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SONO MAGGIORENNE ESCI
Gay & Bisex

Gay story


di boschettomagico
06.03.2025    |    447    |    2 9.2
"Si è ritirato l’uccello ormai moscio nei calzoni e senza dire nulla è entrato nell’ascensore, l’ho seguito, mentre scendevamo c’era un silenzio greve, pesante..."
Mi chiamo Marcello e oggi voglio raccontarvi la storia di una grande amicizia, nata tanti anni fa e caratterizzata da parecchi colpi di scena, ma che proprio per l’alternarsi dei vari eventi penso che potrà piacere a molti di voi. Io e Cesare siamo nati a distanza di due soli mesi, io in aprile, lui in giugno; abitavamo nel centro storico di Reggio a soli duecento metri di distanza, io in un condominio di recente costruzione, lui in un vecchio palazzone settecentesco di quattro piani dove al piano della strada suo padre aveva aperto un grosso negozio di generi alimentari e altre merci generiche; un progenitore degli attuali minimarket del centro che oggi sorgono come funghi ma che sessant’anni fa erano assolute novità. I miei avevano invece un negozio di radio TV, confinante col loro minimarket, altra attività a quei tempi poco diffusa; dove mio padre oltre a vendere televisori era un bravissimo antennista e altrettanto efficiente nelle riparazioni di radio, giradischi e TV di ogni genere. Io e Cesare siamo diventati così grandi amici e abbiamo fatto tutta la sequela delle scuole insieme, fedeli compagni di banco per tutti quegli innumerevoli anni: tre di asilo, cinque di elementari, tre di medie e infine al liceo scientifico. Il palazzone dei genitori di Cesare era alto quattro piani: al piano terra c’era il negozio, al primo piano i magazzini dove stoccavano ogni genere di prodotti alimentari, al secondo piano la cucina con sala e salotto e al terzo la camera da letto dei suoi genitori e la sua. All’ultimo piano c’era infine un grande solaio quadrato di otto metri per sei completamente abbandonato, circondato da grossi finestroni, con una splendida vista che dava sui tetti del centro storico; purtroppo la maggior parte dei vetri di quei finestroni erano completamente rotti ed erano protetti solo da delle reti metalliche che impedivano ai piccioni di fare da padroni di quello spazio incustodito. D’inverno era proibitivo stare lassù per il freddo e il vento che fischiava costantemente ma con l’arrivo della bella stagione quel solaio diventava il nostro regno, c’era un tavolo da ping pong dove oltre a giocarci facevamo i compiti, un calciobalilla, un sacco da pugilato e un punching ball con cui Cesare si allenava, in quanto era particolarmente attratto da quello sport. L’ultimo pezzo da arredamento era un vecchio sofà dove ci mettevamo a studiare. Con l’adolescenza si sviluppavano i nostri primi interessi: sia sportivi, con Cesare che si era iscritto a una società pugilistica e io a un circolo di tennis; che sessuali con gli ormoni che cominciavano a farsi sentire. Cesare aveva una autentica predilezione per le fighe mature, stravedeva per la fruttivendola, la sarta e la panettiera del rione tutte donne oltre la quarantina ignorando completamente le ragazzine della nostra età. A scuola con noi c’era il figlio dell’edicolante e il mio amico se lo era arruffianato per farsi portare ogni primo mercoledì del mese una rivista pornografica specializzata sui nudi di donne di una certa età, cosa che essendo minorenni non avremmo mai potuto acquistare. Così dopo aver studiato ci sedevamo sul divano sgangherato, aprivamo il giornale e cominciavamo a segarci ammirando quei corpi maturi e quasi tutti caratterizzati da delle fighe pelosissime. Cesare era molto più dotato di me e mentre se lo menava si consumava la vista su quelle illustrazioni proibite e continuava a parlare – Guarda che volpe rossa ha in mezzo alle gambe questa tardona, cosa darei per potergliela annusare; guarda questa mora che patacca scura che ha…è nera come il carbone… Era sempre lui il primo a venire, era sicuramente il più eccitato dei due; io invece venivo solo quando vedevo esplodere il suo uccello, se lui era ammaliato da quelle passere stagionate io lo ero dal suo cazzone che sborrava con una intensità che mi ammaliava.
Scoprivo così pian piano di essere gay e di essere innamorato del mio migliore amico. Temevo da matti che quel mio segreto potesse essere scoperto e che Cesare mi mandasse al diavolo, ma invece riuscivo a mascherare la cosa molto bene e Cesare non sospettava nulla, anzi un giorno sul numero nuovo del giornalino c’era una nonna sexy maggiorata con seni prosperosissimi e una figa che era una vera e propria jungla di peli neri come il carbone. Cesare non staccava gli occhi da quel triangolo nero pece, era eccitatissimo come mai l’avevo visto prima -Scommetto che l’Annalisa panettiera, ha una figona tale e quale a quella…cazzo è come se qui davanti a noi ci fosse lei, certe notti la sogno…sono stravolto dal piacere…vorrei fare un gioco, ma non pensare male di me…voglio solo festeggiare questa magnifica foto con una novità…meniamoci l’uccello a vicenda…ti va? Non potevo crederci…pensavo mi stesse prendendo in giro ma non stava scherzando per niente, era seduto alla mia destra ma era mancino per cui ha avvicinato la sua mano e me lo ha preso in mano spingendo in su il suo bacino per avvicinare il suo cazzone turgido alla mia destra. Quando ho preso il suo cazzo in mano ho sentito una scarica elettrica percorrere il mio corpo, realizzavo un desiderio che coltivavo nella mia mente da innumerevole tempo, sentirlo pulsare a mille nel mio palmo mi stravolgeva e ho cominciato a menarglielo come se avessi in mano un oggetto di rara bellezza; vedere la sua cappella rossa e turgida spuntare imperiosa dal mio pugno chiuso mi elettrizzava, ero stravolto di piacere. In vita mia non ero mai stato così eccitato, non avevo mai avuto una erezione così prorompente così che ho improvvisamente sborrato in modo copiosissimo come mai mi era capitato; era la prima volta che venivo prima io…Cesare nel vedermi così arrapato si è messo a urlare fraintendendo la situazione – Brutto porco, vedo che anche a te piace sta vecchia figona folta e nera…dai accelera…ecco… dai che arrivo anch’io… E ha cominciato a schizzare anche lui con violenza, il primo schizzo è stato un incontenibile getto di quasi mezzo metro…nel sentire la sua sborra colare poi nella mia mano mi sono sentito quasi mancare, avrei voluto chinarmi, prenderglielo in bocca e nutrirmi di tutto quel succo di cazzo che avrei voluto ingoiare avidamente ma non potevo osare tanto!!! Mentre ci ripulivamo Cesare è avvampato di vergogna e perdendo tutta la sua baldanza ha quasi sussurrato -Non so perché mi ha preso quella voglia strana…guarda che non sono un finocchio…a me piace la figa!!! Mi sono limitato a dirgli “Ma figurati…lo so!!!” ma dentro di me speravo spassionatamente di ripetere all’infinito quella travolgente esperienza che mi aveva letteralmente estasiato.
Purtroppo però Cesare non aveva mai più proposto quel bellissimo diversivo e io pur desiderandolo non glielo proposi mai… La primavera era arrivata e ormai facevamo tappa fissa nel solaio che chiamavamo la “torretta”, un giorno eravamo tornati a vederci dopo tre giorni in cui ero mancato a scuola per una tosse insistente, l’ho trovato stranamente ad uno dei finestroni che fissava i tetti del centro storico, mi ha accolto con un sorriso a trentadue denti e con la voce rotta dall’emozione -Marcello ho una grossa novità da mostrarti…una cosa che mai potresti immaginare… Ero divertito dal tono trionfante della sua voce e pendevo dalle sue labbra, mi ha svelato il mistero -Vedi quell’abbaino lì a una ventina di metri, il più grande dei tre… prova indovinare di chi è? -Come faccio saperlo…dimmelo… -E’ il bagno della Carla, la fruttivendola… alle quattro deve aprire il negozio e un quarto d’ora prima viene a sistemarsi, preparati a una grossa sorpresa e a uno spettacolo da sballo… Carla era una signorina sulla cinquantina, con un fisico statuario, una testa di capelli rossi ramati e un seno prosperoso. Alle quattro meno un quarto la finestrella si è aperta, Carla ha messo fuori il capo per scrutare il cielo e poi ha cominciato a pettinarsi e truccarsi, poi una volta sistematasi si è seduta sul water a pisciare; noi vedevamo solo il suo volto, ma quando ha finito si è alzata in piedi per asciugarsi la passera con la carta igienica e lì la sua figa è improvvisamente apparsa. Certo che la visione non era nitida, la distanza lasciava solo intravvedere un triangolo particolarmente peloso, ma Cesare era completamente in trance, si è calato le braghe, il suo uccello era già duro come un bastone e ha cominciato a menarselo – Bella figona…è come se sentissi il tuo odore, brutta maiala tu mi fai impazzire… e tu stupidone non te lo meni, non vedi che spettacolo ci sta offrendo sta porcona… Mi sono calato allora anch’io le braghe ma la mia eccitazione non dipendeva dalla Carla ma dal cazzo duro di Cesare che come al solito mi eccitava oltre misura. Poi la verduriera si è abbassata la gonna e ha chiuso la finestra e noi siamo rimasti lì a menarcelo, dopo pochi secondi Cesare cominciava a sborrare continuando sempre a sussurrare un solo nome “Carla”; nel vedere la sua fontana aperta sono venuto anch’io e il mio amico soddisfatto nel vedermi godere ha riso – Brutto maiale piace anche a te la passera matura e pelosa, guarda quanta ne hai fatta… Da quel giorno, ogni pomeriggio l’appuntamento con lo spettacolino offertoci dalla Carla diventava così un obbligo e non masturbandoci più seduti sul divano la mia possibilità di menarcelo a vicenda era ora nulla. Non sapevo però che un contrattempo di Cesare avrebbe cambiato le cose… Durante un allenamento in palestra il mio amico era caduto e si era fratturato un polso (35 giorni di gesso!), era il sinistro…ma era mancino…e la mano delle seghe era stata immobilizzata; le sue seghe al finestrone davanti all’abbaino di Carla avevano perso il loro vero valore, Cesare con la destra non sapeva darsi il vero piacere…mentre se lo menava con la mano inesperta…imprecava… -Cazzo non me lo meno a dovere…ho quella figona in primo piano e non so darmi il giusto piacere… il suo fido amico Marcello è così andato in suo aiuto e un pomeriggio mi sono offerto di masturbarlo, mentre glielo menavo Cesare continuava a dirmi “Grazie…sei un vero amico…” ma non c’era nulla da ringraziare, per me era una vera e propria delizia, mi ritrovavo tra le mani il suo bastone turgido e sentire quella verga impazzita mi mandava letteralmente allo sballo; quando ha cominciato a sborrare per fissarlo in primo piano ho abbassato il suo uccello gocciolante così che lui è venuto sui suoi pantaloni innaffiandoli senza pietà; all’istante è scattato come una molla ed è corso in bagno a ripulirsi “Cazzo se mia madre se ne accorge sono fritto…” Il giorno dopo quando stava di nuovo per esplodere mi ha urlato “Attento Marcello a non fare come ieri…” io allora senza rendermene conto di quello che stavo facendo mi sono inginocchiato ai suoi piedi, gliel’ho preso in bocca e l’ho sbocchinato fino a farlo venire…lui è rimasto un attimo sorpreso ma non si è mai ribellato così che io ho ingoiato tutto il suo seme che fuoriusciva dal suo uccello impazzito senza perderne una goccia. La cosa ha estasiato entrambi, lui che si è goduto il primo pompino della sua vita, io che ho potuto nutrirmi dei succhi del piacere che avevo saputo dargli; così che dal giorno dopo il pompino è diventata una fissa abitudine, un tacito accordo segreto di tutti due. Ogni volta che lo spompinavo Cesare tremava letteralmente di piacere e mi urlava -Succhia Carla…succhia brutta porca…hai una bocca dolcissima…scommetto che preferisci la mia banana a quelle che vendi in negozio… Un giorno mentre ci lavavamo però mi ha guardato con sospetto e con voce roca mi ha chiesto -Dimmi Marcello ma tu sei gay? Sono rimasto di sasso, non sapevo cosa dire e mi sono limitato a rispondere fingendo in modo evasivo – E’ quello che vorrei cercare di capire anch’io! Dopo trentacinque giorni gli han tolto il gesso, il polso pian piano è guarito ma il pompino giornaliero è rimasta una pratica ormai fissa dei nostri pomeriggi in compagnia…piccoli misteri di una ambigua realtà per entrambi: io che succhiavo il cazzo al mio migliore amico, lui che a diciassette anni sbavava per le tardone del rione e che ora si era invaghito pure della nonna di un nostro nuovo compagno di classe. Nell’ultimo anno di scuola Cesare ha inaspettatamente concesso delle attenzioni ad una ragazza della nostra età, si chiamava Camilla aveva un anno meno di noi ed era arrivata al nostro liceo per il trasferimento di suo padre comandante dei carabinieri che era stato trasferito a Reggio Emilia dal Piemonte. Non avevo mai visto il mio amico così preso per una donna, la sua era una vera e propria cotta travolgente e ripeteva in continuazione “Quella ragazza mi piace…mi piace tanto!” Se da una parte ero contento per lui che finalmente accantonava le vecchiarde dai suoi pensieri, dall’altra ero timoroso che poi potesse fare a meno dei miei pompini che erano invece per me la mia massima aspirazione. Durante l’intervallo Cesare la cercava nel cortile e cominciava a martellarla senza tregua, aveva perso pure la sua timidezza e un giorno mentre parlavamo del più e del meno; ha trovato il coraggio per un invito. - Volevo sapere se domenica vuoi venire con me al cinema, danno una simpatica commedia con Jean Paul Belmondo, ti piacerà sicuramente… Camilla in un primo tempo ha rifiutato l’invito ma poi dopo le continue insistenze del mio amico ha ceduto - Va bene, ci sto…ma vengo solo se ci sarà anche Marcello. Sicuramente non era quello che Cesare voleva ma pur di vederla ha accettato quel compromesso. Quella domenica era una giornata caldissima, un autentico anticipo all’estate che bussava ormai alle porte; il cinema era mezzo deserto e Cesare ha cercato naturalmente di sedersi accanto alla ragazza che però con scaltrezza si è accomodata tra noi due. Ho trascorso tutta la durata del film a vedere i vani tentativi di approccio del mio amico che cercava di prendere la mano di Camilla tra la sua, la ragazza si scostava da lui e gentilmente gli allontanava la mano con somma mia soddisfazione che tremavo all’idea di essere messo in disparte e perdere i miei giochi erotici con lui. Alla fine dello spettacolo nonostante tutti i suoi vani tentativi di conquista falliti, Cesare non ha desistito - Andiamo al parco che vi offro un gelato… La gelateria era gremita di gente, i tavolini sotto gli alberi erano esauriti e abbiamo trovato posto solo a uno sotto il riverbero del sole, protetti da un ombrellone; a metà del gelato il mio amico si è buttato - Camilla sei una persona simpaticissima, mi piaci molto, ti va di diventare la mia ragazza? A quella proposta la ragazza ha reagito con uno sguardo carico di terrore, ha tossito per evitare che una cucchiaiata di gelato non le andasse di traverso ed è arrossita a dismisura; poi recuperata la sua tranquilla flemma ha risposto - Vedi Cesare, tu sei un caro ragazzo…educato, a modo…ma credimi io ti considero solo un amico… - Proviamo a frequentarci un po’ e poi deciderai con calma, non ti forzo, ma dammi almeno una possibilità. - Non sarei corretta nei tuoi confronti…io so bene ciò che voglio…il mio cuore trema per un altro… - Avevi un ragazzo nel Piemonte che hai dovuto lasciare venendo qui? - No in Piemonte non avevo nessun ragazzo…ma te lo ripeto…io sono invaghita di un altro… - Non me ne ero accorto, non ti vedo mai parlare con nessuno… pensavo fossi libera… posso chiederti chi è quel fortunato ragazzo che ha catturato le tue attenzioni?
Camilla è arrossita di nuovo, ha posato il cucchiaino nella coppetta ormai vuota e ha alzato il viso fissandomi con intensità - A me piace lui… mi piace Marcello, il tuo amico…mi spiace per te che hai frainteso il fatto che accettavo la tua compagnia, ma lo facevo solo perché ho una cotta per lui… A quel punto sono stato io ad arrossire e rischiare di farmi andare il gelato di traverso…ho abbassato lo sguardo fissando la coppetta semivuota e ho cominciato ad essere percorso da un leggero tremito; Cesare invece è scattato in piedi per la sorpresa, era rosso paonazzo, le vene del collo gli si erano ingrossate improvvisamente e pulsavano a mille, ha guardato la ragazza con uno sguardo rabbioso ed è esploso -Camilla… ma Marcello è un frocio!!! Mi succhia l’uccello tutti i giorni e dovresti vedere come gli piace…non può piacerti uno così… è solo un finocchio!!! La ragazza è avvampata di rabbia, mi ha messo un dito sotto il mento facendomi alzare il capo per poterla fissare, poi con uno sguardo allucinato mi ha aggredito – E tu stai lì in silenzio e ti lasci insultare da quel troglodita maleducato!?! Ho alzato leggermente il viso solo per qualche secondo, giusto il tempo per vedere la faccia furiosa di Camilla e l’atteggiamento di Cesare gonfio di una rabbia mal repressa; poi, sconfitto ho rincollato lo sguardo sul tavolino. A quel punto la ragazza è esplosa in un pianto isterico, ha preso la sua borsa ed è fuggita via urlandoci - Non vi voglio più vedere entrambi, sparite dalla mia vita… Io mi sentivo imbarazzato al massimo anche perché molte persone avevano girato lo sguardo incuriosite verso noi e ci stavano scrutando; ho fissato Cesare che mi ha fulminato con lo sguardo e mi ha aggredito - Io e te non abbiamo più niente da dirci, sparisci dalla mia vista e non azzardarti più a presentarti ancora a casa mia; la nostra amicizia è finita!!! E’ andato a pagare il conto dentro il bar ed è uscito ignorandomi completamente e sparendo dalla mia vista a gran velocità. Il mattino seguente in classe si è scambiato il banco con Luciano, il figlio dell’edicolante e ogni volta che mi giravo per guardarlo, si girava scocciato dalla parte opposta. L’anno scolastico è volto al termine, ironia della sorte ci siamo diplomati con la stessa votazione di 42/60 ma le nostre strade si sono irrimediabilmente separate, io ho scelto la facoltà di medicina, lui economia e commercio e non ci siamo più parlati insieme. Questi fatti sono successi trent’anni fa, da quel giorno io e Cesare non ci siamo parlati più insieme: lui ha ampliato alla grande il negozio lasciatogli dal padre dedicando al mini market un piano in più, io sono diventato uno dei dentisti più quotati di Reggio Emilia. Lui si è sposato con una bella ragazza ma dopo sette anni e una figlia si è separato e non ha più avuto relazioni importanti; io ho avuto sporadiche relazioni sempre affrontate con mille sotterfugi per la paura di mettere in pubblico la mia omosessualità. E’ il tardo pomeriggio di un venerdì e sto chiudendo una settimana piuttosto impegnativa sotto il profilo lavorativo, sto facendo due otturazioni a un omone di due metri che però come sente il rumore del trapano trema e si dimena come un ossesso… mi sta letteralmente distruggendo, quando lo congedo sono esausto; sento la segretaria - Cristina, spero di aver finito…ogni volta che curo i denti del signor Dario è la fine del mondo… - Dottore ha ancora un consulto, un paziente che ha le idee confuse e deve prendere una decisione - Va bene lo faccia accomodare tra un paio di minuti…mi dia il temo di riprendermi. Bevo una mezza minerale e mi accomodo alla scrivania, la porta dello studio si apre ed entra il cliente, strabuzzo gli occhi, temo un miraggio…è Cesare!!! Rimane immobile sull’uscio, quasi come se dovesse trovarsi sul bordo di un precipizio, superato il mio attimo di stupore lo invito con un gesto ad accomodarsi. Cammina lentamente, con passo molto impacciato, ma riesce ad arrivare alla sedia e sedersi difronte a me, mi allunga la mano, gliela stringo e cerco di nascondere la mia apprensione – Ciao Cesare, cosa posso fare per te. – Ho un problema dentale, sono stato da tre tuoi colleghi ma nessuno mi ha dato la stessa versione: uno mi ha detto che i miei denti sono persi, di toglierne cinque o sei e mettermi una dentiera, uno mi ha detto di provare a curarmeli, un altro infine di mettere tre impianti: sono incerto e vorrei sapere il tuo parere. Gli ho dato un’occhiata e gli ho dato la mia versione. - La prima cosa da fare è una panoramica completa e cercare di trovare la soluzione migliore. - Fai tutto quello che pensi sia giusto fare.
L’ho messo ad una macchina apposita e gli ho fatto la panoramica; dopo qualche minuto gli mostravo la sua lastrina e gli davo il mio parere – Non sei certo messo bene, la soluzione più logica che ti hanno dato è quella degli impianti ma non hai osso e la prima cosa da fare sarebbe un rialzo osseo, dopo qualche mese controllare se le cose sono migliorate e se il rialzo ha dato buoni risultati saresti pronto per gli impianti… ci vanno però dei mesi. -Mi fido di te…saresti disposto a curarmeli tu? -Certo…hai problemi particolari di disponibilità? -Assolutamente no! Ho controllato la mia agenda “bene possiamo cominciare fra sette giorni, venerdì prossimo alle 17.”
Si è alzato e si è incamminato vero l’uscita, poi si è fermato sulla porta e si è girato, è arrossito e mi ha detto -Se non hai impegni vorrei offrirti una pizza, è il minimo che potrei fare…
Sono rimasto sorpreso dall’invito, ho riflettuto qualche secondo e ho risposto con un deciso ”Ok!” Mentre mangiavamo si leggeva lontano un miglio che Cesare aveva un peso sullo stomaco, al caffè ha ceduto e si è buttato – Marcello voglio chiederti scusa…lo so che non ha senso dirlo a trent’anni di distanza ma ora lo faccio con estrema serenità -Lascia perdere…lo hai appena detto…sono passati trent’anni…ebbene eravamo ragazzi… -Si eravamo ragazzi, questo è vero, ma il mio comportamento è stato inqualificabile… tu alla morte di mio padre mi hai mandato dei fiori e hai presenziato al suo funerale…io a quello di tua madre non ho nemmeno fatto il minimo atto di presenza… - Mettiamoci una pietra sopra, io non ho rancore! Dopo quell’ennesimo atto di perdono Cesare ha cambiato umore, si è rasserenato, ha pagato il conto e all’uscita mi ha chiesto - Ti va di fare una passeggiata in centro? Ho accettato, ammirava ogni angolo con estasi e continuava a sospirare “Certo che abitiamo in una città bellissima…” ci siamo addentrati sempre più nel centro storico e ci siamo trovati davanti al vecchio negozio della Carla verduriera, mi sono fermato davanti alla serranda dicendogli. -Qui c’era il negozio della tua bella… ricordi? Ti aveva cotto a dovere…chissà che fine ha fatto…? -Vuoi stupirti con degli effetti speciali? -Certamente… -Io ho perso la mia verginità con lei… -Ma dai… stai scherzando? -Per niente, dopo la rottura della nostra amicizia avevo preso l’abitudine di andare ogni sera nel suo negozio prima della chiusura, certe sere compravo due mele, altre volte due pere, spesso due banane…perché mi eccitavo solo nel vedere come le teneva in mano; la mia infatuazione aumentava di giorno in giorno. Lei naturalmente l’aveva capito e si divertiva a provocarmi, come entravo si sbottonava il bottone del camice per sbattermi in faccia le sue tettone sulle quali incollavo immediatamente il mio sguardo; quando mi dava il resto mi sfiorava volutamente la mano con le sue dita e io a quel contatto impazzivo; come salivo in camera me lo menavo toccandomi l’uccello con la parte della mano che mi aveva sfiorato. Un giorno di piena estate era scoppiato un temporalone e pioveva a dirotto, nel solo attraversare la strada mi ero infradiciato, Carla come mi ha visto è scoppiata a ridere e mi ha detto con tono provocatorio -Sei fradicio, togliti la camicia che ti becchi una polmonite… Ho obbedito all’istante e lei ha preso un asciugamano nel retro e ha cominciato ad asciugarmi il torace, sotto le sue carezze impazzivo dal piacere e ho avuto una erezione prorompente, lei naturalmente se ne è immediatamente accorta; ha guardato il cielo imprecando -Non tende minimamente a smettere, anzi aumenta l’intensità della pioggia, con questo mezzo tornado non c’è anima in giro tanto vale chiudere… e con un colpo deciso ha chiuso la serranda! Sembrava la scena della tabaccaia in Amarcord, si è avvicinata e ha continuato ad asciugarmi…le sue mani scendevano sempre più fino scendere alla patta di miei calzoni e palpandomi l’uccello mi ha detto -Ma la Carla ti piace proprio così tanto? Non ho avuto il fiato di dire si, l’ho solo fatto intendere con i cenni del capo, mi ha guardato con intensità -Ma tu sei mai stato con una donna? Ero imbambolato, anche qui ho risposto con la sola negazione del capo, lei allora si è seduta su un sacco di patate e ha cominciato a spogliarsi, quando si è tolta le mutande per poco non svenivo nel negozio -Guardamela da vicino…su!!! E’ qui tutta per te, se vuoi puoi toccarla, guarda che ti vedo ogni giorno dal mio abbaino con il viso incollato alla finestra con il tuo amico che mi spiate…dimmi la verità quando chiudo la finestra ve lo menate vero? Stavolta l’eccitazione mi ha dato la forza per urlare “Si!!!” Lei ha sbottonata il grembiule e si è tolta il reggiseno -Tu non sai quanto piacere prova una donna della mia età nel vedere che due giovani si eccitano a guardarla… non ti spogli? Adesso che ce l’hai qui davanti agli occhi non mi desideri? In pochi secondi ero nudo anch’io, Carla nel vedermi nudo ha strabuzzato gli occhi - Però il Cesare come è ben messo…dai avvicinati… Mi sono inginocchiato davanti a lei, me lo ha preso in mano e ha cominciato a masturbarsi con la mia cappella turgida; sentivo il solletico, piacevole e a tratti anche doloroso che i suoi folti peli mi davano sfregandomi l’uccello, la sua figa era fradicia, provocarmi e vedere la mia eccitazione prorompente la eccitavano da matti; ha avuto un orgasmo solo strofinandosi la cappella ma come ha smesso di smaniare si è infilata il mio uccello in figa e mi ha incitato -Su pompa la Carla, fammi sentire cosa mi fa provare quel tuo bell’uccellone. Fortunatamente ero in una posizione scomodissima, con le ginocchia sul pavimento ruvido e le patate che nel sacco cedevano sotto il nostro peso, altrimenti al terzo colpo le sarei venuto dentro; quella porca aveva tanta voglia in corpo che in pochi minuti ha avuto il suo secondo orgasmo, dopo il quale ha spalancato completamente le cosce e mi ha incitato – Su cavalcami più forte che puoi e svuotati le palle dentro di me, oggi non si rischia nulla ho finito ieri le mie cose… Ho obbedito e in poche pompate sono venuto anch’io…sentivo dire che per alcuni la prima scopata è a volte traumatica, per me è stata una esperienza unica ed inimitabile. Da quella volta ho cominciato a scopare Carla quasi ogni giorno, una volta chiuso il negozio mi faceva passare dal cortiletto che dava sul retro e coronavo ogni sera tutta la mia sete di sesso; aveva immediatamente preso la pillola e quando ha capito che ero un tipo fidato che non sbandierava a chiunque la mia conquista, alla domenica andavo a casa sua e nel suo lettone ci davamo dentro come forsennati per tutto il pomeriggio. Quella storia è andata avanti per due anni, poi è arrivato quel nuovo direttore della banca vicina al negozio di tuo padre, che ha cominciato a corteggiarla; dopo qualche mese si è fidanzata con lui e dicendomi che alla sua età non poteva rinunciare a una occasione del genere mi ha seppur malvolentieri mollato. Dopo tre anni lui è stato trasferito a Sesto San Giovanni nel milanese e lei non solo l’ha seguito ma si sono pure sposati. Comunque dopo sposata l’ho poi ancora incontrata casualmente qui a Reggio quando è venuta per fare l’atto notarile del suo alloggio che aveva venduto, mi ha portato in un motel e si è fatta scopare per un pomeriggio intero dandomi anche il culo che non aveva mai concesso nemmeno al marito; quando se ne è andata mi ha lasciato il suo numero di telefono -Lo so che non siamo vicini ma se ti capita di venire a Milano, cercami…a un cazzo come il tuo non potrei mai dire di no!!! Per una figa così 250 chilometri non avrebbero mai rappresentato un problema però ho conosciuto poi mia moglie e quella ipotesi è tramontata; dopo la mia separazione ci ho pensato spesso ma il numero l’avevo buttato e così di Carla mi è rimasto solo il ricordo…ora non so nemmeno se è ancora viva. Nel frattempo siamo arrivati davanti all’abitazione, Cesare mi ha invitato a salire -Voglio mostrarti tutte le modifiche che ho fatto… In realtà lo stabile non lo riconoscevo più, il negozio non era più un mini market ma si disponeva su due interi piani; dove al primo c’era il magazzino aveva destinato anche quell’area a vendita e il magazzino l’aveva spostato negli scantinati; ma la cosa più innovativa era che aveva messo un ascensore che comunicava tutti i quattro piani e lo scantinato. Quando l’ascensore si è arrestato all’ultimo piano e siamo giunti alla torretta sono rimasto letteralmente di stucco, il solaio era stato trasformato in uno studio hollywoodiano, anche l’invidiabile vista a 360° su tutto il centro storico sembrava tutta un’altra cosa; e i 14 finestroni ad arco erano stati tutti ristrutturati con legno di noce pregiato…tutti marroni scuri tranne uno di colore bianco. Gli ho chiesto il motivo, lui ha risposto con enfasi -Quella è una finestra speciale che doveva distinguersi da tutte le altre…e doveva essere diversa! Sono rimasto colpito da quella cosa, anche se non sapevo se quello “speciale” era per gli spettacoli erotici che gli aveva offerto la Carla che l’aveva fatto diventare uomo, o per i miei primi pompini. Ci siamo fermati ad ammirare l’abbaino di Carla, era illuminato, Cesare ha avuto un tremito e ha detto - Ti ricordi? Sembra ieri che eravamo qui e sono passati trent’anni. Mi sono rivisto di colpo nel giovane liceale con i suoi primi turbamenti sessuali in quanto ero innamorato del mio migliore amico; non so cosa mi sia successo ma come se fossi stato colto da un raptus improvviso ho allungato una mano alla patta dei pantaloni del mio amico e gli ho palpato l’uccello; quando mi sono reso conto della scemenza che stavo facendo era ormai troppo tardi. Ho sentito Cesare irrigidirsi, temevo di ricevere un pugno in pieno volto, me lo sarei meritato, ma invece quando lui ha allargato le gambe quasi per incoraggiare i miei palpeggiamenti; il mio imbarazzo è sparito improvvisamente e ho continuato ad accarezzargli il cazzo che intanto si stava inturgidendo a vista d’occhio. Poi Cesare ha abbassato la zip dei suoi calzoni e con non poca fatica ha fatto fuoriuscire il suo uccello che ormai era diventato duro come il marmo, mi sono inginocchiato ai suoi piedi come trent’anni prima e gliel’ho preso in bocca senza nessun ripensamento. Mentalmente sono tornato indietro di colpo di trent’anni; il suo sapore, il suo odore, la sua consistenza era la stessa di un tempo e ho cominciato a spompinarlo. Cesare ha cominciato a gemere e a tempo di record mi ha sborrato in gola; nemmeno quando aveva diciassette anni ed era sempre arrapato mi veniva in bocca con tanta rapidità…cazzo desiderava la mia bocca…altro che pugno in faccia… Gliel’ho ripulito completamente, meglio che si fosse fatto un bidet; poi mi sono rimesso in piedi e senza guardarlo ho fissato il parquet di legno del pavimento. Si è ritirato l’uccello ormai moscio nei calzoni e senza dire nulla è entrato nell’ascensore, l’ho seguito, mentre scendevamo c’era un silenzio greve, pesante. Ha aperto la porta dell’ingresso, io sono uscito in strada e per la prima volta l’ho guardato in faccia, ha aperto la bocca per parlare, mi sentivo che mi avrebbe accomiatato dicendomi “Sei sempre il solito finocchione”… invece fissandomi ha quasi sussurrato - Se sei libero ci si vede anche domani sera? - Io non ho nessun impegno… - Allora a cena alla Zucca Antica? - Si però offro io! - No, facciamo alla romana, prenoto io, per le 20!
Quella notte non ho dormito, ero troppo stordito, più dalla felicità che dalla sorpresa; il sabato sera, puntualissimi, ci siamo seduti a tavola. Siamo partiti con il menù degustazione… con la prima bottiglia di Morello di Montalcino l’argomento principale è stato il lavoro; con la seconda i discorsi si sono fatti più personali e Cesare ha rotto il ghiaccio -Non vorrei essere indiscreto ma mi preme chiederti una cosa… una cosa che mi chiedo spesso, naturalmente non sei obbligato a rispondermi…sei mai stato con una donna? -Se intendi come relazione sentimentale assolutamente no! Se intendi come sesso…ho avuto due sole esperienze; nulla di impegnativo, una volta con una mia cliente che si era presa una cotta per il suo dentista; una volta con una coppia…marito e moglie bisex che volevano provare la novità di una esperienza a tre… -E come è stata…cosa hai provato? -Diciamo che mi sono divertito di più con il marito…Cesare ora non ho i dubbi del passato so di essere gay… Lui è rimasto ammutolito dalla mia risposta, non capivo se deluso o sorpreso, allora sono stato io a rompere il muro del silenzio - E tu vedi ancora tua moglie? - Non avessimo fatto una figlia insieme non saprei nemmeno dove potrebbe essere… - E storie serie post separazione…Carla a parte? - Non sono per le relazioni fisse, non voglio più nulla di concreto…ho tre numeri di telefono di escort di lusso, una mora, una bionda e una rossa; il denaro fortunatamente non mi manca, quando ho voglia le chiamo, pago il dovuto e torno a casa felice, con le palle vuote e senza problemi relazionali. E tu storie con il sentimento al centro ne hai avute? -Tre storie, ma non impegnative; la più importante durata tre anni con un professore di filosofia, affidabilissimo, ma avevo troppa paura di mettere in pubblico la mia diversità per cui è naufragata. Lo sai che in quell’argomento ho la convinzione di essere un vigliacco, temere di esporre il proprio io mi ha sempre terrorizzato. Ci siamo fatti anche un paio di limoncelli, quando siamo usciti non eravamo brilli ma piuttosto allegri. Come la sera precedente abbiamo ancora passeggiato, arrivati davanti a casa mia Cesare ha detto - E tu non hai fatto modifiche alla vecchia casa dei tuoi? - Si, anche se non esplosive come le tue… - Mi piacerebbe vederle, adoravo casa tua…
Siamo saliti in silenzio, come ho aperto la casa Cesare ha cominciato ad apprezzare tutte le modifiche che avevo apportato, stranamente non ero nervoso, ero sicuro di me - Ti va un digestivo? - Certo. Centellinavamo l’amaro in silenzio, ma ora era un silenzio imbarazzante; seguendo la linea comportamentale della sera prima mi sono buttato e ho allungato la mano verso la patta dei suoi pantaloni, gli ho tirato fuori il cazzo e mi sono chinato con il capo facendomi scivolare in bocca il suo uccello. Dopo due o tre succhiate il cazzo era in piena erezione e ho cominciato allora a sbocchinarglielo con la massima passione, Cesare però pur gradendo la mia bocca a un certo punto mi ha preso il capo con dolcezza e mi ha tirato su la testa, mi ha fissato con intensità e mi ha sussurrato - No Marcello, basta pompini…io ti voglio!!! L’ho guardato con occhi quasi allucinati, poi ripresomi dalla sorpresa gli ho risposto - Tu non mi devi nulla e quello che ti faccio è per me piacere assoluto…tu non sei come me… - Forse ti sbagli, non ti ho detto tutto… ti ho parlato delle tre escort che frequento…ebbene una dei tre è una trans, una bellissima trans; quando ho scoperto la verità ho stentato a realizzare che fosse un uomo. Vederla truccata, con delle forme e movenze femminili mi hanno fatto trovare il coraggio di scoparla e credimi…non ne sono rimasto deluso…ripeto…ti voglio!!! Nel sentire quelle parole le gambe mi tremavano, era la mia grande occasione per realizzare il mio sogno giovanile, dovevo essere forte; mi sono alzato dal divano e gli ho detto - Dammi solo qualche minuto… sono corso in bagno, mi sono rinfrescato e mi sono truccato di corsa, rossetto, leggero mascara e kajal agli occhi, poi mi sono messo la parrucca e mi sono addobbato il più sexy possibile riesumando i miei capi che indossavo con il prof di filosofia: autoreggenti nere a rete e corpetto di pelle. Mi sono specchiato, in un primo tempo mi sono quasi vergognato temendo che nel vedermi si sarebbe messo a ridere, non potevo competere con una trans professionista ma mi sono finalmente deciso a vincere tutte le mie timidezze e sono andato nella sala. Nel vedermi Cesare ha strabuzzato invece gli occhi, cercavo di capire se la sua espressione era di ammirazione o di disgusto, non riuscivo però a decifrarla…si è alzato però in piedi e mi ha detto - Andiamo a letto!!!” Ero agitatissimo, non sapevo come posizionarmi sul letto, avrei avuto voglia di tante coccole, di baciarlo, di sentire la sua lingua dentro la mia bocca, ma invece lui rimaneva in piedi vicino al bordo del letto col chiaro intento che aspettava che mi mettessi a quattro zampe…e così ho fatto… Cesare ha cominciato ad accarezzarmi le chiappe, con molta delicatezza, ho sbirciato per guardargli l’uccello, era un palo della luce; mi sono allungato verso il cassetto del comodino dicendogli - Aspetta che ti do una boccetta di gel lubrificante. - Non ne ho bisogno… si è inginocchiato dietro di me cominciando a leccarmi il buco del culo… impazzivo dal piacere, me lo stava lubrificando lui, ma con la sua lingua… quando ha finito di insalivarmi il buco si è posizionato dietro di me, si è alzato sulle caviglie e ha cominciato a penetrarmi. Era il quarto cazzo che violava la mia intimità anale ed era certamente il più grosso, all’inizio ho sofferto l’ingresso della sua cappella ma poi quando il suo cannone è scivolato dentro e ha cominciato a stantuffare il godimento si è alzato all’unisono e ho cominciato ad ansimare solo di piacere…anche Cesare gradiva - Amico mio che culo morbido che hai, solo Carla sapeva darmi così tanto piacere con il didietro… la sua velocità aumentava in modo costante, come il mio piacere… ero eccitatissimo, mi sentivo realizzato, soddisfatto di come stavo vivendo quei momenti; Cesare con un urlo ha cominciato a sborrarmi nel culo - Vengo…vengo…cazzo quanto sto godendo… Schizzi violenti hanno cominciato a percuotermi il culo, era fantastico sentire la sua sborra che stava allagandomi il culo, uno sperma caldo, anzi rovente, che testimoniava tutta la bramosia con cui Cesare mi aveva scopato, l’eccitazione mi aveva invaso e il mio cazzo si era indurito forse come non mai. Mi sono preso in mano l’uccello e ho cominciato a menarmelo, volevo sborrare anch’io; Cesare però dopo essersi svuotato completamente le palle con la mano destra mi ha bloccato la mano, mi ha costretto a girarmi e sdraiarmi sul letto e poi si è accucciato in mezzo alle mie gambe e mi ha preso l’uccello in bocca. Penso che sicuramente era la prima volta che sbocchinava un cazzo, la sua bocca era rigida, la sua lingua era impacciata, ma nonostante quello era talmente alta la mia eccitazione che in un minuto gli sono venuto in gola; lui non si è ritratto ha ingoiato i miei primi due schizzi, ma poi sotto le mie continue eiaculazioni non ha più saputo ingoiare e si è fatto riempire la faccia di sperma. Siamo rimasti lì con la respirazione accelerata al massimo, ad ansimare per lo sforzo sostenuto, vedere il suo viso impiastricciato dalla mia sborra mi dava un senso di potenza, mi sentivo forse per la prima volta uomo dopo un rapporto; lui a un certo punto ha detto - Vado lavarmi mi hai fatto una maschera di bellezza… L’ho seguito lavandomi anch’io, usciti dal bagno eravamo ugualmente stravolti, Cesare mi ha guardato - Mi lasci dormire qui questa notte…ho le gambe che tremano…ho solo voglia di sdraiarmi e dormire… Ero ben felice di ospitarlo…quella notte abbiamo dormito per la prima volta insieme. Non ho quasi chiuso occhio, continuavo a svegliarmi ogni ora, l’adrenalina che avevo in corpo non mi permetteva di prendere sonno; continuavo guardare Cesare che invece dormiva beatamente, non mi sembrava vero che l’uomo di cui ero stato sempre innamorato fosse lì a riposare al mio fianco. Ero perseguitato da un dilemma: che lui avesse trasgredito solo perché avevamo alzato il gomito all’estrema potenza e che al suo risveglio sarebbe tornato in sé e sarebbe sparito vergognandosi dell’accaduto. Quando mi sono finalmente addormentato era l’alba, fortunatamente lui era stanco morto e ci siamo alzati al tocco domenicale delle campane che battevano il mezzogiorno. Mi ha chiesto se preferivo il ristorante o un’amatriciana cucinata da lui, ho optato per la seconda opzione e ho capito di aver fatto la scelta giusta perché Cesare si è inaspettatamente rivelato un ottimo cuoco. Mentre mangiavamo con estrema naturalezza mi ha chiesto - Dimmi se stanotte ti è piaciuto… Il tono con cui mi ha fatto quella domanda mi ha fatto sparire tutti i dubbi della notte…con gli occhi mostrava che aspettava solo un sì; gli ho sorriso e mi sono aperto - E’ stato fantastico…una notte memorabile…temevo ti fossi lasciato andare perché eri mezzo sbronzo…
- E’ lo stesso timore che avevo anch’io… quando ti ho detto che solo con Carla avevo provato certi piaceri ero sincero e per dimostrartelo oggi vorrei rivivere quei momenti. Per me è stato un invito a nozze…mi ha inculato ancora due volte e ha voluto finire il pomeriggio con un 69 che sinceramente non mi sarei ami aspettato…cazzo…voleva dire che anche a lui piaceva succhiare l’uccello. Mentre fumavamo a letto per recuperare le forze Cesare mi ha chiesto
- Muoio dalla voglia di togliermi una grossa curiosità, ma tu sai solo prenderlo o…sai anche… Ho deglutito a fatica…non mi sarei mai aspettato quella domanda, ho risposto con la massima sincerità - Tendenzialmente sono passivo…ma in due occasioni ho timbrato anch’io il cartellino… Ha terminato un quarto di sigaretta con un solo tiro, lo guardavo con trepidazione immaginando “ Stai a vedere che adesso mi chiede di incularlo io…” Quando ha rotto il silenzio ero teso, mi aspettavo quella sua richiesta…ma invece mi ha detto - Stasera devo uscire con mia figlia…una domenica al mese facciamo l’accoppiata cena - cinema…; ha fatto la doccia fischiettando, io sono stato tutto il tempo ad ammirare il suo corpo attraverso il vetro smerigliato della doccia, procurandomi l’ennesima erezione di quel magico week end. Mentre si rivestiva lo guardavo estasiato “Si era un gran bell’uomo”. Prima di uscire si è fermato sull’uscio, ingenuamente mi aspettavo un bacio…durante le scopate e i pompini non ci eravamo mai scambiati un bacio…e ne avevo una voglia tremenda, lui invece si è limitato a dirmi - Domani ci sentiamo… è sparito mentre io nascondevo la mia delusione mitigata dal fatto che non potevo pretendere nulla di più. Rimasto solo mi sono infilato ne letto, gli occhi mi bruciavano per la nottata in bianco, mi sono addormentato immediatamente cullato dall’odore di Cesare che respiravo dal suo cuscino; ho dormito beatamente tutta la notte sognando Cesare a quattro zampe che si faceva inculare dal sottoscritto.



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