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Gay & Bisex

Avventura a Parigi


di PassPa
14.12.2025    |    4.403    |    8 9.2
"La sua bocca addentava il mio collo e iniziò a scoparmi accelerando sempre di più..."
Per lavoro viaggio molto, anche se spesso sono viaggi di due o tre giorni ma va bene. Mi piace.
Pochi anni fa fu necessario andare a Parigi per una riunione con degli agenti di una società con cui avevo dei rapporti di lavoro.
Mi preparai e arrivai nel tardo pomeriggio, presi possesso della camera d’albergo e mi avviai a cena in un locale che mi avevano consigliato per via della zuppa di cipolle che, dicevano, era la migliore di Parigi. Ci arrivai a piedi godendomi l’aria fresca e il panorama della vita parigina.
Mi presento, mi chiamo Fausto e all’epoca avevo 34 anni. Sono alto e robusto, anche se mi tengo in forma. Sono single e da quando avevo 15 anni avevo capito che mi piacevano i maschi, ma ero troppo timido per accettarlo e così per anni non ebbi alcuna esperienza. All’epoca di Parigi avevo superato la timidezza e avevo fatto alcune esperienze con maschi differenti, per corporatura e carattere, capendo che il tipo che mi eccitava maggiormente era il maschio potente, dominante, con corpo muscoloso e, ovviamente, molto dotato. Il mio ruolo si andava definendo come quello di maschio sottomesso e passivo, che godeva nel vedere il maschio godere grazie alle mie mani, alla mia bocca, alla mia obbedienza e ovviamente al mio culo.
Da poco avevano iniziato a circolare le prime chat di incontri e ovviamente le avevo provate.
Quindi durante la cena aprii la chat per vedere se nella zona ci fosse qualcuno iscritto. Era soprattutto curiosità la mia, visto che dopo due giorni avrei ripreso l’aereo per tornare a casa. Questi siti erano ancora poco frequentati e scorrendo i profili tutti sembravano cercare la stessa cosa che cercavo io. Molti uomini, affascinanti certamente, ma esili e passivi che quindi non destavano, in me, alcuna attrazione.
Chiusi l’applicazione e mi godetti la mia zuppa di cipolle, che era veramente ottima, e un ottimo vino rosso. Ordinai un dolce e mentre aspettavo riaprii la chat, magari qualcuno si era collegato.
Più o meno erano le stesse persone, ma scorrendo mi imbattei in un maschio che catturò la mia attenzione. Diceva di essere di origine algerina e dalle foto si vedeva chiaramente un corpo molto ben fatto, con spalle grandi e braccia robuste, un bel viso squadrato con un filo di barba. Altre due foto mostravano lui in costume, da dove si vedeva una dotazione promettente, e gambe robuste. Ammetto che mi attirò molto, ma immaginavo che era il tipo attratto da uomini robusti e poi il tempo era pochissimo. Ma non volendo lasciare nulla di intentato, mandai un messaggio con dei complimenti e dicendo che ero a Parigi solo l’indomani.
Chiuso il telefono mangiai il dolce con gusto e dopo aver pagato mi avviai all’hotel. Mentre stavo entrando in hotel un segnale mi avvisò che avevo un messaggio. Controllai e con mio grande stupore vidi che era lui che mi rispondeva, pensai giusto per educazione.
Il messaggio era breve, dicendo che aveva visto le mie foto e che se avessi voluto avremmo potuto incontrarci per vederci dal vivo. Risposi che lo avrei incontrato volentieri e mi rispose con il nome di una fermata della metro chiedendomi quanto ci avrei messo. Feci un rapido calcolo e dopo aver risposto mi avviai. Era dall’altra parte della città, ma ovviamente volevo vederlo.
Arrivato uscii dalla metro e guardai in giro sino a quando vidi un uomo che alzava la mano. Mi avvicinai e in un francese un po' stentato ci salutammo. Lui mi guardò, anzi mi squadrò, e mi disse di seguirlo, senza chiedere se mi andasse.
Ubbidii e lo seguii. Poco dopo entrò in un palazzo senza guardare se lo seguissi, ma come un maschio alfa sicuro di sé. Passammo dei cortili con un gran numero di persone che chiacchieravano e in fondo entrammo in un piccolo androne dove c’era un ascensore. Entrò dopo di me, chiuse le porte e premette il pulsante per il 10° piano. Appena l’ascensore si mosse senza dire una parola mi schiacciò alla parete e mi infilò la sua lingua in bocca muovendola sino in gola e tenendomi la testa ferma con una mano, mentre con l’altra mano mi afferrò il culo stringendolo forte, come a chiarire chi comandava.
La situazione mi piaceva molto. Uno sconosciuto che mi piaceva che mi comunicava con il linguaggio del corpo che mi avrebbe trattato come sottomesso e con forza.
L’ascensore arrivò al piano, uscimmo e si avviò lungo un corridoio fino a una porta alla fine. Aprì, entrò e ancora una volta non aspettò che entrassi, ma lo diede per scontato.
Chiusi la porta, e vidi che l’appartamento era in realtà una stanza sola con un minuscolo bagno e un angolo cucina. In una parete c’era un grande letto. Lui si diresse verso il bagno e senza chiudere la porta si tirò fuori l’uccello e lo lavò nel lavandino asciugandolo alla meno peggio. Poi rientrò, si mise davanti a me e cominciò a toccarselo. Devo dire che speravo avesse un bel cazzo grosso, visto che le foto non sempre sono rispondenti alla realtà, e in effetti quello che vedevo nelle sue mani era un bel bastone scuro, molto spesso e anche se ancora non eretto abbastanza lungo. Aveva una bella cappella rossa e grossa che si vedeva bene dato che era circonciso. Mi guardava fisso come a ordinarmi di inginocchiarmi davanti a lui e prenderlo in bocca. Obbedii, non solo perché me lo ordinava con la sua postura, ma anche perché lo volevo. Mi inginocchiai e cominciai a leccarlo mentre lui lo teneva ancora in mano. Aveva una consistenza meravigliosa, non ancora durissimo ma con una sua durezza che era un piacere far entrare in bocca. Leccavo la cappella e poi l’asta, scendendo giù per tutta la lunghezza e con la mia mano iniziai a soppesare i coglioni che pendevano per bene in una grossa sacca. È un’altra cosa che mi fa impazzire, la sacca dei coglioni che rimbalza mentre si succhia un cazzo. Forse perché continuavo solo a leccare, il tipo mise una mano dietro la mia testa e con l’altra mi aprì la bocca e iniziò a premere per farmene ingoiare il più possibile. Sembrava deciso a infilarlo tutto anche se era impossibile nonostante non fosse ancora del tutto duro. Ma lui continuava e io ero intrappolato tra il suo bacino e la sua mano che premeva la mia testa da dietro e visti i suoi muscoli non cedeva alla mia ritrosia.
Cercai di rilassarmi quanto potevo e a poco a poco ne entrava sempre più e contemporaneamente quel cazzo assumeva una rigidezza sempre più alta, curvandosi leggermente a destra. Mi forzava la bocca sino alla gola e io producevo moltissima saliva che mi scendeva ai lati della bocca. Mi disse di spogliarmi sempre con il suo cazzo in bocca e così feci rimanendo nudo in ginocchio facendomi scopare la bocca e poi mi chiese di togliergli le scarpe e i pantaloni mentre lui si toglieva la maglia. Era nudo anche lui e sempre con il suo cazzo in bocca lo osservavo da sotto. Era splendido, muscoloso, maschio, dominante. Il ritmo della sua scopata si faceva sempre più forte e le sue mani dietro la testa erano due tenaglie. Ma mi piaceva.
Le mascelle mi facevano male perché non smetteva di spingere quel cazzone dentro di me ma non potevo e volevo fermarlo.
Improvvisamente, dopo averlo spinto dentro più a fondo che poteva, si fermò e lo tirò fuori. Avevo la faccia piena di saliva e lacrime per lo sforzo, e il cazzo che avevo davanti era uno scettro di potenza, umido duro come l’acciaio.
Mi prese per un braccio e mi spinse sul letto, a pancia in giù e mi allargò le gambe. Si chinò e iniziò a leccare il buco del mio culo, sputandoci molta saliva e dandogli delle forti manate a palmo aperto. Era un altro segno di chi comandava. Ma ancora una volta subivo e mi piaceva.
La sua lingua entrava e ammorbidiva il buco aiutato, dopo un poco, dalle sue dita. Il suo lavoro funzionava, visto che sentivo che le dita dentro erano almeno tre. Questa operazione durò non poco, mi stava preparando per bene per sfondarmi. Quando decise che ero pronto, si spostò e di lato mi prese di nuovo la testa e mi scopò ancora in bocca, per farlo indurire ancora un po' e inumidirlo.
Era pronto. Indossò un preservativo preso da una ciotola sul tavolino accanto dove ce ne erano in gran quantità, e con le gambe mi aprì le mie mettendo in bella mostra il mio culo e il mio buco. Si distese su di me e faceva prima scorrere il suo cazzo sul solco tra le mie chiappe. Sembrava che avesse un pezzo di ferro tanto era duro, ma caldo. Mentre lo faceva le sue mani mi avvolsero dal petto, come a tenermi fermo, e la sua bocca iniziò prima a leccarmi il collo e poi a mordermi le spalle. Era un bel dolore e capivo che stavo per essere impalato. E così fu, indietreggiò con il bacino e puntò la punta della sua cappellona all’ingresso del mio buco che aveva ammorbidito. Nonostante il suo lavoro non fu facile l’ingresso vista la larghezza del cazzo che si ritrovava, ma non si fermò sino a quando non si sentì lo strappo di passaggio dell’anello. La cappella era passata e di seguito tutto il cazzo fu premuto dentro. Fu un momento terribile. Tentai di tirarmi indietro per farlo uscire, ma la sua presa sotto il mio petto e le sue gambe attorno alle mie lo impedirono e misero in chiaro che non si tornava indietro. Si doveva andare sino in fondo. E così fece. Sentii i peli del suo pube a contatto con il mio culo. Era tutto dentro. Mi chiesi come era possibile avere dentro quel cazzo così grosso, ma così era. E lo sentivo dentro, stretto dal mio culo. La sua bocca addentava il mio collo e iniziò a scoparmi accelerando sempre di più. La sensazione si stava trasformando da dolore in piacere, della sottomissione e della penetrazione. E a poco a poco mi accorsi che non mi stringeva più, ero io che mi muovevo con lui dentro. Fu a quel punto che iniziò veramente una scopata che non dimenticherò facilmente. Il suo cazzo era così lungo e duro che arrivava a toccare punti forse mai toccati prima da altri cazzi che avevo avuto dentro. Fu un misto di brividi e scariche elettriche che mi facevano sobbalzare infilandomi quel bastone caldo ancora più a fondo. La sua bocca continuava a mordermi, e ogni tanto mi voltava il viso per guardarmi in faccia e con un sorriso diabolico mi sputava in faccia per umiliarmi e trattarmi per quello che ero in quel momento. Iniziò a cambiare varie posizioni, ma sempre senza mai tirare fuori il suo cazzo dal mio culo. Mi tirò di lato e sollevandomi la gamba prese a scoparmi mentre con le dita mi stritolava i capezzoli. Poi mi tirò su di lui e mentre lui era disteso sulla schiena io ero disteso con la mia schiena sul suo corpo e mi scopava. Fu allora che mi accorsi dello specchio che c’era di fronte e potevo vedere la dimensione di quell’arnese che entrava e usciva da me. Lui godeva, lo capivo dai suoi mugolii e io con lui. Poi mi fece mettere seduto su di lui dandogli le spalle prendendomi da sotto e dopo un poco cambiò ancora facendomi roteare sul suo cazzone così che potessi vederlo in faccia e lui vedesse nello specchio come mi scopava. In questa posizione mi afferrò le tette, che ammetto di avere un po' grosse, e me le stritolava con le mani sino a quando mi attirò a sé e iniziò a mangiarle addentandole e leccandole. Non so quanto tempo passò, ma sembrava instancabile. Un vero toro da monta. Infine, mi mise a pecora e mi prese da dietro così che tutti e due potessimo ammirare quella scena dove un maschio scuro e potente possedeva un altro maschio sottomesso e che godeva di quella potenza maschile. In questa posizione ammiravo anche la sacca dei suoi coglioni che sbattevano avanti e indietro mentre mi scopava.
Quando il suo respiro era diventato molto accelerato uscì da me spingendomi disteso e girandomi con violenza. Tirò via il preservativo e si mise a cavallo del mio petto con la sacca dei coglioni sulla mia bocca. Iniziai a leccarla mentre lui si smanettava quel mostro di cazzo che mi aveva fatto sognare sino a quel momento. Quando era sul punto di esplodere si spostò indietro e puntò la cappella sul mio viso e con un urlo da animale eruttò sborra densa in quantità assurda. Mi inondò il viso e la bocca che era aperta e ancora ne usciva dalla sua cappella. Con gli ultimi getti iniziò a spalmarla bene bene e a spingerla dentro la mia bocca con la cappellona che entrò dentro per un’ultima scopata sino a quando non sentii che si stava ammorbidendo un po’. Si accasciò accanto a me e con la mano mi prese la testa e mi fece capire che voleva che lo pulissi. Lo feci, continuando a ubbidire a questo maschio.
Dopo un poco si alzò, e andò a sciacquarsi. Finito mi lanciò una tovaglia e mi indicò la doccia. Mi lavai mentre lui si fumava una sigaretta sempre nudo.
Finito mi rivestii e capii che potevo andare via. Salutai e l’unica cosa che fece e schiacciarmi l’occhio.
Ritrovai la strada per uscire da quel palazzo e mi diressi verso la metro. Arrivai in hotel e feci una seconda doccia, crollando poi a letto.
Mi svegliai di soprassalto accorgendomi che era tardi, mi vestii e dopo una velocissima colazione andai a lavoro lasciando l’hotel.
Tornai altre volte a Parigi e lo cercai. Solo una volta mi rispose e mi concesse di vederlo e di essere nuovamente sottomesso a lui.
Poi non mi rispose mai più.
Peccato, ma il ricordo del suo cazzo dentro di me rimane.
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