornare indietro, la Iena quando vuole fare una cosa la vuole ottenere ad ogni costo. Alle 10 ero al portone della mia amica, era aperto, Cesare stava insaponando la sua macchina nel cortile, indossava solo un paio di pantaloni corti di jeans e a torso nudo esibiva il suo fisico perfetto, con una tartaruga agli addominali che era uno spettacolo; nel vedermi mi ha sorriso e mi ha detto -Entri pure Annamaria, la mamma ha ormai smaltito la sbornia ed è in casa… Nel vedermi Lina mi ha lanciato uno sguardo più sorpreso che contrariato però con tono secco mi ha chiesto -Come mai qui?!? -Ho voglia della tua figa, tu ieri sera hai sbrodolato, io no…ed è una settimana che praticamente ti neghi in continuazione…ora però ti scopo…odio essere presa per il naso. -Tu sei pazza…non possiamo andare a letto…Cesare potrebbe entrare in casa all’improvviso… Mi sono guardata attorno, dalla finestra si vedeva il figlio nel cortile che lavava la macchina, per cui ho deciso. -Ti prendo da dietro e tu ti metti a pecora con i gomiti sul marmetto della finestra, Cesare è impegnato ma se dovesse rientrare lo vedremmo e avremmo il tempo per ricomporci. Senza aspettare la sua risposta l’ho portata alla finestra, l’ho fatta appoggiare al davanzale, le ho tirato su la vestaglia fino alla schiena e poi le ho abbassato le mutande fino alle caviglie cominciando a tirarmi su la gonna anch’io; da dietro vedevo il suo vello nero che spuntava in mezzo alle sue gambe e la mia patacca ha cominciato a pulsare intensamente. A tempo di record mi sono incinghiata lo strap on, mi sono avvicinata al fondoschiena di Lina e dopo averle sfregato per qualche volta la cappella sul buco della figa gliel’ho spinta e sono entrata dentro di lei; all’inizio mi ha accolta freddamente ma dopo quattro colpi da buona puttana quale era ha cominciato a smaniare; i suoi rantoli mi riempivano di orgoglio, mi sentivo realizzata, la porcona era ancora mia dopo oltre dieci giorni ma all’improvviso Lina ha avuto una reazione che mi ha fatto gelare il sangue. Ha tolto dalla tasca della vestaglia un paio di boxer e ha cominciato ad annusarli, incollando poi lo sguardo al vetro che dava sul cortile per ammirare il figlio quasi nudo e sospirare con insistenza -Si Cesare…scopa la mamma…fammi godere…dai che sei fantastico…spingi più forte che godo… Sono rimasta choccata, quella puttana si stava godendo il mio cazzo ma nella sua mente perversa stava scopando suo figlio Cesare… e come si dimenava sotto i miei colpi!!! Era talmente eccitata che a un tratto si è avvicinata l’indumento intimo e ha cominciato a leccarlo alzando il culo per farsi penetrare al massimo; nonostante la forte delusione che stavo provando non ho però smesso di pomparla, anzi ho addirittura aumentato il ritmo perché con i colpi tremendi che le davo l’attaccatura del cazzo di lattice sfregava sul mio clitoride e mi masturbava divinamente. Non mi era mai successa una cosa simile e sentivo che la cosa mi avrebbe procurato un fantastico orgasmo, per cui ho accelerato il ritmo al massimo sfogando la mia eccitazione su di lei e accusandola. -Sei solo una troia, una troia incestuosa, che ieri sera fingeva di essere ubriaca per strofinarsi contro il figlio. Quel gioco piaceva anche a Lina che ha immediatamente ribattuto -Eri gelosa vero brutta puttana…non ami essere messa in secondo piano…sei gelosa di mio figlio e mi frullavi il tuo aggeggino in figa per farmi fare una figuraccia, per mettermi in brutta evidenza davanti a Cesare. Quel turpiloquio spinto eccitava entrambe così che a un certo punto siamo esplose in un orgasmo da sballo in perfetta sintonia; Lina ha sfogato il suo piacere picchiando poderosi pugni sul marmetto del davanzale e io ho finito con una serie di colpi in cui le infilavo il mio cazzone in figa fino all’ultimo centimetro. Quando ho smaltito l’orgasmo l’ho tirata per i capelli facendola inginocchiare davanti a me e urlandole -Su puttana…succhiami il cazzo, assapora quanta sborra hai fatto…bevila tutta fino all’ultima goccia… Era bellissimo vedere Porpora che mi sbocchinava l’uccello, tanta bramosia così non l’aveva mai messa in mostra nemmeno quando succhiava i cazzi reali di Salvatore e Severino; sicuramente però anche in quel frangente la sua immaginazione le faceva credere che stava succhiando il cazzo di suo figlio. Ci siamo staccate solo quando Cesare con la pompa aveva finito di togliere la schiuma all’automobile e aveva cominciato ad asciugarla con la pelle di daino; Lina mi ha chiesto se mi andava un caffè e al mio assenso si è avvicinata al fornello mettendo su la caffettiera. Mentre stavamo gustandoci la calda bevanda Lina mi ha detto -Che scopata che ci siamo fatte…forse questa è stata la migliore di tutte, anch’io avevo voglia di te, specie dopo ieri sera… voglio raccontarti cosa è successo. Come hai giustamente detto prima, adoravo strofinarmi contro Cesare e farmi sorreggere dalle sue robuste braccia, ero allegra, ma non ubriaca persa come mio figlio pensava per cui ho continuato a recitare anche dopo che siamo entrati in casa; mi sono seduta sul letto fingendo di non sapere spogliarmi. Cesare rideva divertito e ha cominciato a togliermi l’abito, quando sono rimasta in mutande mi ha allungato la camicia da notte e stava per andarsene quando io balbettando gli ho detto che non riuscivo dormire con le mutande addosso e che doveva togliermele, lui è arrossito ma è tornato vicino al letto e me le ha tolte. Quando me le ha sfilate dai piedi io ho allargato le cosce offrendogli la completa visione della mia passera pelosa per provocarlo, lui ha incollato lo sguardo sulla mia boscaglia e ha deglutito in continuazione, non era più rosso era ormai bordeau…si è staccato dal letto malvolentieri per uscire dalla stanza ma io gli ho detto “Te ne vai così senza nemmeno darmi il bacio della buonanotte…” lui è tornato sui suoi passi e si è chinato per darmi un bacio su una guancia ma io mi sono girata di colpo e gli ho infilato la lingua in bocca. Per qualche secondo ha risposto al mio bacio, è stato fantastico sentirmi la sua lingua frullare dentro la mia bocca ma poi si è staccato improvvisamente ed è quasi corso via rimproverandomi “Mamma sei ubriaca…” -Senza la mia cura, Porpora non sarebbe mai arrivata a tanto…ti ho svegliata Lina… Avrei voluto dirle altre cose ma Cesare è ritornato in casa e sentendo il profumo del caffè ha reclamato la sua tazzina; mi sono allora alzata per andarmene e Lina per informarmi senza dare nell’occhio mi ha detto -Ci sentiamo più avanti…Cesare ha preso una settimana di ferie, deve ricaricare le pile. Me ne sono andata, non eravamo mai state tanto tempo così senza vederci ma ora mi sentivo finalmente scaricata, quella scopata era stata molto benefica specie dopo che per la prima volta avevo sborrato come un uomo grazie allo strofinio del lattice…dovevo ricordarmi di come posizionare lo strap on anche in futuro. Visto che non avevo la compagnia di Lina mi sono messa a rimettere in sesto la casa inventandomi delle pulizie di Pasqua posticipate, il lunedì pomeriggio ero nel giardinetto davanti all’ingresso che sistemavo i cespugli di rose fiorite quando è arrivato un furgoncino che mi ha consegnato un bellissimo mazzo di fiori, sono entrata in casa e ho aperto il bigliettino curiosa come non mai, il contenuto mi ha lasciata di stucco. “Gentile Annamaria questo piccolo omaggio floreale è per ringraziarla dell’aiuto dato a mia madre, sarei onorato inoltre di invitarla a pranzo al Golf Club per un pranzo o una cena a sua scelta, questo è il mio numero di cellulare mi contatti.” Ero da una parte attratta da quella proposta ma dall’altra piuttosto scettica, le occhiate che mi aveva lanciato al ristorante quando Lina era andata in bagno mi avevano messa a disagio. Una iena però è curiosa e dopo due ore lo chiamavo, accettando per il giorno dopo un invito però meno impegnativo, limitatomi a un semplice aperitivo. Non ero mai stata al Golf Club nonostante fosse solo a metà strada tra l’abitazione di Lina e casa mia; essendo martedì non c’era confusione, l’ambiente era molto raffinato, Cesare mi ha ricevuta con la solita cordialità ed un ottimo bon ton. Abbiamo preso l’aperitivo su un lussuoso terrazzo che sovrastava i perfetti campi di golf verde smeraldo, volevo indagare sui motivi di quell’invito e sono partita da lontano - Gran bel posto qui… se non sbaglio è riservato ai soci. -Esatto, io sono socio, ogni week end che trascorro a casa corro qui a giocare, il golf mi rilassa e col lavoro che faccio io è un ottimo alleato; è veramente un bel posto, c’è un ottimo ristorante, certe sere un piano bar di ottimo livello e volendo affittano anche delle stanze… Nel dire quell’ultima frase mi ha puntato addosso i suoi occhioni da ghepardo per scoprire la mia reazione, raramente mi ero sentita in imbarazzo in presenza di un uomo, questa volta però lo ero ma allo stesso tempo sentivo che non dovevo farmi mettere sotto da un giovane sbarbatello per cui ho reagito decisa - Vedo che sei molto diretto nelle tue cose, sicuramente pensi che una vecchia professoressa in pensione potrebbe cadere facilmente nelle grinfie di un bel giovanottone bello e intelligente come te. -Annamaria, lei mi ha colpito subito dal primo istante che l’ho vista ma non mi sminuisca al livello di un misero play boy da strapazzo -Questo no hai molto bon ton, ma andavo a scuola con tua madre…potrei essere tua madre… -Ho sempre avuto una predilezione per le donne mature, quindi dimentichi la sua carta d’identità; non ricordo di aver mai avuto nessuna storia con mie coetanee, molte invece con signore della sua età. -Penso che tu sia molto scaltro…tua madre mi dice sempre che sei un ottimo venditore, beh lo sto vedendo. A quel punto Cesare ha tirato fuori il portafogli e ha preso una fotografia che mi ha mostrato -Non sto mentendo, questa è la donna che frequento attualmente a Bologna, come può vedere non è una ragazzina… Ho guardato quella fotografia e ho avuto un brivido… -Accidenti…assomiglia alla grande a tua madre… A quel punto Cesare è arrossito improvvisamente, di colpo si era rabbuiato e ha balbettato -Si, un po’ le assomiglia! Di colpo le parti si sono invertite, ora ero io ad avere il coltello dalla parte del manico e sono partita a razzo -Un po’??? E’ una sua sosia quasi perfetta… dimmi un po’ bel ragazzone mio, tu mi stai facendo intendere che ti piacerebbe portarmi a letto ma ho l’impressione che mi desidereresti solo perché io ti ricorderei tua madre, siamo coscritte, era mia compagna di scuola e quei particolari secondo me ti ecciterebbero; in fin dei conti ho sempre saputo che c’è un periodo in cui ogni ragazzo sente una attrazione sessuale verso la madre, ma tu non sei più un ragazzo. Ora Cesare era in affanno, si mordicchiava le labbra e aveva perso tutta la sua baldanza; stava riflettendo su cosa rispondermi ma era indeciso, poi dopo l’ennesima riflessione si è aperto. -Si non lo nego, quel periodo l’ho vissuto anch’io e forse lo sto ancora vivendo; proprio per questo però cerco un approccio con lei per vedere se riesco a togliermi dalla testa quel tarlo. -Apprezzo la tua sincerità, mi fa piacere che tu ti fidi di me fino al punto di farmi certe confidenze piuttosto riservate, in te trovo tanta attrazione e ammetto che sei un tipo interessante ma voglio anch’io essere sincera con te e ti metto quindi sul chi va là… devi sapere che io sono una donna pericolosa. Cesare è scoppiato a ridere, pensava a una mia battuta divertente e ha risposto ora molto rasserenato -Donna pericolosa? Cosa vuole farmi credere…di essere una serial killer che si diletta a farsi corteggiare da giovani ragazzi per poi assassinarli senza la minima pietà. Quella tiritera cominciava ora ad annoiarmi e la forte personalità di Iena voleva accorciare i tempi, non volevo più tirarla tanto per le lunghe anche perché quel pezzo di marcantonio mi piaceva e sentivo che avrei assaggiato volentieri il suo uccello. -Bene non voglio dilungarmi in troppi preamboli, amo la concretezza per cui se vuoi seguirmi andiamo a casa mia e ti mostro cosa intendevo dire con “Donna pericolosa”. A quella mia uscita il ragazzo è rimasto a bocca aperta, mai si sarebbe aspettato una offerta così diretta, ora aveva la faccia di uno che poteva anche temere che io fossi una serial killer, ma è stata solo questione di un attimo, poi recuperando la sua sfrontatezza ha pagato gli aperitivi e mi ha detto in tono deciso “Andiamo!!!” Mentre guidavo continuavo a guardare Cesare che mi seguiva nella sua auto nello specchietto retrovisore per vedere se riuscivo cogliere le emozioni del ragazzo ma non capivo nulla; quando però siamo entrati in casa mia notavo con soddisfazione gli occhi spalancati del ragazzo. Gli ho mostrato in modo sommario la mia abitazione e lui mi faceva i complimenti in ogni stanza che visitava fino a che l’ho portato alla camera a cui tenevo più di tutte dicendogli -Ora dimmi cosa pensi di questa stanza. Come ho aperto la porta e acceso tutte le luci ho fissato il volto del ragazzo per cogliere la sua reazione; avrei voluto leggergli nel volto del terrore ma invece aveva solo un forte senso di sorpresa; fissava la spalliera, la gogna, il letto e i miei attrezzi con occhi attenti ma senza il minimo senso di paura, ha smesso di darmi del lei e senza scusarsene del fatto mi ha domandato -Sei una padrona? -Sono una che per eccitarsi ha bisogno di certe emozioni che mi spingano a desiderare il partner. -Vorresti allora incatenarmi alla spalliera o alla gogna e frustarmi per eccitarti? -No, la cosa che più mi eccita è il sentirmi desiderata, se non notassi quel desiderio nei tuoi occhi potrei allora incazzarmi e magari sfogare la mia delusione anche frustandoti. -Beh se è solo quello che vorresti da me penso che io ti abbia desiderata dal primo momento che ti ho vista e sicuramente lo avrai letto nel mio sguardo. -Non esserne troppo sicuro… ora sei a un bivio, se vuoi stare qui devi correre tutti i potenziali rischi, se te la fai sotto puoi uscire e tornare al tuo tran tran quotidiano. -Odio la vita monotona e amo i rischi…cosa devo fare? -Spogliarti!!! Cesare ha cominciato a svestirsi, si toglieva i suoi capi senza fretta, con una calma serafica come se intendesse eccitarmi già con il suo spogliarello; quando si è tolto la t shirt, essendo vicina a lui, ho potuto apprezzare ancora di più quei suoi famosi addominali che mi avevano colpita la domenica precedente mentre lavava la sua auto, ma quando si è tolto i boxer i miei occhi si sono incollati morbosamente al suo membro, un cazzo di dimensioni notevoli; gli uccelli di Severino e Salvatore non li avevo mai ritenuti piccoli ma il membro di Cesare era qualcosa di impressionante. Era un settore in cui ero poco esperta, quando avevo visto l’uccello di Salvatore, il secondo della mia vita, mi ero sorpresa non poco delle sue dimensioni ma ora il cazzo di Cesare lo sfigurava e nel fissarlo ho deglutito a ripetizione per la sorpresa, una sola cosa era certa che il mio povero marito era un micro dotato. L’ho portato alla spalliera e l’ho ammanettato all’ultimo piano, essendo alto riusciva però toccare con i piedi il pavimento, non come i mei altri due schiavi che essendo più piccoli dovevano alzarsi sulle punte dei piedi come ballerine di danza classica e faticare; lui era lì, legato, ma impervio, potente, desiderabile. Ho cominciato allora a spogliarmi anch’io, imitando i suoi lenti movimenti di qualche minuto prima, come una provetta spogliarellista di un night club; Cesare era teso come la corda di un violino e ad ogni capo che volava via rispondeva con un sospiro di ansia. Quando sono rimasta in reggiseno e mutandine mi sono bloccata, lui aveva gli occhi fuori dalle orbite che mi dicevano” togliti tutto…fatti vedere nuda…” ma stava invece muto sapendo che prima o poi avrebbe goduto della visione del mio corpo nudo. Mi sono tolta il reggiseno, mi sono avvicinata al suo corpo e gli ho fregato i miei capezzoli sui suoi, entrambi abbiamo avuto un inturgidimento poderoso, i suoi sospiri si erano trasformati ora in grugniti e mi ha urlato - Hai detto che il tuo volere è sentirti desiderata…ebbene cosa devo fare ancora per farti capire che ti desidero come mai ho desiderato una donna… Non mentiva, il suo cazzo era infatti in erezione completa e pulsava a mille, duro come l’acciaio temprato, nodoso come un ramo di quercia secolare e rosso come un peperone…quando mi sono tolta le mutandine ha emesso un lungo e infinito ”Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”, gli ho avvicinato la figa sulla cappella fregandogli la mia peluria, lui nel sentire quel solletico ha spinto il bacino per puntare il mio buco ma io mi sono scostata immediatamente, era fradicio di sudore e ansimava, gli ho preso il cazzo in mano, pulsava talmente forte che sembrava dovesse scoppiarmi in mano da un secondo all’altro, gli ho alitato in faccia e gli ho detto con la massima sensualità -Dimmi che mi desideri…più di tua madre e più della tua donna di Bologna che mi hai mostrato in fotografia -Non è la mia donna…è una puttana che ho conosciuto per caso e che vista la sua somiglianza con mia madre ho preso a frequentare. Quella non me l’aspettavo, mai avrei immaginato che dietro tanta raffinatezza si nascondesse un puttaniere, ma era però una chiara testimonianza di quanto Cesare desiderasse la madre, quella rivelazione mi ha eccitata accendendomi di curiosità… continuando a solleticargli l’uccello con i miei peli ho cominciato ad interrogarlo -Quando scopi quella puttana cosa le dici -La chiamo mamma e lei deve sempre rispondermi chiamandomi figliolo…è una cosa eccitantissima che mi esalta e mi fa godere come un maiale. Mi è tornato in mente quando la domenica precedente avevo scopato Lina alla finestra e lei mi urlava “Si Cesare…scopa la mamma…scopami più forte che puoi che mi fai godere tanto…” quei due si desideravano alla follia ma non osavano confessarselo perché si vergognavano di compiere un incesto. La mia mente perversa era già in ebollizione per sfruttare quei loro segreti che ero venuta a conoscere. A quel punto ero però eccitata come non mai e desideravo farmi fottere da quel cazzo tridimensionale. -E ora se mi lascio scopare da te penserai di fottere tua madre…sii sincero!!! -No credimi!!! In questo momento io desidero te, solo te, la signora Annamaria!!! -Quando sei in questa stanza io non sono più Annamaria…ma sono Iena… per cui chiamami Iena!!! Gli ho tolto le manette e l’ho portato nel letto circolare, gli ho spalancato le cosce mostrandogli la mia figa fradicia ma, memore di alcuni precedenti spiacevoli l’ho severamente ammonito -Hai un cazzo che è la fine del mondo, spero che tu lo sappia anche usare come si deve, lo so che sei eccitato alla massima potenza ma ricorda che potrai venire solo quando sarò io a darti il permesso… -Ci puoi contare Iena…Non ti deluderò!!! Quando me lo ha infilato ho sentito la mia figa slabbrarsi come non mai, forse nemmeno quando mio marito mi aveva sverginata avevo provato una situazione simile, ero però bagnatissima e quel siluro di carne pian piano scivolava imponente nel mio tunnel dell’amore. Al terzo colpo il fastidio era già dimenticato e ho cominciato a godermi quella piacevole intrusione; il salsicciotto mi strofinava ogni angolo della mia patacca e ho cominciato ad ansimare, Il primo orgasmo è arrivato dopo nemmeno un minuto e ha contribuito a lubrificare ancora di più il mio utero dentro il quale il cazzo scivolava ora sempre imponente ma senza più nessuna resistenza. Ho perso il conto degli orgasmi, ero come una ninfomane e non ne avevo mai basta, Cesare resisteva imperterrito confermando che aveva un ottimo grado di controllo, cominciava però a rallentare, la schiena doveva dolergli, non era facile mantenere quel ritmo infernale; quel rallentamento però riduceva la mia caccia all’ennesimo orgasmo per cui con estrema velocità ho fatto capovolgere i nostri corpi mettendo il mio torello sotto di me. Il cazzone era uscito dalla figa ma io mi sono immediatamente accucciata sopra di lui e me lo sono rinfilato il di nuovo dentro cominciando a pomparlo come una assatanata; in quella posizione sentivo ancora di più l’intrusione di quel uccellone, me lo sentivo alla bocca dello stomaco, non mi ero mai sentita così “piena di cazzo” come in quel momento. Gli orgasmi sono tornati alla ribalta, dopo un quarto d’ora di fuoco sono stata allora io a rallentare il ritmo per la fatica sostenuta ma volevo provare l’ultimo modo con cui farmi scopare, volevo mettermi alla pecorina. Come mi sono tolta dal suo ventre per mettermi a quattro zampe Cesare ha capito tutto e mi ha inforcata immediatamente; per la terza volta ho provato un piacere nuovo e mi sono goduta gli ultimi assalti. Ora il mio partner era però al limite e mi ha quasi supplicata -Iena non ce la faccio più ho i coglioni che mi scoppiano, devo sborrare… - Si caro…ora ti do il disco verde, mi hai totalmente appagata. -Vuoi che ti riempio l’utero o vuoi che ti vengo sulla pancia per mostrarti i miei poderosi schizzi… -Voglio vederti sborrare, siediti sopra la mia pancia e ricoprimi di sperma. Cesare sembrava condividere la mia decisione, staccatosi da me mi ha capovolta e si è seduto sul mio ventre, mi ha infilato l’uccello tra i due seni e ha abbozzato una spagnola ma dopo tre sfregamenti la sua cappella si è contratta e ha cominciato ad eruttare sborra a tutto spiano. Gli schizzi uscivano a brevissimi intervalli e mi inondavano sotto il collo, sopra i seni e in tutta la pancia, uno sperma caldo e molto denso che scendeva sul mio corpo come lava su un crinale del suo vulcano; non avevo mai visto una sborrata così copiosa. Cesare accompagnava i suoi schizzi con gemiti intensi, sempre più lievi man mano chi i suoi coglioni si svuotavano, alla fine ha alzato il viso al soffitto e ha emesso un lungo “Ahhhhhh” sinonimo di completo appagamento; io mi sentivo totalmente ricoperta di sperma, sotto di lui ero impossibilitata a muovermi -Apri il cassetto del comodino, ci sono delle salviette, dammene una e poi stenditi al mio fianco, mi stai schiacciando con il tuo peso. Come mi ha dato il piccolo asciugamano ho cominciato a detergermi ma era una impresa, ero inondata. Ora ero al suo fianco, ho allungato il braccio e ho cominciato ad accarezzare i suoi addominali, sentire la tonicità di quei muscoli mi dava dei brividi di piacere, era la prima volta che ero al fianco di un uomo vero; Cesare si gustava le mie carezze fissando il soffitto, il suo cazzo non si era ancora ammosciato e a tratti dalla cappella scendevano ancora dei rivoli di sperma che io gli asciugavo con la salviettina che ormai era completamente inzuppata. Dovevo togliermi un grosso dubbio per cui seppur titubante gli ho chiesto -Giura che mentre mi scopavi non hai mai pensato a tua madre… -Te lo giuro, credimi, ho coronato un desiderio che covavo da sabato scorso, ciò non toglie però che la mia massima aspirazione rimarrà il sogno di scopare mia madre, è una mania che mi assilla, forse perché so che sarà una evenienza che non si verificherà mai. Io sapevo invece che entrambi si desideravano e che avrei potuto favorire quell’incesto che attraeva la mia perversione, ma non sapevo ancora come realizzare quel gioco osceno nel quale naturalmente avrei dovuto essere anch’io partecipe; dovevo sapere se avrebbero accettato entrambi per cui ho proseguito a indagare -Dimmi, siete mai stati vicini a compiere quel passo? E’ rimasto piuttosto titubante per qualche secondo, poi ha risposto con un secco “No!” Mi aspettavo che mi raccontasse del sabato notte, cha aveva avuto la figa di Lina davanti ai suoi occhi e che si erano baciati seppur solo per qualche secondo, ma evidentemente Cesare si vergognava di confessarmi quel segreto, mi conosceva da troppo poco e non si fidava ancora di me. -Accetteresti il mio aiuto se potessi favorire un approccio tra voi due. -Assolutamente si, anche se non vedo come potresti favorirlo, ora però vorrei chiederti una cosa anch’io, mia madre sa dell’esistenza di questa stanza, è al corrente di questa tua mania? Ora ero io ad essere imbarazzata, ero io a chiedermi fino a dove potevo spingermi con le mie confidenze, ho riflettuto velocemente e ho risposto con un vago “Sa solo qualcosa…” poi per impedire che quello scomodo discorso proseguisse mi sono alzata dal letto -Vado lavarmi, sono ricoperta del tuo sperma ormai secco”. Cesare mi ha seguita e come sono entrata nel box della doccia mi ha chiesto se potevamo lavarci insieme, ho accettato, come l’acqua calda ci ha avvolti abbiamo cominciato a insaponarci a vicenda, con l’aiuto della schiuma soffice le mie mani scivolavano dolcemente sui suoi muscoli in un massaggio eccitante per entrambi, accarezzare la sua tartaruga addominale era un piacere unico; lui rispondeva insaponandomi con maestria i seni e la folta peluria della mia figa. Quei massaggi lo hanno di colpo ringalluzzito e il suo cazzo è tornato immediatamente sull’attenti, gliel’ho preso in mano e nel risentirlo di nuovo pulsare nel mio palmo ho desiderato di nuovo il suo attrezzo; avrei voluto aggrapparmi al suo corpo issandomi sulle sue spalle come una scimmia e fotterlo lì in piedi, mentre l’acqua tiepida ci investiva dalla doccia raggomitoladomi su di lui, ma i miei 65 anni si facevano sentire, sentivo le gambe molli, esauste, segnate dalle intense due ore di sesso vissute poco prima. Il viso di Cesare era invece di nuovo infervorato, pronto a fottermi di nuovo senza il minimo problema, lasciarlo lì facendolo andare in bianco mi avrebbe dato un grosso senso di colpa, per cui mi sono inginocchiata e mi sono infilata quel maestoso manganello in bocca. Ho dovuto allargare al massimo le labbra per ingoiare completamente quell’uccello dalle dimensioni poderose, una volta imboccatolo sentivo che mi arrivava fino al fondo della gola; all’inizio ho avuto qualche conato di vomito ma quando sono riuscita poi a prendergli le misure ho cominciato a sbocchinarlo avidamente e godere delle sue contrazioni che mi solleticavano il palato. Cesare ha cominciato a godersi la mia bocca, non sapevo se le mie doti di pompinara erano all’altezza delle sue aspettative, ma dopo qualche minuto ne ho avuto la piena conferma in quanto il figlio di Lina ha cominciato di nuovo sborrare e la mia gola è stata invasa da un getto violento che non ho saputo trattenere completamente in bocca, rivoli del suo liquido seminale mi colavano impetuosi dagli angoli delle labbra, incuranti del fatto che quel maiale aveva vomitato sperma a volontà solo un’ora prima. Il sapore del suo sperma mi acchiappava un casino, sapore acre ma dolciastro, sapore di uomo vero; mentre gli prosciugavo le ultime gocce dalla cappella finalmente sgonfia pensavo a Lina, a come avrebbe reagito se avesse potuta vedermi inginocchiata sotto il getto della doccia a succhiare il cazzo del suo beneamato figliolo, sicuramente avesse avuto una pistola in mano mi avrebbe sparato senza nessun rimorso. Ho capito che dovevo metterla davanti al fatto compiuto inserendola con intelligenza nella mia nuova storia. La mia bocca ha abbandonato l’uccello di Cesare ma è risalita pian piano sul suo corpo fino a raggiungere la sua, e lì gli ho schiaffato la lingua tra le sue labbra; avevamo fatto sesso per quasi tre ore e solo adesso ci baciavamo, un bacio carico sia di sensualità che di sentimento, un bacio profondo, un bacio vero! Mentre finalmente ci rivestivamo Cesare era l’immagine della felicità, prima di uscire da casa mia mi ha abbracciata forte e mi ha sussurrato -Grazie Annamaria, mi hai regalato un pomeriggio fantastico, sono in ferie tutta la settimana se ti va mi piacerebbe stare ancora con te. -Mi fa piacere, potrei regalarti altri momenti felici, forse ancora di più di quelli di oggi, dimmi… sei mai stato con due donne? Mi ha guardata stranito ma con gli occhi che gli si erano illuminati improvvisamente di vivo interesse -E me lo chiedi? E’ un’altra delle mie fantasie e dei miei desideri proibiti finora mai realizzati… -Se saprò coinvolgere qualcuna delle mie amanti te lo farò sapere, saresti ospite molto gradito. Come Cesare è partito con la sua macchina ho telefonato a Lina, non avevo delineato nessun piano, il mio comportamento sarebbe dipeso dalle sue risposte, nel sentire la mia voce è rimasta sorpresa e io fingendo di dare la precedenza alla sua riservatezza le ho chiesto -Sei sola? -Si, Cesare è andato a giocare al Golf Club e mi ha detto che non aveva orari, se volevi vedermi è però troppo rischioso, potrebbe arrivare da un momento all’altro…e poi lo sai che se c’è lui non mi va di farlo…quello che è successo domenica qui in casa mia dovrà essere un caso a parte che non voglio si ripeta. -Lo so che tuo figlio ti condiziona, ma volevo sapere se hai fatto dei passi avanti con lui dopo il vostro bacio di sabato sera. -Purtroppo no…anzi sembra che cerchi di evitarmi, anche quello è stato un episodio sporadico, irripetibile. -Quel purtroppo che hai detto però è sinonimo di una delusione…speravi succedesse qualcosa, ammettilo…hai voglia di tuo figlio…lo desideri…domenica tu ti facevi scopare da me ma col cervello immaginavi che quell’uccello che ti trivellava fosse quello di Cesare. -Non te l’ho mai negato, lo sai…ma quella mia fissa rimarrà un desiderio impossibile. -Mai dire mai Lina, ricordalo!!! Fra qualche giorno potrei avere una bella novità per divertirci insieme, non dirmi di no…potrebbe essere una opportunità che raramente potrebbe ripresentarsi in futuro… Lina è rimasta per qualche secondo a riflettere poi mi ha risposto convinta - E va bene ma organizzala per il pomeriggio…quando lui va al Golf Club… Ho posato la cornetta con un sorriso maligno, da vera iena. Ora dovevo solo organizzare un incontro a tre molto delicato, un incontro proibito che richiedeva sia molto tatto che molta sfrontatezza, la notte mi avrebbe portato consiglio.






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