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Scambio di Coppia

I magnifici quattro 2


di geniodirazza
20.05.2024    |    1.781    |    3 8.8
"Lui passò poi alla gonna e la sfilò dai piedi; portò via, insieme, anche le scarpe; poiché non aveva calze, rimase col solo perizoma che sottolineava ed..."
Lo ‘scenario estivo’ si era ripetuto per tutti e due gli anni in cui avevano vissuto da separati in casa; quel venerdì pomeriggio, come sempre, Secondo e Lina si incontrarono nel loro nido d’amore per decidere come passare insieme quel fine settimana; lui ormai non avvertiva neppure più, che sarebbe stato assente, la moglie, tanto preoccupata di organizzarsi monte feroci col suo ganzo, che forse talvolta neanche si ricordava di essere sposata e, comunque, metteva il matrimonio tra gli optional fastidiosi.
All’incirca uguale era la situazione per Ottavio, che aspettava che Lina gli comunicasse un impegno per il fine settimana, per sentirsi libero di organizzarsi meravigliose notti di sesso con l’amante; in uno strano incrocio di tessere di un puzzle surreale, i quattro vivevano ormai vite parallele che, per definizione, non potevano incontrarsi, ciascuno perso dietro ai sogni, alle illusioni o ai castelli in aria più o meno legittimi.
Secondo aveva notizia di una piccola località nei dintorni, dove alcuni anni prima si era trovato benissimo; propose a Lina di passare il week end in un posto affascinante, in un hotel suggestivo con ottimo ristorante; lei gli chiese solo di passare dalla farmacia, prima di uscire dalla città; per il resto, le andava benissimo qualunque soluzione, a patto che con loro viaggiasse l’amore di sempre; il ricordo della recente estate in Istria era ancora troppo vivo per accontentarsi di meno.
In farmacia, fece scorta di preservativi; a Secondo che la guardava con aria interrogativa, fece osservare che la pillola andava interrotta almeno ogni tot mesi, per consentire all’organismo di smaltire effetti collaterali; per quel mese, aveva deciso di non assumere l’anticoncezionale e doveva cautelarsi; lui aveva il dovere di accettare il goldone come protezione; se non avesse voluto, doveva proporre alternative, anche l’eventuale sostituzione dell’amante; lui si limitò a rimproverarla con lo sguardo.
Il posto era decisamente ricco di fascino, in una vallata chiusa da monti non eccelsi, con un laghetto forse artificiale cui facevano da corona boschi di pini e di abeti; l’unica costruzione era un alberghetto in stile alpino, modello baita, prevalentemente in legno con tetti spioventi; il pianoterra era adibito a ristorante e sala per ricevimenti; i due piani elevati comprendevano le camere sobrie, eleganti e ben curate; un posto decisamente per innamorati in cerca di gioia di vita.
Lina fu felice di esserci, sin dall’arrivo; mentre Secondo si occupava degli adempimenti, si aggirò come farfalla tra le composizioni floreali che decoravano le aiuole antistanti l’ingresso; quando lui uscì, dopo avere depositato lo zaino con le poche cose che avevano portato, lo trascinò felice verso il bosco più vicino, quasi a riempirsi occhi, polmoni e cuore di tanta bellezza e di aria pura; si mise a correre come una bambina e giocò a nascondino tra gli alberi.
Lui la sorprese dietro un grosso abete e la catturò con un bacio dolcissimo; Lina si sentì sciogliere d’amore e lo abbracciò con tutte le forze, spingendo il pube contro il suo per cercare sfogo alla sua voglia di sentirlo, anche da sopra i vestiti; le bocche si divoravano con furia cannibalesca; le lingue giocavano a rimpiattino alternandosi a succhiare e lasciarsi succhiare; le mani si agitavano sui corpi a cercare il contatto più intimo con la pelle.
Lina aveva una voglia irresistibile di sesso e non lo nascondeva; lo spinse contro l’albero, gli aprì la cerniera e tirò fuori il cazzo; sollevò fino alle anche la gonna a tubo e si abbassò sulle ginocchia; infilò una mano fra le cosce, spostò la stoffa del perizoma e si martellò il clitoride, mentre ingoiava per metà la mazza dura di lui.
“Che diavolo fai? Ci possono vedere!”
“Beh!?!? Vedrebbero un cazzo meraviglioso in un pompino straordinario in una natura lussureggiante e incontaminata. Cosa hai contro la naturalezza?”
Impossibile far ragionare una donna persa nel suo piacere; Secondo non ci provò; le carezzò i capelli, le strinse il viso tra le mani e lasciò che si godesse il gusto di succhiarlo; sentì dai gemiti soffocati sul cazzo, avvertì dai fremiti del corpo e vide dallo sguardo perso nel piacere che aveva avuto un primo orgasmo; le sfilò il cazzo dalla bocca, la sollevò per le spalle e la baciò con amore; lei gli si abbandonò languida e portò una delle mani di lui sul seno, nella camicetta; lui capì e strinse un capezzolo.
Infilò tra le cosce la mano libera e cominciò a masturbarla con delicatezza e decisione, mentre le strofinava libidinosamente il seno; interrompendo per un attimo il bacio lussurioso che stavano scambiandosi, le chiese se volesse andare in camera a scopare, prima della cena; lei rispose che no, dopo cena avrebbero fatto l’amore per tutta la notte; per ora, gli chiedeva di farla godere come potevano; lui non si azzardasse a sborrare; lo avrebbe fatto più volte, poi.
Completò il ditalino stimolando contemporaneamente il clitoride con le dita, il capezzolo sfregandolo e la bocca baciandola con amore; la sentì esplodere in un orgasmo mortale; la tenne stretta per impedirle di scivolare a terra languida di piacere e svuotata di forze; sentì un’armonia di intenti che lo mandava ai pazzi; capì che veramente il loro era amore puro; aspettò che si riprendesse, coprendole tutto il viso di baci dolci e quasi casti; attese che si ricomponesse e tornarono all’hotel.
Si informarono sulla cena ed ordinarono già per due; intanto, presero due calici di prosecco e si sedettero ad un tavolo, quello dove avrebbero cenato; Lina decise di vedere la camera e di portare le loro cose; ritirò lo zaino e la chiave, salì al primo piano e dopo alcuni minuti ridiscese; era quasi raggiante mentre elogiava la bellezza dell’arredamento con mobili finto antico ma efficienti, con coperte e lenzuola vecchio stile, ‘una camera per sposi novelli!’, aggiunse sorniona; lui la baciò a stampo.
Cenarono in un clima di grande romanticismo, con candele e fiori al centro, cibo squisito e giusto per due innamorati; bevvero moderatamente del vino bianco; allegri e gioiosi andarono abbracciati fino alla camera; lei si lasciò cadere sul letto, aprì le braccia e accolse il suo uomo sul corpo caldo di passione; cominciò il sacro rito della spoliazione che eseguirono in linea con i loro comandamenti, sfogliando, come petali di rose, i singoli capi e depositando baci sulle parti emergenti.
Secondo aggredì i bottoni della camicetta e li aprì, uno ad uno, depositando baci vogliosi sui lembi di pelle che scopriva; quando ebbe davanti il seno, si fiondò sui capezzoli e ne succhiava uno mentre strofinava l’altro fra pollice e indice; le emozioni che lei riceveva erano celestiali; si abbandonò al piacere con tutta se stessa; l’unica cosa che riusciva a sentire, oltre ai capezzoli titillati, era il cazzo di lui che, ancora nei pantaloni, le premeva sulla figa e la faceva godere.
Lui passò poi alla gonna e la sfilò dai piedi; portò via, insieme, anche le scarpe; poiché non aveva calze, rimase col solo perizoma che sottolineava ed esaltava la figa, anziché coprila; quando si abbassò sul ventre per uno dei suoi meravigliosi cunnilinguo, lei lo frenò, lo rovesciò supino e aggredì la camicia; quando l’ebbe sfilata, si lanciò a pascersi dei capezzoli che sapeva più sensibili dei suoi; mentre ne succhiava uno e titillava l’altro, aprì la cerniera del pantalone e afferrò il cazzo.
Secondo si fermò immobile e si abbandonò all’ondata di piacere che montava, dall’inguine, su per il petto fino al cervello; sentì la beatitudine avvolgerlo mentre Lina lo masturbava con la grazia, la dolcezza, il trasporto che metteva nel sesso; la fermò quando si accorse che si avvicinava troppo a sborrare; si stese bocconi tra le cosce, afferrò il perizoma e lo sfilò fino ai piedi; si tuffò sulla figa e cominciò a succhiarle l’anima; lei lo seguì nel piacere fino all’esplosione dell’orgasmo.
Continuarono a lungo leccandosi, succhiandosi, titillandosi, masturbandosi; poi lei lo volle in figa, a pecorina, ma gli ricordò che non era protetta; nel caso, usasse il preservativo o, meglio, le sborrasse pure nel culo; amava essere inculata specialmente da dietro e, in quel momento, era la pratica più giusta per loro; lui la rassicurò sulla sua capacità di controllarsi; le avrebbe sborrato nel culo ma prima voleva sentirla tutta; le consegnò un profilattico e le insegnò a piazzarlo con la bocca.
Per tutta l’ora successiva non fecero che godersi in bocca e in figa; Lina diede fondo a tutta la passione e sborrò senza freni, presa dall’atmosfera che stava vivendo; Secondo colse che era un momento particolare della loro relazione e la montò in ogni modo, prolungando all’infinito il piacere di godere e di farla godere con gioia; Lina gli sfilò il preservativo, si sistemò carponi e allargò le natiche; non era ormai necessario preparare lo sfintere e lui la inculò, con amore e con garbo.
La teneva per le tette, mentre picchiava con forza e con gioia contro le natiche meravigliose, che tanto ammirava e che tanti torcicolli aveva provocato, al mare, in estate; non poteva fare a meno di riempirsi gli occhi della purissima linea della schiena, dall’osso sacro al collo, e delle forme piene, dei fianchi perfettamente disegnati; ma soprattutto era eccitante il semplice suono del ventre che picchiava contro il culo, mentre i coglioni sbattevano sulla figa; l’insieme lo portò alla sborrata.
Si fermò appoggiato sulla schiena di lei che, in ginocchio, lasciava riposare il corpo dopo il grande assalto e gli orgasmi che aveva sentito succedersi in continuazione mentre riceveva l’amore nel culo; quando si distesero ansanti e svuotati sul letto, lo avvertì che doveva parlargli e che lui doveva fare il favore di ascoltare in silenzio per almeno una decina di minuti, finché non gli avesse detto quello che doveva; lui promise e si stese attento ad ascoltare.
Lina gli confessò che l’affermazione che interrompeva la pillola per depurare l’organismo era vera a metà; effettivamente, ogni tre o quattro anni era consigliato di saltare un mese di contraccezione per smaltire gli eccipienti e gli effetti collaterali; non era consigliabile scopare senza tutela, in quel mese, perché una eventuale maternità poteva rivelarsi problematica e pericolosa; lei avrebbe potuto rimandare ancora quell’operazione.
In realtà la decisione di interrompere la contraccezione nasceva dalla volontà di lei di avere un figlio e di averlo da lui; sapeva perfettamente che sarebbe stato giusto farlo col coniuge legittimo; ma suo marito era sterile, senza saperlo; quando aveva più o meno trentacinque anni, si era beccato la parotite; questa malattia, contratta da ragazzi, non aveva conseguenze; in un adulto, comportava una debilitazione degli spermatozoi e la conseguente sterilità.
Suo marito l’aveva contratta in età più che adulta; il medico di famiglia, che aveva verificato la temuta conseguenza, aveva taciuto la cosa al diretto interessato, perché si rendeva conto che, col maschilismo da cui era dominato, l’idea della sterilità l’avrebbe prostrato e forse distrutto; lei aveva accettato con rassegnazione di non avere un figlio che il suo istinto reclamava; essersi innamorata e avere sconvolto la sua vita l’aveva spinta a decidere di farsi inseminare dall’uomo che amava.
Il figlio, per lei, sarebbe stato il prolungamento senza fine di quell’amore; non intendeva a nessun costo divorziare, se Ottavio non lo avesse deciso con lei; ma non sarebbe stata infedele e gli avrebbe parlato della sua scelta; se Secondo accettava di essere il padre naturale di suo figlio, lei avrebbe continuato ad amarlo attraverso il figlio; se non se la sentiva di accettare una situazione così pesante, si sarebbe rivolta ad una istituzione per l’inseminazione artificiale.
Secondo la ascoltò attentamente e un milione di pensieri gli correvano in testa mentre lei esponeva motivazioni lineari e incontrovertibili; se lei avesse taciuto e si fosse fatta ingravidare a sua insaputa, non avrebbe potuto fare niente per impedire che avesse un figlio suo, riconosciuto dal legittimo consorte ma geneticamente di un altro; parlare prima, e con estrema chiarezza, esprimeva solo la volontà di fare di quel figlio, concretamente, la continuità di un amore stupendo ma aleatorio come tutte le cose umane.
La rabbia gli montò quando dovette riflettere che sua moglie neanche questo aveva saputo decidere; ogni volta che avevano parlato di una possibile maternità, i timori per la linea del corpo, dopo il parto, avevano prevalso; cercò tutta la calma possibile di fronte alla delicatezza del tema e abbracciò la donna con amore; per ora, non aveva idee, ma si rendeva perfettamente conto che in tempi rapidi le doveva una riposta; lei si aspettava la più semplice, ma per lui era anche la più dolorosa.
“Lina, se accettassi di essere il padre segreto di tuo figlio, quale sarebbe il ruolo che potresti assicurarmi?”
“Ci ho già riflettuto; intanto, dopo la nascita, farei i test di paternità e depositerei gli esiti, con una mia dichiarazione, da un notaio, nel caso che il bambino, cresciuto, volesse fare chiarezza sulle sue radici; lo stesso varrebbe per te, ma mi fido della tua lealtà per non abusare di questo vantaggio; nell’immediato, tutto dipende dalla risposta di Ottavio; se ha l’intelligenza che gli attribuisco, non vorrà conoscere il nome del padre naturale.
Se invece lo vorrà sapere, dovrà accettare di essere padre legittimo e putativo, ma dovrà concederti di essere molto vicino e attento a nostro figlio, se ne avrai voglia; comunque sia chiaro che il figlio sarà innanzitutto mio; se arrivassimo ai divorzi, sarei felice di vivere con te e con nostro figlio; se non arriviamo allo strappo finale, mi sta bene che mio figlio abbia due padri, uno naturale ed uno legittimo; so di essere egoista, ma un figlio è soprattutto una realtà mia; gli altri devono scegliersi il ruolo.”
“Lina, mi sconvolgi, naturalmente, perché è un risvolto a cui non avevo mai pensato; ma sento che hai ragione; ti dico subito che tendenzialmente mi da gioia sapere che qualcosa di questo amore, qualcosa anche di me, resterà al di là dei casi della vita; abbiamo un mese circa, mi pare; se non puoi rimanere incinta in questa tornata, devi aspettare il prossimo ciclo per decidere se sarò io a darti il figlio che vuoi; userò questo tempo per riflettere su tutto, anche sui problemi di eredità.
Non ti offendere, ma un figlio è anche un erede e non voglio trascurare questo aspetto; io non ho eredi, allo stato attuale; non mi dispiacerebbe sapere che del frutto del mio lavoro alla fine qualcuno ne beneficiasse; preferirei che foste tu e nostro figlio; ma non posso e non voglio lanciarmi a piedi uniti contro un poveraccio che ha la sola colpa di non controllare la cinghia dei pantaloni; l’altra vittima sarebbe una ragazza in un corpo di donna che non sa decidere, neanche di fare un figlio col marito.
Forse è giusto aspettare che qualcosa sedimenti, prima di decidere; sarò felice di mettere in cantiere con te un figlio nostro; sono certo che lo decideremo, insieme; intanto, prendiamo tempo; dopo avermi tirato una mazzata così dura e così affascinante, ti concedi ancora o vuoi lasciarmi dormire stordito dalla novità? Abbiamo scelto questa località per passare un fine settimana, che non è quella dell’inizio dei lavori per nostro figlio; come ce la gestiamo?”
“Scopando, amore mio, sfinendoci dal languore da sesso; mi hai dato spesso piccole morti da orgasmo; adesso, per tre giorni, fino a lunedì mattina, me ne darai tante che alla fine diventeremo indivisibili e moriremo sul letto.”
Se non era una promessa, ci mancò poco; per l’intero sabato e tutta domenica se ne stettero quasi rintanati in camera; uscivano per andare a pranzo, a cena e per concedersi qualche passeggiata deliziosamente sentimentale per i sentieri pittoreschi tra i boschi circostanti con affettuosità e svenevolezze che avrebbero fatto ridere chi li avesse visti; ma erano splendidamente soli e si concessero anche qualche piccola variante, soprattutto masturbazioni reciproche e qualche pompino.
Quando ‘si dovettero rassegnare’ a rientrare al solito lavoro, il lunedì mattina, Secondo le promise che avrebbe usato il mese intero per pensare alla sua ipotesi e che, se le cose fossero andate come sperava, non sarebbe stato necessario che si rivolgesse all’inseminazione artificiale; lui desiderava un figlio e lo voleva con lei, qualunque potesse essere la conseguenza inevitabile; si riconciliarono con il quotidiano, di certo più entusiasti e carichi di prima.
Le cose che si erano detti, in condizione di rapporti normali, avrebbero imposto forse di fare una certa chiarezza con i rispettivi coniugi; ma nessuno dei due voleva rischiare che, scoperti gli altarini, si rompesse la loro libertà di scopare come, dove e quando volessero; in fondo, la moglie dell’uno, e il marito dell’altra, da due anni scopavano senza curarsi affatto dei doveri coniugali; Secondo tentò cautamente di parlare con Linda.
Non valse a nulla ricordare a sua moglie che da due anni non si incontravano, a letto soprattutto ma anche solo per pranzare o per cenare; che la loro separazione era un dato di fatto da far solo legalizzare con una sentenza del tribunale; lei gli oppose che per venti anni era stata moglie fedele, da due anni si sentiva donna libera ed esigeva che lui aspettasse che la ‘ventata’ passasse; se voleva evitare conflitti e scandali, si cercasse un’amante; rinunciò definitivamente a qualunque forma di dialogo.
Non ebbe migliore sorte un analogo tentativo di Carmela, di parlare con Ottavio; inalberandosi su un presunto principio di superiorità del maschio Alfa, le impose di non creare problemi e di fare la buona moglie; Lina gli lasciò intendere che forse rischiava di incornarsi sullo stesso palco da cervo che le aveva imposto per due anni; diventò quasi violento ed urlò che era lui a comandare in casa e che suo compito era stare zitta.
Quando ne parlarono, appena si rifugiarono nel solito nido d’amore per darsi tanta passione, i ‘cornuti’ si trovarono concordi nel ritenere che forse l’idea dei due divorzi non era poi così scandalosa o peregrina; decisero, comunque, di aspettare che passasse un po’ di tempo; quando fosse rimasta incinta, era quasi inevitabile che i discorsi prendessero altre pieghe; quanto meno, potevano decidere di essere loro a scoprire gli altarini, lasciare gli adulteri e costruire una nuova famiglia.
Quando, dopo qualche mese, Lina ebbe la certezza della maternità, fece in modo che si incontrassero ancora una volta al solito bar, per mettere le carte in tavola; quasi avesse ‘sentito’, con istinto primitivo, il senso dell’incontro, Linda aggredì per prima.
“Si può sapere perché diavolo avete voluto questo incontro che, ad occhio e croce, non fa piacere a nessuno?”
“Forse per parlare delle corna che da un paio d’anni ci piantate senza problemi!”
“Chi dice questa sciocchezza?”
“Cara mogliettina, non pensavo che fossi anche così vile; tutta la città parla di voi e della vostra relazione; i pettegolezzi che tu stessa hai provocato, parlando con la tua cosiddetta amica del cuore, hanno consentito di sapere anche quante volte hai scopato in quel villaggio dove ti trascinai quasi a forza dieci anni fa; ha parlato anche delle tue notti con quello che speravi di trovare all’altezza delle mie prestazioni; ma non ti preoccupare delle corna che mi hai fatto; nel caso, ne renderai conto in tribunale; il problema ora è tra Lina ed Ottavio; loro hanno problemi ben più grossi da affrontare e non so come ne usciremo.”
Ottavio guardava sua moglie, al tempo stesso spaventato e minaccioso; Lina fece un numero e attivò il vivavoce.
“Ciao, Giovanni, sono Carmelina; sono qui con Ottavio e deve sapere quella cosa che gli hai taciuto per carità di patria … “
“Ottavio, se mi ascolti, sappi che dieci anni fa, durante quella cura contro la parotite, non ti rivelai che negli adulti quella malattia comporta la sterilità; non sperare di poter avere un figlio; non te l’avevo detto, per non offendere il tuo spiccato senso dell’orgoglio maschile; se Lina mi ha chiesto di rivelare la verità, ci deve essere un motivo molto solido.”
“Grazie, Giovanni; il motivo c’è ed è decisamente solido; scusami se ti ho disturbato. Ciao.”
Ottavio era bianco come un cencio; non si muoveva e Lina dovette colpirlo un paio di volte per farlo reagire.
“Dai, Ottavio, non è un problema così grave; pensa che puoi scopare senza preoccuparti se lei prende la pillola … “
Linda scattò all’improvviso in una maniera e con un linguaggio che mai le avrei attribuito.
“Maledetta stronza, e tu ci convochi qui per dirgli questo in pubblico?”
“Senti, nobildonna dei miei stivali; l’ho fatto qui, non in pubblico ma davanti a te che sei quella che negli ultimi due anni si è sbattuta alla grande; l’ho detto ora perché sono incinta e il figlio non è suo … “
Stavolta fu Linda a crollare come svenuta; non aveva mai pensato ad un figlio con Ottavio, perché Secondo era decisamente preferibile come padre; ma sapeva quanto costasse quella denuncia di impotenza ad un maschio così arrogante; quando si riprese, volse lo sguardo a Secondo che la ignorò a bella posta.
“Si può sapere chi è il padre di questo tuo figlio?”
“Quali titoli ha vostra Nobiltà per porre questa domanda?”
“No, pensavo che a tuo marito lo avresti rivelato … “
“Scommetto che avevi anche pensato che mio marito avesse il dovere di riferirlo immediatamente a te; sei proprio convinta di essere la padrona del mondo, solo perché tuo marito ti ha lasciato impunemente farti scopare dal mio?”
“Secondo, la senti questa che dice?”
“Linda, mi hai rotto il cazzo; sono stufo di te, della tua imbecillità e della tua fanciullaggine che non ti fa vedere il ridicolo in cui ti rotoli; hai provocato tanti di quei casini da farci una rivoluzione ed ora pretendi che la donna che hai offeso, umiliato, mortificato ti racconti cose che sono solo sue private, intime? Tu sragioni; devi farti controllare per lo meno da un buon analista; le cose che hai fatto in questi mesi sono indegne di una persona intelligente come te; forse devi curarti.”
“Forse è meglio se sto zitta e mi faccio gli affari miei ... “
“Ottima conclusione, anche se in ritardo. Ottavio riesci a ragionare e a dirmi cosa ti passa per la testa?”
“Lina, che vuoi che ti dica? Mi è crollato il mondo addosso, lo capisci?”
“Io capisco che tu non puoi avere figli e io ne aspetto uno che non è tuo; come ti vuoi comportare?”
“Tu sei mia moglie e ci siamo sposati per amore; io non ho smesso di amarti, nonostante i miei assurdi stravizi; se a te può stare bene, essendo il tuo legittimo consorte, avrei il diritto di legittimare come nostro il figlio che aspetti; il padre naturale cosa rappresenta per te?”
“Non sono capace di raccontarti bugie; è l’uomo che amo con tutta me stessa; cerca di capire, per favore; di lui sono e forse resterò innamorata per sempre; a te voglio un bene infinito, proprio l’affetto che nasce da quello che tu dici; anch’io so che mi sono innamorata di te quando ero poco più che una bambina, ti ho vissuto con grande dedizione nonostante il tuo vizio maledetto; non voglio e non vorrò mai separarmi o divorziare.
Con l’uomo che amo ho parlato a lungo, prima di mettere in cantiere questo figlio; è disposto a farsi da parte; lui sa che il figlio è mio e che il padre, legittimo o naturale, deve meritare di esserlo; se tu accetti di essere il padre di mio figlio, dovrò per forza chiederti di meritarlo; non posso dichiarare a mio figlio che suo padre è un puttaniere; non sarà mai un figlio di puttana, qualunque cosa possa credere la nobildonna che ti sei scopato fino a stamane.
Ho ceduto all’amore quando ho capito che avevi una storia profonda e pericolosa; mio figlio è e sarà figlio dell’amore, mio per il padre naturale e di quell’uomo per me; siamo d’accordo che, se tu accetti di riconoscerlo, lui non avanzerà pretese; neanche lui vorrebbe divorziare dalla moglie; è sposato male anche lui; ma è un galantuomo e si fa da parte, per me e per mio figlio; il pallino è a te; se accetti, non parliamo più né di divorzio né di corna; se non ti sta bene, cercherò altri percorsi.”
“Secondo, io spero che sia tu, come credo, l’uomo di cui Lina è innamorata; mia moglie ha fatto il tuo ritratto e mi vergogno adesso quanto avrei dovuto farlo per due anni; il figlio sarà nostro ed io avrò cura di lui come faresti tu se potessi riconoscerlo; Linda, un figlio ti cambia tutte le prospettive; Lina non mi ama ma mi vuole bene; mi farò bastare il suo affetto e l’amore me lo prenderò da nostro figlio; forse dovresti rivedere anche tu qualche convinzione.
Ci ritiriamo con le ossa rotte; avevamo creduto di strafare e di calpestare la dignità di due poveri cornuti; se è vera solo la metà delle cose che ho sentito, siamo stati dei dilettanti, lo capisci? Non essere ancora dilettante; cresci e arrenditi alla realtà adulta.”
“Cosa hai sentito dire?”
“Cazzo! Due minuti fa tuo marito ha rivelato che, dieci anni fa, in quel villaggio turistico non volevi andarci, lui ti ci trascinò quasi a forza; tu, la solita capricciosa volubile, te ne innamorasti; dieci anni dopo hai fatto finta di scoprirlo con me e in realtà mi hai trascinato in un posto dove ti aveva fatto fare l’amore alla grande; sono convinto che anche il viaggio all’estero era un vostro vecchio sogno … “
“No; lui pensava a un campo nudisti ed io ero contraria … “
Lina ha tirato fuori nel cellulare una foto e la mostra ad Ottavio.
“Secondo, non è che anche tu hai usato Lina per ripercorrere i sogni infantili?”
“No, mio caro; sapevo esattamente che quelle cose le aveva desiderate da giovane, che le aveva proposte alla moglie e che lei le aveva bruciate nella sfiducia e nel disgusto; ci siamo innamorati da morire perché ci siamo sentiti in profonda sintonia, nel lavoro come nella vita, a letto come nell’amore; ricorda solo che devo rinunciare a tutto questo, se decido di stare con te … “
“Lina, ti prego, niente ‘se’; noi andremo via da qui diretti casa e ci coccoleremo la tua gravidanza come fossimo incinti insieme; sarò il padre che ti aspetti, giuro; ormai vado per i cinquanta e ne avrò settanta quando nostro figlio ne avrà venti; devo impegnarmi, se non voglio soffrire lo scarto di età e rovinare tutto anche con lui. Secondo, non è proprio ortodosso, ma devo chiederti di farti da parte e lasciarci salvare la famiglia; forse io non lo merito, ma tu sai essere generoso … “
“Sono foto in un Natur Kamp, quelle che ha Carmela? Ho sentito che ti chiama Dino e tu la chiami Lina; non sei mai riuscito a inventarti un nomignolo per me? O la ami più di quanto amassi me venti anni fa? Scommetto che l’hai portata in quell’alberghetto tra i pini e in tutti quei posti dove facevo finta di annoiarmi per obbligarti a coccolarmi per convincermi; capisci che assurdo? Pretendevo le coccole e, alla fine, ti ho fatto le corna perché mi facevi troppe coccole e mi scopavi poco.
Stai aspettando un figlio che non sarà mai tuo e che non saprà mai di essere tuo; nostro figlio avrebbe oggi venti anni, scoperebbe come il padre e troverebbe una Lina che lo accetta e lo adora, se non mi fossi preoccupata delle smagliature e avessi voluto veramente una famiglia … Esiste un’uscita da questa tela di ragno o è troppo tardi per pentirmi?”
“Linda, come faccio a spiegarti in maniera matura le cose, se continui a comportarti da ragazzina capricciosa? Stiamo affrontando una vita futura di ostacoli e difficoltà, con un figlio e due padri, con una donna che ama un uomo ed è sposa decisa ad essere fedele ad un altro; tu sei gelosa di un nomignolo e lo nascondi; Secondo, Secondino, Dino; Carmela, Carmelina, Lina; mi pare abbastanza lineare e semplice, per una professoressa di italiano; come si può modificare Linda?
I diminutivi servono per vezzeggiarsi; è difficile dire, mentre sei sul punto di sborrare, ‘Carmela, ti amo’; si può, certamente, ma è stentato; invece ‘Lina, ti amo’ è più diretto, immediato e intenso; il nome bisillabo è imperativo; Linda è già bisillabo; se dico ‘Linda ti amo’ non ho bisogno di altro; ma devo sentirlo, prima di dirlo; funziona anche ‘Linda, ti voglio bene’ ed è più vero, più lineare, meno passionale, forse buono per una lunga vecchiaia insieme.”
“Stai facendo dialettica lessicale o parli per comunicare qualcosa?”
“Parlare è per se stesso comunicare; i contenuti dipendono da noi. Ti sei chiesta a chi spetti il compito di chiudere i vecchi capitoli ed aprire eventualmente i nuovi?”
“Carmela e Ottavio non si sono posti il problema; hanno deciso insieme … “
“Hai almeno capito che amo Lina con tutto me stesso, al punto che accetto di rinunciare al figlio che sarebbe nostro, perché la voglio vedere felice col marito piuttosto che lacerata tra passato e futuro? Ti rendi conto che non hai nemmeno ammesso una tua colpa nell’aggressione a me? Ancora credi di poter far passare per ingenui capricci le tue scorribande sessuali?
Vuoi sentirti dire che non ti amo più, perché amo Lina con tutto me stesso e nei tuoi confronti provo solo l’affetto nostalgico per quella che credevo che fossi e invece ho scoperto che non è mai esistita? Che cazzo vuoi, in definitiva?”
“Voglio riprendermi il tuo, di cazzo; ma con tutto quello che c’è dietro, sensibilità, cultura, intelligenza, pazienza, amore, tutto lo capisci? Non azzardarti a dire che è il solito capriccio dell’imbecille che non vuole crescere; è vero, sono stata per due anni Peter Pan, ho avuto paura delle stesse ombre che mi creavo e non ho voluto crescere; ora che vorrei prendere coscienza di me e maturare, non ho gli strumenti né la forza; ho bisogno di te, ora più che mai.
Lo so che non mi ami più; ho fatto di tutto per cancellare l’amore dal tuo cuore; in realtà credevo di indurti a soddisfare ogni mio capriccio, ogni esagerazione; ho distrutto l’amore in te che ne avevi tanto da riempirne un’altra donna riversandolo in lei anche maltrattato com’era, perché hai fede e non molli; voglio riprendermelo quell’amore, che era mio; la tua dea non me lo impedirà perché deve costruire il suo nido col marito e col loro figlio.
Tu dovrai imparare ad amarmi di nuovo, ma non come la ragazzina da accontentare perché è una deficiente irrimediabilmente capricciosa; dovrai amarmi da donna adulta, da compagna, da complice, come adesso ami la tua dea, con tutto te stesso; voglio che mi dai un figlio nostro, lo stesso che hai dato alla tua dea; ma questo sarà soprattutto tuo e dovrà avere il tuo imprinting in tutta la vita, dalla nascita fino a che resisterai.
Anche noi dobbiamo tornare a casa, senza ‘se’ e senza ‘ma’ e dovrai armarti di tanta santa pazienza perché devo crescere e sarai tu garante che non sbaglierò più un passaggio, che crescerò e sarò donna matura, amica, amante, socia e tutto quello che due persone possono essere se veramente si vogliono bene e si amano.”
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