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L'Ora del Vermouth..Fino a Mezzogiorno
29.10.2025 |
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"Le sue mani lo accarezzarono con una lentezza torturante, prima di prenderlo in bocca..."
Il sole era già alto quando Claudio si svegliò, il corpo caldo di Elara premuto contro il suo, la pelle nuda che emanava un odore di muschio, tè al gelsomino e sudore dolce. Dormiva con la bocca leggermente aperta, un braccio gettato sul suo petto, l’altra mano ancora infilata nei suoi pantaloni, le dita intrecciate con delicatezza intorno a lui, come se non volesse lasciarlo andare neppure nel sonno.Lui non si mosse. Restò immobile, assorbendo ogni dettaglio: il ritmo del suo respiro, il sollevarsi appena del seno sotto il lenzuolo scomposto, la curva perfetta del suo fianco, liscio e caldo. Non provava più esitazione, né curiosità morbosa. Solo desiderio — puro, diretto, urgente.
Le accarezzò la schiena con lentezza, scendendo fino al fondoschiena, stringendolo con una pressione che la fece gemere piano, senza aprire gli occhi. Poi le baciò la nuca, il collo, la spalla. Lei si stirò come un gatto, voltandosi verso di lui con un sorriso assonnato.
«Sei sveglio da tanto?» chiese, la voce roca per il sonno.
«Da abbastanza per sapere che non voglio alzarmi.»
Elara si mise a cavalcioni su di lui, i capelli che le ricadevano in avanti, gli occhi scuri fissi nei suoi. Non indossava niente. Niente trucco, niente maschera. Solo sé stessa, nuda e sicura.
«Allora non alziamoci,» disse, e si chinò a baciarlo.
Il bacio fu subito profondo, bagnato, avido. Le loro lingue si cercarono con una familiarità che sembrava impossibile dopo una sola notte. Le mani di Claudio le afferrarono i fianchi, guidandola contro di sé. Sentiva il calore umido tra le sue pieghe, il tessuto delle mutande ormai dimenticato da entrambi, spinto da parte da dita impazienti.
Lei si sollevò appena, si sfilò le mutande con un gesto lento, poi fece lo stesso con i suoi pantaloni. Non c’era pudore. Solo urgenza.
«Toccami,» sussurrò, guidandogli la mano tra le gambe.
Lui obbedì. Le dita scivolarono nella sua umidità, trovandola già pronta, calda, pulsante. Elara ansimò, inarcandosi, e cominciò a muoversi sulle sue dita con un ritmo lento, ondeggiante, che lo fece indurire all’istante.
«Tu…» disse, con voce rotta, «voglio sentirti dentro.»
Claudio si alzò a sedere, baciandola ancora mentre le mani la esploravano: il seno morbido e reale, i capezzoli turgidi, la pelle tesa del ventre, la curva dei glutei. Poi la distese sulla schiena, scendendo con la bocca lungo il suo corpo — sul collo, tra i seni, sull’ombelico — fino a inginocchiarsi tra le sue gambe.
Lei lo guardò, le pupille dilatate, le labbra socchiuse. «Sì…» fu tutto ciò che disse.
E lui la leccò con devozione, con passione, con una fame che non sapeva di avere. La lingua tracciò ogni piega, ogni rilievo, assaporando il suo sapore, ascoltando i suoi gemiti crescere, trasformarsi in sospiri rochi, in preghiere senza parole. Elara gli afferrò i capelli, guidandolo con dolce fermezza, il respiro spezzato, il corpo che tremava.
Quando venne, fu con un grido soffocato, le gambe che si chiusero intorno alla sua testa, le dita strette nei suoi capelli.
Claudio risalì lungo il suo corpo, baciandole l’interno delle cosce, il ventre, il collo. Lei lo tirò a sé, lo baciò con foga, assaporando il proprio sapore sulle sue labbra.
«Ora tocca a te,» mormorò, e lo fece distendere sulla schiena.
Le sue mani lo accarezzarono con una lentezza torturante, prima di prenderlo in bocca. Fu un atto di possesso e di dono insieme — la bocca calda, la lingua esperta, il ritmo che saliva e scendeva, giocando con il confine tra piacere e resistenza. Claudio le afferrò i capelli, non per spingerla, ma per ancorarsi a qualcosa, mentre il piacere lo travolgeva.
Vennero di nuovo insieme poco dopo, questa volta sul divano, avvinghiati in un groviglio di membra sudate e sguardi intrecciati. Si toccarono ancora, si baciarono ancora, si persero e si ritrovarono più volte, fino a quando il sole non fu alto nel cielo e l’aria dell’appartamento si fece densa di odore di sesso, caffè freddo e pelle nuda.
A metà pomeriggio, erano ancora nudi, avvolti in una coperta, con le dita intrecciate e i corpi sazi ma non stanchi.
«Non so cosa siamo,» disse Claudio, baciandole la fronte.
«Non dobbiamo essere niente,» rispose Elara, accarezzandogli il petto. «Per ora, basta questo.»
E in quel momento, per entrambi, bastava davvero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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