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Gay & Bisex

Desiderata


di honeybear
10.07.2026    |    2.168    |    1 9.5
"Ultimi colpi e ultime forze per regalare al finale fu una tempesta di sborra: Paolo si sfilò da Giacomo e, dopo essersi inginocchiato, iniziò a menarselo..."
Definizione: termine derivante dal latino desiderata (plurale neutro del participio passato desideratus - cose desiderate, richieste - semplicemente è l'insieme delle richieste, delle aspettative o dei requisiti ideali espressi da qualcuno.
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Ventenne, di bell’aspetto, buona posizione con possibilità di crescita lavorativa, felicemente fidanzato con una coetanea da cinque anni e già si parla di matrimonio... Cosa desiderare di più? Niente, si direbbe. Eppure, quando mi è possibile aggiungere qualcosa al mio invidiabile mondo che rompa la routine, non mi tiro indietro. Come quel pomeriggio d'estate in cui mi sono ritrovato a vivere una situazione che mi ha permesso di scoprire un livello di perversione che non immaginavo di avere.
Dopo un breve scambio di messaggi in codice – la mia ragazza ogni tanto il mio smartphone lo controlla – mi sono recato a casa del mio amico Giacomo, un tipo del tutto insospettabile, già mio compagno di scuola e ora di calcetto, e non solo. Come da accordi, mi aveva lasciato il portone socchiuso, così sono salito e mi sono accomodato ad attenderlo. Per ingannare l’attesa, ho fatto qualche visitina ai siti giusti, così da iniziare la partita riscaldato a dovere.
La porta finalmente si aprì mostrandolo bello come il sole, con il fisico atletico parzialmente esibito: il torso nudo scintillante di sudore; addosso aveva solo un paio di pantaloncini da ciclista, così attillati e tesi da disegnare perfettamente le forme della sua intimità. In particolare, la cappella premeva con forza contro il tessuto. Non lo avevo mai visto così abbigliato, né così eccitato. Il mio cazzo è scattato completamente sull’attenti dentro le mutande: in quel momento desideravo solo inginocchiarmi e sentire quel sapore.
Lui però era di tutt’altra idea, tant’è che quando feci per prendere posizione mi afferrò per un braccio, portandomi in bagno al grido di: ‘Prima il dovere!’. Fu così che, varcata la soglia, si sfilò i pantaloncini e, alzando la tavoletta del water, commentò: “Prima o poi dovremo imparare anche noi…”
“Ma io urino abbondantemente tutti i giorni,” commentai, avvicinandomi ad ammirare il getto dorato che usciva dalla sua uretra, mentre gli massaggiavo il fondoschiena premendogli contro la mia patta tesa.
“Hai capito a cosa mi riferisco. Il pissing come esperienza mi manca… E magari a te no!”
Scossi la testa in segno di diniego, mentre lui finiva e si voltava per spogliarmi.
“Finalmente…” sussurrai sorridendo, e mi trascinò con sé sotto la doccia.
Le due erezioni si fronteggiavano. Avvicinò le sue labbra alle mie, iniziando a limonarmi sotto il getto d’acqua rinfrescante.
“Non penserai che l’acqua fredda spegnerà i miei bollori!” lo sfidai.
“Ti conosco…” replicò, e allungando una mano verso il flacone del docciaschiuma ne versò una dose generosa sui nostri palmi.
“Avanti, strofina!” mi incitò.
Iniziammo un lento e sensuale massaggio reciproco, continuando a baciarci. Le mani correvano sui rispettivi pettorali – lisci e levigati i suoi, decisamente più ispidi i miei – scendendo poi lungo la linea addominale fino al pube: un triangolo accuratamente depilato per lui, tanto pelo bagnato per me. Da lì passammo ai glutei e infine ai due randelli, che prendemmo a masturbare delicatamente.
I nostri gemiti, soffocati dal godimento, si mischiavano all’aroma prescelto mentre le dita scorrevano su e giù, totalmente concentrate a massaggiare i muscoli tesi di pelle e calore.
Un rumore improvviso.
“Hai sentito?” Lo allontanai dalle mie labbra. “Mmm…” “Potrebbe essere entrato qualcuno… Sarebbe… ecco, un casino…”
“Tranquillo…” mi rassicurò, proprio mentre un brivido di freddo mi gelava la schiena.
La porta del bagno si spalancò. L’estraneo che comparve sulla soglia era un uomo sulla quarantina, dal fisico massiccio, la barba di qualche giorno e i capelli lunghi e mossi. Giacomo, mostrando una totale e spiazzante disinvoltura, commentò con la massima noncuranza: “Mi sono dimenticato di dirti che oggi c’è una piccola sorpresa!"
Ero visibilmente interdetto, ancora tutto insaponato e pronto a scappare, quando Giacomo mi bloccò: "No, non ti preoccupare... lui è uno di noi".
Ci misi un attimo a capire. Uno di "noi"? Cosa cazzo significava? Lo shock e l'eccitazione mi tenevano letteralmente incollato a quella situazione.
Mentre mettevo a fuoco le vere intenzioni di Giacomo, l'uomo – che si presentò come Paolo – mi si avvicinò senza esitare. Mi afferrò la mano con forza e se l'andò a stampare sulla patta dei suoi pantaloni, dove, sotto la mia impronta di schiuma, spingeva un'erezione considerevole e dura. Fu in quel preciso istante che crollò ogni mio freno inibitorio, dando il via alla prima lussuriosa e perversa esperienza della mia vita.
Ci sciacquammo velocemente per spostarci in camera da letto. Giacomo si distese a terra e spalancò completamente le gambe, tra le quali mi infilai per iniziare a spompinarlo lasciando esposto il mio fondoschiena. Paolo iniziò frattanto a spogliarsi lentamente. Con la coda dell’occhio vidi delinearsi i suoi pettorali sodi e pelosi, come il resto del suo fisico. Quella vista mi mandò il sangue alla testa.
Si piazzò dietro di me, buttandosi a lingua aperta sul mio buco del culo e leccandomi l'anello con una violenza e un'abilità pazzesche; impazzivo letteralmente dal piacere. Con il culo bagnato della sua saliva, mi sentii implorare: “Li voglio… Li voglio sentire tutti e due in bocca. Adesso!”
Desiderio esaudito: Giacomo si alzò mettendosi accanto a Paolo, e io mi misi comodamente in ginocchio per ammirare, davanti a me, le due minchie enormi e venose che ondeggiavano. Spalancai la bocca per accoglierle: le due aste scivolarono una accanto all’altra, riempiendomi completamente il palato fino a farmi soffocare. La goduria era indescrivibile. Continuai a lavorarle insieme per diverso tempo, finché Giacomo non si sfilò.
Mi misi a novanta appoggiandomi al letto, con le gambe leggermente divaricate e le chiappe tenute aperte dalle sue dita. Un rivolo di bava corse lungo il mio solco peloso. Ci misi un attimo a mettere a fuoco quanto stava per succedere, mentre accoglievo nuovamente in bocca il cazzo di Paolo, che nel frattempo era salito sul letto.
“Sei pronto per la seconda sorpresa di oggi?” La barra del mio amico s’infilò senza troppi complimenti, dilaniando il mio culetto vergine. Urlai mentre mi sfondava, eppure non potevo fare a meno di continuare a succhiare il cazzo di Paolo, che si era trasformato in una bestia mostruosa, gonfia e pulsante. Il mio buco bruciava di piacere, la mia bocca sbrodolava di saliva: cosa desiderare di più? Forse… forse sentire anche l’altro fallo nel culo.
Desiderio nuovamente soddisfatto: i due non si limitarono a invertirsi, ma vollero cambiare radicalmente posizione.
Paolo si dispose sul letto, con la testa oltre il bordo.
“Impalati!” mi ordinò, afferrandomi per i fianchi. Un uomo di poche parole, ma con le idee ben chiare.
Mi posizionai sopra di lui, lasciandomi penetrare per l’intera lunghezza mentre, afferrando i suoi pettorali, cercavo di mantenere l’equilibrio senza perdermi un attimo di godimento.
“Desidero… Voglio leccare il tuo culo,” mugugnò Paolo rivolto a Giacomo.
Questi diligentemente ubbidì, iniziando a serrare la testa di Paolo tra le sue cosce muscolose e abbassandosi pian piano. Paolo, famelico, si insinuò tra le natiche del mio amico. L’incastro era davvero perfetto: il culo liscio di Giacomo si ritrovò proprio sopra al viso di Paolo, mentre il suo cazzo dritto e venoso svettava all'altezza della mia bocca. Sporgendomi sul bordo, accolsi avidamente il suo uccello, iniziando a succhiarlo con foga mentre continuavo ad essere posseduto da Paolo.
Vidi le gambe di Giacomo tremare leggermente sotto quel rimming feroce; la lingua dell’altro in breve sparì, insieme a mezzo viso, in quel buchetto oramai bagnato.
Iniziò un concerto di mugolii, sospiri e sconcezze degne del peggiore dei film porno.
Paolo, sostenendomi saldamente per i glutei, ora mi alzava e mi abbassava alla velocità che più gli piaceva, senza smettere di divorare il culo di Giacomo. La sua carne sbatteva contro le mie chiappe, producendo uno schiocco viscido e ritmico. Giacomo, intanto, allungò una mano per sollevarmi leggermente il mento, godendosi l’immagine della mia bocca sbrodolante di saliva e umori vari. Lo sfilò di pochi centimetri, ci sputò sopra e me lo fece ringoiare fino al limite del pube. Mugolavo come una cagna in calore, provando un piacere così estremo da annullare qualsiasi dolore.
Cosa desiderare ancora?
“Paolo… Finisci con me! – incredulo ascoltavo le parole di Giacomo che mi rubava la scena – Scopa me ora. Scopami!”
Accordato!
Rimasi in piedi sul letto mentre il mio amico si piegava a novanta per farsi inculare. Paolo lo infilzò come uno spiedo, trapanandolo a ritmo di martello pneumatico. Giacomo sfruttava i colpi violenti assestati da dietro per avanzare e scopare il mio uccello con la bocca.
Ultimi colpi e ultime forze per regalare al finale fu una tempesta di sborra: Paolo si sfilò da Giacomo e, dopo essersi inginocchiato, iniziò a menarselo. Giacomo, che se lo stava menando, si posizionò davanti al primo; io scesi dal letto e, mentre me lo menavo, mi posizionai accanto al mio amico.
“La desidero tutta qui…” e Paolo espose la lingua fradicia che accolse le ondate di crema opalescente abbondantemente prodotte dai due orifizi, provando a non perderne una goccia.
Anche a noi non andò male: a ruoli invertiti ci toccò la stessa ricompensa. Peccato solo dovercela dividere!
Ci abbandonammo a terra, rimanendo vicini e immobili per diverso tempo, provando a riprendere fiato prima di tornare nel mondo.
Tutto attorno a noi sapeva di sperma.
Per toglierci quell'odore tornammo in bagno e nuovamente in doccia. Ruotai la maniglia per far scorrere l'acqua calda sui nostri corpi. Giacomo ci cosparse con cura il torace di sapone e, nel farlo, scelse di osservarci nello specchio di fronte. Io e Paolo lo imitammo eccitati dall’immagine restituita: tre corpi bagnati che si massaggiavano i pettorali gonfi, lisci e turgidi, per poi scendere lungo gli addomi definiti (chi più, chi meno) e le tre nuove erezioni dure e grosse.
Continuammo a lavarci, pulendoci meticolosamente le zone in cui la crema si era rappresa, per dedicarci infine al fondoschiena.
Uno in particolare beneficiò della recidiva voglia di giocare.
Infilammo un paio di dita a testa nel culo di Paolo, che rispose sorridendo all'energico massaggio e al fremito che gli arrivò allo scroto. Senza staccare gli occhi dalla nostra immagine e, aiutati dal sapone, gli massaggiammo le palle e il cazzo con una mano a testa. Il suo petto si muoveva al ritmo di un respiro frenetico e il volto si contorceva per il piacere manifestato, in gemiti soffocati.
Gli tremarono le ginocchia. Piegò leggermente le gambe: stava per venire e noi con lui.
La scarica mi percorse la schiena tanto che l'inarcai, alzando la testa. Ognuno di noi si stava osservando mentre si godeva il momento: i pettorali che si alzavano e abbassavano rapidamente, i capezzoli tormentati e le mani che si muovevano veloci. Ripetemmo l’exploit di poco prima: grossi fiotti si riversarono sulle nostre mani e sul piatto della doccia.
Paolo allargò le braccia cingendoci: forse un senso di vertigine dovuto all’intensità del momento.
Sfilammo delicatamente le dita dal suo culo.
Insieme ci chinammo per leccare lo sperma ancora caldo prima che venisse lavato via.
L'acqua scorreva ancora. Tornati in piedi, finimmo di lavarci.
I desideri di ognuno erano stati soddisfatti. O forse no, non abbastanza…
Quanto avrei voluto saperlo… E chissà se anche quest’ultimo desiderio sarebbe stato esaudito…
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