Scambio di Coppia
Sotto il Sole di Villata..Primo Giorno
10.11.2025 |
1.959 |
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"Jean-Luc raccontò di quando, anni prima, aveva portato lì suo padre, allora ottantenne, per il suo ultimo bagno in mare — “Nudo come era venuto al mondo, felice come non lo era mai stato..."
Era una mattina di luglio del 2025, il cielo sopra la Corsica era un’acrilica distesa di blu intenso, appena velata da nuvole sottili come merletto. Il mare, a Villata plage, si stendeva in placide onde turchesi, lambendo una spiaggia di sabbia dorata e ciottoli levigati dal tempo. Il vento portava con sé il profumo di mirto, pino marittimo e salsedine — un’aroma che sembrava dire: qui il corpo è libero, lo spirito ancora di più.Da una piccola stradina sterrata che collegava il vicino Camping Le California al più rustico Camping Villata, arrivarono Sofia e Marco, entrambi sulla quarantina, lui con un cappello di paglia calato sugli occhi, lei con un pareo leggero e un libro di Colette sotto il braccio. Erano lì da tre giorni, incuriositi da quel luogo di cui avevano sentito parlare da amici francesi: "Villata, plage naturiste. Ma tranquilla, senza eccessi. Naturale, appunto."
Avevano scelto Le California per comodità — docce calde, wi‑fi, un bar con croissant appena sfornati — ma oggi, animati da una curiosità mista a timida eccitazione, avevano deciso di attraversare il confine invisibile, spinti dal desiderio di vedere, capire, forse provare.
Il passaggio tra i due campeggi era poco segnalato: un cartello sbiadito con la scritta Plage Naturiste – Respect & Simplicité. Sofia si fermò un istante, inspirò profondamente, e con un sorriso appena accennato verso Marco disse:
— Allora… si va nudi?
Marco, che aveva appena tolto gli occhiali da sole, alzò le sopracciglia, poi rise:
— Almeno proviamo a non sembrare due antropologi in esplorazione.
Superato il cancello di legno scolorito, furono accolti da un silenzio calmo, rotto solo dal fruscio del mare e da una radio vintage che trasmetteva Serge Gainsbourg in lontananza.
A pochi metri dalla riva, sdraiati su un telo a righe rosse e bianche, c’erano Jean-Luc e Marie. Lui, barba sale e pepe, pelle abbronzata come cuoio vecchio, leggeva L’Écume des jours; lei, capelli candidi raccolti in uno chignon morbido, intrecciava una coroncina di margherite selvatiche. Erano lì ogni estate da quindici anni — il loro camper, un vecchio Westfalia verde oliva con adesivi sbiaditi di Liberté, Égalité, Nudité, era parcheggiato in prima fila al Camping Villata, vicino ai pini che profumavano di resina.
Fu Marie a notarli per prima. Non con sospetto, ma con quella gentilezza che nasce dall’abitudine a incontrare anime nuove. Sollevò lo sguardo, sorrise — senza imbarazzo, senza giudizio — e fece un cenno con la mano:
— Bonjour! Bienvenue à Villata.
Sofia, ancora avvolta nel pareo, ricambiò il saluto con un lieve rossore sulle guance. Marco, più disinvolto, si avvicinò con due birre fresche prese dal frigo del camper:
— Da Le California… siamo curiosi. È la prima volta.
Jean-Luc si mise a sedere, posò il libro. — Ah! I “vicini del California”. Siete i primi, quest’anno. Di solito arrivano tutti qui direttamente.
— Sì — rispose Sofia, con voce più ferma di quanto si aspettasse — volevamo capire… se fosse solo una moda, o qualcosa di più.
Marie rise, una risata calda, da nonna saggia. — Non è una moda. È un ritorno. A se stessi. Al sole che tocca la pelle senza mediazioni. Al vento che non chiede permesso.
Si alzò, nuda, con una naturalezza che non era provocazione né sfida: era semplicemente essere. — Volete provare? Il pareo non vi pesa, oggi?
Sofia guardò Marco. Lui annuì, un cenno quasi impercettibile. Lentamente, con rispetto per quel momento, si liberarono dei vestiti — non come un atto di ribellione, ma come una carezza leggera alla propria libertà. Il sole, subito, li accolse come vecchi amici.
Si sedettero insieme sul telo. Parlarono di Parigi e di Ajaccio, di figli lontani e silenzi coniugali, di come il tempo rallenti quando non hai niente da nascondere. Jean-Luc raccontò di quando, anni prima, aveva portato lì suo padre, allora ottantenne, per il suo ultimo bagno in mare — “Nudo come era venuto al mondo, felice come non lo era mai stato.”
Quel pomeriggio, nessuno fece foto. Nessuno si fissò. Si nuotò, si condivisero olive e formaggio di capra, e al tramonto — quando il sole si tuffò nel mare dipingendo il cielo di arancio e lavanda — Sofia sussurrò a Marie:
— Grazie. Non sapevo che la nudità potesse… vestirmi così tanto.
Marie le prese la mano. — La nudità non è assenza. È presenza. Di tutto ciò che siamo, senza scuse.
Al ritorno, mentre camminavano verso Le California, Marco e Sofia non si coprirono subito. Lasciarono che il vento serale accarezzasse la pelle ancora tiepida, portando con sé la promessa di un ritorno.
E infatti, il giorno dopo, il loro camper fu parcheggiato — per la prima volta — al Camping Villata.
Con un nuovo adesivo, appena attaccato sul parabrezza:
“Ici, nous respirons.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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