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Gay & Bisex

Il trasferimento


di PassPa
16.09.2026    |    4.910    |    12 9.7
"Non era lunghissimo, ma era molto spesso con una grossa cappella che sporgeva dall’asta..."
Era arrivato il momento in cui avrei dovuto lasciare il piccolo centro dove ero cresciuto per andare in una città più grande. Avevo trovato un’opportunità di lavoro e dovevo acchiapparla. Niente di eclatante, ma si doveva iniziare.
E poi andare via non mi dispiaceva. Non era stato facile crescere in quel piccolo centro, nascondendo la mia vera tendenza.
Si, mi piacciono i maschi sin da quando ero ragazzo. Magari all’inizio pensavo solo che mi piacevano perché li vedevo forti, maschili, pelosi. Quello che non ero io. Crescendo capii che mi attiravano in tutti i sensi.
Mi chiamo Simone e ho ventidue anni. Ho sempre avuto un corpo poco maschile. Non molto alto, nessun pelo, un po' tondo soprattutto sul petto e con una dotazione molto piccola. Avevo passato gli anni a scuola subendo prese in giro, ma facevo finta di nulla e andavo avanti.
Andare in una nuova città mi dava la possibilità di provare a farmi una nuova vita e magari provare a viverla come volevo. E chissà, magari riuscendo ad avere una prima esperienza vera con un maschio come piaceva a me. Sinora avevo giusto avuto delle esperienze di toccamenti con qualche coetaneo, ma niente di più.
Ero riuscito ad affittare un piccolissimo appartamento di due stanze oltre bagno e cucina. Ma andava benissimo. Era una specie di dependance isolata in un cortile. Tranquilla e indipendente.
Il lavoro mi occupava in genere solo le mattine. A volte solo il pomeriggio.
Cominciai ad esplorare la città per capire come muovermi.
Era l’inizio di luglio e faceva già caldo. Quindi, uscendo dal lavoro dove mangiavo alla mensa, mi dirigevo verso casa. Vidi un piccolo negozio di alimentari proprio lungo la strada. Piccolo, ma sembrava pieno di roba interessante.
Vidi dalla vetrina che aveva anche un frigo a pozzetto con gelati e decisi di entrare per prenderne uno e rinfrescarmi camminando verso casa.
Aprii la porta e dentro non c’era nessuno. Chiesi permesso e dopo un poco sentii dei passi da dietro una tenda in fondo alla stanza e sentii una voce che diceva che stava arrivando.
La tenda si scostò e mi si fermò il respiro. Era un uomo penso sui sessant’anni, alto, con spalle robuste, braccia che tendevano la maglietta che indossava. Era rasato ma aveva un paio di baffi molto folti, neri neri e la barba che sembrava di qualche giorno. Mi guardò senza dire nulla, forse aspettando che io chiedessi qualcosa. Si avvicinò e mi guardava sovrastandomi.
Mi scossi dal mio stato catatonico e dissi che ero entrato per un gelato.
Mi chiese che gelato volevo e risposi che non sapevo cosa avevano. Mi indicò il bancone frigo e guardai dentro. Erano sparsi sul fondo e guardando dissi che volevo un semplice stecco al limone se c’era.
Lui si avvicinò a me e aprì lo sportello chinandosi dentro per cercare. Era vicinissimo a me che ero immobile e sentivo il suo calore che mi affascinava. Prese lo stecco al limone e si voltò dicendo se andava bene. Balbettai di si e lo presi.
Pagai e uscii di corsa mentre lui mi guardava quasi sorridendo ma in maniera non gentile.
Mi allontanai velocemente e poco dopo mi fermai a gustarmi il gelato. Era fresco e mi calmò.
La sera pensai a quell’uomo che mi aveva stregato. Ma ero certo che non ci sarebbe stato alcuno sviluppo. Aveva una enorme fede al dito, e foto di bambini dietro la cassa, oltre a sembrarmi maschio etero convinto.
Due giorni dopo ripassai da quel piccolo negozio, e la scena si ripeté tale e quale e anche quella volta scappai quasi di corsa.
Passò qualche giorno prima che mi decidessi a tornare. Entrai e cercai di essere meno spaventato delle altre volte. Salutai e lui ricambiò.
Al solito chiesi un ghiacciolo e lui mi disse di prenderlo direttamente dal pozzetto. Aprii il portellone e guardai, ma quello al limone era proprio in fondo. Ed essendo come ho detto non tanto alto cercai di allungarmi il più possibile stando in punta d piedi per prenderlo. Ma non riuscivo. Lui se ne accorse e ridendo mi disse che ci avrebbe pensato lui.
Prima che io avessi il tempo di spostarmi sentii il suo corpo dietro di me che si chinava appoggiandosi a me per prendere il ghiacciolo. Fu una sensazione stranissima. Provai dei brividi assurdi, sia per il profumo di uomo, un misto tra sudore e mascolinità, che mi avvolgeva, sia perché sentivo il suo petto a contatto con la mia schiena e i suoi peli, avendo la camicia molto aperta, che mi solleticavano attraverso la maglietta. E sentii anche che il suo bacino era appoggiato al mio culo, quasi a farmi sentire il suo cazzo che sembrava duro. Mi sembrò che anche dopo aver preso il ghiacciolo si soffermasse in quella posizione, come a farmi sentire la sua presenza.
Provai a muovermi e dopo pochi secondi si spostò, guardandomi negli occhi sorridendo.
Scappai di nuovo velocemente, ancora più sconvolto delle altre volte.
Decisi che dovevo capire cosa voleva. E l’indomani ci tornai, e decisi di mangiare il ghiacciolo dentro il negozio, succhiandolo quasi a provocarlo. Non so come ci riuscii, ma volevo capire e tirai fuori una parte di me che non pensavo di avere. Decisi anche di giocarmi un’altra carta. Al momento di pagare dissi che mi ero accorto che ero uscito senza soldi e che visto che mi aveva visto altre volte speravo non fosse un problema se glieli avessi portato a fine pomeriggio.
Mi guardò e mi disse che andava bene ma che siccome lui chiudeva alle sei del pomeriggio, avrei dovuto bussare al portone accanto che mi avrebbe aperto e di salire al primo piano, sopra il negozio, dove rimaneva prima di andare la sera a casa.
Verso le sette di sera mi avviai e suonai. Senza rispondere mi aprì il portone e salii al piano di sopra. Avevo una certa paura, ma che poteva succedere?
Trovai una porta aperta e chiedendo permesso entrai.
Era seduto su un divano a guardare la tv. Mi fece cenno di entrare e di sedermi accanto a lui. Mi chiese se volevo una birra fresca, lui ne aveva una in mano e credo non fosse la prima dall’odore che sentivo. Dissi che non valeva la pena aprirne un’altra visto che ne avrei bevuto giusto un sorso. Mi guardò e mi porse la sua bottiglia dicendomi di bere da lì. Lo disse con un tono autoritario e non mi sentii di dire di no.
Bevvi e gli restituii la bottiglia e lui bevve un lungo sorso.
Mi guardava come a capire come ero, e ad un certo punto la sua mano, aveva mani enormi, mi cominciò a toccare, come a tastarmi. Il viso, le braccia, la schiena, la pancia, il petto. Si soffermò soprattutto sul petto, accarezzandolo e sentendo che ero grosso dicendomi che sembravano le tette di una donna. Io diventai rosso e lui sorrise, avvicinandosi a me sino a che la sua bocca fu sopra la mia e iniziò a baciarmi infilando la lingua dentro la mia bocca. Era grossa e dura e sentivo il sapore della birra. Non ebbi la forza, e la voglia, di oppormi pensando che forse si stava veramente avverando ciò per cui ero venuto in città e soprattutto ero tornato da lui. Vedendo che non opponevo resistenza cominciò a baciarmi con forza, leccando la faccia, il collo e ritornando a baciarmi infilando la lingua più in fondo che poteva.
Ammetto che mi piaceva sentirmi un oggetto nelle sue mani, mani che nel frattempo avevano iniziato a toccarmi ovunque, tornando spesso sulle mie tette e stringendole. Mi tolse strappandomela la maglietta, e si avventò sul mio petto succhiando i capezzoli mordendoli. Si era disteso sopra di me e vista la mole mi copriva tutto schiacciandomi sul divano.
Con una gamba mi apriva le mie, mettendosi in mezzo e continuando a baciarmi. Si era trasformato, da un uomo che vendeva gelati in un animale assetato di sesso che voleva sfogarsi.
Lo lasciai fare, sia perché non potevo fare molto vista la differenza di stazza, sia perché in fondo era quello che speravo succedesse.
Mentre si insinuava tra le mie gambe si tolse la camicia e si alzò un po' così che potessi vedere chi avevo di sopra. Un maschio non solo pelosissimo, ma con una muscolatura possente. Due capezzoli grossi e sporgenti, una barba dura anche se molto corta e quei baffi…
Mi alzò di peso, dicendomi di spogliarmi, che voleva il mio corpo. Disse che era da tempo che non scopava un maschietto un po' effeminato, e che aveva voglia di divertirsi. Ubbidii e mi tolsi i pantaloni e le mutande, rivelando la mia piccola dotazione. Mi guardò e disse che sembrava che avessi un clitoride un po' grosso piuttosto che un cazzo. E per farmi capire cosa intendesse lo prese tra le dita e lo tirò. Poi si aprì la patta e li tolse, rimanendo in mutande che facevano capire molto bene che dotazione avesse invece lui.
Mi tirò per un braccio trascinandomi verso un’altra stanza, dove c’era un letto sfatto. Mi spinse sopra e caddi a pancia in giù. Allargò le mie gambe e sentii che qualcosa di umido si era appoggiata al mio buchetto. Era la sua lingua che iniziò a leccare e succhiare avidamente, quasi volesse ingoiarmi il buco. Ci sapeva veramente fare, e mentre mi leccava le sue mani continuavano a mungermi davanti tirandomi a volte i capezzoli molto forte.
Sentivo che il buco si ammorbidiva, ma sapevo che essendo praticamente vergine non sarebbe stato facile essere sfondato. Ammetto che speravo volesse solo giocarci e poi venire sopra di me. Ma non sapevo cosa sarebbe successo.
Dopo un bel po' e dopo che sentivo il mio buco ben bagnato e morbido, mi voltò e vidi che si era tolto anche le mutande. Il suo cazzo era già abbastanza duro. Non era lunghissimo, ma era molto spesso con una grossa cappella che sporgeva dall’asta. Si arrampicò sul letto e si mise sopra il mio petto, dandomi dei colpi di cazzo in faccia. Poi poggiò i suoi coglioni sulla mia bocca e mi ordinò di leccarli e prenderli in bocca. Lo feci ma uno per volta vista la dimensione. Nel frattempo vedevo che si smanettava il cazzo che si induriva a vista d’occhio. Il passo successivo fu quello di infilare la cappella nella mia bocca e di spingere facendomi quasi soffocare quando andava in fondo.
Iniziò a scoparmi in bocca, tenendomi la testa e iniziando a chiamarmi piccola troia, dicendomi che adesso che mi aveva trovata non mi avrebbe mollato più, che lo eccitava scopare quella piccola bocca e che scoparmi il culo, o la fighetta del culo come la chiamò esattamente, lo avrebbe fatto uscire di testa.
Infatti tirò fuori il cazzo dalla mia bocca che mi fece vedere come era pieno di umori e saliva. Scese dal letto, mi tirò a bordo letto e mi allargò le cosce con forza. Essendo il doppio di me, riusciva in quella posizione a tenermi le braccia ferme sopra la mia testa con una sola mano. Con l’altra mano indirizzò la cappella umida verso il mio buco, non senza averlo fatto strisciare sul mio piccolo cazzo, dicendo che sembrava proprio una figa.
Puntò deciso e entrò. Non fu facile. Gli ci volle più di un tentativo vista la mia apertura. La sua mano lasciò le mie braccia e si spostò sulla mia bocca, quasi a tapparla visto che cercavo di gridare. Ma alla fine ci riuscì. Entrò, entrò sino in fondo. E si fermò guardandomi. I miei occhi erano annebbiati, la mia bocca aperta anche se coperta dalla sua mano, e sentivo il sudore di quel maschio che mi colava sopra. Iniziò a muoversi e fu una tortura inizialmente. Ci volle qualche minuto perché mi abituassi a quel cazzo dentro. Il suo movimento era un crescendo. Aumentava il ritmo e la forza soprattutto. Mi afferrò le spalle e iniziò a scoparmi come un animale, insultandomi, schiaffeggiandomi, e spalmandomi la sua saliva e il suo sudore sul viso.
Ero suo, o meglio sua come mi ripeteva.
Capivo che mi aveva conquistato, come un animale con una preda. Ero la sua preda. E mi ripeteva che lo sarei stata per lungo tempo.
Pochi minuti dopo sentii che il suo cazzo era diventato enorme dentro di me e quasi una spranga di acciaio che mi apriva in due. E vidi nei suoi occhi un lampo e buttando gli occhi all’indietro lanciò un grido animalesco, riempendomi del suo seme. Da quanto sentivo ne doveva avere molta in quei coglioni grossi che avevo leccato. Perché sentivo proprio i getti dentro e soprattutto non smetteva. Aad un certo punto rallentò, ma rimase dentro di me riprendendo a scoparmi lentamente. Ero sfatto, ma ero ancora nelle sue mani e vedevo il suo sguardo soddisfatto.
Non smetteva di scoparmi e nel frattempo si accese una sigaretta, godendosela mentre mi scopava continuando a stringermi le tette.
A un certo punto prese il suo telefono e iniziò a fare delle foto e dei video. Del suo cazzo che mi scopava, delle mie tettine tra le sue mani, di quello che continuava a chiamare il clitoride della mia fighetta.
Cercai di dire che non volevo fatte foto, ma mi guardò duro e mi diede un grosso schiaffo in faccia, dicendomi che visto che ero la sua troia facevo quello che voleva.
Chiesi che voleva farne delle foto e sorridendo disse che stava pensando a come fare una piccola società, lui e io, la sua piccola troia…..
(Continuo?)
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