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Lui & Lei

Tigna pericolosa


di geniodirazza
05.04.2024    |    2.592    |    0 8.7
"“Considerata l’inaffidabilità della querelante che revoca decisioni già concordate, ci vediamo costretti a chiedere una sospensione per presentare una..."
Il posto dove voglio godermi il mio giovane amante è di una bellezza unica; mio marito l’ha acquisito per quatto soldi in una vendita all’asta; ho deciso di usarlo per sbizzarrirmi con maschi in grado di darmi il piacere che cerco; arrivati al bungalow, il mio stallone non si sofferma nemmeno per un momento davanti ad un paesaggio incantevole e per lui nuovo; ancora prima che io apra la porta, mi sta già smanacciando culo, ventre e seni; è per questo che lo cerco;è solo un maschio che scopa meccanicamente.
Non è un professionista perché non gli pago una tariffa; ma già gli ho fatto molti costosi regali, pagati con la carta di credito di Mauro, mio marito; maglioni, camicie, scarpe e accessori vari mi sono costati forse l’equivalente di una tariffa media di un escort; ma la convinzione che mio marito si sia meritato, con la sua superficialità, tutte le umiliazioni del mondo mi spinge a giustificarmi che non è una scopata a pagamento, ma amicizia espressa in regali.
Cancello immediatamente i dubbi che mi da la coscienza della mia stupidità e mi abbandono languida ai suoi baci focosi e stimolanti; in un attimo, sono nuda tra le sue mani e comincia il lungo percorso di preparazione delle scopate che mi aspetto celestiali; mi accarezza il seno e il ventre, infila le mani tra le cosce e mi titilla la figa lungamente; comincio a sbrodolare e a gemere per i piccoli orgasmi che mi scatena.
Mi spinge supina sul letto e piomba fra le cosce, portando immediatamente la bocca alla figa; lecca deliziosamente grandi e piccole labbra, finché raggiunge il clitoride; lo lambisce con la lingua e lo afferra tra i denti; mio marito a quel punto continua all’infinito a leccare e succhiare facendomi cadere in deliquio per la gioia del titillamento con labbra e lingua; raramente e con garbo stringe intorno i denti dolcemente.
Franco invece diventa aggressivo e violento; i denti sul clitoride diventano quasi uno strumento di tortura; molto spesso sono costretta a riconoscere a me stessa che avrei dovuto fare presente a Mauro una mia vena masochistica; poiché me ne vergogno, in buona sostanza, non gli ho mai detto niente; il mio stallone lo ha scoperto per la sua innata violenza; quando si è reso conto che godo molto quando mi morde la figa, ha cominciato a farlo con determinazione e forza.
Urlo i miei primi orgasmi; so che arriverò a sera completamente fuori uso per quanto sborrerò; lui è decisamente professionistico, se non un vero e proprio bull; riesce a controllare le sue sborrate e a raggiungerne, in una giornata, al massimo tre, in bocca, in figa e in culo; mio marito, travolto dall’amore e dal piacere, non si trattiene ed è capitato che, in una notte, sia crollato senza forze dopo la sesta.
Il mio obiettivo adesso è godere comunque allo spasimo; riesco a ribaltare le posizioni, lo spoglio velocemente, lo faccio stendere sul letto e mi attacco al cazzo giocando a farlo indurire fino a che gli duole; ma è esperto e resistente e la sua mazza si leva alta a essere usata per il mio piacere; mi scopo in bocca fino a rischiare di soffocare o di vomitare; passo più di un’ora a leccare, succhiare e godere in tutta la cavità orale; masturbandomi mentre faccio il pompino, riesco a sborrare almeno tre volte.
Mi stende supina e mi viene addosso; so che mi scoperà a missionaria; appena mi ha infilato, in un solo colpo, il cazzo in figa, gli abbraccio i fianchi con le cosce e coi piedi dietro la schiena gli do il ritmo; con un colpo di reni ribalta la posizione e si fa montare a cavallerizza; sono io a quel punto che decido penetrazione e ritmo; l’ho imparato da Mauro che ama molto farsi cavalcare e mi suggerisce i movimenti per variare le sensazioni e le emozioni.
Quando mi fermo perché i muscoli mi dolgono, mi fa mettere carponi e mi viene dietro; mi lecca a lungo, amorosamente quasi, su tutto il sesso, dal pube alle natiche; si ferma spesso a penetrare con la lingua culo e figa, spremendomi piccoli e grandi orgasmi; quando si solleva in ginocchio, so che mi scoperà a pecorina, per ora usando il culo solo per infilarvi le dita mentre mi sbatte il ventre contro le natiche con il rumore tipico delle carni che si scontrano.
Mentre mi scopa, mi afferra le tette, da dietro, e tira i capezzoli fino a farmi veramente male; i miei lamenti di dolore sono il segnale per fermare la tortura; mio marito non è stato mai nemmeno tentato di farmi provare quel dolore; ancora una volta, sono costretta a riflettere che non gli ho mai accennato ad una mia possibile vena masochistica, unica giustificazione valida a certe preferenze; comunque i capezzoli martoriati sono un ulteriore elemento di piacere.
La ‘cerimonia’ dell’inculata ha tempi e modi ormai standard; prende dalla mia borsa il tubo del gel lubrificante e anestetizzante; mi lecca a lungo il buchetto; unge di gel le dita per facilitare i movimenti; riempie canale rettale e figa addirittura con quattro, due per ciascun buco; ruota quelle nel culo per ammorbidire lo sfintere; finalmente, appoggia la cappella all’ano e spinge con forza finché i coglioni sbattono sulle natiche.
Partecipo alle inculate con grande lussuria e godo moltissimo delle variazioni che propone, dalla pecorina alla posizione a cucchiaio, da destra e da sinistra, faccia a faccia sul bordo del letto o su un rilievo di cuscini sotto le reni, tutto disteso sulla mia schiena o dall’alto, mentre io appoggio solo le spalle sul letto e sollevo i piedi al suo collo; mente mi incula, io da sola o con la sua mano mi masturbo lungamente e raggiungo un numero non calcolato di orgasmi mentre lui controlla la sua sborrata.
Siamo arrivati all’alcova intorno alle dieci e mezza del mattino; mangiamo a letto due panini che avevo preparato prima di partire, innaffiandoli con una bottiglia di vino che nel frigo non manca mai; alle sei del pomeriggio decidiamo che ne abbiamo abbastanza; facciamo una salutare doccia, evitando di stare insieme sotto il getto per non arrivare tardi a casa, dove mio marito rientrerà alla solita ora di cena; rivestiti, usciamo.
Dopo avere scaricato il ragazzo, mi dirigo al bar dove con gli amici siamo soliti bere l’aperitivo prima di cena; entrando, noto una presenza che mi colpisce, un vecchio amico d’infanzia di Mauro che anch’io conosco, ma che ho quasi cancellato dalla memoria; quando mio marito arriva, lo va salutare e si siede accanto a me.
“Cosa ci fa qui Nicola?”
“Non lo so e non glielo chiedo certamente!”
Uno degli amici chiede a mio marito.
“Mauro, ma sei amico di quel soggetto?”
“Ci conoscevamo bene da ragazzi; poi le nostre strade si sono divaricate e lui fa la sua vita, io la mia ... “
“Beh, io ho sentito su di lui le peggiori cose; pare che lo chiamino ‘l’esattore’ perché riscuote debiti per conto della malavita; ma qualcuno lo indica anche come ‘vendicatore’, ‘macellaio’ ‘carnefice’ ed anche peggio; insomma sarebbe una specie di sicario mandato a riscuotere debiti in danaro ma anche vendette per i motivi più svariati.”
“Mauro ma sai perché è qui? Deve riscuotere qualche debito o far pagare qualche offesa?”
“Laura, ti ho detto che non so e non voglio sapere; hai qualche debito tu, o temi che tu possa essere nel mirino per farti pagare qualche offesa che hai fatto a suoi amici?”
“No; non ho nessun problema; per mia fortuna tu sei diverso e non ti abbasseresti a quei metodi!”
“Mauro, quante possibilità ci sono, secondo te, che la sua presenza sia da mettere in relazione con gli strani incidenti capitati ad alcuni ragazzi che conosciamo?”
“Non so di che incidenti parli e a quali ragazzi ti riferisci; hanno qualcosa che li accomunerebbe in una vendetta eventuale?”
Un trambusto infernale sembra scatenarsi fuori del bar; nel vocio confuso si distingue che qualcuno annuncia che a Franco, un ragazzo del ‘giro’, è stato inferto u pestaggio incredibile; alcuni testimoni affermano che quattro energumeni assai forzuti lo hanno colpito molte volte e pugni e calci, con pesanti scarponi di montagna; molti temono anche che ci si rimasto; mi precipito fuori e rientro con le mani sul volto.
“Mauro, per favore, andiamo a casa!”
Mi guarda stralunato e sembra non capire; mi accompagna in silenzio; lungo strada, sono io a dichiarare.
“Quello massacrato è il ragazzo che mi ha scopato stamane; sono certa che l’hai voluto tu!”
“Laura, come fai a dire una cosa simile?”
“Credi proprio che sia stupida? Tutte le aggressioni sono a miei amanti; è chiaro che, per lo meno, c’è lo zampino di Nicola che vuole vendicare le umiliazioni che subisci supinamente da me; adesso hai dato il via alla vendetta? ... “
“Laura, moglie infedelissima e arrogante, vai dalla polizia, confessa che gli aggrediti erano tutti tuoi amanti, dichiara che secondo te sono io il mandante e vedrai che sarò immediatamente arrestato. Semplice, no? Peccato che non potrai dimostrare niente, che non mi sarà rivolta nessuna accusa; oltretutto, se fosse come tu dici, probabilmente accelereresti solo la tua fine e dalla polizia non ci potresti tornare più, perché finiresti all’obitorio ...”
Ingoio amaro e per qualche giorno sono terrorizzata dall’idea che davvero Nicola posa avere avuto l’incarico di punire prima i miei amanti e, alla fine, anche me; per un poco mi assilla l’idea che sia arrivata l’ora della mia morte; poi mi riprendo e, passate solo due settimane, sono di nuovo sul piede di guerra in cerca di un amante da portarmi stavolta a casa, per rendere più sanguinosa l’umiliazione a mio marito che non si rassegna a lasciarmi libera di scopare.
Alle sei del pomeriggio, vado a casa con un giovane incontrato da poco; so che Mauro alle sette circa sarà lì e non intendo perdere tempo; appena entrati, lo guido alla camera e cominciamo a spogliarci lungo il percorso; quando si sistema in piedi davanti a me, seduta sul bordo del letto, attacco immediatamente i suoi abiti e tiro giù, insieme, pantaloni e boxer; il cazzo che mi esplode sul viso è un autentico gioiello; grosso come quello di mio marito, è eccitato e pronto a sfondarmi dappertutto, come mi aspetto.
Lo prendo a due mani, una sui coglioni e una lungo l’asta, e do il via ad una sapiente masturbazione, mentre lecco le palle e le porto in bocca una per volta; passo la lingua lungo la mazza e, arrivata in punta, gioco a lungo con ghirigori lungo la cappella; di colpo, la spingo in gola, in fondo fino a sentire conati di vomito e un senso di soffocamento; comincio a scoparmi in bocca mentre con la mano sulla mazza attivo una masturbazione esaltante.
Devo strizzargli i coglioni perché accenna già a sborrare; lo guardo con aria severa, capisce e si attiva per frenare; lo fa più volte mentre lo succhio e lo esalto con il pompino più sazio che abbia mai ricevuto; capisco che non è abituato a grandi scopate e mi impegno a farlo godere al massimo e, al tempo stesso, ad insegnargli come far godere una donna calda come me; le carezze che mi rivolge mi dicono che è l’allievo giusto.
Sfila il cazzo dalla bocca e si dedica al mio abbigliamento, scarso e facile da sfilare; sono nuda in pochi attimi e sento che mi afferra i seni, mentre infila in figa due dita che mi masturbano sapientemente il clitoride; mi spinge supina sul letto, scende sulle tette e comincia a leccare, succhiare e mordere con forza i globi e i capezzoli che tortura con denti avidi e abili; deve avere avuto informazioni sulle mie preferenze e mi rendo conto che mi sta letteralmente e sadicamente torturando mentre gode.
Quando scende lungo il ventre fino alla figa, sento i denti che afferrano subito il clitoride e lo tormentano; scatta il suo istinto sadico e mi accorgo che mi fa effettivamente male; ma di quel dolore io colgo solo la parte che mi eccita terribilmente; avrei dovuto appurare e far sapere a mio marito che ero masochista impagabile, ma mi nascondo dietro la convinzione che quella cosa doveva intuirla lui e comportarsi di conseguenza; si sarebbe risparmiato tante corna.
Intanto, il mio amante occasionale mi sta divorando letteralmente la figa ed io esplodo in orgasmi successivi che gli inondano viso e bocca; quando è sazio delle sborrate che mi ha provocato, mi fa sistemare al centro del letto, mi viene addosso e mi pianta nel ventre la sua notevole mazza; mi duole l’utero, per la violenza con cui ha picchiato contro; ma sono felice anche di quello e godo.
Si stacca da me, frenando ancora una volta la sborrata, e mi fa mettere carponi sul letto, si colloca dietro di me e aggredisce con la bocca il sesso; tra languide leccate, dolci titillamenti con le dita e morsi feroci che mi stimolano, fa passare alcuni minuti; il piacere sommo lo raggiungo quando mi schiaffeggia le natiche urlandomi la sua gioia di possedere un culo così bello e voglioso; mi sento enormemente gratificata dai complimenti e il mio piacere si fa ineffabile.
Finalmente si solleva in ginocchio, accosta la cappella alla figa e spinge in fondo la sua notevolissima mazza; urlo per il dolore dell’impatto sull’utero e ancora di più per la lussuria che la scopata mi ha sollecitato; sposta la cappella verso l’alto e sento che mi incula solo con gli umori che il cazzo ha raccolto dalla figa; grido per il piacere che la scopata violenta mi procura ma godo anche perché sento la mazza violentarmi l’intestino e, da dietro, ancora una volta l’utero; sborra rapidamente.
Esce delicatamente e si stende al mio fianco; lo accarezzo dolcemente su tutto il corpo, quasi a significargli il piacere che ho provato per la bellissima prova di scopata che ha appena superato; avverto qualche dolore al culo e alla figa per la violenza del rapporto, ma sono languida di piacere; ascolto con attenzione i rumori che vengono dalla casa, dove qualcuno ha aperto la porta e aspetto con ansia che mio marito venga a prendere atto delle sue corna.
Accolgo con un sorriso ironico e irridente il suo volto che si affaccia nel riquadro della porta della camera.
“Ciao, stronzo, sei contento che finalmente sai per certo di essere un povero cornuto? Adesso che intendi fare? Ti accomodi qui a guardare e finalmente accetti la mia libertà di scopare o fai ancora il presuntuoso e te ne vai fuori dai coglioni?”
Mi guarda come un cesso sporco e se ne va nello studiolo; lo mando al diavolo e torno a scopare.
Le nostre strade si sono divaricate; a malapena ci incontriamo per casa e ci scambiamo monosillabi per comunicare il minimo indispensabile; sul tavolo centrale i documenti per il divorzio consensuale giacciono non toccati; l’ho avvertito che, se discutiamo in tribunale la separazione, i miei avvocati mi hanno assicurato che lo spellano vivo; lui si limita talvolta a spostarli per ricordarmi che devo decidere; gli rido in faccia.
Sono costretta ad andare a piedi in ufficio, perché non mi da il passaggio in macchina come aveva fatto per anni; d’un tratto la sensazione che qualcuno mi segua da vicino mi aggredisce e mi incute terrore; notizie di stampa parlano di altri giovani aggrediti e maltrattati da figuri che non sono stati identificati; il terrore si fa vivo e mi spinge a guardarmi intorno con sospetto; non è possibile immaginare chi possa seguirmi con l‘intenzione di aggredirmi; alla polizia è meglio non rivolgermi.
Ipocritamente sediamo allo stesso tavolo, al bar con gli amici di sempre; per provocare, chiedo al fidanzato della mia amica cosa sappia e cosa pensi di quelle strane aggressioni; spero che Mauro intervenga per spingerlo a chiarire se sono nel mirino del suo amico; non fa una piega ed è l’amico a parlare, appesantendo le mie paure.
“Ho sentito che ci sarebbe una banda di ‘giustizieri’ che sta punendo personaggi rei della stessa colpa, ma nessuno sa di chi e di cosa si tratti; a naso, dovrebbe essere una questione di corna punite da killer prezzolati; ma per ora non c’è nessuna femmina tra le vittime; difficile dire, quindi, se c’è un mandante e chi sia ... “
La mia amica, a conoscenza delle mie ‘bravate’, mi guarda con intenzione e guarda Mauro per cercare di cogliere in lui un qualche segnale; dopo avere retto a lungo la tacita sfida, cede alla fine e si esprime.
“Forse è vero quello che dici; la presenza di Nicola sul territorio fa pensare che possa entrarci lui e la famiglia a cui è legato; in quegli ambienti, le corna sono considerate l’offesa peggiore e vengono punite con pene assai gravi; per quel che ricordo dei costumi antichi, la donna è l’ultima della lista, ad essere punita; deve essere il ‘cornuto’, marito, fidanzato, padre, fratello o altro parente, ad autorizzare; in genere lei viene ammazzata perché solo la morte può lavare l’offesa arrecata.
Se e quando sentirai di una donna massacrata da sconosciuti, potrai anche ricostruire le fine degli altri e lo snodarsi della vicenda; potrebbe anche essere comminata una pena meno grave, ma comunque per lo meno invalidante; anche in questo caso, si capirebbe subito che il contratto è soddisfatto.”
“Mauro, andiamo a casa, per favore?”
“Stasera non vai con le amiche?”
“Preferisco parlare co te ... “
Quando ci siamo allontanati dal locale, gli chiedo.
“Perché hai parlato di contratto?! Vuoi dire che questa vendetta è frutto di accordi?”
“Guarda che Cosimo ha parlato di mandanti; in questo caso, il mandante è un committente che affida un incarico; gli autori ne rispondono a lui e devono chiudere nei tempi e nei modi sottoscritti; ci sono impegni anche economici non lievi, per questi adempimenti ... “
“Te ne intendi, vedo; ah, già ... il contraente, in questo caso, forse è un tuo amico; e forse da lui hai appreso molte cose ... “
“Si imparano molte cose quando passi la fanciullezza sulla strada; un tempo conoscevo anche la definizione delle singole punizioni e il costo per ciascuna e per il numero di puniti; non si dimenticano certe cose, altrimenti si rischia di finirci dentro, da vittime e non da spettatori ... “
“Vengono avvertite le vittime predestinate?”
“Chi dovrebbe avvertirle? Come ? E perché?”
“No so; per esempio, forse stai lanciando tu un avvertimento, perché lo cogliamo e lo trasmettiamo a qualche interessato ... “
“Sì, potrebbe anche essere che io sappia che qualcuno è in condizione di essere punito e, se sapete chi è che può dover pagare per le corna che fa, lo avvisate e lui poi cerca il percorso per salvare il culo!”
“E l‘incaricato come si regola, in questo caso?”
“Dipende dal contratto sottoscritto!”
“Tu quale hai sottoscritto?”
“Per chi avrei dovuto fare un contratto? Per te?! Non vali il prezzo che si paga per una vendetta così articolata; siamo già a otto vittime; con te sarebbero almeno nove ... una bella emorragia ... “
“La tua dignità ha un prezzo massimo?”
“Per chi fa le corna, umilia e mortifica il partner, la dignità dell’altro non ha nessun valore; io mi limito a non dare nessun valore al pulpito da cui scende la predica; chi è puttana lo è sempre e comunque ... “
“Se ti firmo quella richiesta di divorzio, poi posso sentirmi al sicuro?”
“Parli di cose che non capisco; firma la domanda di divorzio; poi si vedrà ... “
Firmo le carte, ma non mi scopa, come avevo pensato che volesse fare, dopo aver ottenuto il suo vantaggio; mi incancrenisco anche di più e medito a lungo come ritorcergli contro la scelta a cui mi ha obbligato; intanto, registro quasi immediatamente che le ombre che mi erano girate intorno per settimane si sono dileguate; alla prima occasione, vado a trovare un avvocato che mi sono scopato spesso e volentieri e gli sottopongo la questione; mi dice di non preoccuparmi.
Dopo una quindicina di giorni siamo convocati, io e Mauro, in tribunale dove un giudice impassibile avverte che è stata richiesta, a mio nome, la separazione da mio marito con un assegno divorziale spaventosamente alto; quando cerca di ribattere che c’è una richiesta di separazione senza addebiti, l’avvocato di mio marito si sente opporre che ho revocato la disposizione e chiedo che la colpa sia attribuita a mio marito che ha cercato di ingannarmi.
“Considerata l’inaffidabilità della querelante che revoca decisioni già concordate, ci vediamo costretti a chiedere una sospensione per presentare una denuncia per truffa continuata.”
Davanti ai miei occhi sbarrati, vengono presentati documenti che attestano pranzi, cene, regali e spese di albergo da me sostenute per i miei amanti, insieme agli estremi della carta di credito usata; questa è intestata all’azienda di mio marito e quindi non assimilabile al conto comune dei coniugi; inutilmente protesto che è comunque patrimonio di lui, a cui ho diritto di accesso; viene rimandato tutto alla decisione in ordine alla frode; l’eventuale colpevolezza annulla la mia richiesta.
Guardo con ferocia mio marito che intanto digita sul telefonino e parla con qualcuno abbastanza lontano da non essere sentito; quando riattacca, lo aggredisco con tutta la violenza di cui sono capace e gliene dico di tutti i colori; mi guarda con schifo senza una parola; poi si rivolge al mio avvocato.
“Faccia presente alla sua cliente che se lei ritratta le scelte, anche gli altri possono farlo; un mio amico ha avuto appena la disposizione di riprendere ed affrettare la conclusione del suo lavoro; adesso sono cazzi vostri; io ho cercato fino all’esaurimento di dialogare e di risolvere civilmente lo scontro; se si arriva ai mezzucci ed agli inganni, siete i benvenuti; ma non sarà presentato a me il conto dei danni ... “
Uscendo dal tribunale, noto mediatamente l’auto che mi ha seguito nelle ultime settimane; la paura mi attanaglia e mi sento male; l’avvocato mi soccorre e mi chiede se voglio andare all’ospedale per farmi controllare; accenno di si, ma mi ricredo immediatamente dopo; solo con mio marito posso sentirmi al sicuro; nessuno potrebbe farmi del male finché c’è lui con me; gli urlo che non ancora siamo separati e deve farmi andare via con lui.
“Per favore, amica cara, cerca di ragionare; tu ti senti sicura se sei vicino a me, perché credi che non ti toccherebbero se ti sono accanto; e stasera? Tu ti ritirerai in camera, io nello studio; se qualcuno entra e ti ammazzano nel sonno, me ne accorgerei solo domani sera; poi sarei un vedovo dolente ma solo per qualche giorno; se vai al lavoro domani, chi ti proteggerà? E in tutta la giornata, in ogni momento, dovunque dovrai andare per ragioni di ufficio, chi ti può garantire?
Stai solo facendo una figura di merda perché chiedi aiuto alla tua vittima; non basta; oltre ai killer di cui ti spaventi, ci sarà la polizia tributaria, adesso, che indagherà su te e sull’azienda; mi hai costretto a scoprire che rubavi; adesso la guardia di finanza indagherà su tutti i conti di tutti gli impiegati; scopriranno amanti mantenute a spese dell’azienda, perché ce ne sono molti come te, sai; scopriranno viaggi di piacere pagati come di lavoro; scopriranno merda in tutti gli angoli.
Cosa succederà? Decine di persone saranno imbestialite contro di te che ti sei fatta scoprire; vedi, cara, tu sembri vivere in una stanza cieca con una piccola finestra sul mondo, dalla quale non vedi quasi niente; conosci le mura della tua stanza ma non ti curi di sapere cosa succede fuori; quello che sai è la Verità; il resto solo menzogne; la tua è libertà totale, agli altri nessuna libertà; tanto per esempio, lo sai cosa è successo al bull che ti sei portata in casa e che ti scopavi con tanta voglia?
Passerà il resto della vita in carrozzella perché un’auto pirata gli ha spezzato la spina dorsale; non l’hai ucciso, ma lo hai condannato a vita; ma a te non interessa; finché ti dava il cazzo, esisteva; fuori dal letto, nessuna pietà; lo hai fatto anche con me; finché devi sfruttare la mia ricchezza, ti sto bene, quando esci da quella necessità, posso anche morire; adesso ti servo da scudo e sei così indegna da chiedermi di proteggerti; se ti passa questa paura, torni a fare la libertina, la puttana prepotente e aggressiva.
Non ci sto più; posso accompagnarti a casa, ma solo fino a lì; poi, se vuoi, ti chiudi in uno sgabuzzino e non incontri più nessuno; oppure ti muovi liberamente come sempre hai fatto ma saprai che ad ogni angolo, qualsiasi persona può essere lì per farti molto male o forse per ammazzarti; non ti amo più, se è sul mio amore che punti per vincere la partita che tu hai ingaggiato e nessuno gioca contro di te; sappi che mi fa schifo anche l’idea che fra le tue cosce ci sia un disfacimento che le scopate hanno provocato.”
“Perché non mi uccidi tu stesso, allora?”
“Perché non voglio finire in galera per fare quello che per pochi soldi qualcuno può fare per me; hai ucciso tu la mia dignità e sono morto dentro, almeno per te; ma voglio ricominciare con un nuovo amore, con un’altra donna; dalla galera, non potrei; preferisco allora aspettare che mi vengano ad annunciare che sei stata vittima di qualche incidente e che sei morta; allora sarò in pace con me stesso.
Andiamo anche a casa insieme; ma non fai che rimandare qualcosa di ineluttabile; prima o poi il conto ti arriverà e pagherai, oh sì che pagherai; e non sarà un conto semplice né facile da pagare; sarà una vita quella che ti si chiederà in cambio delle tue colpe.”
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