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Gay & Bisex

Il nuovo lavoro in fabbrica


di PassPa
08.12.2025    |    6.990    |    13 9.8
"Si stava eccitando molto capivo dai suoi mugolii e iniziava a essere maschio e dominante, cosa che non mi dispiaceva..."
Per esigenze di lavoro dell’azienda mi avevano chiesto disponibilità a spostarmi in una delle sedi della produzione in un’altra città. La scusa era la solita. “Tu non hai famiglia, quindi più semplice”.
Accettai, sia perché avrei avuto un aumento in busta paga legato alla trasferta e al passaggio di livello, sia perché in fondo fare nuove esperienze mi piaceva.
L’azienda mi aveva messo a disposizione anche un appartamento non lontano dalla sede, una villetta che dalle foto sembrava decisamente gradevole.
La città, in una regione del centro-sud, la conoscevo solo di nome. Media grandezza ma ricca di storia. Insomma, ero ben disposto alla nuova avventura, anche se un minimo di timore c’era.
Mi presento, mi chiamo Fausto, ho 36 anni, alto 1,80 e cerco di restare in forma, anche se non è facile in quanto mi piace mangiare … Vado in palestra giusto per evitare troppi rotoli in vita.
Ho una barba che tengo corta, e curata, di un colore biondo rossiccio ed occhi verdi. E, cosa non secondaria, da circa due anni ho capito che provo attrazione per gli uomini.
Il fatidico giorno del trasferimento era arrivato. Avevo già inviato un furgone con molte cose in modo da viaggiare in macchina non troppo carico.
Avevo calcolato che in circa cinque ore sarei arrivato a destinazione. Il viaggio fu tranquillo e arrivato in città mi diressi direttamente alla casa, dove mi attendeva una signora gentilissima, per prenderne possesso e sistemare qualcosa.
Passai la serata a sistemarmi, dopo aver preso qualcosa per la dispensa.
Ero stanco e decisi di andare a letto presto, visto che l’indomani sarebbe stata una giornata lunga e complessa.
Alle 6 di mattina uscii per fare una corsetta, in modo da svegliare tutto il corpo. La zona era bella e seppur vicina al centro sembrava abbastanza tranquilla.
Alle 8 ero davanti il cancello della azienda e vidi che la fabbrica per la produzione era praticamente attaccata. Passai la mattinata a parlare con dirigenti, colleghi e rappresentanti dei sindacati, così da capire bene come relazionarmi con tutti.
Alla pausa pranzo uscii nel cortile per mangiare qualcosa che mi ero portato e prendere un po' d’aria. Vidi con piacere che era un cortile molto frequentato, sia da personale dell’azienda che da personale della fabbrica. Ovviamente ero curioso di capire chi lavorasse in quel posto e cominciai ad osservare le persone.
Si capiva, dagli abiti, chi lavorasse negli uffici e chi lavorava nella fabbrica. Notai che questi ultimi erano quasi tutti uomini. Ma del resto visto il tipo di lavoro non mi sarei aspettato diversamente.
Rientrati in ufficio il tempo volò e l’ora di uscire arrivò senza che me ne accorgessi. Alcuni colleghi, gentilmente, mi invitarono a bere qualcosa, per rompere il ghiaccio, e anche se ero stanco accettai. Mi diedero appuntamento lì vicino, in un pub. Uscii e valutai che non valeva la pena tornare a casa per poi andare al pub, così mi soffermai davanti l’azienda leggendo alcuni messaggi. Mentre leggevo vidi che gli operai stavano uscendo e che si avvicinavano per recuperare biciclette o scooter per andare via. Alcuni chiacchieravano fumando una sigaretta lì accanto. Fu inevitabile che la mia curiosità mi facesse guardare che tipo di uomini erano. Cercavo di farlo senza dare troppo nell’occhio, del resto ero nuovo e quindi era una curiosità anche legata al lavoro.
Vidi che molti non erano italiani, ma sembrava esserci una buona armonia tra tutti.
Si andavano salutando e ammetto che su alcuni di essi un pensierino lo feci. Anzi, più di uno…
Alla fine, mentre continuavo a leggere messaggi, ne erano rimasti solo due che dopo poco si avvicinarono verso di me chiacchierando. Mi fermai per capire che intenzioni avessero, ma in realtà stavano solo andando verso il loro scooter per andare via e nel passare mi salutarono.
Io sorrisi e ricambiai il saluto osservandoli. A prima vista nessuno dei due mi sembrava italiano, uno con certezza per via del colore della pelle, un marrone molto scuro per cui almeno le sue origini non erano italiane. L’altro di pelle bianca, ma dai tratti mediorientali. Più si avvicinavano più mi accorgevo di quanto erano massici, probabilmente anche per il lavoro che facevano. Il primo, quella dalla pelle scura, aveva un viso largo con delle belle labbra, capelli completamente rasati e con una leggera barba come non rasata da qualche giorno. Occhi scuri e grandi e le mani, l’unica cosa che vedevo, molto imponenti e larghe (ho un debole per le mani grandi). Quello con i tratti mediorientali aveva occhi chiarissimi, grigi sembrava, e anche i capelli e i folti baffi erano sale e pepe. Avevano la stessa altezza, decisamente più alti di me.
Salirono sullo scooter e si avviarono. La mia testa partì in quarta e cercai di immaginare che corpi potessero avere sotto quelle tute che indossavano. Mentre pensavo mi accorsi che si era fatta l’ora di raggiungere i colleghi e mi avviai.
La serata fu piacevole e a fine dell’ultimo bicchiere mi avviai verso casa.
Crollai a letto e mi addormentai praticamente vestito. Forse avevo bevuto qualche bicchiere in più.
L’indomani la giornata fu più o meno simile, ma la mia testa spesso tornava all’immagine di quei due maschi che mi erano passati accanto, sapendo che non avevo speranze e che oltretutto erano operai della fabbrica in cui anche io lavoravo.
All’uscita li cercai con gli occhi e li vidi da lontano. Stessa scena del giorno prima, solo che non avevo scusa, stavolta, per fermarmi ad osservarli. Ma in fondo, pensai, loro non lo sapevano…
Attesi che si avvicinassero verso di me per raggiungere il loro scooter e li salutai io.
Loro ricambiarono sorridendo e guardandosi come per dire “ma chi è questo?”.
Per tutta la settimana la sequenza fu la stessa. Avevo deciso che dovevo conoscerli e capire se avessi qualche chance, fregandomene del fatto che lavoravano insieme.
Dopo qualche giorno, il loro sorriso era più aperto e finalmente si fermarono e mi chiesero se fossi nuovo dell’azienda. Risposi di si, che ero stato traferito da poco. Mi fecero altre domande e mentre rispondevo potei squadrarli meglio, accorgendomi che quello con i baffi mostrava una folta peluria scura che usciva dal collo a V della maglietta e che sembrava avere delle braccia veramente muscolose. Quello dalla pelle scura, invece, sembrava liscio, senza peli, ma altrettanto muscoloso. Le tute fasciavano perfettamente le loro cosce e il loro culo che appariva perfettamente tondo e appetitoso. Purtroppo, non capivo come era la loro dotazione.
A un certo punto mi chiesero se mi andasse di bere un bicchiere di birra con loro e io, per non essere scortese, accettai.
Mi dissero di seguirli con la mia bicicletta che saremmo andati vicino. Pensavo a un pub, invece si avviarono verso la periferia della città e si fermarono davanti una casa isolata che sembrava aver visto tempi migliori. Scesero e legarono il motorino e mi dissero di portare la biciletta dentro il portone. Entrammo e aprirono una porta che dava in un appartamento molto ben tenuto, al contrario dell’esterno. Mi fecero entrare e mi dissero di accomodarmi in un piccolo divano. A uno a uno si scusarono ma avevano bisogno di una doccia per togliersi di dosso il sudore e la stanchezza. Si presentarono e il maschio baffuto mi disse di chiamarsi Amir e che veniva dalla Turchia, e l’altro Benin e veniva dalla Namibia. Si erano conosciuti in fabbrica e abitavano insieme da poco. Mentre Benin andò a farsi la doccia, Amir aprì una bottiglia di un liquore e me ne versò un bicchiere. Era molto forte ma decisamente buono. Chiacchierammo e mi disse che era in Italia da 15 anni e che sua moglie era rimasta in Turchia e che le mancava molto. Io dissi che non ero sposato e nemmeno fidanzato. Poco dopo rientrò Benin con un accappatoio che mi permetteva, anche se lo copriva tutto, di capire che era proprio una statua di maschio. Amir andò a farsi la doccia e io bevvi il secondo bicchiere di liquore con Benin. Anche lui mi disse che aveva lasciato la famiglia al suo paese e che stava in Italia da 8 anni. Dopo poco Amir ci raggiunse anche lui in accappatoio che un po' più piccolo dell’altro mi offrì una visione del petto villoso e possente. Osservai quei due maschi e pensai che se avessero fatto una prima mossa non avrei avuto dubbi e mi sarei fatto fare tutto quello che volevano. Ma non sapevo bene cosa sarebbe successo.
La serata passò tranquilla, con chiacchiere finalizzate più che altro a conoscersi e a capire bene che ruolo avessero in azienda. Ma anche come passassero il tempo libero. Stessa cosa fecero loro con me.
Scoprii che nel tempo libero facevano passeggiate nelle montagne e a volte qualche giro nelle vicine città. Avevano degli amici con cui ogni tanto cenavano o bevevano.
Io dissi che, essendo ancora nuovo, non sapevo bene come avrei passato il tempo libero. Ma certamente mi sarei iscritto in palestra per tenermi un minimo allenato. Mi fecero vedere la casa, piccola ma molto ordinata, con due stanze da letto oltre il salone e la cucina e bagno.
La serata passò liscia, senza che succedesse nulla. Ma io riuscii ad ammirare quei due corpi da maschio che si intravedevano sotto gli accappatoi visto che restarono così fino a quando me ne andai.
Inutile dire che la notte li sognai nudi mentre mi versavano il liquore che avevamo bevuto in abbondanza e che tutti e due erano molto ben dotati.
L’indomani il ritmo del lavoro riprese e al solito al termine delle giornate ci salutammo prima di andare a casa.
Si avvicinava il fine settimana e i due tipi mi si avvicinarono e mi proposero di fare una camminata in montagna, breve visto che era la prima, e poi pranzare insieme in sabato mattina.
Accettai con piacere, anche se non pensavo avessero altra finalità oltre ad essere gentili vista la serata passata a casa loro.
Passarono a prendermi alle 7,30 del mattino e ci incamminammo. Posti bellissimi e camminata abbastanza facile devo ammettere.
Alle 11,30 eravamo già di ritorno e dissi che sarei passato a casa a fare una doccia e che li avrei raggiunti per il pranzo.
Avevo anche preso una bottiglia di vino che portai.
Li trovai in tuta che preparavano varie pietanze che mi dissero, poi, essere delle loro nazioni.
Cibi molto speziati e piccanti, ma veramente buoni.
Mangiammo e bevemmo in tranquillità. E devo ammettere che forse bevvi più di quanto di solito reggo, o forse mi fecero bere loro più del dovuto.
Dopo il pranzo ero praticamente cotto. Dissi che sarebbe stato meglio che andassi a casa a riposare ma loro mi dissero che non c’erano problemi e che potevo stendermi in una delle stanze mentre loro riordinavano.
Accettai e Amir mi accompagnò nella sua stanza indicandomi il letto e dandomi anche una coperta nel caso avessi avuto freddo.
Mi distesi e crollai praticamente subito.
Non so quanto tempo dopo mi svegliai e mi accorsi che non ero solo nel letto. Aprendo gli occhi vidi che Amir si era disteso accanto a me e che riposava. La cosa mi piacque molto. Sentivo il suo calore accanto e il suo respiro regolare. Continuai a dormicchiare messo su un fianco e dandogli le spalle. Poco dopo sentii che anche lui si era voltato e si era avvicinato a me, mettendo il suo corpo attaccato al mio. La mia testa partì, ma non volevo fare la prima mossa. Magari non aveva intenzione di far nulla e voleva solo riposare nel suo letto. Sentivo il calore del suo corpo, adesso, tutto sulla mia schiena e la sua testa era vicinissima alla mia nuca.
Si muoveva ogni tanto e iniziai a percepire qualcosa che premeva contro il mio culo.
Il fatto che io restassi fermo immagino che fu preso come un segno di piacere e quindi il suo braccio mi avvolse stringendomi a lui ancora di più. Io accarezzai quel braccio forte e peloso e a quel punto il gioco era chiaro. Le sue mani iniziarono a perlustrare il mio corpo che, come ho detto, ha delle rotondità in alcune parti. Soprattutto nella parte del petto che mostra delle tette morbide. Amir le trovo e iniziò a carezzarle mentre il suo bacino iniziava a muoversi spingendo la sua erezione verso di me. Non sapevo quanto fosse grande, ma sembrava che fosse veramente notevole. La sua lingua cominciò a leccarmi dietro le orecchie e poi a morderle succhiandole. Il suo braccio mi girò e lo vidi vicinissimo con quei bellissimi occhi grigi mentre iniziava a baciarmi. Mentre mi baciava infilandomi la sua lingua in fondo alla bocca e rovistandola mi salì di sopra. Avevo una montagna di maschio di sopra che mi schiacciava e mi baciava, mentre con le mani mi toccava dappertutto. Mi sollevò la maglia e si fermò ad ammirare le mie tette dicendomi che le trovava bellissime, come quelle di una donna. Cominciò a leccare e succhiare i capezzoli e le sue mani scendevano lungo la mia schiena. Non so come mi ritrovai senza pantaloni e maglia con lui che mi mordeva le tette e mi leccava ovunque.
Nel frattempo, si stava spogliando anche lui e potei ammirare quel corpo veramente magnifico muscoloso e con tanto pelo brizzolato. Mi baciava e i suoi baffi mi eccitavano moltissimo. Con una mano riuscì a togliere sia le mie che le sue mutande e ci ritrovammo nudi abbracciati, con lui che continuava a leccarmi e baciarmi. Mi disse che la mancanza della moglie era dura e che a volte se non trovava qualche donna faceva sesso con dei maschi, cosa che trovava altrettanto eccitante.
Mi chiesi se anche con Benin facesse del sesso, ma non mi importava in quel momento, avendo quel bellissimo maschio tutto per me.
A un certo punto mi prese la mano e me la portò con forza sul suo cazzo. Avevo capito che doveva essere grosso, ma appena lo presi in mano mi accorsi che era veramente enorme, lungo e soprattutto con una circonferenza enorme. Era già molto duro e bagnato e io iniziai a carezzarlo su e giù. Si stava eccitando molto capivo dai suoi mugolii e iniziava a essere maschio e dominante, cosa che non mi dispiaceva. Mi prese per i capelli e mi spostò la faccia verso il suo cazzo, forzandomi la bocca dove entrò con violenza cercando di farlo entrare tutto. La cosa era impossibile vista la circonferenza, ma una buona parte entrò. Iniziai a succhiarlo mentre le sue mani iniziarono a toccare il mio culo e il mio buchetto. Capivo che non gli importava nulla del mio cazzo che non toccò mai. So di non avere un cazzo grosso e duro, ma avevo sperato che almeno lo toccasse.
Mentre succhiavo e sentivo le sue mani che lavoravano il mio buco, mi accorsi che davanti la porta c’era Benin con l’accappatoio aperto che ci guardava toccandosi il cazzo. Avrei voluto dire qualcosa, ma Amir non mi permise di staccare la mia bocca dal suo cazzo e quindi potevo solo ammirare quell’altro maschio che molto diverso dal primo era comunque di una bellezza enorme. Muscoloso ma completamente glabro, aveva un cazzo anche lui molto lungo ma più sottile che terminava con una cappella rosa grossa. Si vedeva una sacca molto pendente con due coglioni veramente grossi che si agitavano mentre lui si masturbava guardandoci.
Ad un certo punto si avvicinò e messosi dietro di me iniziò a leccarmi il buco del culo. Era bravissimo e la cosa mi eccitava enormemente. Leccava e allargava il buco, come a prepararmi al dopo. Lui, al contrario di Amir, mentre mi leccava il buco si allungava con la lingua anche ai miei coglioni e la sua mano iniziò a masturbare il mio seppur piccolo cazzo.
Ero in estasi. Continuavo a succhiare il cazzo enorme di Amir mentre Benin mi leccava il buco. Dopo un po' la bocca del nero si staccò dal mio buco che sentivo umido e morbido e sentii il calore del suo petto sulla mia schiena e la sua lingua che mi leccava il collo. Mentre faceva questo puntò la grossa cappella verso il mio buco e spinse. Era veramente grossa e non fu facile farla entrare, ma lui non si fermò e diventando dominante anche lui mi afferrò i fianchi e spinse con forza sino a quando la cappella superò l’anello anale. Appena entrata quella il resto fu risucchiato dentro e io mi sentii squarciare e volevo urlare, ma avevo sempre il cazzo del turco in bocca. Per un minuto Benin restò fermo dopo di che iniziò a muoversi con un crescendo sino a quando sembrava indemoniato. Si afferrò anche lui alle mie tette e iniziò a cavalcarmi con ferocia. Stringeva le mie tette forte e scopava. Amir mi sollevò la testa così da vedere il suo sorriso diabolico che sottolineava chi era al comando.
Restarono in quella posizione per non so quanto tempo e ammetto che godevo molto. A un certo punto Benin lo tirò fuori con un rumore come di bottiglia quando la cappella uscì e si avvicinò alla mia bocca. Amir capì e tirò fuori il suo cazzone che per quanto lo avevo succhiato dimostrava una resistenza enorme. Il nero mi prese la bocca, ci sputò dentro e infilò il cazzo dentro continuando la cavalcata che aveva interrotto. Amir si spostò dietro e capii che voleva la sua parte di culo. Temevo questo vista la circonferenza, ma sapevo che non potevo, e non volevo, rifiutarmi.
Mi afferrò le chiappe e le allargò, sputando un bel po' di saliva sul buco e spalmandola dentro e fuori. Puntò la cappella e … mi entrò dentro aprendomi veramente in due. Non mi diede il tempo di abituarmi ma iniziò a scoparmi con violenza e forza.
Ero il loro giocattolo di piacere, ma stavo provando piacere anche io.
Si alternarono altre due volte sino a quando capii che erano arrivati al traguardo. Non sapevo dove volevano sborrare, ma sapevo che avrebbero deciso loro dove godevano di più. E infatti così fu. Il cazzo di Amir era dentro il mio culo e quello di Benin era dentro la mia bocca e all’unisono iniziarono a sborrare una grande quantità di liquido. Quella di Benin che potevo anche gustare era molto aspra ma densissima. Quella di Amir sembrava non finisse mai. Ero stremato e non mi accorsi di essere venuto anche io sul lenzuolo. Crollai disteso sotto il peso del turco sentendo il suo cuore battere sulla mia schiena.
Restai lì, fermo a riprendermi. Non so se persi i sensi o mi addormentai sotto quel peso. Ma stavo benissimo. Rimasi lì, stretto tra quei due maschi.
Quando riaprii gli occhi vidi che si era fatto buio ma eravamo ancora lì.
La serata riprese e vennero altre volte dentro di me ma anche sopra di me. E la notte passò tra abbracci e scopate.
Che incontri nella nuova fabbrica…..
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