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Il Marito spettatore..Due


di Max_7719
24.10.2025    |    2.562    |    0 7.8
"Si sdraiò di fianco, portando Elisa con sé, finché la testa di Elisa non poggiò sul piede di Marco..."
L'autunno era arrivato, tingendo di ambra le foglie del parco di fronte al loro palazzo. La dinamica tra Marco, Elisa e Chiara si era addolcita, passando dalla novità elettrizzante a una comoda consuetudine. Chiara ormai non bussava più; entrava usando la sua copia della chiave, portando con sé l'odore della carta da disegno e del caffè alla cannella.
La loro era diventata una storia d'amore a tre voci, anche se suonava a tonalità diverse. Per Marco, era l'amore della cura. Per Elisa, era l'amore della dualità. Per Chiara, era l'amore della scoperta.
Marco trovava una strana pace nel loro rituale. Non era più solo il "custode" della prima notte; era diventato il curatore della loro intimità. Era lui che sceglieva la musica, che abbassava le luci al momento giusto, che si assicurava che i bicchieri d'acqua fossero sul comodino. La sua poltrona non era più un punto di osservazione esterno; era il centro emotivo della stanza.
Quella sera, l'aria era tesa. Marco era tornato tardi dal lavoro, portando con sé il peso di un progetto fallito. Di solito, la sua calma era il fondale su cui Elisa e Chiara dipingevano. Stasera, il fondale era increspato.
Cenarono quasi in silenzio. Elisa e Chiara si scambiavano sguardi preoccupati sopra i loro piatti.
Dopo cena, come da copione, Elisa accese l'incenso. Chiara mise su un vecchio disco di Jeff Buckley. Ma l'atmosfera non decollava.
"Tutto bene, Marco?" chiese infine Chiara, la sua voce morbida.
Marco, seduto sulla sua poltrona, si passò una mano sul viso. "Giornata pesante. Non fate caso a me."
"Non esiste 'non fare caso a te'," replicò Elisa, inginocchiandosi accanto alla poltrona. "Tu sei la nostra ancora. Se l'ancora trema, la barca sbanda."
Marco la guardò. E per la prima volta in mesi, sentì una fitta non di gelosia, ma di solitudine. "A volte mi chiedo se sia abbastanza. Essere l'ancora."
Ci fu un silenzio pesante. Elisa e Chiara si guardarono, e in quello sguardo c'era una comprensione totale. Quella sera, il rituale doveva cambiare.
Elisa si sedette sul tappeto, ai piedi della poltrona di Marco, appoggiando la schiena contro le sue ginocchia. Chiara la seguì, sedendosi di fronte a Elisa, così vicina che le loro gambe si toccavano.
Erano entrambe ai suoi piedi.
"Noi non lo facciamo nonostante te, Marco," sussurrò Elisa, guardando Chiara. "Lo facciamo grazie a te."
Chiara annuì, prendendo la mano di Elisa. "Il tuo sguardo... non è passivo. È una forma di cura. Ci fa sentire protette. Ci permette di essere libere, perché sappiamo che tu sei lì a vegliare."
Marco non disse nulla. Si limitò ad appoggiare una mano sulla testa di Elisa, le dita che si insinuavano tra i suoi capelli.
Allora, Chiara si sporse. E baciò Elisa.
Era diverso dalle altre volte. Non era una passione che esplodeva. Era un gesto lento, deliberato, quasi una cerimonia. Marco osservava, ma questa volta era fisicamente connesso a una di loro. Sentiva il respiro di Elisa cambiare, percepiva il leggero tremito della sua schiena contro le sue gambe mentre il bacio si approfondiva.
Le due donne iniziarono a muoversi, ma non si allontanarono da lui. Rimasero sul tappeto, ai suoi piedi, un intreccio di braccia e gambe. Marco guardava le mani di Chiara tracciare la linea della spina dorsale di Elisa. Guardava Elisa inclinare la testa all'indietro, offrendo il collo ai baci di Chiara.
La sua presenza era più intensa che mai. Non era solo uno spettatore; era la fonte di calore verso cui si erano ritirate.
Mentre l'intimità tra le due donne cresceva, Marco sentì la sua solitudine svanire, sostituita da un'ondata di affetto quasi dolorosa. Loro stavano facendo l'amore, e lui le stava tenendo. Non fisicamente, non entrambe, ma la sua presenza era la stanza stessa, l'aria che respiravano.
Quando i loro respiri divennero affannosi, Elisa allungò una mano all'indietro, senza guardare, cercando la caviglia di Marco. La strinse forte, un punto di contatto nel mezzo della loro passione.
Marco guardò quella stretta. La mano di sua moglie sulla sua caviglia, mentre baciava un'altra donna.
Chiara, vedendo il gesto, si spostò leggermente. Si sdraiò di fianco, portando Elisa con sé, finché la testa di Elisa non poggiò sul piede di Marco.
Fecero l'amore così. Connesse a lui.
Lui guardava. Guardava i loro corpi muoversi all'unisono, guardava il sudore brillare sulla spalla di Chiara, guardava l'espressione di abbandono totale sul viso di Elisa. Ma non era più solo uno sguardo. Era una partecipazione. Era la sua quiete che permetteva il loro movimento, il suo silenzio che dava valore ai loro sospiri.
Quando ebbero finito, rimasero lì, stremate e intrecciate sul tappeto, ancora aggrappate a lui.
Chiara fu la prima a parlare, la voce impastata dal sonno e dalla passione. "Non sei l'ancora, Marco."
Lui la guardò, interrogativo.
"Sei il porto," disse lei. "Noi siamo solo due barche felici di essere tornate a casa."
Marco chiuse gli occhi, appoggiando la testa allo schienale della poltrona. Strinse la mano che Elisa aveva ancora sulla sua caviglia. Il porto era calmo. Le barche erano al sicuro. E lui era esattamente dove doveva essere.
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