Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > I due operai
Gay & Bisex

I due operai


di PassPa
12.09.2025    |    11.890    |    14 9.5
"E i cazzi, ora potevo dirlo, in effetti facevano paura, anche se mi eccitava da morire l’idea di poterne godere..."
Avevo deciso di lasciare per un po’ la città e trasferirmi nella casa che avevo nel paese dove passavo le estati. Era uno di quei paesi che in estate è pieno di gente, vista la vicinanza del mare, ma che in inverno si svuotava e diventava molto tranquillo. E io avevo proprio bisogno di tranquillità per poter finire di scrivere il mio libro.
Feci i bagagli, presi computer e tutto ciò che mi occorreva e partii. Avrei fatto la spesa arrivato lì.
La casa non è molto grande, ma va benissimo soprattutto se sono da solo. E' anche tranquilla, visto che si trova in una piccola strada che poi, scendendo, arriva al mare. Dal terrazzino c'è una vista bellissima e anche se la temperatura non mi avrebbe permesso di lavorarci, da dietro la vetrata avrei goduto lo stesso della vista.
Arrivai a metà pomeriggio e come immaginavo non c'era molta gente in giro. La stradina era vuota. Unica presenza un furgone poco più avanti del portone che mi fece pensare a dei lavori in corso in qualche appartamento. Sperai che non facessero troppo rumore...
Entrai in casa, accesi i riscaldamenti per togliere un po' di umido e andai a fare la spesa.
Al rientro dalla spesa, carico di sacchetti, vidi che lo sportello laterale del furgone era aperto e seduti c’erano due operai che parlavano tra di loro bevendo credo birra. Immaginai fossero stranieri, visto che non capivo cosa dicessero.
Mi guardarono mentre mi avvicinavo al cancello di casa mia, immagino incuriositi di questa presenza fuori stagione, e mi salutarono con un cenno del capo e alzando le bottiglie.
Io risposi al loro saluto, naturalmente, e cercai di capire che tipi erano. Mi sembrarono massicci e nonostante l’aria fredda erano in maglietta a maniche corte. Capelli corti, quasi rasati. Uno dei due aveva una barba folta mentre l’altro due baffi neri folti e che gli scendevano ai lati della bocca. Probabilmente erano di origini arabe, forse turchi, chissà. Ammetto che mi incuriosivano abbastanza. Era molto che avevo smesso di frequentare le donne, preferendo gli uomini, anche se non avevo avuto molte esperienze ultimamente.
Aprii la porta ed entrai per sistemare la spesa. Quella sera andai a letto abbastanza presto, la giornata e il viaggio mi avevano stancato.
La mattina mi svegliai abbastanza presto e aprii la finestra del terrazzino per far entrare un po' d’aria e mentre mi gustavo il mio caffè sentii il rumore dei lavori provenienti dalla palazzina poco più avanti e dall’altra parte della strada. Tutto sommato non erano rumori che mi avrebbero dato troppo fastidio.
Lavorai tranquillamente la mattina e una parte del pomeriggio. Verso le sette di sera decisi di fare una passeggiata, sperando magari di trovare aperto il pub dove prendere un aperitivo. Era aperto, anche se praticamente vuoto, e mi gustai un buon gin tonic rilassandomi. Verso le otto mi avviai verso casa e come la sera prima nella stradina di casa mia vidi il solito furgone aperto e i due operai che, come la sera, prima bevevano e chiacchieravano. Il solito saluto, stavolta con un sorriso, e tutto finì lì.
Le giornate si susseguivano più o meno uguali con i soliti saluti e sorrisi quando rientravo a casa la sera.
Dopo una settimana, cominciai a chiedermi come mai stessero sempre lì la sera, senza andare da nessuna parte e se non avevano una casa dove andare.
Visto che sembrava che ormai fossimo in confidenza, una sera dopo che il solito saluto mi avvicinai, anche per la mia curiosità di vederli meglio, e gli chiesi cosa facessero ogni sera lì. Inizialmente imbarazzati si alzarono così che potessi vederli meglio anche grazie alla luce dei lampioni. Erano veramente imponenti, con spalle larghe e mani grandi. L’uomo con la barba si capiva che doveva essere molto peloso, mentre nel corpo dell’altro si vedevano parti di tatuaggi coperti dalla maglietta che lasciava vedere la parte sul collo e nelle braccia. Mi dissero, in un italiano incerto, che erano di origine curda, e che erano in Italia per lavorare. Stavano ristrutturando una casa, come pensavo, ed erano solo loro due. Per risparmiare dormivano nel furgone e per il bagno usavano quello dell’appartamento. Avevano dei visi molto maschili e dei corpi che le magliette e le tute fasciavano mettendo in risalto gambe forti e culi sodi, e ammetto che mi eccitavano non poco. Ma ovviamente non feci capire nulla.
In pratica la sera stavano lì per passare il tempo. Gli chiesi come mai due bei uomini come loro non andassero in giro a divertirsi, ma sorridendo dissero che non sapevano dove andare. Gli augurai la buonanotte e mi avviai verso casa.
La sera successiva al solito saluto seguì l’invito a bere una birra con loro, invito che accettai e mi fecero accomodare sul pianale accanto a loro. Chiacchieravamo dei loro lavori, di cosa facessi io lì, e io chiesi di nuovo loro se almeno nel fine settimana sarebbero andati a svagarsi da qualche parte, invece di restare a bere lì. Alla seconda birra, per me mentre per loro certamente era almeno la quarta, mi dissero che bere era l’unica cosa che potevano permettersi. Gli chiesi se non avessero delle ragazze, se non erano interessati e loro imbarazzati risposero che certamente gli sarebbe piaciuto avere degli amici, svagarsi, e che ovviamente gli mancava poter fare del sesso. Dissi loro che erano dei maschi molto belli e che certamente avrebbero trovato delle ragazze. Loro si guardarono seri e non risposero. Lasciai cadere la cosa visto che mi sembrava fossero in imbarazzo.
L’indomani stesso copione solo che aggiunsero, credo avessero bevuto molto, che in realtà gli mancava il sesso e che pur di sfogarsi non si sarebbero fatti tanti problemi. A loro, del resto, interessava trovare qualcuno che mettesse a loro disposizione un buco da scopare. Non importava quale buco, anche una bocca allenata sarebbe andata bene. Avevano vinto la ritrosia a parlare, probabilmente per la birra che avevano bevuto, o forse anche per la prolungata astinenza…
A quel punto il ghiaccio era rotto e mi interessava approfondire che significava qualsiasi buco e così continuai con le domande offrendogli un’altra birra.
Sentivo che c’era qualcosa che non dicevano e volevo saperlo, visto che quei due maschi mi intrigavano non poco. A un certo punto accennarono a un problema che si manifestava le volte che avevano provato qualcuno (usarono il maschile, ma forse perché il loro italiano non era perfetto) disponibile. Pensai per un attimo che avessero problemi loro, magari non gli diventava duro, anche se vedendolo non mi sembrava possibile. Continuando a un certo punto quello barbuto prese coraggio e mi disse che i partner occasionali al momento in cui li vedevano nudi si spaventava e non voleva andare avanti. Il mio sguardo interrogativo mostrò la mia curiosità e loro si guardarono negli occhi arrossendo. Fu l’altro, stavolta, a rispondermi dicendo che i loro uccelli avevano dimensioni notevoli così come le loro palle e che a vederli potevano spaventare. Sorrisi e dissi che in genere un maschio ben dotato è più intrigante e che far sesso con un bel cazzo è più soddisfacente. Loro mi guardavano e a quel punto decisi di giocarmi le carte pur di poter vedere questi due maschi nudi e poter ammirare i due cazzi grossi. Alla mia obiezione loro dissero che erano proprio grossi. A quel punto dissi che non ci credevo che potessero essere così grossi e che dovevano farmeli vedere.
Si guardarono di nuovo e dissero che c’era anche un’altra cosa che a volte faceva fuggire chi capitava sotto di loro. Che non solo avevano grosse dotazioni ma che a loro piaceva farlo insieme e che godevano nell’essere dominanti, nel fare sesso duro, nel trattare il partner come un sottomesso.
Ammetto che ero eccitato. L’idea di questi due tori che dominavano con i loro grossi cazzi mi intrigava e volevo almeno vederli. Insistetti dicendo che non credevo fossero così grossi i loro cazzi e che mi sembravano, invece, persone tranquille e timide (forse anche io cominciavo a risentire dell’effetto della birra).
Con la coda dell’occhio mi ero accorto che si aggiustavano il pacco forse eccitato dai discorsi. E, anche se la luce non era moltissima, in effetti intravedevo forme abbondanti sotto i pantaloni stretti.
Li guardai aspettando che mi mostrassero le loro dotazioni e così il maschio peloso si alzò e messosi davanti a me cominciò ad aprire i bottoni dei pantaloni e ad abbassarli un po'. Gli slip in effetti contenevano qualcosa di molto grosso e avevo l’acquolina in bocca. Aspettai e dopo poco abbassò anche gli slip. Quello che tirò fuori, ammetto, era veramente fuori misura. Non era del tutto duro, ma era veramente spesso e lungo e poggiava su due coglioni veramente notevoli. Lo lisciò con la mano come per farmi vedere lunghezza e consistenza mentre cominciava a prendere forma. Guardai quel capolavoro e gli sorrisi dicendo che in effetti sembrava fuori dalle misure normali. A quel punto l’altro, quello con i baffi, si alzò e anche lui piano piano si calò pantaloni e mutande, mostrando la sua dotazione che era altrettanto abbondante con la differenza del colore che nel primo caso era con pelle e pelo molto scuro, nel secondo pelle più chiara e pelo biondo. Devo dire due tori da monta da sogno. Certo, il fatto che amavano dominare poteva spaventare, ma avrei volentieri provato.
Dopo avermi mostrato i loro cazzoni rimisero tutto dentro e si tirarono su i pantaloni, ritornando a sedersi nel furgone e prendendo di nuovo la loro birra.
A quel punto immaginai che non avessero interesse verso il genere maschile e quindi commentai che in effetti capivo cosa dicessero e la paura che potessero fare i loro cazzi, al pensiero di essere sventrati da questi.
Finita la birra dissi che si era fatto tardi e mi avviai verso casa salutando.
La notte non riuscii a dormire. Pensavo a quei maschi dominatori e a come mi sarebbe piaciuto essere violentato da loro e godere della loro forza. E nel sogno li vedevo nudi con i loro bastoni duri e dritti che si avvicinavano a me e quando erano quasi vicini si allontanavano… Mi svegliavo di colpo e alla terza volta mi sparai una sega con il mio piccolo cazzetto che in confronto al loro sembrava ancora più piccolo. Ho sempre sofferto di questa cosa, ma non potevo farci nulla. E il mio ruolo da passivo era anche legato a questo.
L’indomani la giornata si presentò brutta, fredda e con pioggia inizialmente leggera ma che si capiva avrebbe aumentato di intensità.
Verso ora di cena guardai dalla finestra e li vidi dentro il furgone sempre con lo sportello aperto ma seduti all’interno. Mi fecero pena, o almeno così mi dissi, e affacciandomi dal mio cancello lo chiamai con un cenno e a voce alta, visto che non sapevo come si chiamassero in effetti. Il barbuto si affacciò e mi guardava. Gli gridai che visto il tempo li invitavo a cena al coperto, dentro casa.
Loro si guardarono e sorridendo accettarono. Arrivarono di corsa e entrarono prima di inzupparsi. Gli diedi un telo per asciugarsi la testa e poi li feci accomodare. Non avevo moltissimo a casa, ma riuscii a mettere in tavola una cena e del vino.
Mangiammo parlando dei lavori e una volta finita la cena ci spostammo nella parte delle poltrone davanti al camino che avevo accesso.
Aprii una bottiglia di un vino rosso e ne versai un bicchiere l’uno. Cominciammo a bere e poco a poco ci riscaldammo. Eravamo in silenzio da un poco e anche alla seconda bottiglia. Io aspettavo di capire se magari si accontentavano di me per sfogarsi, ma non volevo fare la prima mossa per paura di equivocare.
Si tolsero le felpe e apparvero i loro corpi scolpiti costretti dentro le magliette. Dopo poco notai che il barbuto, che doveva essere quello che comandava dei due, si carezzava il pacco e a un cenno anche l’altro cominciò a farlo. Le forme dei grossi cazzi cominciavano a vedersi per bene e io li guardavo crescere dentro i pantaloni. Provai a vedere la loro espressione e vidi che il barbuto mi sorrideva. Fu un segnale per me, il via libera. Mi inginocchiai vicino a lui e provai timidamente a carezzare la coscia. Lui mi lasciò fare e appena la mia mano si avvicinò al grosso pacco lui la prese con forza e la mise sopra premendo. Iniziai a stringerlo da sopra il tessuto dei pantaloni e cominciavo a sentire il calore e la durezza che stava prendendo. Nel frattempo, il tatuato si era avvicinato e in piedi era accanto a me. Vidi che anche nei suoi pantaloni c’era un bozzo che andava crescendo e visto che si era avvicinato con l’altra mano ne provai la consistenza. Promettevano veramente bene tutti e due i cazzi e, come avevano detto, una volta in erezione dovevano essere veramente grossi, da temere di essere sventrati.
In contemporanea allentarono la cinta dei pantaloni e io ne approfittai per cominciare a calarli e mettere le mani più a contatto con qui bei cazzoni. In un attimo erano in mutande e maglietta, maglietta che dopo pochissimo si tolsero. Mi fermai ad ammirarli. Così diversi, ma così eccitanti. Uno, il barbuto, come avevo immaginato molto peloso, scuro con due capezzoli molto grossi ornati da due piercing che emergevano da due grossi pettorali. Braccia forti, gambe grosse. Sguardo duro. Insomma, un vero maschio alfa. L’altro, il tatuato, non era peloso, tranne che nel basso ventre, pelo che sicuramente continuava in quello attorno al cazzo. Pelo più chiaro. Anche lui molto muscoloso e i tatuaggi mettevano in risalto il corpo definito.
Avevano ancora gli slip, bianchi, e che mostravano una certa difficoltà ormai, nel contenere l’erezione. decisi di “aiutarli” e sfilai loro anche gli slip. Due maschi magnifici. E i cazzi, ora potevo dirlo, in effetti facevano paura, anche se mi eccitava da morire l’idea di poterne godere.
Il maschio alfa mi prese per un braccio e mi cominciò a spogliare. Diciamo pure che mi strappò praticamente i vestiti che avevo. Rimasi nudo in pochi secondi e la differenza tra i loro corpi muscolosi e maschi e il mio magro e liscio era evidente. Ma capivo che a loro non dispiaceva. Forse l’idea che il mio corpo fosse molto femminile non gli dispiaceva.
Mi inginocchiai nuovamente e cominciai a leccare quei cazzoni prendendoli in mano. Erano già umidi, e leccare quelle cappelle era bellissimo. Provai a metterle in bocca prima l’una e poi l’altra. Una, quella del tatuato era molto grossa e ci entrava a malapena. Ma iniziai a gustarmela e a sentire i suoi gemiti di piacere. Il barbuto dopo poco richiese la mia attenzione e mi afferrò la testa tirandola sul suo cazzo che già grondava di umori. Presi in bocca la sua cappella un po' meno grossa dell’altra, ma sempre grande. La leccavo tutto attorno e la mettevo dentro la bocca. Mi accorgevo che difficilmente sarei riuscito a far entrare quei cazzi tutto in bocca. Troppo grossi secondo me, e pensavo alla frase che qualche sera prima mi avevano detto, sulla paura che le partner avevano avuto.
Li massaggiavo con le mani, cercando di avvolgerli anche se era molto difficile farlo, sia perché le mie mani sono piccole sia perché avevano una circonferenza notevole. Ma li tenevo stretti e li leccavo. Il barbuto cominciò a spingere dentro la bocca, forzando e cercando di infilarne il più possibile. Mi sentivo pieno e tappato ma lo lasciavo fare. Oltretutto mi gustavo la crema che già produceva in quantità. Il tatuato attese fino a che il maschio alfa decise che era il suo turno e anche lui tentò di violentare la mia gola. Stavano prendendo confidenza e quindi la loro natura dominante veniva fuori. Mentre leccavo quei cazzoni mi resi conto che le loro sacche contenevano due coglioni anche essi moto grossi e che pendevano oscillando avanti e indietro. Le toccai, e vidi che erano grosse e dure soprattutto.
Mentre il tatuato spingeva sempre più tenendomi la testa ferma, il barbuto si mise dietro di me e mi alzò il culo, prendendomi le braccia e bloccandomele con una sua mano. Si chinò e cominciò a leccare e mordere le chiappe. I morsi facevano male, ma poi leccava e godevo. La sua lingua dura si insinuò tra le chiappe e raggiunse il mio buco che seppur non vergine non era molto abituato. Lui se ne accorse e sorrise dicendo all’altro che sarebbe stato divertente sverginare il mio buco.
Cominciò a leccare, facendo entrare la lingua e ammorbidendo il buco. Lasciava molta saliva e capivo che era una preparazione per la violenza.
Non sapevo decidere quale dei due cazzoni era meglio avere per primo. Forse quello del barbuto, con una cappella grossa e dura, ma meno dell’altra. In ogni caso, capivo che non sarei stato io a decidere e che non avrei atteso ancora molto.
Dopo circa dieci minuti di leccata si diedero il cambio. Il barbuto si presentò davanti per scoparmi la bocca spingendo anche più violentemente dell’altro, e il tatuato inizio a leccare e a lavorare con le sue dita il mio buco.
Capivo che voleva allargarlo e ammorbidirlo. Io ero talmente in estasi, godevo talmente che non mi rendevo conto che a breve sarei stato violentato da quei due cazzi. E se era vero, come avevano detto, che gli piaceva farlo dominando e con violenza, non sarebbero andati piano. Ma non mi importava.
Il maschio alfa si distese sul tappeto e io fui libero di succhiare il cazzone ma anche di leccare quel corpo. Lo leccai tutto, mi dedicai ai grossi coglioni a lungo, per poi risalire leccando gli addominali e ciucciare quei grossi capezzoli con il piercing, cosa che mi eccita molto. Lui gradiva e me lo fece capire, tenendomi la testa ferma a succhiarli.
Mi ero praticamente disteso su di lui, ed essendo io molto più piccolo gli stavo tutto sopra e il suo cazzone si insinuò tra le mie chiappe che il tatuato continuava a leccare avidamente. Sentivo che leccava sia il mio buco che il cazzone e capivo che tutto era molto umido e pronto…
Il tatuato smise di leccare e guidò il cazzo dell’amico al mio buco. Mi tennero fermo e con un colpo solo iniziò a entrare dentro. Non era facile e sentivo il buco teso, ma lui non si fermava. E con forza sentii uno strappo e quel bastone che entrava senza fermarsi sino a fine corsa. Mi si mozzò il fiato, non riuscivo a urlare anche se avrei voluto. Il mio sguardo si perse e improvvisamente sentii che con una fora indicibile iniziava a prendermi da sotto. Mi teneva stretto con quelle braccia che erano delle morse e la mia testa era premuta contro la sua spalla. Il suo bacino si muoveva così forte e veloce che mi sballottava avanti e indietro. Era vero. Mi stava violentando e ammetto che il dolore era notevole. Provai a liberarmi, ma ovviamente non avevo possibilità. Lui continuava a scoparmi e di colpo sempre restando ben piantato dentro mi girò e me lo ritrovai di sopra così che tenendomi le gambe alte e larghe riprese a violentarmi. Si, perché non era solo scoparmi, era proprio violentarmi. Il suo sguardo era compiaciuto, vedermi con gli occhi spalancati e le lacrime agli occhi lo faceva godere di più e quindi aumentava la forza con cui mi infilzava. Capivo che non gli importava nulla di me, se godevo o se soffrivo. Ero solo un mezzo per il suo godimento.
Del resto ero stato io a provocarli…
Visto che avevo la testa rovesciata all’indietro e la bocca spalancata senza però riuscire a gridare, il tatuato si avvicinò e iniziò a scoparmi nuovamente la gola. La posizione era perfetta per cercare di infilare più a fondo di prima il suo cazzo. Il problema era solo far passare quella enorme cappella rossa.
Ma non so come ci riuscì. Io non respiravo, e cercavo di respingerli, ma non c’era possibilità rischiavo di morire. Solo quando i miei conati erano troppo forti e mi usciva anche dal naso il muco allentava un po' e mi dava il tempo di inalare aria per poi rientrare e ricominciare.
Ero in un misto tra estasi e perdita di sensi. Li vedevo godere e i loro occhi esprimevano soddisfazione nel sentirsi potenti e dominatori.
Non so come mi ritrovai legato mani dietro la schiena e gambe alle gambe delle poltrone. Ero oscenamente aperto a loro disposizione. Forse ero svenuto per qualche secondo e ne approfittarono. E quando capii sentii che qualcosa di più grosso stava cercando di entrare dentro di me. Doveva essere la cappella del tatuato. Aprii gli occhi e lo vidi. Occhi rossi e sorriso da maschio che stava sottomettendo la sua preda. La puntò e spinse. In un solo colpo. Non fermandosi sino a quando le sue palle sbattevano contro il mio culo. Io urlai, ma un pesante schiaffo mi fece smettere e di colpo ero di nuovo a loro disposizione.
Mi stava scopando veramente forte senza sosta e ancora mi resi conto che non erano venuti. Avevano anche una resistenza notevole.
A poco a poco sentii che oltre il notevole dolore e l’umiliazione di essere il loro schiavo in quel momento avvertivo anche del piacere. Sempre troppo poco rispetto al dolore, ma va bene.
Da quel momento si cominciarono ad alternare nel mio buco, ormai abbastanza largo e pieno di umori vari. Anche la mia bocca veniva usata con violenza.
Non so quanto tempo era passato, secondo me tutta la notte. Ma percepii che i loro cazzi e i loro coglioni fremevano di più. Avevo piantato dentro il cazzone del tatuato e sentii improvvisamente sussultare quel palo e vidi nei suoi occhi che era arrivato alla goduria finale. Sembrava un animale e improvvisamente iniziò a ululare e a riempirmi di sborra. Sentivo quasi un rubinetto di acqua calda dentro di me che versava liquido caldo e denso, oltre che sembrava non finire mai. Mentre lo sentivo pulsare ancora e lo vedevo godere, il tatuato mi afferrò la testa la girò verso la sua cappella e aprì il suo rubinetto. Mi inondò, mi lavò, tentò di annegarmi con la sua sborra. Non vedevo più niente. Ero annebbiato dal dolore, dalla goduria e dalla sborra.
Dopo un poco finirono di riempirmi e il barbuto si sfilò dal mio culo. Ero sfatto. Dolorante, e non riuscivo a muovermi. Uno dei due mi liberò gli occhi dalla sborra che li copriva e li vidi, sorridenti e soddisfatti di avere trovato una vittima che aveva sopportato la loro violenza.
Mi presero di peso, ma era facile per loro, e mi portarono verso il bagno. Mi depositarono dentro la doccia e aprirono l’acqua su di me. Era una bella sensazione e me la stavo godendo. Aprii la bocca e di colpo spalancai gli occhi. Non era acqua calda. Era il loro piscio che mi faceva la doccia. Ancora volevano sottolineare che erano loro i padroni e io a loro disposizione.
Io li lasciai fare. Finito si sgrollarono gli uccelloni e aprirono, stavolta veramente, l’acqua. Ma entrarono loro e si insaponarono per bene, mentre io ero a terra aspettando il mio turno.
Uscirono dalla doccia, afferrarono dei teli che erano lì e uscirono dal bagno lasciandomi sotto l’acqua.
Io a fatica mi alzai e mi pulii.
Mi misi un accappatoio e andai verso il salone.
Li trovai seduti che sorseggiavano qualcosa e sorridendo mi dissero se era tutto ok, aggiungendo che me lo avevano detto che a loro piace essere dominanti e che i partner scappano quando vedono i loro cazzi!
Sorrisi e capii che non avevano esagerato due sere prima…
Dopo poco se ne andarono e li sentii aprire il loro furgone.
Pensai che l’indomani li avrei rivisti tornando a casa e chissà che sarebbe successo…
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per I due operai:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni