Scambio di Coppia
I vicini scambisti..la scoperta
26.10.2025 |
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"Le leccò i capezzoli, poi scese, leccandole il ventre, fino a raggiungere il sesso depilato..."
Era una di quelle sere in cui il tempo sembra fermarsi. Fuori pioveva appena, una pioggerellina sottile che bagnava i vetri della mia finestra, mentre io, con un bicchiere di vino rosso in mano e i pantaloni del pigiama leggermente stretti, fissavo senza volerlo la casa di fronte.Katia e Franco. I miei vicini da quasi tre anni. Lei, una professoressa di lettere con un corpo da far impazzire — seno pieno, fianchi morbidi, gambe lunghe che sembravano fatte per avvolgersi intorno a un uomo. Lui, ingegnere, sempre impeccabile, con quel modo di guardare le donne che non era volgare, ma… consapevole.
Quella sera, però, non erano soli.
Le tende del loro salotto erano aperte solo per metà, e la luce calda dell’interno illuminava una scena che non avrei mai immaginato. C’erano altre due persone: una donna con lunghi capelli neri, vestita con un abito aderente color bordeaux, e un uomo alto, muscoloso, con la barba curata e una camicia sbottonata sul petto.
La cena era finita. I piatti erano stati spostati ai margini del tavolo di legno massiccio, e le mani avevano preso il posto delle posate.
Vidi Katia ridere, poi alzarsi lentamente. Con un gesto fluido, si sfilò la camicetta di seta, rivelando un reggiseno nero di pizzo che le conteneva appena i seni. Franco non batté ciglio. Anzi, le sorrise con un’espressione che conoscevo bene: era eccitazione pura.
La donna dai capelli neri si alzò a sua volta, e senza esitazione, le si avvicinò da dietro. Le mani le scivolarono lungo i fianchi, poi sotto la gonna, sollevandola con delicatezza. Katia non oppose resistenza. Si lasciò accarezzare, anzi, inarcò la schiena, offrendosi.
Nel frattempo, Franco si era alzato e aveva preso l’uomo per un braccio, guidandolo verso il divano. Si baciarono. Non un bacio veloce, educato. No. Lingue che si intrecciavano, mani che si afferravano alla cintura, bottoni che saltavano via.
La donna nera — la chiamerò Selene, perché era così che la sentii chiamare — fece scivolare le mutandine di Katia lungo le cosce, poi si inginocchiò. La lingua le sfiorò prima l’interno delle ginocchia, poi risalì, lenta, fino al clitoride. Katia gemette, appoggiandosi al tavolo, le dita strette sul bordo di legno.
Io, intanto, non riuscivo più a muovermi. Il mio cazzo era duro come non mai, premuto contro il tessuto dei pantaloni. Mi toccai, senza quasi rendermene conto, gli occhi inchiodati a quella scena che sembrava uscita da un sogno proibito.
Franco si era già tolto i pantaloni. Aveva un cazzo grosso, eretto, che l’uomo — Marco, forse — prese in bocca con una naturalezza sconcertante. Succhiava con avidità, le guance incavate, le mani strette intorno alle natiche di Franco, che gli afferrava i capelli con un misto di piacere e possesso.
Katia, nel frattempo, si era voltata. Si era inginocchiata davanti a Selene e le aveva sollevato l’abito, scoprendo un corpo nudo, perfetto. Le leccò i capezzoli, poi scese, leccandole il ventre, fino a raggiungere il sesso depilato. Le due donne si divoravano a vicenda, gemendo, ansimando, i corpi sudati che si muovevano in un ritmo antico.
Poi Franco si staccò dalla bocca di Marco e si avvicinò a Katia. Senza dire una parola, la sollevò per i fianchi e la fece sedere sul tavolo. Le allargò le gambe, e con un colpo secco le strappò via il reggiseno. I suoi seni rimbalzarono, turgidi, i capezzoli duri come pietre. La penetrò con un’unica, potente spinta. Katia gridò — un grido soffocato, pieno di piacere — e si aggrappò alle sue spalle.
Selene e Marco si unirono poco dopo, sul tappeto davanti al camino spento. Lui la prese da dietro, le mani strette ai suoi seni, mentre lei si dimenava, inarcandosi a ogni affondo.
Io… io mi masturbai fino all’orgasmo, silenzioso, con il fiato rotto, gli occhi pieni di fuoco. Quando finii, mi sentii svuotato, ma anche stranamente vivo.
Da quella sera, ogni volta che vedo Katia uscire di casa con il suo sorriso tranquillo, o Franco salutarmi con un cenno del capo, non posso fare a meno di chiedermi: *chi sarò io, la prossima volta che apriranno le tende?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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