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Lui & Lei

La risposta di Teo


di geniodirazza
28.03.2024    |    2.305    |    0 8.0
"Quando ho cominciato a dubitare della sua fedeltà, ho continuato a sperare che fossi io a sbagliarmi e che lei non avesse calpestato anni di convivenza..."
Era l’ennesima volta che, da due anni, mi portavo in albergo il giovane imprenditore che mi aveva affascinato; andai alla reception e chiesi la solita camera, ormai quasi mia per diritto; segnai il mio nome e quello del mio stallone, senza pensare a conseguenze; presi lui per i fianchi e mi diressi al primo piano, conoscendo perfettamente il percorso; anche quel corpo era ormai mio possesso e sapevo come baciarlo per sentire immediatamente il cazzo picchiarmi sulla figa, da sopra i vestiti, per cominciare ad eccitarmi.
Ormai i gesti seguivano un rito finanche monotono; sfilai il vestito, che si reggeva solo su due spalline, e lo lasciai scivolare a terra; restai in slip, non avendo altri indumenti; alle mutandine avevo deciso di non rinunciare mai perché, l’unica volta che ero venuta nuda sotto l’abito, al ritorno, dalla figa era debordata la sborrata che, per abitudine, lui mi scaricava dentro poco prima di lasciare la camera; il vestito e il sedile dell’auto ne risentirono e decisi di usare sempre lo slip per contenere la fuoruscita.
Lui era stato altrettanto rapido a spogliarsi del jeans, della maglietta e delle scarpe ed ora mi stava davanti, splendido nella sua bellezza apollinea col corpo segnato da una muscolatura tonica ma non di palestra, da un cazzo che, barzotto, valeva quanto quello di mio marito duro, da una bellezza quasi angelica per i riccioli biondi a circondare un viso regolare, gli occhi intensi e la bocca carnosa; lo abbracciai e lo avvolsi in un bacio lussurioso.
Ricambiò l‘abbraccio con foga e sentii la lingua invadermi la bocca, riempirla e perlustrarla tutta provocandomi intensa lussuria ed eccitazione notevole, testimoniata dai capezzoli che si erano fatti duri come chiodi; non avevo scopato molto, quella settimana, e la voglia era sicuramente tanta; accostai il pube al suo e appoggiai con una mano il cazzo alla figa facendolo strusciare sul clitoride che reagì da par suo provocandomi un leggero orgasmo.
Per un lungo tempo mi abbandonai al piacere di sentirmi manipolare da lui che mi divorava letteralmente la bocca e la lingua, succhiandola come un piccolo cazzo, mentre le mani artigliavano i glutei e strapazzavano le natiche; un dito scivolò verso l’ano e sentii la prima piccola penetrazione della serata; continuai a baciarlo abbandonandomi al languore che il piacere mi suggeriva; mi spinse seduta sul bordo del letto e mi intimò.
“Succhiamelo!”
Mi piaceva sentirlo autoritario e impositivo, specialmente se, dentro di me, lo confrontavo con la sdolcinata arrendevolezza di mio marito, che si perdeva in lunghissime ed estenuanti sedute di preliminari leccando, carezzando, titillando ogni punto erogeno fino a farmi sentire esausta e svuotata di ogni forza, prima di decidersi a mettermi nel corpo la sua mazza che restava, imperterrita, dura come cemento anche per ore.
Presi in mano il cazzo che mi inteneriva per come, al tempo stesso, appariva fragile e delicato per rivelarsi poi duro e spietato quando sfondava; lungo almeno una ventina di centimetri, roseo del colore di un neonato, al centro leggermente incurvato verso l’alto, scappellato offriva un glande a fungo di impressionante spessore che amavo moltissimo sentirmi penetrare in bocca e forzarmi la gola fino al vomito.
Quando lo infilava in figa, dovevo prima lubrificarmi molto coi miei orgasmi, per non avvertire dolorosamente quella cappella violare il canale vaginale e penetrare fino in fondo, fino a colpire la cervice dell’utero; quando poi decideva di incularmi, la preparazione era assolutamente indispensabile perché, anche se avevo preso nel culo delle belle mazze, la sua mi premeva sempre sforzando lo sfintere ed io amavo sentire piacere senza dolore, come per anni mi aveva abituato mio marito Teo.
Accolsi molto volentieri la mazza dura e la presi a due mani, una per reggere i coglioni grossi e gonfi, forse di sborra e di voglia; l’altra per masturbare l’asta tenendola ritta sul ventre; le smorfie di piacere che leggevo sul viso deformato dalla libidine mi suggerivano i movimenti per farlo godere al massimo; appoggiai la lingua sul meato ed avvertii il sapore noto del precum che urgeva; strinsi le labbra e spinsi per farmi stuprare la bocca come una figa vergine.
Con la lingua lo feci scivolare sulle gote e, strusciando la cappella sul palato, spinsi verso l’ugola per ingoiarne al massimo; mi scopò per qualche momento nella bocca e dovetti frenare la mazza fuori dalle labbra per impedirgli di spingere fino a soffocarmi; mi dilettai per un tempo lunghissimo a scoparmi in gola col movimento della testa e, soprattutto, con un lavoro di lingua che ricoprì la mazza di saliva e la fece scivolare in fondo, finché riuscii un paio di volte a toccare con le labbra la peluria del pube.
Lui mi penetrò con violenza in gola, facendomi salivare fino a gocciolare fuori dalla bocca e spingendomi il cazzo fino a darmi conati di vomito e sensazioni di soffocamento; per un tempo infinito mi scopò in bocca e lo succhiai con passione; poi decise di fermarsi, sfilò il cazzo, mi sollevò per i piedi e si inginocchiò accanto al letto con la bocca impiantata direttamente sulla figa; cominciò un cunnilinguo che per esperienza sapevo lungo e dolcissimo.
Come ormai era quasi rituale, cominciò a leccarmi il ventre tutto, soffermandosi sull’ombelico con cui giocava volentieri, per passare lentamente sul monte di venere e aggredire la figa; prima leccò amorosamente le grandi labbra, poi le aprì con le dita e passò alle piccole labbra; le titillò con la punta della lingua e affrontò il clitoride che si era rizzato per effetto della stimolazione; catturatolo con il pollice e con l’indice, lo strofinò a lungo finché urlai per la sborrata.
Poi appoggiò le labbra e lo succhiò a lungo, beandosi degli umori di orgasmo che sgorgavano dalla vagina; con l’abilità che conoscevo e che gli avevo suggerito, forte dell’insegnamento di Teo in queste cose autentico maestro, lo prese delicatamente fra i denti e cominciò un’altra stimolazione, un poco più aggressiva, che mi inondò di piacere, scaricato in un nuovo orgasmo che bevve come un assetato.
Fui io a quel punto che lo spinsi supino sul letto, gli montai sopra a sessantanove e lo ‘obbligai’ a continuare a leccarmi mentre io prendevo in bocca il cazzo; poiché avevamo già praticato quella soluzione, lo fermavo stringendogli la testa tra le cosce, quando preferivo essere io a lavorarmi il cazzo dai coglioni alla cappella e scoparmi in bocca con tutta la mazza, fino ai peli; lo lasciavo fare quando preferivo che fosse lui a leccarmi culo e figa, che gli si aprivano davanti come paesaggi di paradiso.
Mi bloccò autorevolmente quando si rese conto che rischiava una sborrata precoce; si sfilò da sotto a me e mi lasciò carponi sul letto; si sistemò alle mie spalle e cominciò a succhiare e leccare, stavolta da dietro, tutto l’apparato sessuale offerto, anzi spalancato, davanti al suo sguardo e alla sua bocca; a spatolate larghe, percorse infinite volte il perineo, dalla figa al culo e viceversa, strappandomi orgasmi quando si tratteneva con la lingua in uno dei buchi.
La dolcezza della lingua che accarezzava la pelle mi fece abbandonare languida al piacere immenso che la pratica mi dava; sentivo intanto che, per dare forza alla scopata, mi stringeva i capezzoli e scosse di piacere si aggiungevano ai brividi che venivano dalla bocca che tormentava il sesso; conoscendo i ritmi del mio amante provvisorio, avvertii quasi in anticipo il movimento del corpo che si appoggiava al culo e la mazza che penetrava in figa, a pecorina.
Nel silenzio generale si udiva solo lo sciaff tipico del ventre che sbatteva contro il culo e mi sentii profondamente riempita perché spingeva come se dovesse far entrare in figa anche i coglioni; aiutava le spinte afferrandomi i lombi o i seni che pendevano, per gravità; piacere si aggiungeva a piacere; andò avanti a lungo; sapevo per esperienza che, quando si impegnava, aveva una gran bella resistenza; e quella sera si impegnava davvero allo spasimo.
Mi scopò da quella posizione, poi mi rovesciò su un fianco e continuò a pompare in figa; sentivo l’utero maltrattato dalle spinte della cappella contro la cervice, tutto il pacco intestinale spostato quasi verso lo stomaco; ma le sensazioni erano di piacere intenso, di orgasmo continuo e di sborrate che punteggiavano l’assalto; sembrava irrefrenabile, l’uomo, ed io mi perdevo appassionatamente nella scopata più bella e lunga che ricordassi.
Quando ritenne di avermi smantellato abbastanza le reni con la lunghissima monta in figa, sentii con dolore che si sfilava, si allungava verso il comodino e prelevava il tubetto di gel che avevo appoggiato; secondo copione, quasi, adesso era il momento della più saporita e lunga inculata che potessi desiderare; con la punta del cazzo raccolse dalla figa abbondanti umori e li trasferì al buco del culo; ripeté l’operazione con un dito e lo infilò profondamente nel retto che lo accolse quasi deridendolo per la pochezza.
Le dita diventarono due e si aprirono a ventaglio ruotando; lo sfintere cedette immediatamente la sua elasticità; per fargli infilare tre dita e poi quattro, a cuneo, e farle ruotare, versò un poco di gel e mi sentii aprire il culo fino al dolore; poi avvertii la cappella che passava l’ano e si spingeva in fondo nell’intestino; il ritmo classico dell’inculata da dietro mi prese e spinsi in direzione contraria per sentire il ventre fin sull’ano, tra le chiappe spalancate.
Mi montò così per un poco e godevamo entrambi mentre la mazza entrava in profondità, finché i coglioni picchiavano sulla figa, poi si ritirava fin quasi ad uscire completamente e, con un colpo secco o con una lenta progressione, rientrava dentro portando libidine e piacere; eravamo entrambi presi dalla passione del culo e godevamo infinitamente; amavamo molto, entrambi, l’inculata e mi fece percorrere tutta la gamma delle ipotesi.
Prima fu la volta della penetrazione da dietro classica, io carponi e lui inginocchiato; poi mi fece crollare su un fianco, mi sollevò in alto la gamba libera e continuò imperterrito a pompare nel culo; intanto, una mano passava davanti e raggiungeva la figa che masturbava sapientemente; la seconda cavalcata in culo mi deliziò moltissimo; mi fece rotolare sull’altro fianco e riprese la spinta dalla nuova posizione; mi abbandonai e godevo da matti.
Fu una pratica lunga, quella nel culo; dopo forse un’ora il cazzo scivolava liberamente e indifferentemente in figa o nel culo, che si era assuefatto alla mazza ed ora la desiderava sempre più a fondo; mi chiese in un soffio di voce se poteva sborrare dentro; gli dissi senz’altro di sì e finalmente gli spruzzi di una sborrata lunga e sapida mi colpirono con sferzate all’interno del ventre; ad ogni spruzzo corrispose un mio orgasmo e mi sentii vuota, alla fine, mentre crollavo sul letto inchiodata col cazzo nel culo.
Quando l’asta si svuotò e si ridusse di volume, delicatamente la lasciò scivolare fuori e sentii la sua sborra che scorreva sulle lenzuola; ci accarezzammo con dolcezza e restammo per qualche minuto immobili a riprendere vigore; appoggiai la testa sullo stomaco e titillavo con la lingua, delicatamente, il cazzo barzotto, in attesa che riprendesse energia e mi sfondasse ancora; nella calma del momento, mi parlò di un progetto che aveva elaborato.
La cosa non mi entusiasmava; proprio per l’eccessiva importanza che Teo aveva dato al lavoro mi ero allontanata da lui, fino a cercare e trovare un’alternativa nella relazione con Sergio, il mio amante; non avevo nessuna intenzione di subire ancora discorsi che riguardassero il lavoro; l’unica nota positiva, per quel che mi riguardava, era che Teo tutti i fine settimana si impegnava in una visita alle strutture, per mantenere il livello di produzione e il potere che esercitava sull’economia del territorio.
Per me, il sabato pomeriggio era diventato, come in quella occasione, il momento per celebrare la mia libertà di sesso, molto spesso nella nostra stessa camera dove mi incontravo col mio amante ‘istituzionale’ e con quelli che occasionalmente mi sollazzavano, in caso di impedimenti di lui; con Teo, ormai, da almeno sei mesi vivevo in fraterna distanza, ciascuno per suo conto senza scambiarci spesso nemmeno il saluto, anche se lavoravo in una sua fabbrica e andavamo insieme in ufficio.
Comunque, Sergio riuscì con poche battute a comunicarmi che il lunedì aveva un appuntamento con un grosso industriale con cui voleva avviare il progetto per una nuova struttura di cui fosse il proprietario; al momento era solo amministratore di una azienda di cui la proprietà era tutta di sua moglie, erede di una nota famiglia locale; poiché mostravo fastidio, mi avvertì che, se andava a in porto il suo progetto, anche io ne sarei stata favorita, liberandomi dalla subordinazione economica a mio marito.
Lo invitai a festeggiare scopandomi ancora a lungo prima di rientrare a casa in tempo per non destare sospetti a mio marito in viaggio di lavoro; praticamente infaticabile, non si rifiutò; anzi mi fece godere a lungo scopandomi più volte in figa e nel culo, finché, esausti, decidemmo di porre fine alla kermesse di sesso e ci salutammo ripromettendoci di riprendere dopo una settimana dallo stesso punto e col medesimo entusiasmo; tornai a casa con la faccia di bronzo più spudorata che potevo.
Andai con Teo a lavorare, il lunedì mattina; mi prese alla sprovvista l’avviso di una compagna di lavoro che conosceva le mie ‘trasgressioni’ e mi avvertì che il mio ganzo era andato in ufficio da mio marito; mi precipiti quasi spaventata temendo una resa dei conti di cui non c’era stato nessun avviso; lo beccai che parlava con Tina, la segretaria che gli stava chiedendo conto del suo ruolo nel progetto avanzato; saltò fuori che non aveva facoltà di trattare perché la proprietà dell’azienda era della moglie.
Teo era immerso nella lettura e nel controllo di un faldone misterioso; chiamò la segretaria all’interfonico e lei ci incitò a raggiungerlo nell’ufficio, mentre chiamava per telefono la moglie di Sergio; entrammo esitanti e Tina ci raggiunse.
“Anche nel mio ufficio pensi di venire a prendermi per culo, dopo che figa e culo l’hai fatti a questa troia di mia moglie?”
Rimase perplesso e impallidì; dovetti essere io a spiegare che Teo era mio marito.
Cominciò il colloquio più surreale e allucinante che avrei mai potuto immaginare; Tina, su ordine di mio marito, convocò l’avvocato e il rappresentante sindacale dell’azienda; di fronte alle nostre facce perplesse, chiese di precisare un articolo del contratto locale e avvertì il rappresentante sindacale che stava per licenziare un’impiegata resasi colpevole di chiara immoralità; di fronte alla generale perplessità, spiegò che quella che aveva davanti era una relazione dell’ufficio di vigilanza.
Praticamente, Nicola, capo del servizio e suo vecchio amico, aveva le prove del mio tradimento con l’individuo al mio fianco, per oltre due anni; sulla base di quei documenti, dovevo considerarmi licenziata; chiese all’avvocato se poteva curare la separazione.
Di fronte alle perplessità dell’altro, che le corna non sono motivo per una separazione legale, gli esibì una serie di documenti che provavano la mia frequenza con l’amante, in un hotel della periferia e il pagamento delle spese con una sua carta di credito; di fronte alle mie rimostranze, chiese se davvero credevo che la liberalità nell’uso del mio patrimonio includesse anche le corna; in aggiunta, indicò conti di ristoranti per pranzi e cene con Sergio e di gioiellieri per regali da me fatti in giro.
Poiché il suo amico avvocato dichiarava di non essere all’altezza di quella lite giudiziaria, gli chiese di indicare un collega esperto per denunciarmi per furto.
“Posso anche indicartelo, ma preferirei poter seguire io una separazione indolore e consensuale; a tua moglie non conviene fare opposizione ma tu non puoi e non devi lasciarla sul marciapiede; non sarebbe umano!”
Intanto era arrivata la moglie di Sergio e si aprì una nuova voragine in cui entrambi piombammo quando lei comunicò al marito la denuncia per malversazioni, visti i danni che aveva arrecato all’azienda e il tentativo di realizzare a suo danno una scalata solitaria; non eravamo in grado di opporre niente alla montagna di accuse e di fango che ci eravamo tirati addosso; trovai il buonsenso di chiedergli di risparmiarmi il licenziamento e di risolvere tutto con una separazione consensuale senza spiegazioni.
Giovanni, l’avvocato, lo sollecitò ad accettare la proposta, spalleggiato da Cecere, il sindacalista, che commentò come tutta l’azienda sapesse da tempo delle mie ‘gesta’, come capita sempre, ignote al solo ‘cornuto’; non valeva più la pena di infierire su due persone di poca qualità; perfino la sua fedelissima Tina lo invitò a cancellare appena possibile una vicenda squallida e a rifarsi un’esistenza improntata a lealtà e sincerità.
Rimasti soli nell’ufficio di lui, Teo e Tina si guardarono chiaramente appassionati.
“Tina, visto che da dieci anni e più passi con me tutta la giornata e spesso anche lunghe serate di straordinari, mi faresti compagnia, stasera, ‘da Amedeo’ per cenare?”
“Mi crei molte difficoltà. La prima è che non mi accontenterei più di una cena, dopo dieci anni di amore sofferto e soffocato per rispetto alla tua fedeltà a chi non ti meritava; se hai bisogno solo di cibarti, vai da solo; se ti serve una spalla asciutta, hai molte ammiratrici pronte a farsi tappetino; io verrò a cena con te solo quando avrai saputo ricambiare il mio amore per te; è stupido e fuori luogo dirlo solo adesso; ma mi ha fatto male vederti soffrire e non riesco a tacere ancora.
Inoltre, se proprio ci tieni a stare con me, vengo dovunque, ma te li immagini i commenti se andiamo insieme a cena, tu sempre elegantissimo ed io con il camice da lavoro, perché non ho un abito da sera adeguato al ristorante più lussuoso della città?”
“Nell’ordine, dolcissima amica mia, sanno tutti da sempre che sei innamorata di me; quello che nessuno sa e che anche a te pare che suoni nuovo è che non sei mai stata solo la segretaria; o meglio, che non hai solo condiviso con me segreti intimi, anche quelli inconfessabili; io ero innamorato di te prima che tu ti accorgessi di provare qualcosa per me; ma io rispetto le leggi, i patti, gli accordi e i sentimenti; finché mia moglie era sull’altare dell’amore, non avrei mai pensato di tradire la fiducia che il sacramento impone.
Quando ho cominciato a dubitare della sua fedeltà, ho continuato a sperare che fossi io a sbagliarmi e che lei non avesse calpestato anni di convivenza serena; ora che le carte sono tutte scoperte, non ho nessun debito con lei; però voglio accenderne uno con te sulla base della lealtà e della fiducia che già ci diamo sul lavoro; posso anche proporti solo una cena; se tuoi vuoi ancora mantenere i rapporti al di qua dell’amore, sarò il cavaliere più rispettoso dl mondo; se decidi che vuoi rischiare la convivenza, sei benvenuta nella mia casa e nella mia vita.
Se ti spaventa l’ipocrisia inevitabile del ristorante di lusso, con te vado dovunque senza perdere niente della mia dignità e felice di stare con te; oppure vai nella boutique dove si serve mia moglie, compri l’abito più bello che hanno e trionfi anche ‘da Amedeo’ perché sei molto bella ed io sarei ancora più orgoglioso di starti a fianco ... “
“Aspetta, tua moglie comprò qualche settimana fa un abito da sera blu notte che mi stava a meraviglia; lo so perché dovetti provarlo visto che lei era impegnata altrove, forse a letto con l’amante; so che l’ha lasciato intatto nel cellophane perché l’aveva comprato solo per capriccio e per spendere a tuo danno; se ti va, passi a prenderlo a casa tua e uso quello; mi piace troppo ed ho sognato spesso di indossarlo per andare con te da qualche parte, a cena, a teatro, a un gala, insomma per essere la tua compagna.”
“Stammi a sentire, piccola principessa accanto al rospo; tu alla sosta per il pranzo chiudi l’ufficio, vai al centro estetico qui a fianco e fai tutto quello che serve per essere bella come il sole; quando avrai finito, verrai con me a casa e prenderai confidenza col tuo mondo prossimo futuro, indosserai l’abito che preferisci; io metterò anche lo smoking, se serve alla tua celebrazione; andremo a cena come il rospo trasformato in principe e la sua meraviglia a fianco; poi torneremo a casa nostra, non ti azzardare a protestare.
Da questo momento sei l’alternativa al tradimento, alla slealtà, alla mancanza di rispetto, alla volgarità; se sei d’accordo sarà la cena delle nostre ‘nozze’ e faremo l’amore come dio comanda; ti va, da domani, di essere la mia compagna?”
“In primo luogo, sto ancora aspettando che il rospo mi baci per trasformarsi in principe; in secondo luogo, la bomba la facciamo scoppiare domani o è il momento giusto?”
Si baciarono come forsennati proprio nel momento in cui stavamo rientrando; ero allibita e non lo nascondevo; solo la moglie di Sergio rise soddisfatta.
“Teo, mi pare proprio che per te si sia chiusa una porta ed aperto un portone; ti invidio molto una compagna così bella ed efficiente; Tina scusa la prosaicità, ma puoi dirmi se vale ancora il progetto che quel farabutto del mio ex marito voleva realizzare?”
“Amore, posso dire che confermiamo punto per punto? ... Bene, nei prossimi giorni ci vediamo davanti al notaio e stiliamo i protocolli; ci sono già molte cose che si muovono ed essere tempestivi è un dovere; comunque, queste cose le decide il capo, io sono comunque solo la segretaria; questo per chiarezza e precisione.”
“Tina, da domani non mi farai più domande retoriche e inutili; mi conosci così bene che puoi decidere per me e stai certa che non sconfesserò quello che farai.”
“Amore, meglio che te lo scrivi da qualche parte; sempre e solo insieme e in armonia; qualunque scelta diversa è tradimento ... “
“Teo, è chiaro che non posso più restare con te se vi siete chiariti tu e la tua fedelissima Tina; ma non ho un posto dove andare; possiamo concordare che restiamo separati in casa almeno finché non trovo una soluzione alternativa a te e al mio mondo?”
“Certo; non hai neppure bisogno di chiedere a tuo marito; non ci darai fastidio; forse avrai bisogno di tappi per le orecchie; naturalmente, non ti sognare di portarti amanti nella casa che ora diventa nostra; ti auguro di trovare presto un nuovo amore capace di sostituire tuo marito in ogni senso. Adesso scusate ma noi dobbiamo lavorare ed io ho bisogno del pomeriggio libero!”
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